ò 3 7<^é
DIZIONARIO
DI ERUDIZIONE
STORICO-ECCLESIASTICA
DA S. PIETRO SINO AI NOSTRI GIORNI
SPECIALMENTE INTORNO
AI PRINCIPALI SAirri, BEATI, MARTIRI, PADRI, AI SOMMI PONTEFICI, CARDINALI
E PIÙ CELEBRI SCRITTORI ECCLESIASTICI, AI VARII GRADI DELLA GERARCHIA
DELLA CHIESA CATTOLICA, ALLE CITTA PATRIARCALI, ARCIVESCOVILI E
VESCOVILI, AGLI SCISMI, ALLE ERESIE, AI COHCILII, ALLE FESTE PIÙ SOLENNI,
AI RITI, ALLE CERIMONIE SACRE, ALLE CAPPELLE PAPALI, CARDINALIZIE E
PRELATIZIE, AGLI ORDINI RELIGIOSI, MILITARI, EQUESTRI ED OSPITALIERI, NO!f
CHE ALLA CORTE E CURIA ROMANA ED ALLA FAMIGLIA PONTIFICIA, EC. EC. EC.
COMPILAZIONE
DEL CAVALIERE GAETANO MORONI ROMANO
SECONDO AIUTANTE DI CAMERA
DI SUA SANTITÀ PIO IX.
VOL. LVI.
IN VENEZIA
DALLA TIPOGRAFIA EMILIANA
MDCCCLII.
DIZIONARIO
DI ERUDIZIOx\E
S T OR I CO -ECCLESI ASTICA
PRO
PRO
rROTONOTARI APOSTOLICI,
Protonolariis apostoUcis. Sono di 3 spe-
cie. I.* I piotonotari apostolici nwmer^ri
e partecipanti, così delti dal loro stabile
numero e dagli emolumenti che parteci-
pano, formanti il cospicuo collegio prela-
tizio di primo rango, tanto celebre per la
sua antichità , come per le distinte pre-
minenze e rare prerogative di cui venne
fi-egiato in ogni tempo. 2.^ I protonotari
apostolici soprannumerari non parteci-
panti che non fanno parte di detto illu-
stre collegio, né godono veruno emolu-
mento, bensì posseggono tutti i privilegi
de'partecipanti, tranne alcuni particolari
propri del collegio, essendo chiamati ad
instar partecipantium, cioè a gu\sa e simi-
litudine de'partecipanti. 3.^1 protonotari
apostolici titolari o di onore, differiscono
dagli altri protonotari che sono veri pre-
lati, ed essi non lo sono, anche nell'abito
prelatizio che è nero, mentre i nominati
l'hanno paonazzo. I notari furono così
detti perchè in origine servivansi delle
abbreviature o sieno note per scrivere ve-
locemente, quindi Protonotaro, Prolono»
la rius, con voce greco-latina fu dello il
primo notaro. Nella chiesa di Costanti-
nopoli il protonotaro era il primo ufficia-
le del secondo ordine clericale, a cui toc-
cava esaminare i lettori della chiesa, scri-
veva i testamenti e le manumissioni degli
schiavi, non che scriveva le lettere e man-
dava gli ordini del patriarca agli altri pa-
triarchi, agli arcivescovi ed ai vescovi che
riconoscevano la sua autorità. Io che ri-
levasi da Macri, Noi. de'vocab. ecclesia'
stici^e da altri. Osserva Tomassini, che
a tempo di Carlo Magno, quello che pri-
mo era tra'notari della chiesa, appella-
vasi Arcinotaro o Protonotaro. Marini
negli Archiatri, fa menzione del Protono-
/ano delia curia Capitolina, ch'era nomi-
nato dal Papa. Dipoi il protouotarato ca-
pitolino, ossia delia civica magistratura
romana, venne dai Papi attribuito al
Senatore di Roma, il quale Io faceva e-
sercitare mediante corrisposta da un no-
taro del suo tribunale, che perciò pren-
deva il nomedii.° notaro 0 protonotaro,
e durò finché nell'ottobre 1847 '"'^ eoa
detta curia soppresso, quando il regnante
4 PRO
Pio IX ristabilì il Municipio romano.
Nel 1 83 1 si slam pò in Roma : Statala ven.
Collega dd. Notarioruni Curiae Capi-
tolinae eorumqiie facullas et privilegia.
Air articolo Notaro, come di quello che
scrive e nota le cose e gli atti pubbli-
ci, parlai meglio delle sue diverse eti-
mologie, denomÌDi)zioni e modi di scri-
vere; rilevando ancora l'antichità e im-
portanza del nobile e grave officio, il qua-
le Io fu di dignità nella chiesa romana
fino dai primi secoli e di due sorta, cioè
ordinari e regionari, venendo promossi
a questi gradi quelli che li meritavano
pei servigi resi alla stessa chiesa, narran-
do altresì a chi in progresso di tempo fa
dato il privilegio di crearli e come ne ve-
nivano investiti. Fu sempre in tanta esti-
mazione e singolare pregio il grado di prò-
tonotario apostolico, anche come dignità
della chiesa,che nella gerarchia della pre-
latura, dopo i vescovi è il più onorevole
e distinto; ondei Papi volendo levare al
cardinalato senza precedente carriera pre-
latizia i propri nipoti (come per l'ultimo
fece Clemente XII), ed i figli o parenti di
sovrani o grandi principi, ovvero qualche
ragguardevolissimo personaggio, o con-
giunto di quel Papa che gli ave^no crea-
ti cardinali, per restituzione dell'onorifì-
cenza, senz'altro prima espressamente li
dichiararono prelati protonotari sopran-
numerari, di che si può vedere moltis-
simi esempi nelle biografìe de'cardinali,
ritenendolo degno della graduazione per
l'immediata promozione alla sublime di-
gnità cardinalizia. Riferisce Marchesi, De/
proto notariato p. i6, che Leone X nel-
la celebre promozione di 3o (3 1) cardi-
nali, senz'altro requisito e graduazione
vi comprese i4 protonotari per chiarez-
za di sangue (3 erano suoi nipoti), per
autorità e per virtù meritevoli di essere
a quell'eminente posto esaltati, né con al-
tra qualificazione vennero promossi, a ri-
serva di due poc'anzi entrati nell'ordine
episcopale e riportandone i nomi,coiros-
servazione, che forse non si leggerà ac-
PUÒ
daduto il somigliante nelle altre classi del-
la prelatura. Veramente, avendo esami-
nato detta Promozione (f^.), trovai che
IO propriamente non aveano altra qua-
lifica, anzi Cesi era pure reggente nellii
cancelleria. Noterò ancora, che Alessan -
dro Vili nel suo breve pontificato creò
1 4 cardinali in 3 promozioni; nella i." il
proprio pronipote senza essere investito
di alcuna carica; nella -2.' di i i cardinali
fra'(|uali un altro pronipote e 5 chierici
di camera, però uno era divenuto teso-
riere; nella 3." un chierico di camera, ed
un affine senza carica. Si disse, che tanti
chierici di camera promossi in breve tem-
po, ebbe per fine di fare introitare alla
camera buona somma di denaro, essen-
do allora uffizi venali e Placabili (f^.), Olì'
de il successore Innocenzo XII ne abolì
la vendita. Marchesi,oltre l'antipapa Cle-
mente VII, riporta i seguenti Papi stati
protonotari apostolici. Adriano l,cioèno-
taro apostolico regionario,BonifacioVIII,
Gregorio XI, Bonifacio IX, Giovanni
XXIII, Martino V, Eugenio IV, Paolo
II, Pio IH, Leone X, Paolo III, Marcello
li, Pio IV, Paolo V, Urbano VIII, In-
nocenzo XI. Aggiungerò, oltre s. Damaso
Idei 367,Clemente XIII del 1758,6 quei
Papi che per essere stati canonici delle
Basiliche patriarcali di Roma, andaro-
no fregiati del protonotariato prima del
pontificato, per privilegio concesso a quel-
le insigni chiese.
L'origine del nobilissimo collegio dei
protonotari apostolici di i." classe, detti
partecipanti o di numero, la riportai al ci-
tato articolo NoTARO, e meglio ed anche
coH'autorità di Cenni e Galletti a Primi-
cerio DELLA s. Sede, insieme alle impor-
tanti notizie de' primiceri e secondiceri
della stessa sede apostolica, ragguardevo-
li e amplissime dignità della chiesa roma-
na, come de'selte notari regionari e altri
notai i apostolici, loro molteplici e auto-
revoli incombenzee preminenze, quali uf-
fiziali del sagvo PalazzoLateranense{P^.),
piiaieggiaodo tra gli uffizi palatini quelli
PRO
del primicerio, e del seconcliceno, il qua-
le essendo custode de'sagri scrigni o Ar-
chivio della s. Sede (F.), divenne anco-
ra Bibliotecario di s. Chiesa (F.). Nei
medesimi articoli dichiarai, che a sì co-
spicui notari nel secolo XIV successe-
ro i protonolari apostolici per consen-
so de* tanti scrittori che vanta il colle-
gio de' Protonolari apostolici di nume-
ro fisso, ad instar de' quali i Papi isti-
tuirono i soprannumerari; indi istituiro-
no ancora gli onorari o titolari, e quel-
li vacabili, de'quali lutti infine ne darò
le notizie. Adunque l'origine antichissi-
ma de'protonotari apostolici, come gli ac-
cennati ed altri scrittori, la feci derivare
dalle disposizioni del 4-° Papa s. Clemen-
te I del 93, quando divise Roma in 7 re-
gioni ecclesiastiche, perchè reputando ne-
cessaria e utile la compilazione degli atti
àe" Martiri (V.)^ per eccitare i fedeli a
seguirne l'eroico esempio, a ciascuna po-
se un nolaro, che perciò si chiamò nota-
vo regionario j per raccoglierli, sceglien-
do a questo geloso uffizio persone di pro-
vala integrità, diligenza e fedeltà, deno-
minandosi il loro capo Priniicero, quan-
do formarono collegio o scuola (Zaccaria
ritiene che nel 544 8'^ fosse formata). A
questi ordinò scrivere con pubblica fede
le genuine gesta de'primi gloriosi cara-
pioni del cristianesimo, le loro azioni più
eroiche, la specie de'supplizi, la qualità
delle morti, il luogo del martirio, il sito
del sepolcro o catacombe, acciò per la fu-
ria delle Persecuzioni [P^.) non se ne per-
desse la memoria, e per la varietà e vi-
cende de'tempi non se ne confondessero
le testimonianze sincere, ondePiazza chia-
mò i notari regionari, primogeniti pre-
lati della chiesa universale, DeWEusevo-
logio romano trai. 5, cap. 26: Del col-
legio de'protonotari apostolici. Zaccaria,
Disseri. t. I , dissert. 9, Sopra i notai
ecclesiastici , citando Zornio : De nota-
rionini in prima ecclesia iisu, crede che
s. Clemente I scegliesse i 7 notari regiona-
ri da que'uolari cristiani che periti nello
PRO 5
«cri vere con note, si frammischiavano tra
gli altri spettatori de' giudizi, e con gran-
dissima celerità quanto ai martiri acca-
deva, extra cancellos obduclo velo scri-
vevano, e poi con bel carattere lo rico-
piavano per uso delle chiese. Si chiama-
vano Exceptores e pare che V Ecceltora-
to fosse il 1 .° grado nel chiericato. Indi
Papa s. Antero per ricercare con diligen-
za e riporre negli archivi delle chiese gli
atti de'marliri, che i notarr raccoglieva-
no con somma fedeltà, patì il marlirio
nel 2 38. Gli successe s. Fabiano, il quale
per maggiore precauzione e scrupolosa
esattezza, destinò 7 suddiaconi, uno per
regione, affinchè soprintendessero e ve-
gliassero sui notari e gli assistessero in
opera tanto santa, ed ancora perchè scri-
vessero gli atti distesamente e non con
iscrittura accorciata e abbreviature co-
me solevano fare, donde ebbero princi-
pio i Martirologi [F.), e quindi li depo-
nessero nello sciinio santo o archivio, del
quale divennero custodi con altri mini-
stri notari, ma detti scrinari, che più tar-
di furono I 2, e poi essendosi aumentati,
verso il secolo IX ebbero a capo il Pro-
toscrinario[F.). In questo archi vio o seri -
nio ben presto si formò un prezioso te-
soro e miniera inesausta della chiesa, per-
chè eziandio vi si posero gli atti de'con-
cilii, l'epistole indirizzateai Papi, e le co-
pie di quelle che essi scrivevano per re-
gola di fede e di disciplina ecclesiastica.
Cessate le persecuzioni della chiesa, e per-
ciò l'occasione di scrivere le passioni dei
martiri, s. Giulio I del 336 diede ai notari
regionari nuove incombenze e pubblica
autorità in servigio della s. Sede e dei Pa-
pi, e per le cause degli ecclesiastici, doven-
do scriverne, registrarne e conservarne i
documenti, le ordinazioni e lelettere pon-
tificie, e tener conto di tutto quanto spet-
tava alla chiesa romana; essendo in se-
guito impiegati in gravissimi affari, nel
governo Ae. Patrimoni della s. Sede (^'.),
e spediti legati e nunzi della medesima
in diverse regioni. Anche questa istitu-
6 PRO
zionedeifa chiesa romana, fu imitala dal-
le altre chiese d'oriente e d'occidente, le
quali talvolta fecero da essi correggere i
codici mss. A. Martire celebrai la dili-
genza de' vescovi in far registrare ne'Dìt'
liei [F.) e sagre tavole i martiri, anche
al tempo delle persecuzioni. Inoltre par-
lai a Martire dei differenti awirfe^wtìtr-
liri, come di quelli proconsolari o presi-
diali, di cui trattai anche a Provincia par-
landode'proconsoli, dicendo legali gli at-
ti scritti dai notari gentili e perchè. la
seguito dai notari regionari derivò la
Cancellerìa apostolica [F .), della quale
fanno parte tuttora i protonotaridi nu-
mero, essendo notaro della s. Sede e del
sagro Concistoro il cardinal Fice- Can-
celliere. Nel più volte citato articolo Pri-
micerio DELLA s. Sede, narrai ch'egli col
secondicerio e coi notari regionari inter-
veniva alle elezioni de' Papi, ed a tutte
le funzioni che celebravano pubbliche e
palatine. Di più, che il primicerio ne'pri-
mi secoli fece parie del sagro triumvira-
to che governava la Chiesa in sede va-
cante, nell'assenza del Papa, e finché il
nuovo eletto non era ordinato, come ca-
po delle dignità palatine, avendo pure
luogo ne'concilii. Un notaro regionario,
la festa innanzi che si avesse la Stazione,
l'intimava e avvertiva in qual luogo do-
vesseadunarsi il popolo' e il clero, e do-
ve sarebbe andata la processione col Pa-
pa. Vi sono esempi che un notaro regio-
nario esercitò anche 1' uffizio di scrina-
rio. Accresciuto poi iu Roma di molto il
numero de' notari comuni, quelli della s.
Sede, cioè i 7 notari regionari, per la toro
antichità e per il lustro delle loro beneme-
renze egrado eie vato,per distinzione ed ec-
cellenza furono purechiamali Protonota-
ri, ed eziandìo Protonotari apostolici, heU'
che come osserva Cassaneo, j« Syntagm.
jur. univ. lib. if, cap. 4 1 > n.° 8, nelle boi -
le e costituzioni pontificie si sottoscrives-
sero col solo nome di notaro. Con Gal-
letti a Protoscrinario potei registrarne
due col titolo di protouolario; Giorgio
PRO
dell'827 prolonotariì patriarchio Late-
ranensij Melchisedech del go5, protone-
tarli s. Sedis aposlolìcae: di più dice Gal-
letti, che protonolario, protoscrinario e
primiscrinio vuol dire una slessa cosa. Os-
serva inoltre Galletti che il decano del
collegio degli attuali protonotari, rappre-
senta l'antico Primicerio, il quale era il
decano dell'antico collegio de'nolari re-
gionari, e sembra che ci di venisse per an-
zianità; e Nardi, De'parrochi t. 2,p. 2o4,
celebrando i protonotari apostolici, ritie-
ne che da' primi tempi della Chiesa, dac-
ché cominciaronoaservivla,con serienon
interrotta tuttora fioriscano. Riganti, De
protonotarii p. 22, n." 97, Protonotarii,
idest, primi notarli, seu principes /iota-
riorum, Jiierunt appellati. A p. 2.5, n.°
128 aggiunge che compete loro il titolo
di Magistri, e scrivendo Innocenzo III
a Massimo notaro, lo chiamò Magistro
Maximo notario nostro.
Dopo il lungo e funesto scisma, deri-
vato dalla lunga assenza de'Papi da Ro-
ma che soggiornarono in Avignone, elet-
to Martino V nel i4'7 «'idonò la pace
alla Chiesa e riordinò gli uffici della cu-
ria romana. Quindi colla hoWa In A pò-
stolicae saedis, stabilì a favore de'prolo-
notari partecipanti le tasse sulla spedizio-
nedelle bolle di provvista delle chiese ve-
scovili e abbazieconcisloriali, per la sot-
toscrizione delIebolleapostoliche.Da tem •
pò immemorabile godendo i protonotari
partecipanti la precedenza sugli arcive-
scovi e vescovi, anche nelle cappelle pon-
tificie, nel celebre congresso convocato
in Mantova [F^) da Pio li insorsero di-
vette questioni di preminenze sui posti
da sedere, e gli arcivescovi e vescovi ri-
corsero al Papa per vedersi preceduti dai
protonotari partecipanti, mentre nel sa-
gro ministero erano successori degli apo-
stoli. Pio II prendendo in considerazio-
ne le loro rimostranze, colla bolla Cuin
servare in rebus ordìneni, data in Man-
tova a' 12 giugno 14^9» Bull. lioni. t. 3,
par. 3, p. Q7, accordò agli arcivescovi e
PRO
vescovi la precedenza sui prolonolari, i
quali sono da lui chiamati: »» Notariorum
nostrorum.quo vulgo Piotonolarios, qua-
si per excellentiam quamdatn, non ab re,
consuetudo vocitat". Su di che osservò
CoheUio, Notilia cardi nalaius^cap. i8 :
De protonolariis apostolicis , per dare
maggiore risalto all'eminenza del proto-
notariato: •» Dignitas veroadeoexcellens
in ecclesia Dei fui tjUtusque ad Pii II tem-
pora episcopos praecessisse ex ejusdem
Pontificissanclione innotescal". Cheru-
bini giuniore ecco come spiegala disposi-
zione di Pio 1 1, nel compend. addici. Bui-
lam Schol. 2: Citr episcopis haec prae-
cedentia debetiir? Quia episcopi locuni
tenent Apostolorum, protonolarii aiiteni
assìniilantur Evangelistis, ciini sint de-
pittati ad scribenda acta Pontijicis. Per
compensare Pio II il discapito de'proto-
notari, colla stessa costituzionestabiPi, che
4 de'piìi anziani del numero ne'concistori
pubblici e seraipubblici vi dovessero as-
sistere in luogo più decoroso presso il Pa-
pa, ed in loro assenza altrettanti de'so-
prannumeri li supplissero: presentemen-
te i soprannumerari non suppliscono a
quelli di numero. » In consistoriis vero
publicis ( ubi de rebus, quae geruntur,
ut aulhentica conficiant ìnstrumenta ro-
gari consueverunt ) quatuor ex iis, qui
numerarli dicuntur, et eisdem absenti-
bus, totidem ex aliis secundura institu-
tionera eorum seniores juxta gradum a-
postolici soliìhonorabìliorem teneant lo-
cum, sedique noslrae proximiores assi-
deaut". Oltre a ciò, Pio lì dopo la pro-
mulgazione della bolla, a decoro del col-
legio de'protonotari, conferì il protono-
tariato a Lodovico d'Albret della regia
stirpe di Francia, ed a Francesco Gon-
zaga figlio del marchese di Mantova, clie
poco dopo creò cardinali. Paolo II sta-
bilì che non si potessero creare protono-
tari se non di 20 anni, costumandosi di-
spensare dall'età i nipoti de'Papi, e dei
principi o loro figli; ma il rocchetto solo
compiti i 10 anni potessero assumerlo.
PRO 7
Nel voi, VII, p. 180 notai che Alessan-
dro VI, in virtù di santa obbedienza e sot-
to pena di scomunica, proibì agli uffiziali
di cancelleria di sottoscrivere le lettere
di spedizione di bolle pei benefizi con-
cistoriali, come vescovati e abbazie aim/-
liiiSjSe prima non avesse posto la sua fir-
ma un protonotaro partecipante; e che
la disposizione avendola approvata Giu-
lio II nel i5o6 con costituzione de' 17
marzo, si eseguisce ora dal segretario del
collegio. Adriano VI col moto-proprio
che ricordai nel voi. Vili, p. 253, dispo-
se che 3 protonotari apostolici parteci-
panti intervenissero sempre alle cappel-
le, sotto pena di scomunica, e quando il
Papa celebrare personaliter contingente
vi debbono assistere lutti. Sisto Vnel ri-
formare e ampliare gli uffizi f'acabUi,
colla bolla Romanus PonlifeXjde 1 6 no-
vembre i585, Bull. Rom. ì. 4, par. 4»
p. 1 6 r , al numero de'7 protonotari par-
tecipanti aggiunse altri 5, formando il
collegio di 1 2 prelati, CoUegiuni notario'
rum sedis apostolicae de numero par-
tecipantium, ordinando che ogni prolo-
notariatosi dovesse comprare collo sbor-
so di scudi 1 2, 5oo, laonde introitò il te-
soro pontificio scudi 62,5oo, aggiungen -
do al collegio l'annua rendita dì scudi
1980 da pagai-si dalla camera apostoli-
ca, cioè da prelevarsi dai dazi delle do-
gane e tesorerie della provincia del Pa-
trimonio di Viterbo ossia di Bieda,eda
quella di Spoleto. Osserva il commenta-
tore della Relazione della corte di Ro-
ma ne! I 774>chequantunque ii2 proto-
notariati erano venali per acquistarsi me-
diante il pagamento della nominala som-
ma, però non si soleva concederli che a
ragguardevoli e idonei personaggi; ed in
fatti il cardinal Petra, Comment. ad Con-
stit. Pii II, t. 5, n. 22 e 2g, encomia il col-
legio con queste splendide parole. "Hujus-
modi protonolariorum collegiura semper
fuit in maxima veneratione, lum quiii
ut plurimum nobiliores ex familiìs Ila-
iiac, dum praelaliliura gradura assum-
8 PRO
psere, Ingiedi solebant, tum quia ex eo
ingei)s cai'dinalium nutnerus, et derauin
ex lionorabiliori loco,quem obtinent su-
per omnes praelalos". Vedasi il Rigan-
ti, De protonotariisy p. 53, n.° 2, p. 76,
n.° I : » Suuima tamen praefatae, non
obdignitalem protonolariatus persolvi-
tur, sed proptertemporalia emolumenta
ofBcioadnexa". Inoltre Sisto V colla bol-
la Laudahilissedis apostolicae, de'5 feb-
braio i586, presso detto Bull. p. i63,
confermò i tanti privilegi (eccettuati i re-
vocati dal concilio di Trento), emolu-
luenli e prerogative del collegio de'pro-
tonolari apostolici partecipanti, ed altri
molti benignamente concesse. 11 Luna-
dorochequalcheanno dopo scrisse la Re-
lazionedella corte di Roma, riferisce che
1' offizio di protonotario partecipante si
comprava per settemila scudi d'oro (cioè
1 2,55o d'argento) e fruttava 4oo annui
scudi d'oro (660 d'argento), narrando
che quando Clemente Vili in Ferrara
(/^.) congiunse in matrimonio 1' arcidu-
chessa d'Austria Margherita con Filippo
III re di Spagna per procura, ne fece ro-
gare solenne islrumentoda mg/ Barbe-
rini protonotario partecipante, poi Ur-
bano Vili, come afferma anche Amyde-
nio, Depielate romana p. 2 1 7, De prò-
thonolariis apostolicis. Aggiungerò che
rogò pure l'atto dello sposalizio tra l'ar-
ciduca d'Austria yVlberto e Isabella so-
rella di detto re, fatto dallo stesso Papa.
Volendo Clemente Vili innalzare al car-
dinalato il gran Baronio annalista e suo
confessore, sapendo quanto abborrisse le
dignità ecclesiastiche, pochi mesi prima
e sedente in trono lo dichiarò protono-
tario apostolico, con precetto rigoroso
d'ubbidienza; ed irremovibile nelsuo in-
tendimento, non cedendo dlle angoscio-
se preghiere e ragioni di Baronio, a for-
za lo fece spogliare degli abiti e vestire
i prelatizi che appositamente avea ordi-
nati. Non si può leggere senza edificazio-
ne morale il bel contrasto tra il saldo Pon-
tefice e il ripugnante Baronio, la cui te-
PRO
nacità dovette suo malgrado cedere, ri-
portandone la descrizione dello stesso Ba-
ronio il p. Menoehio, Sttiore t. 3, cent.
9, cap. 66.
Gregorio XVnell'istituire la beneme-
rentissi ma Congregazione de propaganda
fide (/^.) vi annoverò il prelato Agucchi
protonotario apostolico , come dissi nel
voi. XVI, p. 243 e 254» parlando dell' i-
stituzione fatta dal successore Urbano
Vili dell' intervento d''un protonotario
partecipante a detta congregazione , per
registrare gli atti di quelli che soffrirono
il martirio per la propagazione della fede
e compilarne il processo , come pratica-
vano gli antichi protonolari : aggiungerò
le promesse notizie sul protonotario sta-
tuilo da Urbano Vili, importanti nel ri-
flesso della rinnovazione dell' originario
olfìzio e per esercitarsi nella vastissima
e immensa giurisdizione del cosmopoli-
tico sagro istituto. L'elezione del proto-
notario apostolico della s. congregazio-
ne di propaganda si trova registrata ne-
gli atti dell' adunanza o congregazione
generale tenuta avanti Urbano Vili ai
6 febbraio 1626 col seguente decreto,
nel quale viene specificalo anche 1' og--
getto. M Quoniam freqnenter in eccle-
ya Dei , et potissimum haec nostra ae-
tate propter diversas haereses pessimo-
rum hominum malitia exortas, calholici
diris infidelium, vel haereticorum perse-»
cutionibus, exilia, carceres, aliasquepoe-
nas , et denique mortem ipsam fortiter
sustinent prò calholica fide, et multoties
contingit, ut in sagra congregatione de il-
lorum confessionibus, gestis ac martyriis
fiat relatio. Patres veterum Poulificum
permotiexeraplo, unanimi consensu cen-
suerunt unum ex protonotariis'apostoli-
cis in ipsa congregatione ad scribendum
esse, qui confessorum, et marlyruui ge-
sta quae in ea referentur, scribat, ut et
tantorum virorum praestanlissima virtus
ad Dei gloriam,ipsorumque laudem itn-
mortalitati consecretur, et posteris exem-
pla verae fortitudinis ad imitanduw re-
PRO
linquantiir, et cum iuter Palres diiccpta-
'relnr de protonotario apostolico in eoa-
gregatiune adsciscendo SS. D. N. Caidi-
nalibus omnibus approbantibus,elegit in
ptolonotiuiutn s. Congregalionis R. D.
Pelrum Sanesiuui". Di poi Urbano Vili
nella congiegazione generale de'3o giu-
gno 1626, udito il parere de'cardioali, so-
stituì a detto prelato mg/ Antonio San-
tacroce, e nella congregazione de' 9 no-
vembre ordinò la spediaioue del breve,
nel quale, premessa la succinta storia dei
7 notari istituiti da s. Clemente 1, si con-
cessero in perpetuo dal Papa quelle fa-
coltà che esercitavano tali notari, e quel-
la fede in loro sì riponesse, che a quelli
si avea. » i.°Ut facilius, et certius rela-
tionem in eadera s. cong. facere valeat
de gestis martyrum, qui quocumque in
loco Orbis terrarum a die institutae cong.
de prop. (Ide passi sunl, aut infuturum
patientur, testisin romana curia repertos,
aut reperiendos d. ptis" gestis informatos
recipeie, et examiuare possit, eorumque
examina seu processus in publicam , et
aulheuticam forniam redigere.etexami-
nibus, ac processibus praefatisabeo sub-
scriptis, et subsignatis, piena fìdes, sicut
ptor septera notariorum a Clemente I
praefato institutorum atte stationibu.s, et
scripluris habeatur. 2. °Quod de ptis' ge-
stis martyrum scripturas quascumque
undequaque Romani altatas examinare,
et illas, cum opus fuerit, in curia reco-
gnosci facere per habentis notas maous,
et sigilla in eadem curia repertos. 3.° Quod
quarumcumque scripturarura ad mar-
tyrum gesta pertinentium, quae ad ejus
manus pervenient, transumpta cooficere,
illasque authenticare possit, et valeat,
transumptisqué ptis" ab eo subscriptis, et
subsignatis piena fides, sicut origioalibus,
penes ipsum existentibus adhibeatur ".
Al prelato Santacroce successe mg. ^ Rai-
mondi, al quale Urbano VIU nella con-
gregazione de'6 settembre 1 63 o, nel ca-
so d'impedimento o di assenza, surrogò
mg.' Coi si. Dell'adunanza de' i4 luglio
PRO 9
1643 si legge :wSS. D. N. ne s. congre-
gatiodiutius prothonotario apostolico ca-
reat, mandavit R.mo Aloisium Homo-
daeum prothonotarium apostolicum ex
collegio partecipantium intimari, ut eidem
congregationi, duranti absentia RR.DD.
Corsii, et Raimondi, iuterveniat". In se-
guito variato il sistema di adunare la con-
gregazione di propaganda avanti il Pa-
pa^ sembra che il protonotario apostoli-
co fosse nominato dal Pontefice prima
nelle udienze del prelato segretario, quin-
di con biglietto di segreteria di stato. Nel-
l'udienza de' ig gennaio 1682 Innocenzo
XI a proposizione del segretario nominò
mg."^ Farsetti. A'22 novembre 1 697 prin-
cipiò la serie de'protonotari apostolici del-
la congregazione nominati dal Papa In-
nocenzo XII con biglietto di segreteria
di slato , cioè da mg.*" Costaguti all'o-
dierno mg.r Prospero Caterini nominato
da Gregorio XVI anche consultore della
medesima congregazione, come si legge
nel n.°i6 del Diario di Roma iS^3,oia
decano dell'illustre collegio, ed esercente
questa onorifica carica. iSeliSiy per as-
senza da Roma del protonotario mg.' U-
golini, con bigliellode' 1 1 maggio fu sur-
rogalo mg.'Riario, ambedue al presente
cardinali. Ho letto in alcune memorie,
che per assenza o infermità de'prelati se-
gretari di propaganda, ne fece le veci mg.*
protonotario apostolico di propaganda.
Inoltre Urbano Vili nell'attribuire alla
Congregazione de'riU[F'.) la compilazio-
ne degli atti del martirio de'23 Martiri
del Giappone (/^.), chefulai.' causa dei
martiri dalla medesima trattata e con-
chiusa, secondo Lambertiiii poi Benedet-
to XIV, De canon. SS. Febr. t. i,lib.
ijCap. 3o,n.°7, stabilì che di essa faces-
se sempre parte un prelato protonotario
apostolico partecipante, come dissi an-
cora nel voi. VII, p. 3 1 3, onde esercita-
re l'antichissimo officio. Gli atti del loro
martirio si vedono ne'Bollandisti,.r^cf. SS.
Febi\ l. \, p. 740. Marcliesi, p. io, dice
che spetta ai protonotari partecipanti la
IO PRO
struttura de'processi della Beatificazione
e Canonizzazione (F'.) de'sanli, avendo
a questo eflelto decretato Urbano Vili
a* 12 marzo 1642 (come affermano, De
Luca, Relat. Curiae rom. disc. 44- "-"s^
e Matta, De canoniz. sanclor. par 3, cap.
2, p. 4^7)» ^^^ '3 fabbrica de'processi e
l'esame de'testimonisi dovesse fare avan-
ti un protonotario del numero de' parte-
cipanti; che per maggior cautela fossero
.sottoscritti , e che il notaro destinato a
ricevere le deposizioni de' testimoni ed a
metterle in iscritto, esser dovesse in tut-
to a disposizione e subordinalo al proto-
notario. A Ili Scapi che abbracciai! det-
to decreto, ne aggiunse altro il cit. Lam-
l)ertini, 1. 1, cap. 7, ciocche deve farsi la
scelta del protonotario dal Papa, cui si ap-
partiene di conoscere il fondo della dot-
trina e il merito del soggetto, e che per
taleelezione egli acquista il grado di con-
sultore della stessa congregazione de'ri-
ti, dimodoché senza la di lui presenza e
ratifica sarebbe invalido ogni atto , e le
prove in una materia così gelosa verreb-
bero come insussistenti e illegittime ri-
gettate. In mancanza del segretario della
congregazione de'riti, supph il protono-
tario, come sotto Clemente XI fece Col-
Jicola, per l'infermità del segretario In-
ghirami. Il protonotario interviene alla
funzione della Beatificazione e della Ca-
nonizzazione, ricevendo le vite e le im-
magini del beato o santo, e per la cano-
nizzazione anche un quadro grande del
medesimo dipinto a olio, come lo ricevono
gli altri consultori. Attualmenteè proto-
notario apostolico, per scelta fatta dal re-
gnante Pio IX, mg.^ Stefano Bruti, co-
me si legge neWeNotizie di Roma del 1 852.
Alessandro VII col breve jElr romani
Pontlficis, de' 4 settembre i &5& , Bull.
Rom. t. 6, par. 4> p» 37, confermò i pri-
vilegi, onori,preminenze e prerogaii ve dei
protonotari apostolici de numero par le-
cipantiuntj particolarmente quelli con-
cessi da Sisto V nel 1 586 e da Urbano
Vili con breve de'5 settembre 1 639,000-
PRO
cedendo le medaglie d'oro e di argen-
to a ciascuno de' 11 prelati del collegio,
che si sogliono incidere e dispensare nel-
la funzione del possesso, e per la festa dei
ss. Pietro e Paolo in signum honoris. Nel
n.° 8234 del Diario di Roma del 1771
si riporta che mg. "^ Gio. Archinto (perchè
divenuto maggiordomo , come nel voi.
XLI,p. 272), avendo venduto il suo pro-
tonotariato apostolico partecipante, Io
comprò l'ab. Giuseppe Pignattelli, cugi-
no di mg."^ Francesco (poi cardinale) pa-
rimenti del medesimo collegio, e ne pre-
se colle solite formalità il possesso, ed
assunse 1' abito prelatizio. Il collegio al-
l'epoca dell* invasione francese, in virtù
della bolla di Sisto V godeva annui scu-
di 1 584, più dalle porzioni delle tasse chia-
vaaleseruilia minuta (pvovenìenl'ì dall'an- ;
nate e da altro, e di cui a Dateria e al-
trove), scudi 649. Essendo gli uffici dei
protonotari partecipanti vacabili , i pos-
sessori di essi a seconda delle leggi di quel
governo liquidarono i loro crediti, ed eb-
beognuno pelcapitaledi franchi i 3,586,
la rendita assegnata di franchi i 358. Sic-
come questa rendita consisteva in cartel-
le di rescrizione (^lìeWequaVi nel voi. XL,
p. 159), col mezzo delle quali furono com-
prati beni delle corporazioni religiose det-
te mani morte (per quanto dissi nel voi.
XLII, p. i3o e i3i), così dopo il ripri-
stinamenlo del governo pontificio avendo
dovuto la camera apostolica competìsare
i proprietari di que'beni, fece sue le ren-
dite de' vacabili liquidati, in conseguenza
di che tutti i proventi certi del collegio
divennero camerali. Non successe però lo
stesso degl'incerti derivanti dalle lauree,
mentre essendo abolito a quel tempo il
collegio de' protonotari, non si esercita-
vano più gli antichi privilegi , ne la ca-
mera li poteva esercitare. Ma quando nel
1814 dopo il ritorno di Pio VII il colle-
gio rientrò nel rango primiero, cominciò
nuovamente ad esercitare que' privilegi
che gli furono conservati, e far sue le re-
lative propine, come ancora ottenne che
k
I
PRO
a lilolo di esercizi fossero prelevali dalle
somme de'vacabili scudi 2^: 5o, ed a que-
sti siaggiungesseroaltriscudiio.perchèsi
credè lipi istillato all'assistenza incancel-
leiia. Per non dire altro , la quota che
il collegio ritrae dalla camera, ad essala
riversa come succeduta ai diritti de'va-
cabilisti, detratti gli esercizi e le tasse di
cancelleria, e l'emolumento mensile del
segretario del collegio. Laonde gli emo-
lumenti restati al collegio sono circa scu-
di 638 annui, ripartiti come segue. Scu-
di 168 pel mensai^ato di quel prelato che
assiste alle cappelle (sebbene i protono-
tari partecipanti v'intervengono in mag-
gior numero, ed anche a tutte le proces-
sioni, concistori e altre solenni funzioni),
126 per l'assistenza in cancelleria, i44
per 6 lauree a scudi 24 per ciascuna, 200
per tasse di canceileriaoconcistoriali.il
prolonotariato partecipante vacava per
morte, per professione religiosa, per ma-
trimonio, per libera dimissione, per pro-
mozione al cardinalato ed alle chiese ve-
scovili o abbaziali administraùonemha-
benteni, dice Riganti. Per l'accennata li-
quidazione de'vacabili, il cospicuo colle-
gio de''protonotari apostolici partecipan-
ti formandosi soltanto de' superstiti pre-
Iati Pialletti e Ugolini, che avendo liqui-
dali i loro vacabili colla loro promozio-
ne si andava ad estinguere il collegio rae-»
desimo, il PonteficeGregorioXVI a man-
tenere il lustro di questo ceto de Prelati
(^.), 4 giorni prima di elevare al cardi-
nalato mg.'" Ugolini, coir autorità della
costituzione Ncminem certe lalel,Ae°\\%
febbraio i838, dopo aver celebrato l'o-
rigine e le beuemerenze del collegio, de-
rogando alle costituzioni di Sisto V , lo
ripristinò nel suo primiero splendore e nel
numero della sua antica istituzione, for-
uiandolodiy prelati ecol titolo: Collrg'min
Protonotarioruni aposlolicorum parleci-
pantiuntj dichiarando che vi ammette-
rebbe, « viris, qui et laudem virtutum,
et eximiis in rem ad sacram et publi-
cam oieritis probatissimi, a i>^ubis , et a
PRO 1 1
Romanis Pontificibus successoribus No-
stris erunt adlegendi. Tis vero sic adle-
ctis et renunciatis, omnia et singula jura,
privilegia, indulta,honores, et emolumen-
la, quibus «idem Protonotarii apostolici
partecipantes, exercitii titulo, adhuc po-
titi sunt, omnino conferimus, atljicimue,
et attribuimus". Nel n.°i 6 del Diario di
Roma i838 si pubblicò questa pontifi-
cia disposizione,dicendosicheil Papa con
biglietti della segreteria per gli affari di sta-
to interni nominò a tale ecclesiastica di-
gnità i mg.i Mangelli-Orsi, Nardi-Valen-
tini, Vannicelli-Casoni, Meli -Lupi -Sor.!-
gna, Cagiano de .Azevedo, Medici di Otta-
jano, i quali 6 prelati sono stati ammessi
in esso collegio, dopo averne otlenutodat-
la dateria apostolica la corrispondente
schedola di molo proprio : così preceden-
do ad essi nig.^ Pianetti vescovo di Vi-
terbo e Toscanella, già appartenente al
prefato collegio, fu completo il numero dei
7 protonotari apostolici partecipanti, ri-
pristinato colla prefata costituzione. Tut-
ta la curia romana applaudì all'operato
dal gran Pontefice, per aver conservato
il 1° collegio de'prelati della s. Sede, le
cui glorie sono congiunte con quelle del-
la venerabile antichità che vanta, e ven-
ne solennizzato l'avvenimento con quel-
l'accademia di cui parlai nel voi. XLVII,
p. 58, leggendosi nella dissertazione che
■vi fu pronunziata gli encomi per la ri-
prìstinazione d' un collegio così nobile e
che per primo fu fondalo in Roma, al-
l'antico numero di soli 7 protonotari,
de' quali era principale ufficio raccoglie-
re, trascrivere e custodire le memorie
e i fatti de' prodi atleti di Gesù Cristo,
perchè Roma cristiana fiooda'primi tem-
pi conobbe assai bene quanta verace glo-
ria e utilità a lei derivasse dai trionfi di
que'magnanimi e fu sollecita de'suoi fa-
sti. "Collegio, che eziandio ne'secoli a noi
vicini è stalo illustrato, per tacer d'altri
molti, dai nomi di s. Gaetano da Tiene
fondatore de'7e^^>»'(^.), dis. CarloBor-
romeo cardinale (nipote di Pio IV che
ri PRO
con bolla degli 8 novembre 1 564 aumen-
tò i privilegi del collegio), del ven. car-
dinal Baronio, e del ven. Innocenzo XI ".
Indi Gregorio XVI nominò mg.'' Meli-
Lupi-Soragna (ora uditore della camera
apostolica e qua] pretato di fioccheUi non
appartiene più al collegio) consultore del-
la s. e. de'riti e protonotario apostolico di
essa congregazione, e mg,'" Cagiano de A-
zevedo consultore della s. e. di propagan-
day?fi?e e protonotario apostolico della me-
desima congregazione. Non contento Gre-
gorio XVI di avere quasi richiamato a
nuova vita l'antichissima istituzione, be-
nignamente esaltò al cardinalato diversi
personaggi del novello collegio, cioè nel
1839 i mg.i Pianetti e Vannicelli ; nel
1843 mg. "^ Mangelli; nel 1844 » mg. i Ca-
giano e Simonctti; inoltre ammise nel
collegio i prelati Antonelli, Roberti e Viz-
zardelli che meditarono il cardinalato dal
regnante Pio IX {^■), laonde l'odierno
collegio rapidamente va ad emulare le
glorie dell'antico.
Prerogative, privilegi e altre notizie sul
collegio de' protonolari apostolici par-
tecipanti.
L' abito de' protonotari apostolici è
quello del Prelato, che prima era distin-
to dagli altri prelati, non essendo a tut-
ti concesso il co/ore paonazzo e il rocchet-
to, sopra il quale assumono la ww/zfe//ef-
ta o la cappa. Prima dalla camera apo-
stolica alla morte del Papa ricevevano le
vesti prelatizie di lutto o coruccio nere,
per la coronazione del nuovo quelle pao-
nazze, con)e pure attestano Lunadoro e
Piazza. Leggo nel Bovio, La pietà trion^
fante, p. 192, parlando degli ufUìziali di
cancelleria apostolica: Protonotari apo-
stolici partecipanti ^ che usando al cappel-
lo il cordone e fiocco nero, citando Co-
hellio che ne fu testimonio contempora-
neo , Paolo V glieli concesse paonazzi ,
quando cioè gli altri prelati li portavano
neri. Ciò e meglio notai a Cappello dei
PRELATI, riportando il decreto e dicendo
PRO
ancora, che per avere Alessandro VII ac-
cordalo eguali cordoni e fiocchi paonazzi
agli Uditori di rota (^.)e Clemente X
ai Chierici di camera {V.), prerogativa
sino allora goduta dai soli protonotari ,
vedendosi questi privali del particolare
distintivo, domandarono al Papa d'intar-
siare l'argento nel cordone e fiocchi; ma
la congregazione de'cardinali perciò de-
putata, con quella discussione e decreto
che riprodussi, dispose che potessero u-
sare il cordone ed i fiocchi rosacei o ros-
si , quali tuttora adoffferano ne' cappelli
usuali e ne' cappelli pontificali che assu-
mono nelle cavalcate; ma ivi pure rimar-
cai, che le concessioni pontificie ai diver-
si collegi e ceti prelatizi pel colore de'cor-
doni e fiocchi, non fu pei cappelli usuali,
sibbene pei pontificali e semi-pontificali,
e neaddussi le prove, per dichiararne l'in-
valsa consuetudine dell' uso domestico.
Marchesi a p. 29, discorrendo delle que-
rele fatte dai protonotari quando videro e-
stesa ad altri ciò ch'era loro privativa ono-
rificenza, diceche mosso Clemente X da sì
giuste doglianze, e dal riflesso che merita-
va il protonotariato di essere distinto an-
cora nel seguo, essendo già stato accorda-
to il cordone e fiocco d'oro ai cardinali
(con fettuccia rossa, e al cappello nero, sen-
za farsi innovazione al vero Cappello car-
dinalizio, Fe^//), per l'a vanti da essi usa-
to di seta color porporino, diede ai pro-
tonotari così cospicuo distintivo. Questo
stesso cordone e fiocco senz' oro, alcuni
cardinali sogliono usarlo in campagna e
ne' viaggi, portando in sede vacante la
semplice fettuccia rossa senza oro, anche
nel cappello rosso; nel qual tempo e come
dissi nel luogo citato e altrove, tutti i pre-
lati ad eccezione dei vescovi sostituiscono
al cappello una fettuccia di seta nera per
segnale di lutto; e che però i soli mag-
giordomo e maestro dicamera, ed i pro-
tonotari apostolici continuano a portare
l'usuale, finché il cadavere del Papa non
è sepolto. Questa particolarità ne'proto-
notari apostolici sarà derivata dall'esse-
PRO
re eglino stali i più antichi prelati della
Famiglia ponlificia (f^.J, e consideran-
dosi tuttora famigliari e commensali del
Papa , come dichiarano le bolle spedile
in loro favore, per cui sino a che non fu
abolita neil'incominciar del corrente se-
colo la parte di palazzo ( di cui nel voi.
L, p. 2o5 ), ogni protonotario riceveva
dalla panetterìa e tinello del palazzo a-
postolico quotidiane distribuzioni di pa-
ne, ciambelle e vino. Distintivo de'pro-
tonotari è pure 1' Anello (P' .) d' oro , il
quale non possono usare i prolonotari so-
prannumerari, di cui parlerò poi, cele-
brando la messa. Intervengono in cappa a
tutte ìeCappelle pontificie, aWeProcessio-
ni, alle Cavalcate come dei Possessi e ad
alcune Cappelle prelatizie i»\ modo e con
quelle particolarità che descrissi con det-
taglio a tali articoli. Alle cappelle e altre
funzioni pontifìcie, colla distinzione d'es-
sere intimati , come pure rilevò Piazza,
dal Cursore apostolico (/■^) , nella per-
sona del decano del collegio. Questo di-
vide l'assistenza e il servigio che i prolo-
notari partecipanti prestano in dette cap-
pelle e finzioni al Papa in quattro trime-
stri, in ognuno de'quali tre protonotari
disimpegnano le onorevoli incombenze,
benché v' intervengano in numero mag-
giore, massime nelle solennità e processio-
ni. Siedono nel decoroso banco dietro ai
cardinali diaconi , e nell'ordine gerarchico
sono dopoi vescovi consagrati, ed i 4p'e-
lati di fiocchetti; ma a' tempi del Mar-
chesi, che pubblicò l'opera nel i yS r , non
\i era compreso il maggiordomo. Questi,
al dire di Riganti e prima che fosse anno-
■verato tra'prelati di fiocchetti, s'era pro-
tonotario soprannumero, sedeva pel t ."nel
banco de'prolonotari partecipanti : a suo
tempo (lySi) i protonotari cedevano la
precedenza ai soli prelati di fiocchetti go-
vernatore, uditore della camera e tesorie-
re, oltre i vescovi. I detti pielali di fioc-
chetti quando devono cedere il loro po-
sto ai vescovi, in occasione che vestono
gli abiti sagri, si recano al banco de'pro-
PRO i3
tonotari e siedono prima di loro, come il
banco più onorifico della prelatura, della
quale tranne ì banchi de' vescovi ed i del-
ti prelati di fiocchetti, le altre classi sie-
dono in banchi minori o sopra gli ultimi
gradini del trono papale o del presbite-
rio. Nel voi. XLI, p. 142 dissi perchè Gre-
gorio XVI stabilì, che quando il maestro
di camera non è vescovosia fatto subilo
protonotario soprannumero e sieda do-
po il I ."protonotario partecipole. Mar-
chesi a p. 2 3 crede che sarebbe dovuta
ai protonotari la precedenza sui nunzi ,
quando sono fuori di loro giurisdizione o
non fossero consagrati vescovi; di più ri-
ferisce, che fu posta in dibattimento e de-
cisa la precedenza , che controversa ad
essi veniva dal Sagrista del Papa [P'.)
quando non è ve$co\o,l^e\i' incensazione,
nel ricever la pace, ìe candele, \e ceneri,
mediante il decreto della congregazione
de'riti de' 12 febbraio 1098, confermato
a'27 luglio 1601. In questo venne Fiso-
luto, che non solo si compete ai protono-
tari la preferenza dal sagrista in tutti t
mentovati atti, ma per troncare ogni fu-
tura vertenza anche dal commendatore
dis. Spirito ,àa\\ archimandrita di Messi'
na, e dagli aZiia/i generali che hanno l'u-
so della mitra nella cappella papale, de-
creto che fu poiratificatoa'i Sluglio 1 65 1.
I protonotari partecipanti nelle pontificie
funzioni attendono il Papa nella Carne»
ra de' paramenti {f.), ove assunti il Pa-
pa gli abiti sagri al Letto de' paramenti
{/'.), il prefetto de'mae5/r/</e//e crremo-
nie pontificie consegna a due de'detli pro-
tonotari i lembi o fimbrie anteriori della
pontificia veste chiamata Falda (F.), le
quali lasciano giunto che sia il Papa al
GemiflessorÌG[T'' .), detto pure Faldisto-
rio {1^-), da CUI alzandosi il Papa suben-
trano a prendere i lembi della falda gli
uditori di rota quali suddiaconi aposto-
lici ecappellani del Papa, che perciòfan-
no altrettanto alle occorrenze del rima-
nente della funzione. Terminata la qua-
le, nell'alzarsi il Papa dal genuflessorio,
1 4 PRO
i mentovali prolouotari riprendono ilein*
bi della falda e la sorreggono sino al let-
to de'paiauienti. In t(iancanza de'prolo*
notali partecipanti non suppliscono i so-
prannumerari, ma gli uditori dirota.L'e*
sercizio di questo uffizio è assai onorevo-
le pei protonotari, perchè incedono im-
mediatamente a fianco del Papa, proce-
dendo appresso di loro i due cardinali
primi diaconi sostenitori delle fimbrie del
Manto ponlificale{V .). Affermano Piazza
ap.^S I , e Marchesi a p.26,che in mancan-
za del Principe assistente al soglio, degli
.•^///^fl.yt'/Vz/or; (quando intervenivano alle
cappelle) ode' vescovi(temo ch'equivochi-
no per quando ilPapa assumeva la C^y^^rt,
Fedi), sostenitoi'i dello strascico o estre-
mità posteriore della falda (che sostengo-
no \\ Senatore e Conservatori)^ spetta a
sorieggerlo a'protonotari apostolici. Deve
notarsi che nella funzione della Lavan-
da de' piedi (/^.) che fa il Papa nel gio-
vedì santo, non essendo propriamente dai
liturgici considerata per finizione eccle-
siastica, si appartieneai protonotari apo-
stolici il sostenere i lembi della falda pa-
pale dal letto de'paramenli al trono del
luogo della lavanda , così nel regresso.
Leggo nel Gardellini, Decreta s. Riluuni
t. 7, Siippl. p. S5 : Feria FI in Para-
sceve SS. D. N, fimbrias deferre ad cn-
bicnlarios intimos periinet, cimi eo die
smnnius Pontifex sìt absqué pluviali j
qua in re nulluni proionotariis praej'u-
diciunt vidttur afferri, qui solemnitati-
bus aliis eidem summo Pontifici cum plu-
viali, et mitra eo in ministerio solentin-
servire. Che quando il Papa indossava
la cappa, come nel venerdì santo, due ca-
merieri segreti sostenevano le fimbrie an-
teriori della falda e leposteriori collo stra-
fici co i vescovi assistenti al soglio, lo dissi
nel voi. Vili, p. 84- Se il Papa dalla ca-
mera de' paramenti recasi alla Sedia gC'
slatoria (^.),comee particolarmente nei
pontificali, egualmente sostengono i lem-
bi della falda i protonotari partecipanti;
indi essi precedono di poco la sedia gè-
PRO
slatoria, al modo che ai rispettivi luoghi
dichiarai, per esser pronti a riprenderli
nel discendere che fa il Papa dalla sedia
per recarsi al genuflessorio per venerare
il ss. Sagramento. Indi alzatosi, i proto-
notari tornano a pigliar V estremità an-
teriore della falda , ed accompagnano il
Papa alla sedia : altrettanto praticano nel
recesso.
1 protonotari apostolici non s'ingeri-
scono del servizio ecclesiastico delle cap-
pelle pontificie e pontificali, nondimeno
ho osservato e descritto quanto qui ri-
cordo. Nelle due benedizioni che dà il Pa-
pa nelle cappelle dopo l'evangelo e il ser-
mone, ascende al trono il i.° de'protono-
lari partecipanti e gli sostiene genuflet-
tendo ( che tutti debbono genuflettere
quando il Papa benedice in cappella^
lianne i cardinali, ed i vescovi e gli ab-
bati se sono in paramenti sagri, lo ripor-
tai ne'vol. XXIX, p. 23, e XXX VII, p.
189) una parte della fimbria del manto
dalla parte sinistra, ed altrettanto ha luo-
go nelle solenni benedizioni che il Papa
comparte dalle loggie maggiori delle ba-
siliche patriarcali. Ne'vol. V,p. 72,XXI,
p. iS'j, col Moretti dichiarai che non si
può darne una ragionevole spiegazione, e
forsericorda il sollevar quella borsa o sac-
cone che il Papa portava perfare elemo-
sina, la quale recava qualche impedimen-
to all'alzamento delle braccia, come si usa
senza bisogno alzar la Pianeta (F.) nel
tempo dell'elevazione, benché cessata la
causa della sua antica ampiezza che im-
pediva alquanto 1' azione delle braccia.
Alcuni opinano, che accedendo il proto-
notario al trono a sostenere il lembo del
manto, nell'atto della benedizione, la di
lui presenza venga ritenuta conveniente
per la legalità dell'atto medesimo. Sicco-
me anticamente i protonotari precede-
vano ai vescovi assistenti al soglio, e in-
combendo a questi di sostenere la can-
dela quando legge il Papa (il perchè lo
notai nel voi. XL, p. i33), se non inter-
vengono supplisce un protouotario par-
PRO
tecipante , come accennai nel voi. XLI,
p. I 7 3, per cui siede nel loro banco : nel -
l'anniversario de' defunti i844 ^'ò fece
mg."" MeliLupi-Soragna , che vidi e re-
gistrai, onde qui ne fo memoria. Inoltre
ili mancanza del necessario numero dei
vescovi assistenti al soglio, per portare le
iisle del Baldacchino ( del quale parlai
il oche a OMBEEtLiyo), quando il Papa por-
ta il ss. Sagramento, suppliscono i proto-
iiotari apostolici come il collegio più de-
qno della prelatura. I protonotari inter-
\ engono alle cavalcate pel Possesso dei
Papi [f-".) , e nelle relazioni. raccolte da
Cancellieri nelle più antiche li trovo com-
presi tra il generico nome di Praelati.
La I.' volta che sono espressamrtile no-
minali, fu nel possesso di ìXicolò V nel
i447- Id quello d' Innocenzo Vili del
1 484 si legge: Prolonolarii in eoriim cap-
pis, cavalcando dopo il vice-camerlengo
e seguiti dall' uditore e correttore delle
contraddette. Nel i5i3 per Leone X in
cappa e galerati. Nel 1 Sgo nel possesso di
Gregorio XIV in mantelletti e rocchetti,
preceduti dai vescovi assistenti al soglio,
e seguiti da molti prelati e referendari.
Per Paolo V neh 60 5, enei 162 i per Gre-
gorio XV, Prolonotarii de numero cum
magnis mantelUs , el caputiis circa hu-
meros, et galeris pontifìcalibus. Nel 1 644
per Innocenzo X, numerum protonotarii
apostolici , quibus capita violacei galeri
tegebant. Per Clemente X nel 1670, do-
po i vescovi assistenti, Prolonotarii denU'
mero partecipantiunifindutiniagnis mari'
lelliy et caputiis violaceis , et pileis ponti'
ficalibus saprà bireta in capite, equitan-
tes mulas phaleratas stragulis, et habe-
nis de lana violacea, indi. cavalcando gli
arcivescovi e i vescovi non assistenti. Nel
1691 pel possesso d'Innocenzo XII, con
mantelloni, rocchetti e cappucci al collo
e cappelli iu testa, cavalcando mule con
gualdrappe pontificali. Nel voi. XLI, p.
286 riportai diversi posteriori esempi, in
cui il maggiordomo cavalcò in mezzo a
due protouotari. Per Clemente XIV nel
PRO i5
1 769 incedevanoi protonotari dopoi pre*
lati di fiocchetti con ampli mantelli, cap-
pucci e cappelli pontificali , sopra mule
bardate di paonazzo e finimenti dorati,
seguiti dai vescovi non assistenti e refe-
rendari; così per Pio VI e Pio VII. Nel-
la cavalcata del 1846 pel possesso di Pio
IX, dopo gli arcivescovi e vescovi assi-
slenti al soglio, seguivano i protonotari
apostolici, tan to partecipanti che sopi-an-
numerari, vestiti incappa con cappuccio
e cappello pontificale nero, foderato di
seta paonazza, con cordoni e fiocchi dì
seta rossi, cavalcando cavalli con gual-
drappa di panno paonazzo e testiera guar-
nita di seta simile , con guarnimenti di
metallo; indi procedevano gli uditori di
rota etì i chierici di camera. Osserva Mar-
chesi a p. 28, che nellesolenni Cavalca'
te {^F.) per l'incontro di qualche potenta-
to o de'cardinali che vengono in Roma
a prendere il cappello cardinalizio, i pro-
tonotari precedevano gli arcivescovi e ve-
scovi non assistenti al soglio, e ciò per due
motivi che adduce de LucaiVi Relat.rom.
cur. disc. 44j cioè dalla rappresentanza
di famigliari pontificii edalla qualità del
vestitOjporlando in quel la funzione la cap.
pa magna col cappello rosso (cioè rosaceo
o di seta cremisi ) in capo, mentre i ve-
scovi non assistenti cavalcano in abito pri-
vato, e colla semplice mantelletta sopra
il rocchetto. F. Ingressi solenni ts Ro-
MA.Nelle4 annue cavalcateper lecappel-
le della ss. Annunziata, s. Filippo, Nati-
vità della B. Vergine, e s. Carlo, i proto-
notari cavalcavano nel modo che descrissi
nel voi. Vili, p. i5i, dopo i prelati di
fiocchetti, seguiti dagli arcivescovi e ve-
scovi non assistenti. Nel voi. X, p. 3o5,
3o6, 3o8, XXYIlI,p. 53 e 54 riportai il
ceremoniale col quale i protonotari par-
tecipanti intervennero alle cavalcate fu-
nebti, pei sovrani e persone reali tiefim-
te , e pei cardinali decano, camerlengo,
penitenziere maggiore, e vice- cancellie-
re. I protonotari partecipanti hanno luo-
go ne' concilii ; neh' ultimo celebralo iu
1 6 PRO
Roma da BenedeUo XIII, mg.»' Farsetti
chiamò prima a nome tutti i cardinali e
gli altri intervenuti; egli con mg."^ Ceva,
quali notavi del concilio, rogarono l'atto
delle celebrate sessioni, e si sottoscrissero
per r autenticità, cloche narrai nel voi.
XV, p. 173, 174, 179; e Marchesi ne fa
parola a p. 1 o, essendo necessaria la loro
presenza, non meno ne'concilii, che nei
concistori pubblici e semi-pubblici, e v'in-
cedono incappa. Nel voi. VII, p. 290,
291, 3oi parlai del luogo chene'conci-
slori per la Canonizzazione occupano i
protonotari partecipanti, secondo il dispo-
sto di Pio II (anche nel voi. XV, p. 2 55,
nelle seguenti riportando le schednle ove
sono nominati i protonotari per l'invito
e per l'esercizio del loro ministeit)); di-
cendo pure, che votala la canonizzazione,
dal procuratore fiscale si fa istanza ai pro-
tonotari che se ne stipuli pubblico istro-
mento , rispondendo il protonotario più
anziano: Confìcienius , chiamando i ca-
pierieri segreti ivi presenti in testimoni.
Che nel giorno della solenne canonizza-
zione, dopo che il Pontefice ne •ha pro-
nunziato il decreto, l'avvocato concisto-
rialechenehafatlola postulazione, rivol-
to ai protonotari con formola li pregaa
rogare il pubblico islroraento per eterna
memoria, per cui il decano o più anziano
de' preiati protonotari risponde : Con/i-
ciemus, e prende i detti camerieri segreti
per testimoni , con che si compie 1' atto
solenne. Anticamente i protonotari par-
tecipanti ne'concistori registravano! pon-
tificii decreti, ciò che fa ovaW Segretario
del concistoro. Prima cheSistoV istituis-
se le nuove Congregazioni cardinalizie
(f^), trattandosi ne Concistori [f^.) tutti
gli affari, assai frequente era l'accesso in
quelli pubblici de' protonotari partecipan-
ti, ond'essere pronti pei rogiti occorren-
ti; ed è perciò che si trovavano presenti
eziandio ne' concistori in cui i Papi for-
malmente ricevevano gli ambasciatori
nella presentazione delle credenziali , o
davano l'investiture dei domiuii tempo-
PRO
rali della «.Sede, per farne il rogito, co-
me ri|ìortai nel voi. XV, p. 209. Pertan-
to neir articolo Concistoro trattai dei
protonotari apostolici partecipanti come
ministri del sagro concistoro, di cuiedel-
la s. Sede n'è primario notaro il cardi-
nal/^/ce-crtt/jce//jere^£ s. Chiesa, il quale
ne'concistori segreti registra e fa fede del-
le creazioni e pubblicazioni de'cardiuali,
e delle provviste de' vescovati e abbazie
nuUius, la quale serve di base alla spedi-
zione delle bolle; avvi pure il notaro del
concistoro pei processi de' vescovi. Nel me-
desimo articolo Concistoro o voi. XV, p.
288, 248, 25 1, dissi come i protonotari
partecipanti vi hanno posto distinto, e
che eziandio vi rogano gli atti per la so-
lenne rinunzia della sagra Porpora car-
dinalizia, con ceremoniale che riportai a
questo articolo, come per altri atti; ed è
perciò che nelle note delle tasse che pa-
gano i novelli vescovi, ve ne sono in fa-
vore de'protonotari partecipanti. Ne'con-
cistori dal letto de' paramenti al trono
pontificio dell' aula concistoriale, sì nel-
l'egresso che nel regresso, due protono-
tari partecipanti sostengono le estremità
anteriori della falda. Chiapponi, Acta ca-
noniz., tratta degli uffizi de'protonotari,
tanto per la falda, che pei rogiti de'con-
cistori semipubblici , pei voti e sentenze
pronunziate dai cardinali, patriarchi, ar-
civescovi e vescovi, come del decreto del-
la celebrata canonizzazione. I protonota-
ri partecipanti nella funzione per l' in-
gresso de'cardinali in Co«c/rtve(/^.) giu-
rano per la dilìgente custodia delie rote
del medesimo, ed ordinariamente hanno
quelle sotto il palazzetto del segretario del-
la cifra, nell'estremità del Palazzo Qui-
rinale verso le 4 fontane, ene'giorni che
esercitano tale custodia sono trattali a
mensa dal maggiordomo, come governa-
tore del conclave.
A Cappelle prelatizie e meglio a Pre-
lato parlai della cappella che celebra-
no i protonotari apostolici nell'ottava dei
ss. Pietro e Paolo , come delle cappelle
PRO
pei funerali de'prolonolari defunti col-
l'intervento del collegio, nel voi. XX VI 1 1,
p. 68. Inoltre il collegio sempre intervie-
ne, ed assiste in decorosi stalli alla nriessa
pontificata da un vescovo nella Chiesa
di s. Andrea della Falle de'leatini, per
la solenne festa di s. Gaetano Tiene pa-
triarca di tutto il clericato regolare, pa-
dre e principale intercessore della divina
provvidenza (si celebra ancora in s. Do-
rotea, di cui nel voi. XXVI, p.i 66, per
avervi il santo istituito l'oratorio e soda-
lizio del Divino amore, pei prelati, secon-
do r Einerologìo di Piazza), che appar-
tenne al medesimo collegio e n'è protet-
tore, come si pubblica dai giornali uffi-
ciali di Roma, per cui citerò il n." 65 del
Diario di RomaìSoS, in cui si parladel-
la consueta oblazione che i protonolarì
partecipanti fanno al santodi 12 torcie;
il n." 65 del Diario di Roma i843; ed
ed il u."] 82 del Giornale di Roma i85i,
ove puie si dice che vi assiste ancora il
capitolo de'canouici della basilica e chie-
sa di s. Lorenzo in Daniaso y per avere
ufìiziato in detta chiesa de'teatini quan-
do si restaurava la loro basilica. Abbia-
mo dal p. Hartmann, l'ila di s. Gaeta-
no, n.° 4? e seg. (dell'edizione di Roma
a me dedicata nel noverobrei846), che
Giulio II venuto in cognizione de'gran-
di meriti, santità di vita e profonda dot-
trina di Gaetano Tiene lo chiamò a se e
potè in lui ammirarvi maggiori virtù di
quelle celebrate dalla fama;quindi lo vol-
le nel palazzoapostolico per suo famigliare
eprelato domestico (nella biografia lo dis-
si anchechierico di camera, per quanto les-
si nel citato Diario del 1 808), sperando la
riformadella corte pel suoesempio. Il san-
to benché presto divenuto in grazia e con-
fidenza del gran Pontefice, si mantenne u-
mile, né si lasciò abbagliare dai seducenti
splendori della corle.Vacato per morie un
sublime grado di protonotariato parteci-
pante, benché fosse vagheggiato da mol-
ti anziani e benemeriti della corte, Giu-
lio Il verso il i5o8 io conferì al giova-
PRO 17
ne Gaetano, conoscendovi un merito su-
periore e da essei e preferito agli altri, an-
che per servirsene per coadiutore nel go-
verno di s. Chiesa. Questa prelatura era
in que'tempi in tanta stima, che chi n'era
investito credeasi prossimo al cardinala-
to. Accettò s. Gaetano, benché con ri-
trosia del suo genioumile, per non resi-
stere alla volontà di Dio e per non dis-
gustare il Papa da cui era tanto amato
(per sua morte nel 1 5 1 3 ottenne da Leo-
ne X di rinunziare la prelatura e ritirar-
si dalla corte ). Però in questo grado si
portò con tanta modestia, e con un tiat-
to sì affabile e dimesso, che non potevasi
distinguere se non per l'abito prelatizio,
abbassandosi sotto gli altri protonotari
suoi colleghi, come di tutti servo e^di tulli
il minimo. IVIa dispose Iddio, in premio
di quella sua umiltà, che l'eccelso colle-
gio de'prolonolari partecipanti, per de-
creto a tutti voti emanato nel 1676 (per
averlo canonizzato nel 1671 Clemente
X), ogni anno nella festa del santo assista
alla messa solenne cantala nella chiesa
teatina di s. Andrea, con rocchetto e cap-
pa magna, e coll'ofFerla annua di 12 lor-
de di cera veneta di buon peso, in ossequio
e venerazione del loro santo collega, ripu-
tandosi per molto avventurati è gloriosi
d'aver avuto nel loro nobilissimo ordine
un sì gran santo.
Il novero dellealtre prerogative e pri-
vilegi con cui i Papi fregiarono questo col-
legio prelatizio, riuscirebbe troppo lun-
go se potessi farlo, e suppliranno i molti
trattatisti che citerò in fine, quindi mi
limiteròad accennarne i principali, anche
per quanto mi resta a dire de'prolono-
lari soprannumerari e de'prolonolari ti-
tolari. Leone X ne confermò i privilegi
colla hoWaRtgìrnini universalis ecclesiae;
Paolo III avendone concesso de'singolari
ai Referendari {T'.), Sisto V colla bolla
Laitdabilis, li eslese ai protonotari par-
tecipanti, la cui sostanza è che i prelati
cociore benefìzi, prebende, beni, cappel-
lanij famigliari e servi, debbano andare
.8 PRO
esenti dalla visita, correzione, superiorità
e dal dominio degli ordinali locali, du-
rante il corso di loro vita, non dovendo
soggiacere alle pubbliche decime, gabelle
e dazi, se non imposti dall'autorità della
s.SedejComechè a questa immediatamen-
te soggetti e perciò liberi da qualunque
altra giurisdizione. Né solamente gli esen-
tò dalla spirituale giurisdizione che si
compete ai vescovi e altri prelati, ma an-
cora dalla temporale de'presidi, de'gover-
natori e di qualunque superiore per di-
gnità ecclesiastica e ci vile costituita, come
de'delegati,suddelegati della s. Sede, non
dovendosi riconoscere che il supremo tri-
bunale pontificio.avanti il quale si doves-
sero convenire, incorrendosi pena di nul-
lità e attentato chi fabbricasse processi
contro i prelati. ìNon solo Sisto V colla
comunicazione de'privilegi de'prelali re-
ferendari, come osserva Marchesi, accor-
dò a'protonotari apostolici l'mdulto del-
l'altare portatile, che per concessioni gra-
tuite e rimuneratorie si estende ai pro-
tonotari soprannumerari, che entrano a
parte delle prerogative onorifiche, non
delle lucrative;ma volle ampliarne la fa-
coltà. Ai protonotari dunque è permes-
so d'innalzare l'altare portatile in qua-
lunque luogo idoneo benché non sagro,
ed anche ne'tempi deW Interdetto (>^ .),
purché essi non siano stati provocatori o
abbiano data occasionea quella grave pe-
na ecclesiastica; non chedi trasferirlo ove
loro piace, senza ingerenza degli ordina-
vi: secondo Macri, con l'intervento alla
messa de'loro famigliari, la quale posso-
no anticipare prima dell'aurora e pospor-
la dopo mezzodì. Opina Marchesi p. 4^,
che sebbene questo privilegio fu nel lyoS
da Clemente XI ristretto, col moto- pro-
prio che vieta ai vescovi e altri prelati
maggiori l'erezione degli altari fuori del-
le loro abitazioni nelle case laicali, cui se-
guì la restrittiva del memoralo concilio
romano, per altro moderato pei vescovi,
cioè che non si debba intendere de'Iuo-
ghi dove per viaggi o per la visita fosse -
PRO
ro ospitati, nondimeno la legge crede nou j
debba estendersi sopra le persone non
espresse; laonde avendo i protonotari ac- !
quislalo per titolo oneroso e rimunera-
torio tale prerogativa, crede non potersi
togliere o diminuire senza speciale di-
chiarazione del Papa, per cui anche in
Roma i protonotari continuaronoa frui-
re dell'indulto. In questi oratorii viene lo-
ro permesso di celebrare o di ascoltare
la messa, anche ne'giorni più solenni e
che si sogliono eccettuare ai nobili laici,
spiegando pure in senso favorevole il con-
trario decreto riferito da Merati. Egual-
mente Sisto V, come avea fatto Paolo III
coi referendari, che loro concesse le in-
segne pontificali dentro le chiese abba-
ziali da loro tenute in commenda, per
meglio condecorare il protonotariato, m
diede facoltà agl'insigniti del grado sa- I
cerdotale di pontificare nelle messe so-
lenni in qualunque chiesa ancorché cal-
leàva\e,mitra et (fuibuscumg ne aliis pori'
tìficalihus insignibus, fuori della romana
curia,di consenso del vescovo qualora fos-
se presente. In Roma poi ed in ogni luo-
go assumono e depongono i paramenti
sagri all'altare, usano il canone e l'istro-
mento palmatoria delta bugia, portano
l'anello con gemma nel celebrare, ser-
vendosi alla lavanda delle mani del ba-
cile e boccale d'argento o altro metallo,
tutte antiche prerogative, che vennero
riconosciute dai cardinali e dal segreta-
rio Febei della congregazione de'riti, e
da una dichiarazione di mg.'^Gambarucci
prefetlodelle ceremonie pontificie. Inol-
tre Sisto V compartì facoltàa'protonolari
partecipanti di creare in Roma collegial-
mente adunati, e fuori in ogni parte per
commissione e in nome comune e anche
proprio, dottori di legge civile e canoni-
ca, e d'ogni allra facoltà e scienza lette-
raria; d'istituire notari senza numero li-
mitato, per fare autentici documenti; di
cancellare le macchie del nascimento, con
tibilitare per l'illegittimità de'natali gli
spuri alle cariche pubbliche e alle sue-
PRO
cessióni, purcliè l'abilitazione non sia in
pregiudizio de'Iegittimi, oè si tratti d en-
liteusi o altri beni dipendenti dalle chie*
se; di eleggere ogni anno un protonota -
rio di titolo o d' onore , extra iirbem ,
la nomina del quale andar dovesse per
turno tra'r più antichi; e di spedire le
lettele declaratorie, per l'esenzioni spet-
tanti a questi protoiiotari; diede loro l'au-
torità di formare nuovi statuti, pel buon
regola mento e decoro del collegio, dichia-
rando, che nell'atto stesso in cui sono atn-
iDessi nel numero, si riputassero descritti
nel ruolo ùe'preluli domestici, de'fami-
gliari poutiGciie de'referendari di segna-
tura, entrando a parte delle loro esen-
zioni e prerogative; che ad essi si doves-
se somminisli-are la poi*zione giornaliera
del pane chiamalo onorario, ^a/iem Ao-
itoiisj che nella cappella si dassero loro
le cancLle,ìe palme e gli Agnus /)e/,del-
la stessa qualità che si distribuisce ai ve-
scovi; che non solo accordava loro l'uso
del rocchetto e della cappa magna, ma
anche come gli altri della famiglia pon-
tilicia le vesti lugubri alla morte de' Pa-
pi e le violacee nella crea/ione de' suc-
cessori ; che quando il Papa con solenne
pompa cavalca^ dovessero intervenire al-
la cavalcata immediatamente dopo e nel
modo stesso che i vescovi assistenti al so-
glio; di potersi eleggere un confessore
approvato, cui il Papa conferisce la fa-
coltà di assolverli una volta l'anno da'casi
riservati alla s. Sede, tranne 5; di libe-
rarli dalie censure incorse e di cui fos-
sero allacciati, e di commutar loro i voti
in altre opere pie; l'abilitazione di con-
seguire benefizi e prebende di paesi stra-
nierij come fossero nazionali. Ai proto-
notari furono conce-^^e gratis le spedizio-
ni delle bolle apostoliche per qualunque
beneficio ecclesiastico e pontificia prov-
vista; venne dato il permesso di tenere
armi per loro ed affini e pei propri do-
mestici, dato l'indulto di poter disporre
anche de'beni di chiesa sino alla somma
di 7.000 ducali d'oro, come affermano
PRO 19
Riganti, Lunadoro e Piazza: il i." ag-
giunge chea veano luogo neWeàixc segna-
ture, il 2.° che il più anziano avea luo-
go in quella di grazia, e quelli che citi-
no dottori dell'una e 1' altra legge veni-
vano ammessi nel numero de'referenda •
ri. Quantoalla facoltà di conferire la lau-
rea dottorale, dopo avere nel concorso
scandagliato il fondo del sapere de'lau-
reaudi, nelle materie legali e canoniche,
i protonotari ne furono privati da Cle-
mente YIII per Roma e suo distretto,
concedendone la privativa agli avvoca-
ti concistoriali; ma Uibano Vili nel
1629 ai 5 settembre modificò il divieto,
accordando loro la creazione di quattro
dottori nella curia di Pioma per ogni an-
no, ma famigliari o di condizione po-
vera. Poscia Benedetto XIV colla costi-
tuzione Inter co^picuos ^ de' 29 agosto
1744» ch'è la 106 del t. i del suo Bul-
lar., per terminare le controversie perciò
insorte ti-a'collegi de'protonotari e degli
avvocati concistoriali, avendo avocalo a
se la causa e la decisione, dopo aver loro
imposto silenzio, a quello de'protonotari
tolse la facoltà di creare dottori gli as-
senti dalla curia romana, per ovviare a
qualunque pericolo cagionalo da lontane
relazioni di laureare qualche eterodosso
o non idoneo sojzgetto, ed in vece rirao-
vendo la clausola imposta daUrbanoVI II,
concesse al ColUgiuni Nostroruni et Sedis
apostolicae Notariorum, Prolonotarìo-
rum nuncupaloruni de numero parleci-
pantium, di poter promuovere in Roma
ogni anno con diligente esame personale
sei soggetti al grado dottorale in altero
velutroquejure, e fossero riconosciuti co-
me laureati dall'università romana. An-
che il privilegio di potere eleggere e inve-
stire i Dotaridel loro uffìzio fu contraria-
to, dappoiché sembrando al collegiode-
gli archivi pregiudizievole, in forza delle
disposizioni di Giulio li a suo favore fece
le sue rimostranze. Tultavollaead onta
della riforma fatta da Paolo V , ove si
vieta ai protonotari di creare notari (t di
9.0 PRO
esercitare in Roma e sue dipendenze la
giurisdizione , ne fu reintegrato per un
chirografo dello stesso Piipa. «Perla pre-
sente ordiniamo, che essendo stati li det-
ti NostriProlonotari apostolici in tale pos-
sesso avanti la nostra Riforma, per l'av-
venire tanto il detto Collegio congrega-
to, quanto ciascuno de' Nostri Protono-
tari apostolici partecipanti, possa conti-
nuare di crear Notavi tanto in Roma,
quanto fuori, conforme ai suddetti loro
indulti e privilegi, siccome per il passalo
hanno fatto, e non altrimenti, nonostan-
te I9 suddetta Riforma".Ne'vol. XLVIII,
p. 122, L, p. 189 ed in altri luoghi ri-
cordai l'eccessive facoltà concesse a molti
di creare notari con degradamento del
nobile e delicato ufllzio e pregiudizievoli
conseguenze. Oltre quanto ho detto di
sopra sulle precedenze de'protonolari.di-
ce il Marchesi a p. 23,ch'è rimarcabile
quella che essendo alcuno di loro cano-
nico d'una delle 3 patriarcali basiliche
di Roma che hanno capitolo di clero se-
colare, loro è dovuta, quando però vo-
gliono intervenirvi nell'abito proprio dei
proloootari, come consta da vari decreti
della congregazione de'riti,e in partico-
Iaredaquellode'4niaggioi6i 7. II decre-
to secondo Ferrari, ^iZ'//o/., verbo Proto-
notarli, è AeXiGi 3, appi-ovato da Paolo V
econcepiloin questi termini: »Itemprae-
cedunt omnes canonicos patriarchalium
Urbis, tam in ipsispatriarchalibus, quam
in quibuscumquecalhedralibus extra Ur-
bem". B.ìganli tratta della precedenza dei
protonotari partecipanti sopra i canoni-
ci delle basiliche patriarcali di Roma ,
ed altri canonici e dignità capitolari sì in
Roma che altrove; come pure sopra i
generali degli ordini regolari a p. loi,
n." 38 e seg. Nel voi. XVI, p. i35, no-
tando l'ordine gerarchico come siedono
i consultori della congregazione del s. uf-
fizio, che serve di norma, rimarcai la pre-
cedenza del protonotario partecipante:
che questa nel caso e per promozione car-
dinalizia noD godono i non partecipanti
PRO
sì può vedere il voi. L, p. 84- Dice Ma-
cri, che i protonotari partecipanti, rinun-
ziando l'uHicio colla pontificia annuen-
za, dopo il possesso di i o anni, godono i
medesimi privilegi per lo spazio di 5 an-
ni; ma però non possono adoprare il roc-
chetto in Roma, ed in cappella devono
sedere dopo gli uditori di rota ed i chie-
rici di camera, a tenore della costituzio-
ne di Sisto V. Quindi Urbano Vili am-
pliò tal facoltà, con dichiarare nel 1629,
che rinunziando dopo 3 anni, godino gli
accennati privilegi. Non solo i protono-
tari dopo la professione di fede prescrit-
ta da Pio IV prestano il giuramento di
fedeltà , di difendere le ragioni della s.
Sede, e di bene esercitare l'offizio, ma al-
tro giuramento prestano nelle mani del
cardinal prefetto di segnatura, quali re-
ferendari della medesima.
Prelati protonotari apostolici soprannu-
merari non partecipanti, che godono
tutti i privilegi degli altrlpartecipanli.
Nella Relazione della corte di Roma
di Lunadoro, accresciuta da Zaccaria, si
legge : »» Oltre i protonotari partecipan-
ti vi sono i protonotari soprannumerari
non partecipanti j che il Papa crea a suo
piacere, accordando loro tutti gli onori
de' protonotari partecipanti, onde siedo-
no in cappella con esso loro, portano le
medesime insegne, e trattine gli emolu-
menti, godono de' medesimi privilegi e
piecedono come essi tutti i prelati non
consagrati vescovi. Il quale distintivo di
onore d'ordinario suol darsi al nipote del
Papa (lo dichiarai di sopra), all'uditore
santissimo, al segretario di consulta, e ad
altri qualificati prelati". Lunadoro nel-
r edizione del 1646 a p. 242, parlando
delle precedenze, riferisce: che dopo i pro-
tonotari partecipanti, gli uditori di rota,
i chierici di camera ed i referendari, ven-
gono i protonotari non partecipanti, i
quali precedono i protonotari fatti dai le-
gati ancorché 10 anni prima : i prelati noa
partecipanti sono noraiuali dal Papa it^
PRO
due modi, per bolla con la spesa dì scu-
di 200,perbieve segreto qual grazia sin-
golare. Bergamaschi, Óello sprone d'oro
p. 4i)«>eldifenderei cavalieri di tale or-
dine, censurati pel loro eccessivo numero
(prodotto da quelli ch'erano autorizzati
a conferirlo), difende pure il prolouota-
riato soprannumeraiMO, che a suo tempo
e nel 1695 era giunto a pari condizione.
>j Corre a questo proposilo la parità del
protonotarialo apostolico, che si sa esse-
re una delle più antiche prelature della
s. romana chiesa. Che se bene il di lei
splendore si conservi più decorosamente
ne'protonotari partecipanti, cioè in quei
12 che costituiscono il collegio de'proto-
notari chiamati partecipanti dalla parte
o sia entrata che partecipano, e questi
per ordinario sono persone non solamen-
te di qualificata condizione, ma di rag-
guardevole entrata ; non è però, che gli
altri protonotari apostolici , i quali non
sono nel numero di que' 1 2, non sieno ve-
ri protonotari, e che non abbiano l'istes-
so protonotariato come quelli del colle-
gio, tuttoché non godino le medesime en-
trale e tutti i medesimi privilegi, e conse-
guentemente questi protonotari strana-
merari o d'onore, come vogliam chiamar-
li, sono senza dubbio veri protonotari,
veri prelati, costituiti in dignità ecclesia-
stica, capaci delle Commissioni (l.) apo-
stoliche , solite a delegarsi solamente a
persone che sieno titolate di dignità ec-
clesiastica, che però la s. chiesa conferisce
loro le vere insegne e ornamenti di pre-
lato, come il cappello col cordone e fioc-
co all'uso degli altri prelati della roma-
na corte, la mantelletta, fascia, soltana
e abili paonazzi, l'uso del rocchetto col-
le maniche strette, la precedenza sopra
le altre dignità ecclesiastiche, che non so-
no prelature, sopra lutti i canonici e pie-
posti , decani , arcipreti o altri ofliciali,
tanto di collegiale, quanto di cattedrali,
quando però non vanno iu corpo colle-
gialmente; sopra i provinciali e generali
delle religioni, eccettuati quelli che sodo
PRO ai
prelati di mitra e bastone pastorale, tan-
to nelle processioni, sessioni, incensatu-
re, nelle distribuzioni delle candele, cene-
ri e palme, quanto iu altre funzioni; on-
de come osserva il Fabri, De protonota-
ri apostolici, per 1' uso e stile della ro-
mana corte, si nominano anche nelle pub-
bliche scritture col titolo di Reverendis-
simi, e nelle sinodi diocesane o provincia-
li, almeno con que' titoli , con i quali si
sogliono onorare le maggiori dignità del-
la diocesi o provincia. E tutto questo si
è più volte dalle supreme congregazioni
di Roma dichiarato, e in fatti si stila ap-
presso delle curie perite, e si deve per ra-
gione della vera e indubitata prelatura,
per la quale vengono i protonotari non
partecipanti e stranumerari ad esser an-
cora veri domestici e famigliari del Pa-
pa, eziandio nelle materie riguardanti le
affezioni e riserve de benefizi, acni sono
soggetti gli altri prelati. E pure non si
può negare, che anche questa prelatura
non sia molto decaduta di stima, per la
moltitudineequalità de'protonotari,che
non tengono conto della lorodignità.Con
tultociò sarebbe solennissimo sproposito
il dire ch'il protonolariato non è quel-
l'antica prelatura e dignità e che il pro-
tonotaro non è degno d'alcuna stima, né
onore nella romana chiesa, e che non se
gli deve ne ornamento prelatesco, né o-
nore,nè precedenza, né privilegio, ne no-
me di protonotario , né distinzione al-
cuna sopra i semplici ecclesiastici, contro
la disposizione de'sacri ceremoniali e di
tanti decreti de'supremi tribunali di Ro-
ma, e che si possono tra' ridìcoli nume-
rare tanti personaggi qualificali, i quali
s'ornano con quella prelatura, e vili mol-
ti offici della romana corte, che dai som-
mi Pontefici alla medesima vengono an-
nessi, e che i Papi hanno avviliti i sog-
getti destinati alla porpoia cardinalizia,
col dichiararli prima espressamente pro-
tonotari apostolici solamente onorari.
Può ben dirsi, che qualche protonotaro
apostolico non si rende stinìabile e ono-
22 PRO
levole , e che avvilisce ia se ii prolono-
tariato, ma giammai si potrà dire, che la
dignità di protonotaro sia vile e non de-
gna d'essere venerala e counumerala fra
le prelature e dignità della Chiesa. Inol-
tre, se non ci uianca la fede, potressimo
mai noi dire essere vile , né indegno di
stima il sagtosanto sacerdozio, perchè a
persone di bassi natali vien conferito? o
pure perchè da alcuni sacerdoti viene av-
vilito? " Il libro fu stampato in Torino, e
dal Bergamascliiprioredi Cambiano de-
dicato al nunzio apostolico mgT Strozzi.
Pio VII nella bolla Cum iimunieripe'ì
prolonotari titolari, ecco come si espri-
me sui pronotari soprannumerari. >'§3.
Cum vero praeter slatos hosce protono-
larios, qui deimmero partaci pantium vo-
cati sunt, alios eliam, qui iisdem forsitan
adjutoies adstarent, viros, et laude vir-
tulum, et nobilitali generis, et meritis in
rem , et sacram , et publicam probalis-
siuaos in Urbe elegerinl Romani Pontifl'
cis, eos etiam omnibus, quibus prolono-
tariorum collegium potitur privilegiis ,
honorisque iosignibusauctos decrevere".
Il Riganti, De protonotariis : De proto-
notarii apostolici supra ntimeruni, dice
che sogliono i Pontefici nominarvi qual-
che benemerito e insigne prelato della cu-
ria per condecorarlo d'una maggiore o-
norifìcenza, Prae-mles forniti di virtù, di
sangue illustre, e tali furono Baronio, no-
minato in principio, e Sirleto, poi cardi-
nali. Che questi prolonotari godono tul-
le le prerogative, le preminenze, i privi-
legi de'protonotari partecipanti, eccettua-
ta la partecipazione degli emolumenti. In
cappella pontificia siedono nel banco dei
prolonotari partecipanti, cioè dopo di lo-
ro, avanti 1' uditore delle contraddette,
del presidente del piombo e del commen-
datore di s. Spirilo. » Sed protonotariis
partecipantibus reservalur hoccasu pri-
valivum munus accedendi ad soliiim
Ponlificium, et exercitiumquarumcuro-
que aliarum funclionum, quae per ipsos
soiilae suol exetceri", tranne il sosleui-
P R O
mento della falda, come già notai. Fuori
della cappella pontificia i prolonotari
soprannumerari cedono la precedenza ni
chierici di camera. Dimesso l'offizio col
permessodel Papa, godono i privilegi per
un quinquennio, ma senza l'uso del roc-
rhelto, ed in cappella debbono cedere
la precedenza agli uditori di rota ed ai
chierici di camera. Il prefetto de' Mae-
stri delle ceremonie pontificie (/'.) si eie -
de prolonolario apostolico nato, perchè
v\t\V Elezione del Papa (^.), appena ha
dato il consenso, roga il solenne atto di
acccttazione alla presenza del s. collegio,
ed io ebbi la consolazione di trovarmi
presente a quello rogato da mg.^ Zucche
per il sommo Pontefice Gregorio XVI.
Nel voi. VII, p. 29 «raccontai che nel con-
cistoro semipubblico per la canonizzazio-
ne de'sauti decretata da Benedetto XIV,
per mancanza de'protonotari partecipan-
ti rogò l'alto il prefetto de'maestri delle
ceremonie. I canonici delle patriarcali ba-
siliche di s. Giovanni, di s. Pietro e di s.
Maria Maggiore ritengono godere il pri-
vilegio del protonotario apostolico, pe'pri -
Vi legi loro concessi da'Pa pi. I canonici di s.
Giovanni sono prolonotari per bolla di
Paolo IH (che colla costituzione Sanctis-
si/nns, de'22 dicembre 1 534, Bull. Rom.
t. 4> pa''- i>P- ' '9> nel dichiararci fami-
gliari e continui commensali del Papa, vi
comprese i p«'olonotari),ma non prestaro-
no mai al cardinal camerlengo il giura-
mento: nel voi. XXXII, p. 82 i dissi che
Gregorio XVI confermò tulli i privilegi
della basilica ecapitoloLaleranense. Nel-
l'opuscolo di Profili per l'esaltazioue al
cardinalato di Antonio Pallotla, a p. 1 7
si legge, che essendo canonico col suo in-
stancabile zelo rivendicò ai suoi colleghi i
canonici di s. Pietro, in vigore della bol-
la di Sisto IV, Licei ex debito (che ho
riscontrato nel Bull. Vat. t. 2, p. 206, in
cui creò i canonici notari e cappellani del-
ia s. Sede, dichiarandoli fimigliari e com-
mensali del Papa, con T obbligo di do-
ver prestare il consueto giuramento di
PRO
I fedeltà al cardinal camerlengo), il privi-
legio del piotonotariato apostolico, abs-
: que ulto onere, et soluùone, e ,da potersi
godere, etiamsi canonici esse desierUit,
tostochè abbiano prestalo il loro giura-
mento avanti il cardinal camerlengo, a-
vendone riportato l'opportuno attestato,
di cui si prevalsero i mg." Baglioni, Gi-
gliati, Guerrieri, Mastai, Merli, Benigni,
Clarelli ora cardinale, e altri successiva-
mente con carriere che li portò al cardi-
nalato. Anche Riganti rileva l'indulto di
Sisto IV in favore de'canonioi Vaticani,
di poter ritenere il protonotariato , di-
ìiiisso etiarn canonicalu. I canonici di s.
Maria Maggiore si considerano protono-
tari apostolici, in forza della cumulativa
de'privilegi delle nominate basiliche, lo-
ro conferita dai Papi, confermata e am-
pliata da Gregorio XPV (F.) nel 1 838.
Afferma Riganti a p. 1 34 che » Prolonota-
rii partecipanti, soli sunt sedis npostolicae
ofHciales, qui juramentum praestare nou
tenentur. Repraehenditque Vitalinus pro-
lonolarios illos qui jurant,et cappam, et
rocchettum e manibus Camerari! Papae
accipiunt". Parlando poi de'protonota-
ri titolari, del giuramento e professione
di fede che debbono emettere, dice a p.
i65: >• Omissio praefdta non impedii,
quod illius beneficia sint reservationi a-
postolicaeobnoxia ". Indi a p. 86: " O-
missa a protonotario partecipante profes-
sione fldei, protonotariatus privilegium
non amittitur". Il novero de' protooota-
ri soprannumerari, col nome e cognome
secondo l'epoca del conferito protonota-
riato e del giuramento fatto, si legge nel-
le annuali Notizie di Roma^ ed al pre-
sente sono circa 80.
Dei protonotari apostolici titolari
o onorari, e de' protonotari vacabilisti.
Gli scrittori de' protonotari apostoli-
ci li divisero in 3 classi e categorie. Nel-
la i.' pongono il collegio de' protonotari
partecipanti, composto di prelati di di-
gnità detti maggiori , nou che dell'illustre
PRO a3
ceto de' protonotari soprannumerari, ex-
tranumerari, extra nuineruni. Nella 2.'
considerano i protonotari creati dai Pa-
pi e dai diversi privilegiati, che denomi-
nano minori, litolari, onorari. Nella 3.*
i protonotari divenuti tali in ragione de-
gli uffizi P''acabili da loro acquistati. A-
vendo parlato della i.' classe, dirò delle
altre due. ^a^vàx, De parrocchia. 2,p.4i9,
ragionando della gerarchia ecclesiasti-
ca, pone i protonotari apostolici non par-
tecipanti, e creati ad instar partecipati-
tiiirrij nella gerarchia di grado (posto di
onore e coudizione diversa dagli altri),
dopo i canonici delle cattedrali e colle-
giate; aggiungendo, che a tale gerarchia
non appartengono che ole persone in giu-
risdizione, o in prelatura maggiore oaii-
nore, anche senza giurisdizione ; e quelli
che sono in dignità o quasi dignitas, co-
me si esprimono i canonisti parlando dei
canonici, e tutti coloro che appartengo-
no realmente come membri ad un cor-
po che abbia o giurisdizione, o prelatura,
o dignità; quindi conchiude, che i pro-
tonotari vi appartengono solo per la pro-
venienza dalla chiesa madre o maestra.
Nella Relazione della corte di Roma di
Lunadoro, con noie di Zaccaria, parlan-
do nel e. 37 del Collegio de' protonotari,
dice che vi sono x protonotari apostolici
titolari o sia di mero titolo, e sono quelli
a'quali è pur concesso vestire abito pre-
latizio nelle funzioni ecclesiastiche anco-
ra, ed un conveniente posto secondo le
regole del ceremoniale. Eglino godono
inoltre il privilegio del foro nelle cause ci-
vili e criminali, ed esenti sono dalla giu-
risdizione dell' ordinario per quello ap-
partiensi a cause nou eccedenti la som-
ma di scudi 25 a norma della costituzio-
ne 1 o." di Leone X, Reginiini. Tali pro-
tonotari non solo possono essere creali dal
Papa, ma dai cardinali , ed eziandio da
que' molti che il Riganti annovera , in
CoinmenL ad Reg. Cancel., reg. i, § 4»
n. 45. Il Lunadoro nell'edizione del 1 646,
a p. 24^ riferisce, che iprolonotaii fatti
k
24 PRO
dai cardinali legati cedevano la prece-
denza a quelli filili dal l^apa; che fuori di
Berna possono usare le vesti paonazze col
rocchetto , ma in Roma devono andare
vestiti di nero, pur da prelati, ma senza
rocchetto. Osserva Marchesi, Del prolO'
notariato, p.56, che questi protonotari so-
no creati coll'autorità pontificia da'cardi-
uali LegatiyAaxP escavi assistenti al soglio
(A^.), dal collegio de'notari partecipanti, e
da altri privilegiati, e perciò erano sparsi
in numero prodigioso per le città eie pro-
vincie , imperocché gli autorizzati a no-
minarli non aveano sempre le dovute cir-
cospczioni in ricercarne le qualità ed i
requisiti, e sebbene godano nobili privi-
legi, sono però sottoposti alla giurisdizio-
ne de* vescovi nel civile e nel criminale,
e come scrive de Luca, Helat. Roin. Ciir.
disc. 44» "O" hanno rango di prelatura :
prolonotariis sirnplicis absqiie praelatU'
/YZ, come lichiama il Papa nel distingue-
re i partecipanti e soprannumeri. Rigan-
ti, dice che il Protonolarialus apostoli-
CHS titularis licei non sit dignìlas in ca-
thedrali, aitt collegiata, est tamen dignì-
las in ecclesia romana, et quidetn cuni
honore conjuncta. Nella dissert. 4 i Pfo-
tonotari apostolici a quihiis creari pos-
simi, dichiara che il solo Papa crea eco-
slituisce i protonotari apostolici, sieno di
numero partecipanti, sieno soprannumeri
seu extraordtnarios,^\e\\o\\\.o\in\ seti ho-
Aior<7noi',mediante breve apostolico. Par-
ticolarmente nomina protonotari litolari
o onorari quegl' individui della Famiglia
pontificia ( nel quale articolo riprodussi
il breve di Pio VI) a lui piti intimi o più
accetti, come ancora i Conclavisti (^^.),
ed i Dapiferi {F.) de'cardinali che inter-
vennero al conclave in cui fu elevato al
pontificato, oltre altri privilegi che ripor-
tai a tali articoli. E inoltre annesso il pro-
tonotarialo titolare a diverse prelature
e altre dignità, come i prelati referenda-
ri, abbreviatori e altri ; come a diverse
dignità e canonici delle cattedrali, per cui
Riganti nota , che Clemeule Vii lo con-
PRO
cesse air arcidiacono, dignità e canonici
della metropolitana di Firenze; s. Pio V
ai canonici della metropolitana di Napo-
li; Benedetto XIV alledignilà e canonici
di Padova. Qui noterò che in alcune catte-
drali, come rimarcai ai loro articoli, tra
ledignità del capitolo vi è quella del Pro-
tonotario, così a Gerace. Urbano Vili fe-
ce protonotario d' onore 1' archivista di
Monte Cassino, poiché i regolari con pon-
tificio indulto possono esserlo. Per ponti-
fìcia, facoltà prima creavano protonota-
ri apostolici i cardinali capi d' ordine in
Conclave , cioè que' conclavisti che cre-
devano degni dell'onore; i cardinali £e-
gati(F.)alatere\t\\\al\ ai sovrani, opre-
posti al governo delle Provincie, autoriz-
zati ancora a creare i conti Palatini (f'^.),
ordinariamente col numero determinato
di 1 5, la cui facoltà per breve si rinnovava
ogni triennio. I legati al di là de' monti
godevano illimitala facoltà, così i legati
di' Avignone {^.), ed anche i prò- legali
ed i vice-legati di tal dominio della chie-
sa romana : Sisto IV al nipote cardinal
Rovere , poi Giulio II , senza restrizione
amplissima facoltà gli concesse. Sembra
che eziandio godessero il privilegio i car-
dinali legali deputati all'apertura e chiu-
sura delle Porle sanie [f^.), I f^escovias-
sislenli al soglio (/^) eranofacoltizzatia
nominare 3 protonotari apostolici titolari.
I iVi<«z/(/^.)godevano eguale prerogati va,
con numero determinalo. Il collegiodei
protonotari partecipanti a mezzo di questi
collegialmente uniti, uno l'anno, per indul-
to di Sisto V. Tra'tanli privilegi che Pao-
lo IH concesse agli Sforza conti di s. Fio-
ra, ora duca Sforza Ceitìfrm/, insieme al
cavalierato dello speron d'oro e al titolo
di conte palatino, l'autorizzò in perpetuo
a creare protonotari, prerogative che il
duca esercitò fino agli ullimi tempi, con
diplomi dati in Genzano. 11 privilegio lo
riprodusse Ratti, Della famiglia Sforza,
1. 1, p. 264 e seg. Trovo notato nelle mie
memorie mss. die la congr. de'riti in una
Tiburliua,coudecretode'2 1 murzoi 744
PRO
permise l'uso delle vesti violaceecol roc-
chello nelle funzioni ecclesiastiche all'ar-
cipiete di Casape d. Giacinto M.* Bezzi,
die li duca Sforza-Cesarini avea nomi-
nalu pi'otonolario apostolico. Kolò Fer-
rari in Bibliolheca : "Pi oloiìolav'iaius ve-
ro, qui concedi solet Comitibus domus
Sfoitiae, reser?ationemnon inducit, Nec
cum admillìt secietaria Brevium ". 1 car-
dinali, ed i vescovi e aicivescovi assisten-
ti al soglio, conferivano i pictonotariati
(ed i cavalierati con titolo di conte pala-
lino) con lettere patenti , la cui foroiola
riporta Parisi (quella pei cavalierati a p.
5), a p. 8 del t. 4 j Istruzioni per la se-
greUiria, con l'avvertenza che la decora-
?ione del piotonotai iato non poteva con-
cedersi che a persone ecclesiastiche. Nella
forniola era citato il breve facoltativo e
si diceva che per autorità di esso, in di-
Cloe s. Stdif Notarios , Protonotarios
nuncupatos creandi, recipiendi et adtnit-
tendi ... cum faculUile ulendi dumtaxat
extra Urbeni hahilu praelatitio, ir/ vio-
lacei coloriSy et rocchetto, galeroque prae-
latitio in stemmate, sii'e stemma tibus ap-
ponendi .... concedendogli tavi dejure
(juani de consuetudine, tutti gli onori, pri-
vilegi, prerogative, indulti, favori, grazie,
esenzioni dalla s. Sede accordate ai prò-
tonotari apostolici, colla condizione di fa-
re il giuramento o professione di fede nel-
le mani di persona costituita in dignità
ecclesiastica. Se il diploma o lettera pa-
tente si spediva in Roma, la data si face-
va sempre come scritta fuori d'una por-
ta dell'alma città : Extra Portam Fla-
miniam o altra che portava alla legazio-
ne o al vescovato di chi nominava, come
si pratica per le \e\.\.evt Pastorali [J'.), q
ciò in riverenza alla suprema autorità del
Papa, niuno potendo esercitarla nel luo-
go di sua residenza. Riganti a p. 86, n.°
64 riporta la disposizione di Alessandro
VII colla quale prescrisse la suddetta for-
mola pel protonotariato da conferirsi dai
privilegiati, colla clausola di far la pro-
lc»siooe di fede e il giurameulo di fedel-
PRO a5
tà dentro il termine di 3 mesi, sotto di-
verse pene in caso d'inadempimento, e
prima di esercitare rutfizio, come dice a
p. i65, n.° 59 e seg. riparlandone.
Alacri nella Not. dcvocaboli eccl., a
ProtonotariuSy riferisce che la 3." specie
de' protonotari è quella, la quale viene
unitaconqualchecaricaed officio,di que-
sta specie sono protonotari tutti i concla-
visti ecclesiastici, i cavalieri della Can-
celleria apostolica ( F^.), gli Scrittori apo-
slolici(P\), i famigliari del Papa, non am-
mogliali, ma chierici. Parlando di tal tri-
bunale il Bovio p. 192 , dice che la 2.*
specie de' protonotari apostolici è quella
de' creati dal Papa, dai cardinali legnti
elatere, odai medesimi protonotari par-
tecipanfi,anlicaraenleinstimae moltobe-
ne appiezzati, ma presentemente (i 729)
sono resi vili , come osservò Sisto IV in
Extravag. 1 ,§ Quoniam de fregna et pa-
ce, per la gran moltitudine : Hodie tamen
proptermoltiludineniviluerunt.D\ce\ao\-
tre, che la 3.' specie de'protonotari, so-
no quelli cui a motivo dell'ufiìzio il pro-
tonotariato è congiunto, come sono gli
scrittori apostolici, i cavalieri di s. Pie-
tro (/'.), quelli del Giglio (/".), ed al-
tri fcimigliari del Papa, i quali dal Cas-
saneo in Gloria mundi sono chiamali
straordinari, molto accreditali, mentre
si preferiscono ad ogni altro del clero, ed
hanno il privilegio di portare il rocchet-
to, purché arrivino all'età di 20 anni, al-
trimenti non erano né dell'offizio, nédel
privilegio capaci, giusta il dispostodi Pao-
lo II. Anche Piazza qualifica per 2.* sor-
te de'protonotari i creati dal Papa odai
cardinali legati a latere,e talvolta dal col-
legio de'partecipanti, ma essendone cre-
sciuto (nel 1698) mollo il numero, si era
non poco diminuita. Per 3.' sorte quali-
fica i protonotari cui va annesso di sua
natura qualche oQìzioocarica^ come negli
scrittori apostolici, ne'soldati o cavalieri
di s. Pietro, del Giglio, e altri famigliari
del Papa, che ne sieno capaci. Hanno tut-
te queste due specie di protonotari la pre-
26 PRO
Jazione ad ogni altro chierico secolare ,
essendo questa dichiara la per vera digni-
lìi, e possono portare il rocchetto e man-
lellelta breve , colla veste eziandio pao-
nazza, ma fuori di Roma; devono perciò
avere 20 anni, e dopo un anno dell'ot-
tentita dignità dei protonotariato devo-
no promuoversi al suddiaconato, sotto pe-
na di nullità di detto privilegio. Riganti,
tra'protonotari che vi divenivano in vir-
tù degli uflìzi Placabili, ohvegVi scritto-
ri e cavalieri del Giglio, vi novera i ca-
valieri Pìi, Lauretani, di s. Paolo (F.)
e simili. À comodo de'litigandi avendo i
Papi permesso che si giudicassero le cau-
se ecclesiastiche fuori della curia roma-
na, di frequente si commettevano a per-
sone che mancavano di capacità e buo-
na fede, abusi che derivavano dal gran
numero de' protonotari titolari, a'quali
ancorché non forniti derequisiti oppor-
tuni, si affidavano come costituiti in di-
gnità ecclesiastica. A rimediarvi , Bene-
detto XIV considerando che altri Papi
e il concilio di Trento aveano procurato
di piovvedervicon prescrivereclienefos-
scro eletti i giudici ne' sinodi diocesani e
provinciali, riflettendo che questi soleva-
no differirsi, autorizzò i vescovi coi capi^
toli a eleggerli, colla bolla Quamvis, dei
26 agosto 1 74 1> ^^'^ '^ 28 del suo Bull,
t. r. Dovendo riportare la bolla di Pio
VII, anche per coii-ispondere alle richie-
ste fattemi, mi limiterò a qualche cenno
delle cose principali e degli antichi pri-
vilegi de' protonotari titolari detti anche
f.r/rfl!/iHnierK//i,coirautorità del Ferrari
e del Macri, essendo loro vietato benedi-
re i paramenti sagri , e di prenderli al-
l'altare per la celebrazione della messa,
ma in sagrestia, né possono portare l'a-
nello con gemma mentre celebrano la
messa, bens'i quello di semplice oro come
dissi ad Anello. Precedono i canonici
nelle cattedrali , non quando sono con-
gregali capitolarmente, ed Urbano Vili
confermò il decreto de'ri ti, col breve Ciwi
sicut, de'5 settembre 164^, Bull. Rem.
PRO
t. 6, par. 2, p. 341. Il canonico prolo-
notario può in coro adoprare la soltana
paonazza, mentre però porla gli altri a-
biti. canonicali. Essendo canonici devono
in coro portare gli abiti degli altri cano-
nici, e non quelli di protonotario , altri-
menti non partecipano delle distribuzio-
ni. Dopo gli abbati e non sopra debbono
sedere. Possono predicare in manlelletta
e rocchetto. I benefìzi de'prolonotari so-
no riservati alla s. Sede. Possono essere
deputali in giudici apostolici e sinodali,
in conservatori de' privilegi de' regolari,
ed in altre cause che loro commette las.
Sede,e per delegati. £a:^rac«riar7i e sen-
za il pregiudizio de' partecipanti scrivono
gli attide'marliri, i processi per lecanoniz-
zazioni, e possono rogare altri atti eccle-
siastici. Siccome nell'offizio sono come i
partecipanti, ed essendo costituiti in di-
gnità ecclesiastica, possono ottenere ed e-
sercitare qualunque uffìzio, non che ri-
cevere le professioni di fede. Tanto i ti-
tolari creati dal Papa, che da quelli che
ne aveano il privilegio, o per conseguen-
za del loro offizio , sono offìziali della s.
Sede. Sono veri fam ìgliari del Papa . Nei
Decreta della congregazione de'riti, molti
riguardano i protonotari, esono citati nel
l. 6, par. I ,p. 57. Pio VII rivocòai privile-
giati di creare protonotari titolari, tranne
al collegio de'prolonotari partecipanti.
Pio VII volendo rimuovere gli abu-
si invalsi tra' protonotari litolari, stabi-
lire migliori norme sulla loro elezione
e sui privilegi in loro favore, emanò la
bolla Cum innumeri a' 1 5 dicembre 1818,
riportata nel detto t. 6, p. Sj e seg. dei
Decreta aulhentica e. s. Rituum , e nel
Bull. coni. t. i5, p. i4i> confermando
quanto la particolare congregazione dei
riti da lui incaricata avea stabilito. De-
crelumde privilegiis Protonotariorum ti-
tularium seu honorariorum. »§ 5. Quam-
quam plura de protonolariis, quos litu-
lares, seu honorarios dicunt, a s. Rituum
congregatione decreta edita sint , prout
videre est in nuperrima decretorunvejus-
PRO
dem coUectione; eipeiienlia lamen com-
perlum est , compluies abusus percre-
buis.'e illorum culpa, qui nullis, licei ut
plurimum nominibus commendati , ta-
lem honorem asseqiiutijVel jura sibi ?in-
clicareaiidenf,quibiis careni omnino, vel
clelalaedignilalisinsigniaiudecoreadmo-
dumadhibeiiljUlnedum ipsorum splen-
dorem haud referant prò dignitate, sed
labem poliusordini specialissimo parent.
Cum ilaque crebrae de iis ex poslulatio-
iies ad vSS. D. N. Piiim VII, burnii iter
ttiam nomine pluriura episcoporum sint
perlalae, Sanctitassua rem universam di-
sculiendam commisit congregationi par-
liculari Eminentissimorum et RR. DD.
cardiuaiiuro de Somalia s. Riluiira con-
picgalionis praefecli, Lilla, et Antonii ab
A uria, qui una cum ejusdem s. Rituum
congregalionis assessore, et altero ex a-
posto! iairum caeremoniarum magislris,
meqne jnfrascripto secrelario , omnibus
pi aedili facultalibusnecessariis, et oppor-
timis, remedia proponerenl, quae expe-
dire magis viderentur , et cerlas praefe-
nirenl condiliones, et leges , quibus eo-
nundtm privilegiorum modus, et usus
conlineretur ".
» § 6. Quare habito ad infrascriptiim
die conventu in aedibus memorati EE.
et RR. DD. cardinalis de Somalia prae-
fedo, omnìbusque, serio , diligenterfjue
perpensis, id in primis communi senten-
tia visum est decernere, ut nimirum per-
sonarum delectus baberetur in protono-
tariatushonore deferendo, ut nonnisi, qui
rite, booeste, ac prò dignitate id honoris
sustinere valeant, eodem ornentur. Pro-
ferantur idcirco testimonia, quibus con-
stet indubie. i." De nobili, vel honesla
familiae conditione. i.° De aetale saltem
annorum viginliquinque. 3." De stalu
clericali, et caelibi. 4-° De laiu'ea doclo-
ratus in utroque jure, vel in s. theologia
a probata uni versitate, vel a collegio prò-
. tonolariorum partecipantium vile tribu-
ta. 5.° De morum honestate, et gravita-
te, ac de bona apud omnes exisliinattO'
PRO 27
ne. 6." De annuo censo sculoruro saltem
bìscentum, vel ex patrimonii bonis, vel
ex perpetuispensionibus, vel execclesia-
sticis beneficiis. Sitpraetereapetitio testi-
monio commendata ordinarii,qui, et de
rebus hicadnotati$,ob sibi tradita docu-
menta edoceat, et personara idoneamse
censere testelur, quae officium protono-
tarli titularis assequatur, illudque cum
decore substineat. Quae quidem omnia
liiculenterprobandaessecautum est;quo-
ties de honorario protonotarialu asse-
quendo postulatio praebeatur,sive pera-
poslolicas literas, si ve per diploma, quod
a collegio protonotariorum partecipan-
tium tribuatur, seu a caeleris quibusli-
bet, qui jure gaudent illum conferendi".
>^§ r. Hisce de electione protonotario-
rum titularium constitutis, cura eos lon-
ge differre palam sit ab illis, qui sunt de
collegio parteci pantium, vel ad instar par-
tecipantium a SS. Domino Nostro ex ro-
raanae curiae piaelati adsciscuntur, de-
cretum est ea dumtaxat privilegia, jura,
exempliones, praeeminentias, praeroga-
tivas iisdem competere, quae intra singit-
lalim enumerantur : aliis proinde qui-
buscuraquepraesenli decreto non descri-
ptis, irriti? declaratis, et deleli*, et ahva-
gntis, nipote quae ex falsa plerumque
dìplomatum interpretalione,vel ex prava
consuetudine, vel alio quovis praelextu
usurpabanlur, iisque insuper moderalis,
ac reformalis, quae licei alias Iribueren-
tur,gliscenlibus lamen malis,occasionem
praebuisse dignoscunlur. [r.° Igitur jus
erit protonotariis apostolicis tìtularibus
extra url)emdumlaxnt, et quando eo lo-
ci ubi degunt, oonadsit summus Ponti-
fex, uti habito praelatitio, videlicet veste
talari, et palliolo nuncupato mantelletto
nigri coloris. 2° Eo habitu praelatitio
nigri coloris cum rocchetto subtus pal-
liolum uti poterunl protonotarii in pu-
blicis supplicationìbus, aliisque ecclesiae
functionibus;in reliquisverorccchettum
dimittant,siniulque sciant sese, licei for-
te, plures insiroui couveniant nonexin-
28 PRO
de consti luere collegium, nec corporatos
ceiiseri. 3." Usus collaiis, et calìgaruin
coloris violacei omninointei'dicitui', ilein
et vitta seu cordula in pileu coloris vio-
lacei, seu etiam, quo nonnullorutn auda-
cia eiupit, rosacei, aut rubei, quae nigii
diinitaxalcolorisessepoterunt: ejusdem
coloris sii pariler pileum cum lemni-
scis steiutualibus imponendum. 4-°Pi"o*
tonotarii titulaies, qui dignitate, uutca-
nonicatu potiiuitur, habilum geslent sui
ot'dinis, non vero piaelalitium in choro,
coque consideant in loco, queiu ex be-
neficio eos cleceat: quodsihabitu prae-
lalitio uti velini, distributionibus quoti-
dianis piivenlur, quae sodalibus accre-
scaiit. S.^Habitupraelatitio induli omni-
bus clet'icis , sacerdotibus simplicibus ,
el etiam canunicis praefetendi sunt sin-
gulatim sumptis, non vero in collegium
coeunlibus. Neutiquam etiam praeferen-
dos se esse arbilrentur, aut apostolicis
nunciis,aul ulriusquesignatui'aet'efei'en-
daiiis, aliisve ex romanae curiae prae-
sulibus, etiamsi nulluni ex sui mimeris
insignibus il geslent, dummodode ipso-
rum gradu non latealj iteni nec antecel-
lanl vicaiiisgeneralibus, aut capitulari*
bus, aut abbalibus. 6.° Sacrum operan-
tes a simplicibus sacerdotibus minime
dilTerunt; idciccosacrasvestesinduant in
sacrario, uno tantum ministro utantur,
ipsique calicem deferant, detegant, eoo-
periant: ilem libri missarum fbiia evol-
vant; vetanlur praelerea palmatoriam,
canonem, annulum, pìioleum adhibere.
y." Quando adstant ad sacra cum habitu
praelatitio non genufleclant, sed caput
inclinent, uti in more est apud canonicos
cathedralium : duplici duclu ihurifìcen-
tur: consideant vero in loco per caerimo-
Diale episcoporum constitulo. 8.° Confi-
cere possunt acta de causis beatificatio-
nis,et canonizationisServorum Dei: quo
tamen privilegio utinequeantsieoloci al-
tersit e protonotariis partecipantibus. g."
Item rite eliguntur in conservatores or-
dinum regularium, io judices syuodalcs,
PRO
incommissarios apostolicos, et judices, a
summo Ponlifice adsciscendos prò causis
ecclesìaslicis, et beneficiariis. Item apud
ipsos professionem fidei recte emittunt,
qui ex officio ad eamdem astringuntur.
Item coram Ipsispensiones transferri pos-
sunt ab iis, qui eo gaudent pri vilegio. i o."
Beneficia eorum,qui protonolarialum ti-
tularem per apostolicas literas, vel per
diploma collegi protonotariorum parte-
ci pantium assequutisunt,nonnisi ab apo-
stolica sede conferri possunt. i i.° Io ci-
vilibusnegotiis, nec non in criminalibus,
alque in vitae disciplina, ordinariis lo-
corum obnoxios piane se esse noverinl,
nullaque ratione ab ipsorum jurisdictio-
ne liberos se comminiscantur. i2.°Etsi
habitum praelalitium non geslent, gau-
dent tamen privilegio fori, dummodo
in hubitu, et tonsura incedant. i3.° Fa*
tuiliarìbus Papae minime accensentur,
cum hoc privilegio gaudeanlprolonotarii
dimitaxale partecipantibus, vel romanae
curine preiati qui ex Ponlifiois benigni-
tate iisdem aequiparantur. 1 4-° Quae hic
percensenlur privilegia ea sunt, quibus
dumtaxal protonolani titulares donatos
se sciant, qui secus facere, aliisque prae-
ter memorata privilegiis ac juribus uti
auserint, si ab ordinario, tamquam ab
apostolica sede delegalo, semel, et bis ad-
moniti non paruerint, eo ipso privatos
delato honore se sciant. i5.° Tandem qui
protonotarialu titulari donati sint,vel per
apostolicas literas, vel alio legitimo diplo-
mate, nequeantuti ipsius juribus ab hu-
jusce decreti praestitutum conslabilitis,
nisi antea, vel apostolicas literas, vel di-
ploma ipsum in officio secretarli collegi!
protonotariorunì de numero partecipan-
tiumexhibuerinl, qui in codicem referat
nomen,cognomen,aeta lem, patria ai,qua-
litates novi protonotarii titulans,ac prae-
lerea diem ad quam, vel breve, vel di
ploma datum est. Idem porro protono
tariatus privilegium in secretaria proto-
notariorum parteoipantium recognilum
exhibeaut ordinario, apud quem, vel a-
PRO
pud alinm personam in eccleslasllca di-
giiitate conslitutam fidei piofessionem
(cioè quella di Pio IV di cui parlai a Pbo-
FEssio.vE DI FEDE, chiamata volgarmente
Piana), et fjdelitatis juramentum erait-
tanl (la formola sta nel iib. 2 delle De-
cretali a\ titolo 24 De jurej tirando, cap.
4 , che incomincia Ego N. Episcoptis, con
variare il titolo e alcune parole). Quibus
peractis fas ipsis si habitum sui gradus
iliduere, ofFiciuro tenere, uli privilegiis,
honoribus , praerogativis, quorum no-
tula fypis impressa (si deve intendere dei
ripoitali 1 5 articolij non esistendo stam-
pata a parte), et ab alìquo ex protouoia-
nis partecipantibus subscripta, et obsi-
pnata iisdem tradetur, ne quid adversus
liaec decreta, ex ipsorum ignoratione pe-
ragi contingat. Quare tum literae apo-
slolicae in forma brevis, tum diplomata,
quibus protonotarii titulares creantur
concinnanda erunt juxla hujusce decreti
sententiam, ne qua ibidem ab eo aliena
describantur ".
* § 8. KLhiI autem hoc decreto immu-
tatum censeatur de ampliorìbus privile-
giis,quibus collegia quaedam, et capitu-
la ex apostolico indulto, etiam ad instar
protonotariorum partecipantium alicubi
gaudeant. Leges tamen,etconditiones in
iisdem indultis praefinitae accurate, reti-
gioseque serventur; ncque ulti fassitcon-
cessionis limitespro suo arbitrio praeter-
gredi, vel in romana curia id genus in-
signia deferre, vel sibi singulatim, et ex-
tra collegii functìones attributaexistima-
re, quae corpori tantummodosunt col-
lata. Demum eadem particularis congre-
gatiocensuit rogandumesse Sanctitatem
suam, ut singola hoc decreto propesila
dignelur consti tutione apostolica confir-
mare. Die 2 7 aprilis 1818. Qui segue la
sottoscrizione del cardinal Somaglia, di
mg.'' Sala segretario de'riti, il decreto e
l'approvazione di Pio VII, colla deroga-
zione delle clausole necessarie e oppor-
tune. »>Si quisautem hoc attentare prae-
sumpserit, iodignalionem omnipotentìs
PRO 29
Dei, ac BB. Petri et Pauli apostolorum
ejus se noverit incursurura ". Trattano
dei protonotari apostolici: P. Vincenti,
Teatro degli nomini illustri che furono
protonotari nel regno diNapoli, ivi 1607.
Hier. Fabri, Tractalus de protonotariis
apostolicis eorumque dignitale etnninere,
Rononiae 1 672. Plettemberg,iVo/. Con-
gregalionum et Tribunalium p. 34c)eseg.
Ciampini, De P^ice- Cancella rio, p. i 1 1.
Jo. Battista Sacchetti, Privilegia protho-
notarioruni apostolicoruni tani de nume-
ro partecipantium nuncupat. Roniae exi-
stentmm, quani exiraordinariorum seii
honorariorum uhique terranim degen-
tium cumprimaei'a eorumdem insti tulio-
ne, ipsis nontantuni sedEpiscopis eorum-
que f'icariisy omnibusquejurisdictioneni
ecclesiasticani exercentibus e/c.,Romae
1 6()3. Jos. h'ìganù, De protonotariis apo-
stolicis tani de numero partecipantium,
quam supranumenim , nec non tittiUt-
ribus seu non partecipantibus, Romae
1751. Giorgio Viviano Marchesi Buo-
naccorsi, /antichità ed eccellenza del pro-
tonotariato apostolico partecipante,colle
pili scelte notizie de'santi, sommi Ponte-
fici, cardinali e prelati che ne sono stati
insigniti sino al presente. Faenza 1751.
A. H. Andreucci, Hier. eccl. t. i,p. 99.
De protonotariis apostolicis e numero
partecipantium.
PROTO PAPA, Proiopapas. Titolo
della chiesa greca, in significato di pri-
mo padre, priuìo prete, cioè Arciprete^
ed anche il i.° dignitario d''una comuni-
tà religiosa, d'una chiesa parrocchiale. Il
protopapa nella chiesa di s. Sofia di Co-
stantinopoli era in tal pregio d'onore, che
nelle funzioni eccle>iastiche occupava do-
po il patriarca il i.°luogo, essendo capo del
tribunale ecclesiastico, ed era chiamato
flJagnus Piotopapas. L'imperatoregre-
co in della metropoli avea ancor lui nel-
la sua cappella la dignità di protopopa,
che presiedeva al clero patriarcale e al
clero palatino. Il Carafa, De captila re-
gis, cap. 3 : De magno capellano, tiat-
3o PRO
10 del prolopapa del palazzo degl'impe-
ratori d'Oliente, seti primis palatìi pre-
sbyter. I greci scismatici danno il nume
di Papas ai loro preti , ai loro vescovi
ed ai patriarchi; ed i turchi chiamano
Papassi i sacerdoti cristiani, come notai
a Papa , col qual titolo s'intende gene-
ralmenteperanlonoinasia il sommo Pon-
lefìce, capo della chiesa cattolica roma-
na. Dice Bergier alla voce Papa, che il
prelato greco della chiesa di Corfìi pren-
de il nome di Protopnpa; e che Scali-
gero osservò costumare gli etiopi di ap-
pellare Papasath i loro preti , Episco-
pasalh i loro vescovi, nondimeno fa no-
tare che tali termini sono della lingua e-
tiope. Gl'indiani del Perù chiamavano
il loro sominosacerdotePdf^aj. Delle vo-
ci Papa e Protopapa usate dai greci di-
scorre eruditamente Pauli nella Dissert.
de ritu ecclesiae Ne.rilinae p. i oi5 e seg.
11 can. Morisani pubblicò la Diatriba de
Prolopapis,mpoì\ i yGB.Nel vol.XXXII,
p. i52, ed a Messina descrìssi il proto-
papa,dignità della collegiata dis. Maria
del Grafleo. Rodotà, Del rito greco in I-
talia t. I, p. 265, diceche nel governo
de'vescovi greci si'inlrodusseronellechie-
se delle provincie napoletane quelle gre-
che costumanze,delle quali ancora si con-
servano le vestigie. Ritengono alcune i
nomi greci denotanti dignità e uffizi. Reg-
gio (^'".), con molte chiese di sua dipen-
denza,quelle di Messina, à\ Dova, iì'\ Op-
pido, di Nardo ed'ì Belmonle fanno pom-
pa del greco nome di protopapa che ar-
ciprete dinota. Aggiunge Rodotà, che di
questa eminente dignità narrano le pre-
rogative e ne descrivono il ministero e
l'uffizio, Codino, Gretsero, Goar, Meur-
sio, Ducange, Allazio. La chiesa del pro-
topapa di R.eggio è dis. Agata della stessa
diocesi, la quale in uno a quella di Mes-
sina con greco nome s'intitolano ctìJ//o/i-
<7ie, voce altre volte adoperala per espri-
mere la cattedrale, ed anche la chiesa ma-
trice o parrocchiale; laonde convien di-
re, che parrocchiali fossero le chiese di
PRO
Reggio e di Messina e altre dai greci sta-
bilite nelle provincie de'due regni di Na-
poli e Sicilia, col nome di cattoliche.
PROTOSCRLMARIO, Profó5c/m/Vr-
rius^Priniiscrinius. Ilcapo degli Scriniari
della sede apostolica. Ad Archivi e Ar-
chivisti DELLA s. Sede dissi che l'arcliivio
ne'primi tempi della Chiesa fu detto an-
che Biblioteca della s. Sede (T-^.) , chia-
mato ancora Scrigno e Scrinio santo, in-
cominciato da s. Pietro e poi aumentato
cogli atti che vi deposero i Notari regio-
nari istiluiti da s. Clemente I,edailoro
successori essendosi aumentate di mollo
le gravi incombenze, furono dati in aiu-
to 1 2 notari per custodia dell'archivio o
scrinio santo, che come gli archivisti de-
gli antichi romani furono denominati
Scriniari. Che questi eziandio esercitaro-
no l'ufficio di notari sotto la dire/ione dei
medesimi notari regionari, con iscrivere
anch'essi gli atti de' martiri, e poi finite
le Persecuzioni della Chiesa (f^.), impie-
gati a scrivere l'epistole pontificie,! pub-
blici istromenti, leggevanoe pubblicava-
no gli altide'concilii, ed esercitavano al-
tri onorevoli uffizi. Soggetti prima al Pri-
micerio della s. Sede {F'.) ossia de'nota-
ri regionari, più tardi e nel IX secolo eb-
bero per capo il Protoscriniarìoo Primi'
scrinio, appellato pure Archivista e Bi-
bliotecario (J^.). Rimarcai in fine, che il
protoscriuariato o primiscrinialo diven-
ne un rispettabile uffizio tra' primi 7 uf-
flziali maggiori del sagro palazzo Lateia-
uense, chiamando Macri il protoscrinia-
rio, gran cancelliere. A Protonotari a-
posTOLici , comechè successi ai notari re-
gionari , dichiarai che dalla loro impor-
tante officina derivò la Cancelleria apo-
stolica [F.)j ma Galletti non crede che
il cancelliere di s. Chiesa fosse il proto-
scriniariooprimiscrinio, il quale spesso e-
ziandiofu chiamato Bibliotecario, finché
poi le due ragguardevoli cariche furono
separate affatto, per molto tempo eserci-
tando l'uflizio di bibliotecario il Secon-
dicero notaio regionario, di cui parlai
PRO
al citalo arlicolo Primicero. Nondimeno
Zaccaria, neWa Dissertazione sopra i no-
tai ecclesiastici, chiama il proloscriniario
anche Cancelliere^ coli' autorità di Pau-
vinio, dicendo che i 12 scriniari aggiunti
ai notali regionari aveano per loro impie-
go lo scrivere soltanto quegli atti eccle-
siastici che dal protoscrioiarioocancellie'
re erano a nome del Papa dettali , come
bollé,privilegi,altide'conciliiesomiglian-
ti. Parlando Zaccaria degli sa'iniari, dice
che tale fu sotto Papa Marino lo scriniario
Gioigio scrittore della pontifìcia lettera
a Gerardo vescovo di Lodi ; tale sotto s.
Leone IVneU'SSc Stefano; talenelioi 3
Roccione; tale nel 1079 Angelo, neli i5g
Andrea^ nel 1 191 Crescenzio, nel 1204
Giovanni. Conviene conPanvinio, che non
di rado si unirono in una sola persona i
due impieghi di notaio regionario e di
Scriniario della chiesa romana. Una bol-
la di s. Leone IV deir852 fu scritta per
inanus Nicolai Nolarii atqueRegionariì,
et Scriniarii Sanctae nostrae romanae
Ecclesìae. Un'altra di Benedetto Vi 11 del
101 3 è dala per manus Benedicti Rfgio'
nariìNotarii^etScriniariis. romanae Ec'
ctfsiae. Da quanto dissi a Nome dei Pa-
pi sul nome imposto a Pasquale 11, pare
cheMacri la ritenesse prerogativa del Ca-
poscrinario, cioè de'protonotarii egli di-
ce. Riganti citandolo, nel suo dotto trat-
tato de Proionotariis a p. 3o, n.° 2 3 ri-
ferisce: Aderat quoque inter Notarios se-
dis aposlolicae Primoscrinius,qui eliam
Proloscriniarìus dìcehalur ^ prima rius
nempe Archivista, cui in romana eccle-
sia archivii cura inerat, et sub se duode-
cim habeat Scriniarios, qui omnium quo-
que actorum civilium instrumenta forma-
bant. Nec adalium,quam ad Primiscri-
uium spectabat Pontifici noviterelectono-
men in baptismate sortitum ad ejus libi-
tum mutare. Intieramente non posso con-
venirvi, per quanto dissi a Nome dei Pa-
pi. Riganti dice del Protoscriniarius, seu
Primoscrinius Aotarionim , qui archivio
romanae ecclesiae praesidebaL
PRO 3 r
Galletti, Del primicero della s. Sede
e di altri uffìziali maggiori del sagro pa-
lagio Lateranense, a p. i33 discorre del
Pratose rimario e riporta la seguente se-
rie.Intendevano! romani per iScr/gnoquel
luogo, in cui erano custodite le scrittoi e
di qualunque genereesse si fossero. Quei
scrigni, che servivano alla conservazione
delle carte spettanti al pul^blico, aveano
i suoi uffìziali, ì quali iS'cnn/an si appeU
lavano. Nella chiesa romana, dice il Pan •
vinio, erano 12 scriniari, i quali avevano
in mano lo scrigno della sede apostolica,
e servivano a formare gli atti pubblici.
Galletti senza affermare sul preciso nu-
mero, soggiunge che certamente scrive-
vano le lettere apostoliche, e questa era
privata loro incombenza, poiché s. Nico-
lò I dell' 858 nella sua epistola 27 dice
che non avea potuto dare certa risposta
in un preciso tempo, perchè i suoi scri-
niari aveano le vacanze. Quegli che pre-
siedeva a questi scriniari dicevasi prolo-
scriniario o primiscriuio,priinoscrinio,o-
pinando Galletti che questa non fosse una
carica delle più antiche,sebbene da Gio-
vanni diacono si faccia precedere al primi-
cerio de' Difensori [f^.) ed al Nomencla-
tore (/^.) , poiché in progresso di tempo
gli scriniari si staccarono dal corpode'no-
tai regionari e se ne formò un collegio a
parte col suo capoprotoscriniario, il quale
talvolta fu denominato semplicemente
Proto. Neir82 7 Galletti per i .° pone Gre-
gorio protoscrinario, perché si nomina ia
una bolla di Gregorio IV', presso Mura-
tori : Scripta per manus Gregorii pro-
toscrinani patriarchio Lateranensi, Nel
Bollarlo romano in vece si legge : Scripta
per manum Gregorii prothonotarii in pa-
triarchio Lateranensi. Indi Giuseppe pri-
miscrinio deir862 che intervenne al con-
cilio di s. Nicolò I, e si soltoscrissepnV/K-
scrinius romanus immediatamente dopo
Elia oblazionario e dopo tutti i suddia-
coni. Anastasio primiscrinii dell' SrS,
sottoscritto in una boHadata per lui: for-
se era anche bibliotecario, 0 passò a que-
3i P R O
sto uffizio òaprimiscvìniQ. Benedetto dei'
1*897, ed era visitatore del monastero di
s. Erasmo al Monte Celio : intervenne al
concilio deirSpB di Giovanni IX, in cui
furono cassati gli alti contro Form oso, ed
è chiamato protoscrìniariiis. fllelckise-
dechde] c)0 5 protonotario, leggendosi nel
privilegio di Sergio III al vescovo di Sel-
va Candida : Scriptum per nianus Mei-
chisedech protonotarii s. Sedis apostoli'
cae. Forse questi è quel medesimo Mel-
chisedech che da scriniario passò a proto-
scrìniario e che scrisse una bolla di Ser-
gio II deir847, quindi piotonotario, che
da un documento si vede di verso dal can-
celliere ch'era Teofilatto. Qualche vol-
ta il cancelliere si chiamò archicancel-
liete e archiscriniario j e bibliotecario ^
ufiizio che talora simultaneamente fun-
se. Tuttavolta Galletti non conviene che
l'archiscriniario fosse il cancelliere, per-
chè protonotaio, protoscrinarìo e primi-
scrinio dice che vuol dire una stessa co-
sa, ed udQzin li diversi dal cancelliere. Pie-
tro del 940 arciscriniario v. roinanaeeC'
clesiae. Nel 94'2 Leone protoscrinario, poi
antipapa Leone FUI , si sottoscrisse in
una carta : Leo Dei pietale prolhoscri-
niaritis s. Sedis apostolicae. Nelg58 an-
dò a Subiaco con Giovanni XII, ed è no-
minato Leonent venerabdein s. romanae
tcclesiae protoscriniariiwi, mine in ea-
detìi sedi Petri vicarium, ed era laico
quantunque per la carica dovesse essere
chierico. Nel 963 si trova Gregorio archi'
notaio, lo stesso che protoscriaiario. y^zo-
«cdel c)65 protoscrinario fu spedito dai
romani col vescovo diSutri legato all'im-
peratore Ottone I per trattare del suc-
cessore da darsi a detto antipapa, e per-
ciò partigiani degli scismatici; ma l'eletto
Giovanni XIII fece tagliare ad Azone la
lingua , il naso e due dita. Stefano del
978 arch scrinio j lo stesso che protoscri-
niario, ed era nolaro regionario. Azone
del 983 che si sottoscrisse: /^zo Dei pietà-
te proloscriniarius et apocrisariiis roma'
nae ecclcsiae, essendo anche nunzio apo-
PRO
stolico. Stefano del 989 primiscrinio s. ^
r. ecclesiae. Nel 992 Leone , Dei pietà- 1
te prothoxcriniarius. Indi Stefano proto-
AcnViirtno sotto Giovanni XIX detto XX
del 1024'. viveva ancora neh o38. Ser-
gio del 1039 protoscriniario : in un pri-
vilegio si legge: scriptum per manum Ser-
gii archiscrivii sacri pala ti i. Nel i o44
Giovanni priniiscriniiLateranensis pala-
ta, ^eì lo'ì'j Pietro, archiscriniarii s. r.
ecclesiae. Nel 1 060 Giovanni, Dei gratin
Proto; ed in altro documento : Ego Jo'
hannes Dei gralia s. apostolicae sedis
Proto. Nel 1073 Pietro protoscriniario
della sede apostolica. Mardone del 1 1 Sg
protoscriniario. Giovanni del i igS pro-
toscriniario/Wea:; dipoi ascese al grado
di secondicero. Poscia i notari si nomi-
navano ancora àa\ Prefetto di Roma[F .\
onde s'intitolava : Ego N. Deigratia s. .
romanae praefectura Judex et Scrina^ 1
rius.
PROTOSINCELLO, Protosyncellus.
Dignità ecclesiastica della chiesa greca,
capo óe'sincelli o di quelli che abitavano
e alloggiavano nel patriarchio di Costan-
tinopoli. Era come il vicario del patriar-
ca, anzi destinato suo successore , e per-
ciò eletto dal capitolo e dall'imperatore. .|
PROTOTRONO. Primo trono, pri- \
ma cattedra o sede. Nella chiesa greca
chiamavasi prototrono il primo vescovo
d'una provincia ecclesiastica, ovvero quel-
lo che occupava il r." posto presso il pa-
triarca, o dopo il metropolitano. Gugliel-
mo die il titolo di prototrono al patriar-
ca d'Antiochia, perchè fra' i3 arcivesco-
vi che sino dal tempo degli apostoli a-
veanooccupato quella sede, quello di Ti-
ro ottenne il i.° luogo.
PROVA. F. Giudizi DI Dio, Purga-
ZIONI.
PROVENZA. Antica provincia della
Francia (^.), limitata al nord dal Dc/-
/?«fl;o(A^), al nord ovest dal contado Fé-
naissin (F.), all'ovest dalla Linguadoca,
al sud dal Mediterraneo, ed all' est «lal-
l'italia : suoi limiti naturali fuiooo oltre
PRO
ii mare, il Rodano, il Varo, le Alpi, la Du-
lenza. Sua capitale Àix (/^'.), tlivideva-
si in Alla-Piovenza e in Bassa Proven-
za ; comprendeva 1 1 vicariali, coi quali
si formarono i dipartimenti delle Boc-
che del Rodano, del Varo e delle Bas-
se Alpi , la parte orientale di quello di
Valchiusa, ed una piccolissima parte del-
l'altro della Dróme. L' Alta-Provenza è
montagnosa, con buoni pascoli, nume-
rosi bestiami, con clima temperato nelle
valli, freddissimo sulle alture. La Bassa-
Provenza ha temperatura calda, e som-
ministra olio rinomato. I provenzali so-
no dotati di gran vivacità di spirito. La
lingua romano-provenzale fiorì moltis-
simo in Italia ne'secoli XI, XII, XIII, e
da cui tutta s'informò la lingua e poesia
toscana. Neh 723 in Avignone si pubbli-
cò di Saverio Andrea Pellas: Diclionnaire
proi'encal elfrancois. Degli antichi e fa-
mosi poeti provenzali delti Trovatori ^
parlai a Poesia e in altri articoli. I pochi
galli che anlicamenle abitarono qtiesla
regione, furono gli anatilii, i desuviates,
i vulgienles, i salyes o salici, i suelteri, i
camalullici, i deceates, i suetri, i nerusi,
i sanili ed i verucini. 1 focesi usciti dal-
l' Asia minore vi fondarono Marsiglia
{f-). Suscitate discordie tra' marsigliesi
ed i salii, domandarono i primi aiuto ai
romani e fu mandato da Roma a soste-
nerli il console Fulvio verso l'anno \i5
avanti la nostra era. D'allora in poi i
conquistatori del mondo gettarono le
fondamenta del loro dominio nella Gal-
lia,edil paese che fu da prima loro sotto-
posto chia mossi Provincia romana, Aon-
de venne poi il nome di Provenza. Que-
sta Provincia ebbe in seguito la denomi-
nazione di Narbonese e fu suddivisa in
5 Provincie : la i .^ Narbonese, la 2.* Nar-
bonese, la Viennese, le Alpi Marittime,
e le Alpi Greche o Pennine ; ed è alle
parli meridionali della Viennese, della
2.' Narbonese e delle Alpi Marittime che
corrispondeva la Provenza qual era sta-
ta nel secolo XVIII. f^. Galiu. Nel se-
VOL. LVI.
PRO 33
colò V s'impadronì del paese Enrico II re
de'visigoti, e suo figlio Alarico ne godet-
te sino alla battaglia di Vouillé, dove fu
vinlo ed ucciso. Tecdorico re de' goti o
ostrogoti ricevette la Provenza dai visi-
goti , e le impedì di cadere in potere di
Clodoveo I ; ma non tardarono molto gli
ostrogoti a vedersi forzati a cederla ai
re franchi. All'epoca del partaggio del-
l'impero di Luigi il Dabbene, toccò a Lo-
tario, il quale lasciatala a Carlo, uno dei
suoi figliuoli, fece parte del regno della
^o/gog/jfl-Cisjurana. Divenuto padrone
della regione Carlo il Calvo, ne affidò il
governo a Rosone, che se ne fece elegge-
re re, e poi d'allora lo sialo prese il nome
di regno à'yirles o di Provenza e sussi-
stette sinoal secolo XI, che si fusenell'/m-
pero [V.) di Germania (/^•), nel quale a-
vea la Provenzali titolodi contea. La se-
rie de'conli ereditari di Provenza inco-
mincia nel I o63 con Bertrando o Ber-
tranno che neh 08 r offrì tutta la contea
a s. Pietro, facendola tributaria della s.
Sede, come aHerma Borgia, Memorie di
Benevento t. 1 , p. 106, e riportai a Re-
galia. Gli successero, nel logS Stefa-
nelto, nel i i 3o Gerberga o Gilberto,
nel I 1 1 2 Raimondo Berengario I , nel
ii3o Berengario, nel i r44 Raimon-
do Berengario II, nel 1 166 Alfonso I e
Raimondo Berengario III, nel i ig6 Al-
fonso II, nel 1209 Raimondo Berenga-
rio iV {V. Innocenzo IH), che altri chia-
mano VI [V. Avignone), famoso soste-
nitore degli albìgesi, per cui lo combat-
terono diverse crociale j perdette diversi
stati, e la contea f'enaissina diventò do-
minio della chiesa romana, con altre terre.
Nel 1245 divennero conlessa e conte
di Provenza, Beatrice erede del bel pae-
se, e Carlo I d'Angiò re di Sicilia, il qua-
le n'ebbe l'investitura nel 1278 dall'im-
peratore Rodolfo I , e fu lo stipite degli
Angioini signori di Provenza. Nel i285
successe Carlo II re di Napoli, a tempo
del quale Papa Clemente V neXi'òoS coti
stupore di tutto il mondo stabilì la resi-
3
34 PRO
ileuza pontificia in Provenza, ove resta-
rono altri sei Papi, cioè Giovanni Ji XI ly
Benedetto Xll, Clemente FI, Innocen-
zo FI, Urbano F, Gregorio'XI.CÌemen-
te V prima dimorò nel Fenaissine poi
passò in Avignone che fu il luogo della
slabile residenza, ed ove venne a render-
gli omaggio nel iSog il nuovo conte di
Provenza Roberto pel regno di Napoli.
Divenuta contessa di Provenza Giovan-
na 1 regina di Napoli neh 343, e trovan-
dosi poi in Avignone nel i348 lo vendè
a Clemente VJ, coli' approvazione del-
l'imperatore Carlo IV, con che liberò lo
stato Avignonese e la Provenza dal lega-
me dell'impero. Nel i377 Gregorio XI
restituì a Roma la residenza papale; ma
alcuni cardinalf, preferendo il delizioso
soggiorno di Provenza, restarono in Avi-
gnone. Al successore Urbano VI si ribel-
larono diversi cardinali che sospiravano
le delizie di Provenza, onde avendo elet-
to l'antipapa Clemente FU, con questi
tornarono a dimorare in Avignone, ove
successe nell' antipoutificato Benedet-
to XIII. Col soggiorno lunghissimo di
più d'un secolo di 7 Papi e di 2 Antipa-
pi in Provenza, la regione fu testimone
di grandi avvenimenti , moltissiuri pro-
venzali furono creati cardinali e alcuni
anche Papi; quindi immenso ne fu il lu-
stro e i vantaggi che derivarono alla Pro-
venza, giunta a tanta potenza e ricchez-
za, ed ove furono eretti sontuosi monu-
menti,in gran parte distrùtti dal fanati-
smo antireligioso de'crudeli ugonotti. Nel
i382diventòconledi Provenza il re Lui-
gi I, nel 1 384 Luigi II, nel i4'7 Luigi
III, neli434Renato, neli48o Carlo III,
tutti Angioini, per la morte del quale nel
1481 Luigi XI re di Francia pretese che
quel principe lo avesse istituito suo erede,
e dichiarò la Provenza riunita alla mo-
ìiarchia francese. Dopo la morte del re,
Renalo di Lorena\o\\e far valere le sue
pretensioni sudila successione diRenatosuo
avo materno, ma indarno perchè re Carlo
Vili unì in perpetuo la provincia alla co-
PRO
rona nel «487. Siccome la Provenza non
era ancora riunita a tal corona all'epoca
della Prammatica sanzione [F.) , cui si
riferiscono le disposizioni del Concorda-
to tra Leone X e Francesco I ( F.), così i
Papi protestarono perchè dovea restare
paese d'obbedienza, cioè nella medesima
sommessione in cui era sotto i conti di
Provenza verso la s. Sede. Inconseguen-
za di queste proteste re Francesco I ri-
cevè nel 1 5 16 da Leone X un indulto
per la nomina de' vescovati e altri bene-
fizi concistoriali di Provenza. Quell' in-
dulto conteneva una clausola particola-
re sull'obbligo di nominare nello spazio
di 6 mesi a die vacationis. La Provenza
era soggetta alla legazione apostolica di
Avignone; l'espeltativa de'graduati non
avea luogo in questa provincia. Nel de-
clinar del secolo passato la rivoluzione
francese tolse alla sovranità della s. Sede
gli stati temporali di Provenza,cioè lo sta-
to d'Avignonee il contado Venaissin, col-
le città vescovili di Carpentrasso, Cavail-
lon e Faison. Per la Provenza ci ripas-
sò Pio FU [F.) nel 1809 pel suo -vio-
lento trasporto in Francia, il quale Papa
fece solenni proteste per la ricupera de-
gli stati provenzali.
PROVIDENCE (Providen). Città eoa
residenza vescovile dell'America setten-
trionale degli Slati Uniti, nell'Ohio o se-
condoaltri nellostato dell'Isola di Rodi o
Rhode-Islaud con porto, uno de'due suoi
capoluoghi, e capoluogo della contea del
suo nome, a 1 20 leghe da Washington,
sul fiume Pro vidence che immediata men-
te sotto riceve a sinistra il Seekhonk. a 4
leghe dalla baia di Naragansett. £' be-
ne fabbricata, e molte case ne sono ele-
ganti, ed in bella situazione. Un grandio-
so ponte lungo 90 piedi congiunge le due
parti della città, che ha la corte di giu-
stizia. La cattedrale è sotto l'invocazione
de'ss. Pietro e Paolo. Vi hanno templi i
battisti, i congregazionalisti , gli episco-
pali, i quacherì, i metodisli, gli univer-
salisti e la setta degli africani : tra' tem-
PRO
pli congregazionalisti, quelli de'melodisli
e degli episcopali sono i più belli edifizi di
questo genere che esistano negli Stati U-
nili. L'università è frequentatissima; fon-
data nel 1764 a Varren, qui fu traspor-
tata nel 17 70, ed haunbell'edifizio. Hav-
vi biblioteca pubblica, collegio di qua-
cheri , accademie, banche, compagnie di
assicurazioni. Vi sono fabbriche e mani-
fatture, con estesissimo commercio, che
lende la città sommamente fiorente. Il
fiume è navigabile, ed il canale di Mas-
sachusets ne aumentò il commercio. Un
poco all' est della città si attraversa il
Seekhonk sopra due belli ponti. IN'e'con-
torni si osserva il fenomeno delle rupi
tremule; una di esse, ch'eia maggiore, for-
masi d'un masso di granito di 1 80^000
libbre, cui s' imprime con piccola leva
un moto d'oscillazione, del qual fenome-
no ha Viterbo iu Europa l'esempio. La
città fu fondata nel 1 636 da Rodger Vil-
liams, che potè formare ili." stabilimen-
to , in cui venne introdotta una perfetta
tolleranza religiosa nel nuovo emisfero.
La sede vescovile di Providence o Prov-
videnza, ad istanza del 6.° concilio di Bal-
timora la istituì il regnante Pio IX con
breve deh ." maggio 1847, dichiaiandola
suffraganea dell'arcivescovo di Baltimo-
ra, e trasferendovi il vescovo che Grego-
rio XVI avea dato ad Harffoid[f^.).
PROVliVCIA, Proi'/ncza. Regione ,
spazio di paese contenuto sotto un nome.
I romani chiamarono provincie tutti gli
stati o paesi da essi conquistati fuori del-
l'Italia, poiché PfOi'inda è cosi detta da
procitt vincendo , da procnl miscere, o
secondo Pesto da provincere o antiviri'
cere. Si chiamò Provenza quella prima
provincia meridionale di Francia che i
romani conquistarono nelle Gallie, per-
chè l'avevano denominata provincia. Pe-
rò la prima provincia o regione cui im-
posero tal nome fu la Sicilia , dicendo
suburbane quelle d' Italia. 1 romani ri-
ducevano in provincia il paese del>ella-
to togliendogli le sue leggi, assoggettao-
PRO 35
dolo alle romane e mandandovi un Pro-
console^uB Pretore, ed un Questore (P^.).
Dice Cicerone che provincia è una re-
gione, la quale il popolo provicit o prò-
cui vicilj e perchè ogni anno si dava fa-
coltà a qualcheduno di governarla, per-
ciò fu presa la voce per ogni ufficio. Il no-
me di Proconsole pressoi romani fu dato
a colui che governava una provincia col-
la stessa autorità come se fosse console;
aveano il comando della milizia, e lagiu-
risdizione e cognizione delle cause, il go-
verno e l'amministrazione di tuttociòche
apparteneva alla provincia, nella quale si
regolavano a similitudine dell'ammini-
strazione di Roma. Sotto la repubblica
erano fatti proconsoli dei privali; ed ai
tempi degl'imperatori romani chiamossi
proconsole colui, ch'era scelto dal senato
per governare una delle provincie dette
senatorie o del popolo. Iproconsolisichia-
maronoancl>e Propretori, i quali aveano
subordinali i Questori, ed i Legali che
non erano meno di tre, ed esercitando
l'uffìzio di vicari de'loro presidi. La dif-
ferenza tra i proconsoli ed i propielori
consisteva che i primi aveano 12 littori,
i secondi 6, quindi proporzionati erano la
corte e l'esercito. I proconsoli derivando
dal consolato e da quelli ch'ei-ano stati
consoli in Roma, aveano il governo d'una
delle provincie consolari tratta a sorte.
Amministra vano giustizia, e comandava-
no quell'armata ch'era loro toccata pa-
rimenti in sorte. L'estate ordinariamen-
te era destinalo alla guerra, e l'inverno
era impiegato agli esercizi della loro giù-
lisdizione. La lorocarica non duravache
un anno, a meno che il senato non giu-
dicasse espedienledi prolungarla;ma non
giudicavano da se solii processi, ed avea-
no seco loro degli assessori osìia degli al-
tri giudici, ch'erano perciò stipendiali dal
pubblico. Quantunque i proconsoli a ves-
serò nelle rispeltive provincie la stessa
autorità, le slesse insegue, gli stessi uflì-
ziali, ed il numero slesso di littori e di
fasci che aveano i consoli, nondimeno
36 PRO
quando erati colà un console essi non a-
veano autorità alcuna, e la loro autorità
non eslenclevasi fuori del loro governo,
quando che i consoli aveano un'autorità
assoluta in tutte le provincie dell'impe-
ro romano. Allorché i consoli erano lon-
tani da Roma^ nella loro assenza i pro-
consoli aveano l'autorità di convocare il
senato e il popolo. I proconsoli avanti di
par li re per le Provincie olFri vano nel Cam-
pidoglio, e poi vestiti col paludamento,
ch'era la veste imperatoria, si accinge-
vano al viaggio accompagnati dai littori
coi fasci e dagli amici che li corteggia-
vano per qualche spazio fuori della cit-
tà. L'annuo ufficio computandosi dal
giorno dell'ingresso nella provincia, ter-
minato che fosse, il proconsole consegna-
va al successore la provincia e l'esercito;
se il successore non era giunto, partiva
lasciando il questore che suppliva sino
alla venuta del nuovo proconsole. La par-
tenza onninamente doveasi effettuare
dentro il termine di 3o giorni, deponen-
do il proconsole in due città della pro-
vincia tutte le ragioni di essa. Giunto in
Roma vi entrava privatamente, se non
richiedeva il trionfo,nel qual caso restan-
do fuori della città, convocato il senato
nel tempio di Bellona o in altro luogo,
gli esponeva tutto quello che avea ope-
rato nella provincia. Se aveano ben go-
vernato, venivano molto onorati, fino ad
innalzar loro statue e trofei. Avendo Au-
gusto diviso l'impero romano in due par-
ti, ritenne per se le provincie più forti,
le altre affidò al governo del senato e po-
polo romano. Le provincie imperiali fu-
ronodiviseinaSdiocesi, in 1 4 delle quali
Augusto mandò procuratori o Rettori,
i quali nell'assenza, impotenza o morie
de'proconsoli li supplivano per interim;
le più importanti erano la Spagna, con
Tarragona e la Lusitania, tutta la Gal-
lia, con Narbona, Lione, Aquitania, Cel-
tica co'loro popoli e colonie, la cui di-
visione si può vedere ai loro articoli: più
la Celisiria, Cilicia, Cipro,£gitto. Le prò-
PRO
vincie senatorie o del popolo erano A-
frica, Numidia, Asia, Epiro, (irecia, Dal-
mazia, Macedonia, Sicilia, Creta, Cire-
ne, Bilinia, Ponto, Sardegna e la Spagna
Betica. In seguilo crebbe e variò il nu-
nièro e la divisione delle provincie: fu-
rono distinte in grandi e piccole; deno-
minate I.' 2.* e 3.% orientale ed occi-
dentale, maggiore e minore, citeriore ed
ulteriore, esterna ed interna : alcune fu-
rono chiamate salutari, per le acque me-
dicinali che contenevano. Si dissero pro-
vincie fruméntarie quelle fertili di biade
che ne provvedevano Roma, come Sici-
lia, Africa, Sardegna, Spagna, Beozia, Ma-
cedonia, Chersoneso, Asia, A.ssiria, Egit-
to. Suburbane furono dette le provincie
d'Italia (A'.), ed anche Annonarie per
contribuire veltovagHeall'AnnonadiRo-
ma: a PlCE^o parlai dell'Annonai-io e del
Subuibicario. Ai Prefelli del Pretorio
(f^-) erano subordinati i vicari dello sles-
so prefetto ed i proconsoli. Adriano per
l'Italia destinò 4 proconsoli con pienis-
sima giurisdizione, anche sopra le cose
sagre, anzi la prima cosa loro era visi-
tare d'ufficio i sagri templi, onde per-
seguitarono crudelmente i cristiani, an-
che senza editto dell'imperatore. Si chia-
maronoatti proconsolari de' Martiri^ F.)^
quelh ch'erano fatti dai proconsoli, pre-
sidenti, procuratori o prefetti nelle pro-
vincie. Sarnelli, ZrC/^ eccl. t. 7, lett. 53:
Degli alti proconsolari de santi martiri.
Questi atti li scrivevano e raccoglievano
i Notari i^V.) cristiani^ istituili in Roma
da s. Clemente I e poi propagati nelle
altre chiese. Eranvi anche i notari gen-
tili che scrivevano gli atti avanti il giu-
dice che esaminava i Confessori della fe-
de e\\ condanxìava a\ tormenti e alla mor-
te; e siccome nelle provincie questo giu-
dizio spettava ai proconsoli, così questi
atti si denominarono proconsolari. Que-
sti atti de'nolari gentili erano verissimi,
perchè lo scrivere falsità sulle pubbliche
tavole era delitto di lesa maestà, e sic-
come tornavano a gloria de'cristiaui,mol-
PRO
ti ne fece bruciare Diocleziano : di quelli
che restarono se ne giovò Baronie, ripor-
tandone qualche saggio Sarnelli. Di que-
sti alti proconsolari o presidiali meglio
ne parlai a Martire. Degli avvocati pro-
vinciali parlai a Curia, e de' magistrati
provinciali ai loro articoli: dal celo dei
primi si eleggevano i prefetti esottopre-
fetli delle Provincie.
In processo di lerapo leprovincie cam-
biarono denominazione, come in tanti
luoghi rimarcai, cosi da Ducato venne
la dignità del Duca governatore dell'o-
monima provincia. Marca fu della una
gr.Tu provincia, ed anche frontiera, e chi
vi sovrastava si disse Marchese,'\n Ger-
mania margravio. Negli articoli de'ri-
' spettivi stali riportai i diversi nomi cui
I furono e sono qualificate le provincie, col
novero di quelle d'ognuno. Delle pro-
vincie temporali della s. Sede, loro an-
tica e odierna divisione, parlai a De-
tEGAziopri e Legazioni APOSTOLICHE, Pre-
siDATi, Patrimoni, Pentapoli, in uno al-
la più recente nel voi. LIII^ p. 229, go-
vernate dai Legati, Delegati, Governa-
tori e Presidi, Cardinali, Prelati e al-
tri, l cardinali legati preposti al gover-
no delle provincie pontificie,furouo pa-
ragonati agli antichi proconsoli, ed il Ri-
ganti, De Protonotarii p. 54, tratta di
tutte le onorificenze e autorità loro con-
cesse. Borgi.a nelle Memorie di Benevento
\. 3, p. 297, parlando dell'anlicadivisio-
ne delle provincie della chiesa romana,
dice che il cardinal Bertrando nel 1 347
da Avignone Clemente VI lo mandò in
Italia con titolo di vicario generale delle
terre e provincie della Chiesa, cioè » in
Urbe ejusque dislriclu, Campania, INla-
ritima. Patrimonio b. Petriin Tuscia,du-
calu Spoletano, Marchiae Anconilanae,
et Romandiolae piovinciis, ac civitalibus
et terris omnibus romanae ecclesiae me-
diate vel immediate subjectis perllaliam
conslilutis". Così Clemente \1 ridusse a
sei le provincie pontificie, oltre Roma e
suo disUelto, non compreso Benevento,
PRO 37
Avignone e la contea Venalssinn, ed al-
tri luoghi. Anche Innocenzo VI, allorché
costituì vicario generale di tutto lo sialo
ecclesiastico il celebre cardinal Albornoz,
contò sei provincie, cioè il Patrimonio di
s. Pietro, la Marca d'Ancona, il ducato
di Spoleti, la Romagna, la Campagna e
la Maremma. Avverte Borgia, che non
deve recar meraviglia, che in altre carte
di que'tempi si mentovino come provin-
cie della chiesa il Montefeltro, la Massa
Trabaria (di cui a Presidati), e le Terre
Arnolfe, poiché queste, sebbene tali fos-
sero, non formavano ad ogni modo corpo
a parte, ma d'ordinario dipendevano il
Montefeltro dal relloie di Romagna, la
Massa Trabaria da quello della Marca,
e le Terre Arnolfe da quello del ducato
di Spoleti. Gli antichi presidi di queste
Provincie si chiamavano Rettore (^.).
A Diocesi ecclesiastica parlai delle pro-
vincie ecclesiastiche, e dissi di quelledio-
cesi formate di più provincie e soggette
ad un Primate o Metropolitano [V.); e-
gualmeute chiamasi Patriarcato [V .) la
riunione di diverse diocesi sotto la giu-
risdizione del Patriarca. Nella chiesa o-
rienlale Esarcato ecclesiastico o Diocesi
(/'.) fu delta la riunione di più provin-
cie ecclesiastiche presiedute dal vescovo
Esarca, Primate o Metropolitano di più
provincie. Anche diverse provincie eccle-
siastiche furono dette dalla loro divisio-
ne i.^e 2.^ come in molle d'Oriente, ed
in Eurppa particolarmente nelle Gallie.
Nell'ordine civile il regno delle due Si-
cilie tuttora ce ne dà esempi. Nei citali
e altri articoli narrai che Costantino sta-
bilì grandi diocesi, che comprendevano
parecchie provincie e parecchi governi.
h' Impero (^'.), compresa Roma e le cit-
tà e luoghi suburbaui, fu diviso in i4pi"0-
vincie, le quali contenevano 120 provin-
cie o paesi geografici : a ciascuna provin-
cia era preposto un proconsole che risie-
deva nella C/«à capitale oMetropoU ( f^ .),
avente ciascuna diocesi un vicario del-
l'iniperalore, che abitava nella cillà prin •
38 PRO
cipale del suo distretto: anche i governa-
tori delle Provincie risiedevano nella ca-
pitale di esse, donde recavansi a visitare
personalmente le altre cittadella provin-
cia. Quindi l'ordine ecclesiastico fu rego-
lato sovente sul governo civile, la Chiesa
adottò tali divisioni per armonizzare col
governanaento temporale. A Pentavoli
parlai de'vocaholi con che venne espres-
sa la riunione di più città. Negli ordini
e congregazioni religiose fu imitata la di-
visione della Chiesa, con distribuire i loro
conventi, monasteri e case regolari per
Provincie. Fu verso il secolo XIII circa
che gli ordini religiosi cominciarono a di-
vidersi in Provincie, alle quali dierono per
titolo e nome quello d'un santo che pren-
devano per pro^c/tore, o quello della pro-
vincia civile o ecclesiastica in cui erano
i detti conventi, monasteri o case, ed an-
phe alla B, Vergine, al suo Divin Figlio,
•nlla ss. Trinità: dal che derivò il nome
di Provinciale o(\'\ superiore al capo della
medesima provincia, A'oWnc?a/j.9j stabi-
lito al disopra de'superiori particolari e
locali. Il provinciale ha però maggiore
o minore autorità secondo le disposizio-
ni delle regole e costituzioni di ciascun
prdine o congregazione. Sulla divisione
degli ordini militari e regolari si possono
vedere i loro articoli, come Gerosolimi-
tano. Inoltre provinciale si dice per abi-
tatore in provincia, a differenza di chi abi-
ta nella metropoli, prov'/«cirt/w. Anche
le Provincie furono personificale : nel-
l'antico Campidoglio erano tante statue
quante le provincie del mondo soggio-
gate da' romani, e ognuna con qualche
attributo esprimente la sua più partico-
lare proprietà. Se vinte furono rappt'e-
seutate, in segno di dolore e di mestizia,
pon la guancia o il viso appoggiato sulle
mani o sui gomiti; furono collocale ac-
canto le statue degl'imperatori in atto di
portar loro de'doni o prodotti principali
del loro suolo, ovvero ai loro piedi in se-
gno di ossequio e di debellamento. Nelle
medflglie precipuamente vennero figura-
PRU
te le Provincie co' loro straordinari avve-
nimenti.
PROVINCIALE. F. Provincia, Or-
DIM RELIGIOSI, RELIGIOSO.
PROVINS. Città di Francia, diparli,
mento di Senna e Marna, capoluogo di
circondario e di cantone, in una valle a-
mena, in riva al Durtein e alle Vouzie.
E sede di varie autorità, «ha belle piazze,
con diversi stabilimenti scientifici e reli-
giosi, ed è cinta di alte e grosse mura e
da baloardi. Sotto i romani la città alta
fu pregievole e ne conserva memorie.
Considerabile n'èil commercio, rinoma-
te le rose. Fu patria di uomini illustri,
come di Tebaldo IV duca di Sciampa-
gna e di Brie, e re di Navarra. L'origine
è antichissima, ed a tempo di Carlo Ma-
gno eravi una fabbrica di monete; Abe-
lardo vi riparòper qualche tempo. I coni»
di Vermandois, di Blois, di Chartres la
possederono a lungo. Presto fiori pel sog-
giorno de'conti di Sciampagna,anche nel-
le manifatture, ma la sua posizione van-
taggiosa le riuscì fatale nelle gnerie; pre-
sa e ripresa diverse volte, soggiacque a
gravi danni. Vi fu tenuto un concilio nel
i25i sulla scomunica: Marlene, Colle'
zi OH e, 7.
PRUDENZIO (s), vescovo di Troyes.
Nativo di Spagna, passò in Francia per
sottrarsi al furore degl'infedeli, cangian-
do il suo nome di Galindo in quello di
Prudenzio. Pel suo merito neir84o o 845
fu collocato sulla sede episcopale di Tro-
yes, e fu uno de'più dotti prelati della
chiesa gallicana. Ebbe molla parte alla
disputa che suscitossi al suo tempo sulla
grazia e sulla predestinazione, ed otten-
ne da Papa s. Nicolò I neir859 la con-
ferma dei 6 canoni stabiliti nel concilio
di Valenza deir855 sopra questo argo-
mento. Temendo inoltre che si abusasse
a favore del pelagianismo degli articoli
ch'egli stesso aveva approvati nel sino-
do di Quercy delI'SSS, scrisse per con-
futare il cattivo senso che sarebbesi po-
tuto dar loro, e per solidamente dichia-
PRU
rare la credenza della Chiesa sopra la gra-
zia di Gesù Cristo. Lo zelo che s. Pru-
denzio avea sempre mostrato pel man-
tenimento della disciplina e per l'aboli-
zione degli abusi, gli procacciò una par-
ticolare venerazione, e Io fece eleggere,
insieme a Lupo da Ferrieres, per dar o-
pera alla riforma di lutti i monasteri di
Francia ; alia quale importante commis-
- one soddisfece con pari ardore e sag-
zza. Cessò di vivere a'6 d'aprile 86 j.
' onservansi a Troyes le sue reliquie, e
il di lui nome è inserito nei martirologi
di Francia. Gli scritti che ci rimangono
di s. Prudenzio sono : un Trattato sopra
In predestinazione , contro Giovanni Sco-
to detto l'Erigena; molte Lettere; un Di-
scorso in onore di s. Maura, vergine di
Troyes. Furono stampati nella Bibliote-
ca del Padri.
PRUSAoBURSAfPnwe/?;. Città con
residenza vescovile, già capitale dell'an-
tica Bitinia, ora delIaTurchia asiatica nel-
l'Anatolia, capoluogo del sangiacato di
Rhodavendkiar a 17 leghe da Nicome-
dia e 1-2 da Costantinopoli, chiamata an-
cora Brousse, e Prusaad Olynipiim per-
chè costruita in parte sul monte Olim-
po. Domina una bella e fertile pianura
coperta di gelsi e irrigata da molli ru-
scelli. Ha due leghe di giro, compresi i
sobborghi, ed è cinta di mura antichis-
sime. Sopra una roccia apicco,Ìa quale
s'innalza qua«i nel centro della città, ev-
vi un castello che si crede occupare il luo-
go dell'antica Prusa : una delle torri di
questo castello si dice eretta da Comneno
Lascaris. Le moschee inn.° 36 5 circa so-
no il principale ornamento della città,
massime quelle de'sultani Achmed ed O-
smano: diverse altre moschee racchiu-
dono i sepolcri de'principi ottomani che
quivi regnarono prima della presa di Co-
stantinopoli. Si contano in Prusa 7 ba-
gni pubblici, oltre quelli d'acque termali,
i cui edifìci sono assai beili: ha pure mol-
le fontane, bazari, fondaclii e manifat-
ture d'oro e d'argento, tappeti, tessuti di
PRU 39
seta e di cotone: il suo commercio dì seta
grezza,considerata la migliore della Tiu--
chia, è significante. Conta 5o, 000 abitan-
ti, turchi, greci, armeni ed ebrei. I greci
abitano un sobborgo, con 3 chiese ed il
metropolitano. Gli armeni dimorano in
altro sobborgo, con chiesa e arcivescova-
to: gli ebrei hanno 4 sinagoghe. Ad una
lega circa Irovansi que'bagni caldi tanto
celebri. Il re Prusia o Prusa I è riguar-
dato come fondatore di questa città, che
divenne la capitale e residenza de' re di
Bitinia' che in n." di 39 regnarono sulla
i*egione, fino a Nicomede III che lasciò
suo erede il popolo romano. Dopo la con-
quista del paese fatta dai romani piìinon
si parla di Prusa nella storia, che all'epo-
ca dei suo splendore sotto i greci impe-
ratori. Nel 94? Seid-ed-Deoulet, principe
della casa di Hadaman in Arabia, la pre-
se d'assalto e la saccheggiò. I greci se ne
resero padroni di nuovo e la ritennero
sino al i356, nel quale si rese dopo un
lungo assedio ad Orcano figlio di Otto-
mano, il quale la fece sua residenza e cit-
tà capitale di tutto il suo regno. Timur
se ne impadronì dopo la battaglia d'An-
cira. Fu quasi del tutto ricostruita da
Maometto II, e servì di residenza ai pri-
mi sovrani della casa ottomana sino al
regno d'Amurat I, che trasportò la sede
dell'impero ad Adrianopoli. E" celebre
ancora questa città pel tradimentodiPru-
sa o Prusia II re di Bitinia, famoso per
la sua servile divozione al senato roma-
no, poiché quando Annibale si ritirò nei
suoi stati, Roma gl'intimo odi consegnar-
lo odi ucciderlo, al che stando il re per
uniformarsi, Annibale lo prevenne av-
velenandosi: gli successe Nicomede II suo
figlio, 1 48 anni avanti la nostra ei'a. Pru -
sa èpur memorabile pel supplizio di Ba-
jazet I imperatore de'turchijviutoda Ta-
merlano in quella terribile battaglia, una
delle più sanguinose che conosca la sto-
ria, che avendo rinchiuso il prigioniero
Bnjazet 1 in una gabbia di fèiTO, contro
questa si ruppe la testa.
k
4o PRU
Prusa appartenne alla provincia odio-
cesi ecclesiastica o esarcato di Ponto, eret-
ta in sede vescovile nel I V secolo, suffraga -
nea di Nicoinedia, nell'XI divenne arci-
vescovato onorario, ciò che Comraanvil-
Je protrae al secolo XIII. Negli alti dei
concilii sì chiama anche Therpoli. 11 i.°
vescovo fu Alessandro chiamato col tito-
lo di martire ne'Menei greci sotto li io
giugno. Gli successe s./'a/r/c/of'^.^ mar-
tire. La sede fu poscia occupata da Gior-
gio, che fu al concilio di Nicea, ed a lui
succedette s. Timoteo che ricevala co-
rona del martirio sotto Giuliano 1 apo-
stata, che i Menci greci nominano ai io
giugno : era onorato a Costantinopoli in
cui forse patì il martirio, venerandosi già
le sue reliquie nella chiesa del suo nome.
Eostazio è nominato fra'padii del con-
cilio generale di Costantinopoli. Nel voi.
XVIlI,p.i I 3 raccontai, che Maometto li
dopo aver preso Costantinopoli neh 453
vi fece trasportar Gioacchino arcivesco-
vo armeno di Prusa, con buon numero
di famiglie di sua nazione. II p. LeQuien
ut\V Oriens chr. t. i, p. 6i6, registra 22
tra vescovi e arcivescovi inclusive a Ci-
rillo metropolita Prusae del 1721. Nel
detto voi. p. 109 e 125 riportai alcune
notizie sul pro-vicariato de' latini e sul
vicariato degli armeni cattolici. Ne' voi.
LI, p. 324, LUI, p. 225 dissi che il re-
gnante Pio IX a'3o aprile i85o ripristi-
nò o istituì la sede vescovile armena di
Prusa o Bursa, suflfraganea del primate
di Costantinopoli, nominandovi per ve-
scovo mg."^ Gregorio Bahadur. L'attuale
monarca ottomano con firmano del 19 a-
goslo i85r,gli concesse pieno potere ci-
vile sopra i diocesani armeni cattolici; al-
trettantoaccordòai vescovi armeni d'An-
cira, Eizerum e Trebisonda nel Ponto.
Leggo nel n." 44 <^^^' Giornale di Roma
i852, che nella tliocesi di Bursa o Prusa
si è manifestato un movimento religioso
in favore del cattolicismo: già nel villag-
gio GolKazasy circa 200 tiftuiglie arme-
ne scismatiche si dichiararono cattoliche;
PRU
in quello di Murat già altri armeni sci-
smatici aveano firmato un atto pel me-
desimo scopo, e simili buone disposizio-
ni aveano luogo in altri prossimi villag-
gi. Mg.*" vescovo Bahadur si adopera a
tal uopo con molto zelo e concertandosi
pure con mg.^Hassun arcivescovo prima •
te degli armeni di Costantinopoli, onde
que'connazionali abbianoidonei sacerdo-
ti per istruttori,esieno tutelati dalla per-
secuzione del patriarca scismatico.
PRUSA o PRUSIA, Sec\e vescovile
dell'Asia minore nell'interno della Bili-
nia (oveeranvi 5 città omonime con que-
sta, secondo Mazocchi, citalo dal Zacca-
ria, Storia lelter. t. 3, p. 44^)» provin-
cia d'Onoriade nell'esarcato di Ponto,
presso il fiume Ippio, nel paese degli E-
racleoti. Fu eretta nel IV secolo sotto la
metropoli di Claudiopoli. Ne fui. "vesco-
vo Esichio o Ischio che fu al concilio Ni-
ceno I: quinto vescovo fu s. Paolo che
i Menologi greci ricordano a'7 maggio.
Leone fu il 7.° de' vescovi che registra l'O-
riens chr. l. i, p. 58o. Prusa, Prnssen, è
un titolo vescovile in partibus, suffraga-
neo dell'arcivescovo pure mpa/V/Aus di
Claudiopoli. Ne' voi. XXXI V, p. 237,
XLVI,p. 1 4 riportai che lo fu Sierakow-
ski, ora lo è mg.'' Marion.
PRUSSIA, Borussìa. Regno dell'Eu-
ropa centrale tra 49° i o'e 55° 52' di latitu-
dine nord e tra 3"^ 35' e 20° 3 \ di longi-
tudine est. Questa monarchia si compo-
ne degli stali prussiani che si dividono in
due parti principali, una orientale, l'al-
tra occidentale: la i."* è la più ragguar-
devole e forma il nucleo del regno, ab-
bracciando le Provincie della Prussia o-
rientale, una volta Prussia Ducale, del-
la Prussia occidentale, un tempo Prus-
sia Reale o Polacca, di Posnania o Po-
sen, di Biandeburgo, di Pomerania , di
Slesia o Silesia, e di Sassonia, le 4 ulti-
me delle quali sono in Germania; i suoi
limiti sono al nord il granducato di Me-
cklenburgo e il Baltico ; all'est Cracovia
e l'impero russo, principalmenle la parte
PRU
formante il regno di PoIonia,»erso il quale
vieneil limite formatodalla Prosna, dalla
Dre-wenz, dalla Soldau e dalla Szeszuppe;
al sud il granducato di Sassonia Weimar,
1 ducali di SassoniaCoburgo-Gotha e di
Sassonia Hidelburghausen , il regno di
Sassonia e l'imperod'Austria; finalmente
all'ovest l'Assia Elettorale, il regno di Au-
nover e il ducatodi Biunswickjda questa
parte deglislali prussiani dipendono i pae-
si diZiegenriick e di Schleusingen, inca-
strati ira'ducatidi Sassonia, ed i principali
di Schwarzburg e di Reuss. La parte oc-
cidentale che si ebbe il nome di grandu-
cato del Basso-Reno, sta intieramente
compresa nella Germania, ed abbraccia
le Provincie di Westfalia, di Cleves-Berg
e del Basso-Reno, viene limitala al nord
dall' Annover, all'est dai principali di Lip-
pa, dal ducato di Brunswick, dall' Assia
Elettorale , dal principato di Waldeck,
dall'Assia Darmstadt e dal ducatodi rs'as-
sau;alsudestdai possedimenti del ducalo
d'Oldenburgo, dal ducalo di Sassonia- Co-
burgo-Golba, e dall'Assia-Homburgojal
sud dalla Francia, ed all'ovest dai Pae-
si Bassi ; a questa divisione attaccandosi
il territorio di Welzlar , incastrato tra
l'Assia-Darmstadt ed il ^Nassau, e quello
di Liide, tra'principati di Waldeck e di
Lippa. Oltre le provincie suindicate, il re
di Prussia possiede il principato diNeuchà-
tel, il quale però ultimamente si sottrasse
dal suo dominio, e non avea per l'arami-
nistrazionenessunarelazione col resto del-
la monarchia, formando un cantone del-
la confederazione svizzera. Questo prin-
cipato dopo il 1707 riconobbe in re Fe-
derico I il più prossimo erede degli estin-
ti suoi signori, percui nella pace d Utrecht
fu riconosciuto principe di Neuchàtel e
di Valengin. La costituzione di Neuchà-
tel fu dal re sanzionata , confermale le
franchigie de'sudditi, e i diritti del prin-
cipe vi furono esercitati da un governato-
re reale e da un consiglio di stalo scelto
tia'cittadini del paese. I diritti del redi
Prussia furono sempre esercitati con mi-
PRO 4.
te e paterna autorità. Nel 181 5 ammesso
il principato nella confederazione sviz-
zera in qualità di cantone, il re di Prus-
sia ne' rapporti federali non si riservò
alcuna ingerenza, lasciando al principa-
to ne' suoi doveri federali piena libertà
d' azione. Lontano dalla Prussia e con-
giunto alla Svizzera, il vincolo del re col
principato era di atfelto e di beneficen-
za : nominava il governatore, non perce-
piva tributi, soccorreva ne'bisogni il pic-
colo stato e gli elargiva molti vantaggi,
massime commerciali. La fazione radica-
le sciolse e conculcò senza diritto i rap-
porti di legittima dipendenza del canto-
ne di Neuchàtel dal redi Prussia. L'en-
tusiasmo prodotto negli animi dalla ri-
voluzione di Parigi del 24 febbraio 1848,
indussea'28 il comitato patriottico di La-
Chauxde-Fondsa convocarepel i .° mar-
zo tutti gli altri comitati del cantone; ma
senza aspettare tal tempo innalzò la ban-
diera federale e si dichiarò in rivolta con-
tro il governo del cantone principato: al-
trettanto si fece in Lode e altrove. I regi
rappresenlaiili vedendo ripugnante la
municipalità a contribuire alla difesa, tra-
sportarono via dal castello quanto vi si
trovava , indi partirono per Berlino, ed
il consiglio di slato si sciolse. Però nel de-
corso maggio i85a le 5 grandi potenze
hanno in Londra firmato un protocollo,
in cui riconoscendo il celebre trattato di
Vienna del i 8 1 5 pegli affari di Svizzera,
segnatamente si sono occupati di Neu-
chàtel, dichiarando che la confederazio-
ne Elvetica deve reintegrare la Prussia
di quel cantone nella sua legittima au-
torità sovrana. F. Svizzera. Nel passa-
to anno la monarchia prussiana si è au-
mentata coU'incorporazione de principa-
ti d' Hohenzollern, cioè d* Hechingen e
di Sigmariiigen, essendo i principi com-
pensati con pensioni oltre i beni privati,
che in caso di estinzione delle loro linee
mascoline passano in proprietà del redi
Prussia come capo di tutta l'illustre ean^
lichissirao stirpe degli Hoheuzollein. Il
42 PRU
re alliiale Federico Guglielmo IV si re-
eòa prentleie possesso de'principali, ed
ai 23 agosto 1 85 1 ebbe luogo in Hechin-
gen la fesla d' omaggio, ove il re asceso
il Irono sotto la quercia ricevè l'omaggio
de' deputali de' due paesi e pei primi Io
piestarono i principi di Furstenberg , e
di Tliurn e Taxis. Il re pronunziò un
commovente discorso , per trovarsi nel
luogo nativo di sua nobilissima prosapia
quale sovrano, benché da 5 secoli il suo
ramo era divenutostraniero al paese; in-
di seguirono il giuramento di fedeltà e
fragorosi applausi. Lo stato d'Hohenzol-
leru si trova ne'limiti dell'antico circolo
di Svevia, con territorio montuoso e fo-
l'ondo, avente circa 67,000 abitanti, la
maggior parte cattolici sotto la giurisdi-
zione ecclesiastica del vescovo di Costan-
za, con 5 città, 8 borgate e 92 villaggi.
I due principali prendono nome dalle lo-
ro capitali, Hechingen e Sigmaringen.
L'estensione della monarchia prussia-
na è bizzarramente frastagliata ; la sola
«livisioneorientale viene bagnala dal ma-
re, e possiede sul Baltico un* estensione
di circa 180 leghe, colle isole Wolin, U-
.sedom, e Riigen che lo stretto di Stral-
.suiida separa dal continente. In dette co-
ste sono frequenti e comode baie. Il Re-
no, il Weser, roder, il Vistola, il Pregel,
ed il Meinel o Niemen, arricchiti per via
da copiosi affluenti , recano all' Oceano
abbondante tributo, ed i 4 ultimi forma-
no colle loro foci i tre considerabili am-
massi d'acqua dolce, che laghi si polreb-
bono chiamare e si denominano Stetti-
ner-Haff, FrichHaff, CurischeHaff, i
quali per la loro comunicazione col ma-
re possono considerarsi per golfi. Nota-
bile è anche il fiume Roer , che appar-
tiene al bacino della Mosa. Si numerano
a centinaia i laghi , specialmente nella
Prussia propria o orientale, e nella Po-
merania, essendo i pih ragguardevoli lo
Spirding, il Drausen, il Ruppin, l'Uker,
il Madue, due di Mansfeld. La naviga-
zione interna da Thornfìnoad Àmbur-
PRU
go viene agevolala per vari canali co-
struiti alla comunicazione del Pregel col
Memel, del Vistola col Nelze e coU'Oder,
deirOder collo Spree, e dello Spree col-
l'Elba. L'Oder è quello che ha il più lun-
go corso negli stati prussiani, e che può es-
sere considerato come il corso d'acqua più
importante della monarchia. Le coste del-
la parie orientale sono passabilmente
fredde; la stagione vi è navigabile, spesso
rigida e umida, chei venti freddi del nord
spogliano delle sue qualità nocive. Sic-
come l'estate vi è caldissimo, gli anni u-
midi sono più produttivi degli asciutti.
Le Provincie non marittime, Posnania,
Brandeburgo, Slesia, Sassonia e tutta la
parte occidentale degli stati prussiani ,
posseggono in generale un clima più mite
e meglio eguale; ciò nondimeno la lem-
peratura varia colle diverse posizioni del
paese. Tuttavolta non è in parte alcuna
nocevole alla salute o alla vegetazione,
e pochi slati europei vi sono dove la po-
polazione sia più favorita : rare sono le
malattie epidemiche. In generale il suo-
lo non è per tutto produttivo , fertile e
fecondo; alcune parti sono paludose, al-
tre sabbionive. Molte selve sono in Prus-
sia; proprietà private o nazionali, sono
tutte soggelteall'amministrazione de'bo-
schi, essendo più boschive le provincie del-
le due Prussie, la Pomerania e il Bran-
deburgo. Leproduzioni agricole sono ab-
bondanti, ma la vile è più ben coltivata
sulle sponde del Renoedella Mosella. Vi
sono molte piante che rendono utile al-
l'industria e al commercio. La Prussia si
può dire paese agricola , sebbene i pro-
dotti del suolo non sieuo svariatissimi ,
i più essenziali tra essi sono assai abbon-
danti per bastare ai bisogni delle popo-
lazioni.;!! secondo ramo dell'industria ru-
rale, il mantenimento de'besliami, viene
curato in Prussia, f.ivorila in più provin-
cie di belle praterie, ed avendosi in altre
ricorso a prati arlifiziali. Traglianima-
li domestici, si notano icavalli: quellidel-
la Prussia orientale -iescouo vigorosi e
PRU
pieni d'ardore, ottimi per la cavalleria ;
quelli della Prussia occidentale soppor-
tano meno la fatica. In poco numero si
trovano i buoi, ne servono in generale che
all'agricoltura per arare. Yi sono in ab-
bondanza le pecore, le capre , i porci di
cui si fa molto uso, essendo rinomati i pro-
sciutti di Weslfalia edi Pomerania. Co-
piosi sono gli animali selvatici , come la
selvaggina, sulle coste e ne'fiumi i pesci,
essendo importanti i prodotti delle api,
della cocciniglia polacca ede'bachida se-
f T. Non manca di ricchezze minerali. Nel-
le Provincie sassoni trovasi molto sale, e
carbone fossile; rare e non ricche sono le
miniere di ferro, rame, piombo, vitriolo,
allume e nitro. Taluna offre poco argen-
to. Verso la Slesia incontrasi agate, dia-
spri e cristalli di quarzo che diconsi din-
l'.innli.La produzione specialedella Prus-
sia però consiste nell'ambra gialla, di cui
è ampia sorgente nello Smaland,esi pe-
sca alla profondità di circa loo piedi in
un banco di terra formalo dal Frich-Haft'.
La Slesia ha pureil benefìciodelle acque
minerali, ed un bagno caldo gode rino-
manza presso Francfort sull'Oder. Si tro-
vano ancora diaspri, onici , serpentino ,
marmo, ocria, creta rossa, tripoli, mar-
na, terra da porcellane, terra da follone,
pietre da macina. Le raanifalture prus-
siane sino agli ultimi tempi non hanno
occupato in Europa considerevole ra ngo,
ma successivamente si sviluppò grande
attività industriale in molti distretti, on-
de riesce importantissima l'industria. Si
distinguono le tele di Weslfalia e di Sle-
s a, ed i tessuti di lana de' paesi renani.
\ i sono filature di cotone, fabbriche no-
tabili di cuoi, stoviglie, vetro, carta, ta-
bacco, amido, potassa, birra; bellissimi la-
vori di ferro, pregiati panni fini e di al-
tra specie; lavori di rame, di ottone, di
oro e d'argento ; rafllnerie di zucclieru;
grande estensione iia preso da molli anni
la fabbricazione della seta ; Berlino pos-
siede una superba manifattura di porcel-
lana ; sono segnalate le oriuolerie di tal
PRU 41
città e di Friedriechstal. Vanno pur nomi-
nale le manifatture i\e\\' azzurro o hlenii
di Prussia di Querbncli, Hasserod e Al-
lent>crg; il hleau di Prussia fu scoperto a
Berlino neh 7 io daDippel celebre chimi-
co, ovvero secondo altri da Diesbach fab-
bricatore di colmi: il processo di questa
fabbricazione nel 1724 fu pubblicato in
Francia da Woodward. Vi sono ancora
ii\hh\\c\^eAe\pnissiato di ferro per tinge-
re la seta col bleau di Prussia j e i\tWÌ acido
prussico scoperto nel i 780 da Sheele, che
gli die questo nome per averlo ottenuto
i\aì bleau di Prussia. Altre principali ma-
nifatture sono quelle della cerusa di Ber-
lino e altri luoghi, e quelle della robbia dì
Slesia. E' ragguardevole il commercio di
spedizione, di transito e di commissione.
Favorisce il commercio interno ima bella
navigazione di corsi d'acqua e di canali,
come le strade ferrate e le linee telegrafi-
che, che per la loro unione colie austria-
che, mediante l'estrema stazione telegra-
fica di Colonia sul Reno, si comunica da
Berlino con Parigi circa in 2^ ove. Berli-
no è il centro comune e il punto di par-
tenza della gran rete delle ferrovie del
Nord. Delle 7 grandi linee che si dirigo-
no da quella capitale, 6 sono ora in eser-
cizio e compiutamente terminate. Lai.
lega Berlino con Amburgo; la 2.' col-
l'Annover e Dusseldorf; la 3.^ con Halle
e Cassel, e per un tronco con Lipsia; la
4.' si du'ige nell'Alta-Slesia, con un tron-
co sopra Cracovia; la 5.^ segue a setten-
trione il corso deU'OJer sino a Stellino :
le altre due linee vanno, una a Strelilz,
e l'altra a Broncherg nel ducato di Po-
sen. In Prussia lo stalo evitò sempre di
prendere parte diretta s\ alla costruzio-
ne, che air esercizio delle ferrovie ; ma
incoraggiò le compagnie, e aiutò i priva-
ti con sovvenzioni, riservandosi il diritto
di riprenderle dopo 3o anni. La costru-
zione delle strade ferrale in Germania ,
per le sue condizioni economiche, nel
costo è comparativamente meno eleva-
lo che nelle altre parti d'Europa. Le
44 PRU
principali piazze coinmercianli sono Ber-
lino, Breslavia , Magdebuigo, Colonia,
NaiiQjburgo, Franclòrl suirOder, Thoin,
PosnaniajEifuit, Norclhaosen, MiilUau-
scn, Minden, Muiislei', Aqiiisgiana, Co-
bU;n7,a, Elberfeld, ee. 11 commercio ester-
no liakiogoprincipalmenle, per terra col-
la Russia, Austria, regno di Polonia, sta-
li di Germania centrale, Francia e Pae-
si Bassi; per mare colla Russia, Svezia,
Danimarca, Ingbilterra, Paesi Bassi, Spa-
gna, Stali Uniti. Le piazze e porli raa-
rillìmi più importanti sonoDanzica, Rò-
nigsberga , Elbinga, Meme!, Stellino,
Slralsunda e Colberga e la monarchia ha
una suflìcienle marineria mercantile e di-
versi legni da guerra, dappoiché il nasci-
mento della tnarina da guerra devesi al-
la risoluzione presa dal governo nel 1 84B,
di non più pagai e alla confederazione ger-
manica la sua tangente per la marina te-
desca, ma d'impiegare direttamente tali
somme alle costruzioni di navi per la di-
Tesa delle coste e deporti del mare Balti-
lico, come pei bisogni del commercio ma-
rittimo e della emigrazione in America.
Laonde si convertirono alcune navi mer-
cantili in navi da guerra, altre se ne co-
struirono di nuovo anche a vapore.
distati prussiani sono divisi in lopro-
vincie, non compreso il principato di Neu-
chàlel, né i recenti d' Hohenzollern. Le
Provincie sono divise in 27 reggenze, le
quali abbracciano 337 circoli: ecco il pro-
spetto delle Provincie, reggenze e capo-
luoghi, avendo articoli in questo mio Di-
vonario que' luoghi ove fu o esiste sede
vescovile o se vi fu tenuto qualche conci-
lio; di altri ne parlo in quelli che vi han-
no relazione, oltre Germania (^■). Pro-
vincia di Prussia occidentale o reale , o
già Prussia degli antichi re di Po/o'uVz (/^.),
capoluogo Rònigsberga, reggenze Rònig-
bberga e Gumbinnen. Provincia di Prus-
sia orientale già de'ca valieriTeutonici vas-
salli degli antichi re di Polonia, capoluo-
go Danzica, reggenze Danzica eMarien-
^«erdei. Provincia di Posuania o Pose»,
PRU
capoluogo Posnania, reggenze Posnania
e Bromberga. Provincia di Brandebui-go,
capoluogo Berlino e capitale della mo-
narchia, una delle più belle città d' Eu-
ropa, residenza ordinaria del re, sede dei
ministri e delle amministrazioni e tribu-
nali superiori; reggenze Berlino, Potsdam
e Francfort suH' Oder. Provincia di Po*
merania , capoluogo Stellino , reggenze
Stellino, Còsiin, Slralsunda. Provincia di
Slesia o Silesia, capoluogo Breslavia, reg-
genze Breslavia, Oppeln, Liegnitz. Pro-
vincia di Sassonia, capoluogo Magdebur-
go, reggenze Magdeburgo, Merseburgo,
Erftu't. Provincia di Weslfalia, capoluogo
IMiiiister, reggenze Miinster, Minden, A»
iensberga.ProvinciadiCleves-Berg,capo-
luogo Colonia, reggenze Colonia, Dussel-
ford. Provincia del Basso- Reno, capoluo-
go Aquisgrana, reggenze Coblenza, Tre-
veri, Aquisgrana. Talune di queste città
come Colonia, Aquisgrana, Treveri, si
fanno distinguere per alta antichità e il-
lustri memorie storiche : parecchie sono
delle più belle d'Europa, come Berlino,
Potsdam , Dusseldorf Secondo il docu-
mento autentico pubblicato nel i85i sul
censimento della monarchia prussiana ,
per la statistica incominciala nel 1849,
non compresi i principali d' Hohenzol-
lern,quasi un 3.°della popolazione abita i
borghi che sono 347 > ' ^'"^SS'j ' casali,
le colonie, il resto dimora nelle 980 cit-
tà, gli altri accennati luoghi abitati som-
mando a 79,942. In tutto gli abitanti e-
rano i6 milioni e più di 3ii mila, dei
quali IO milioni professano la religione
protestante evangelica , 6 milioni la cat-
tolica, 2 r 9,000 la mosaica, i4,odo la me-
nonnita, laoo la sisteiiialica. Si osservò,
che dal 1846 il totale della popolazione
erasi aumentata di circa 220,000 anime,
ad onta dell'emigrazione e de'clamorosi
avvenimenti politici che rapidamente si
succedettero. Nel 1837, secondo il rappor-
to ofììciale di Von HofFmann direttore
della statistica del regno , la popolazione
prussiana si componeva di 14,098,125
anime: delle quali 8,6o4,748 apparte-
nevauoalla chiesa unita evangelica opius-
i^iaiia, per la maggior parte abitanti lun-
go il Basso Reno, in Lituania, in West-
lalia e in gran parte di Slesia; 5,294,008
appartenevano alla chiesa cattolica roma-
na; i,3oo alia chiesa greca; 1 4,49^ ^^'^'
no mennonitì o fratelli moravi;) 88,579
erano giudei, nella priucipal parte dimo-
lanti nell'antico suolo polacco, de' quali
I 02,917 godevano de' diritti civili, come
sudditi prussiani. La nazione che abita gli
stati prussiani, si compone di due razze
primarie : la razza tedesca, che v' entra
per quasi 6 settimi e la razza slava di-
visa in più rami, come i polacchi, i wen-
dij i lituani, i lettoni, i curi e gli hallo-
ni : vi hanno pure de'francesi che vi ri-
pararono in conseguenza della ri vocazio-
ne dell' editto di JNantes già emanato in
favore de'proteslanli, massime calvinisti
e ugonotti, e da ultimo se ne calcolava-
no più di 10,000. La lingua tedesca, di
cui pallai a Germania e a Lingua, gene-
ralmente usata in Prussia, ha due dialetti,
l'alto e il basso tedesco; questo ultimo si
parla tra il Reno e l'Elba, e in una par-
te del Brandeburgo; l'alto tedesco che vie-
ne parlato a Berlino è l'idioma più dif-
fuso : è quello delie alte classi della so-
cietà, delle scienze e del foro, tra le qua-
li è pur famigliare la favella francese. I
lituani e slesiani si valgono del loro idio-
ma polacco; nella Lusazia e Misnia il ser-
bo o wendo prevale, derivando dal ramo
slavo occidentale. INe'contorni delle Ar-
denne si parla un dialetto misto di fran-
cese e tedesco. Diversi dialetti slavi, co-
me il polacco e il lettone, Irovansi in uso
nella parte orientale. 1 prussiani sono di-
visi in 5 classi : nobili, cittadini, conladi-
ni, militari ed ecclesiastici,! quali ultimi
sono più di 5o,ooo. I nobili iPormano in-
torno a 20,000 famiglie; quelli che sono
proprietari di beni signoriligià immedia-
ti, godono di vari privilegi , i principali
tra'quali sono: l'eguaglianza di nascita coi
principi sovrani, il titolo d' altezza negli
PRU 4"J
atti pubblici , r esenzione dal servizio e
dagli alloggi militari , dalle tasse perso-
nali, dal diritto di bollo e dall' imposta
prediale; l'esercizio della giurisdizione ci-
vile, criminale, fondiaria e di polizia, se-
condo le leggi vigenti; l'esenzione per es-
si dalla giurisdizione de'tribunali ordina-
ri negli affari civili, ed il diritto di essere
giudicati dai loro pari in materia crimi-
nale; il diritto di riscuotere imposte di-
rette : ma il contadino può liberarsi da
questi oneri annui e diventare proprie-
tario assoluto del terreno che possiede,
pagando un capitale equivalente ai ca-
richi dé'quali si trovano aggravati i suoi
beni. Inoltre! nobili non possono aliena-
re le loro signorie se non ad individui di
nascita eguale e col consenso dei re , al
quale il nuovo proprietario prestar de-
ve il giuramento.
Si professano dai prussiani quattro re-
ligioni : il PioleslantisTìio {V.) o la reli-
gione Ei'angelica (/^.) , che annovera il
massimo numero di settatori e compren-
de i Luterani e i Calvinisti[P'.), cui so-
no uniti e quasi confusi gli hermiUi^ gli
ussiti) i gichteliani, ec; il Caltolicisnio,
professato da ben più d' un terzo degli
abitanti; la religione Mennonita (A^.), ol-
tre i sociniani; e finalmente la religione
degli Ebrei [F.). Prima della costituzio-
ne del 1848 il protestantismo era la re-
ligione dello stato ; però i settatori delle
altre religioni erano egualmente aniniis-
sibili agl'impieghi, poiché libero era ed
è l'esercizio del cullo per tutte le profes-
sioni religiose. Vi sono due vescovi evan-
gelici, r uno a Berlino, l'altro a Rònig-
sberga : la gerarchia ecclesiastica evan-
gelica offre quindi de'soprintendenti ge-
nerali, de'soprintendenti arcipreti, ispet-
tori, decani, pi epostì, ministri di parroc-
chie. Ogni provincia ha un sinodo, ed ha
pure il suo ciascun circolo. Tiensi a Ber-
lino ogni 5 anniunsinodogenerale, e un
concistoro in ogni provincia. Layng cal-
vinista scozzese, nelle Osservazioni d'un
viaggiatore j riprodotte nel 1. 1 5, p. 1 6 de-
4G p n u
gli Annali (Ielle scienze reHgioseji]€Scr\-
vendo l'amalgama delle chiese luterana
e calvinista, per compone l'evangelica,
riferisce. •> Il dì 3o giugno 1817 un or-
dine del ministro degli alFari interni a-
boli i nomi delle chiese luterana e rifor»
mata (o calvinista), ed eziandio Io stesso
distintivo nome ò\ eh io, a pio ( està n te, che
aveva un significato storico, ed ingiunse
e comandò che tulli facessero uso del so-
lo nome dì chiesa evangelica. Avendo già
una chiesa, e anche denominata con un
proprio nome, i pochi che si prendevano
pensiero di (juesle cose cominciarono a ri-
flettere in che cosa stesse la dilFerenza tra
<]uesta nuova chiesa prussiana, e tra le
chiese di Lutero e di Calvino. Queste due
chiese sono separate non solamente, come
diceva il regio editto, acagionediesteriore
diversità, ma per di.screpanze dottrinali
ed esienziali. 11 calvinismo, tal quale e-
sisle nella Svizzera e nella Scozia, diver-
sifica e nelle dottrine e ne' riti ecclesia-
stici dal luteranismo, tal quale esiste nel-
la Danimarca e in altre contrade pura-
mente luterane della Germania, assai più
di quello che diversifica il luteranismo
stesso dalla chiesa caltolica romana. Ma
in quali cose concorda o discorda la nuo-
va chiesa prussiana, da questi due princi-
pali ran)i della religione protestante? Ben
presto si scoprì che il sinodo di Berlino,
il quale abolendo il luteranismo e il cal-
\inisn)o, ed il protestantismo fin anche
del medesimo nome, aveva raflàzzonato
questa terza cosa solo per condiscendere
al volere del re j non considerò adatto i
principii di dottrina, ma solo la dill'eren-
za de'riti esteriori; e rendendosi colpevo-
le di un equivoco indegno di ministri cri-
stiani e di nomini chesiedono a consiglio
per deliberare di cose ecclesiastiche , com-
pilarono un codice di questi riti esterio-
ri in guisa, cheogni uomo luterano ocal-
vinisla potesse con coscienza tranquilla
( per quanto vi possa esseie tranquillità
di coscienza do\e non havvi libertà elet-
ti va) partecipare ul sagramculo della Ce-
PBU
7ia del Signore in questa nuova chiesa e-
vangelica prussiana, senza lasciar di es-
sere per questo né luterano né calvinista
com'era per lo innanzi. Questa maniera
di racconciar le cose di religione forse sa- 1
rà frullo di abile destrezza, ma non sarà*
mai onesta ". Altri brani daW Osserva-
zioni d'ìhayn^ li riportai nel voi. XXXV,
p. 1 5o. 1 n conseguenza del concordato del
i8ai I tra Papa Pio VII e re Federico Gu-
glielmo III, di cui parlerò verso il fine, la
chiesa caltolica tiene negli stali prussiani
due arcivescovati, Colonia e Posnania o
Posen, e sei vescovati; cioè Mnnslcr, Pa-
(lerhona e Z'/ew/7 su draga nei di Colonia;
Cnlrna sudi-aganeo di Posnania; Bresla-
via e IVarniia o Ermolund immediata-
mente soggetti alla s. Sede, alla quale è
pure soggetto il vescovato di Supraslia
di ritom/e«oo greco-unito. Le già mis-
sioni settentrionali di Germania e dipen-
tlenli dalla Congregazione de propagan-
da fide, coinpvendevauo nella monarchia
prussiana il governo spirituale de'catlo-
lici delle vaste provincie di Brandcbitr'
go, di Ponierania, della Lusazia nel cir-
colo di Sassonia. In forza di detta con-
venzione e delia pontifìcia bolla De sa-
lute aninianini , quelle di Brandeburgo
e di Pomerania furono riunite alla dio-
cesi di Bresla via della anche PVratisla-
via, lullavolta ancora conservano qual-
che rapporto e relazioni dirette con pro-
paganda fide. Oltre quanto dissi nel voi.
XXIX, p. 102, parlando delle missioni
di Germania, su quelle sottoposte al ve-
scovo di Breslavia di Brandeburgo e Po-
merania, aggiungerò che ne parlai anco-
ra quanto alla prima anche a Brande-
burgo, ed a Berlino che n è la capitale,
a Francfort sul Meno dicendo di quello
suir Oder, i\ Magdeburgo e ad Hal o
Halla , in Berlino essendovi un preposto
delegato del vescovo di Breslavia. Quan-
to alla Pomerania, la Svezia aveva una
7.'' parte di questa provincia, e l'isola di
Bugcn nel Baltico, ma la cedette alla Da-
ìùniarca in compenso della Norvegia. 11
PRU
re dì DaniiDorca le lasciò intieramente
alla Prussia , prendendosi il ducalo di
Lauemburgo. In Slralsunda , in cui nel
I i4<' si trovava un vescovo cattolico, la
casa parrocchiale con orto nel 1780 la
propaganda l'acquistò per 6000 talleri,
e pel vescovo di Breslavia vi esercitò la
f^iurisdizione il detto preposto di Derli-
110. Si venera apostolo della Pomerania
s. Ottone vescovo di Bamberga , poiché
(juando Boleslao I Vduca di Polonia con-
(juistò parte della regione, pregò il santo
(li recarsi ad ammaestrare nelle verità
del cristianesimo gì' idolatri pomerani.
Portatosi nella Pomerania orientale vi
battezzò Uratislao II duca dell'alta Po-
merania nel I 1 24 colla maggior parte dei
suoi sudditi. Ma essendo poi ricaduti Stet-
tino e Giuliers nell'idolatria, ad onta dei
preti che ovunque area lasciati pei biso-
gni de'converfiti, traversata di nuovo la
Polonia e la Prussia, vi tornò nel i 128,
e non solo richiamòla professione del cri-
stianesimo nelle due città , ma portò la
luce del vangelo ad altri popoli barbari.
j Quanto poi alla Lusazia, cìvco\o d\ Sas-
I Sonia, oltre quanto dissi nel voi. citato,
p,io3, meglio ne parlai a Meissen oMi-
sNUj perchè un tempo fece parte di que-
sto vescovato, ed ora vi è il vicario apo-
stolico dei vicariato di Misuia e Lusazia.
Dal I .° fascicolo degli Annali di Berli-
no per la educazione e l' insegnamento ,
si apprende che nel declinar del «847
r odierno re avea intenzione di fondare
una università puramente cattolica. Allo-
ra esistevano per gli studi d^l cleio catto-
lico i seminari di Miinsfer, Paderbona,
Treviri, Posnania, Pelplin, e Braunsberg
oBrunsberga collegio pontificio islituilo
da Gregorio XIII, e mantenutodalla da-
teria apostolica, come dissi altrove, nella
diocesi di Warmia. Altri sludi cattolici
sono le cattedre di teologia cattolica al-
le università di Breslavia e di Bona o Ben-
iia {V.). Si diceva che Miinster proba-
bilmente diventerebbe la sede delia nuo-
va università cattolica. Quando la Prus-
P R II 47
sìa s'impossesso di quella parte di Polo-
nia che tuttora domina, tolse ai cattolici
I 3o chiese e le diede ai protestanti , fra
le quali quella bellissima di s. Croce fon-
dala in Breslavia da s. Edwige duchessa
di Slesia e legina di Polonia. In Roma
l'ordine Teutonic8 vi teneva un oratore
o rappresentante , come quello che era
sottopostoall'immediata dipendenza del-
la s. Sede, per cui ne' Possessi de' Papi
tali procuratori intervenivano alla solen-
ne cavalcata: per quello d'Innocenzo Vili
neh 484) e pei' quel Io di LeoneXneliSi 3
cavalcarono col vessillo dell'ordine, in-
sieme col Gerosolimitano. Gli elettori di
Colonia e gli altri principi ecclesiastici
de'dominii formanti parte della monar-
chia egualmente tenevano in Roma pres-
so la s. Sede un agente d'affari. Nel pon-
tificalo di Pio VI il re di Prussia inco-
minciò a tenervi un residente regio, in-
caricato di trattare gli affari ecclesiasii-
ci; ed in quello di Pio VII un invinio
straordinario e ministro plenipotenziario
con legazione, che prima tenne residen-
za nel Palazzo Savelli o Orsini, poi nel
Palazzo Caffarelli ove tuttora dimora.
Nel voi. XXIX, p. io5 ei I I parlai de-
gli ospedali nazionali esistenti in Roma
pei teutonici e per le teutoniche. Inoltre
la Prussia tiene consoli residenti nello sla-
to pontificio, cioè in Roma, in Civitavec-
chia, in Ancona.
La Prussia è uno di que' paesi d'Eu-
ropa dove meglio sono coltivate le lette-
re e le scienze, e più dal governo favo-
rite : il sovrano suole incoraggire e ono-
rare anche i letterati egli artisti esteri.
L'accademia reale delle scienze di Berli-
no la fondò nel 1744 ^'^^^'"^0 '' ilg/r/zi-
de, che da prima la compose in gran par-
te di forastieri e con biblioteca. Trova'^i
nella slessa città l'accademia regia delle
belle arti, quella delle scienze, una so-
cietà di geografia, il ginnasio Joachiin-
sthal, così chiamato dalla città omonima,
ove fu fondato dall'elettore Gioacchino
e inaugurato nel 1607, ed in Berlino tra-
48 PRU
sferilo nel 1 685. Il ginnasio lulerano fon-
dato in un antico convento di francesca-
ni, cui fu riunito nel 1767 quellodi Coln.
La biblioteca reale ricca di più di 1 80,000
volumi, e dove si depongono due esem-
plari di tutte le opere che si pubblicano
negli slati prussiani. L università istituita
nel paliizzo Enrico nel 18 io, con 4 fa-
coltà. L'osservatorio, un teatro e musei
d'anatomia e zoologia, un gabinetto di
medaglie, altro di mineralogia, il collegio
di medicina, seminari di teologia e filo-
sofìa, accademie e scuole militari, scuole
di disegno e architettura, istituto de'sor-
do-muli e pei ciechi. Per la più parte
le grandi città della monarchia hanno
anch'esse molti de' nominati stabilimen-
ti e dotte società. Le università sono 7,
compresa la memorata di Berlino, per le
quali il governo impiega annualmente
circa franchi 1 ,800,000 ; le altre sono
Kònigsberga,IBreslavia, Bona, Mùuster,
Halla , Greiswald; Halla ha inoltre di
rendita 112,000 franchi, e Greiswald
225,000. Nelle Provincie vi sono pure un
certo numero di ginnasi, più o meno ce-
lebri; società nelle diverse reggenze fa-
cilitano l'istruzione ai giovani senza for-
tuna, dappoiché un'ordinanza obbliga i
parenti a far fiequentare le scuole ai fan-
ciulli sino dall'età di 5 o 6 anni. In Bre-
slavia ed a Kònigsberga vi sono istituti
pei sordo-muti : due case di educazione
pegli orfani militari a Potsdam e ad A nna-
burgo; una scuola di navigazione a Dan-
zica, con scuole d'industria, di veterina-
ria , di militari, e medico-chirurgica. Il
carattere e il costume della nazione o mo-
narchia varia a norma de'popoli che la
compongono. Vivaci ed ingegnosi i sas-
soni, robusti eattivi islesiani, che coi boe-
mi fraternizzano, alquanto gravi e taci-
turni gli abitanti della vera Prussia, più
colti que'che dimorano sul Reno. Poco
familiarmente usano gli alemanni co'sle-
siani, è meno ancora co'polacchi.LaPrus-
sia essendo essenzialmente militare,eseb-
bene questo spirito abbia considerabil-
PRU
mente nociuto a'progressi della scientifica
educazione, pure le classi colte hanno in
pochi anni percorso rapidissima carriera,
e l'istruzione è ormai operosa da per tut-
to. Nelle astronomiche e geografiche co-
gnizioni si distinsero i prussiani, ed il so-
lo Copernico valse per renderli a niun al-
tro popolo secondi. Dai diversi paesi cui
si forma la possente monarchia prussia-
na, fiorirono un gran numero d'illustri
e celebri personaggi, per santità di vita,
dignità ecclesiastiche, nelle scienze, nelle
lettere, nelle arti e nelle armi, de'prin-
cipali avendone parlato a'Iuoghi loro, ed
a Germania con l'elenco de'Papi e cardi*
nali tedeschi, de'quali tutti scrissi la bio-
grafia, comede'santi e beati riportati da
Butler, mentrea Promozione registrai gli
ultimi elevati alla sagra porpora. I più
distinti prussiani, oltre quelli già nomi-
nati e che nominerò, nelle scienze, arti,
politica e nella guerra, sono i seguenti.
Adelung, Aldegrever, Ancillon, Archen-
holtz, Arndt, Beethoven, Boehm.Bulow^,
Burger, Buch-Hufeland, Chladni, Clo-
vtz, Cornelius, Diebitsch-Zaballzunski ,
Diesbach, Fahrenheit, Fichte, Forster,
Garve, Gleim, Goerres, Goltsched, Ha-
chert, Hamatm, Hardenberg, Haugwitz,
Herder, Hertzberg, Hippel, Hoffmann
Federico, HofFmann Enrico Teodoro,
Humboldt Cristiano Guglielmo, Hum-
boldt Alessandro, Jacobi, Jahn , Kant,
Kleist de Nollendorf, Lutzow, Mechel,
Meyerbeer, Mùller, Nicolai, Niemeyer,
Potter, Ramler, ReinhardtjScharnhorst,
Schill, Schlejrmacher , Schvrerin , Sey-
dlilz, Spurzheim, Stein, Trench, Wer-
ner, Winckel ma nn,Wolf Cristiano, Zie-
then, ec. ec. I principali storici degli stati
prussiani sono: il nominato Archenholtz,
Pòlitz, IManso, Rancke, e Voigt storico
eziandio di s. Gregorio VII.
Il governo era una monarchia assolu-
ta, poiché non era il potere sovrano limi-
tato dagli stati provinciali. Dell'atto costi-
tuzionale concesso dal monarca regnan-
te parlerò in fine. La corona è ereditaria
PRU
pei due sessi; l'erede presuntivo porta il
lifolo di principe di Prussia, o più di so-
vente di principe reale, o luogotenente di
Prussia , ed all'età di i8 anni diviene
maggiore. Fino al 1848 appartenendo il
governo al re esclusivamente, lo eserci-
tava col concorso del consiglio di stato,
delministerodislatoedel nainislero par-
ticolare. Il consiglio di stato era compo-
sto del presidente e del 2.° presidente,
de'principi della casa reale dell'età di 18
anni, de'ministri privati di stato, de'co-
mandanti generali e de'presidenli supre-
mi delle Provincie, di 60 uffiziali di sta-
to, a'quali la confidenza del governo ac-
cordava volo e seduta nel consiglio. Il mi-
nistero di stato si componeva del princi-
pe reale di Prussia, e di tutti i ministri
di slato privati in attività di servigio. I
ministeri particolari erano nove, cioè: 1 ."
il ministerodella casa del re,divisoin due
dipartimenti; 2. "della guerra, in due di-
partimenti; 3.° deicidio, istruzione pub-
blica e allari di medicina, in Irediparli-
inenti; 4-° l'amministrazioue del tesoro
e delle zecche; 5.° della revisione delle
leggi; 6.° degli affari esteri ; 7.° degli af-
fari interni; 8.° della giustizia; 9.° delle
finanze, diviso in 4 direzioni. La corte ha
le sue grandi cariche, comedi granciam-
berlano, di gran maresciallo, ec. Vi sono
inoltre delie autorità centrali o superio-
ri, subordinate o coordinate ai vari di-
partimenti del ministero, secondo le loro
rispettive attribuzioni. Ogni provincia
viene amministrata da un presidente su-
periore; alla testa di ciascun circolo tro-
vasi un collegio di reggenza, diviso in due
parti, una delle quali intende ai parti-
colari dipendenti dalle attribuzioni dei
ministeri dell'interno, della polizia, della
guerra e degli affari esteri, l'altra a quan-
to concerne le finanze, il commercio e gli
edifizi; ciascuna ha il suo direttore, as-
sistito da numeroso consiglio. Anche i cir-
coli hanno de'consigli, formati dagl'im-
piegati superiori. Il codice generale che
segue la giustizia degli stati prussìani,è il
voi. LVI.
PRU 49
landrecht pubblicato nel 1 794» P^''^ al'a
sinistra del Reno si servono, con alcune
modificazioni, del codice francese. Il i.°
grado dell'amministrazione giudiziaria
consiste in giurisdizioni patrimoniali pei
conladmi, giustizie urbane e territoriali
pei cittadini, ed alcune corti di baliaggi
ereditari pei nobili. La giurisdizione di
1.' istanza componesi di corti superiori ;
ve ne ha generalmente una per reggen-
za. Siede a Berlino un tribunale supre-
mo di appello. Imponente potenza mili-
tare ha la Prussia: sul piede di pace com-
ponesi di 122,000 uomini, sul piede di
guerra può facilmente mettere sotto le
armi 5oo,ooo uomini. Alia morte del gran
Federico li l'esercito prussiano contava
200,000 uomini, la piti parte disertori
di tutte le nazioni o arruolati volontari,
radunati in lutti i circoli dell'impero: al-
la guerra del 1806 annoverava 25o,ooo
uomini. La landwehr di i .' e 2.^ cateso-
o
ria è composta di cavalleria , fanteria e
artiglieria, e forma 36 reggimenti: questa
landwehr è. una specie di guardia na-
zionale. Dicesi landslurm la leva in mas-
sa degli uomini dall'età di i 7 anni, sino
a quella di 5o, capaci di portar le armi;
viene richiesta in caso di pericolo immi-
nente, mediante ordinanza regia. Tutti
i prussiani sono tenuti al servigio mili-
tare dai 20 ai 5o anni, ma non fanno
servigio regolare che ne'primi 5 anni, an-
zi non passano se non i primi 3 sotto le
bandiere, venendo in seguito in tempo
di pace rimandati alle case loro, donde
non escono che per un servigio tempo-
raneo sino al termine del 5.° anno, ed
allora sono isprilji sulla landwehr. 11 re
è il capo supremo di tutto l'esercito. La
monarchia prussiana è spartita in 8 cir-
coscrizioni-territoriali, ciascuna addetta
al reclutamento d'un corpo di esercito.
Le rimonte della cavalleria nulla costa-
no allo stato, ad eccezione de'reggimenli
de'corazzieri; chi possiede 3 cavalli è ob-
bligato a somministrarne uno allo squa-
drone del suo circolo; se il numero dei
4
So P R U
cavalli nccessfiri nonècompilo, leaulori-
tà legali obbligano i proprietari di teiie
a fornirli, oppure fanno pagare ai con-
tribuenti la corrispondente quota. La
Prussia è dopo la Francia lo stato d'Eu-
ropa die possiede maggior numero di for-
tezze. Oltre Berlino, residenza regia, an-
che Rònigsberga e Breslavia godono tal-
volta di simile vantaggio. I principali ca-
stelli del re sono San Souci presso Pots-
dam, e Charlotlemburgo nella slessa reg-
genza, ambedue nella provincia di Bian-
deburgo.ll castello reale di San Souci so-
pra un'amena altura, presenta un bell'a-
spetto, non ha che un piano, ed a ciascu-
na estremità un padiglione rotondo, in
uno de'quali si trova la biblioteca di Fe-
derico II e contiene una galleria di qua-
dri: un bel parco ne dipende, dove si os-
serva il palazzo di marmo. Ivi mori detto
principe che l'avea fatto edificare e'fut-
tone il suo ritiro favorito. Charlottem-
burgo sulla riva sinistra della Sprée, de-
ve la sua origine a Sofia Carlotta 2.' con-
sorte di re Federico F, che \i fece erigere
un superbo castello, che in progresso ri-
cevè sempre accrescimenti e abbellimen-
ti, massime sotto Federico li, che lo for-
ni di stupende collezioni in ogni genere
di antichità, di giardini, di parchi: nei
giardini si alzò un bel monumento alla
regina Luigia sposa di Federico Gugliel-
mo III.
A Elettori del s. romano impero, e
ad Imperatore, parlai dell'originedi quel
supremo collegio di principi sovrani, del-
l'elezione che facevano dell'imperatore,
come dell'estinzione dell'impero e del col-
legio avvenuta nel 1 80.6. 1)issi ancora che
l'elettore di Brandeburgo,che avea il i °
marchesato della cristianità per dominio,
era arcicameriere dell'imperatore, e per-
ciò appena eletto gli poneva in dito l'a-
nello ov'era l'imperiale sigillo; che por-
lava lo scettro imperiale innanzi l'impe-
ratore , alla destra del duca ed elettore
di Baviera, il quale avea a sinistra l'elet-
tor« PalalÌD0}che ne'solenni con vili por-
PRU
geva l'acqua alle mani dell'imperatore:
in detta elezione avea il 6.° voto, ed i suoi
sudditi non potevano appellare all'im-
pero. A Branpeburgo e altrove narrai,
che l'eccelsa dinastia degli Hohenzollerii
a'24 ottobre 1273 ebbe la dignità di Z»k/'-
gravio (di cui nel voi. XLII, p, 3oi)di
Norimbeiga, celebre città ora della Ba-
viera, che nel medio evo fu residenza im-
periale e perciò vi si custodiva il manto
dell'imperatore; quella di principe del-
l'impero a' 16 marzo 1872; ([uella di
margravio (di cui nel voi. XLII, p. 3oo)
o marchese di Brandeburgo nel i4i5;
quella di e/eWore dell'impero a' 18 aprile
14 1 7; quella dirediPrussiaa'i8gennaio
1701. Triplice titolo ha il monarca di
Prussia , quello di re di Prussia, ch'è il
maggiore, di margravio di Brandeburgo,
sovrano e signore di Slesia e della contea
di Glalz, di granduca del Basso-Reno e
di Posnania, duca di Sassonia; burgravio
di Norimberga, /rt/ir/graf/o (di cui nel voi.
XLII, p. 3oo) di Turingia, margravio
dell'Alta e Bassa Lusazia, principe d'O-
range, Neuchàtel e Vallengin; conte di
Hohenzollern, signore del paese di Ro-
stock, Stargard, Lauemburgo e Butow,
ec. Cornell titolo, cosi triplici sono learmi
regie: l'oggetto principale n'è l'aquila (di
cui nel voi. XXXI V,p. 1 15) di Prussia,
colla corona regia in capo e la cifra F.
R. in oro sul petto, tenendo fra gli arti-
gli, a diritta lo scettro d'oro, a sinistra il
globo imperiale,coirepigrafeGo/«2i7fi«y.
Secondo l'ordinanza regia de' 22 mag-
gio 1818, la bandiera ordinaria del re-
gno è bianca e nera, in modo che la ban-
da bianca si trovi lia due bande nere,
senz'aquila: è libero ai capitani dei ba-
stimenti mercantili di scrivere sulla ban-
da bianca il nome della città e della pro-
vincia alla quale appartengono; ma la
bandiera regia è tutta bianca e porta in
mezzo r aquila regia, e sulla parte sini-
stra dell'alio una croce di ferro. Vi sono
otto ordini equestri e cavallereschi, i ."del-
la FtdcUà 0 Àquila Nera (^.); 1° del-
PRU
V Àquila rossa islituilo nel 16G0 col no-
me di Concordia da Cristiano Erneslo
margravio di Brandeburgo-Bayreuth, il
distintivo del quale portavasi pendente
al collo, appeso ad un nastro turchino.
Lo fondò per piemiare i suoi sudditi, dai
quali fu mirabilmente aiutato nella pa-
cificazione de'suoi stati, ed acciocché da
loro si ricordasse, che solo dalla Concor-
dia polevasi sperar la page e la forza do-
mestica. A Cristiano succedette nel mar-
£:raviatoGiorgioGuglielrao,che nel gior-
no di sua inaugurazione del 17 12 rifor-
Ilio l'ordine e lo chiamò della Sincerità,
volendo che la croce avesse nastro rosso
i un filo d'oro all'intornoe nel mezzo, tes-
ato a foggia di catena. I cavalieri por-
tavano al collo la decorazione e ne'gior-
111 solenni la ponevano sull'abito.Nel 1 784
il margravio Federico Carlo, che riunì
il territorio di Bayreuthalla linea colla-
terale di Culmbach, cambiò «ome all'or-
ci me e l'appellò ùeW Jqidla rossa di Bran-
dtburgOf formando la decorazione con
croce d'orosmaltatainbianco,avente nel
mezzo un'aquila rossa col motto: Toujnrs
le nicme, e nel rovescio la cifi-a del prin-
cipe regnante coU'attuale leggenda: Sin-
cere el conslanter. Il successore margra-
vio Federico aggiunse al numero dei ca-
valieri 12 giancroci. In seguito sotto gli
ultimi raargrav- della linea Bayreulh-
Cuimbach venne meno di lustro, per la
facilità cui fu concesso anche a persone che
non lo meritavano, per cui il margravio
Cristiano Federico Carlo Alessandro, vo-
lendo ripristinarne lo splendore, lo rifor-
mò con nuovi statuti de'aS giugno i 777,
cambiandone il nastro in color bianco
trapuntato in color d' arancio. Il re di
Prussia Federico li nel 1791, divenuto
proprietario de' ricordati principali , lo
divenne ancora dell'ordine, che con di-
ploma de' 1 1 giugno 1 792C0II0CÒ in digni-
tà dopo quello àéX Aquila nera, con un
piccolo cambiamento nelle insegne. Il re
Federico Guglielmo 111 con diploma dei
I o geunalo 1 8 1 o aggiunse all'ordine due
PRU 5i
nuove classi e una medaglia di Merito
ili altre due. Dipoi a' 18 gennaio i83o
con regia ordinanza divise iu due parti
la 2.* classe, e alla i.* di queste assegnò
ima piastra o placca per distintivo par-
ticolare.Quanto alle medaglie,quella del-
la I.' classe era d'oro, la 2.' d'argento;
nel 181 4 la medaglia d'oro il detto re
la mutò in una croce d'argento, e questa
classe per la detta sua ordinanza del 1 83o
diventò la 4-" classe dell'ordine dell'A-
quila rossa. !Neir ordinanza del 18 «o il
re ha stabilito che chiunque ottiene un
ordine prussiano come distinzione di me-
rito, debba incominciare da questa 4-*
classe, e se passa alla 3.' la riceve con
una rosetta. Con ordinanza inoltre del 18
gennaio 181 i il re avea decretato, che
un cavaliere passando da classe inferio-
re ad altra superiore, porterebbe 3 fron-
de di quercia unite all'anello da cui pen-
de la croce. La 2.' classe della medaglia
d'argento, che si porta alla bottoniera col
nastro dell'ordine dell'Aquila rossa, sus-
siste come decorazione geiwrale. Tanto
leggo neW AlmanachdeGothapour Tan-
«te 1 8 3 7 . Ordres de cìievalerie p • 4 " • ^ ■*
del Merito {l\); 4-° di s. Giovanni (/''.) in
luogo del soppresso ordine G e roso li mila-
no,HÌ modo che dissi nel voi. XXIX, p.276
e agS; 5." di Luigia j 6° Croce di Ferro
(/'.). Inoltre Federico Guglielmo III il i .'
febbraio i835 istituì la decorazione del
inerito per quelli che avessero salvato al-
cuno da qualche grave pericolo. Alma-
nach p. 5o. 7.° Il re Federico Guglielmo
I V nel 1 843 ristabilì l'ordine delCigno già
istituito da Gioacchiuo I elettore di Bran-
deburgo del i499j po' abolito nel i53o
da Gioacchino II quando abbracciò l'ere-
sia di Lutero, in onore della B. Vergine
Maria, la cui immagine in rilievo fu po-
sta nella placca di decorazione, per ricom-
pensare le virtù religiose. Nel ripristinar-
lo il monarca regnante, e perchè acqui-
stasse maggior lustro, di propria mano e
con solennità, in presenza di tutta la cor-
te, ne decorò con l'insegna iu brillaoU la
52 P R U
regnante regina sua consorte, Elisabetta
Luisa figlia del i .° re di Baviera Massimi -
lianoGiuseppea lui maritata nel 1 8?.3. Vi
fu gi?i alti'o ordine del Cigno (f^.), nel du-
cato di Cleves, che alcuni attribuirono n
Beatrice duchessa di Cleves, forse ripristi-
nalo da Gioacchino I. Neln,°fì5del Dia-
rio di Roma i 847 si legge, che il re Fe-
derico Guglielmo IV ha creato un nuo-
vo ordine o piuttosto decorazione cavai-
]eresca,desti nata esci usi va mente all'agri-
coltura, ossia a rimunerare lepersoneche
si distinguono maggiormente nella parte
teorica o pratica di questa scienza, o con
nuove invenzioni e scoperte, o con intro-
durre miglioramenti. La medaglia o deco-
razione ha da un lato l'effigie del re e dal-
l'altra l'iscrizione : Per merito agrario^
dentro una ghirlanda intrecciata di spi-
ghe di grano, di pampini di viti e di rami
d'olivo. 8. "Finalmenteil n.°248del Gior-
nale di Roma i85i riporta, che il gior-
nale ufficiale del governo a Berlino pub-
blicò gli statuti dell'ordine della Casa
reale d' Hohenzolletn, creato dal re Fe-
derico Guglielmo IV a'2 3 agosto, che fu
il giorno in cui gli prestarono giuramen-
to i principati d'Hohenzollern. Quest'or-
dine si è consagrato a perpetuar la me-
moria delsuccessivo ingrandimento del-
la signoria della regia stirpe prussiana, e
perciò porta per di visa il molto: VomFels
zwn Meer. 11 re è il gran maestro del-
l'ordine, il quale si divide in due sezioni,
ciascuna delle quali èsuddivisa in 3 clas-
si speciali. Tra i primi ad essere stati de-
corati del nuovo ordine sono, il i." mi-
nistro Manteuffel, e l'ex ministro gene-
rale Radowitz, entrambi nominati dal re
commendatori. Di tutti i nominati ordi-
ni il re ne è il gran maestro.
Il nome di Prussia viene da quello dei
borussi, popolo sarmata che con altri a-
bitava la regione oggi formante la Prus-
sia orientale e la Prussia occidentale, i
quali abitanti erano i più selvaggidi lutti
i pagani del settentrione. Essi si piglia-
vano poca cura della bellezza de'templi,
PRU
adoravano i loro idoli sotto le querele,
ed immolavano loro i prigionieri. Altri
riferiscono, che la gotica tribù degli oe-
stiì,che dell'Elettro faceva antichissima-
mente co'circostan ti popoli mercato,tras-
se lo sguardo degli europei su questo an-
golo di terra selvaggio ed ignoto. Si con-
fusero questi primitivi abitatori colle pur
barbare tribù de' peucini, de'sudavii edei
gnlindi, e furono poi vittime delle san-
guinose incursioni, che i venedi-slavi e-
sercitarono in quella contrada. Verso il
secolo X s'incominciò a darsi il nome di
Prussia al suolo di questi popoli ragu-
nalicci, quasi Pro- Russi, per essere alla
Russia [P'.) propinqui. Nelle Memorie
sopra la casa di Brandeburgo, di Fede-
rico II re di Prussia, si legge che la con-
versione al cristianesimo di Brandebur-
go fu cominciata dal zelo di Carlo Ma-
gno, che mori neir8i4, e terminata nel
9-28 sotto l'imperatore Enrico I l'Uccel-
latore, il quale sottomise intieramente ii
paese, come toccai a Bratjdeburgo. Alcu-
ni attribuiscono a s. Remberto arcivesco-
vo di Brema di aver pel i,° incominciata
la predicazione del vangelo in questi pae-
si, poiché la sede d'Amburgo essendo sla-
ta unita a quella di Brema, questa ultima
chiesa era divenuta metropoli di tutta la
Germania settentrionale, laonde s, Rem-
berto predicò la fede di Gesù Cristo agli
slavi, e ai vandali abitanti della regione
di Brandeburgo: il santo mori nell'SSS.
A PoLOMA narrai come s. Adalberto ve-
scovo di Praga (/^,), vedendo l'ineffica-
cia delle sue ardenti sollecitudini per la
sua diocesi, pel vivo zelo da cui era ani-
mato per la gloria di Dio, e pel vantag-
gio spirituale di quelli che viveano nelle
infelici tenebredell'idolatria, col permes-
so di Papa Giovanni XV si assentò dal
vescovato; quindi nel suo ritorno, veden-
do rinnovarsi le persecuzioni, si recò in
Polonia alla conversione de'superstiti i-
dolatri. Passò poscia con suo fratelloGau-
denzio e conBenedetto compagni delle sue
fatiche apostoliche nella Prussia, la qua-
PRU
le secondo diversi scrittori non era siala
ancora illuminata dalla lucedell'evange-
lo. Dopo l'esito felicissimo che le sue pre-
dicazioni ebbero in Danzica, si portò in
una piccola isola ove fu gravemente mal-
trattato: trasferitosi in altro luogo non
fu meglio accolto, e mentre stava per par-
tirne a' 23 aprile pg" fu martirizzato;
Benedetto e Gaudenzio furono condotti
in ischiavitù. Il suo corpo si venera nella
cattedrale di Gnesna, ed ha il titolo di
apostolo di Prussia, sebbene non abbia
seminalo la fede che in Danzica. 11 p. Pau-
re mWe Annotazioni alle Tab. Clironol. p.
178 di Musanzio,dice che nel pontificato
di Gregorio V, cui si attribuisce l'istituzio-
ne del collegio degli elettori dell'impero, il
duca Voldimiro di Prussia co'suoi vassalli
si convertissero alla fede verso il 997 per
Io zelo del vescovo Adalberto. Forse s.
Ottone di Bamberga nelle due volte che
traversò la Prussia ne'primi anni del se-
colo XII, per evangelizzare la Pomera-
nia, siccome convertì pure altri popoli
barbari di quelle regioni, probabilmen-
te anche in questo paese avrà esercitato
il suo apostolico ministero. Nondimeno
al principio del secolo XIII quasi tutti gli
abitanti della Prussia gemevano nella più
stupida pagana superstizione, ed erranti
pei boschi uccidevano gli hnimali, ne tra-
cannavano il sangue, acquistando ripro-
vevole rinomanza per la molestia di a-
troci scoi rerie sui popoli circostanti, non
essendo riuscito a tre re di Polonia chia-
mali Boleslao di soggiogarli, finché vi po-
sero fine i cavalieri teutonici, conquistan-
done il paese e procurando loro missio-
nari che gl'istruirono nella religione cri-
stiana.
L'insigne e potente ordine militare e
regolare Teutonico ebbe l'origine prin-
cipalmente dai tedeschi neh «'27 in Ge-
rusalemme,indi da diversi ulìizialidi^Ae-
Hirte di LubeccaóvcaWi 190 in Acri colla
regola di s. Agostino^quaudo fu canonica-
mente approvato nel I 192 da Papa Cele-
stino 111, coi privilegi de'templuri e altri
PRU 53
ospedalieri, permettendo al gran maestro
di prendere per arme una croce di panno
nero in campo bianco. Oltre l'ospitalità e
l'assistenza degl' infermi, i cavalieri teuto-
nici fecero volo di difendere la Chiesa e
la Palestina o Terra santa, ove ben pre-
sto divennero formidabili ai saraceni. Nar-
ra il p. Helyot, Storia degli ordini reli-
giosi e militari, che essendo la Prussia a-
bitata da popoli barbari, i quali non a-
vendo alcunacognizionedel vero Dio sa-
grificavano agl'idoli. Cristiano 1 dell'or-
dine cistcrciense e primo vescovo di Prus-
sia , fu mandalo in questo paese , acciò
dalla stolta idolatria richiamasse alla ve-
la religione i suoi abitatori ; ma ciò fu
invano, anzi si crede, che perciò inaspri-
ti perseguitassero i cristiani loro vicini,
coi quali fino a quel tempo era passata ami-
chevole corrispondenza. In questo tem-
po regnavano sul paese di Brandeburgo i
discendenti di Alberto l'Orso dello il Bel'
lo, margravio di Brandeburgo e fondato-
re di questa illustre stirpe, il quale popolò
i suoi stati di olandesi, fiamminghi e altri
stranieri rovinati nelle fortune, come pure
introdusse nel margraviato i cavalieri ge-
rosolimitani, essendo morto fin dal 1 170.
Pertanto gl'idolatri della Prussia entra-
rono impetuosamente nel territorio di
Culma,e uccidendo o imprigionando qua-
si lutti gli abitanti, convertirono la pro-
vincia in ispavenlosa solitudine. Corrado
duca di Masovia e di Cujavia, cui alcuni
danno il titolo di duca di Polonia, cono-
scendosi impotente di fare argine al fu-
rore de'barbari prussiani, per non essersi
subito opposto alle loro violenze, fu ca-
gione che si rendessero più indolenti e
piombassero sulla Polonia, ove commi-
sero orribili crudeltà. Incenerirono i più
magnifici edifizi, uccisero tutti gli uomini
in età avanzata, e condussero prigionieri
gli altri uomini ed i fanciulli. Traùne
Plosko, forte castello, non vi fu paeseche
andasse esente da tante calamità. Peri-
rono pel fuoco i5o chiese parrocchiali e
moltissimi monasteri d'ambo isessi:a pie
54 1* K U
tlegli altari trucidarono que' sacerdoti e
religiosi che vi si erano rifugiati, non ri-
spettando i feroci invasori neppur quelli
che celebravano i divini misteri, empia-
mente strappando dalle loro mani l'Ostia
sagra che calpestarono coi piedi. Rapiro-
no i sagri vasi per servirsene in usi pro-
fani, e dalle clausure trassero a forza le
sante' vergini, che sagrifìcaronoalle loro
brutali passioni. La colluvie di tante or-
ribili crudeltà costrinse il duca Corrado
a .seguire il consiglio del vescovo Cristia-
no e d'alcuni signori della corte, e ad i-
«tituire l'ordine militare à' Obi'iìio[T^.),
asoaiiglianzade'cavalieridi Lh>onia[r.)
delti anche Porla spade o Spadaccini
(di poi ambedue gli ordini si unirono al
Teutonico), il cui principale istituto fosse
quello di difendere il paese dalle frequen-
ti e desolanti incursioni degl'idolatri prus-
siani, le terre de'quali se a vesserò conqui-
stato dovessero con lui dividersi. Ciò sa-
pulo dai prussiani,. con poderoso esercito
assediarono il castello d'Obrino, residen-
za de' cavalieri, i quali avviliti non osa-
rono uscirne, tollerando gl'insulti e le pro-
vocazioni anche de'pochi idolatri che re-
cavaiisi sino sotto le mura. Non avendo
potuto i (Cavalieri d'Obrino corrisponde-
re alle speranze del duca Corrado, e ve-
dendo questi i suoi dominii bersaglio del-
la rabbia e furorede'prussiani, spedì una
solenne ambasceria ai celebri cavalieri
teutonici, pregando il gran maestro Her-
man de Salza ad allearsi con lui e sommi-
nistrargli validi soccorsi nell'estrema ne-
cessità in cui Irovavasi, con trasferire la
principale residenza dell'ordine ne' suoi
stati , cedendo a lui le proviucie di Cal-
ma e Lubonia o Livonia, insieme a quan-
to conquistasse sui prussiani, per posse-
derlo con dominio assoluto e indipenden-
te. Accettate dal gran maestro le offerte,
anche per gli stimoli di Papa Onorio 111,
dell' iujperatore Federico li e di molti
principi di Germania, i quali gli promise-
ro soccorso di truppe e di consiglio, man-
dò in Polonia Landisberg con altro cavu-
PPiU
licre per verificare le proposte degli am-
basciatori e riconoscere le provincie di
Culma e Lubonia. I cavalieri trovarono
la .sola duchessa Aglasia, perchè il mari-
to duca Corrado erasi portato a visitare
alcune lontane provincie. Poco dopo il
loro arrivo i prussiani tornarono a met-
tere a ferro e fuoco il paese, onde a pre-
mura della duchessa unitisi i cavalieri al-
le truppe, ad onta della loro perizia e mi-
litare valore, i prussiani le disfecero e fu-
garono , ne imprigionarono il capo, re-
stando mortalmente feriti i due cavalie-
ri. Questa sconfitta obbligò Conado a
nuovamente domandare e con maggior
ellicacia il soccorso de'cavalieri teutonici,
e fece loro spedire lettere patenti sulla
cessione delle provincie di Culma e Lu-
bonia, come di quanto conquistassero nel-
la Prussia, con documento approvalo dal
Papa cui l'ordine era immediatamente
soggetto. Intanto guariti Laiidisberg col
compagno, Corrado fece per loro edifi-
care il castello o fortezza di Vogelsank,
onde opporsi ai prussiani e avere un luo-
go di difesa. Il gran maestro avendo de-
lìnitivamente accettato le offerte, spedì
in Polonia il cav, Herman Balka col gra-
do di provveditore e maestro provincia-
le. Quindi i teutonici con esercito di cir-
ca 20,000 uonfini presero possesso delle
provincie, e coll'aiuto de'polacclii sot;gio-
garono i prussiani idolatri del palatina-
to di Culma , oude incominciarono con
successo a farvi predicare il vangelo.
L'annalista Rinaldi all'anno 1220, n."
4o , racconta che Onorio III ammonì i
novelli cristiani di Prussia, che di fresco
aveano ricevuto il battesimo, che doves.
sero essere riconoscenti a Dio per tanto
benefìcio, conservassero la ricevuta fede,
\i vesserò virtuosamente, né si contristas-
sero per le tribolazioni cui erano espo-
sti ai nemici, dovendo gioire di essere ol-
traggiati per Gesù Cristo, il quale gli a-
VI ebbe immancabii mente assisti ti, com'e-
gli promise loro aiuto e protezione. Indi
Onorio III neh 2 25 spedì Gugluiiiio ve-
PRU
«covo di Modena legaloaposlolico, a pro-
pagar l'evangelo nella Li venia o Lubo-'
jiia e nella Prussia. Nel i23o i teutonici
lipoiiarono altre villorie ed estesero le
loro conquiste sui prussiani o pruteni i-
(lolatii, capitanati dal cav. Teodorico di
J^ernlieim maresciallo generale, che fece
fabbricare il forte di Kessow. Gregorio
IX con autorità apostolica confermò il
convenuto tra'teulonici e il duca Corrado,
fece pubblicarla crociata contro detti ido-
latri, concedendo a quelli che prendereb-
1 )ero la croce e combattessero contro Prus-
•-a, le stesse ind ulgenze accordate alle Cro ■
date (f^\) di Palestina : di più il Papa
commutò il voto fatto dai boemi di anda-
re oltre mare,ordinandolorochesi recas-
sero a combattere i prussiani, in soccorso
de'leufonici. Rinaldi all'anno i232,n.°6
e j, riporta la commovente lettera di Gre-
gorio IX sulle atrocità commesse da det-
ti idolatri, sapule da quello che gli avea-
no scritto i vescovi IMazoviese e Wrati-
slaviese, i loro capitoli ed altri, in cui si
dice che aveano arso ne'confìni di Prus-
sia dai 0,000 e più ville, ucciso 20,000
fedeli e 5j000 fatti prigioni, onde i cri-
stiani si erano nascosti nelle selve. Que-
sti racconti debbono piuttosto riferirsi ai
tempi precedenti e successivi. 11 maestro
provinciale Balka, con l'aiuto de' croce-
signati, in poco tempo fece grandi pro-
j^ressi nella Prussia, imperocché con nu-
merosa armata passò la Vistola, riportò
tliversi vantaggi, nel paese di Culm get-
tò le fondamenta del castello di Tliorn,
che poi divenne città; indi proseguendo
le conquiste, nel i23r ridusse Culma a
città, ed armate delle barche scendendo
per la Vistola s'impadronì dell'isola Quid-
zin, ove avendo fabbricalo un forte, nel
12 33 chiamò l'isola s. Maria. In seguito
pegli aiuti di Burcardo burgravio di Mag-
deburgo,di Corrado duca di Masoviajdel
suo figlio ^liezka duca di Cujavia, di
Enrico duca di Cracovia, di Ottone du-
ca di Gnesna, e di Svventopolo duca di
Pomerania , riportò nuove vittorie sui
PRU 55
prussiani e fece costruire una città presso
il forte dell' isola s. Maria. Quasi nello
stesso tempo gì' irritati prussiani riuni-
l'ono un forte corpo di truppe per attac-
care i cavalieri col favore de' ghiacci e
rigori della stagione: ma il maestro pro-
vinciale co' suoi li prevennero, entrando
nel territorio diReysen in cui fecero dei
prigioni e uccisero moltissimi paesani; in-
di si scagliarono sui prussiani e gli scon-
fissero in modo che ne morirono 5,ooo.
Abbandonata del tutto dai prussiani la
provincia di Culma, Herman Balka fece
sulle frontiere fabbricare il castello di Pic-
den qualbaloardoalleloroincursioni. Al-
l'anno 1234 riporta Rinaldi al n.° 44'^
incessanti premure di Gregorio IX pei
convertili prussiani e peicrocesignati, in-
viando per legato a'quei popoli il suddet-
to Guglielmo vescovo di Modena, o con-
fermandolo nella legazione, ingiunta già
al vescovo di Semìgallia nelle provincia
di Livonia, Prussia, Gollandia, Vinlan-
dia, Estonia, Semìgallia, Curlandia e al-
tre convicine parti, dandogli autorità di
unire o dividere i vescovati, di crear ve-
.scovi e consagrarli, o di trasferirli da una
chiesa ad altra. Inoltre Gresorio IX di
o
questa missione ne scrisse ai popoli del set-
tentrione, ordinando loro di ricevere o-
norevolraente il pontificio legato, il quale
lasciata la sede di Modena, con acceso zelo
si esponeva volontieri a qualunque peri-
colo per acquistare anime a Dio. All'an-
no 1236, n.° 6r, aggiunge Rinaldi, che
nella Prussia avendo ricevuto tanti po-
poli il battesimo, onde polevansi erigere
vescovati, scrisse aGuolielmo legato e già
0 DO
vescovo di Modena , che col consiglio di
uomini esperti e prudenti , assegnasse a
ciascun vescovato i confini, e consagrasse
vescovi tre frati domenicani acciò promo-
vessero il bene di que' popoli. In questo
tempo i prussiani o pruteni idolatri fe-
cero grande uccisione di crociati e altri
chesi erano portati a predicar la fede nel-
la Livonia verso la festa di s. Maurizio,
essendo cagione di questa calamità la di-
56 PRU
scordia nata tra il re di Danimarca ed i
cavalieri, per una rocca posta in talecon-
trada già spettante al re, onde Gregorio
IX ordinò ai teutonici la restituzione, ed
al re danese di rimborsare l'ordine di
(pianto vi avea speso. All'anno 1 244) o."
52, Rinaldi racconta, che il duca d'Au-
stria vedendo che nella Prussia gl^idola-
tri tenevano i teutonici in agitazione, e
pieno di desiderio di propagare il nome
cristiano, preparò un forte esercito, per
cui Innocenzo IV concesse a chi ne se-
guiva le bandiere le indulgenze proposte
dal concilio generale a chi andava in aiuto
di Terra santa. Ma perchè gl'infedeli si
debbono non tanto abbattere colle armi,
quanto allettare alla cognizione delie ve-
rità cattoliche colla predicazione, vi man-
dòdiversi missionari, e Domenico d'Ara-
gona frate minore di singoiar virtù. Al-
l'anno 1245, n." 82, lo slesso Rinaldi ci
(lice che Sw^antopelcoduca di Pomerania
avendo tirannescamente usurpalo quel
ducato , ed i cavalieri religiosi teutonici
combatluto i prussiani o pruleni pagani,
nemici della nazione polacca, conquistato
più città e luoghi, come indotto molti a
ricevere il battesimo, questi il duca pro-
curò di sedurre per farli ritornare all'er-
rore, onde invasi di furore improvvisa-
mente tagliarono a pezzi e uccisero tulli
i polacchi e tedeschi cattolici dimoran-
ti nella Prussia, eleggendosi a principe
Swantopelco stesso. Questi per equilibra-
re le sue fori.e a quelle de' polacchi e dei
teutonici, fece lega coi lituani, coi jaczvin-
ghi e con altri pagani; indi rolla la con-
chiusa pace corsero su Culuia che tante
spese e sangue avea costalo a' cavalieri,
la manomisero e costrinsero i convertiti
a tornare al paganesimo. Venuto di tut-
to in cognizione Innocenzo IV., ne fu af-
flitto, vedendo pericolare la religione cri-
sliana in Prussia, laonde invitò i cava-
lieri tedeschi ed i crocesignati a repri-
mere i comuni nemici , scrivendo ai se-
dodi perchè si ritirassero dal duca diPo-
»nerauia. O lire a ciò, eccitò lo zelo dcll'ur-
PRU
civescovodi Gnesna e quello de'suoi suf-
fragane!, ad ammonirlo onde riparasse il
mal fatto, e se non si correggeva lo sco-
municassero solennemente col consueto
rito ecclesiastico. Aggi unse, che se il mal-
vagio principe, già altra volta scomuni-
cato pe'suoi enormi misfatti, restasse in-
sensibile a tali ammonizioni, disprezzan-
do le chiavi della Chiesa, e continuasse a
perseguitare i fedeli, invocassero contro
di lui il braccio secolare. Non andò guari,
che Casimiro duca di Cujavia, con eser-
cito vittorioso percorse la Pomerania e
mise in rotta il duca ed i prussiani con
grande strage. Ma il duca avendo giurato
ad Opizo abbate di Mezano e legato del-
la s. Sede in Polonia, ch'erasi portato in
Prussia ed in Pomerania, di ritirarsi dai
prussiani e mai più danneggiare i cristia-
ni, fu assolto dalle censure. Nel 1 247 In-
nocenzo IV spedi legato apostolico in Po-
merania, Polonia e Germania il cardinal
Capocci; indi nel i25r egualmente per
legato inviò in Pomerania , Livonia e
Prussia Jacopo Panlaleone che nel 1 261
divenne Urbano IV. Nell'anno prece-
dente riporta Rinaldi al n.° 22 , die aven-
do i cavalieri fallo una rocca sul monle
s. Giorgio, riuscendo gravissimo ai prus-
siani infedeli ed ai lituani, questi con due
eserciti si portarono in Curlandia a com-
batterli; li vinsero e obbligarono alcune
rocche ad arrendersi. Avvisato Alessan-
dro IV dai cavalieri, secondo le loro pre-
ghiere fece in queste regioni predicare dai
chierici dell' ordine la croce contro i ne-
mici della s. fede; e per meglio determi-
nare i popoli a combattere, promise loro
di ricevere sotto la sua papale prolezione
le terre che avessero conquislale. Contem-
poraneamente Mendoco MendoK'o princi-
pe di Lituania, con vigoroso esercito piom-
bò sulle terre cristiane, guastò Masovia e
arse Plosko;quindi passando in Prussia ne
uccise i cattolici, diroccò le recenti chiese
e fece copiosissitna preda. Eurico mar-
chese di Misnia nello slesso armo si por-
tò con 5oo guerrieri valorosi ìu soccorso
PRU
de'cavalieri, per adempiere il volo fallo
rli combattere per la lede; entrò in Po-
tiierania e postala a ferro e fuoco, obbligò
quegli abitanti che non lo professavano ad
abbracciare il cristianesimo, ed a sotto-
mellersi a! dominio de'teutonici. Armati
pui due vascelli scorse il golfo di FriscbalF
per rendere sicura la navigazione, resa pe-
licolosa dai corsari idolatri, che d'allora
in poi non osarono più infestare. Enrico
tornò in Misnia, lasciando ai cavalieri i
enliluoniini che l'aveano seguito, con
aiuto de'quali i teutonici soggiogarono
I pogesani e fabbricarono nel 1827 El-
Ijiuga.
Frattanto i teutonici portarono le glo-
riose loro armi contro i vermalandesi, i
bartesi ed i natangeni, popoli della Prus-
sia; ma nella spediiione marittima del gol-
fo di Frischaff restarono uccisi quelli che
l'aveano intrapresa. Per vendicarsene, il
maestro provinciale con poderosa arma-
la navale nel i33q fece prendere la for-
tezza di Balga. Conoscendo i prussiani
rimportauza di essa, risolvettero di ricu-
perarla, recandosi all'assedio con Piopso
loro capitano che vi perde la vita, onde
dovettero ritirarsi , e molte famiglie di
Barga e della provincia di Verraanlanda
abbracciarono iicrislianesimo.Indi i prus-
siani fabbricarono nelle vicinanze i forti
di Partegal e Strandon per circondare i
teutonici, i quali invece altro ne costrui-
rono e nominaronlo Schinkenberg. Con
l'aiuto di Pomraado che segretamente a-
\ea abbracciato la fede, i cavalieri coi rin-
forzi condotti dal duca di BrunsAvick e
Luneburgo disfecero i nemici fieramen-
te, ed occuparono Partegal, indi conqui-
starono le Provincie di Vermanlanda,di
Natangen e di Barto,i cui abitanti rinun-
ziato il falso cullo degl' idoli riceverono
il battesimo : i cavalieri per assicurare il
conquistalo, eressero le fortezze di Cris-
bur^o, Barlenstein, Wisemburgo, Resel,
Brumberg ed Helberg. Queste conquiste
resero assai potente l'ordme Teutonico,
ma lo divcQue ancor più quando vi riunì
PRU 57
quello de'cavalieri Porla spade che lo rese
padrone della Livonia. Oltre quanto dissi
agliarlicoli citali de'cavalieri Portaspade
o Spadaccini o di Livonia, a maggiore in-
telligenza aggiungerò col p. Helyot. Avea-
no i re di Danimarca e di Svezia inutd-
mente tentato nel corso di più secoli di
soggiogare la Livonia, e rimuovere i po-
poli dall'idolatria, le loro conquiste aven-
do poca durata; ma questa gloria era ri-
servata all'inclita nazione alemanna, che
intieramente li soggiogò e guadagnò al-
la religione cattolica. Circa il i i 58 al-
cuni mercanti di Brema e di Lubecca na-
vigando a Wisby, allora piazza di grau
commercio nell'isola di Gothland, furo-
no spinti ove il Duna mette foce nel ma-
re, e vi si stabilirono pel traflìco che gli
permisero gli .abitanti. Avendo fabbrica-
to una cappella in cui facevano celebi-a-
re i divini misteri, a loro esempio eper-
suazione alcuni signori di que' paesi pro-
fessaropo il cristianesimo, onde l'arci-
vescovo di Brema consagrò vescovo di
Livonia Meoardo per istruire e propagar
la fede , cui successe Bertoldo ucciso dai
pagani nel i iqi; indi Alberto I che dif-
fuse il cristianesimo e per assicurare que-
sto e -il conquisto della Livonia fondò il
detto ordine militare, lo pose colla pro-
vincia sotto la protezione di Maria Ver-
gine, con l'obbligo ne'cavalieri di difen-
dere la s. Sede, avendogli il Papa Inno-
cenzo ili coir approvazione dell'ordine
concesso lultociòche avessero conquista-
to sugi' infedeli , essendo precipuo scopo
di questa cavalleresca milizia la difesa dei
cristiani. In falli s'impadronirono di mol-
te Provincie della Livonia propngandovi
il cristianesimo, profittando delle conqui-
ste che ^Valdemaro II re di Danimarca
avea fatte e perdute per causa turpe; ma
ai danesi unitisi i livonii, per far loro va-
lida resistenza i Poita spade si trasfuse-
ro coll'ordine Teutonico, ciò che appro-
vò Gregorio IX, ma conservando il loro
particolare gran maestro. Divenuti per»
ciò poleulissimi i teutonici, poterono cuin*
58 PRU
pieie il conquisto di Prussia, fonclaivi 4
vescovati e 5 in Livonia,i quali coi loro
canonici vestirono l'abito dell'ordine, di-
\idendo la sovianilà co' cavalieri dellelo-
ro diocesi, piincipalniente nelle città ve-
scovili : il solo arcivescovo di iViga eser-
citava pieno diritto temporale sopra io
fortezze o castelli, lo che in parte cagio-
nò la rovina dell'ordine, per le intestine
guerre che insorsero tra' vescovi e cava-
lieri, succèdendo frequenti e sanguinose
battaglie. Quantunque i cavalieri impie»
gasserò tutte le loroforze e valore^e ve-
nissero di continuo soccorsi dalla Germa-
nia, e dai Papi che di tanto in tanto ac-
cordarono in loro favore lecrociate, non-
dimeno convenne loro molto fiticare e
spargere sangue per mantenere sotto l'ub-
bidienza dell' ordine i prussiani , i quali
di sovente ne scuotevano il giogo, col-
l'aiuto de* principi vicini ingelositi della
gloria e somma potenza de'cavalieri, ri-
tornando quindi all' adorazione elei falsi
Dei. La prima apostasia di questi popoli
successe nel 1240, onde i cavalieri pote-
rono con 3 anni di tremenda guerra in-
fienarli. Nel 1260 ribellatisi di nuovo,
durò la guerra i5 anni. Seguì la 3.* in-
surrezione sotto il gran maestro Annone,
e durò 7 anni; la 4-' cominciata nel 1286,
ebbe fine in un anno; la 5.* e ultima suc-
cesse nel 1295, con la quale avendo i ca-
valieri nuovamente soggettato i prussia-
ni, pel gran numero di fortezze e castelli
che fabbricò 1' ordine non poterono più
sottrarsi dal suo dominio. Grandi ancora
fiuono i pr.ogressi dell' ordine nella Li-
vonia, che dopo averla per intiero sog-
giogata, conquistò pure la Curlandia eia
Semigailia; dopo di che i cavalieri impie-
garono tutte le loro cure per mantenersi
in pacifico possesso di quanto a veano col-
le armi conquistato, dovendo far fronte
alle aggiessioni freq'uenti de' confinanti,
massime russi e moscoviti , con gloriose
vittorie. Però nel 1291 sotto l'X! gran
niaestro Corrado, Acri (V.) principal ca-
sa dell'ordine fu presa dal soldano d'E-
PRO
gitto, onde il restante de'cavalieri fu ob-
bligato ad abbondonarla Palesùna[y.).
Dimorarono per qualche tempo in Ve-
nezia, indi scelsero la città di Marburgo
nell'Assia che dichiararono principale re-
sidenza; ma il gran maestro Goffredo di
Hohenlohe nel 1 3 06 la trasferì nella Prus-
sia occidentale, nella città di Marienbur-
go, ove nel vecchio castello fecero la re-
sidenza i gran maestri, già capoluogo del
palatinato del suo nome, avendovi l'or-
dine edificato una fortezza. Da quel tem-
po in poi non vi furono in Prussia mae- •
stri provinciali, imperocché il gran mae-
stro governò dasela provincia. Dali292
fino al i34i fuvvi quasi sempre guerra
ostinala tra' cavalieri ed i vescovi di Li-
vonia, questi per volersene intieramente
impadronire, quelli perimpedirlo e dimi-
nuirne l'autorità; però per respingere il
comune nemico vi fu unione, e sospen-
devano le loro pretensioni. Da una bol-
la di Clemente V si apprende, che l'ar-
civescovo di Riga avea i4 vescovati suf-
fraganei,che i teutonici ne aveano deso-
lati 7, che degli altri restati 4 piuvvede- i
vano i commendatori chi loro piaceva , "
facendoli eleggere dai propri cappellani
che aveano sostituiti ni canonici, talvolta
impadronendosi anche delle rendite, on-
de il Papa ordinò un'esatta inquisizione.
Verso il I 369 ordinò Urbano Vche l'or-
dine rinunziasse a qualunque pretensio-
ne sull'arcivescovo di Riga, e che questi
non pili esigesse giuramento dal maestro
di Li vonia, Bonifacio IX io favore de'ca-
valieri decise che l'arcivescovo ed i ca-
nonici riprendessero l'abito dell'ordine
che aveano deposto, e per contentare l'ar-
civescovo lo dichiarò patriarca di Litua-'
nia {f^-)j ma gli altri vescovi non vollero
sottomettersi, ed alleati coi lituani, russi e
samogizii, nel i3g4 ebbe luogo sanguinosa
battaglia, tuttavia si riunirono nel 1395.
Sotto il governo del gran maestro Corra- Jj
do de Jungingeu, il re di Polonia Jagel- ^
Ione profittando delle turbolenze che tra-
vagliavano i teutonici, con Witoldo du-
PRU
ca di Lituania allaccò la Prussia, ma fu
respinto e nel 1 4o3 si segnò !a pace. Qne-
'•ìiì ruppe il nuovo gran maeslro Uirico
tialello del precedente: ciò obbligò Ja-
ctllone ad unir le sue foi-zecon Witojdo,
formando un esercitodiiSo, eoo combat-
tenti, mentre il maestro ne avea 83, ooo:
labaltagliadeli5luglioi4i i presso Tim-
iieberg fu tanto sanguinosa che vi resta-
rono sul campo 1 00,000 morti, cioè
60,000 regi, e 4o,ooo teutonici co! grnn
maestro e lutti i generali. Tutta volta Ja-
gellone dovè far la pace. Fino dal i 3-8
il glande scisma affliggeva la Chiesa, sos-
tenuto prima dall' antipapa Clemente
VII residente \n Avignone C^.), poi dal
successore Benedetto XIII : Germania ,
Polonia, Prussia e 1' ordine Teutonico si
mantennero nell'ubbidienza de'Iegitlimi
Pontéfici, tanto residenti in Avignone, che
in Pioma, tenendovi in ambedue le città
i loro rappresentanti piesso la s. Sede ;
quindi a por fine allo scisma si celebra-
rono! conciiii di Pisae di Costanza C^.).
Ora passo a narrare la serie degli e-
Icltori di Brandeburgo, da cui di-icesero
i re di Prussia della regnante stirpe, a-
vendo detto a Bra.'Tdeburgo quali dina-
stie fino a questo tempo lo dominarono,
esercitando la dignità elettorale. Fede-
I ico 1 figlio di Federico V burgravio di
Norimberga della casa di Huhenzolleru,
per le sue ricchezze e capacità, per tem-
po si procacciò gran credito nell'impero
e molto contribuì all' elezione di Si"i-
o
sraondo imperatore, che in ricompensa
gli cede tutto il paese di Brandeburgo col
titolo di margravio, riservandosi la di-
gnità elettorale. Federico 1 si portò nei
nuovo dominio a prenderne possesso, ri-
cevè a Neubrandeburgo l'atto del giura-
mento dalla maggior parte dei signori,
e coloro che si ricusarono furono costret-
ti in breve dalla fcyza delle iirmi. Chia-
mato nel i4i5 alla dieta di Costanza il
nuovo margravio vi esercitò la più gran-
de influenza e diresse il consiglio dell'im-
peraloie. Avendo Sigismondo bisogno di
PRU 59
denaro, Federico I gli prestò 4o,ooo scu-
di d'oro e ottenne in ricambio per una
dichiarazione sottoscritta ai 3o aprile
i4'5, meglio convalidata nel 1417, i ti-
toli di elettore di Brandeburgo e di ar-
ciciamberlano del sagro impero. A Co-
STAXZA dissi che accompagnò l'imperato-
re al concilio, e con esso addestrò nel pos-
sesso il cavallo del Papa Martino V che
vi fu eletto nel 1417- Questi della fìimi-
glia Colonna, che si diceva imparentata
cogli Hohenzollern, lo colmò di contras-
segni d'onore. Ritornato nell'elettorato,
s'impegnò a indurre i boemi a riconosce-
re per re Sigismondo , colla condizione
che questi l'aiuterebbe a conquistar la
Matx^a Uckerana, invasa dai duchi di Po-
merania, e gli riuscì; non però fu felice
coi boemi. Per compere e trattali ingran-
dì le sue conquiste, morendo nel i44o
in Cadoltzburgo, dopo aver diviso i suoi
stali tra'4 figli. Gli successe il secondogeni-
to Federico 1 1 detto Dente di ferro a mo-
tivo della sua forza, ma Fedeiico II scris-
se che doveasi chiamare il Magnanimo,
perchè ricusò la corona di Boemia che ii
Papa gli offrì per ispogliarne Giorgio Po-
diebi-ad, e la corona di Polonia cui di-
chiarò non accettare se non la rifiutasse
prima Casimiro iV. Tale generosità tro-
vò ammiratori, e un ingiato: i primi fu-
rono i popoli della Lusazia, i quali toc-
chi dalle virtù di Federico II si diedero
a lui, il secondo fu Giorgio che portò la
guerra ne! Brandeburgo, perchè la Lusa-
zia era feudo della Boemia; ma pel trat-
tato del 1462 di Guben , fu costretto
Giorgio a cedergli ColbuSjPeitZjSommer-
feld e molte altre città; inoltre acquistò
altri dominii. Nel i4^3 nuova contro-
versia insorse tra'teutonici ed i vescovi a
cagione dell'abito, ma Silvestro arcive-
scovo di Riga co' suoi canonici si obbli-
gò anche pei successori a non lasciarlo
giammai. La Prussia era sotto il domi-
nio della sede apostolica, ed ii Papa vi te-
neva un commissario, e di tempo in tem-
po ne concedeva il godimento all'ordine
6o P R U
<;U'eia sotto l'immediata protezione del-
la chiesa romana ; ed è perciò che verso
questo tempo per le dissensioni nate tra'
teutonici ed i prussiani, Nicolò V man-
dò in Prussia legato il celebre cardinal
CJiisa, il quale esaminate le ragioni del-
le parli, condannò i prussiani e li costrin-
se colla scomunica ad ubbidire a'cavalie-
ri. Nel medesimo anno le principali città
di Prussia si ribellarono unite alla nobil-
tà, ed in un sol giorno s'impadronirono di
j 3 castelli fortissimi, ed a poco a poco del-
le altre città e fortezze, Casimiro IV re di
Polonia profittandone si avanzò con po-
derosa armata nella Prussia, ed i prussia-
ni prestarono a lui omaggio, e le città
colle truppe il giuramento di fedeltà. La
guerra durò i 3 anni e fini colla pace ver-
gognosa all'ordine, che nel 1^66 fu ob-
bligato cedere alla Polonia la Pomera-
nia con tutte lecittà e forti che da lei di-
pendevano, Marienburgo, Elbinga, con
tutti i paesi e città di Culma e d'Obern.
Con detto trattato la Prussia fu divisa in
occidentale o reale, ed in orientale o citi'
cale per la denominazione che poi prese,
lai. ''appartenente al re di Polonia, la 2."'
ai cavalieri teutonici, essendone allora
gran maestro Erlischhausen: la sede del-
l'ordine venne fissata a Rònigsberga, ve-
nendo inoltre l'ordine obbligato fare o-
maggio della Prussia ducale al re polac-
co, divenendo i cavalieri vassalli feuda-
tari di Polonia.
Travagliato F"'ederico II dalla vecchiaia
e dalle infermità, per riposo lo determi-
narono neli46q a rinunziare in favore
del fratello A lberto,riserbandosi una pen-
sione di 6000 fiorini, e mori neli47i a
Plassenburgo. Alberto fu soprannomina-
to {'Achille e \' Ulisse della Germania a
cagionedellasua prudenza e valore. Que-
sto'dimostròneli438al servigio dell'im-
peratore nella campagna contro i polac-
chi, con Luigi il Barbuto duca di Bavie-
ra che fece prigioniero, con Norimberga,
e quando resistè contro 16 nemici dicen-
do; dove potrei io più gloriosa mente mo-
PRU
rire? All'assedio di Groenfeherg montò
2.° all'assalto, si lanciò 1 ." nella città e
vi si tenne sino all'arrivo de'suoi soldati.
Di 7 battaglie ne vinse 6. Nel i 4^4 '^
morte del fratello primogenito Giovan-
ni V Alchimista, lo rese padrone del suo
principato di Bareuth, e nel 1469 diven-
ne come dissi elettore. Trovandosi pos-
sessore di tutti i paesi che appartenevano
al padre suo, nella Franconia e nell' al-
ta Sassonia, neli474 si fece capo dell'e-
sercito imperiale contro Carlo di Borgo-
gna, ma la contesa si compose. Nel 1476
abbandonò al figliosuoGiuliooGiovan-
ni Cicerone l'amministrazione degli sta-
li, riservandosi la dignità elettorale e il
diritto di consiglio; visse ancorato anni
a Francfort sul Meno : al secondogenito
lasciò il principato ti' Anspach, al terzo-
genito quello di Culmbach. Dal 1482 al
149^ passarono altre differenze tra've-
scovi ed i teutonici; vennero sovente al-
le mani e nel 1487 in una battaglia i cit-
tadini di Riga riportarono vittoria sui ca-
valieri. Ad onta delle considerabili per-
dite fatte dai cavalieri nella disastrosa
guerra con Casimiro IV, col loro corag-
gio si opposero agi' invasori delle terre
dell'ordine, e Waltero di Plettemberg
maestro provinciale di Livonia potè glo-
riosamente trionfare con 14,000 uomini,
sui3o,ooo moscoviti e tartari scaricati
sulla Livonia, con un 3.° odue di morti
per parte de'nemici, un solo-restando uc-
ciso dell'ordine. Nel 1 498 il gfan maestro
Federico duca di Sassonia volle cancel-
lare dall'ordine 1' infamia della pace di
Thorn del 1 9 ottobre 1 466 colla Polonia,
con ripetere da questa colla mediazione
de! Papa e dell'imperatore la restituzio-
ne di quanto 1' ordine dovette cederle ,
ma senza successo. Neli5io fu eletto dai
cavalieri gran maestro Alberto de' mar-
giavi o marchesi di Brandeburgo, cano-
nico di Colonia e figlio della sorella di Si-
gismondo 1 re di Polonia ; lusingandosi
che questo principe perciò si sarebbe pie-
galo di restituire all'ordine gli usurpati
PRU
domìniij ma reslarono ingannali e per-
derono tutta la Prussia. Questo gian mae-
stro, come il predecessore, ricusò rendere
omaggio per la Prussia al re suo zio, il
quale perciò sdegnato gli mosse guerra.
Alberto per qualche tempo la sostenne
eoo vigore, facendo ogni sforzo e venden-
do persino i suoi beni, tentando inutil-
mente soccorso dalla dieta dell' impero,
perchè l'ordine avea peixluto di conside-
razione e di potere ; il Papa fece esorta-
zioni al re, che nulla i?alsero , solo con-
cesse ad Albeilo, che ne avea implorato
la clemenza, una tregua di 4anni. Intanto
avendo Alberto abbracciato gli errori di
Lutero, si maneggiò col re di Polonia per
leodersi assoluto padrone di quanto re-
stava all'ordine nella Prussia, con l'ag-
gravio di possederla dipendentemente
dalla corona di Polonia. Si portò a Cra-
covia nel I 523 a firmarne il trattato de-
gli 8 aprile, prestò a Sigismondo I fede
ed omaggio per la Prussia, ne fu dichia-
rato I .° duca, e perciò, detta Prussia du-
rale,chepìù tardi fu eretta in regno, per
distinguerla dalla Prussia polacca. Ri-
nunziò Alberto alla dignità di gran mae-
stro dell'ordine Teutonico, cacciò dalla
Prussia tutti i commendatori, i cavalieri
e gli ufiìziali dell'ordine, rimasti costanti
nella fede cattolica ; quindi violati i so-
lenni voli, nel seguente anno sposò Doro-
tea figlia del re di Danimarca, da cui eb-
be un figlio. Alberto converti in uso suo
particolare le ricchezze comuni dell'or*
diue,edispregiando l'autorità di Leone X
e de'Papi successori, come dell'impera-
tore, divise la Prussia coi polacchi, dopo
aver favorito i cavalieri che con lui avea-
no abbracciata l'eresia, per la cupidigia
di usurpare le commende e farle eredi-
tarie. Narra il p. Helyol, che Alberto le-
vatasi la maschera neliSaS e dichiara-
tosi luterano, divenne pure aperto nemi-
co di quella religione di cui avea giurata
la difesa : toltasi la croce dal collo, l'ap-
l)ese alle pareti e la fece bersaglio delle
sue frecce e de' moschetti, finché rebl)e
PRU 6i
ridotta in pezzi. A Livottta notai , che
Waltero di Plettemberg, allora maestro
provinciale della medesima e uno de'piìi
valorosi capitani, per timore che l'eresia
infettasse la Livonia, volle sottrarla dal-
la soggezione d'Alberto, mentre ancoiti
n'era "ran maestro, con offrirgli una som-
ma pel diritto di sovranità , onde restò
sciolto dal giuramento di fedeltà. Quin-
di A\ altero per esercitare la soTranltà di
Livonia fece battere moneta, e l'impera-
tore Cado V lo dichiarò principe dell'im-
pero, con gius di voto e posto nella dieta
dell'impero, concedendo a tutte le pro-
vincie della Livonia, cioèa Lettonia, Cur-
landia, Estonia e SemigaHia,come mem-
bri dell'impero, il privilegio di appellare
dal loro principe alla camera imperiale
di Spira : così l'ordine de'cavalieri di Li'
vonia o Porta spade, dopo essere stalo
per quasi 3oo anni incorporalo all'ordi-
ne Teutonico, nel 1 525 ne fu disunito e
smembrato. Il nuovogran maestro Wal-
tero che a^ea preteso con questo tempe-
ramento preservarlo dall'eresia, la vide
penetrare nelfa Livonia, peraverla scan-
dalosamente in segreto favorita non pochi
vescovi e poi professata sfacciatamente.
L'arcivescovo di Rig«T Guglielmo di Bran-
debnrgo si dichiarò pel luteranismo, e il
popolo mosso dal suo esempio ne abbrac-
ciò gli errori, ^'ell557 il gran maestro
Guglielmo di Furstemberg assediò Gu-
glielm.o e il suo coadiutore Cristoforo di
Mecklenbur"o nella fortezza di Rocken-
husen,li fece prigioni e poi li liberò a me-
diazione dell'imperatore. In quell'anno i
moscoviti in numero di 100,000 entra-
rono in Livonia, e vicommisero tali cru-
deltà che abbatterono l'animo di lutti : il
vecchio Furstemberg rinunziò la dignità
a Guglielmo Keller, il quale implorando
indarno il soccorso de'principi tedeschi e
siccome inclinava alle false opinioni di Lu-
tero, cede la Livonia al redi Polonia, men-
tre lievel con parie dell'Estonia suo mal-
grado si die alla Svezia. Guglielmo Kel-
ler indusse l'arcivescovo di Risa e la no*
f)?. PRO
billH a concludere il Iratlato colla Polo-
nia, idi cui principali articoli furono, che
laLivoniareslasse annessa alla corona po-
lacca e al granducato di Lituania, e che
il gran maestro avesse in avvenire per se
V porgli eredi suoi maschi il titolo di du-
ca di Curlandia e Semigailia, con patto
che li possedessero come feudi dipendenti
da Polonia, ed oltre a ciò fu dichiarato go-
vernatore perpetuo del resto di Livonia.
Solloscriltoil trattato in Wilna a'28 no-
vembre i56i,il gran maestro rinunziò
sill'ordine, si spogliò dell'abito, come fe-
cero altri principali cavalieri dell'ordine,
e violando la fede de'solenni voti, sposò
Arma diMecklenburgo, da cui ebbe mol-
li figli. In questo modo ebbe fine l'ordi-
ne di Livonia o Porta spade , cheavea
avutoSgran maestri, dopo la sua separa-
zione dall'ordine Teutonico. Questo non
restò abolito per l'apostasia d'Alberto,
ina perduta la Prussia e la Livonia, un'
ombra restò dell'essere suo antico. I ca-
\alieri che non seguirono il sacrilego e-
.sempio del loro gran maestro, perseve-
rando nella fede cattolica, trasferirono nel
1527 lasededell'ordinein Mergenlheim
o Marienthal nella FranconiajCd elesse-
ro gran maestro Wallero di Cromberg,
che avendo ricorso al consiglio aulico di
Carlo V contro l'operato da Alberto, il
trattato con Sigismondo I restò annulla-
to, ed Alberto posto al bando dell'im-
pero, senza effetto per la potenza del re
di Polonia. I successori fecero inutili ten-
tativi per ricuperare la Prussia e la Li-
vonia già feudi ecclesiastici, quantunque
fossero delle più polenti case di Germa-
nia, riduceudosi l'ordine alle commende
di 1 1 Provincie, coi provinciali commen-
datori. Perle altre notizie dell'ordine ve-
dasi Teutomco. Quanto ad Alberto di-
venuto duca di Prussia, per le rappresen-
tanze del re di Polonia, godè paci liaunen-
teil principato, v'introdusse da per tutto
la confessione d'Ausburg, di cui parlai a
Confessione di fede e articoli relativi, si
tqiplicòa migliorare la sorte dc'suoi sud-
!
PRU
diti nel commercio e nell'agricollnra, e
fondò l'università di Kònigsberga. Alcu-
ne dispule teologiche intorbidarono il
termine di sua vita ch'ebbe fine neh 568,
lasciando gli stati al figlio Alberto Fe-
derico.
L'elettore Gioacchino 1 Nestore, suc-
cesso a suo padre Giovanni Cicerone fin
dal i499,con suo fralelloAlberto dìBraii-
(leburgo (F.) elettore di Magonza, fon-
darono l'università di Francfort. Il 2."
Leone X creò cardinale e incaricò della
promulgazione A*A\e indulgenze, la qua-
le servì a Lutero di pretesto per pubbli-
carci suoi perniciosissimi errori e la pre-
lesa riforma, con quelle lagrimevoli e fu-
nestissime conseguenze che in tutti gli a-
naloghi articoli dichiarai: quantunque
zelantissimo della fede cattolica, non po-
tè impedire la rapida propagazione del
luteranismo, né agli abitanti di Magde-
burgoed'Alberstadt il libero esercizio del
nuuvoculto,e cheil nipote Gioacchino II
o Giorgio poi elettore di Brandeburgonc
professasse glierrori. Questoultimo nella
dieta di Spira del iSs-g con altii prin-
cipi e città tedesche, protestando contro
il decreto imperiale di Worms.si disse-
ro Prolestanti. L'esempio di Gioacchino
li fu imitato da tutta la sua famiglia e
dai più de'suoi cortigiani, con abbraccia-
re la sedicente riforma dell'apostata Lu-
tero,con che s'introdusse ancora Ira'prus-
siani e negli altri suoi dominii. Veramen*
te dopo che nel i535 divenne elettore,
non prese parte alle turbolenze religiose
che tanto agitarono la Germania, e non
entrò nella lega che fermarono a Smal-
kalde gli altri principi protestanti, per
l'amicizia cheavea per Carlo V,cui avea
ben servito nella guerra co' turchi, a vendo
ottenuto da esso piena libertà di coscien-
za anche pe'suoi stati; tutlavolta rifiutò
di adottare Vlnteriin (r.) pubblicato dal-
l'imperatore. Nel 1569 ottenne da suo
cognato Sigismondo II Augusto redi Po-
lonia il diritto di succedere ad Alberto
Federico duca di Prussia e figlio dell'ex
PRU
gran maestro teutonico, ivel caso che mo»
risse senza eredi. Si legge nella Fita di
s. Pio V, di Catena, p. i 22, che nella die-
ta di Lublino il Papa fece protesta con
rogito notarile, contro il detto duca Al-
berto Federico che v'intervenne; iinpe-
rocche la Prussia era sotto il dominio del-
la s. Sede che vi teneva un commissario
pontifìcio, ed essendo divenuto eretico a-
vea usurpato i beni de'vescovati e delle
abbazie, laonde non poteva concedergli
quell'investitura che la sede apostolica
dava all'ordine Teutonico e rinnovava
ogni tanto. A p. 161 si dice che a Dan-
zica fu restituito il culto cattolico, già a-
bolito dall'eresia luterana, come la chiesa
e convento ai domenicani, inviandovi s.
Pio V predicatori per convertire alla fede
tjue'sedolti che se n'erano allonlaiuiti.
Gioacchino li mori nel 1071, dicesi av-
velenato da un ebreo di sua coiie, che te-
meva essere chiamato a render conto.Pri-
ma di lui era morto Alberto il Bellicoso
detto pure {'Alcibiade della Germania
a cagione di sua bellezza, figlio di Casimi-
ro d'Hohenzolleru margravio di Culm-
bach; mostrò sommo valore ne'falli d'ar-
mi cui prese parie, ma per la sua biasi-
mevole condotta fu privato degli stati pa-
terni. Divenne elettore nel iSyi Giovan-
ni Giorgio, e regnò fino al i SgS. Per sua
morte Gioacchino Federico nipote di
Gioacchino II, da arcivescovo di INFagde-
burgo,divenneelettore di Brandeburgo,
ove stabilì pel i.° un consiglio di stato,
ponendo parlicolar cura nella pubblica
educazione, e pubblicando rigorose leg-
gi statutarie. Morì nel 1608 nella sua
carrozza presso Roepinck, sobborgo di
Berlino. L'elettore Gio. Sigismondo, che
ascese al trono nel 1608, unì ai suoi stati
il ducato di Prussia, in virtù del suo ma-
trimonio eoa Anna primogenita del sud-
detto Alberto Federico, pel quale acqui-
stò anche i diritti alla successione di Cle-
ves, composta de'paesi di Juliers, Berg,
Cleves ealtre piccole sovianità, ma gli fu-
rono contrastali da Guglielmo \Yollàng
P R U 63
duca di Neuburgo; morì nel 1619. Gli
successe il figlio Giorgio Guglitlmo nel
16 ig, che vide i suoi stati devastali dai
suoi amici e nemici, per la successione
di Cleves e per la guerra de'3o anni cui
prese parte. Disgustato dell'imperatore
Ferdinando li, ilquiile esigeva dai prin-
cipi protestanti- la restituzione di tutti i
beni ecclesiastici, di cui si erano impa-
droniti, si volse al partito di Gustavo A-
dolfo re di Svezia, perla morie del qua-
le si pacificò coH'imperalore; morì nel
1640, lasciando a suo figlio Federico Gu-
glielmo il Grand' Eletlore, un paese de-
solalo in possesso de'nemici, poche trup-
pe e niun mezzo per riaversi da tantescia-
gure. Pento nel mestiere delle armi il
nuovo eletlore, lutto si dedicò all'infelice
condizione de'suoi dominii, riprese le for-
tezze dagli svedesi, introdusse ordine ed
economia nelle finavize, conchinse tregua
colla Svezia, alleanza coll;> Polonia, e vi-
de alfine pel trattato di TVestfalia (F.)
slabilile le sue frontiere, il suo territorio
libero dai nemici e la sua situazione ab-
bastanza tranquilla per poter aspirare al-
la gloria senza mettere in compromesso
la sua sicurezza. Per detto famoso trat-
tato di pace fu riconosciuto signore del-
l'eredilato ducalo di Cleves, delle contee
della Marca e di Ravensbeig,e del terri-
torio dei soppressi vescovati di Mindeiiy
Halbersladt, Magdeburgo e di Camino
(/'.), come pure notai a Germania. Riu-
scì valente nel formare, cambiare e ab-
bandonare le sue alleanze; profittò di
quelle colla Svezia e Luigi XIV, per im-
padionirsi contro gli stessi svedesi di par-
tedella Pomerania,indi nel 1 658 nel trat-
tato di Weiau costrinse la Polonia a ri-
nunziare alla sovranità della Prussia, ed
a riconoscere su questa la sua e qual so-
vrano indipendente, a tenore dei preli-
minari del trattalo di Broaiberga. Quin-
di si dedicò a ristabilire la prosperità ii»-
terna de'suoi siali, a rialzare le mura di-
strutte delle città, a ridurre i deseiti in
campi coltivati, a mutar le foreste in vii-
64 P u u
laggi : per Berlino fece scavare un cnnale
che giunge fino n Francfort, gellandosi da
una palle suIl'Oder e dall'altra sboccan-
do srill'Elba. Si trovò a parte delle guer-
re coll'Olanda, riportò vittorie e vantag-
gi sugli svedesi, accordò asilo a'protestan-
ti banditi di Francia per la revoca del-
l'editto di Nantes, fece grandi cose con
tenui mezzi e morì nel 1688. Qui noterò
due. conversioni alla chiesa cattolica de-
scritte dal p.T!he'\nev, Storia del ri torno
alla chiesa delle case regnanti, p. 1 64 e
166. La prima fu quella del margravio
Cristiano Guglielmo di Brandeburgo, ve-
scovo luterano di Magdeburgo, che me-
nò gran rumore dalle avverse parti, di
cui lodò lo zelo Alessandro VII, quale si
ammira nel rarissimo libro, Speculuni
Brandebnrgìcuni. La seconda di Carlo
Guglielmo margravio di Brandeburgo, e
figlio del suddetto Federico Guglielmo
1.° duca indipendente di Prussia.
Federico III, terzogenito del grand'e-
lettore, ne occupò il trono. Egli da gio-
vane-delia storia avea fatto il suo princi-
palestiidio, considerandola come la mae-
stra della politica, ed il mezzo più gran-
de e più proprio per conoscere il mondo,
cosa tanto necessaria ad un principe. Li-
na delle sue prime cose fu l'incomincia-
nienlo del F'riedrichstadt, il più grande
e più bello de'quartieri di Berlino. Non
fece guerra alcuna per proprio conto, ma
prese gran parte per le giuste cause del-
l'impero germanico,per l'imperatore e al-
tri principi, contro l'arroganza de'turchi,
e la prepotenza di Luigi XIV, per cui si
pose alla testa dell'esercito de'coalizzati
per punire ledepredazioni commesse dai
francesi sull'Alto Reno, e preservò da lo-
l'o i Paesi Bassi. Come il padre avea prò-
fittatodella guerra fra la Svezia eia Po-
lonia, scosse la feudalità della seconda e
divenne assoluto signo/e, così l'elettore
credette assumere il titolo di re, di cui
non mancava che del nome, nella guer-
ra per la successione di Spagna, i conten-
denti della quale ne cercavano l'appog-
PUU
gio. Inoltre si narra, che l'elcllore nella
conferenza ch'ebbe con Guglielmo d'O-
range già divenuto re d'Inghilterra, que-
sti gli ricusò la seggiola elettorale, e che
punto da questa offesa risolvette di porsi
nel numerodei re. Pertanto a' 1 8 gennaio
1701 in Kònigsberga capitale della Prus-
sia,con pompa veramente reale, dichiarò
regno il ducato e assunse il nome di Fe-
derico I e il titolo di re, alla presenza
d'un gran numero di forestieri accorsivi
e degl'inviati della maggior parte delle
corti d'Europa, che con lui si congratu-
larono. Si cinse di propria mano la co-
rona, e fu unto da due vescovi, uno lu-
terano, l'altro riformato, che fatti avea
appositamente per tal cerimonia, il nuo-
vo re domandò all'imperatore Leopoldo
I la conferma del titolo preso, offrendo il
mantenimento di 10,000 uomini al suo
servizio contro Francia, e di concedere ai
cattolici del regno libero eserciziodella lo-
ro religione. L'imperatore con diploma
tutto approvò, e fu riconosciuto dai suoi
alleati. Clemente XI offeso perchè ciò si
operò senza il consenso della s. Sedeecon
pregiudiziodell'antico diritto dell'ordine
Teutonicosu'dominii prussiani.fece quel-
lesolenniriraostranzeche riportai nel voi.
XXI, p. ig I . Federico I formò una corte
chedivenneunadellepiù brillanti e sfar-
zose d'Europa, modellata su quella di Lui-
gi XI V, nondimeno seppe bilanciare l'u-
scita coll'entrata: secondo il costuipe d'al-
lora teneva ancora due buffoni, che se pa-
re usanza ridicola e indecente, tutta volta
i sovrani ne ricavavano vantaggio, come
registrò la storia di molti. La verità che
tanto di rado penetra alle orecchie dei
principi, parte per cabale d'alcuni mini-
strie cortigiani, parte per timore in molti
di palesarla, e parte perchè talvolta non
si vuole almeno tutta ascoltare, sortiva
im|)unenìenle e con franca ischiettezza
dalla bocca del bullone, onde era una re-
mora e un freno pei tristi, ed ognuno te-
meva d'essere feritoda essa. In talequalità
si prcridevanoin corte persone facete, uia
PPiU
(li svf glialo e perspicace ingegno, i tìeUi
(le'cpictii sentenziosi e pieni di snie, a un
tempo istiuivano e dilettaTano. Di que-
sti bulFoni parlai in diversi luoghi, e nel
voi. XXXI, p. 174- La fama del giusto
e saggio governo di Federico I trassemi-
gliaia di famiglie in Prussia, e fra esse ec-
cellenti artefici e uomini scientifici, tutti
ben accolti e provveduti proporzionata-
mente alla loro cnpacilà, onde istituì di-
versi di quegli stabilimenti artistici e scien-
tifici memorati di sopra. Abbellì gran-
demente Berlino, v'innalzò una sfatua e-
fneslie al genitore sul ponte reale, in-
rand"i il palazzo regio che ornò di pit-
ture, d'arazzi e suppellettili preziose, es-
^endovi poi stato aggiunto un gabinetto
(li antichità, museo di storia naturale, e
galleria di quadri. La sua magnificenza
in fabbricare l'estese anche ad altre par-
ti del reame: fece nuove strade e nuo-
vi canali, ed eresse spedali e scuole. Si
•fece amare e temere, ed ingrandì con di-
versi acquisti i suoi stali, vegliantlo con
accorta politica alla loro tranquillità.
Fondatore della monarchia prussiana ,
fu insieme origine di quanto servì poi
a collocarla fra le grandi potenze d'Eu-
ropa. Morì nel 17 i3 e gli successe il fi-
glio re Federico Guglielmo I, che subito
fece le più severe riforme, disapprovan-
do il fasto del genitore. Di costumi du-
I i, due cose sempre curò, il tesoro, e l'e-
sercito che amava fosse composto di uo-
mini i più alti nella statura e sottoposti
a severa disciplina; nondimeno non fu
guerriero e costantemente preferì la pa-
ce. Rispettato dalle potenze, ne' trattati
d'Utrecht e di Kastadt,nel 17 i3 e I7i4>
fu riconosciuto da tutte per re, tranne
il re di Polonia e il Papa, come i nuc-
lei acquisii fulti dalla sua casa , insie-
me a parte del ducato di Gheldria ed
al ducato di Limburgo. Unitosi agli al-
leati contro la Svezia, in forza del trat-
tato conchiuso col re nel 1720 ottenne
parte della Pomerania svedese, pagando
però due milioni di scudi. Da Sofia Do-
VOt. IVI.
PRU
65
rotea sorella di Giorgio II le d'Inghilter-
ra, ebbe Carlo Federico chedivenne tan-
to celebre col nome di Federico li, il qua-
le mostrando un genio deciso per la let-
teratura e le arti, non dissimulò l'avver-
sione pel padre nemico delle arti e delle
lettere. Il principe reale formò il proget-
to di sottrarsi dai mali trattamenti del
genitore, ma questi glielo impedì. Lo fe-
ce porre in carcere, giudicare e condan-
nare alla decapitazione col complice Katt;
però la sentenza venne eseguila solo su
questo infelice, ad onta che il principe
avea fatto di tutto per salvarlo, rinun-
ziando anche alla successione. La fami-
glia reale in costernazione, il reimpla-
cabilealle lagrime della regina e di tutti,
solo si scosse dalle rappresentanze delle
corti straniere e da una lettera delTim-
peratore, che gli diceva dipendere il prin-
cipe dall'impero. Calmatosi alquanto,pro-
mise perdono se il principe si umiliasse;
questi Io fece per lettera, ma ciò non o-
stanle per un anno lo tenne qual privalo
a Custiin. Chiamatolo a se, gli affidò un
reggimento e cominciò ad apprezzarne i
talenti ed il genio, per cui caduto in lan-
guore voleva rinuuziargli l'amministra-
zione, quando la morte lo colse a'3 i mag-
gio I 740)00" f^o™P'3nlo per l'eccessiva
sua severità ; lasciando florido lo stato,
ordinata l'amministrazione, potente l'e-
sercito d'8o,ooo uomini, pingueil tesoro
pei 60,000 scudi di Germania che ogni
mese avea messo a parte, elementi tutti
che servirono a consolidar la possanza di
sua casa e ad agevolar le grand'imprese
del figlio che stupefecero l'Europa.
Federico 1 1 il Grande nacque a Ber-
lino , ed ebbe a precettori due francesi
che gl'ispirarono amore a quanto appar-
teneva alla Francia , onde attinse i suoi
principii, ed i modi dolci e urbani che lo
distinsero, da'libri francesi, con dispiace-
re del padre che di lui voile formare un
soldato, amando di preferirgli il secondo-
genito,onde più volte fu eccitato a riuun-
ziargli i suoi diritti. Contrariato in ispo-
5
66
PRU
sare una principessa inglese, venne con ri-
pugnanza obbligalo ad unirsi con Elisa-
bella di Brunswick-Wolfenbutlel, savia,
pia, virtuosa e colta; la trailo con tulli i
riguardi,ma senza tenerezza, comechc av-
verso alledonne. Da principe reale, del ca-
stello diRbinsberg formò il soggiorno del -
le muse, la scuola delle arti e dell'urbani-
tìi. Vi riceveva gli uomini celebri di tutti i
paesi e si pose in carteggio con Mauper-
tuis, Algarolli,esoprallultocon Voltaire,
il quale fu costantemente l'oggetto della
sua ammirazione e.di cui gli scritti contri-
buirono a formar il suo gusto e le sue o-
pinioni. Asceso al Irono, bandi i gusti e
le occupazioni frivole, persino la caccia,
però conservando passione pei cani, dedi-
cando l'intiero suo tempo all'ammini-
strazione e alla politica, tutto con inva-
riabile metodo: la sua attenzione si fermò
da principio sopra le finanze e l'esercito
che aumentò, onde fece scorgere l'istinto
di conquistatore. Il i." passo lo fece con
una esecuzione militare sul vescovo-prin-
cipe di Liegi. Morto l'imperatore Carlo
VI, l'unica figlia Maria Teresa fu l'ere-
dedell'immensasua potenza, quindi mol-
li principi vi aspirarono, al modochenar-
rai ad Austria, Germania e relativi ar-
ticoli. Federico II diede il i." segnale di
tale guerra di spogliazione^ ed invase la
parte delia Slesia su cui pretendeva aver
diritti, riportando vittoria inMolwitz nel
j 74i; ma mostrò più valore nella batta-
glia di Czaslau contro il principe di Lo-
rena (F.). Ciò destò l'ammirazione d'Eu-
ropa, e le potenze rivali dell' Austria si
aUVeltarono di secondar le mire del re ca-
valleresco, con formidabile alleanza. Col-
la pace di Eresia via del i ^4^ ottenne gran
parte della Slesia, senza curar gli alleali.
11 trattato con M.'" Teresa fu ne'prelimi-
nari sottoscrilto in detta città, nella con-
clusione a Berlino il 28 luglio. Per ga-
ranzia della religione cattolica venne sta-
bilito e accettato da Federico II : di con-
.servare la religione cattolica nella Slesia
in stata cfuo , e che il re di Prussia non
PRU
si servirà de' suoi diritti sovrani in pre-
giudizio i\c\\o stalli quo *\A\?k religionecat-
tolica in Slesia. Di conservare le posses-
sioni , le libertà ed i privilegi a chi ap-
partengono legittimamente, non che la li-
bertà.di coscienza ai protestanti. Indi tor-
nò a dedicarsi all'amministrazione, rista-
bilì r accademia delle scienze fondata a
Berlino da Lei bnitzio, e ordinò che tutto
vi si facesse in francese, sempre scrivendo
in questa lingua e disprezzando la tede-
sca. Vedendo che Maria Teresa si prepa-
rava a riconquistar la Slesia , si collegò
con Francia , e nel 1744 ricominciando
la guerra contro l' Austria piombò con
60,000 uomini su Praga; voleva marciar
su Vienna, ma il principe di Lorena lo
fece deviare. Aiutata l'Austria dalla Rus-
sia, si volle ridurre Federico II all'ere-
dità de'padri suoi, quand'egli nel 174'*
guadagnò la battaglia di Hohenfriedberg,
con singoiar perizia militare; questa fu
maggiore a Soor allorquando sbaragliò
l'esercito aggressore, seguendo vari fal-
li d'arme e l'occupazione di Dresda; per
cui si trovò padrone di 4^,000 prigio-
nieri, ed assicurossi per sempre la Sle-
sia. In mezzo ai campi governava il re-
gno e dirigeva la sua politica. La pace di
Dresda conchiusa con l'imperatore Car-
lo VII durò IO anni, ne' quali Federico
II si adoperò con zelo alla prosperità dei
suoi stali, all'ingrandimento e ornamen-
to di Berlino sua capitale, fondando nel
174B fuori della porla d' Orianenburg
la grande e magnifica casa degl' invalidi,
con due piccole thiese, una pei caltolici,
l'altra pei luterani. Ne' voi. V, p. 1 38, XV,
p. 208 parlai dell'altra chiesa eretta in
Berlino in onore di s. Edwige con per-
messo del re, che non solo ne promise la
conservazione, ma vi contribuì e si trovò
presente quando il vescovo di Breslavia
solennemente vi gettò la i.' pietra. Be-
nedetto XIV esorlò icardinali e l'episco-
pato , nonché i fedeli a concoirervi con
limosinepernon recareaggravioalla con-
gregazionedi propagandayi'r/p, ed il mar-
PRU
(liese Belloni ngenle in Roma del clero
caltolico degli slati prussiani pubblicò uua
Itllei a di 6 canonici per la colletta di que-
stua. Dirò qui , che avendo Federico li
accolto de Prades sacerdote francese, le
cui proposizioni erano stale condannate
da Benedetto XIV , pel suo spinto forte
il re gli conferì un canonicato in Islesia,
ma Scafforsck vescovo di Eresia via gli ne-
gò il possesso; ravveduto il sacerdote sot-
toscrisse solenne ritrattazione, onde il Pa-
pa confermò la collazione del beneficio.
Pubblicò Federico li un codice di uni-
formi leggi, e assicurò ai prussiani libera
navigazione. Continuò a vivere nel mo-
do il più semplice; coltivando la musica
scrisse parecchie composizioni, suonando
jier eccellenza il "flauto j per la quale a-
hiludine teneva il capo un poco inclina-
to a diritta. Nel l'jSo ricevè per la 2. 'vol-
ta e con viva gioia Voltaire ; tuttavia poi
si disgustarono, anche per avere il lette-
rato vantato, che il re colla revisione di
sue operCj gli avea commesso d'imbian-
car i suoi panni sporchi, per non dire di
altri piccanti motteggi : Voltaire pubbli-
cò poi con calunnie, rila prh'ata del re
di Prussia. Si diceche la prosa di Fede-
rico II ha maggior merito che la sua poe-
sia : le sue Memorie per servire alla sto-
ria della casa di Brandebitrgo, sono lo-
date perl'imparzialità. Le occupazioni let-
terarie, le cure amministrative, non gli
fecero mai perder di vista l'esercito, che
ridusse il migliore d' Europa , godendo
rinomanza del più gran capitano del suo
tempo , come di esimio nella strategica
e ne migliorò 1' arte. Avendo ingelosito
tutti i potentati, si trovò colla sola allean-
za inglese alle prese con tutte le forze del
continente. Senza dichiarazione di guerra
incominciò quella de'7 anni con invader
la Sassonia, onde prender parte per l'In-
ghilterra, indi sostenne i conati della lega
anli-prussiana , formata dalla Francia,
Russia e Austria. Neh 757 entrò in Boe-
miae vinseacaro prezzola battaglia sotto
Praga, indi per lai." volta fu vinto a Rol-
PRU 67
lÌD.Inlantoavendorimperomessoa! ban-
do il re di Prussia, 4 eserciti marciaro-
no su di lui. Nondimeno, riusciti inuti-
li i tentativi per la pace, con vigore pro-
segui la guerra; ma mentre egli vinceva
da una parte, dall'altra perdevano i suoi
generali : ridotto agli estremi e tutto di-
pendendo dalla battaglia di Lissa , con
nuovi trionfi si mostrò veramente gran-
de; quindi ricevette nuovi linfoizi dagli
inglesi e 12 milioni l'anno di sussidio.
Vinto e ferito dagli austriaci non senza
gloria a Hohenkirchen, colla perdita dei
migliori generali^ più infelice fu la cam-
pagna del I 759 a Kunnersdorff per opera
de'russi e degli austriaci, onde il re temè
che Berlino fosse presa dal nemico, men-
tre in diversi punti altri corpi d'armale
patirono disfatte. Fece tentativi di pace,
ma nulla valse a far desistere Francia e
Austria dalla speranza d'annientarlo, on-
de fu forza riprendere le armi nel 1760,
che incominciò col disastro di Landshul,
sempre e in tutto però spiccandola rara
sua abilità, in mezzo a tanti eserciti che lo
minacciavano; a Lignitz superò se slesso,
ma aTorgan ottenne una vittoria delle più
sanguinoseche gli lasciò in mani due ter-
zi di Sassonia. Rifinito nelle forze, passò
ih 761 con mosse e accampamenti, el'In-
ghillerra cessò i sussidii; a questa perico-
losa posizione e ad altre sciagure, si ag-
giunse una cospirazione per darlo in mano
de'nemici, quando la morte dell'impera-
trice di Russia Elisabetta lo liberò da uno
de'più formidabili avversari, indi potè pa-
cificarsi con quella possente nazione, an-
zi stringervi alleanza col trattalo di Pie-
troburgo. Perciò la campagna del 1762
si aprì con migliori auspiciij sebbene per
la tragica morte dell'imperatore Pietro
III suo amico i russi si ritirarono. Colla
pace d' Amburgo conchiuse un trattato
collaSvezia; altro fu quello del i 763d'Hu-
bertsburg, in cui si pacificò colla Sasso-
nia, e l'Austria perla 3.' volta cede la Sle-
sia, promettendo il re il suo voto per l'ele-
zione di Giuseppe II .Giunto Federico II a
68 P R U
tanta gloria e potenza, il suo regno era ca-
duto nella più deplorabile condizione ,
conseguenza di tante guerre, laonde depo-
se ogni pensiero di altre, sempre pili ricon-
ciliandosi con Piussia e Austria , e lutto
dedicandosi a riparare i bisogni de.lla mo-
narchia. Gli si attribuisce l'idea della divi-
sione di Polonia, che nel i 764 Io riconob-
be per re, ina sembra che la 1 ."proposizio-
ne provenisse da Caterina 1 1 imperatrice di
Russia, Essa si elfettuò nel 1 772,pel trat-
tato tra le 3 grandi potenze del nord, Au-
stria, Russia e Prussia, al modo detto a
Polonia, ed a Federico 1 1 toccò gran par-
ie del paese chiamalo oggi Prussia occi-
dentale, il meno esteso degli altri, n)a il
più commerciante. Nel corrispondente
trattato conchiuso a Varsavia a' 18 set-
tembre 1773, fra il re di Prussia Fede-
rico II, ed il re e la repubblica di Polo-
nia, fu stabilito. I cattolici romani esislen-
ti nelle provincie cedute con questo trat-
talo nel regno di Prussia, e ne' distretti
di Lauenbourgh, Butow eDraheim, con-
tinueranno a godere le loro proprietà e
diritti quanto al civile; per rapporto alla
religione sarà intieramente conservato lo
stala quo, cioè il medesimo esercizio del
libero loro culto cattolico e delia disci-
plina della chiesa, ed i beni ecclesiastici
esistenti nel settembre i 772; e che tanto
Federico li che i suoi successori non si
serviranno punto de'dirilti sovrani in pre-
giudizio dello 5to^«/7«o della religione cat-
tolica romana ne' paesi summentovati.
Tra'paesi che nella divisione della Polo-
nia toccarono a Federico II , vi fu pure
buona parte del vescovato sovrano di
Warmia, per cui s'in>padronì di que'do-
minii. Si narra che un giorno trovando-
si il re a colloquio col vescovo di War-
mia Ignazio Kraficki , uomo dotto e di
spirito, in aria scherzevolegli disse: Mon-
signore, sento che vi lagnate di me, non-
dimeno per le vostre virtù spero che sot-
to il vostro mantello mi porterete in cie-
lo. Prontamente il vescovo rispose : Si-
re ciò è impossibile,avendolo vostra Mae-
PRU
.sta tanto falcidiato, eh' è restalo insnrti
ciente a ricoprire un contrabbando! Con
queste parole volle tare allusione al lol-
togli, e che senza professale la fede catto-
lica in Paradiso non ci si entra, ludi l*'e-
derico II cumulò un gran lesone, venen-
do tacciato d'avarizia; e tenne in tempo
di pace 200,000 armati, considerati il mi-
glior esercito d' Europa, che lui stesso i-
slruivae manovrava : tutti i momenti di
cui poteva disporre erano c;onsagrali nel
coltivamento delle lettere, della poesia,
delle arti e della filosofia nel suo |);duzzo
di SauSouci, senza lusso e senza guardie,
godendo la brillante conversazione dei
letterati e non ini più cospicui che vi ac-
correvano, non senza fare talvolta uso di
ironie in mezzo ad enciclopedici ragiona-
mentij pronunziali con dolcezza e grazia.
Ad istanza di Clemente XIV permise al
vescovo di Breslavia di visitare una par-
te de'suoi diocesani, privi da mollo tem-
po della visita del loro pastore , ciò che
avea negalo a Benedetto XIY e Clemen-
te XIII che gliene avevano fitto istanze,
essendovi stato un carteggio fra il re e il
Papa. A Gesuiti narrai come il gran re
li conservò ne'suoi stati dopo la soppres-
sione di Clemente XIV, a cui scrisse cal-
damente in loro favore, lodandone l'in-
segnamento scientifico e chiamandoli :
Guardie del corpo dei Papa.Sct\sse pu-
re a Pio VI, pregandolo a conservarli nei
suoi stati, pel bene che vi facevano, ed il
Papa come quello che amava i gesuiti l'e-
saudì. Fece di tutto per prolungare la sua
esistenza, ma spirò a' i 7 agosto 1 786 d'i-
dropisia. R.e guerriero, filosofo, fu chia-
malo dai tedeschi Federico l' Unico, ven-
ne paragonato a Cesare come generale e
come uomo di stato; tollerante con (ulti
i culti, molti ne celebrarono i fasti, come
Paganel, Histoirc de Frédéric le Grand,
Paris i83o. La più compiuta edizione di
sue opere è quella d'Amsterdam (Liegi)
1790 in 23 vol.,fra le qualimolteriguar-
dano la Storia di Prussia , massime del
suo tempo. Sulla più bella piazza di Ber-
PRU
lino s'erge il grandioso marmoreo monu-
menlo eiettoalgraii re, da Federico Gu-
glielmo IV, in cui è rappresentato in ista-
tua equestre di bronzo con 1' epigrafe :
Fecìericus viagnusRex Boriissorum Pa-
ter Patriae, Ne fu scultore il valentissi-
mo Rauch,ed estimato il più grandemo-
numento del mondo , in questo genere.
Federico Guglielmo II suo nipote gli
surcesse, nato dal fratello principe reale,
il quale morì di pena, perchè dopo la per-
duta battaglia di Koliinjavendo fatto con-
siderabili perdite nella ritirata , il re gli
scrisse acri rimproveri ; però a riparare
lo sdegno, mostrò sempre molto affetto pel
nipote e successore. Lo avviò Federico II
soprattutto per l'aringo delle armi, espo-
nendolo nelle guerre ai più gravi pericO'
li, senza riguardo. Il nuovo re mostrò in-
tenzìoni benefiche, e riparò a molte in-
giustizie del zio predecessore ; si mostrò
geloso di sua autorità, ed assai propenso
per le donne; fatalmente venne sagrifi-
calo da^V illuniì nati tedeschi eh' egli ac-
colse nel suo palazzo, con tristi risultati.
Tuttavolta per l'opposizione spiegata in
Germania contro il Nunzio [F.) di Mo-
naco istituito da Pio VI, invece Federi-
co Guglielmo 11 principe tollerante, di-
chiarò che il nunzio di Colonia poteva
liberamente esercitare l'ecclesiastica giu-
risdizione co'cattolici de'suoi stati, nella
stessa maniera praticata sotto il prede-
cessore Federico II. Ai cattolici polac-
chi accordò la sua prolezione, rispettò i
diritti della s. Sede, e volle che le no-
mine de' vescovati e altri benefizi prima-
ri vacanti le facesse liberamente il Papa,
e che fossero a lui graditi que' che gli si
proponevano. Clemente XI ed i succes-
sori, nel re di Prussia non riconobbero che
l'elettore di Braiideburgo; ma Pio VI vo-
lendo usare gratitudine e condiscenden-
za conquesto sovrano, riconobbe formal-
ineute la reale sua dignità, onde avendo
sino dal 1786 l'abbate Ciofani, agente
di sua Maestà Prussiana, ricevute nuove
regie credenziali, 0611787 venne dicliia-
PRU 69
rato Residente del re di Prussia in Roma
presso la s. Sede, unitamente all'agenzia
per le provviste ecclesiastiche, ed alla sua
abitazione fu innalzato lo stemma del re
prussiano , ciò che destò generale sensa-
zione non essendo allora abituati i roma-
ni a vedere le armi gentilizie de' princi-
pi acattolici. Il tesoro cumulato e l'eser-
cito formato da Federico II, aodaronodis-
sipati e scoraggiati. Nel 1792 il re si pose
alla direzione dell'alleanza che dovea ri-
stabilire Luigi XVI sul trono di Francia
[V.) , ove penetrò con 80,000 uomini.
Giunto nella Sciampagna, a 3o leghe di-
stante da Parigi, esitò, indi negoziò col
partito rivoluzionario e ritornò sul Re-
no. In pari tempo si occupò colla Russia
d'una nuova divisione di Polonia, al 1°
e 3.° suo smembramento, eh' ebbero ef-
fetto nel 1 798 e i 795. Nel trattato per-
ciòconchiuso in Grodno a'aS settembre,
fra il re di Prussia Federico Guglielmo
II, ed il re e la repubblica di Polonia si
convenne: Che i cattolici romani, come
quelli che già erano passati sotto la do-
minazione prussiana, abitanti nelle Pro-
vincie cedute nel presente trattato , con-
tinueranno a godere de'loro diritti e pro-
prietà quanto al civile; per rapportoalla
religione si conserverà loro il medesima
esercizio libero di cultoe didisciplina del-
lo stato attuale, in uno alle chiese e beni
esistenti. Dichiarò il re, che né lui, né i suoi
successori giammai eserciteranno i diritti
di sovranità in pregiudizio dello stato at-
tualedella religione cattolica ne'paesi pas-
sati sotto il suo dominio pel presente trat-
tato. Inoltre si recò al suo esercito che
combatteva sulle sponde della Vistola ,
trionfò del prode Rosciuskoe s'impadro-
nì di Cracovia, mentre le sue truppe del
Reno non operavano che debolmente e
con molta lentezza, quantunque riceves-
se da Inghilterra considerabili sussidii. In
fine si ritirò affatto dall'alleanza e sotto-
scrisse la pace a Basilea il 1 5 aprile i 79'?,
con abbandonare alla repubblica france-
se i suoi stati della spoada sinistra del Re-
70 P R U
no. In tal guisa lasciò l'Ausilia quasi so
la alle prese con quella potenza, dopo a-
ver colle sue niinacce e aggressione prò-
Tocalo il partito rivoluzionario a pone
in armi un'immensa popolazione, donde
conseguitarono all'Europa tante sciagu-
re. Moria'iG novembrei 797, lasciando
la corona al figlio FedericoGuglielmo III,
che rappresentò una memorabile parte
per quasi mezzo secolo. Essendo i suoi
fasti e quelli della Prussia collegati con
quelli strepitosi d'Europa, che descrissi
a Gebmania, Fbancia, Inghilterra, Pae-
si-Bassi, si possono vedere questi artico-
li, anche pel termine della dignità elet-
torale, per cui qui mi limiterò a qualche
generico cenno. 11 re ne'primordi del re-
gno operò di concerto con Francia , ed
accreditò in Roma presso Pio VII un mi-
nistro residente. Artaud nella Storia di
Pio f^Il ^ t. 2, p. 8, riferisce nel i8o5',
che di Humboldt che sino allora era in Ro-
ma semplice residente di Prussia, non ri-
conosciuto pubblicamente, perchè dice
che le bolle vietavano che non si doves-
se mal lasciare accreditare in Roma un
ministro protestante, e sul qual punto fu
sempre circospetta la cortedi Roma,pre-
.se officiaimcnte il titolo di ministro resi-
dente, essendo successo all'altro residen-
te di Prussia Uhden che visse {|uasi sco-
nosciuto. Che la corte di Berlino prese
questa risoluzione in vista della grande
quantità di sudditi cattolici che le ven-
nero per le divisioni della Polonia, e vol-
le stabilire in Roma una rappresentanza
più diretta e più maestosa; e che lo stes-
so Huinboldt spiegò il carattere di mini-
stro d'Assia, piccolo potentato tedesco pu-
re protestante, per aver egli condotto i
negoziati con molta prudenza e saviezza.
Nel 1 806 il re cercò di opporre una diga
alle conquiste dell' imperatore Napoleo-
ne, il quale vinta sui prussiani a' i4 ot-
tobre la segnalala battaglia diJena,a'23
coll'esercito entrò nella capitale Berlino,
donde decretò il famoso blocco continen-
tale. Corsero i russi in aiuto di Prussia,
P R li
ma Napoleone coi combattimeflti di Ey-
lau a' 7 e 8 febbraio 1807 , sconfisse le
due armate coti azioni sanguinose: altra
gran vittoria i francesi riportarono sui
prusso-russi a Friedland a'i4giugno, ca-
pitanati da Napoleone. Questi in Tilsit
a' 21 giugno accordò un armistizio, ed
abboccatosi con Alessandro I imperatore
di Russia, ivi a'7 e 9 luglio conchiusero
la pace tra Francia, Russia e Prussia, le
quali potenze, tra altre clausole, accede-
rono al blocco continentale ; la Prussia
rinunziò a tutti i possedimenti tra il Re-
no e r Elba , ed alla quasi totalità della
Polonia -Prussiana, in favore del grandu-
cato di r'tìfr^flti'/rtjdato all'elettore di Sas-
sonia divenuto re. Pistoiesi nella f^iln di
Pio Vili *• 2, p. 254, riporta un ordine
emanato dal re Federico Guglielmo HI 1
nc'primi del 1809, il quale commosso dal
grande attaccamento, che gli aveano di-
mostrato i sudditi cattolici nelle ultime
catastrofi coi francesi, dichiarò che in av-
venire non abbiasi più riguardo alle dif-
ferenze di religione tra'caltolici e prote-
stanti, promettendo di render migliore la
dotazione de'sacerdoti cattolici. Nel 1 8 1 3
il re entrò nella coalizione per annienta-
re la gigantesca potenza di Napoleone,
fomentò e protesse la società patriottica
Tugend's-bund, o federazione della vir-
tù, stabilita nel 1808 a Ronigsberga, con
che formò molti corpi volontari. Inoltre
colla promessa di organizzare nuove isti-
tuzioni sociali adatte all'indole e al desi-
derio de'siioi popoli, accese mirabilmen-
te r entusiasmo nazionale. Ebbe quindi
gran parte ne'successi de' confederali, al
rovesciamento del trono di Napoleone nel.
i8i4j entrando colla sua armata in Pa-
rìgi {V\ ove conchiuse il celebre trat-
tato; quindi intervenne al famigerato con-
gresso di ^/e/2«rt, e contribuì a rovesciar
di nuovo Napoleone ne'campi di Water-
loo, a mezzo del valoroso feld- marescial-
lo LebrechtdeBlucherdi Rostock. Il con-
gresso di Vienna reintegrò la Prussia de-
gli stati perduti, ad eccezione d'una parte
PRU
lidia Polonia, per l'equivalente delia qua-
le le venne data una porzione della Sas-
sonia e la provincia del Basso-Reno, en-
trando a parte della formidabile santa
alleanza, per l'equilibrio politico e quiete
d'Europa. Inoltre ricuperò tutti gli og-
getti di belle arti, trasportati da Berlino
a Parigi nel 1806, insieme alla famosa
(juadriga , che decora la porta di Bran-
<!eburgo di delta capitale. Vedasi 1' Hl-
stoire de la Priisse depuìs la fin du re-
iine de Frédéric le Grande fusquau trai-
le de Paris de i8i5, Paris 1828.
L'illustre Artaud, citato storico di Pio
VHj a p. 372 parla della venuta in Ro-
ma neli82i del principe d'Hardemberg
i.° ministro (e gran cancelliere, reduce
dalle conferenze di Lubiana , accompa-
gnato dal pubblicista Schoell) di Federi-
co Guglielmo III, e che il concordato col-
la Prussia da tanto tempo preparato per
cura del cav. INiebuhr inviato straordina-
rio e ministro plenipotenziario , fu con-
chiuso e sottoscritto in 3 giorni nella se-
greteria distalo, colla piena soddisfazio-
ne de'due governi; quindi a p. 38i ci di-
ce, che Pio VII lo annunziò con allocu-
zione nel concistoro de'3 agosto, indican-
do la regia sollecitudine in favore dei cat-
tolici e la nuova circoscrizione delle dio-
cesi. Altra indicazione l'abbiamo da Cop-
pi, Annali d'Italia, anno 1821, n.° 83,
che dichiara, a vere il principe in una con-
ferenza tenuta col cardinal Consalvi ai
25 marzo, convenuto nel modo di sta-
bilire la istituzione pei vescovi degli stati
prussiani. Bellomo, Continuazione della
storia di Bercastel, 1. 2, p. i85, racconta,
che il principe Hardemberg, avendo in-
tavolate trattative per riordinar la chiesa
cattolica negli stati prussiani , mediante
convenzione de' 25 marzo, che tenne le
veci di concordato, fu pubblicata da Pio
VII colla bolla De salute aniniarum, dei
16 luglio 1821, ed annunciata al sagro
collegio con allocuzione che riproduce del
I 3 agosto (ch'è la vera data), leggendosi
ancora nel u.° GG del Diario di Roma
PRU 71
dello slesso anno. Disse il Papa: «Que-
sto monarca ( Federico Guglielmo III ),
benché non professi la religione cattoli-
ca, tuttavia per la benignità colla quale
riguarda i cattolici suoi sudditi (il cui nu-
mero dalle ultime guerre, e dopo resti-
tuita la pace d'Europa s'è considerabil-
mejiteaccresciuto), ci ha volentierissiraa-
menle prestato la sua mano adiutriceper
sistemare e riordinare le chiese del suo
regno, e quantunque indebolite si fosse-
ro le forze del regio erario pe' mali gra-
vissimi a' quali quel regno fu soggetto ;
nulladimeno conregal munificenza ci ha
largamente somministrati i mezzi atti a
fornire unaconvenientee stabile dotazio-
ne alle mense vescovili, a'capitoli, a' se-
minari. Così fucili e benevole disposizio-
ni in favore della cattolica religione, han-
no, come doveasi, chiamata tutta la no-
stra gratitudine, ed incontriamo colla più
viva sodddisfuzione la opportunità , che
ora ci offre, per dare una pubblica testi-
monianza di questi nostri sentimenti. Ad
oggetto pertanto di stabilire quelle cose,
che la liberalità del re ci pose in grado
di mandare ad effetto, abbiamo emanalo
una bolla, colla quale si decretano la si-
stemazione e la circoscrizione di quelle
diocesi , afUnchè (ciò che sommamente
interessa) dati da noi alle chiese soprad-
dette i pastori, reintegrati i capitoli, e re-
stituiti o più stabilmente sistemati per
l'avvenire i seminari de'chieiici, il gover-
no e r amministrazione de' quali dovrà
essere presso il vescovo diocesanojciascu-
na di quellediocesi, che negli ultimi tem-
pi furono tanto agitate ed afflitta, vada
a richiamarsi ad un miglior ordine, e go-
da di uno stato più felice. Tralasciamo
qui di enumerarvi le disposizioni dell'e-
nunciata bolla, le quali tutte potretea suo
tempo conoscere. Grato però vi sia il sa-
pere sin da ora la reintegrazione della
chiesa di Colonia tanto illustre e antica,
al primario grado di chiesa metropolita-
na, e la ripristinazione de' vescovi di lut-
to il regno da farsi, come già sole vasi, dai
72 PRO
capitoli, e trovali gli eletti idonei a for-
ma (Ic'iiacii canoni pei" mezzo del consue-
to informativo processo, verranno dalla
medesima confermati". La bolla De sa-
lute animariim si legge nel Bullarium
de propaganda fide, Jppendix t. 2, p.
329. Le principali disposizioni di essa bol-
la sono le seguenti. Fu di nuovo eretta
la chiesa di Colonia che' le infelici circo-
stanze dell 80 1 a veano indotto la s. Sede
a sopprimere, e fu ripristinata all'anti-
co grado di metropolitana , assegnando
ad essa in sulTraganee le chiese di Tre-
veri, Miinslere Paderbona oPaderborn.
Fu elevata al grado di metropolitana la
chiesa di Posnania, riunendo ad essa co-
me concattedrale la chiesa di Gncsna, ed
assegnando in suffraganea dell'arcivesco-
vo di Posnania e di Gnesna, la chiesa di
Culma, rimanendo le due chiese di Bre-
slavia ediWarmiaiinmediataoienle sog-
gette alias. Sede, dimodoché le sedi del re-
gnodi Prussia si stabilirono in numero di
8. Fu ripristinato in ciascuna di esse chie-
se un capitolo con le dignità del proposto
e del decano, con un numero convenien-
te di canonici tantodi numero quanto o-
norari, e di prebendati coH'obhligo della
residenza e del servizio corale. Quanto
alla provvista delle 8 chiese, fu stabilito
che la elezione de' vescovi si faccia dai ri-
spettivi capitoli nelle forme canoniche,
trasmettendo alla s. Sede gì' istromenti
autentici delle seguite elezioni , che dal
sommo Pontefice verranno confermate
col mezzo di bolle apostoliche, quante vol-
le riconosca le elezioni suddette canonica-
mente tilte, e la idoneità dell'eletto ri-
sulti dal processo da commettersi dal Pa-
pa in ciascun caso ad un vescovo del re-
gno , 0 forma della notissima istruzione
di Urbano VllL Quanto alla collazione
delle prebende capitolari, fu decretato che
per questa volta il vescovo esecutore a-
poslolico della suddetta bolla nomini sog-
getti, e componga i capitoli; nelle future
vacanze poi, riservala sempre alla s. Se-
de la collazione della 1/ dignità, e quel-
PRU
la de'canonicali che vacheranno in 6 me»
si dell' anno, si prescrisse che la dignità
del decanato, ed i canonicati che vache-
ranno negli altri 6 mesi si conferiscano
dai vescovi rispettivi. Tutte le mensear-
civescovili e vescovili , i capitoli, i semi»
nari diocesani, ed i vescovi sufT'raganei di
ogni diocesi, che in gran parteerano sta-
ti nei passati sconvolgimenti privati dei
loro beni, sono stati dotati con rendile si-
cure, somministrate dalla munificenza e
liberalità del redi Prussia. Sono stati for-
niti a tutti i vescovi gliepiscopii, eie con-
venienti abitazioni alle dignità, canonici
e prebendati, ed altri locai i per le cure ec-
clesiastiche, pei capitoli e pegli archivi ,
dopo che il reFedericoGuglielino III die
a'23 agosto 1821. la sua sovrana sanzio-
ne al convenuto, ed insieme assegnò i fon-
di necessari. Finalmente alla metropoli-
lana di Colonia fu riunita l'illustre sede*
vescovile di Aquisgrana o Aixla Chapel-
le, sopprimendosi il vescovato. La catte-
drale dedicata alla B. Vergine fu dichia-
rata collegiata , con capitolo composto
della dignità del preposto e di G canoni-
ci, ili.° di collazione della s. Sede, i ca-
nonicati coU'alternativa de'6 mesi tra la
slessa sede apostolica e 1' arcivescovo di
Colonia; per grazia speciale il Papa con-
cesse al capitolo d'Aquisgrana l'uso della
cappa magna di seta paonazza con pelli
d'armellino nell' inverno, e nell'estate la
mozzettasimilesopra il r'occhetlo. Per or-
dine di tempo qui ricorderò, che nel voi,
LUI, p. 168 dissi, che nel 1822 il resi
recò in Roma co' reali figli, accollo con
gioia da Pio VII, e potè rivedere il fia-
tello principe Enrico ch'erasi stabilito in
detta città (ove mor'i nel luglio 1846 co-
me si ha dal n.° 28 delle Notizie del gior-
no, che descrive la pompa funebre).
La grande opera del riordinamento ec-
clesiastico nella Prussia ebbe compimen-
to nel 1824, col ristabilimento della dio- J
cesi di Miinster (con giurisdizione sui 1
cattolici del granducato d'Oldembuigo),
cui Leone XI 1 die in vescovo il sutira-
PRU
ganeo. Pei lauto nel n." 2 i del Diario
di rwma di dello anno si legge un ri-
sliello del risultato delle lipoitateami-
clievoli trattative tra la santa ^tn\e e la
real corte di Prussia, quindi si dice: Che
la esecuzione della L)olla di Pio VII fu da
lui commessa a mg/ Giuseppe de' prin-
cipi di Hohenzollern principe vescovo di
Warmia, prelato distintissimo non nieno
per la nascita che per le rare sue virtù
e devozione verso la s. Sede. Questa ope-
razione essendo assai vasta e complicata,
attesa anche la grande estensione del re-
gno, il principe vescovo di mano in ula-
no che l'andava eseguendo ne rese conto
alla s. Sede, trasmettendo ad essa i rispet-
tivi suoi alti esecutoriali. Cheavea da mol-
to tempo ordinato la diocesi di Culma e
cominciato a sistemarnediversealtre, di-
modoché j capitoli di Culraa e di Bre-
slavia già potevano celebrare 1' elezione
de'Ioro vescovi, la i.' delie quali elezioni
era stala già confermala dalla s. Sede,
venendovi promosso l'eletto come perso-
na riconosciuta degna del vescovato. A-
vendo il medesimo principe vescovo ese-
guila la slessa operazione nella chiesa di
IMiiiister in Weslfàlia, sottopose a Leone
Xil gli atti esecutoriali, quali riuscirono
di piena soddisfazione del Papa anche per
l'egregia scelta de'capilolari, dì cui si ri-
porta il novero, colle dignità, e preben-
de del leologoe del penitenziere. Nel 1825
segui la conversione al catlolicismo del
duca d'Auhalt-Coethen e della virtuosis-
sima sua moglie e sorella del redi Prus-
sia , di die e della grande stima che ne
fece Gregorio XVI parlai ne' voi. XIV^ p.
233, XX iX,p. IO 3, nel soggiorno che fece
in Uoma. In quest'ultimo vol.,p. 2 ip, toc-
cai come Gregorio XVI nel 1 835 condan-
nò le opere di Ermes o Hermes, delle cui
dottrine trattai a Ermtsiaiii (/''.) o Her-
inesiani, perchè teneva in dissensione reli-
giosa Varie proviucie della Prussia e spe-
cialmente la Weslfàlia, accennando pure
le gravi vertenze insorte tra las. Sede e il
regio goveruu prussiano per l'aposlolico
PRU 73
zelo dell'arcivescovo di Colonia [y.)Qìs^.^
Gleniente Augusto libero barone di Dio-
ste e Vischering, per cui provvide quel-
la sede di coadiutore nella persona dell'e-
simio porporato che ora la governa, en-
comiando la benevolenza per della chie-
sa del regnante monarca.
La questione gravissima colla Prussia
che tanto afUisse l'animo paterno del Pa-
pa Gregorio /Y^^7, che per dovere del suo
pontifìcio ministero dovette sostenere ai
modo che narrai nella sua biografia, eb-
be la seguente origine. Secondo la costan-
te e universale disciplina della chiesa cat«
tolica, contraendo i cattolici matrimonio
coi profestanti, perquanto riportaia ÌMa-
TRiMONio§ V trattando de'matrimoni mi-
sti, devono educare la prole dell'unoedel-
l'allro sesso nella religione cattolica. Fe-
derico II redi Prussia allorquandoacqui-
slò alcune provi ncie polacche, fece pub-
blicare una dichiarazione, secondo la qua-
le ne'matrimoni misti i maschi fossero e-
ducati nella religione del padre e le fem-
mine in quella della madre. Il re Fede-
rico Guglielmo III nel i8o3 p'resciisse,
che tulli i figli si dovessero educare nel-
la religione del genitore, e nessuno dei
coniugi dovesse per un contralto qualun-
que obbligar l'altro ad allontanarsi da
queste legali prescrizioni. Simile prescri-
zione promulgò neh 852 nelle provincia
renane, unite alla sua monarchia col me-
morato trattato di Vienna. In tale con-
trasto fra le leggi ecclesiastiche e civili,
i vescovi prussiani della provincia eccle-
siastica di Colonia , col consenso del re-
gio governo , ricorsero al Pontefice Pio
f^III [f^.), il quale fece compilare dal
cardinal Cappellari , poi suo successore
Gregorio XVI, quel breve apostolico,
che celebrai nel voi. XLIII, p. 294 ('"•
sieme ai detto arcivescovo, ed a quel-
lo di Posnania), che neli83o inviò loro
con analoghe istruzioni, nelle quali si con-
discese fino dove lo permetteva la Disci-
plina ecclesiastica (/^.). Ma il governo
prussiano nou lo credette suOìcieule e
74 P R u
crebbeto perciò le angustie di que'caUo-
liei, fra i contrasti delle due autoritù. Le
vive dissensioni che seguirono tra il mi-
nistero de' culti e l'arcivescovo di Colo-
nia Droste, non tardarono ad eccitarsi
vieppiù, per essersi questi ricusato di u-
niformarsi alla convenzione conchiusa a'
19 giugno 1834 dal suo predecessore
col governo riguardo ai matrimoni mi-
sti. L'arcivescovo conosceva tutta la for-
za di siffatta convenzione, la quale avea
per iscopo d'introdurre il protestantesi-
mo nelle provincie renane della Prus-
sia moltiplicandosi que' matrimoni. La
resistenza dell'arcivescovo di Colonia fu
tenace e insuperabile. Intimatogli lospo-
gliamento de'beni, mirò con ripugnan-
za tal deliberazione, la quale non presen-
tava che una manifesta violazione del
concordato vigente tra la s. Sede eia Prus-
sia : provocalo a rinunziare almeno tem-
poraneamente la sua giurisdizione epi-
scopale, ed allontanarsi dalla sua metro-
poli , rispose non potersi separare dalla
sua chiesa ch'era sua sposa: minacciato
di restarùe diviso per via di forza, pre-
sentò le sue sagre uiani ai ferri della cat-
tività , ed il 20 novembre 1837 egli fu
j)reso nel suo palazzo e racchiuso nella
fortezza di Minden. Quattro anni consu-
mati nel presentar l'esempio d'un'eroica
pazienta edificarono tutta la Chiesa , la
quale ebbe a gloriarsi di così magnani-
mi sagrifizi, e scrisse il nome del grande
eroe nel lungo novero de'suoi più gene-
rosi difensori, venendo distinto col titolo
di Atanasio della Germania. Presso a
poco tal fu pure la condotta ecclesiastica
di mg.'" Martino di Dunin arcivescovo di
Gnesnae Posnania (f^.)- Avendo il mi-
nistro de'cultia'19 luglioi837 dichiara-
lo, che anco nelle due diocesi di Posna-
nia e Gnesna debbano i matrimoni mi-
sti essere celebrati dal clero cattolico, coi
bandi e colia ecclesiastica benedizione ,
senza esigere una promessa, e senza insi-
nuare un accordo intorno all'educazione
della prole nella fede cattolica, il zelante
P R U
arcivescovo a' 2 i ottobre con ragionala
lettera ricorse al re. Gli rappresentò es-
sere nella sua ardiocesi in vigore il bre-
ve Magna di l'enedelto XIV sui mairi-
Ili misti, a norma del quale, in confor-
mità degli antichissimi canoni della chie-
sa cattolica, i matrimoni misti non pos-
sono essere in caso estremo dichiarati le-
citi se non sotto la condizione, che la par-
te cattolica si obblighi a procurare di ri-
chiamare con tutte le sue forze la non cat-
tolica nel seno della chiesa cattolica , e
far che i figli, che nascerannoda tale ma-
trimonio, sieno educali nella credenza cat-
tolica. Rammentò la conclusione de' so-
lenni trattati in cui i re di Prussia pro-
misero di non esercitare la loro sovra-'
nità sul culto cattolico e sulla disciplina
ecclesiastica de' cattolici romani passali
sotto il loro dominio. Che la disciplina
della Chiesa sui matrimoni misti era in
armonia e coerente al breve di Benedet-
to XIV, ai sinodi diocesani di Posnania
del 1720, di quello di W^armia nel 1726,
di quello di Culma del 17451, e del bre-
ve apostolico di Pio Vili. Che il re nel
proclama del 1 8 1 5, nel rientrare in pos-
sesso del granducato di Posnania, solen-
nemente si degnò annunciare: La vostra
religione sarà conservata intatta. Suppli-
care riverentemente la Maestà sua a gra-
ziosamente permettere, che in riguarda
ai matrimoni misti nelle diocesi arcive-
scovili di Gnesna e Posnania, si proceda
in avvenire come prima. Rispose il re non
poterlo permettere. Quindi l'arcivescovo
a' 3o gennaioi838 pubblicò una detta-
gliata lettera a tutto il clero delle sue ar-
cidiocesi , esortandolo a osservare stret-
tamente la dottrina cattolica,! sagri ca-
noni e la disciplina della chiesa cattoli-
ca sui matrimoni misti, mentre né la car-
cere, né la fame non lo farebbero devia-
re dalla s. fede. Seguirono n»olte altre let-
tere e dichiarazioni tra le due autorità,
ciascuna nel senso loro , venendo la re-
ligiosa costanza dell' arcivescovo corro-
borata dalie proteste dei diversi decani
PRU
delle chiese; ma il governo rilegò l'arci-
vescovo a Colberg dopo averlo piocessa-
tcGregorio XV I pronunziò ne'concislori
quelle allocuzioni indicatealla citata bio-
grafia sua, protestando sui casi avvenuti,
depluiando la prigionia degl' illustri due
arcivescovi^ ed encomiandone altamente
Io zelo pastorale. Quindi fece pubblicare
colle stampe i seguenti due libri. Esposi'
zione di fallo documentala su quanto ha
precedalo e seguito la deportazione di
riìg.'' Di oste arcivescovo di Colonia. E-
sposizione di diritto e di fallo con autert'
liei documenti in risposta alla dichiara-
zione e memoria del governo prussiano
pubblicate nella Gazzella di stalo di Ber-
lino il 3 1 dicembre i838. Nel Supplì men-
to al n,° 3 I del Diario di Roma iS3g fu
pubblicalo il testo dell'Esposizione om-
iiiessi i documenti; e nel Supplimeolo al
ììf 55 l'allocuzione degli 8 luglio tradot-
ta in italiano , in cui dice il Papa : che
per l'obbligo imposto col pontificato, di
sostenere e difendere i diritti della Chie-
sa sull'afFare de'matrimoni misti e la cau-
sa de'due arcivescovi, non avea mancato
di reclamare con ripetute rimostranze
presso il regio governo, perla libertà dei
due pastori e per l'esercizio della loro au-
torità ; essere eziandio colpito da nuovo
acerbissi mo cordogl io,per la sentenza pro-
nunziata contro r arcivescovo Dunin, di
rifondere le spese del processo fatto, e ad
essere detenuto per 6 mesi in una fortez-
za , con dichiarazione che lo qualificava
inciipace di qualunquecarico e officio nel
1 egno di Prussia , con grave lesione dei
diritti divini della Chiesa, e in detrimen-
to della cattolica religione. Pertanto, que-
relandosi di tutte le cose avvenute , de-
cretò che mg.^ Dunin era il vero e unico
arcivescovodi Gnesna ePosnania, dichia-
rando irrita e nulla per legge canonica,
anzi per la stessa legge divina, la senlen-
ya emanata dai giudici laici. Fece gran-
dissimi encomi per l' invitta costanza del
prelato, congratulandosi seco lui di patir
coulumclic per Gesù Cristo. Altro iiou
P R U 7?
bramare,chesicno restituiti alle loro chie-
se i due arcivescovi, e levali per tutto il
regno gli ostacoli ond'è vincolato l'eser-
cizio dell'ecclesiastico potere, onde cessi
fiuaitnente ogni motivo di dissensione.
Ammoni i figli della Chiesa esistenti nei
regno di Prussia a osservare le leggi dei
sagri canoni, e nelle altre cose d' ordine
civile ubbidiscano fedelmente ai coman-
di del serenissimo re. Su questo argomen-
to, si stamparono parecchi opuscoli : la
Germania pi-incipalmente fu spettatrice
di un'attivissima disputa, nella quale con
molto coraggio religioso e ingegno si di-
fese la causa cattolica dai campioni della
Chiesa, che si segnalarono coi loro scritti,
fra'quali noterò i seguenti. M. Lieber, La
carcerazione dell'arcivescovo di Colonia,
ed i motivi di essa giuridicamente disctcs-
si da un giureconsulto pratico, Francfort
1 837. Dilucidazione del libretto intitola-
to : La Chiesa cattolica in Prussia, IMa-
gonzai83-. Giuseppe Gorres, Atanasio,
Regensburg i838. La Chiesa e lo Stalo
aliarne della contestazione di Colonia:
nel t. 1 7 degli Annali delle scienze reli-
giose,'^. 1 6 1 , vi è l'estratto. Clemente Au-
gusto imprigionato e deportato nella for-
tezza di Minden, Augusta 1837. Monta-
lembcrt, LeWre.y sur la conduite du gouver-
nement Prussien envers Varchev. de Co-
logne, Parisi 838. L'arcivescovo pubbli-
cò questa opera, tradotta dal conte d'Hoc-
rere e da d. Ferdinando Mansi : Della
pace tra la Chiesa egli Stati, Parigi 1 844>
Nel 1. 1, p. 94 di detti .^n/ia// se ne leg-
ge il sunto.
A'7 giugno i84o mori il re Federico
Guglielmo III, e gli successe il figlio re-
gnante Federico Guglielmo IV,che ricevè
il giuramento di fedeltà a'iosettembrein
Ròuigsberga, a Berlino il i 5 ottobre. Su-
bito il nuovo re procurò di mitigare le
spinose questioni ch'erano insorte peidue
arcivescovi, tra il regio governo di Prus-
sia e la s. Sede. Permise pertanto che i
vescovi della moiiarcliia potessero comu-
nicare liberameule col Papa. Mitigò i ri-
76 PRU
goii verso i due prelati di Colonia e di
i'ugnania, indi nel i84i si concerie) Ira
il real goverjio e ih slessa s. Sede, che il
I," per molivi di salute chiedesse ed a-
vesse un coadiutore con futura succes-
sione, Io che tlFelluò Gregorio XVI con
breve del 2 1 settembre 1 84 • , con piena
adesione di mg/Droste. A questi il nuovo
re scrisse benigna lettera, in cui lo di-
chiarò libero di poter dimorare in Co-
lonia, assicurandolo di non aver mai te-
muto ch'egli avesse partecipato o fomen-
talo in alcuna guisa sovvertimenti poli-
tici, di che erastalo accagionalo lui e mg/
Dunin. Pieso così tranquillo l'arcivesco-
vo di Colonia, consegnò nelle mani del
suo degno coadiutore la direzionédel suo
greggecon lettera pastorale piena di gran
sentimento. Come notai ne'vol.XLII, p.
i52, XLIII, p. 294» '"g-' Di'oslesi recò
a Roma nel settembre i844 P^'" venera-
re la tomba del principe degli apostoli,
ed ossequiare con animo riconoscente il
magnanimo Gregorio XVI che con tan-
ta sacerdotale costanza l'avea vigorosa-
mente difeso. Il Papa Io accolse a' 18 set-
tembre coi modi i pili aileltuosi e frater-
ni, ed ai 28 dello stesso mese si portò a
visitarlo in Via Gregoriana nella casa in
cui alloggiava. Il proprietario di questa
e agente dell'arcivescovo, sacerdote d.
Carlo de Agostinis beneficiato vaticano e
cavaliere dell'Aquila rossa, a perpetua-
re il singolarissimo onore fatto al prelato
dall'augusto supremo capo della Chiesa,
ne fece scolpire la memoria in marmo-
rea iscrizione e collocò sul ripiano della
scala. R.ilornatomg.'' Drosle alla sua pa-
tria Miinster, dopo travagliosa malattia,
sempre cogli alFetti e colla mente a Dio,
gli rese l'anima a'ig ottobre i843- U*
niversalmente lamentata la sua perdita,
ne resta a conforto la metnoria di sue su-
blimi azioni che lo fai anno vivere ira-
mortale.Il Pontefice Gregorio XVI a'24
novembre con commovente allocuzione
in concistoro ne pianse la morte (si legge
nel n.° 97 del Diario di lloina), ne esaltò
PRU
le insigni virtù, con nuove manifesta/io-
ni di lodi, per le quali avea intenzione
di crearlo cardinale, ma la sua edificante
umiltà con ogni studio avea procurato
sottrarsi a tanto onore. Nulladimeno, se
la divina provvidenza avesse disposto che
il prelato fosse restato in Roma, il Papa
era onninamente risoluto, a malgrado
della sua modestia, d'indurlo ad accettare
la cardinalizia dignità, a ornamento del
s. collegio e della Sede apostolica. Ne pub-
blicò la Necrologia il t. i, della 2.' serie
de'notninati Annali a p. 4^6, quindi nel
f. 3, p. 218 si riporta un ristretto del li-
bro: Clemente augusto barone Drosle a
rischering arcivescovo di Colonia e le-
galo nato della s. Sede apostolica, dot-
tare in teologia e cavaliere dell' ordine
dell' Aquda rossa ec. descritto nella sua
vita , azioni e morte al popolo tedesco ,
da Arminio Sloeveken cappellano in Co-
lonia , Magonza 1846. Di recente nella
Lcllcra pastorale al clero e arcidiocesi
d' A rmach. (idi suo dotto e virtuoso arci-
vescovo mg.*" Cullen primate d'Irlanda,
riportala tìaW Osservatore Romano del
1 85 I , n.° 79 e seg. è detto : » Intorno a
tale argomento si può aggiungere le te-
stimonianze del grande arci vescovo di Co-
lonia Droste di Vischering, l'Atanasio
de'giorni nostri, il quale ebbe la gloria
di far cessare le difficoltà che incessan-
temente si creavano ai cattolici in Ale-
magna, e che sebbene ne'ceppi esso me-
desimo, sostenne e ristorò i diritti della
chiesa della sua contrada. Uno dei capi,
su cui ebbe a pugnar colla Prussia, fu
quello della educazione de'giovanettijSul-
la quale egli impavidamente sostenne le
ragioni della Chiesa". Dopo i narrati av-
venimenti,la disciplina sui matrimoni mi-
sti negli stati prussiani attualmente con-
siste : che il prete cattolico dà la bene-
dizione, colla condizione che la prole si
educhi nel callolicismo; assiste poi pas-
sivamente al matrimonio, quando non
si fa tal promessa. Leggo pure nell'Oc-
sei valore Romano deli 852, n."! 1 1, che
PRU
le persecuzioni di cui i cattolici furono
l'oggetto nelle discussioni de' matrimoni
misti, non fecero che aumentare il loro
•j fervore; i pellegrinaggi d' Aix-la-Cha-
pelle, ec. Io provano. Nel n.°i33 poi si
riporta l'edificante ritrattazione del d/
Munchen can." di Coionia , il quale ri-
prova la convenzione del i 834 tra la cu-
ria ecclesiastica della sua chiesa e il go-
verno di Berlino, siccome CQntraria ai
breve di Pio VIIF, non che rigetta quan-
lo fece e scrisse a danno della Chiesa e
de'suoi diritti per l'esilio di mg.'" Droste
e conseguenze; ed inoltre riprova le dot-
trine d'Ermes, aderendo puramente e
sinceramente al giudizio portato su quel-
le dalla sa. me. di Gregorio XVI coi bre-
vi apostolici del 26 settembre i 835 e del
y gennaio 1 837, ai quali si dichiara sog-
getto colln dovuta ubbidienza e rispetto.
Nel n.° 7 delle Nolizie del giorno ili
Roma del 1847 è riportala la lettera pa-
tènte del re Federico Guglielmo IV, re-
lativa all'organizzazione del sistema rap-
presentativo in Prussia. In essa fra le al-
tre cose si dice, che l'ordinanza sulla for-
mazione della dieta riunita di Prussia,
riserva al re il diritto di convocai la ogni
qualvolta i bisogni dello stato l'erigano,
od importanti questioni lo rendano ne-
cessario. Al re spetta fissare in ogni caso
speciale il luogo della riunione, la dura-
ta, l'apertura e la chiusura della dieta.
I principi della casa reale fatti maggio-
renni, hanno diiitto di sedere nella dieta
nella classe de'principi, conti e signori.
Questa classe è composta inoltre tle'prio-
cipi e conti membri degli antichi stati
dell'impero germanico, de' proprietari
dell'alta nobiltà slesiaua, nonchedi tutti
i capitoli, principi, conti e signori delle
alte diete provinciali che hanno diiitto
di voto. I principi della casa reale pos-
sono votare per procura. 1 deputati del-
l'ordine equestre, delle città e de'comuni
rui ali delle 8 Provincie staranno nella die-
ta riunita in egual numero che nelle die-
te provinciali. iSel t. 4 de'citati Annali
PRU 77
serie 2.» p. \i^ sono riprodotte le regie
patenti di Federico Guglielmo IV riguar-
danti le selle religiose che si formano al -
l'infuorì de'culti riconosciuti dalle leggi
del paese, ossia un editto di tolleranza.
In esse si legge: » Ci stimiamo obbligati
dichiarare colle presenti, che come sia-
mo per una parte risoluti di assicurare
per l'avvenire, a guisa del passato, la no-
stra più ferma protezione di sovrano alle
due chiese Evangelica e Cattolica roma-
na, chiese privilegiate in forza del pas-
sato e pel diritto pubblico, e a mantener-
le nel godimento de'Ioro diritti; così d'al-
tra parte ella è nostra volontà immuta-
bile di conservare pienamente a' nostri
sudditi la libertà religiosa pronunziata
dal codice nazionale, e accordare loro la
facoltà di riunirsi in una confessione co-
mune, e praticare il culto divino nel mo-
do compatìbile colle leggi del regno ".
All'articolo PiolX, agosto 1848, parlai
del 6.° centenario celebrato dalla metro-
politana di Colonia per la sua fondazio-
ne, del dono fatto con breve al rispetta-
bilearcivescovoGeissel,e del libro al Pa-
pa umiliato sul compito edifizio. Ne| n."
265 della Gazzetta di Roma 1 848 venne
riprodotto VAlto cosliluziona le per lo ^ta-
to prussiano, dato dal re Federico Gu-
glielmol Va Potsdam 5 dicembre 1848.
In esso si dice, the i prussiani sono eguali
davanti alla legge, ed egualmente am-
missibili a tutti gli impieghi. La libertà
de'culti è garantita, permesse le associa-
zioni religiose. Lo stalo civile è indipen-
dente dal culto religioso. L'esercizio della
libertà religiosa non può recare danno ai
doveri civili e politici. Il culto evangeli-
co e cattolico romano sono indipendenti
per l'amminislrazionedepropri affari. Lo
slato non ha diritto di proposizione d'ele-
zione e di conferma per le cariche eccle-
siastiche. Il matrimonio religioso noti può
essere celebrato che dopo il matrimonio
civile. La scienza e il suo insegnamento
sono liberi. La persona del re inviolabile
e sacra. I ministri sono responsabili, e pos-
78 PRU
sono essere messi in islalo d'accusa dalle
camere. II solo re ha il potere esecutivo ;
egli nomina e revocai ministri, fa promul-
gare ed eseguire le leggi. Egli è il capo
dell'esercito; egli nomina a lutti gl'impie-
ghi civili e militari; ha ildiritlodi farpa-
cCjdichiarareguerraecoiichiudere tratta-
ti colle potenze estere; proroga le camere.
L'eredità della corona è stabilita nella li-
nea mascolina, e secondo il diritto di pri-
mogeniturain linea agnatica. Il re è mag-
giore a i8 anni compili; ei presta il giu-
ramento di mantenere la costituzione, e
di governare secondo le leggi. Senza il
consenso delle camere il re non può es-
sere sovrano d'uno stato estero. In caso
di minorità del re, le due camere si ri u-
niraiuio per regolare il regno e la tutela.
Se il re non può governare, l'erede pre-
suntivo, o quegli che, secondo le leggi del-
la casa reale, lo rimpiazza, convoca le ca-
mere. La reggenza non può essere affi-
data che a una sola persona. Il potere le-
gislativoè esercitato dal re e da due ca-
mere. Là I ." camera si compone di 180
membri eletti dai rappresentanti de'di-
slrelti e dc'circondari. Ogni pru^^siano è
eleggibile dopoil"4o.°anno. La :i.''camera
si compone di 35o membri. Ogni prussia-
no in età d'anni 3o può essere eletto depu-
talo di detta 2. "camera. I pubblici funzio-
nari possono far parte delle camere senza
autorizzazione.Però rilevasi dagli atti del-
la conferenza episcopale di Vienna, ripor-
tati (\n\y Osservatore Romano del i85o,
n.** 84. " In Prussia ove i cattolici sono
presso a poco i cinque dodicesimi della
popolazione, il 12.° articolo della costi-
tuzione del 5 dicembre 1848, pronun-
ziando sui diritti delle società religiose,
eguaglia la chiesa cattolica alla protestan-
te, e negli schiarimenti di questa costi-
tuzione cheil ministeroprussianoha fatti
slauìpare, si dichiara che questa menzio-
ne dettagliata e slata fatta permostiare
che queste società non avranno a soffrire
pregiudizio alcuno nella posizione che lo-
ro è dovuta egaraulila solennemente ".
PRU
Nello slesso Osservatore de\ 1 8^ t , n. 1 58,
in proposito si legge. » La costituzione
approvata nelle camere di Berlino san-
ziona, che la chiesa cattolica romana, co-
me le altre comunioni religiose, regola e
amministra da se stessa i propri alfari,
e conserva il possesso degli stabilimenti,
dotazioni e fondazioni, che hanno di mi-
ra il culto, l'insegnamento e la beneficen-
za : inoltre può comunicare col suo capo
liberamente". Si aggiunge: »che il denaro
dello di s. Pietro (oblazioni al Papa Pio
IX, V.) fu raccolto in gran somma nella
Prussia: re Federico Guglielmo IV non
cattolico , saputo 1' esilio volontario di
Pio IX, gli offrì per asilo il suo real ca-
stellodi Brìihl sul Reno". A. maggior glo-
ria di Dio, Roma con tutti i cattolici giu-
bilò, quando apprese che per la i .'^ volta
tlacchèOerlinosi allontanò dalla fede cat-
tolica, vide nella domenica fra l'ottava
della festa del Corpus Domini del 18110,
la processione del ss. Sagramento, ese-
guita con gran pompa e divozione. Uscì
dalla chiesa di s. Edwige e traversando
la grande strada di Linden, passò per la
porta diBrandeburgo,mo vendo per Char-
lottenburgo verso Spandau. I chierici a-
privano il piocorteggio edopo lungostuo-
lo veniva il R.mo preposto, il quale ac-
compagnalo dai sagri ministri portava
l'augustissimo Sagramento. Oltre 1200
cattolici vi presero parte. Allorché il pre-
posto ne rese consapevole il governo, que-
sto si compiacque di provvedere acciò il
cattolico rito non venisse in alcuna guisa
turbato; ma neppure vi fu d'uopo di que-
sto, imperocché l'ecclesiastica funzione
riuscì così commovente e nuova, cheat-
trasse a se gli sguardi di tutti, ed i me-
desimi protestanti commossi fermavansi
silenziosi a rimirare il venerando rito, ed
unanimi scoprivansi il capo in segno di
riverenza. Tanto leggo nel n." \^o del
Giornale di Roma del 1 85o. Nel vol.LI I F,
p. 228 narrai che Pio IX nel settembre
di tale anno innalzò alla dignità cardi-
nalizia due prelati di Prussia mg.' Geis-
PRU
se] arcivescovo di Colonia, e mg/ Die-
penbt'ock vescovo di Bieslavia: le festive
ncclamazioni, anche per parie del gover-
no, furono veramente straordinarie, ed il
re diproprio pugno scrisse ringraziamenti
alPapadi tanto onore conferito allaPrus-
sia cattolica. Il santo Padre nominò la
guardia nobile conte Leoncilli a portare
le notizie dell'esaltazione al cardinalato
coi berrettini rossi, ablegato apostolico
per la tradizione delle berrette cardina-
lizie mg.*" Prosperi Buzi, e delegato apo-
stolico per imporle mg.'"ViaIe-Prelà nun-
zio di Vienna, il quale pontificò messe
solenni nel la cattedrale diBreslavia e nel-
la metropolitana di Colonia, ove si vide-
ro due troni, uno pel delegato, l'altro pel
cardinale, dopo lequali impose ai novelli
porporati le berrette cardinalizie. Con
mio rincrescimento non mi è dato ripor-
tarne le belle e consolanti relazioni, per
la compendiosa condizione di questa mia
opera, le quali riuscirebbero di grande
onore tanto ai cattolici che agli acatto-
lici prussiani, essendo riuscite di vero e
splendido trionfo di nostra s. religione.
Sono però riportale sì interessanti de-
scrizioni nel n." i6q tlel Giornale di Ro'
mrti85o, e nel t. 3, p. 4^^, t. 4> p- ^36
della tanto benemerita Civiltà cattolica,
con preziosi dettagli. Alle mense fiwono
fatte atfettuose e riverenti acclamazioni
convivali, a Pio IX, a Federico Gugliel-
mo IV, ed all'episcopato germanico. Che
il regnante re di Prussia con saggia bene-
volenza ed equità favorisce i cattolici l'ho
indicato; in conferma aggiungerò ancora
ciò che leggo nell' Osservatore Romano
del 1 85 1 , p. -237,6 nella Civiltà cattolica,
t. 5, p. 1 33, che il degno vescovo di Bre-
slavia ora cardinal Melchiorre Diepeo-
brock, scomunicò un grande e potente
signore violatore de'sagri vincoli del ma-
trimonio, la burocrazia andò in collei-a
e minacciava; ma la giustizia e il buon
senso del re difese l'atto ilrlsuo Melchior-
re, com'egli lo chiama per l'alfelto che
gli ha. Un uffiziale superiore dell'esercito
PRU 79
prussiano abiurato il protestantismo era
caduto in odio de'suoi fratelli d'arme, che
quasi lo fuggivano, il th della Pasqua di
risurrezione, il reFedericoGuglielmolV,
cui quell'uflìziale era stato accusato d'es-
sere ito in grande uniforme a baciare il
ss. Crocefisso nel venerdì santo in pubbli-
ca chiesa, per mostrare agli accusatori il
suo giudizio sopra tale atto, andò a strin-
gergli la mano pubblicamente in occasio-
ne d'una rivista. Il re è inoltre assai sol-
lecito nelcondiscendere a tutteledoman-
de de'vescovi, riguardanti l'educazione
morale e religiosa, in guisa che le mis-
sioni ubertose che con indicibile frutto
e bene grandissimo si fecero dai zelanti
gesuiti e redentoristi nella \Veslfalia, a
Coblentz, nel Brandeburghese, in Pome-
rania e altrove, con numerose conversio-
ni al cattulicismo, furono esplicitamente
permesse e approvate da lui. Per cura di
questo sovrano i soldati cattolici hanno
nell'esercito i loro cappellitni, mostran-
dosi egli sempre e in ogni incontro ri-
spettoso verso Dio. Nel quartiere Roep-
nick di Berlino e sulla piazza del campo
si volle edificare una 2." chiesa cattolica
in onore dell'onnipotente Iddio e sotto
l'invocazione di s. Michele, sul modello
e forma della magnìfica basilica di s. An-
tonio in Padova (^.). Non solo il re lo
permise, ma autorizzò di procedere ad
una questua ne'suoi stali, contribuendo
egli 10,000 talleri. A pag. 677 poi del-
l'Owen'fl/ore/iomrt/jo del 1 85 1, appren-
do, che agli Il luglio il re comparve sul-
la piazza del così detto campo di Roep-
nick, ad assistere alla funzione colia quale
fu posta la I.' pietra al nuovo sagro edi-
fizio cattolico. Siccome il cardinal di Bre-
slavia fu impedito d'intervenire a questo
allo solenne, la ceremonia della benedi-
zione fu disimpegnata dal suo delegalo
parroco della chiesa di s. Edwige, assisti-
to dai suoi 4 cappellani e da parecchi sa-
cerdoti stranieri. Oltre al re assistettero
alla funzione diversi principi della real
casa. Ciascun battaglione prussiano della
8o VSE
guarnigione vi depulòroiiominl per com-
pagnia, e cinscunsqiiadi'one 3 uomini per
rappresentar le (Ile de'loro soldati catto-
lici, in gran parata. Le generalità, gl'im-
piegati, i membri del magistratoe del mu-
nicipio,appartenenti alia confessione cat-
tolica, circondavano più da vicine il luo-
go ove si posò la pietra fondamentale. Mi-
gliaia di persone d'ogni ceto, s'i cattoliche
che protestanti vi vollcio assistere colla
massima quiete, per cui tutta la solennità
ebbe il carattere della pace e dell'amore
veramente cristiano. Di recente si è for-
mata la camera de'pari, votata dalla i.'
camera prussiana d^l 5 marzo i852. La
1 .' camera è formata dal re, con suode-
cieto, e composta de'principi della fami-
glia reale, de'capi delle case d'HohenzoI-
lern, de'capi delle famiglie prussiane giù
immediate dell'impero, de'capi delle fa-
miglie ai quali il re conferisce sede e voto
nella t/ camera, de'membri che il re no-
mina a vita fra 'grandi proprietari fon-
diari delle grandi città e delle università
del regno. La Prussia postasi a capo del-
lo Zollverein (associazione doganale) ac-
quistò per esso una grande influenza po-
litica. L'Austria che non ne fa parte, ora
sollecita di esservi ammessa, come par-
te importantissima della confederazione
germanica.
PSEUDO. Falso, e deriva dal greco
pseudos che significa menzogna. Perciò
si (ì'ìce pseudo apostoH,f^iììsi a])osloì\; pseu-
do Cristi^ falsi Cristi ; pseudo profeti^ fal-
si profeti. La denominazione di Pseudo-
nimi si applica tanto agli autori di libri
il di cui frontespizio contiene un nome,
che non è quello del loro autore; come
si applica agli editori calle traduzioni.
PSIMO. Sede vescovile della i.' Te-
baide sotto il patriarcad'Alessaudria.Due
vescovi ricorda VOrienschr. t. 2, p. 6i6.
PUBBLICANI. F. Poplicani.
PUB LIO (s.), vescovo di Atene, mar-
tire. Si apprende da s. Dionisio di Co-
rinto, citato da E^usebio , che Publio fu
incaricalo del governo della chiesa di
PUC
Alene dopo la morte di s. Dionisio Areo-
pagita, il quale ne fu il primo vescovo,
proclamato dall'apostolo s. Paolo. Altro
non sappiamo di questo santo, se non che
egli terminò gloriosamente la vita col
martirio. La sua festa è segnata a^2 i di
gennaio.
PUBLIO (s.), abbate. Figlio di un se-
natore della città di Zeugma , dispensò
a'poveri tutto il suo avere, e cominciò a
condurre vita anacoretica; poscia imprese
a governare un monastero numeroso, l
suoi monaci non mangiavano che erbe, le-
gumi, panebigio,e non bevevano che ac-
qua. Publioper animarsi a nuovi progres-
si nel fervore e nella carità, aumentava o-
gni giorno le sue mortificazioni ed i suoi e-
sercizi di pietà, e metteva singolare atten-
zione nello schivare l'ozio.Ri porta Teodo-
reloches. Publio fondò due congregazio-
ni, una di greci, l'altra di siri, e che cia-
scuna celebrava i divini offizi nella sua
lingua. Questo santo fioriva verso il 369;
è onoralo dai greci, ed il Butler ne po-
ne la festa a'aS di gennaio.
PUCCI Lorenzo, Cardinale. Fìoven-
tino che recatosi a Roma occupò le ca-
riche di abbreviatore, chierico di came-
ra, e datario di Giulio 11, chegli confe-
rì la coadiutoria di Pistoia. Intervenne
al concilio Lateranense V, ove nella ses-
sione XI fu deputato a leggere le sche-
dule. Divenne anche datario di Leone X,
il quale lo fece pure suo segretario, ed
a'23 settembre 01. "oltobreiSi 3 lo creò
cardinale prete de'ss. Quattro e vescovo
di Melfi, nonchèamministratore di Van-
nes nel i5i5, e vescovo di Montefiasco-
ne. Divenuto vescovo di Pistoia nel 1 5 1 8,
cede la sede al nipote Antonio. Adriano
VI nel i522 lo preconizzò alla chiesa di
Capaccio. Clemente VII lo nominò ve-
scovo di Paleslrina nel 1 524, e penitenzie-
re maggiore, avendo descritto il suo stem-
ma e da che originato, nel voi. XXXV H,
p. 286, ed a Porte sante. Comechè di
genio sublime Giulio 1 1 non volle che mai
si allontanasse dal suo fianco, se non quan-
PUC
do l'inviò ai floreDlini percotlegarli con*
tio i francesi, nella qual circostanza pro-
nunziò in senato eloquente orazione. Lo
stesso praticarono Leone X e Clemente
VII, i quali sene prevalsero negli atiari
i pi il gelosi della s. Sede, e per giudicare
e decidere le cause più ardue e interes-
santi della curia romana, onde alcuni lo
tacciarono di avere abusato del potere
sotto kI I .°, quindi venne incolpato ad A-
di iano VI di venalità e peculato, per cui
esigendo il Papa che rendesse conto del
MIO ministero, lo giovò col suo credito il
rardiual Medici, che divenuto Clemente
\ II Io ristabilì nel primiero credito e au-
torità. La specchiata sua innocenza, le al-
trui testimonianze e il tempo dileguaro-
no le calunnie. Fu a due conclavi. Era-
smo gli dedicò le sue annotazioni sulle
opere di s. Cipriano, e Battista Pianto-
vano la vita di s. Basilio. Mori in Roma
nel 1 53 1, di ySannijC fu sepolto nella ba-
silica Vaticana, donde fu trasferito nella
chiesa di s. Maria sopra Minerva presso
il mausoleo di Leone X, con raagnilìco
elogio. Del suo palazzo feci parola nei
voi. LUI, p. 83.
PUCCI Anto.mo, Cardinale. Paliizio
fiorentino, nipotedel precedente, ne'ver-
di anni compose egregiamente in versi.
Alla poesia aggiunse la letteratura, e di-
venne profondo nelle facoltà legali, teo-
logiche e nelle sagre scritture in cui si
dice non avesse pari nell'età sua, e che
essendo canonico della metropolitana di
Firenze, con somma lode pubblicamente
interpretò: fu al concilio di Laterano V
e nella sessione IX pronunziò un'orazio-
ne avanti Leone X. Questi nel i5i8 lo
fece chierico di camera, e vice legato con-
tro i francesi che occupavano lo stato di
Modena e altri luoghi, con l'incarico d'in-
trodurre le milizie svizzere negli stati pon-
tificii, ove vennero in servigio della Chie-
sa. Nello stesso anno ebbe il ves^covato
di Pistoia, per rinunzia dello zio Loren-
zo. Né minor stima ebbe di lui Adriano
VI, che si prevalse della sua opera e con-
VOL. IVI.
PUC 8i
sigilo nel governo della Chiesa. Nel fu-
nesto sacco di Roma poco mancò che i fu-
riosi soldati non l'impiccassero, poiché ca-
rico di catene co'suoi colleghi veniva con-
dotto alla forca in Campodifìore, quan-
do lo liberò con uno strattagemma il car-
dinal Pompeo Colonna. Poco dopo Cle-
mente VII lo spedi nunzio agli svizzeri,
all'imperatore e al redi Francia per paci-
ficarli. Nel i528 lo fece vescovo diRa-
polla, che però subito rassegnò a Gian-
nozzo suo nipote. Le sue rilevanti fatiche
Clemente VII premiò a'25 settembre
1 53 I creandolo cardinale prete de'ss.
Quattro, colla caricadi penitenzieremag-
giore e la protettoria de'minimi. Paolo
111 nel I 536 lo dichiarò vescovodi Vao-
nes per nomina del redi Francia (che poi
nel i54i cede al nipote Lorenzo) e nel
I 537 gli die in amministrazione Melfi,
che rinunziò ad Acquaviva poi cardina-
le. Ricevè nella sua villa di Toscana il
Papa, reduce da Lucca, e scrisse alcune
dotte ed erudite omelie, ed altre opere
in verso e in prosa. Morì a Bagnorea o
in Roma nel i544j essendo vescovodi Sa-
bina; certo è che fu sepolto nel coro di
s. Maria sopra Minerva, con isplendido
elogio postovi dal zio cardinal Roberto.
PUCCI Roberto, Cardina le. Dì fami-
glia patrizia fiorentina, fratello del car-
dinal Lorenzo, dopo aver amministrato
con lode di giustizia, pietà e prudenza
nella repubblica di Firenze i più splen-
didi carichi, come di gonfaloniere e prio-
re, tolta in moglie Eleonora Lesia, nobile
e onoratissima, riportò numerosa prole.
Rapita quella dalla morte, abbracciò lo
stalo ecclesiastico, quindi Paolo III am-
miratore di sue singolari doti, gli conferì
il vescovato di Pistoia che nel i54i avea-
gli rinunziato il nipote cardinal Antonio,
in grazia del quale, che col suo sutFragio
avea contribuito alla sua esaltazione, ai
1 7, dicembre i 539 Io creò cardinale pre-
tede'ss. Nereo ed Achilleo, e poi nel ì5^6
amministratore di Melfi e Rapolla, colla
cospicua carica di penitenziere maggiore
6
82 P U D
dopo la morie tli detto nipote. Avendo
disimpegnato tulio con particolare inno-
cenza e fedeltà, mori in Roma nel i547,
di 83 angli, e fu tumulato nel coro di s.
Riaria sopra Minerva con breve iscrizio-
ne, la quale fu replicata nella chiesa del-
l'Annunziata di Firenze nella cappella
Pucci, sulla base di un bellissimo e ma-
gnifico a vello,i vi eretto alla sua memoria,
PUDENZIANA (s.), vergine. Sorella
di s. Prassede (^.), e figlia di Pudente
senatore romano, che fu convertito alla
fede dai ss. apostoli Pietro e Paolo. La
sua festa si celebra il 19 maggio , ed è
notata nel Sagramentaiiodi s. Gregorio.
Havvi una chiesa in Roma a lei intito-
lata. V. Chiesa di s, Pudenziana, e Pu'
lazzo apostolico di s. Pudenziana j ove
riporto altre notizie.
PUEBLADELOSANGELOSoAN-
GELOPOLI. r. Tlascala.
PUERI DE CHORO. Fanciulli ad-
detti al coro delle cattedrali, massime di
Francia, checanlano le glorie di Dio nel-
la ufììziatura ecclesiastica, ed esercitano
diversi uflìzi de'chierici in diverse chie-
se. Vedi Piier in Macri, lYot. de vocah.
eccl. Zaccaria neh' Onomasticon lìilua'
le, alla voce Puer, Pueri, ecco quanto
dice. » Pueros olim cantasse in ecclesia
palei ex Venantio Fortunato sic loquea-
te: Hinc puer exiguis adtemperat orga-
na cannis; — Inde senexlargara ructat
abore tubam. — Tympana rauca senum
puerilis fistula mulcet, •=— Alque homi-
num reparant verba canora Lyram".
PUGLA.Sede vescovile della a.^Para-
filia, sotto la metropoli di Pirgi, eretta
nel V secolo. Due vescovi registra l'O-
riens dir. t. i, p. 1028.
PUGLIA, Apulia. Patrimonio della
s. Sede, la quale già lo possedeva nel Sgo
sotto s. Gregorio I che ne fa menzione,
ed al quale si mandava dal Papa un am-
ministratore col titolo di difensore o ret-
tore, che soleva essere uno de' primari
chierici della chiesa romana. Notai a Pa-
trimoni DELLA s. Sede, che il patrimonio
PUG
^pulo, si disse Beneventano dalla sua
principale città. Borgia, Memorie di Be-
nevento t. I, p. 106, dice che la Puglia
e il suo ducato fu offerto alla s. Sede, ci-
tando Gretsero, De munificentiaprinci'
punì. Il medesimo ne tratta meglio nel-
la Breve istoria del dominio della s. Se-
de nelle due Sicilie, e dice che pei pu-
gliesi, che secondo Malaterraealtri si of-
frirono alla s. Sede ed a s. Leone-lX, si
devono intenderei popoli del principato
di Benevento, come oppressi e minacciati
dai normanni, mentre già Carlo Magno
avea donato a s. Pietro il ducato di Be-
nevento, onde i Pontefici vi esercitarono
subilo gli atti di sovranità, ed anche so-
pra le parli che poi si dismembrarono dal
principato per formarne altri , cioè Sa-
lerno, Capita, ec. {^.). Anticamente era-
no chiamati pugliesi i regnicoli , anzi le
terre di qua dal Faro prima che la non-
cupazione di Sicilia di qua dal Faro si
rendesse famigliare e comune, erano voi-
garmenledeltedai latini Piigliae(\a\ gre-
ci Italia, laonde presso gli scrittori si ha
per rex Apuliae e rex Ilaliae i principi
di queste terre, e da INiceforo Grecora Io
stesso Carlo I d'Angiò viene sempre ap-
pellato rex Ilaliae. 1 Normanni [F.) nel-
la metà del secolo XI a mezzo di Gugliel-
mo I e di Drogone impadronitisi della
contrada, s'intitolarono conti della Pu-
glia. In questa si recò s.Leone IX neh o5i
e vi assolvè i beneventani che avea sco-
municati per macchinare ribellione. Vi
tornò colle sue milizie nel io53 per fre-
nare i normanni che guastavano la Pu-
glia, la Calabria {/^.), e altre terre della
Chiesa, indi nel io54 in Benevento [F.)
ne investì il normanno conte di Puglia
Umfredo e vi comprese l'isola di Sicilia
per quelle terre che vi avrebbe acquista-
te. La Puglia non ebbe il titolo di du-
cato, che parecchi anni dopo s. Leone IX.
Il i.° che s'intitolò duca di Puglia e di
Calabria fu Roberto Guiscardo, dopoché
Nicolò II nel loSg lo investì di Puglia,
Calabria e Sicilia con giuramento di iie-
PUL
dellàqual feudatario e vassallo della clile-
sa romana e con annuo censo; furono
quindi duchi di Puglia R.uggieio e Gu-
glielmo li normanni, Ruggiero II conte
di Sicilia nel i 127 impadronitosi della
Puglia, dopo la morte di Rainolfo duca
di Puglia e feudatario della s. Sede, prese
il nome di re di Puglia e di Sicilia, con-
fermatogli dall'antipapa Anacleto II, eie-
galmenle da Papa Innocenzo II neh i 3g,
col ducato di Puglia e il principato di
Capua. Clemente IV riserbandosi per la
chiesa il ducalo di Benevento, nel 17.65
investì della Puglia, Calabria e regni di
Napoli e Sicilia (F.) Carlo I d' Angiò,
col feudo annuale d'8000 oncie d'oro e
della Chiiiea (f.). Il figlio di questi Car-
lo II nel 1289 fu coronato in Rieti {P'.)
da Nicolò IV, re di Sicilia, Puglia e Ge-
rusalemme.Del ducato Beneventano par-
lai a LoxGODABDi, a Italia, a Por«TE-
coRvo, e negli articoli che lo riguarda-
no, ed anche nel voi. LUI, p. 217. L'an-
tica contrada d'Italia chiamata Puglia,
oggi forma le provincie di Capitanata,
della Terra di Bari e della Terra d'O-
tranto nel regnodelledue Sicilie. La por-
zione della Capitanata, situata tra'fiuini
Ofanto e Fortore, viene spesso chiamata
Puglia propria. Il suolo vi è piano, con
numerosi ed eccellenti pascoli, ed in ab-
bondanza produce grani, vini, olio, frut-
ti, lana ec. Si chiamò ordine di Pulsano
un ordine religioso istituito nelsecolo XII
sul Monte Gargano in Puglia, nel luogo
chiama lo Pulsano, fondato da s. Giovan-
ni di blatera.
Tl]L\T\{Pulalen). Città vescovile di
Albania con residenza ordinaria in Giua-
gni parrocchiaj capoluogo del distretto
del suo nome, sangiacato della Turchia
europea, a 12 leghe al nord-est da Scu-
tari. Questo è piuttosto un grosso borgo,
con circa 10,000 abitanti, situato in re-
gione montagnosa, e nello spirituale di-
pende dalla congregazione di propagan-
da fide. Oltre la chiesa di Gioagni, vi so-
no altre 8 chiese parrocchiali ammini-
PUL 83
strale dai minori osservanti, non essen-
dovi clero secolare; cioè Pianti, Scialla,
Sciosci, Nicai, Aragna, Dusraani, Jopla-
na e Ghiri, che sono i luoghi ove esisto-
no. Dalla parrocchia di Gioagni dipendo-
no 3 villaggi, ed è amministrata per lo
più dal vescovo prò tempore. Ogni par-
rocchia ha il suo ospizio per abitazione
del missionario. Questi popoli costitui-
vano aulicamente la diocesi di Chiros, di
cui non rimane vestigio. Vi è anche un
prefetto della missione. Trovandosi la
chiesa di Pulati in decadenza, la congre-
gazione di propaganda a'2omaggio 1 833
decretò di dare la diocesi in amministra-
zione al vescovo di Scutari, assegnando
annui scudi 100 da impiegarsi ne'neces-
sariristauri; questi eseguiti, ripristinò nel
1847 ^'^^ luglio il vescovo nella persona
di mg."^ Paolo Dodmassei,nato in Alba-
nia [f^.),c\\t fa parte del r/t'^tro(/'), col
solito annuo assegno di scudi 200. La me-
desima congregazione nel 1837, per ot-
tenere nel paese qualche riforma e sal-
vare i cattolici dalle vessazioni delle au-
torità ottomane, pregò l'imperiai corte
d' Austria di prendere sotto la sua pro-
tezione i cattolici dell'Albania. La sede
vescovile pretende Comman ville, Hi5/. f/e
ioni V ève sche.z,c\\e sia stata eretta suffra-
ganea d'Antivari nel secolo X. Forse sa-
rà stata l'antica Chiros, imperocché è cer-
to che la istiluzione del vescovato fu sta-
bilita nel 1654 da Innocenzo X, che la
dichiarò suffioganea dell'arcivescovo di
Anti vari, l^e Notizie di Roma, o\\.ve l'o-
dierno, riporta i seguenti vescovi. 1731
Mario de Luchi. i 746 Fr. Serafino Ter-
nani della stretta osservanza di Bergamo.
1737 Giorgio Giunchi di Livari diocesi
d'Antivari. 1766 Alessandro Bianchi di
Morcio diocesi d'Alessio, 1781 Giovanni
Logorezzi di Bria diocesi di Scutari. 1 79 1
Marco JNegri di Sappa. 1817 Pietro Gin-
nayoPinni barbaramente assassinato da
un suo domestico nella propria abitazio-
ne, i833 Fr. Benigno Albertini minore
O
osservante vescovo di Sculari, amiuìni*
84 PUL
stratore apostolico, ed in tutto nel 184*2
gli successe mg.rLuigi Guglielmi. Il Par-
lalo, lllyrici sacri t. i, p. 161, chiama
Puliiti, Pulatium, pagus nobilis Dalma-
tiae ad radices niontis Scardi, lungi 3o
miglia da Drivasto.
PULCHERIA (s.), imperatrice. Fi-
gliadiArcadioediEudossia, nacque l'an-
no 399. L'imperatore suo padre morì nel
408, lasciando il figlio Teodosio 1 1 in età
di 8 anni, cui assegnò per tutore Anti-
mo; e nel 4^4 Pulcheria fu dichiarata
augusta, per dividere col fratello la di-
gnità imperiale: anzi s'incaricò ella stes*
sa della sua educazione, benché non aves-
se che due anni più di lui. Ella diede al
fratello i più abili e virtuosi maestri, e
procurò sopra tutto d' inspirargli gran
sentimenti di pietà. Pose egualmente cu-
ra nell'educare le due sorelle minori Ar-
cadia e Marina, ed ebbe la consolazione
di vederle seguire costantemente la vir-
tù. Il palazzo imperiale sotto la sua con-
dotta rassomigliava ad un chiostro, ed
essa praticava mortificazioni ed austerità
sconosciute nelle corti dei principi. Non-
dimeno Pulcheria non trascurava nessu-
no dei più piccoli afifari di governo; con-
sultava le persone più sagge e più vir-
tuose che formavano ilsuo consiglio; nul-
la deliberava se non dopo le più mature
disamine; indi faceva eseguire i suoi or-
dini in nome del fratello, ond'egli nea-
vesse l'onore. Versata nella letteratura
e nelle lingue greca e latina, si dichiarò
protettrice delle scienze e delle arti. Al-
lorché suo fratello giunse all'età di 20
anni, ella combinò il di lui matrimonio
con Atenaide figlia d'un filosofo atenie-
se, la quale ricevette prima il battesimo
e prese il nome di Eudocia. L'influenza
di Pulcheria fece assai presto ombra alla
cognata, la quale mediante gl'intrighi
dell'eunucoCrisaflìo riuscì di farle perde-
re la fiducia di Teodosio II; quindi Pul-
cheria si vide obbligata ad allontanarsi
dalla corte nel447-Non tardò molto Teo-
dosio II ad aprire gli occhi, e richinmò
PUL
Pulcheria. Essendo poi morto a'29 luglio
45o, essa fu ad unanime voce proclama-
ta imperatrice d'oriente. Per rassodare
la sua autorità, ella pensò di dividerla
con Marciano, cui offrì la sua mano, a
condizione di osservare il votocheavea
fatto di vivere vergine. Pulcheria e Mar-
ciano non si occuparono che del modo
di rendere felici i loro popoli, e di far fio-
rire la religionee la pietà. Avendo s. Leo-
ne I mandato 4 legati a Costantinopoli,
questi furono accolli dall'imperatore e
dall'imperatrice con giubilo e rispetto. U
loro zelo per l'ortodossia fece ad essi me-
ritare i più grandi elogi del Pontefice e
del concilio diCalcedonia,che nel 4^1 con-
dannò l'eutichianisrao. Pulcheria fece un
gran numero di utili stabilimenti, e fon-
dò molti ospedali, ai quali assegnò con-
siderabili fondi. Tra le chiese che fab-
bricò, le principali furono quelle di Bla-
querna,A\ Chalcopratutn e di Hodegus,
dedicate alla Madre di Dio. Le gravi cure
dello stato non le impedivano di conser-
vare il fervore, e tutti i momenti che po-
tea involare agli affari del governo spen-
devali ad orare, a leggere ed a servire i
poveri colle proprie mani. Ella fu,a(|uan-
to ne dice Sozomeno, favorita da Dio di
molte grazie straordinarie; e in conse-
guenza di una visione fece fare la solen-
ne traslazione delle reliquie dei ss. Qua-
ranta martiri, che furono rinchiuse in
una magnifica cassa. Lasciò per testamen-
to alla chiesa ed ai poveri tutti i beni di
cui poteva liberamente disporre, e mori
ai IO settembre del 453. 1 greci ed i la-
tini onorano s. Pulcheria del titolo di ver-
gine, e Papa Benedetto XIV aveva una
venerazione singolare per questa santa.
PULCHERIO (s ), abbate in Irlanda,
detto Mochoenioc dagl' irlandesi. Fu e-
ducato sotto il governo di s. Congallo nel
monastero di Benchor, e fondò l'abba-
zia di Lialh-Mochoemoc, presso alla qua-
le venne fabbricata la città omonima.
Questo santo morì ai 1 3 di marzodel 655.
PULPITO, Suggesuwt,Puipitum. Per-
PUL
gamo o luogo rilevato, fatto di legname
o di pietra , proprio principalmente pei
Predicatori [P'^.)j avendo parlato a Pre-
dica ( /^. ) ed a Predicatore apostolico
(y.) delle diverse ceremonie che dai pre-
dicatori si devono fare sul pulpito, e co-
me vestiti vi debbono ascendere. Nelle
chiese che posseggono pulpiti di singola-
re bellezza, lidescrivoai loroarticoli, co-
me a Pisa per quello del celebre Batti-
stero: nel voi. L, p. 2 «4 parlai del pul-
pito nobilissimo di marmo fatto da Bo-
nifacio Vili nel Laterano, per darvi la
benedizione. Si dice pulpitino il leggio,
la cattedra, la bigoncia ove gli antichise-
natori e altri salivano a pronunziare il
loro parere quando arringavano il popo-
lo in piazza, o in ringhiera ne' consigli,
eh' era un pergamo in terra a foggia di
bigoncia : tribuna oggi si chiamaquel luo-
go nelle camere ove ascendono! deputa-
ti ed i ministri ne' paesi di regime costi-
tuzionale e parlamentare, per dichiarare
i prim i i loro sentimenti, i secondi per ma-
nifestare qualche cosa o rispondere alle
iiiterpellazioni. Pulpito vale anche palco,
e precisamente fu detto del palco de'tea-
tri. Ad Ambone dissi ch'era la tribuna
delle chiese antiche, ove si leggevano e
cantavano alcune parti dell' uiiizio divi-
no, massime {'Evangelo (al quale arti-
colo ne resi le ragioni) acciocché meglio
s'intendesse. Degli amboni e de'pulpili,
delti ancora Analogiiwi, Dictorium, Le-
ctrnm, Lampiurn (per la moltitudine del-
le lampade accese che lo circondavano),
Lectricium, Lectoriuni, meglio ne parlai
a Chiesa, onde piacque al eh. Ratti di a-
dottarlo e pubblicarlo a p. 85 del suo
Trattato per V erezione de' sagri templi.
Questo ingegnere architetto milanese di-
ce: »Che se si deve costruire un solo am-
bone lo si ponga a fianco del vangelo e
si procuri di porvi due gradinate, l'una
per ascendere volta all'oriente, l'altra per
discendere volta all'occidente. Se devonsi
costruire due amboni, 1' uno sarà donde
si legge l' Epistola {V.) e si porrà a lato
PUL 85
dell'epistola ; l'altro donde il vangelo, a
lato del vangelo stesso; cosicché il diaco-
no che leggerà il vangelo sia rivolto alla
parte meridionale della chiesa cui gli uo-
mini concorrono. Si costruiranno o di
marmo o di altro sasso, ornandoli di sa-
gre sculture, e si possono anche edificare
di mattoni, ma conviene adornarli di la-
stre di marmo o di pietre elegantemen-
te lavorate , o di bronzi dorati come si
pratica oggi. In qualunque chiesa parroc-
chiale poi dove non possa erigersi ambo-
ne , si costruisca un pulpito tutto di ta-
vole (ordinariamente di noce) levigate
delle più forti, di conveniente lavoro e for-
ma, pure a fianco dell'evangelo, affinché
possa farvisi la lezione del vangelo o la
sagra concione. La sua figura può essere
rotonda e poligona e mista, secondo può
meglio convenire al luogo. La sua gran-
dezza sia comoda, ma limitata al biso-
gno. Si può erigere unito al muro e iso-
lato. Nel I ° modo si può sostenere con
mensole, con cariatidi, con termini, o
anche con colonne o con altri ornamen-
ti, secondo la sua grandezza e la sua fi-
gura. Ma nel 2.° luogo non può soste-
nersi che con colonne e somiglianti cose,
ma è più maestoso potendosi costruire
vicino al muro. Il parapetto si forma al
modo di piedistallo o di attico con orna-
menti convenevoli di risalti e d' intagli ,
o di pitture o di sculture. Non mai però
si faccia a balaustri, non mostrando eoa
ciò la gravità che vi si richiede. Si abbia
in fine in vista che tanto l'ambone quan-
to il pulpito siano debitamente collocati
in grembo alla chiesa, in luogo esposto
alla vista, donde il predicatore o il letto-
re possa da tutti essere veduto ed inteso,
non molto lontano dall'altare maggiore,
e ciò per maggior comodo del sacerdote
che predica fra la celebrazione della mes-
sa giusta i decreti ecclesiastici ". Nel ri-
portare questa magistrale artistica descri-
zione sui pulpiti, mi tengodispensato dal
parlare delle antiche, come dell'odierne
loro forme , tutto e bene essendo ktato
86 PUL
detto tlall'encomiato Ratti. Solo aggiun-
gerò, che comuneraenle i pulpiti sono
sovrastati da una copertura o specie di
baldacchino, sotto al qualeè la figura rag-
giante della colomba, simbolo dello Spiri-
to santo, dal quale dev'essere ispirato il
sagro oratore; che al lato destrosi suole
porre l'immagine del Crocefisso, cui il pre-
dicatore rivolge qualche supplicazione e
col quale benedice il popolo. Nelle feste
solenni in cui si adornano le chiese con
addobbi ed arazzi , si suole ornarne il
pulpito, quando non sia d'un superbo la-
voro, in modo di particolare eleganza,
Il Piazza nella Gerarchia cardinali'
zia, p. 761, descrivendo i due amboni
della chiesa di s. Maria in Ccsmedin, av-
verte che impropriamente alcuni li dis-
sero pulpiti , leggendosi anticamente in
uno l'epistola, nell'altro l'evangelo posto
sopra un Z^fggro(/^.), osservando che que-
sto non è rotondo a guisa di colonna, ma
angolare, rappresentando il Redentore
chiamato figuratamente pietra angolare,
perchè insegnando colla sua celeste dot-
trina incontrò travagli e morte, ovvero
per denotare che nel magistero del van-
gelo si uniscono in uno le dottrine del vec-
chio e nuovo Testamento , esposte alla
continua contraddizione degli eretici ne-
mici della fede. Che 1' uso di leggere in
pubblico l'evangelo e in luogo eminente
è funzione piena di misteri, usata princi-
palmente dalla chiesa greca , anche per
dimostrare che la dottrina di Gesù Cristo
devesi confessare cortìiw hoininibiis, e sen-
za verun timore o rispetto difendere. Che
dai medesimi amboni si pubblicavano le
Profezie [f^.) del vecchio, nell'evaugelo
del nuovo Testamento. Cheil pulpitodif-
ferisce dall' ambone, perchè in esso non
si canta o legge l'evangelo, ma si spiega
dai predicatori. Nel voi. XI, p. 227 no-
tai, che nella primitiva chiesa i vescovi
predicavano ordinariamente sui gradini
dell'altare, ma s. Gio. Crisostomo pre-
feriva l'ambone. Leggo in Rinaldi, all'an-
no 40 7> »-°i 7j che a gran lode del Cri-'
PUL
soslomo tornò a collocarsi il pulpito nel
mezzo della chiesa; tultavolta s. Grego-
rio Nazianzeno vescovo predicava infra i
cancelli (di cui nel voi. XI, p. i'ò^), co-
m'egli stesso testifica, quando (il menzio-
ne della moltitudine degli uditori, che
si spingeva ai cancelli per udire il ser-
mone. Ma in Roma si usava per antico ,
che il Papa predicasse al popolo da un e-
minente pergamo, onde Prudenzio in Ip-
polito, hymn. i i, così disse : Fronte sub
adversa gradibiis sublime tribunal — Tol-
litur, Antisles praedicatunde Deitni. Al-
l'anno poii i77,n.''69, narrando Rinal-
di la dimora in f^enezia di Alessandro
III e di Federico I , dice che mentre il
Papa nella chiesa di s. Marco andava so-
lennemente e processionalmente all' al-
tare per cantarvi messa, a istanza dell'im-
peratore nella festa di s. Bartolomeo, l'i-
slesso Federico I facendo ruificio di pa-
lafreniere, pose giù il manto , prese una
veiga in mano, scacciò di coro i laici, co-
me se slato fosse un osliario,e fece fare ala
al Papa. Dipoi rimanendo in coro cogli
arcivescovi, co' vescovi e co'chierici d'A-
lemagna, ai quali era stato commesso l'uf-
ficio di cantare in quel gioino, udì divo-
tamente la messa. Ed essendo il Pontefi-
ce salilo in pulpito dopo il vangelo per
scrmonare al popolo, l'imperatore acco-
standosi più dappresso si mise ad ascol-
tarlo con attente orecchie. La cui divo-
zione osservando Alessandro III, fece che
il patriarca d'Aquileia gli sponesse in lin-
gua tedesca le parolech'egli latinamente
proferiva. Chardon , Storia de' sagra-
menti, t, I I , p. 1 78, discorre de'pulpili o
cattedre o tribune antiche e della loro si-
tuazione nelle chiese, e di quelli di diver-
se, dicendo che i penitenti, i catecumeni
e gli eneiguraeni occupavano nelle chie-
se il luogo o spazio che percorreva dalla
porta al pulpito, gli altri fedeli quello ch'e-
ra fra il pulpito ed i cancelli cui era pros-
sima la Soloa ( di cui nel voi. XI, p. 2?.6
ed altrove) ; che ne' pulpiti si leggevano
le scritture, si cantavano i salmi, il vesce-
PUL
vo predicava e si facevano molte funzio-
ni, siccome luogo al popolo più vicino e
meno discosto dall'ingresso della chiesa,
ed ai cancelli i quali oltrepassar non po-
teva. Apprendo da Gavarap'ì, Memorie,
p. 33, che Pergola o Pergamo si disse il
luogo ove stanno! predicatori ad annuo-
: ziar la parola di Dio al popolo. Nella vita
(li Cola di Rienzo si descrive un pergolo
fallo erigere in chiesa per tenere un pub-
hlico consiglio col popolo romano, e si
chiamò parlatorio di tavole e vi salì so-
pra quel famoso tribuno e agitatore e|o-
«juetite. Negli atti mss. della chiesa di Cit-
tà di Castello si legge una scomunica da-
la da Nicolò vescovo della medesima a-
s.;li 8 settembre 1 269, inler missarum so-
Itinnìa ad Pergolum canonicati, contro
; gli usurpatori de' beni di quella chiesa.
Siccome anche leggesi fatta a'5 febbraio
1 2G8 una monizione al popolo dallo stes-
so vescovo citmessetadPergulunicano-
nonicaes. Floridiet praedicarelec. Que-
sti pergami o pergoli erano e dentro le
chiese e fuori di esse, come in Perugia e
i altrove. AggiungeGarampi,chenonè ve-
' roche nelle chiese si predicasse solo in lin-
[ gua latina, come taluno ha preteso, ma
anche in volgare, non solo nel secolo XV,
ma anche sul principio del secoloXl V.Nel
' concilio generale Niceno II del 787, col
canone i4 fu proibito di leggere nella
chiesa sul pergamo, senza avere ricevuto
l'imposizione delle mani dal vescovo, cioè
l'ordine di £e«ore(F.), quantunque ab-
biasi la tonsura.
Nel t. 12, p. 259 degli Annali delle
scienze religiose, si riporta un bel sunto
della dissertazione letta in Roma nell'ac-
cademia di liturgia nel 1841, da d. Fi-
lip[K) Arcangeli professore di s. liturgia
nel pontificio seminario romano: Delle
funzioni solile praticarsi dagli antichi
cristiani nelle due parti de' loro templi
Ambone e Solea.'^e farò un estratto del-
le cose principali. Uno de'precipui uffi-
zi di santa Chiesa è il pascere e nutrire
i suoi fedeli, così adempie ella mirabil-
PUL 87
mente airiraposlo carico coli' esalta du-
plice dispensazione del pane della paro-
la e del pane della grazia ; quello cioè
nelle lezioni e concioni sagre, l'altro nel-
l'amministrazione della ss. Eucaristia. La
prima si soleva eseguire dagli antichi cri-
stiani in quella parte de'templi che no-
mavasi Ambone, la seconda nella Solca,
non essendo pienamen teconcordi gli scrit-
tori nello stabilire il luogo preciso dai
medesimi rappresentato, d' altronde nei
diversi luoghi diverse funzioni si celebra-
vano. Per ambone s'intende pulpito o pul-
piti esistenti nel coro. Le funzioni solite
praticarsi sull'ambone erano il canto del
graduale o responsorio Allelujaj la \e-
zxonQàtW epistola e àtWevangeloAa prò*
clamazione degli editti q decreti de'Papi,
delle censure ecclesiastiche j la recita dei
dittici e le prediche al popolo : inoltre
l'ambone fu luo^o destinato agli esorci-
smi^nWa coronazione anche degV impera-
tori, e finalmente alla pubblica professio-
ne di fede ne' Giudizi di Dio o Purga-
zioni (/^.) I lettori e cantori sull'ambone
eseguivano il canto del graduale; i cou-
cilii Trullano e di Laodicea proibirono
questo officio ai laici, essendo pur vietato
a qualsiasi chierico; anticamente il sal-
mo graduale si cantava per intiero, tro-
vandosi già scorciato sotto s. Gregorio I,
Le lezioni dell' epistola e del vangelo si
facevano sopra l'ambone dai lettori, co-
me praticasi dalla chiesa ambrosiana.
Quanto ai discorsi tenuti al popolo sopra
del pulpito, ove anche i vescovi soleva-
no predicare, questi ordinariamente pre-
dicavano da una cattedra posta ne' gra-
dini del santuario entro i cancelli; sul-
l'ambone predicarono i ss. Gio. Crisosto-
mo e Agostino, Macedonio patriarca di
Costantinopoli, Pelagio I e s. Leone lU,
ed a'terapi di Piteo era consuetudine tra'
vescovi delle Gallie. Comunemente si er-
geva un solo ambone nelle chiese, e il più
delle volte nel mezzo di esse, così in s.
Ambrogio di Milano, in s. iSevero di Ra-
venna, e nelle cattedrali di Parigi, Bajo-
88 PUL
na e Noyon : nella parte superiore ter-
minava in due scalini, uno più elevato,
l'altro meno. Dove n'esistono due, uno si
vede più elevato e ornalo posto alia de-
stra del sacerdote celebrante o parie me-
ridionale, 1' altro più basso e disadorno
collocato nella parte settentrionale. Nel-
le chiese d'un solo ambone l'epistola si
cantava nel gradino più basso, nel più e-
levato l'evangelo. Ove poi n'erano due,
l'epistola leggevasi in quello boreale, col-
la faccia rivolta verso l' altare, come lo
indica la posizione del leggio; la mancan-
za di questo negli amboni più elevati o
meridionali, sebbene sembra che il van-
gelo non vi fosse cantato, essendo anche
consuetudine di collocare il libro degli e-
vangeli sul dorso d'un'aquila, nondime-
no non si può asserire il contrario, per
l'accordo de'doltori nel sostenere la pri-
ma sentenza. Quanto alla Solca s'igno-
ra il luogo preciso ove esisteva e la sua
forma certa ; non era un pavimento con-
tiguo al santuario entro i cancelli, né il
trono ove soleva sedere l'imperatore,
era però prossima ai cancelli dalla par-
te di fuori , il più delle volte ornata di
metalli e pietre preziose; locuni inter-
medium iiiler chorutn et saiictuariiim :
era rilevata di alcuni gradini sopra il ri-
manente del coro, e si estendeva dall'u-
na all'altra parete. Ivi ricevevano la ss.
Eucaristia i laici e que'chierici che per
qualche delitto erano stali ridotti alla co-
munione laicale ; fra'laici al solo impera-
tore era permesso passare per la solca ,
onde incontrare il patriarca esistente nei
cancelli del santuario. Tultavolla non è
improbabile che ivi avessero sede gl'im-
peratori, in Costantinopoli avendo il tro-
no entro i cancelli e più eminente della
sede patriarcale; ivi finalmente dimora-
vano i chierici che custodivano il santua-
rio, e quelli che doveansi ordinare in dia-
coni. Nel voi. XV, p. I 74 parlai del pul-
pito che si usa ne' concilii, e che Bene-
detto XIII dal pulpito lesse l'allocuzio-
ne nell'ultimo coucilioLatcraneuse. Inoi-
PUR
tre, una specie di pulpito o ambone si e •
levava ne'battisteri pel battesimo d'im-
mersione , come in quello di Ravenna
(^.). Talvolta dagli amboni vi si mostra-
rono le s. Reliquie (^.). Anche nel Re-
fettorio [V.) si eleva il pulpito, per la sa-
gra e morale lettura che si fa durante la
mensa.
PUPITANO o PtJPPUT. Sede ve-
scovile della provincia di Cartagine pro-
consolare nell'Africa occidentale, solto la
metropoli di Cartagine. Di 3 vescovi par^
la Morcelli, Africa chr. t. i. ^
PURGATORIO, Purgalorius, Fiam-
ma expiatrix, Purgatorius ignis. Luogo
di espiazione e di patimenti. La morte del
giusto è preziosa nel cospetto del Signo-
re, pessima è quella del peccatore. Nel
momento che l'anima si separa dal suo
corpo è già gi udicn la da Gesù Cristo.Que-
sto è il giudizio che si chiama particola-
re, di cui la sentenza sarà solennemente
ratificata nel giudizio universale. I teo-
logi non definiscono con certezza se l'ani-
ma nel separarsi dal corpo sarà trasferita
dinanzi al diviu Giudice, o se ivi è giu-
dicata dove lascia il suo corpo; se sarà
giudicata immediatamente da Gesù Cri-
sto pronunziante sentenza informa uma-
na, o per la divina onnipossente virtù
ch'è presente per tutto; o se si manife-
sterà la sentenza per mezzo degli angeli.
Tuttoquesto poco importa che si sappia.
E' certo che il giudizio avverrà, e che la
potenza, sapienza e giustizia divina saprà
renderlosollecito, profondo, inappellabi-
le. E' di fede, che subito dopo la morie,
e compito il giudizio, l'anima va al luo-
go che le vienedestinatodalladivina sen-
tenza. Oltre i molti passi della s. scrittu-
ra, gli esempi di Lazzaro e di Epulone,
elasolennedefinizionedel concilio di Fi-
reme [V.) stabiliscono questo domma.
Il detto luogo di nostra destinazione, se-
condo l'operato, è, o il Purgatorio, o Y In-
ferno {f^.)j o il Paradiso (/^.). Ecco il
canone di detto concilio, corroborato da
Eugenio IV col decreto, Laetantur Coe»
PUR
li. » Noi dichiariamo , che le anime dei
veri penitenti, morti nella carità di Dio,
prima di aver fatto finiti degni di pe-
tiitenta in espiazione de' loro peccati di
conxnissione o di onimissioue, sono pu-
rificate dopo la morte loro con le pe-
ne del purgatorio, o che sono sollevate
da quelle pene pei sulFragi de'fedeli vi-
venti; come sono il sagrilizio della mes-
sa, le preghiere, le limosine e altre opere
di pietà, che i fedeli fìinno pegli altri fe-
deli secondo le regole della Chiesa; e che
le anime di quelli che lian peccato do-
po il battesimo, o di quelli che essendo
caduti in peccato, se sono stati purifìcati
ne'corpi lóro, prima di uscirne, nel mo-
do che si è detto, entrano subito in cie-
lo, e veggono puramente la Trinità, gli
udì piìi perfettamente degli alti i, secon-
do la dilìerenza de'meritiloio; (Inalmen-
le, che le anime di quelli che sono morti
in peccato mortale attuale, o nel solo ori-
ginale precipitano nell'inferno per esser-
vi puniti, quantunque inegualmente ".
A Limbo dissi quali sono le anime che vi
vanno. Il s. concilio di Trento nella ses-
iione 23 decretò.» I vescovi avranno par-
ticolare cura, che la fede e la credenza
de'tédeli intorno al purgatorio sianocon-
formi alla sana dottrina, che ci è stata
data dai ss. Padri, e che sia lor predicata
secondo la dottrina di quelli, e de'concilii
precedenti; sbandiscano dalle predicazio-
ni che si fanno al popolo rozzo le questio-
ni difficili e troppo sottili intorno questa
materia, che niente servono alla edifica-
zione ; non permettano nemmeno che si
avanzino né si agitino in tal proposito
cose incerte, né tutt'altro che può aver
aria di curiosità o di tal quale supersti-
zione, o che ha sentore di sordido lucro
o indecente". La Chiesa sempre ci ram-
menta, che le anime de'fedeli, che nel se-
pararsi dal loro corpo, e nel partire da
questo mondo, benché ottenuta l'assolu-
zione delle loro colpe e costituite in gra-
zia del Signore, non abbiano però intie-
ramente soddisfatto la divina giustìzia per
PUK 89
la pena dovuta a'Ioro peccati, sono daDio
mandate nel purgatorio ad iscontarla fi-
no ali'ullimo centesimo. L'esistenza del
purgatorio è undommadi nostra religio-
ne, ed è altresì verità di fede, che quelle
anime, che morte nella pace del Signore
penano in quel carcere tenebroso, pos-
sano sollevarsi con sagrifizi, colle elemo-
sine, colle orazioni, e con altre tali opere
di cristiana pietà. Quindi è che la stessa
Chiesa mostra tutto l'impegno, ed invita
ed esorta noi suoi fìglij ad interessarsi per
quelle benedette anime, principalmente
di quelle cui siamo legati pei vìncoli di
sangue e riconoscenza, onde abbreviate
le loro pene possano presto essere intro-
dotte a godere la visionebeatifìca di Dio.
Animati da questo spirito i romani Pon-
tefici, sempre sono slati zelantemente im-
pegnati ad accorciare le pene delle ani-
me purganti, ed a liberarle anche dai tor-
menti che soffrono, con concedere il te-
soro delle indulgenze,onde lucrarle a van-
taggio delle medesime, come a procurar
meriti ai fedeli loro tìgli.
Il dotto mg."^ Bronzuoli, ora vescovo
di Fiesole, nelle sue preziose JslUuzioni
caltoliche, definisce il purgatorio, luogo
in cui le anime, che si separano dai loro
corpi in istato di grazia e di carità, ma
macchiate di qualche peccato veniale, o
ancor debitrici di pene dovute ai peccati
già rimessi, quanto alla colpa calla pena
eterna, soddisfano alla divina giustizia il
resto dei loro debiti, prima di essere am-
messe nel paradiso. Cheildommadelpur-
gatorio è stato costantemente tenuto dal
popolo ebreo prima della venuta di Gesù
Cristo; che si fonda sulle parole del vec-
chio Testamento e specialmente sul libro
de'Maccabei, si deduce dal Testamento
nuovo in cui chiaramente leggesi che vi
sono peccati che si rimettono nell'altra vi-
ta, i quali non possono essere che i ve-
niali, e le pene temporali de'peccati. Si
conferma con la liturgia di tutti i tempi,
perché per testimonianza di s. Gio. Cri-
sostomo fino dal tempo degli apostoli la
90 PUR
Chiesa ha ofTerlo la Messa (F.) pei Morti
(/^'.). Domma che è stalo [irofessalo in
ogni epoca della Chiesa, fino al punto che
ne'primi secoli alcuno ne spinse tanl'ol-
Ire la credenza da insegnare, che tranne
Gesù Cristo, tutti, compresi pure i gran
santi, bisognava di necessità che vi pas*
gasserò prima di entrare in paradiso. Ag-
giunge l'encomiato prelato, che nella
somma giustizia di Dio, anche la ragione
trova un argomento dell'esistenza del pur-
gatorio. E" di fede che Iddio renderà a cia-
scuno secondo leopere sue; quindi non sa-
rebbe giusto, secondo questo principio,
che un peccatore il quale procrastinasse
fino alla morte la sua conversione, e allo-
ra avesse solamente quella disposizionedi
cuore, quanta è necessaria per ottenere
la giustificazione, fosse subito ricompen-
salo con 1' eterna beatitudine, come un
giusto che visse tutti i suoi anni nell'eser-
cizio delle virtù in grado eroico, e morì
nello stalo di perfella carità. Le anime
del purgatorio solì'roiio assai, perchè è pe-
na certa per loro il ritardo della ])eali'
fica visione di Dio, e il desiderio più in-
tenso di questa le cruccia vivamente. Pa-
tiscono anche al tre pene, quelle colle qua-
li la giustizia di Dio ha prefisso di volerle
punire. La Chiesa però nulla ha deciso
sulla qualità di queste pene. E' sentimen-
to più comune che siavi quella del fuo-
co, chiamata di senso ; e i Padri che la
tengono, i quali sono moltissinu, la dedu-
cono specialmente da queste parole del-
Y k^o%\.Q\o^saranno salvati quasi perniez-
zod'e///<oca.Leanimedel purgatorio non
possono fare alcun'azione che torni loro
a merito o a demerito, richiedendosi per
questo lo stato di viatore (chi fa viaggio
in questo mondo). Sono certe della loro
eterna salute; così ha sempre pensato la
Chiesa. Ritengono viva la fede infusa;
sono animate dalla più sicura speranza
di conseguire il paradiso; ardono della
più viva -carità, lodano ebenedicono Id-
dio con la più feroìa rassegnazione. Quan-
to tempo le anime de' fedeli Defunti (F.)
PUR
rimangano in purgatorio, non può dirsi
con precisione; su di che si può vedere
Berlendi, Oblazioni all'altare p. 347 ^
seg. Vi rimarranno più o meno tempo,
a misura che più o meno olfesero Iddio,
che piùo meno fecero Penitenza (F.) in
questa vita, che piùo meno vengono dal-
la pietà de'fedeli viventi, massime dagli
amici e congiunti, aiutate colie Preghiere
(/^.), colle Uleinosine, coli' applicazione
delle Indulgenze, e con altre opere me-
ritorie e di suffragio, in espiazione delle
loro pene. La carità pegli amici, la gra-
titudine pei benefattori, la giustizia e l'af-
fetto pei nostri, l'amore pel nostro simile
tanto inculcatoci da'di vini comandijc'im-
pegnanoa porgere aiuto a queste anime,
sollevandole con quei mezzi che sono in
nostro potere. Se poi i suflragi sono di-
sposti con ultime volontà de' defunti, e
per questi hanno determinata parte dei
loro averi, allora si aggiunge la più vigo-
rosa giustizia, la quale vuole onninamen-
te che con precisione si adempiano solle-
citamente e nel mododelerminalo.L'om-
missione eanche la negligenza nell'adem-
pirli, è forse l'ingiustizia più grave che
possa crudelmente commettersi, consi-
derato lo stato penosodi loro che nesono
creditrici, e particolarmente la loro im-
possibilità di reclamare e sostenere i pro-
pri diritti. Finalmente il domma del pur-
gatorio reca ai viventi molti vantaggi:
precipuamente contribuisce al buon co-
stume, perchè è un potente freno alle pas-
sioni della nostra fragilità il credere, che
anco per le minime colpe non espiate, vi è
un luogo di tormenti nell'altra vita, in cui
\ianderà chi nonavrà intieramente com-
pita la penitenza de'suoi peccati prima
della morte: è un conforto dolcissimo nel-
la morlede'parentie degli amici, perché
sicuri per fede che in paradiso non si am-
mette minima colpa nel debito di pena,
e che una contrizione perfetta che rista-
bilisca l'uomo nello stato d'innocenza bat-
tesimale, sia difficilissima e rarissima;sen-
za una troppo mal fonduta fiducia e una
PUR
presunzione eslremaoienle teraerarla,tld-
vrcrauio leslaie nell'angoscioso dubbio
tiella dannazione di cbiunque, se non fos-
simo certi della esistenza d'un terzo luo-
go di purgazione : in ultimo è un forte
argomento di consolazione, perchè ci fa
sicuri che la memoria de'nostri cari tra-
passati non è sterile e inutile per loro,
e siamo in grado di sovvenirli ne'mag-
giori loro bisogni. Il purgatorio avrà esi-
stenza fino alla generale risurrezione del-
la carne. Per quelle anime che aggra-
vate dimoiti debiti vi anderanno quan-
do prossimo sia il suo termine, mediante
la onnipotenza divina l'intensità delle pe-
ne supplirà alla durata delle medesime.
ISel 1 33 I eccitatasi fia' teologi la que-
stione, se le anime purgate da ogni col-
pa, ed entrate nel cielo godessero prima
de! giorno finale la vista chiara di Dio,
Giovanni XXlIcome dottore privato co-
minciò a cercare argo m etiti perla parte
negativa, affinchè i dottori più diligente-
niente li esaminassero, quindi in Avigno-
ne nella festa d'Ognissanti, nella 3.' do-
menica dell'avvento e nell'Epifania pre-
dicò: che l'anime de'beali non arrivava-
no a goder l'essenza divina, se non dopo
la generale risurrezione de'corpi, appog-
giato alle opinioni di molti ss. Padri. Ciò
fece grande rumore e ne profittarono gli
eretici da lui condannali. Il Papa alieno
da questa sentenza, prima di morire di-
chiarò al s. collegio: che le anime pur-
gate passavanoagoderechiaramente l'es-
senza divina, protestando che su ciò non
avea egli inteso di dir cosa contro la fe-
de, e che se qualche espressione avesse
detto che a questa fosse sembrata con-
traria, lari voca va. Il successore Benedet-
to XII, colla bolla Denediclus Deus, dei
29 febbraio 1 336, Bull. Roni. 1. 1 ,p. 24 ' »
aliJne di estinguere la questione, dopo a-
verla diligentemente esaminata, dichia-
rò: che le anime de'giusli, appena sono
sciolte dal corpo, se non hanno che pur-
gare nel purgatorio, passano subito alla
celeste beatitudine, la quale consiste nel-
pua 9(
la vista di Dio, cos'i quelle purgaleda o-
gni colpa, vietando sotto pena di scomu-
nica d'insegnare il contrario. Trattano
della questione: Coti, Theol. dogm. t. 2,
p. 177; Muratori, De Paradiso, cap. 2;
Schelstrate, in Praef. tract. de sensu et
aut. decreto r. conc. Constantientes p. 7;
Petra, Comment. ad Conslilnt. apost. t.
4, p. 80; Rinaldi, Annal. eccl. an. i33g,
rì°^5,^6. Sulla questione della bolla Sa-
cratissimo dello stesso Giovanni XXI f,
sull'essere liberati dal purgatorio il i ."sab-
baio dopo la loro morte, gli ascritti alla
fratellanza dell'abitino della B. Vergine
del Carmine, parlai nel voi. X, p. 57. Iit
qual maniera la Chiesa accorda le indul-
genze ai fedeli defunti che sono in pur-
gatorio, lo dichiarai nel voi. X'XXIV, p.
283. A Commemorazione de'fedelidf.fuji-
Ti parlai de'Ioro suffragi, Per questi fu-
rono istituite molle Arciconfralernite e
Confralernite,ai\c\ì&cox\ titolo corrispon-
dente, come V Arciconfraternila della B,
y^ergine del Sitffragio, di cui anche nel
voi. LI, p. 328,6 come Y Arciconfraler-
niladelle anime più bisognose del purga-
torio, di cui nel voi. XVI, p. 1 3o. Per ec-
citare la pietà de'fedeli a suffragare le a-
nime purganti, ne' C///»/en di Roma fu-
rono istituite quelle rappresentazioni che
ivi descrissi; così \' OtlaK'ario[F.), il Mese
di novembre [f^.) sl loro suffragio, e tante
pie pratiche e orazioni , che descrivo ai
loroluoghi. Si pilo anche vedere Uffizio,
De profundis, Miserere, Requiem aeter-
NAM, Dittici, Memento. Ad Anni santi
dissi quali indulgenze restano a vantag-
gio delle benedette anime del purgato-
rio. Sull'esservi stato condannato Inno-
cenzo 111, si veda il voi. XXXV, p. 289;
e Menochio, Stuore t. 2, cent. 8, cap. 54;
Della morie e lungo purgatorio di Papa
Innocenzo IH. Saruelli, £e//. ecc/., trat-
ta: nel t. 3, leti. 4^, Spiegazione dell'of-
fertorio della messa de'fedeli defunti j
nel t. 6, lelt. 5o, Come e perchè si di-
pingono nelle tavole degli altari le anime
del purgatorio Ira le fiamme j nel t. 8,
92 PUR
leti. 27, Perchè il corpo che fu organo
dell'anima purgante non e cruccialo nel
purgatorio. A. Oblazione, Legati ni, ed
altri relativi articoli, parlai delle pie do-
nazioni e pie lascite, per la redenzione
de'peccati, pel rimedio della propria ani-
ma, colle relativeformole. Ne trattai an-
cora a Regalia, dicendo clie per la re-
denzione de'peccati, molti beni passaro-
no alle chiese e sagri luoghi : prò remis-
sione peccatonimj prò reinedio o redeni-
ptione animae nieae. Reda nel suo trat-
tato. De remediis peccatorum, insegna
la maniera di redimere i peccati. Vedasi
Muratori, Dissert. t. 3,dissert. 68 : Della
redenzione de' peccali. Inoltre sul pur-
gatorio si possono consultare: Petii, f^i-
nea Domini cuni brevi descriplione sa-
cranienloruni et Paradisi^ Limbi, Pur-
gatoriiyatquelnferni ,Weneiì'i$\ SSS.Havi-
tino, Patrocinio delle anime del purga-
torio, Milano 1 672. Martino de Roa, Sla-
to delle anime del purgatorio, de beati
in cielo, de' fanciulli in limbo, de' dan-
nati all' inferno, e di tutto l'universo do-
po la risurrezione ed il giudizio uni-
versale, Venezia 1672. f^'ita di s. Cate-
rina Fiesca, col trattato del purgatorio
della medesima, Roma 1738. De Azeve-
do, Decathol. eccles. pielate erga aninias
in purgatorio degeates , Romae 1748.
Piazza, // purgatorio, istruzioni catechi-
stiche dello slato e pene del purgatorio
e de' rimedi apprestatici da Dio in que-
sta vita, Palermo i 754. Bolgeni, Slato
de' bambini morti senza battesimo, Ma-
cerata 1787. C. J. Ansaldi, Della spe-
ranza di rivedere i cari nostri nell'altra
vita, Venezia 1788. Valletta, Discorsi
sullo stato delle anime purganti nella vi-
ta futura, Koma 1 83o. LavedovaWool-
frey o il pregare pei morti, Londra 1 83g.
Distinta idea della dottrina delpurga-
torio, in che si mostra essere ella pa-
triarchica, scrillurale, ecclesiastica, prò-
testantica e razionale, e insignita in lutti
/juesti appetti del carattere di universa-
lità; di un sacerdote cattolico, Londra
PUR
i'846. Sul divino poema di Dante, quan-
to al purgatorio che descrisse con aurei
versi, si può leggere Cancellieri, Osser-
vazioni della Divina Commedia , ove a
p. geseg. parla del Pozzo (^.) dis. Patri-
zio, nel qual luogo si vede le pene del pur-
gatorio e le gioie del paradiso j che Be-
nedetto XIII recitò un sermone sul Pur-
gatorio di s. Patrizio che i'u stampato; e
che il p. de Burgo descrive le severissi-
me penitenze che in detto pozzo o pur-
gatorio vi fanno i pellegrini per 9 giorni
per risparmiarsi il purgatorio postumo,
anticipandoselo in vita.
PURGAZIONEo PROVA,£Lr-yt7/rt//o,
Probatio, lentamen experimentuni. La
purgazione canonica e la purgazione vol-
gare. Si dhie purgazione canonica il giu-
ramento col quale purgavasi da qualun-
que accusa l'incolpato, in presenza d'un
numero di persone degne di fede, le quali
adermavano che credevano verace quel
giuramento. Chiamavasi purgazione ca-
nonica, perchè si faceva secondo il dirit-
to canonico e per distinguerla dalla pur-
gazione volgare. La purgazione volgare
si disse anche prova o giudizi di Dio, spe-
rimenti usati dagli antichi per indagare
i delitti o l'innocenza delle persone. Sif-
fatti azzardosi sperimenti di prove o giu-
dizi di Dio furono istituiti dal volgo de-
gl'ignoranti o temerari cristiani, con in-
vocare l'assistenza divina, per iscoprire,
allorché alcuno veniva accusato di qual-
che occulto delitto, se questi era vera-
mente reo o innocente; figurandosi essi,
che Dio vendicatore delle azioni peccami-
nose e difensore dell'innocenza, con qual-
che prodigio rivelerebbe al loro capric-
cio quella verità, cui non poteva natu-
ralmente arrivare l'occhio degli uomini.
A Giuramento lo dissi atto religioso col
quale si prende in testimonio Dio.per cor-
roborare il proprio detto, antichissima
purgiizione canonica ancora in vigore. 1
giuramenti si facevano in diversi modi
e riti, come avanti la ss. Eucaristia (^.),
gli ecclesiastici celebrando la Messa (f^-),
I
PUR
sulla tomba di s. Pietro, OTanti i -sepol-
cri e le reliquie de' Martin, sugli Am-
boni delle chiese, de'quali parlai anche
all'articolo Pulpito, onde purgarsi gli ac-
cusati dalle calunnie. Di altra specie di
giuramenti trattoaPEOFESSiowEDi fede,
la quale fu equivalente alla purgazione
canonica. A Giudizi di Dio, Pbova o Pur-
gazione parlai del loro antico e comune
uso, e delle ceremonie che le accompa-
gnavano; che consistevano nel rimettere
l'accusato e incolpato a Dio la controver-
sia e la cura di punire il falso asserto, ov-
vero nell'ofFrirsi a mostrare la sua inno-
cenza con piove ed esperimenti che si fa-
cevano innanzi ai giudici per indagare la
verità e conoscere l'incolpabilità o la rei-
tà, sia col duello, sia coWacqua fredda
o bollente, sia col ferro e col fuoco, sia
con quelle altre prove che riportai nel ci-
tato articolo, le quali alfrontavansi dal
supposto reo per purgarsi dai delittiattri-
buitigli. Che questi giudizi di Dio e que-
ste prove, coraechè non istituzione del-
la Chiesa, ma solo derivanti da ignoran-
za e superstizione, per cui furono dette
purgazioni volgari, non solamente i Pa-
pi non approvarono, ma riprovarono e
proibirono, così gl'imperatori ed i re, al-
cuno de'quali però limitò il giudizio di
Dio alle sole controversie ecclesiastiche,
per cui notai quelle purgazioni e giudizi
di Dio, che praticarono i chierici. Tutti
poi sembrano terminati nel secolo XIII,
tranne qualche eccezione. Bernino, /rto-
ria dell'eresie, dicendo delle purgazioni
d'olio, di ferro o d'acqua bollente, le cre-
de proibite fino da s. Gregorio 1, da Ste-
fano VI o da Stefano VII, e più moder-
namente da Innocenzo Vili, in occasio-
ne che nelle diocesi di Magonza, Treve-
ri, Colonia , Salisburgo e Erema, gran
quantità di maghi con ispaventosi por-
tenti si acquistavano seguaci; proibendo
ancora a tenore degli antichi canoni il
far prova di stringere un ferro infuoca-
to, come que'raaghi senza lesione a foi'za
d'incantesimi facevano. Riporta poi i se-
P U R 0,3
guanti tratti sulle purgazioni canoniche
e volgari. Un cattolico non potendo in
una disputa persuadere un eretico delle
verità della fede, per maggiormente con-
vincerlo, cavatosi l'anello dal dito lo git-
tò nel fuoco finché divenne rovente, poi
disse: si recto est fides mea nihil prae-
valebunt haec incendia, e cos'i impune-
mente lo ripigliò. Altercando un diacono
cattolico di Ravenna con un sacerdote a-
riano, per dar fine alla disputa posero un
anello in una grande caldaia di acqua
bollente, concertando che chi di loro l'a-
vesse cavato colla mano nuda senza of-
fesa, la sua fede sarebbe stata la vera;
ma quando si venne alla prova, il diaco-
no intiepidito erasi unto di unguenti, on-
de il popolo accorso lo accusava per ma-
go; ma sopraggiunto altro diacono cat-
tolico di Ravenna e intesa la controver-
sia, subito pose il braccio nell'acqua bol-
lente, dove lauto lo tenne, sinché trovato
l'anello, questo col braccio intatto mostrò
ai circostanti. Non così riuscii all'eretico,
a cui appena immerso il braccio nell'ac-
qua , y\ restò tutto spolpato. Narra an-
cora che Sibicone vescovo di Spira essen-
dosi voluto discolpare sacrilegamente col-
la celebrazionedelia messa, gli si contor-
se una gauassa in pena del suo spergiu-
ro. R^iporta inoltre che s. Gregorio VII
prima di assolvereEnrico IV, che Ioavea
calunnialodisimonia ealtri delitti,al pun-
to di comunicarsi nella messa disse: Dio
mi fulmini di morte se sono reo delle ac-
ciisedatemi, uell' alto d'inghiottire par-
te della s. Eucaristia; l'altra esibì all'impe-
ratore, affinchècomprovasse con la sun-
zione, non esser egli riu)postore,ma i suoi
fautori. Enrico IV si scusò per allora non
essendo presenti i suoi accusatori, per cui
non avrebbe avuto la dovuta fòrza, di-
chiarando di farein altro tempo lalepur-
gazioiie del sagrifizio; ed il Papa vi ac-
consentì. Meglio lo descrissi nel voi.
XXXII, p. 228.
Diversi esempi di purgazioni canoni-
che e volgari riportai ne'ci tali Giudizi di
94 PUR PUR
Dio, Giuramento, ed in altri articoli. A colo fu quella dell'acqua bollente, poiché
quest'ultimo citai la 38.^ Disserl. di Mii- se il tull'ato in essa si scottava, pei- certa
raion: D/giudizi di Dio, o sia degli spe- si teneva la di lui colpa, all'incontro u-
ìiinenti usati dogli antichi per indagare scendone sano e salvo, la sua innocenza
i dt'lillie l'innocenza delle persone. An- era in sicuro, ma la sola mano non già
ch'egli riprodusse molti esempi, notando tutto il corpo si metteva nella caldaia boi-
che qualora a' vescovi ed agli slessi Pa- lente; altrettanto narra sul prendere un
pi era imputato qualche delitto, non al- ferro ardente, sul camminare sui vomeri
tra via più spedila aveano essi, che quel- roventi, sul giudizio e sperimento della
la del giuramento, per provare la loro in- croce, che consisteva nel tenere in alto o
Docenza; purgazione riguardata sempre in forma di croce le braccia per deter-
dai Padri per legittima e canonica. Inol- minato tempo, esulla prova di passar tra
tre fu appiovata anche Ptirgatioper Eu' le fiamme. Quindi Giuratori deplora la
charisliani, che l'accusato di qualche mi- misera condizione dc'mortali per tenere
sf'HttOjche non si poteva provare o levare infallibili questi stravaganti e fallaci giù-
con ragioni manifeste, prima di ricever- dizi, colla credenza che in essi vi concor-
la, protestava chiaramente l'intenzione resse la occulta mano di Dio, mentre era
sua dicendo: Corpus Domini siimiliiad un manifestamente forzarlo a far mira-
purgatiouem /iO(/fc,o pure in altra simile coli, rallegrandosi che i Papi ed i con-
forma. Il che fatto, niuno più gli recava cilii estirpassero queste follie divenute in
molestia, lasciando la cura a Dio dipu- tanto credito e famigliari, chiamate voi -
Dire colui, se falsamente avea negato il gari perchè inventate dal volgo e non già
commesso delitto, ofintamentepromes- prescritte dalla Chiesa, il cardinal Laiu-
so qualche altra COSSI. Ricevette questa bertini poi Benedetto XI V, Oe//rt[*. /lie.?-
mnniera di purgarsi Papa Adriano II nel- sa, sez. 2, cap. 6, § 5, parla della pur-
r86c) da Lotario re di Lorena e da'snoi gazionejoer ac/uanifrigidam, nella qua-
compagni, ed il re e gli altri da lì a non le si celebrava dal sacerdote il sacrificio
mollo finirono i loro giorni, percossi, co- chiamato Missa judicii, nella quale gli
me giustamente si credette, dal divino infamali di qualche delitto prima che si
giudizio. Aggiunge Muratori, che parti- gettassero nell'acqua venivano comuni-
colarmente vescovi e preti, imputali di cali, previa l'intimazione di non riceve-
qualche colpa, costumarono di celebrar re il Sagramenlo se rei. Ma come le ai-
messa, e alia comunione di protestarsi tre purgazioni volgari fu abrogata anche
innocenti, con invocar Dio vendicatore, questa, non essendo stata istituita l'Eu-
seessi mentivano. Murq^tori colla sua va- caristia da Cristo per ritrovare i delin-
staerudizioneriportalecerimonie,Iefoi'- quenti, non tulli potendo essere s. Gre-
mole e le benedizioni ecclesiastiche, co- gorio VII, od Enrico IV che sapendo co-
me si eseguivano questi spuri giudizi o me stava in coscienza non accettò l'of-
pui'gazioni volgari ; dell' acqua fredda, feria. Si può vedere anche Rodotà, Dei
nella sommersione dell'accusato in un la- giuochi,de sogni jCabale e astrologia, che
go, che se stava per affogarsi era segno a p.gS e seg. discorre eruditamente delle
d'innocenza, perchè l'acqua non lo riget- purgazioni volgari de'secoli passali per
tava, e subilo si accorreva, per cni qua- iscoprire gli occulti delitti, chiamate an-
lifica furbissima impostura silfalta prova, che giudizi di ///o, delle loro varie spe-
come le altre; così quella del giudizio del eie e superstizioni, e chelra'Papiche l'e-
^;flr«eec<3Cio,chese l'incolpalo pelea man- stinsero, nomina Stefano V detto VI nel
giare e inghiottire era dichiarato inno- secolo IX, Innocenzo III e Onorio 111 nel
cenle, se no colpevole. Di maggior peri- XIII. Vermigliolì, Lezioni dì diritto ca-
PUR
nonico lib. 5, ne parla nella lez. 34= Del'
Li purgazione canonica, che definisce,
dimostrazione fatta a tenore de'canoni,
dell'innocenza su qualche delitto, per cui
uno è dilFamato. Beroinochiaraa purga-
zione degli altari quella che si fa per la
polluzione degli eretici, ed abluzione di
essi nomina la Lavanda degli altari (/'.).
PURIFICATORIO o PURIFICA-
TORE, Purifìcaloriuni linleiim. Panno-
lino o piccolo fazzoletto, che ripiegalo si
pone sul calice per asciugarlo e purifi-
carlo dopo l'abluzione. Serve altres'i ad
asciugare le dita e la bocca del celebran-
te la Messa (^'^•)- Macri dice che non si
deve benedire, citando Suarez, p. 3, de-
cis. 8i,sect. 8, perchè anticamente non
era in uso, adoprandosi per tale efl'elto il
Manipolo {f-^.)' Altri opinano, che seb-
l>cne non sia necessario, è però conve-
niente che il purificatorio sia benedetto,
come Pannolino sagro [f^-)- Nel mezzo
del purificatore si suole rimarcare una
crocetta, per distinguerlo dagli altri faz-
zoletti o piccoli asciugamani che si ado-
perano dal celebrante nella Lavanda del-
le mani [f^.). Zaccaria, Onomaslicon ri'
luale, ecco quanto dice del Purificato-
riunì. !> Ejus ncque apud antiquos sci i-
ptoreSj neque in Ordine Romano ulla fit
mentio. Monachi olim ad tergendum ca-
licem linteolo ulebantur incornu episto-
laecnjusqueallarisadpenso, ubieral par-
ta piscina in quam secundam calicis a-
blutionem projiciebant. Graecispongiam
ad calicem, etdiscumdetergendum adhi-
beni". Si suole anche porre il purificatore
su quel vasetto d'acqua, che si colloca ac-
canto il ciborio, per purificarsi le dita il
sacerdote che comunica colle particole i
fedeli. Per la purificazione del sacerdote
nella messa, e dell'uso del purificatorio,
Tedasi Diciich, Diz. sacro-liturgico.
PURIFICAZIONE DELLA B. VER-
GINE MARIA , Purificaiio B. V. Ma-
riae puerperae perlilanti. Festa che si
celebra a'a febbraio in memoria della pu-
rificazione di Maria Vergine al tempio,
PUR 9^
la quale non era sottoposta a tale legge,
né al riscatto prescritto dall' Esodo, es-
sendo la purificazione obbligatoria perle
donne comuni ; tuttavolta non on)mise
di adempierla per umiltà e perchè gli e-
brei ignoravano il miracoloso suo conce-
pimento , per opera dello Spirito santo
senza perdimento di sua virginità, onde
non era tenuta a tal ccremonia. Volen-
do Iddio dare a vedere agli uomini, che
quali figli d'Adamo erano concepiti e na-
ti tutti in peccato, avea stabilito, che la
donna che di fresco avesse partorito fos-
se riputata impura, e che durante la sua
impurità non comparisse al pubblico, ne
toccasseniunacosasagraal Signore. Que-
sto leuìpo era prescritto a 4o giorni (al-
tri dicono 33) per aver partorito un ma-
schio, e So (altri credano 66) per una
femmina, contando dal giorno della loro
natività: compiuto il quale, la madre do-
vea recare alla porta del tabernacolo, e
dipoi a quella del tempio un agnello d'un
anno, cui il sacerdote offriva in olocau-
sto, per riconoscere il sovrano dominio
di Dio, e per ringraziarlo del felice par-
to della madre. Ella dovea altresì pre-
sentare un piccioncino o una tortorella,
che si offrivano pel peccato. Dopo questo
doppio sagrificio, veniva purificata di sua
legale impurità e rimessa ne'suoi primie-
ri diritti. I poveri che non potevano som-
ministrare l'agnello, supplivano con altro
piccioncino , o con altra tortorella che
fornivano la materia all'olocausto. Maria
essendo povera, recossi al tempio con due
torlorelle. Altra leggestabiliva che il pri-
mogenito dovesse offrirsi al Signore con
ceremonie particolari, e si riscattasse poi
con poco denaro. Maria portò il suo di-
vin Figliuolo al tempio per offrirlo al Si-
gnore per le mani del sacerdote, e diede
quindi i 5 sicli per redimerlo. Perciò la
Chiesa in questo giorno celebra altresì la
festa della presentazione al tempio di Ge-
sù. La ceremonia di questo giorno fu
compita con un terzo mistero, per rin-
contro nel tempio del vecchio Simeone
96 PUR
e della profetessa Anna, con Gesù Cri-
sto ed i parenti di lui, per cui i greci ap-
pellarono questa festa Hypanle o Ipa-
panle,dahypo, sotto, e da antao, incon-
tro , incontrare. Simeone avendo preso
fra le braccia il celeste Bambino, scopo
delle piti ardenti sue brame, si abbando-
nò a'seiisi della più viva riconoscenza e
con cantico benedì Iddio, per avergli da-
ta la consolazione di vedere il Messia da
sì gran tempo aspettato. Egli predisse a
Maria ch'ella sarebbe stata trapassata da
un coltello di dolore a pie delia croce, su
cui sarebbe morto il suo figliuolo dilet-
to, il quale a un tempo sarebbe stato ca-
gione di salvezza e di risorgimento, per
coloro cheavesseroavuto credenza in lui,
e di rovina e riprovazione per quelli che
avessero ricusato di liconoscerio, o che
avendolo già riconosciuto, non avessero
secondo le sue massime menato la loro
vita. Anna sopraggiunta, lodò anch'ella
il Signore, e parlava di Gesù a tulli gli
spettatori della redenzione. Questa pro-
fetessa era una santa vedova, la quale,
morto il marito, sfavasi di continuo ser-
vendo a Dio nel tempio di giorno e di
notte, orando e digiunando. Tra tutti gli
ebrei solo Simeone e A nna allora ebbero la
ventura diconoscere GesùCrisloperquel-
lo che era. Nel n." 1 2 del Diario di Roma
i83o si dice che nella Chiesa di s. Gia-
como Scossacavalli [f^.)%\ vede una pie-
Ira in forma d'ara, nella quale vuole la
pia tradizione che fosse posto Gesù nella
presentazione al tempio, da Gerusalem-
me fatta trasportare in Roma da s. Eie-
no. Altrettanto dissi nel voi. II, p. 3oo,
aggiungendo il prodigio perchè ivi fu col-
locata : del sodalizio della chiesa parlai
in più luoghi.
Cominciòquesla festa a celebrarsi nel-
la chiesa greca ne'primi secoli della Chie-
sa, e secondo Niceforo, Hisl. eccl. lib. 1 7,
cap. aS, Giustiniano I del Say la dichia-
rò solenne per tutto il mondo. Già verso
la metà del precedente secolo era in uso
nella chiesa di Gerusalemme, come ri-
PUR
sulta dalla vita di Teodosio abbate. Mol-
tissime sono le omelie de' padri greci per
questa ft-sta, facendone il novero Fabri-
cio, in Bibl. gr. t. 9, p. 87 e 1 1 5. Nella
chiesa Ialina incominciò per ordine di s.
Gelasio I nel 494> secondo Baronio e No-
vaes per l'abolizione delle riprovevoli fe-
ste Lupercali che la superstizione avea
ricevute da Evandro e faceva nel febbra-
io al dio Pane, chiamato Luperco perchè
custodiva le greggie dagli assalti del lu-
po, le quali consistevano nel correre che
facevano uomini (per cui alcuni credette-
ro s. Gelasio I anche istitutore della pro-
cessione) nudi o travestiti (onde alcuni
fecero derivare il Carnevale, Vedi) per
la città, percuotendo con pelli di capre il
ventre delle donne che incedevano con
fiaccole e candele accese, credendo che
questo mollo conferi.sse alla loro fecon-
dità e alla facilità del parto. Indi il Pa-
pa confutò con libro , di cui nel voi.
Vili, p. 266, il senatoreAndromaco che
ne avea mostrato rammarico. Questa o-
pinione del Baronio fu contraddetta da
molli gravi scrittori sagri e profani, i qua-
li insegnano che le feste Lupercali si ce-
lebravano a'i5 febbraio; e che piutto-
sto la festa della Purificazione fu istituita
in luogo dì quella chiamata dai gentili
Amburbìale, nella quale il popolo con
candele accese circondava la città, in me-
moria delle ricerche che fece Cerere per
trovare Proserpina sua figlia rapila da
Plutone, come dissi nel voi. X, p. 97 e
98, discorrendo dell' origine del sollazzo
de'moccoletti che ha luogo in Roma con
tanta pubblicità e tripudio l'ultima-sera
di carnevale. Di tale parere fu Innocen-
zo III, circa l'istituzione della festa: » In
principio mensìs februarii Proserpina ra-
pta fuit a Plutone, quam facibus accen-
sis in Aethna tota nocte per Siciliani
quaesisse credebalur. Ipsi ad commemo-
rationem ipsius facis accensis in princi-
pio mensis Urbem de nocte lustrant, un-
defeslumistud Amburbialedictam.Cum
autem s. Palres consuetudinem iilani
PUR
non possent penilus estirpare, conslllue-
runt, ut io honorem lì. Mariae Virginis
ceieos portantes acceusos et sic quod fie-
bat ad honorem Proserpinae modo fit ad
laudeni Mariae". Di questo medesimo
sentimento furono Durando lib. 7,0. 7;
Babano hb. 2, cap. 33j Beda, De temp.,
ed altri, oltre che il portare candele ac-
cese ha maggiore similitudine alla festa
Amburbiale,che alla Lupercale. Le due
opinioni le riportai a Canuela, dicendo
che questa festa è chiamata anche Can-
delorao Candelaia.Beda,\a\\h.Detemp.
attribuisce a s. Gregorio I l'aggiunta pro-
cessione. Certo è che la festa, come dice
Zaccaria, dissert. 5 sulle feste in onore di
Maria, n." 12, la ricorda il martirolo-
gio Geronimiano, era divulgata a'tempi
di Cassiodoro, e si trova ueSagramen-
tari di s. Gelasio I e di s. Gregorio I. Ve-
dasi alartene, De antiq. eccl. discipl.j E-
veillon, De process. eccl.j Saad'ìw, Hist.
familiae sac. cap. 5, De parla etpurifi-
catione flrginis p. 372. Che s. Sergio I
del 687 y\ aggiunse la processione colle
candele accese in mano, o meglio deter-
minò il luogo ove dovea farsi la proces-
sione, lo dissi a Candela, insieme al si-
gnificato di questa e della processione; al-
tri li riporta Butler, a'2 febbraio. Baro-
nie nelle annotazioni al Martirologio, s.
Eligio vescovo di Noyon e di Touinay,
Semi. 2, ed altri santi; quanto allacere-
raouia delie candele pare sia più antica
di s. Sergio I. La slessa ceremonia e pro-
cessione si attribuisce al medesimo s. E-
ligio che morì nel 665. In Roma si ce-
lebra la festa con digiuno per voto solen-
ne fatto per un secolo nel 1703 da Cle-
mente XI e dal popolo romano per la li-
berazione dal terremoto (il citato Diario
riporta l'iscrizione marmorea posta in
Campidoglio), indi nel 1802 perpetuato
da Pio VII. Per lo stesso motivo nella
cappella pontificia che in Roma si cele-
bra in questo giorno, dopo la messa il Pa-
pa intuona il solenne Te Deuni. La de-
scrizione di delta funzione la feci nel voi.
VOL. LVI.
PUR 97
VlII,p. 260; aggiungerò: che il baldac-
chino essendo prima bianco, lo stabilì
rosso Clemente XIII nel 1761. Le due so-
le orazioni che il Papa dice nella bene-
dizione, furono credute sufllcienti pel ri-
sultato d'una congregazione del 1 640.C0-
me talvolta è stata accorciata la distri-
buzione che fa il Papa delle candele, agli
altri dispensandole i ceremonieri, lo dissi
nel •voi. LI, p. 70. Prima del pontificato
di Pio VI, cominciando dal governatore
sino e inclusive ai ministri sagri, nel loi"0
ritorno dal trono, passando avanti l'al-
tare, da un ceremoniere che stava sulla
predella, si consegnava a lutti una can-
dela di libbra. Tutti i mazzi delle cande-
le che restavano erano del prefetto dei
maestri di ceremonie, che soleva darne 4
a ciascun ceremoniere. Della distribuzio-
ne delle candele che si fa dopo la funzio-
ne dal Maggiordomo alla Famiglia pon-
tificia e ad altri , vedasi tali articoli. A
Carnevale di Eoma parlai de' giorni di
esso che s'incontrano colla vigilia, in cui
non ha luogo.
Quantunque questa festa sia intitola-
ta Festa della Puri ficazione della B. Ver-
gine i'I/anVz, tutta voi la viene riconosciu-
ta dalla cliiesa ambrosiana o milanese
per Festa della presentazione al Tempio
di Gesìi, come la riconosce la greca che
celebra l' incontro o Hypante. Quindi
cadendo eziandio in domenica (se non è
una delle 3 che precedono alla quadra-
gesima), se ne recita l'utììzio e la messa.
Ciò che rende più osservabile la presente
solennità si èia benedizione delle candele
e la processione, venendo le candele ac-
cese non dal fuoco comune, ma da quello
consagrato nella chiesa dalla benedizio-
ne del sacerdote. Singolare poi era la ma-
niera che anticamente si praticava dal ri-
to ambrosiano nella slessa funzione. Nel-
l'ordine di Beroldo del i i 3o è prescrit-
to, che nella vigilia della festa della Pu-
rificazione della B. Vergine, dovea l'ar-
civescovo distribuire le candele a tutto il
clero della metropolitana, compresa la
98 PUR
scuola di s. Ambiogio, ossia de' vecchioni
e delle vecchione, n chi più ed a chi me-
no secondo il grado. Dovea somministrar
pure 7 candele per la croce d'oro e nl-
Iretlante per quella d' argento, e 5 per
quella de' vecchioni. Nella mattina poi
•Iella fesla si portavano l'arcivescovo e il
clero nella chiesa di s. Maria Bertrade,
che per questa funzione de' cerei fu detta
s. Maria Cerealis. Ai preti di questa chie-
sa era riserbato di far la benedizione dei
cerei, molti de'quali erano dati dall'arci-
vescovo al primicerio de' decumani per
farne a questi la distribuzione, ed avendo
tutti le candele accese in mano la proces-
siones'incamminava alla metropolitana.
Precedeva la croce de'vecchioni colle 5
candele, indi la croce d'argento avanti il
detto primicerio colle 7 candele, poscia la
croce d'oro avanti i sacerdoti e leviti, do-
po i quali veniva V Idea o immagine della
B. Vergine, affidata con correggie a una
scala, portata dai due decumani che avea-
no assistito al battesimo dell'ultimo sab-
ba to santo, cui spettava riportarla a s. Ma-
ria Berlrade. Questa immagine con can-
dela accesa in cima si portava nel medesi-
mo giorno per la metropolitana in proces-
sione. Anticamente per la benedizione fu
prescritta una sola orazione, poi vene fu-
rono aggiunte diverse ingiunte dai decre-
ti sinodali di s. Carlo, oltre il canto di
diverse antifone, durante la distribuzio-
ne e processione delle candele. Quanto
alla chiesa latina, Diclich, Diz. sacro-li-
turgico, riporta nel t. 3, p. i56 e seg. la
descrizione della festa, de' riti e della fun-
zione, tanto per le chiese maggiori, che
per le minori. Avverte, che se la festa ver-
rà nelle domeniche di settuagesima , di
sessagesima e di quinquagesima, si farà
soltanto la benedizione delle candele e la
processione, e si dirà la messa della do-
menica ; quella poi della festa si trasferi-
rà nel giorno che segue, per decreto di
Clemente VI, purché la chiesa non sia e-
retta sotto il titolo della Purificazione,
perchè la allora si dirà la messa della fé-
PUR
sta. Vedasi Rocca, Opera omnia t. t, p.
2 T 4 : De origine^ et instiliilione benedi'
clionis candelarum, vel cereoruni in fe-
stività te Purifìcatìonis b. Marine semper
Firginis. Inoltre si dice Purificazione
quella ceremonia che si fa nella chiesa
quando una donna vi entra per la i .'volta
dopo aver partorito, che volgarmente
chiamasi andare in sanctis. Questa pia e
lodevole consuetudine fu introdotta nella
chiesa per imitare la B. Vergine, la quale
andò a purificarsi sebbene non ne aves-
se bisogno, ed a presentare il suo divin
Figlio al tempio, ed affinchè tutte le don-
ne, dopo il loro puerperio, possano ren-
der grazie a Dio del felice parto e pre-
garlo che faccia crescere la prole nel san-
to suo timore. Questa purificazione non
è di precetto, ma di consiglio soltanto e
di divozione, ed ecco perchè non venne
prescritta in molti rituali, come nel ro-
mano di Paolo V; ma vi è nel Rituale
Bonianum aumentato e corretto da Be-
nedetto XIV : De benedictione mulierifs
post partum. Consiste la ceremonia nel
portarsi la donna alla chiesa accompagna-
ta. Si pone verso la porta o il pilo dell'ac-
qua santa in ginocchioni, con candela ac-
cesa in mano. Il sacerdote con colta e sto-
la, servito dal chierico, l'asperge coll'ac-
qua benedetta, le recita alcune preci, in-
di porge alla donna una parte estrema
della stola e l'introduce nell'interno del-
la chiesa pronunziando analoghe parole.
Giunti all'altare, la donna torna a ge-
nuflettere, ed il sacerdote dice altre ora-
zioni, e dopo V Oremus torna a benedirla
coll'aspersorio, e riceve l'oblazione della
candela, figura di quella fatta dalla Bea-
ta Vergine al tempio. Questa funzione
spetta al parroco, come decise la s. con-
gregazione oe' riti il r.° dicembre 1705,
ed approvò la santa Sede. Se le femmi-
ne ■vogliono rendere grazie a Dio, en-
trando nella chiesa non viene loro vie-
tato, né imputato a colpa, dichiarò Inno-
cenzo 1 1 1 nel caput unicum « Valens » ex
Decretai. Vedasi Vermiglioli, Lezioni di
PUR
(lir'illo canonico lib. 3, lez. 47» Infila pu-
rificazione dopo il parto.
PURIFICAZIONEDELLA B. VER-
GINE MARIA. Congregazione di mona-
che. Esiste in Roma nel rione Monli sul-
l'Esquilino un monastero con chiesa, la
quale si vuole claGalletli,Z?<'//jrm2/cerop.
248, sia succeduta a quella antichissima
intitolata^. Maria in Monaslerio, s. Ma-
riaeante venerabilem titulmn Eudoxiae,
ch'esisteva nel i o 1 4>con abbate monastico
d'una delle più celebri abbaile di Roma,
GÌoèdelIe2o privilegiate i cui abbati inter-
venivano alle funzioni del Papa. Egli dice,
essere opinione che questo monastero fos-
se ove ora è quello detto della Purificazio-
ne, e si vuole che una piccola cappella, ch'è
innanzi la moderna chiesa, sia un vestigio
dell'antica. Qualche scrittore ha credulo,
che presso il monastero vi fosse l'abita-
zione del cardinal vescovo d'Albano, co-
me notai nel voi. I, p. i85, nella quale
imbandiva una cena nella vigilia di Na-
tale al Papa ed a tutta la curia, restan-
dovi il Papa per totani noctemj di che
parlai a Presbiteeio. Sembra che poi la
chiesa col monastero fossero da Onorio
111 concessi al cardinal vescovo di Fra-
scati per sua residenza, secondo quanto
riportai nel voi. XXVI I, p. 2 1 3, e vi di-
morarono fino a Martino V che die chie-
sa e monastero ai girolaminì. Il p. Casi-
miro, Memorie d'Araceli p. 1 4, dice che
la chiesa di s. Maria in Monaslerio fu de-
stinata altre volte pei vescovi Tusculani,
ed ora appartiene alle monache che vivo-
no sotto la regola di s. Chiara, dette del-
la Purificazione, ovvero non era dal pre-
sente monastero e chiesa molto lontana.
Panciroli che nel 1600 pubblicò i Te-
sori nascosti, a p, 558 tratta di s. Ma-
ria della Purificazione nel rione Mon-
ti , e della chiesa di s. Maria della Pu-
rificazione o della Candelora in Bandii,
della quale parlai nel voi. XXVI, p. 23o.
Descrivendo quella de' Monti, la chia-
ma opera santissima di Mario Ferro Or-
sini nobile romano, quando agli 8 febbra-
PUR f).)
io 1589 compro questo sito dai certosini
di s. Maria degli Angeli alle Terme, per
farvi gli odierni chiesa e monasterodi mo-
nache osservanti la regola di s. Chiara,
con farle eredi di tutto il suo, che si cre-
dette ascendere a scudi 3ooo annui d'en-
trata. Al mistero della Purificazione del-
la Beata Vergine^V.), volle il fondatore
dedicar questa chiesa per esser egli nato
in lai giorno, e per ogni modoancor que-
sto luogo si doveva alla memoria della ss.
Vergine, poiché già vi era altro mona-
stero che fu una delle 20 abbazie di Ro-
ma sotto il nome di s. Maria in Monasle-
rio. «Passatoi! giorno della Purificazio-
ne di questo anno santo 1600 , si sono
qui rinchiuse le novelle serve di Dio e
di s. Chiara imitatrici, e si ricevono tutte
senza dote e senza elemosina alcuna, per
essere fatto questo monastero per povere
e bisognose, ma nate di legittimo matri-
monio, da buoni e nobili parenti in Ro-
ma : si possono anche ricevere forestiere,
massime se fossero nobili, perchè così ha
lasciato il fondatore". Martinelli, Roma
sacra p.236, parla della chiesa e monaste-
ro, che dice posti in Carinis, già s. Maria
in Monaslerio, riportando le iscrizioni del
fondatore Orsini morto nel 1 59 r, e della
sua moglie Giulia Cinquina romana di
gran pietà, morta nel 1607, erette dagli
amministratori del mona>.tero in chiesa
sopra i loro sepolcri. Piazza, Opere pie
di Roma p. 1 77, e Venuti, Roma modeC'
nrtp.97,riferisconoche l'Orsini nel 1 589
eresse dai fondamenti la chiesa e il mo-
nastero di s. Maria della Purificazione,
siluatodietro la chiesa di s. Pietro in Vin-
coli e lo dotò di sufficienti entrate, per
un determinato numero di monache eia-
risse della regola rifondata di s. Chiara,
e che prima era stata abbazia privilegia-
ta, poi data in commenda e abitata dai
certosini che venderono il luogo all'Or-
sini. Chele monache dipendono nelle co-
se temporali danna congregazione di de-
putati, fra'quali per disposizione del fon-
datore dev'esser sempre un religioso bar-
I oo PUR
nabila di s. Carlo a'Catinari, ed hanno
il cardinal protetlore per le cose spiri-
tuali. La chiesa è graziosa e pulita, ed
ogni quadriennio riceve dai senato ro-
iTinno nel giorno della festa l'oblazione
d'un calice d'argento con 4 torcie di ce-
ra. A queste monache, aggiunge Piav.za,
si permettono le sole spese della vesti-
zione e professione, con moderazione.
Sì astengono dal mangiare carne il lu-
nedì e mercoledì, digiunano tutti i mer-
coledì e venerdì dalla festa d'Ognissanti
sino a Pasqua, per obbligo delle loro re-
gole, alle quali non sono tenute sotto pe-
na di colpa mortale, solo quanto le ob-
blighi la legge di Dio, ovvero per ragio-
ne de'voti fatti nella professione. Per ob-
bligo delle costituzioni dovevano esse-
re tutte coriste, ma a tempo del Piazza
(1679) vi erano state introdotte alcune
zitelle povere per servigio delle inferme.
Gregorio XVI fu amorevole di queste
monache, che visitò alcune volte, e fece
costruire il lungo muro del loro orto dal-
la parte del vicolo che conduce a s. Pie-
tro in Vincoli, anche in riflesso d'essere
stato elevato al ponlifìcato nel memora-
bile giorno della festa della Purificazio-
ne della B. Vergine, di cui fu sempre te-
neramente divoto. Capparoni, Raccolta
degli ordini religiosi a p. 82, riporta la
figura di queste monache francescane eia-
risse (di cui nel voi. XXVI, p. 179), ri-
producendo quanto di quelle di cui vado
a parlare disse il p. Bonanni, Catalogo
degli ordini religiosi, par. 2,p. 86, il cui
vestiario e professione rei igiosa sono affat-
todiversi, riportandone Bonanni eziandio
l'immagine.
In Àrona piccola città degli stati sardi,
già del Milanese, celebre per aver dato
i natali a s.CarloBorromeo, onde ne par-
lai nel voi. XLV, p. 53, fu istituita una
com unità o congregazione di vergini, sot-
to l'invocazione, il patrocinio e il titolo
della Purificazione della B. Fergine. Eb-
be principio dai fratelli Gio. Antonio e
Gio. Battista Serafini d'Arona, ammo-
PUR
gliati e senza prole. Vedendo essi che nel-
la città non eranvi che i francescani, ed
i gesuiti introdottivi da s. Carlo, risolvet-
tero d'impiegare le loro sostanze nel fon-
dare una congregazione di religiose, le
quali avessero cura d'istruire le fanciulle,
finche fossero queste giunte all'età di sce-
gliere unostato, cioè odi dedicarsi alla vi-
ta religiosa, ovvero di maritarsi. Pertanto
offrirono la loro casa al p. Gio. Mellini
rettore del collegio de'gesuiti, il quale ne
compilò le costituzioni sullo spirito su-
blime di quelle di sua compagnia , che
furono approvate dall'arcivescovo dio-
cesano, e nel 1590 collocò in detta casa
alcune donzelle a professare il novello i-
stituto, cioè in n.° 24, oltre 6 serventi o
converse. Presero il nome di Figlie della
Purificazione, fecero il solo voto di ca-
stità, promisero di vivere e perseverare
sempre nella congregazione, di osserva-
re esattamente la povertà e l'ubbidienza,
e senza clausura. Presero a pensione di-
verse fanciulle per istruirle, in che am-
misero altre gratuitamente e senza mer-
cede, per insegnar loro quanto si convie-
ne alle donzellecrisliane. Assunsero abito
di color nero senza ornamento, con pic-
colo collaro e manichetti bianchi, cuo-
prironoilcapo con velo pur bianco e scen-
dente per la schiena, terminando in pun-
ta. Recandosi alla chiesa, stabilirono di
usare il manto nero ampio^ onde ben cuo*
prirsi, lasciando in vista solo la metà del
volto. Di queste religiose trattano il p.
Helyot, Storia degli ordini, t. 8, p. 44 J
ed il p. da Latera, Compendio degli or-
dini, par. 3, p. 2 38.
PURITANI. Calvinisti rigidi, perchè
si vantano d^essere più puri degli altri
nella loro dottrina, seguendo essi alla let-
tera le opinioni erronee di Calvino ere-
siarca, e rigettando assolutamente tutti
i venerabili riti della chiesa romana. Es-
si godono gran credito a Ginevra (F.).
Neil' Inghilterra (F.) i puritani sono ne •
mici degli episcopali e dePuseisti{F.)f
e condannano la liturgia anglicana, co-
PUS
me una invenzione umana. I puritani co-
minciarono a mostrarsi in Inghilterra
verso il 1 565 o più tardi, e sono chiamati
anche Presbiteriani [V.). I teologi stessi
delia sedicente chiesa anglicana hanno
combattuto i falsi principi de'puritani,
' come si può vedere nella Storia eccl. del'
\ la Gran Brettagna di Collier. Scrisse la
, storia de'puritani Daniele Neal ; li coni-
i battè Luigi Cappel. F. Calvinisti.
j PUSEISMO. Tendenza d'una frazio-
ne della chiesa anglicana al ravvicina-
, mento del cattolicismo, di cui all'articolo
Inghilterra ne celebrai i meravigliosi
, progressi, siccome professante dottrine se*
mi-cattoliche, e perciò senza volerlo, me-
diante lo studio della religione cattolica e
delle antichità ecclesiastiche, venne a per-
suadersi da per se delle verità eterne e
sagre costumanze, che si professano dalla
chiesa romana. Dìo faccia che la nostra
sia epoca gloriosa per la chiesa anglicana,
ed argomento di letizia per tutta quan-
ta la grande famiglia cattolica composta
di oltre 200 milioni di fedeli, compresi
in un solo ovile e veneranti un solo pa-
store Vicario di Gesù Cristo, il ritorno
ad esso di sì nobilissima e ragguardevole
parte dell'antica greggia di Cristo,ora che
Pio IX (F.) vi ha ripristinata la gerar-
chia ecclesiastica, ed ora che alla testa
dell'eccellente clero cattolico d'I nghil ter-
ra e d'Irlanda vi sono i dotti, infaticabili
e zelanti cardinale Wiseman e primate
Ciillen. A Oxford parlai delle tendenze
cniloliche di quella celeberrima univer-
sità e dello stesso vescovoanglicano, molti
dotti e illustri membri delia quale, per
convinzione, tornarono al materno grem-
bo della sede apostolica. Imperocché in
Oxford, essendovi più avanzi cattolici,
che qualunque altra istituzione d'Inghil-
terra, luogo più acconcio non poteasi tro-
vare ove raccogliersi insieme contro gli
ulteriori guasti della pretesa riforma.
Questo portentoso movimento di riconci-
liazione dell'anglicanismo ai dommi cat-
tolici si dilatò anche alla linomalissima u-
PUS loi
Diversità di Cambridge, ed eziandio viep-
più mirabilmente si propagò nell' India
Brita nnica.e negli StatiUniti dell'immen-
sa America. Era riservato a'nostri giorni il
vedere infranto il legame d'unione Ira le
sette de'protestanti, che sebbene dissen-
zienti tra loro in diversi punti, era stato
sempre loro comune in protestar contro
la chiesa cattolica; e ciò poi nell'Inghil-
terra, che da molto tempo si riguarda-
va come capo del mondo protestante, a
lei rivolgendosi tutte le altre nazioni pro-
testanti per averne il patrocinio. Fu ap-
punto in questo paese, che sorse un par-
tito, che non del tutto separandosi dal
protestantismo, locossi in una cotal po-
sizione di mezzo, e piegando verso il cat-
tolicismo, cominciò ad amare e rispetta-
re quanto i loro antenati meno antichi
o per circa 3oo anni odiavano e anate-
matizzavano. Bergiernel Dizionario en-
ciclopedico , parlando del Culto angli-
cano, osserva che di tutte le comunioni
cristiane non cattoliche, gli anglicani so-
no quelli che meno si allontanano dalla
credenza della chiesa romana, ne riget-
tano nondimeno un gran numero di arti-
coli essenziali: così i Protestanti (F.) rim-
proverano loro di pendere sempre verso
il papismo o cattolicismo, e di non aver
fatta la pretesa riforma che per metà. En -
rico Vili non toccò i punti di dottrina,
né di culto esterno. Edoardo VI pretese
di riformare la disciplina e la forma del
culto, che abrogato dalia cattolica Ma-
ria, ristabilì Elisabetta; quindi in un .se-
dicente sinodo tenuto a Londra nel 1 562
fu in 39 articoli stesa la confessione di
fede anglicana con moltissimi errori; pu-
re vi si regolano le funzioni e la giuris-
dizione del pseudo-episcopato e della ge-
rarchia del clero, vi si tratta delle feste
e de'digiuni, le vigilie, le ceremonie, le
pratiche del culto. Indi i Presbiteriani o
Puritani (F.) furono detti riformati, per-
chè non vollero uniformarsi alla gerar-
chia e alla liturgia della chiesa anglica-
na. Essendo molti inglesi fuggiti sotto Ma-
102 PUS
ria.npulrianclo vi pollarono gli enori di
Calvino e Zuiiiglio che aveano abbrac-
cialo, cos'i pretesero che la riforma della
chiesa anglicana fosse iinperfella e mac-
chiata di paganesimo, non polendo sof-
frire che preti cantassero l'uifizio in cot-
ta, onde impugnarono principalmente la
gerarchia e l'autorità de'vescovi, che vo-
levano laicale e con presbilerii o conci-
stori protestantijcome rigettarono quella
parie di ceremonie della chiesa romana,
che riguardavano come superstiziose e
contrarie alla purità del culto, come lo
pretendevano loro, che l'aveano ridotto
conmaggior semplicità- Per avere adun-
que contrariato la gerarchia e la liturgia,
e voluto i presbilerii e il culto puro se-
condo il loro intendimento, furono detti
Presbiteriani e Puritani, mentre (juelli
che seguitarono a riconoscere la gerar-
chia e le ceremonie, si denominarono E-
piscopali, al modo che meglio dichiarala
fjsGHiLTEBRA, parlando di loro e delle tan-
te sette che la lacerano e straziano con
continueconlraddizioni. Quindi illangui-
dite anche le superstiti pratiche religio-
se, surse per ristabilirle il celebre dot-
loveE. B, Pu^ey, uno de'più dotti e sti-
mali scienziati inglesi, professore d'ebrai-
co in Oxford, il quale a poco a poco am-
mise tutte le pratiche della chiesa roma-
na, col solo studiare nelle antichità ec-
clesiastiche, ed affrontando il sistema e-
vangelico, fece abbracciare le sue tenden-
ze a moltissime persone,onde tali seguaci
di Pusey furono detti Puseìstij ed il suo
principio Puseisnio che fece rapidi pro-
gressi, i quali fruttarono alla chiesa cat-
tolica splendide e ubertose conquiste. Pu-
sey senfi il vuoto e il mostruoso della
religione d'EnricoVIIl,ammise per prin-
cipio non poche pratiche della chiesa ro-
mana, molte parti della quale innestò nel
suo simbolo di fede ; e sdegnato delle a-
berrazioni dottrinali e liturgiche dell'an-
glicanismojcredette di avere in forza del-
la riforma, la facoltà di pensar tutto que-
sto e di poterlo bandire pubblicamente.
PUS
Dell'origine del puseismo qualche cosa
ci disse l'Artaud, nella Storia di Leone
XII, t. 3, p. 48. Nel voi. XXXI V, p. 3 1 8
e seg. parlai della Dissertazione sul si-
stema teologico degli anglicani delti Pw
scisti dinig.'' Carlo Baggs rettore del col-
legioingle se, Koma 1842. Inoltre ripor-
tai un brano dello slesso Pusey, sull'an-
damento secolaresco della chiesa angli-
cana etrascuranza delle pratiche religio-
se, con diverse analoghe osservazioni.
Ripristinando i puseisti molte ceremo-
niee liturgie della chiesa romana, si rav-
vicinarono di molto al cattolicismo, pro-
gredendo a gran passi a riunirsi al me-
desimo, come già fecero in gran numero.
Nel voi. XXXV, p. 1 43 registrai la trion-
fante conversione del celebre d.*" New-
man, capo della scuola teologica d'Ox-
ford e de'puseisti, cioè in fatto di sape-
re, d'ingegno e di morale influenza, non
che di altri distinti dotti. Negli Annali
delle scienze religiose t. 1 6, p. 4^8, si leg-
ge la Ritrattazione del d,^ Newnian dei
12 dicembre 1842, sopra alcune propo-
sizioni contenute nelle sue opere, con-
tro Pioma e la s. Sede. Ne' voi. L, p.
79, LUI, p. 192 parlai della venula ia
Roma del doti. Newman, dell'abito as-
sunto óe'filippini in uno ad altri illustri
puseisti, per fondare l'istituzione in In-
ghilterra , onorati d' una visita del Pa-
pa. Ne' delti Annali t. i4, p- 267 e 273,
si discorre della nuova scuola teologica
dell'univeìsità d'Oxford, che dal suo ca-
po ebbesi il nome di Puseitla, e de'pro-
gressidel Puseisnio. Ivi è la seguente sin-
golare definizione delle religiose dottri-
ne mantenute da detta scuola, tolta dal
giornale protestante o Cronaca dOx-
ford, che apparisce alla luce nella mede-
sima città. « Che cosa è adunque il Pu-
seismo? E niente altro che dire anateuia
al principio vitale del Protestantesimo, il
dipartirsi sempre più dalle dottrine del-
la riforma anglicana, il piangere pensan-
do all'essere separati da Roma, il riguar-
dure Roma come madre, per cui siamo
PUS
generati in Cristo. Il Puseiìtno sta nel
denunziare la chiesa anglicana, siccome
stretta in servitù e in catene, e siccome
insegnante con labbra balbuzienti for-
raolari ambigui; è l'encomiare la chiesa
di Roma, siccome quella che dà libero
sfogo ai sentimenti di timore, mistero,
tenerezza, riverenza e divozione; sicco-
me dotata di altri doni e validissimi ti*
Ioli ad esiger da noi ammirazione, rive-
renza, amore e gratitudine. Il Puseismo
sta nel dichiarare che gli articoli di fede
anglicana ebbero la loro origine in un'e-
poca anti- cattolica, e che il rituale per
la comunione eucaristica è un' espressa
condannazione della chiesa anglicana; sta
iiell'insegnare, che il Rituale romano è
un prezioso tesoro; che il Messale è un
sagi'o e preziosissimo monumento degli
Apostoli. Il Puseismo afferma che leScrit-
ture non sono regola di fede; che la tra-
dizione orale della Chiesa è anche un'e-
sposizione delle verità rivelate da Dio;
che la Bibbia, senza note o commenti,
posta nelle mani di persone ignoranti,
non è adatta, ne'casi ordinari, a renderle
savie in ordine alla eterna salute. Il Pu-
seismo insegna, che nella Cena eucari»
stica Cristo è presente sotto la foi*ma di
panee di vino; ch'Egli è allora personal-
mente e corporalmente insieme con noi;
e che i sacerdoti hanno il fremendo e mi-
sterioso potere di cambiare il pane e il
vino nel Corpo e Sangue di Cristo. Il Pu-
seismo sostiene essere legittimo usoil pi e-
gar pe'defunli, il fare distinzione da pec-
cato mortale a veniale; e afferma che si
può credere l'esistenza del Purgatorio,
che le reliquie possono essere venerate,
che i santi possono essere invocati, che
vi sono sette sagramenti, e che ciò non-
ostante gli anglicani possono con buona
coscienza sottoscrivere i Sg articoli di fe-
de della chiesa anglicana". Quello poi che
è più rimarchevole si è, che ogni propo-
sizione di questa definizione è ricavata
da opere puseistiche fedelmente citate,
come sono, Letlera di Palmer, Il Cri-
PUS io3
tico Britannico, Tratlatelli pei Tempi,
Lettera di Newman a Jelf, Opuscoli po-
stumi di Froude, Sermoni di Linwood,
Dottrina della chiesa anglicana intorno
all'Eucaristìa.
Nel voi. i6de'citati/^/i/jaà'p. 457 sul
progresso del puseismo, che descrive il
giornale protestante. Critico Britannico,
iieir esprimere le dottrine del puseismo
contiene un bellissimo articolo intorno
alla intercessione de'santi.Si nota la serie
delle opericciuole divulgate colle stam-
pe dai puseisti, in cui esposero le loro
dottrine semi-cattoliche, e quelle che an-
davano a pubblicare, come la Polluzione
del tempio , in cui si lamenta 1' assenza
del sagrifizio ne'templi protestanti; il ri-
provevole uso di tenerli chiusi sempre
tranne la domenica, e la scandalosa ne-
gligenza de'ministri nel pregare giorno
e notte; si afferma che il culto divino è
cotanto disformato, che riducesi solo al-
la lettura d'una bella predica, ma priva
di unzione ed efficacia. Nel voi. 18 , p.
355 de'medesimi.^/j/K7/ij vi è un impor-
tante articolo: Movimento Puseislico nel
V America settentrionale. Il n.° 60 del
Diario diRoma i845 discorre della dis-
sertazione del dotto e profondo teologo
p. Perrone gesuita: Sulla pastorale ema-
nata dal sinodo della chiesa episcopale
degustati Uniti d' America nell'ottobre
i844- Quest'assemblea ebbe luogo in Fi-
ladelfia, onde opporsi ai progressi del pu-
seismo che grandeggia sul suolo d'Ame-
rica. Nella 1.^ serie degli Annali delle
scienze religiose t, 2, p. i53 di d. Ales-
sandro Grani si legge un dotto lagiona-
mento : Sullo slato passalo ed attuale
del puseismo in Inghilterra. Più a p. 454
si dà ragione della Lettera al rct*. dolt.
E.B. Pusey, conlenente un critico esa-
me di parecchi punti trattati in alcuni
de' suoi recenti scritti j del rev. J, Lecuo-
na missionario cattolico spagnuolo, Lon-
dra 1846. Con sode ragioni espii ito con-
ciliativo, l'autore eccita quegli anglicani
puseisti, che si rimangono quasi sul limi-
lo^ PUS
tare della chiesa cattolica romana, senza
ancora risolversi ad entrarvi. L'autore in-
tende convincere il leggitore, che il cri-
stiano e il.dotloal quale Dio ha dato gra-
zia per sentirla forza della dottrina cat-
tolica, e vedere i divini caratteri dell'u-
nica vera Chiesa nelle essenziali fattezze
sue, invano si va lusingando ch'egli è di
quella Chiesa, se non entra veracemente
in lei; invano si dà a pensare che il ra-
mo divelto dall'albore e senza vi tal suc-
co, ritenga virtù di germinare, e cresca
e fiorisca separato com'è dalla materna
pianta. Dicendo al dott. Pusey: »» Voi non
siete nemico della chiesa romana, anzi
ne ammirate la disciplina sublime,ne con-
template la bellezza e il saldissimo or-
dinamento, e ravvisate in esso lei una roc-
ca inespugnabile; fate un passo di più,
e tutto sarà finito; non esitate. Tutte le
braccie stanno aperte a ricevervi; tutti
gli occhi fìssati in cielo, in calda espetta-
zione. Deh! consumate un atto degno del-
la grandezza vostra 1 " Nel 1846 in Pa-
rigi fu pubblicato : Conversione di 60 mi-
nistri anglicani 0 membri delle univer'
sita inglesi^ e di 5o persone distinte, con li-
na notizia riguardante Newnian^ Picard
e Oakeley , per Giulio Gondon. Dalle
pubblicazioni della Civiltà cattolica n^-
prendo (t. 3, p. 4 • 6 e 665) che i pusei-
sti vanno passo passo adottando tutte le
pratiche romane. Il loro manuale di pre-
ghiere contiene quasi tutte le divozioni
praticate ad onore della B. Vergine e dei
santi, non ommesse alcune con indulgen-
ze. Si dice pure che in s. Barnaba e in
altre chiese de'puseisti, si conservi il Sa-
gramento come fra'cattolici. I propaga-
tori dell' aperto romanismo, come vien
chiamato in Inghilterra il cattolicismo,
praticano suffragi alle anime del purga-
torio, e la recita dell'uffizio dell'Imma-
colata Concezione e di quello de'morti.
J puseisti tengono con venerazione nelle
loro camere domestiche leimraagini della
ss. Vergine e de' santi. Il governo ingle-
se essendosi allarmato de'progressi del
PUS
puseismo, vedendo in pericolo la chiesa
anglicana, nel i85o incominciò la per-
secuzione de'puseisti, ne'quali in Inghil-
terra è personificata la dottrina e la scien-
za; sospese a Pusey il predicare, toglien-
dogli il liberissimo attributo della favella,
eccitò i vescovi a sbarazzarsi degli uomini
di chiesa con tendenze romanistiche, con
espellerli dalle parrocchie; ma i vescovi
stessi eransigià mostrati e si mostrano a-
mici e patroni de'puseisti, ed il vescovo
di Londra chiamò modello d" un ecclesia-
stico inglese, Bennet capo del partito e
caldo sostenitore del romanismo di quel
clero. Apprendo ancora, insieme ad al-
cuni nomi illustri passati alle filede'cat-
tolici, che nel 1 85 r (t, 4, P- 2 1 6) il pu-
seismo sempre più veniva in Inghilterra
sottoposto alle vessazioni, con essere i suoi
seguaci deposti dalle cure o parrocchie,
o forzati a dimettersi da loro, o costretti
a lasciar le pratiche e ceremonie. Bennet
zelante puseista si dimise dagl'impieghi
ecclesiastici e fu imitato da 3 de' 4 suoi
vicari. Il sistema di persecuzione del go-
verno e dell'episcopato anglicano contro
il puseismo, spaventati dal dilfondersi le
sue dottrine che si avvicinano assai alle
cattoliche romane, produsse nuove con-
versioni (t. 5, p. 377) e disgustò sempre
più questa parte del protestantismo, ch'è
insieme la più dotta e la più stimata del
clero anglicano e riformato, solo perchè
collo studio delle antichità ecclesiastiche
venne a persuadersi da per se della ve-
rità di molte dottrine e costumanze cat-
toliche, per cui veramente ogni d'i s'av-
vicina di più ad un ritorno in comune
alla fede romana, fuori della quale non
vi è l'eterna salvezza. Anche in America
si guarda in cagnesco il puseismo, come
quello che va scalzando le fondamenta
dell'anglicanismo, con vantaggio del cat-
tolicismo. Terminerò col ripetere, con l'e-
gregio Allies, autore d'opera di cui par-
lai a Primato : Piaccia alia divina prov-
videnza che il dott. Pusey siabbia la sor-
te anch'cgli di riparare nell'unità catto-
PUS
lica, pel gran bene fallo col solo dire stu-
diale la religionej cioè levale quell'ini pe-
ditueiilo che sta dalla parte vostra all'o-
perazione della grazia che viene in aiuto.
PUSIJNNA (s.). Si ritirò dopo la mor-
te di suo padre nel villaggio di Bansion
in Picardia. La sua virtù trasse a lei un
gran numero di donzelle che tendevano
alla perfezione; ma non si trova che fon-
dasse alcun monastero. Fu sepolta a Ban-
sion,eiiell'86o lesuereliquiefurono por-
tate all'abbazia di Herwoden in Weslfa-
lia. Questa santa è onorata in Francia,
e la sua festa principale è segnata ai ^3
ili aprile,
PLTEA. Sede vescovile della Bizace*
Ila neir Africa occidentale , sotto la me-
tropoli d' Adruuieto, ch'ebbe a vescovo
Serbando, Morcelli, africa dir. t. i.
PUTEA. Sede vescovile di ÌN'umidia,
nt^Il'Afiica occidentale, sotto la metropo-
li di Cirta. Morcelli registra due vesco-
vi, africa dir. t. i.
PCJY (du) Umberto, Crtrr/mrf /e. Chia-
malo pure Del Pozzo, nacque in Montpel-
lier, e soltanto peresserecongiuntoa Gio-
vanni XXII e senza alcun merito, dopo
averlo fatto prolonotarioapostolico, a' 1 8
dicembrei327 locreòcardinale prete dei
ss. Apostoli, altri diconoche prima lo po-
se nell'ordine de'diaconi. Ebbe la prepo-
silura della chiesa di Presburgo, diocesi
di Strigonia, che rinunziò per la chiesa
parrocchiale di s. Paolo di Frontignano
nella diocesi di Maguelona. Fu ai concla-
^'\ di Benedetto XII e Clemente VI, mo-
rendo assai vecchio nel i 348.
PUy-(Du) Gherardo, C^/f/ùw/e./^''. Du
PuY. Siccome fu abbate di s. Pietro del
Monte diocesi di Chalons, monastero cui
presiedè per i4 anni, donde neh 363 fu
trasferito al governo del Monastero Mag-
giore di Tours, così molti storici lo de-
signano col nome di Abbate di Monte
fllaggiore.D'ì sua legazione a Perugia par-
lai a tale articolo, mentre a Prefetto di
I Roma dissi che gli consegnò Castel s. An-
gelo.
PUY io5
PUY (de) Jacopo , Cardinale. Deno-
minato Dal Pozzo o Puleo, originario di
Alessandria, nacque a Nizza di Provenza
da nobili genitori, e riuscì tanto nello stu-
dio delle leggi, che fu stimato uno de' più.
eccellenti avvocali del suo tempo. Picca-
tosi in Roma, il cardinal Accolti lo prese
per uditore e Paolo III lo annoverò al
tribunal della rota, che peri 5 anni illu-
strò colle sue celebri decisioni, e ne di-
venne decano. Giulio IH che da cardi-
nale era stalo suo amico intrinseco, nel
i55o lo promosse all'arcivescovato di
Bari , se ne prevalse utilmente negli af-
fari più ardui e interessanti del pontifi-
calo, ed a'ao dicembre i 55 1 lo creò car-
dinale prete di s. Simeone. Paolo IV Io
fece prefetto delle due segnature, lo ag-
gregò alla congregazione del s. oflìzio, e
gli conferì leprotettorie del regno di Po-
Ionia , dell' ordine gerosolimitano e del
carmelitano ; quindi lo associò al cardi-
nal Cicala, por esaminare ed abolire le
alienazioni de'beni ecclesiastici falle con-
tro la costituzione di Paolo li, non che
per liberare i beni enfiteulici ed i censi del
patrimonio della chiesa romana. Desti-
uato da Pio IV legatoalconcilio di Tren-
to, mentre si disponeva pel viaggio, morì
in Roma nel 1 563, d'anni Qq, e fu ono-
revolmeiile sepolto nella chiesa di s. Ma-
ria sopra Minerva, avanti i gradini del-
l'altare maggiore, con nobile epitaffio po-
stovi dal nipote Antonio e successore nel-
l'arcivescovato di Bari, Questa governò
12 anni sempre assente, la regalò di pre-
ziose suppellettili e rinunziò a dello ni-
pote.Intervennea'conclavi di Marcello II,
Paolo IV e Pio IV, nell'ultimo de'quali
poco vi mancò che non fosse eletto Pa-
pa, per la somma riputazione che gode-
va, pel candore de' costumi e per l'emi-
nente sua dottrina. Scrisse alcune opere,
ed una specialmente sulla variazione del-
le monete, e più altre a schiarimento del
diritto canonico e civile, diversi scrittori
avendone celebrati i pregi della mente e
del cuore.
io6 PUY
PUY {LE),y4nicien. Città con residen-
za vescovile di Francia , capoluogo del
dipartimento dell'Alta- Loira, di circon-
dario e di due cantoni, circa 1 1 3 leghe
da Parigi , ha corte d' assise, i tribunali
di I.' istanza e di commercio, altre au-
torità, società d'agricoltura, scienza e ar-
ti, già antica capitale del Velay in Lin-
guadoca.In pittoresca posizione, è fabbri-
cata ad anfiteatro sulla cresta meridio-
nale del Monte Anis, la cui vetta vedesi
coronata dalle rovine del vecchio castel-
lo del suo nome, e tra due piccoli fiumi,
la Donne e la Dolaison che riunitisi get-
tansi nella Loira, domina tre ridenti val-
li, al fondo di ciascuna serpeggiate dalla
riviera , che attraversandole le irriga e
fertilizza il bel territorio. E' divisa in 3
quartieri, cioè la città verso la sommità
(Iella collina, la città bassa ed i sobbor-
ghi. Le strade sono mal distribuite e sco-
scese nella parte alla della città. Ha 3 sob-
borghi, d'Aiguilles, s. Bartolomeo e s. Lo-
renzo. Le case in generale non sono di
buon gusto, tranne quelle nobili moder-
ne; vi sono diverse piazze pubbliche, es-
sendo le più belle quelle dell'Ostello del-
la città e del Breuil, oltre un ameno pas-
seggio pubblico. La cattedrale fondata nel
X secolo, è notabile per l' arditezza e la
bizzarria della sua mista costruzione, non
meno che per l'efFelto della sua facciata,
il cui disegno pubblicò V Album di Roma
l. IO, p. 20, venendo considerato come
uno de'più vasti e maestosi monumenti
gotici cheesislanoinEuropa. Tutti i viag-
giatori e intelligenti in archeologia non
lasciano di visitare questa basilica , che
yd onta dello ascendere difficile e peno-
so, pure presto colle sue bellezze ne fa di-
menticare la fatica. E' sotto l'invocazio-
ne della B. Vergine, con baltislerio, e cu-
ra d'anime amministrata dal canonico ar-
ciprete, avendo annesso il conveniente e-
piscopio. Ivi si venera una sagra Spina
della corona di Gesù Cristo , donata da
s. Luigi IX con lettera che si conserva. Le
ossa di s. Tertulliano prete romauorìn-
PUY
chiuse in magnifico reliquiario e dono di
re Lotario. Altri magnifici reliquiari do-
narono al tesoro di questa chiesa , Cle-
mente IVe Giovanni XXII, Carlo Magno
e Filippo IV il Bello; mentre Filippo III
l'Ardito regalò una croce d'oro, con en-
tro un pezzetto della vera Croce. Il ca-
pitolo si compone di 8 canonici titolari e
altrettanti onorari, insieme ad altri chie-
rici, ed ai pueri de choro, ai quali nelle
feste solenni si aggiungono gli alunni del
gran seminario pel divioo servigio. Que-
sto capitolo avea il dominio della città al-
ta , la quale perciò chiamavasi il Chio-
stro. Fu già uno de'più illustri del regno
e numeroso, contando 4 dignità, 5 uffl-
ziali, 43 canonici e molti altri beneficia-
ti. Inoltreavea l'onore di contare tra'suoi
canonici i re e i delfìni di Francia. Car-
lo VII dopo essere stato proclamato re nel
castello di Espalay presso Le Puy, assi-
stette ai primi vesperi dell'Ascensione in
abito corale; Luigi XI suo figlio, Carlo
Vili e Francesco I assistettero all'uffizio
nella stessa chiesa e nella stessa maniera.
I canonici hanno l'uso della mitra quan-
do uffiziano nelle grandi feste, ed un ce-
remoniale del secolo XIII parladi questo
uso come di privilegio antico. Nel 14^6
o più tardi, Luigi XI accordò ai canoni-
ci di portare la pelle di vaio al cappe-
ruccio (la parte della cappa che cuopre
il capo) nell'inverno, la quale decorazio-
ne era allora considerata come segnale
di dignità. Non si sa 1' origine della così
detta in francese /mg^areZ/di o piccolo sca-
polare, che ì canonici portano in tutta
18." di Pasqua , ornamento che sembra
cominciato nel secolo XI e per conserva-
re la memoria di Ayraardo di Monteil
vescovo di Puy, nominato pel i." legato
della s. Sede a condurre lai.' spedizione
o Crociata di Palestina. Clemente IV
con sua bolla scioglie per sempre dall'in-
terdetto i 4 ebdomadari , acciò in tanta
chiesa non cessi mai la divina ufficiatura.
Una prova dell'antichità della chiesa di
Puy, è il nominare a titolo di beneficio
PUY
un prete per battezzare i fanciulli di tut-
te le parroccliie della città, nella cappella
di s. Gio. Battista, contigua e dipenden-
te dalla cattedrale: fino agli ultimi anni
ivi si conservò 1' urna e il cammino clie
si usava ne'primiti vi tempi pelbattesim-)
d'immersione. Altro singoiar privilegio
di questa illustre chiesa è il giubileocbe
gode quando la fesla dell'Annunziazioiie
cade nel venerdì santo. Nel prezioso ar-
chivio della cattedrale si conserva un at-
to del 12 34 di Bernardo di Veutadour
\t scovo di Puy, che fonda un anni ver-
> io pel riposo delle anime di quelli, che
M giubileo e la presenza di s. Luigi IX
a\ea tratti a questa chiesa , e eh' erano
^lati vittima della loro pia curiosità. Ad
istanza di Luigi XIll accordò 8 giorni
di proroga al giubileo Gregorio XV. Io
l'etto archivio o tesoro furono deposti, u-
ua carta di Curio xMagno che fonda nella
chiesa di Puyio prebende perpetue; un
nuovo Testamento greco della più rimo-
ta antichità ; una Bibbia donata da Teu-
dolfo vescovo d' Orleans, in pergamena
a lettere d'oro e argento; la corona d'o-
ro di Margherita moglie di s. Luigi IX;
la corona d' oro di Carlo Magno, ornata
di pietre preziose e di lavori curiosi ; la
cappella d'argento doralo diCarlo di Bor-
bone; la corona di Giovanni Sluardodu-
ca d'Albania; molti stendardi che Carlo
VII depose nella cattedrale, dopo le vit-
torie riportale sugl'inglesi. In Le Puy vi
sono altre 4 chiese parrocchiali, munite
del s. fonte. La chiesa di s. Lorenzo è un
vasto edifizio, il cui esterno noncorrispon*
de alla maestà dell' interno, e dove sono
deposte le spoglie dell'illustre Duguesclia
grandeamujiiaglio e conquistatore. Quel-
la di s. Michele Arcangelo, fondata ver-
so il fine del secolo X, è sopra l'alto del-
la rupe 0 roccia di granito d'Aiguille pres-
so la riviera di Bonne, che ha forma di
un'alta torre conica o campanile, perchè
sormontata da un campanile a guglia ,
che confusa di lontano colla rupe ulTrc
l'aspello d' un superbo obelisco, ^el u."
P C Y 107
1 g5 del Giornale di Roma 1 85 1 , si leg-
ge come l'odieino vescovo ha pienamen-
te riedi&cato l'antica cappella di s. Mi*
chele, alla quale si ascende per 220 gra-
dini. Un antico autore la collocò fra le
meraviglie della natura. Il suo spazio è
di ?i2 piedi. Due altari consagrati agli
altri aiv,-"^el' Gabriele e PialTaele, ed al
martire s. Guineforl figlio d'un redi Sco-
zia, .sono collocati a piedi della roccia. La
I .' pietra di questa monumentale cappel-
la fu collocala nell'agosto 962 dal can."
Gotescale. Vi sono diverse confraternite,
alcune case religiose, ospedali, seminario
grande e piccolo. Il nuovo palazzo della
prefetturaèbellissimojcome sono rimar-
chevoli le fabbriche del collegio del tri-
bunale di commercio e delle due giudica-
ture, l'ospedale dell'Hotel Dieu, l'ospe-
dale generale e le caserme di cavalleria.
Havvj la prigione assai vasta nell'antica
monastero della Visitazione, il gabinetto
di storia naturale, un museo di pregie-
vuli quadri, statue ed antichità; biblioteca
con circa 6,000 volumi, sala per gli spet-
tacoli, ed un semenzaio dipartimentiile.
Le fiibbriche principali sono quelle dei
merletli di filo, e di blonde nere e bian-
che, di sonagli e campanelli pei mulat-
tieri, di panni e altro; vi sono concie con-
siderabili per tutte le specie di cuoi , fi-
latoi, birrerie, ec: grande è il commercio
che vi si fa di merletti e granaglie. Sopra
un vulcano estinto da tempiremolissimi,
lungi circa una lega dalla città, vi è l'an-
tico castello de' Poliguac, già signori di
questo luogo. Siccome la città è detta in
latino Aniciutn dalla montagna Anis, e
Podiiun che significava nella buona lati-
nità un pogginolo, un appoggio, e ne'bas-
si secoli uu'eminenzaj un' altezza, coù la
signoria di s. Pauliano o dell'antica Rues-
siuiiiy appartenente ai Polignac , dal ca-
stello della quale essa porta il nome, du
Podinni venne Podemniacunt e mutata-
si la 3." lettera in L per raddolcire la pro-
nunzia, se ne formò Poliguac. I contonu
SODO fertili in grani e legumi, e nelle bue-
.o8 PUY
ne esposizioni de'poggi si coltiva la vite.
Anche le creste delle altre montagne so-
no gremite di vulcani. Le Puy fu patria
di diversi uomini illustri: tali furono il
celebre cardinal Po/'g''iac(^.), il d.''Bal-
ine, il letterato Agostino Simone Irail, il
pittore Boyer, il prof, di bellelettere Gu-
glielmo Tardif. Negli scavi furono trovale
medaglie e iscrizioni romane. Si vuole
che la cappella di s. Clair sia fabbrica-
ta sopra le rovine d'un antico tempio di
Diana. Di Le Puy scrissero : Gisseyo, la
Sloriaj Lebeuf sulle antichità, Tl/e//». del-
VAccad. delle iscriz.j e Baunier, Race,
ist. de^ vescovati, riportandola serie dei
vescovi Chenu , Ardi, et episcop. Gal-
line, p. 4o I e seg.
La fondazione di Puy rimonta all'epo-
ca de'celli, ma chiamata Ruessiuni. I ro-
mani dopo l'invasione delle Gallie vi fon-
darono una colonia, ed il nome di Pof/mw,
donde si fijrmò Puy, provenne da quan-
to dirò parlandode'vescovi. Dopo la con-
quista de' romani il paganesimo continuò
a regnare in tutta la provincia del Ve-
ìay, finoal principio del IV secolo. Quan-
do però i cristiani straziati dai galli offri-
rono il loro sangue per la verità evange-
lica, Puy abbracciò il loro culto con gran-
de ardore. Come le altre città meridio-
nali di Francia , Puy ebbe a soffrire in-
numerevoli devastazioni dai vandali, dai
borgognoni, dagli eruli e dai germani, i
quali davano saccheggio a tutto: Atti-
la preservò Puy da quello de'suoi unni, I
visigoti furono più umani o almeno piìi
intelligenti, ed in questo luogo vennero
a fondare la loro dominazione, ed a for-
mare il nucleo in Puy di quell' impero.
Dopo la vittoria di Voville riportata da
Clodoveo 1, la Francia cacciò i goti, e ne
conservò il dominiosino all'irruzione dei
«araceni, epoca in cui Puy fu obbligata
B chinar la fronte sotto il vessillo mus-
sulmano. Appena Carlo Martello fugò i
saraceni verso i Pirenei, la città ritornò
«otto il potere de' franchi. Carlo Magno
etabiPi Puy vice- contea e ne accordò il
PUY
dominio a dei signori ed ai vescovi, pren-
dendo i primi dalla dinastia de' conti di
Tolosa , onde il vescovo di Le Puy ha i
titoli di conte di Velay e Brioude. Alla
città Ugo Capeto concesse degli stemmi
verso il 992 , a sollecitazione di Guido
Folco vescovodel Velay, di cui Puy come
capitale era la sede degli stati del paese.
Un tempo fu fortificata, patì molto nelle
guerre civili e religiose, ed Enrico IV so-
lo vi fu riconosciuto nel 1596, Nel j65o
quivi fu fondata la congregazione delle
religiose di s. Giuseppe dal vescovo En-
rico de Maupas de la Tour, e dal p. Me-
daille gesuita. Nel suo stato florido, Puy
giunse ad avere 4o>ooo abitanti circa.
La sede vescovile di Podiiim o Ani-
<:iuni della r," Aquitania, secondo Com-
manville fu eretta nel VI secolo ( cioè
successe al vescovato di Ruessium o Fe-
/«j'), e volle godere l' esenzione, benché
nella provincia ecclesiastica di Bourges,
per aver la città domandato e ottenuto
direttamente dal Papa il vescovo. Certo
è che antichissima fu la dipendenza di
Puy immediatamente dalla s. Sede, es,
Leone IX nella sua bolla la suppone già
antica. Come soggetta alla sede apostoli-
ca, il vescovo Conflans fu invitato da Be^
nedeltoXIll neliyaS al concilio di La-
terano. Soppressa la sede da Pio VII pel
concordato del 1 80 r , dipoi nel 1 8 1 7 nel
ristabilirla tolse tale prerogativa e la di<
chiaro suffraganea di Bourges, come lo è
tuttora. Per remota consuetudine il ve-
scovo di Le Puy gode la singolare distin-
zione dell'insegna del Pallio (^.). Nella
bolla col quale nelio5os. Leone IX l'aC'
cordò al vescovo Stefano II, sembra sem<
plicemenle rinnovare una prerogativa
ch'era stata conceduta in avanti, per gra-
zia speciale della s. Sede. Alcuni vescovi
degli ultimi secoli o ignorandola o tras-
curandola non ne fecero istanza. Ma Giù
seppe de Galard nel 1 744 ^^^^^ vescov(
da Benedetto XIV, lo domandò e trovò
non pochi ostacoli. Colla sua costanza su-
però le difficoltà el'ottenne, venendo sta*
PUY
bilito pel futuro che sarebbe sialo con-
cesso, s'intende colla solila clausola a be-
neplacilodel Papa. Avendo il vescovo co-
Hìunicato al capitolo il risultato di sue
pratiche, i cauotiici ne furono tanto lie-
ti , che per eternare la memoria di loro
gratitudine, ed il ristabilimento dell' in-
signe privilegio , fondarono una messa
perpetua pel rispettabile prelato. Però
questo pallio è di sua natura personale,
giacché avendolo Pio VII nel 1 8 1 7 accor-
dato a Gio. Pietro de Galiende Chabons,
nel 1823 glielo ritolse quando lo trasferì
ad A miens, invece lo conferì al successore
mg.' Lodovico deBonald, che poi Gre-
■ gorio XVI traslatò a Lione e creò car-
dinale. Per questo trasferimento, Grego-
rio XVI nel preconizzare neli84o mg '^
Pietro Darcimoles , esaudì l'istanza del
pallio , dicendo il n.° 56 del Diario di
Romaj personale accordato dalla San-
ti là sua per grazia speciale. Pio IX nel
trasferire questo prelato all'arcivescova-
. lo d'Aix a' 12 aprile 1847 , dichiarando
[ vescovo di Le Puy l'attuale mg, ''Giusep-
I pe Augusto Vittorino de Morlhon, di La-
I bessa diocesi di Rhodez, già vicariogene-
rale d' Auch, a sua istanza egualmente
l'accordò, per beneplacito distia Santi-
tà, si legge nel h.° 3o del Diario di Ro-
ma, espressione cumulativa ad altri pallii
concessi ad arcivescovi. Il 1° vescovo di
\t\ay,Felaitnorumepiscopus, fu s. Gior-
gio, il quale dicesi venne da s. Pietro, con
Frontone vescovo di Perigueux, manda-
lo da Roma nelle Gallie^ ond'è conside-
rato come l'apostolo de' velausiani e di
quelle contrade -.le sue reliquie si conser-
vano nella chiesa sotto l' invocazione de!
suo nome e sono in gran venerazione per
tutta la diocesi. Oltre la festa che si ce-
lebra a' IO novembre, si fa ancora quel-
la dell'invenzione di sue reliquie a'29 di
detto mese, e quella della traslazione dal-
la chiesa di s. Pauliano a quella d'Anis
il 2 I dicembre. Gli successe Macario, in-
di s. Marcellino celebre perla purezza dei
suoi costumi e per lo splendore de'mira-
PUY 1 09
coli : le sue reliquie riposano a IVIunster
e si celebra la festa a'7 giugno. Dopo Ro-
ricio ed Eusebio, fiori s. Pauliano, il qua-
le fu sì zelante nell'esercizio delle funzio-
ni del suo ministero e della dignità ve-
scovile, che l'antica città de' velausiani
Riiessiiun dove sedeva, per onorare la
sua memoria, lasciò il proprio suo no-
me per prendere quello di s. Pauliano:
il suo corpo riposa nella chiesa a lui in-
titolata , colle reliquie de' ss. Valenti-
no e Albino, e se ne celebra la festa ai
24 febbraio. L' immediato successore s.
Evodio, dai francesi chiamato Vo>y, per
avere Ruessinni o Paulianiini perduto
il suo splendore, alla distanza di due le-
ghe sulla montagna di Anis o Aniciuni
fabbricò la chiesa cattedrale della B. Ver-
gine nel Puy , la quale divenne celebie
e iucui fu trasferita la sede episcopale nel
VI secolo: Lebeuf melle questa trasla-
zione circa il 56o o S^o, ed èquesta pro-
priamente l'origine della città di Le Puy,
che divenne considerevolissima in Lin-
guadoca. II corpo di s. Evodio ritrovato
a'28 febbraio 17 12, riposa nella chiesa
che in Le Puy ne porta il nome, ed è ve-
neratoaglii i novembre. Tra'suoi succes-
sori nornineiò i piii distinti: s. Scrutai io,
s. Suacrio, s. Armentario, s. Aurelio, s.
Benigno fondatore dell'ospedale attiguo
alla chiesa di s. Evodio, ordinalo in llo-
ma da s. Martino I, indi decapitato da-
gli ariani per averne sempre combattuto
gli errori. Altro martire fu s. Agrippano.
Ad Adelardo il re Raolfo con diploma
nel 928 diede la signoria della città. Gui-
do o Wido de Lestrange nel 984 eresse
la suddetta chiesa di s. Michele. Stefano
I nipote di Gregorio V. Stefano II nipo-
te di s. Odilone ebbe l'esenzione dalla
metropolitana di Bourges e il pallio da
s. Leone IX. Stefano 111 nel 1076 fu sco-
municato da s. Gregorio VII. Ponzio
ÌVJaurizio nelioiS da Pasquale II ricevè
la conferma dell'esenzione da Bourges, e
dell'uso del pallio, colla bolla Inter cae-
teras, presso Cheuu. Roberto de Mehua
no PUY
affine di Filippo II Augusto, molto sof-
frì per la libertà ecclesiastica, per aver-
gli lanciato le censure ecclesiastiche. Ar-
mando de Polignac del i aSy. Guido Cross
figlio diFuIcodio, fatto vescovo nel 12 5g,
poi arcivescovo di Narbona , cardinale e
Papa Clemente IV [V.) nel i265. Gio-
vanni de Cumenis, ni quale Filippo IV
pariagiOy seu parie altera cwitatis Ani-
ciensis donavit. Bernardo de Castagneto
{V.) cardinale. Bertrando de Chanac nel
i383 amministratore, fatto anlicardina-
ledali'antipapa Clemente VII, di cui par-
lai nel voi. Ili, p. 3.1 4- Pietro Gerardl
(V.) anticardinale , poi riconosciuto per
vero nel concilio di Pisa. Gli successe E-
gidio Issalmi deBellamera uditore di ro-
ta, traslato ad Avignone. Pietrode Alia-
co di Compiegne, dottissimo, traslato a
PUY
Cambray. Giovanni Borboni cluniacen-
scornato di moltevirtìi. Antonio de Cha-
banis nel i5ii5 ricevè il pallio da Leone
X. Giacomo de Serre, neli6o4 fondò la
chiesa e il collegio pei gesuiti. Con que-
sto Chenu termina la seriede'vescovi; la
Gallia dir. t. 2, la compie con Claudio
de la Roche Aymond del 1708, prosegui-
ta dalle Notizie di Roma. La diocesi si
forma del dipartimento dell'Alta-Loira,
Ogni nuovo vescovo è tassato in fiorini
370. In Le Puy furono tenuti i seguen-
ti concilii. Nel 990, nel 994 , nel i2o5^
Gallia chr. t. 6, p. 618. Nel i i3o con-
tro l'antipapa Anacleto II e per la con-
ferma o riconoscimento d'Innocenzo li.
Labbé t. IO, Arduino t. 6. L'ultimo nei
1222. Gallia chr. p. 1 3o.
QUA
QUA
Q
ijUACQUERI o QUACCHERI o
TREMOLANTI. Giorgio Fox calzola-
io del villaggio di Drelon di Leicester,
mentre l' Inghilterra abbandonata allo
spirilo dello scisma e di sviamento pro-
i duceva di giorno in giorno nuove sette,
USCI momentaneamente dalla sua bot-
tega e dando sfogo alla sua sregolata im-
maginazione, sprovveduto d'ogni talen-
to e parlando anche male, si disse susci-
tato dal cielo per riformare il genere n-
mano. Annunziava con tuono enfulicoe
aria di profeta, che lutti gli uomini a-
\eano abbandonata la via di Dio, e non
i'aveano risparmiata a nulla, né nella
dottrina, né nei costumi. La singolari-
tà della persona trasse a se un gran con-
corso diascoltatoriie fra popoli che nul-
la aveano di fermo nella loro religione,
il preteso illuminato Fox giunse a farsi
ben tosto vari proseliti, da farne una set-
ta formale. Animato da questi successi ,
e bramandone la conservazione, diede i
suoi vaneggiamenti per rivelazioni, le sue
convulsioni per rapimenti estatici, e pub-
blicò delle guarigioni miracolose , che
diceva essersi operate per le sue orazio-
ni. Ad esempio di lui, tutti i fanatici se-
guaci, qualificandoloapostolodi prim'or-
dine e glorioso stromento della mano di
Dio, si crederono altrettanti organi dello
spirito divino; e dal mezzo delle loro a-
dunanze, i cui riti si riducevano a una te-
tra taciturnità aspettando l'effusione del-
lo Spirito santo, si levava ora un uomo,
ora una femmina, ora un fanciullo , per
annunziare gli ordini del cielo , che ve-
nivano con rispetto ascoltati. Margheri-
ta moglie di Fox divenne uno de'perso-
oaggi pi ù celebri dello setta per le sue pre-
diche. Questi predicanti d'ogni sesso, con-
dizione e mesliere,entravano arditamente
ne'templi e interrompendo i predicatori
ordinari, spacciavano una dottrina tutta
opposta, e mettevano in rivolta il popolo
contro! minislii.Ve ne furonoche corsero
le strade e le piazze, coperti d'abiti ridico-
li, affettando voce lugubre, alzando talvol-
ta grida e urli orribili, screditando i mogi-
strati,e promulgando la dissoluzione pi os-
simadel regno, llgovernosi contentava di
farli mettere in arresto, come persone in-
sensate attaccate da mania,, lasciandoli in
libertà con promessa di contenersi per
l'avvenire. Bensì fece frustare Taylor co-
me bestemmiatore e perchè avea lascialo
eleggersi re d'Israele dalla folla che lo se-
guiva,echiamavalosole di giustizia, figlio
unico di Dio, acclamandolo nell'ingresso
a Bristol: Osanna, figlio di Davide. Ti\-
venendo pel loro entusiasmo convulsi e
tremolanti, furono delti Quakers, Quac'
queri cioè tremanti. Nondimeno questo
partilo fantastico fece progressi considera-
bili, anche con persone distinte per for-
tune, per nascita, per cognizioni ed in-
gegno. Guglielmo Penn tra gli allri, fi-
glio d'un viceammiraglio d'Inghilterra
e più distinto ancora pe'suoi talenti, en-
trò in questa sella, ne divenne ardente
protettore e le ottenne la tolleranza, che
già non avea più limiti tra 'sudditi d'In-
ghilterra, se non per la religione de'Ioro
padri. Egli si abbagliò dall'incorrultibi-
le probità che affettavano questi settari,
dallo spirito di concordia e di fratellan-
fa, per cui si chiamano ^mzW, che ren-
deva i beni comuni fra loro, dalla sem-
plicità delle loro maniere, delle loro ta-
vole e dei loro vestili; dalla comunanza
112 QUA
fra gli uomini di lulte le cose , cbe uno
non potesse avere autorità sull' altro , e
che nessuno fosse chi a ma lo padrone o si-
gnore ; che non si cavasse il cappello a
nessuno, che ninno usasse segni d'onore,
dandosi reciprocamente il /f< invece di voi
o /f^t. La filantropia, prima base del quac-
cherismo , indusse Penn a comprare in
America un terreno nella Nuova Jersei,
per aprirvi un asilo a tutte le credenze,
massime a'suoi settari. Indi dal governo
liritaimico si fece cedere a titolo di com-
penso, per lespese fatte dall'ammiraglio
suo padre nella guerra contro gli olan*
desi, la proprietà e la sovranità del terri-
torio contiguo e posto all'ovest del De-
lawarc, il quale paese come abbondan-
te di selve, si chiamò Perni- Sylvania, Pen-
sihania. Ivi allargato il suo diseguo, in-
vitò con nuovi e acconci mezzi i coloni,
e potè nel 1G82 làr loro accellare una
costituzione o Carla di Penn, la quale poi
servì nel 1776 di base alla costituzione
che regge gli Stali Uniti : fabbricò anche
per capitale Filadelfia (/^.). Morì sme-
morato nel 17 18, chiamato il buono dai
selvaggi, benedetto dai suoi settari, per la
sua saviezza, carità e animo pacifico, ma
non del tutto disi ni eresse to, anzi Fran-
klin dice che corbellò gli americani. Di
molli suoi opuscoli il più Oiinoso è ()uel*
lo intitolalo : Non croce, non corona. La
Pcnsilvania oggi si divide iu 5 1 contee, e
fa parte degli Slati Uniti, dopo essere sia-
la la culla dell'emancipazione americana
dall'Inghilterra, dalla Spagna e da allri
stali; olile Filadelfia, ha l'altra sede ve-
scovile di Pittsburg {F.). Inoltre i quac-
queri si dilìusero in altre parti d'America,
oltre l'Inghilterra, in Olanda ed in altre
parti. 1 quacqueri riconoscono Dio in tre
persone, la caduta d'Adamo, la promessa
del Redentore, la salute pei meriti di Gesù
Cristo, e allri punii di credenza. Escludo-
no la dottrina d'elezione, di reprobazione,
senza previsione de'meriti. INon anunet•
tonocuIloesleriore,nè ritijuèsagramenli,
neppure ilbaltesimoe lasagra cena; non
QUA
condannano però il battesimo d'acqua,
sebbene lo credono superfluo. Formano
le basi della sella 4 m^s'^ime fondamen-
tali, i." L'autorità civile non può eserci-
tar alcun diritto sulla credenza religiosa.
2." 1 giuramenti prescritti dall'autorità
civile sono illeciti. 3." La guerra è ille-
cita, per conseguenza contrappongono es-
si a qualunque violenza la rassegnazio-
ne; la loro difesa non è mai spinta fino
al punto di versare il sangue, odi met-
tere in pericolo la vita del nemico; pre-
feriscono di lasciarsi uccidere. 4- Uno
stabilimento per stipendiare o ricompen-
sare il' clero, sembra loro illecito; per con-
seguenza ricusanodi pagar le decime, per-
chè sono esse destinale pel mantenimen-
to d'un corpo sacerdotale; ma i precet-
tori che vanno nelle loro case ne perce-
piscono l'equivalente senza provare op-
posizione alcuna. Il loro costume, le loro
abitazioni, i mobili presentano tuttociò
che esigono la decenza, la necessità, l'u-
tilità; ma niente di superfluo. I quacque-
ri condannano le rappresentazioni sceni-
che, i giuochi d'azzardo, le carte da giuo-
co, le lotterie, i vani discorsi, le futili let-
ture, il canto, la caccia, ed hanno bandi-
to dal loro linguaggio i vocaboli azzar-
do, caso, sorte, destino, fortuna, ec. co-
me altrettanti insulti alla provvidenza.
Vedasi Bercaslel, Storia del cristianesi-
mo t. 25, n.° 255, Contin. Diz. dell'ere-
sie, nell'articolo Quakeri. Croesi, H isto-
ria Quakerana, Amslelodumi i6q5.
QUADRAGESIMA. La domenica pri-
ma di Quaresima (^'.)j e fu così detta
perchè da quel giornofino al giovedì san-
to, ch'era la Pasqua (F.) degli Ebrei[f^.),
vi corrono 4° giorni.
QUADRATO (s.), vescovo di Alene.
Discepolo degli apostoli, si mostrò vero
erede del loro spirito, e si adoperò con
mollo successo alla propagazione del van-
gelo. Eusebio gli dà il titolo di uomo di-
vino , ed assicura che fu in grado emi-
nente dolalo del dono della profezia e
dei miracoli. Dopo che s. Publio (/'.) fu
QUA
inarlirizzato neh 25, s. Quadrato fu in-
nalzalo alla sede episcopale di Atene, e
per la sua bonlìi e sommo sapere si me-
ritò la stima fino dei pagani. Colla sua
pietà e col suo zelo radunò i fedeli che
la persecuzione aveva disperso, e ravvivò
l'ardore della fede. Essendosi l'impera-
tore Adriano nel 1 24 fatto iniziare in A-
tene nei misteri eleusini, in occasione di
questa cerimonia superstiziosa si accreb-
be la persecuzione contro i cristiani. S.
Quadrato, senza curarsi del pericolo al
quale si esponeva,scrisse un'apologia del-
la religione cristiana , che presentò al-
l'imperatore poco dopo essere stato elet-
to vescovo, e contribuì a spegnere il fuo-
co della persecuzione. Di quesl' opera ,
che s. Girolamo appella uno scritto uti-
lissimo e degno della dottrina apostoli-
ca , non ci resta più che un Q'am mento
conservatoci da Eusebio, nel quale si tro-
vano le note che distinguono essenzial-
mente i miracoli di Gesù Cristo dalle im-
posture dei maliardi. Non si conosce l'e-
poca della morte di s. Quadrato. Il suo
nome è inserito nel martirologio roma-
no ai 26 di maggio.
QUADRO , Tabula pietà. Pittura in
legname, o in tela accomodata in telaio,
o propriamente la rappresentazione d'un
soggetto, che l'autore racchiude in uno
spazio, ornato d'ordinario d'una cornice;
esecondo il Baldinucci, quadro dicesi fra i
pittori ogni sorta di dipinto, fatto sul le-
gno, sulla tela o su tult' altra materia
che sia quadra o di altra figura. Quadro
si dice anche pala e tavola, massime quel-
lo deW altare (^ .). Ne tratto agli artico-
li relativi, come Immagine, Pittura, Dit-
tici, Altare e altri.
QUALIFICATORE , Quali/icator ,
Censor. Teologo incaricato di qualifica-
re o sia dichiarare la qualità delle propo-
sizioni che sono deferite ad un tribunale
ecclesiastico, e soprattutto a quello del-
y Inquisizione (/^^.), e della Congregazio-
ne del s. offizio(J^.). I qualificatori non
SODO giudici, essi non fanno che palesare
VOt. LVI.
QUA ii3
la loro opinione agl'inquisitori. Vengo-
no scelti fra il clero secolare e il clero re-
golare, e non intervengono a detta con-
gregazione , se non che per riferire sul-
le cose che vennero commesse al loroe-
same.
QUARANT'ORE. Orazione od espo-
sizione solenne della ss. Eucaristia per io
spazio continuo di quarant'ore. Suppli-
caliones adhoras XXXX. Supplicaliones
per horas quadraginta. Supplicaliones in
dient quartum per horas quadraginta a
solis orla in occasum. Istituzione delle
quarant'ore in ^oma. Supplicaiiones per-
petuae circa Urbis Tempia ad Iwras
^A'.Y^ per vices instilntae. Così Morcel-
li. All'articolo Eucaristia § IW, Dell' e-
sposizione del ss. Sagramento dell' Eu-
caristia , principalmente con l'autorità
di Thìers, di Chardon e di Lupo, trattai
della origine di tal divozione verso l' a-
dorabile mistero, cioè della solenne pro-
babilmente derivata dalla Processione
del Corpus Domini (in cui dalla Chiesa
è portato in trionfo per le pubbliche vie,
a ricevere concordi onori , benedizioni
e ringraziamenti dal clero e dal popo-
lo; nel quale articolo, oltre delle proces-
sioni, parlai ancora delle antichissime e-
sposizioni della ss. Eucaristia), come si
portava prima nelle processioni, quindi
quando cominciò la pubblica esposizio-
ne o dimostrazione scoperta della sa-
gra Ostia (/^.) negli Ostensori (F.) o in
vasi trasparenti : delle diverse specie di
esposizioni per quarant' ore, da chi isti-
tuite e per quali memorie del Redento-
re; come dell'approvazione e indulgenze
concesse dai Papi, non che delle diverse
rubriche riguardanti il tempo della espo-
sizione , rimarcando come per singoiar
privilegio , nella sontuosa cappella Bor-
ghesiana nella Chiesa di s. Maria I\Iag-
giorCy ha luogo l'esposizione coU'imma-
gine della B. Vergine scoperta. Qui nel
brevemente riepilogare alcuna parte,
chiarirò qualche punto. Ne'primi tempi
della Chiesa si usò la precauzione di non
8
I i4 QUA
esporre la ss. Eurarislin,piirua n molivo
ilelle nei'Scr;U7Ìoni , poi per la disciplina
(leiraicano, colla quale si occultavano i
ili vini misteri, per rpjelle saggie ragioni
die riportai altrove. Già però nel V sc-
orilo trovnnsi testimonianze della esposi-
zione, e nel VII della processione, finché
eniristitii7.ione della festa iìelCorpus Do-
mini nel 1264, contemporaneamente o
non molto dopo cominciò la solenne pro-
cessione, in vasi chiusi o trasparenti,i qua-
li ultimi in processo di tempo prevalse-
ro, di varie forme e con nomi diversi,
gli Ostensori essendo stati gli ultimi. Si
espose la ss. Eucaristia sotto Tabernaco-
li (/^.) egualmente di dillèrenli specie e
denominazioni, secondoi luoghi ed i tem-
pi, appartenendo ad epoca recentissima
r uso di porre il ss. Sagramento in tro-
no elevato .sulT Aliare (F.) , sotto Bal-
dacchino di cui parlo anche a Ombrel-
T,mo, eziandio per quello che si usa nelle
processioni. Le prime quaranl'ore o ora-
zione continua per 4» ore innanzi il ss.
Sagramento in memoria delle altrettan-
te che il sagro corpo di Gesù Cristo stet-
te nel sepolcro, ebbero principio in Mi-
lano circa il 1 534, come vogliono diversi
scrittori, e il Gardellini iu Coninientariis
ad TnstiditionemClementis XI latam pri-
ma vice die 11 jannarii ì']o5 prò ex-
positione ss. Sacramenti in oratione 40
AortìfrH/7i,Romaei 8 19. Quanto all'istitu-
tore, gli uni l'attribuiscono al cappucci-
no p. Giuseppe Ferni, che mor^i in Mi-
lano neli56o, come Spondano all'anno
i556, n.°i; Thiers, De Euch.Wh. 4, cap.
17; Lambertini, Notificazione 3o,t. i, e
neh556. A Un col milanese Piazza e con
Bovio, ed una volta il mese, la dicono in-
trodotta nella chiesa di Lombardia, nel
tempo di Galeazzo M." Visconti duca di
Milano (/^^.) , per cui sarebbe più anti-
ca, da un sacerdote cremonese, il quale
secondo Ughelli,7/tìr//Vz sagra, si chiama-
va Boiìo e nel 1 534; "^^ allora era duca
Francesco 11 Sforza e fu l'ultimo. Si pro-
pagò la bella divozione in ailre città d'I-
QUA
talia, ed in Roma s'introdusse in ogni 1 .'
domenica del mese tìnW Arciconfraterni'
ta della ss. Trinità de' pellegrini , nella j
chiesa che descrissi al suo Osrizio; edin
ogni 3." domenica del mese nel 1 55 1 dal-
V /freiconfraternita dis. Maria dell'Ora-
zione delta la Morte {f^.). Osserva il ci-
tato Lambertini, che Pio IV nella bolla
22 del I 5Go in cui si approvava il soda-
lizio,nel quale gli uomini e donne aggre-
gate con altre persone oravano 4o ore ad
imitazione de'4o giorni che Gesù Cristo
digiunò nel deserto, e de' ss. Apostoli e
primi padri della Chiesa, i quali conti-
nuamente oravano; non si parla della
pubblica esposizione del ss. Sagramento,
ma belisi si diceche i confratelli ogni me-
se nella penultima domenica o altro gior-
no , portavano processionalmenle eoa
pompa decente il Venerabile, come an-
che io notai a detto articolo, portando la
ragione del silenzio del Papa. Ivi pure
dissi e nel voi. XLI, p. i r, che i gesuiti
neh 556 introdussero in Macerala l'espo-
sizione del ss. Sagramento ne'tre ultimi
giorni di carnevale,per contrapporla al-
le dissolutezze del tempo. Bercaslel, tSifo-
ria del cristianesimo t. 2 i, n.° 88, cre-
dette che questa fosse Io stabilimentodel*
la divozione delle 4© ore. Meglio ne par-
lai nel voi. XXX, p. 12 I, ove notai, che
piacque tanto al loro fondatore s. Igna«
zio , che volle fosse ogni anno praticata
in tutte le case del suo ordine nel car-
nevale: delle solenni esposizioni che in
questa circostanza si fanno in Uomo, neh
la chiesa del Gesù con cappella cardina-
lizia, e nell'oratorio del p. Caravita pn«
re de' gesuiti , alle quali suole recarsi il
Papa, ne trattai ne' voi. IX, p. i34, X,
p. 83, 84, XIV, p. 193, XXX, p. 1 79
181. Nel voi. XV III , p. 69 narrai pel
quali bisogni s. Pio V nel 1 56G istituì U
4o ore, come scrisse Novaes nella sua StO'
ria. Piazza e Bovio riportano che le 4**
ore s'introdussero propriamente in Roms
la i." volta nella basilica e Chiesa di s
Lorenzo in Dama so [/ ), a spese dell'ar-
QUA
ciconfraleiriitadella Morte, poi si trasferii
la divozione per cura e spese dello slesso
sodalizio, alla cliiesa filiale di della ba-
silica di s. Giovanni in Aino (di cui nel
voi. LI, p. 244)> Jnf'i '" strada Giulia
nella propria chiesa dell' arciconfratcr-
nila, e perciò venne denominata anclie
Compagnia dì s. Maria ddV Orazione.
Forse in memoria di questa i.'' introrlu-
7Ìone delie 4o ore in Roma e nella del-
ta basilica, ebbe origine la solenne espo-
sizione nel giovedì di carnevale con cap-
pella cardinalizia (di cui nel voi. IX, p.
I 33) nella stessa chiesa di s. Lorenzo in
Damaso , che costuma visitare il Papa.
II suddetto Pio IV nell'approvarela di vo-
la istiluzionedel sodalizio lo eresse in ar-
( ironfralernita , con molte indulgenze e
privilegi, fra'quali è rimarchevole quel-
lo di esporre in ogui 3.^ domenica di cia-
scun mese il Santissimo, il che ricorila
l'anzidetto antico uso, del quale gode co-
li possesso, come notai al suo articolo.
\ edasi. Statuti della ven. arcicoufratcr-
lilla, ec, Koma iSpo. Carlo Ussleoghi,
La vera idea del sollievo a' defonti ^ ec,
liouia 1709.
Questa pia pratica forse in altri lem*
pi dell'anno si sarà usata in altre chiese
I per divozione al ss. Sagramento, sotto la
i cui invocazione sono in Roma tante y^r-
ciconfraternite e Confraternite iP'.)^ Cn^-
I che venne poi da Clemente Vili perpe-
I tua mente stabilita ed estesa nelle chiese
\ di Roma in tutto il corso dell'anno, con
I ordine comandato e successivo, incomin-
ciandosi il giro dal Papa nella 1.' dome-
nica dell'avvouto nella magnifica cappel-
la Paolina del palazzo apostolico Vatica-
no, ove nel giovedì santo si ri pone la stes-
sa ss. Eucaristìa in forma di sepolcro. Per-
tanto Clemente Vili per quelle calami-
tà e con quella bolla del i5gi che dissi
a Eucaristia, ordinò che notte e giorno
nelle chiese principali innanzi Gesù sa-
gramentato e. solennemente esposto, si fa-
cesse da'fedeli continuata orazione, e per
implorare sempre le sue misericordie,cou-
QUA 1 1 7
cedendo anche le s. Indulgenze ^f.) a
quei che avessero fatta orazione nel tem-
po della prescritta esposizione. Quindi
Clemente Vili pel i." principiò il turno
con porlaredallacappcllaSistina alla Pao-
lina con solenne rito il ss. Sagramento ,
lasciandolo decorosamente esposto tra
moltissimi Lumi (^.), nella i." dell'av-
vento di detto 1592, ciò che fu sempre
praticato dai successori, come descrissi in-
sieme alla cappella nobilmente restaura-
ta da Gregorio XVI, anche con rimuo-
vere l'antica macchina e sostituendo al-
tra decorosa esposizione, ne'vol. Vili, p,
I 35, 2c)3, IX, p. 95 e 96, avendo dello
pure della funzione della reposizione. Il
Papa suole la sera visitarvi il ss. Sagra-
mento, tanto esposto che nel sepolcro, in-
nanzi al quale fanno continua e alterna
la orazione in cappa, i camerieri segie
ti, i camerieri d' onore, i cappellani se-
greti, i bussolanti, un'ora per cadauno.
IVell'istessa ora che si ripone il ss. Sagra-
mento nella cappella Paolina, si espone
nell'arcibasilica Lateranense, alla cui prò
cessione intervengono gli ordini mendi-
canti come cattedrale del Papa; quindi
si pongono alle basiliche Vaticana e Li-
beriana, e successivamente alleallrechie
se di Roma. Suole il Papa intervenireal-
le processioni di queste ultime due basi-
liche, cioè nella i.'^ se risiede nel propin-
quo palazzo, nella 2.'' se abita il Quiri-
nale, lo che notai nel voi. XLl, p. i43e
9,89, a Camerieri dei Papa e Bussolan-
ti. Questo giro delle 4o ore in R.oma du-
ra fino a Pentecoste , nel qual giorno si
l'innova incominciando dalla basilica La-
teranense. Pei due annuali turni si stam-
pa il libretto : Chiese ove si farà F ora-
zione delle quarant'ore in onore di Ge-
sù sagramentato, colle preci da recitai si
nel visitarlo. Per la disposizione di Cle-
mente Vili, il lodevolissimoesercizioe.s-'
seiidosi propagato in Italia eoltremonli,
sebbene in diversi luoghi già fosse stalo
adottalo, Paolo V col breve Cnm felici. i
recordationis. de' 10 maggio lOoG, con-
ii6 QUA
fermò il decretato di Clemente VITI e le
indulgenze, cioè : la plenaria a chi con-
fessato e comunicato visiterà divotamen-
te per quello spazio di tempo che potrà,
ciascuna delle chiese durante l'esposizio-
ne del ss. Sagramentoj e di i o anni e al-
trettante quarantene per ciascuna visita
con fermo proposito di confessarsi. Inno-
cenzo XI provvide al maggior decoro e
splendore di questa sagra funzione, aven-
do ordinato, che non si ammettano i po-
veri a questuare, secondo il divieto di s.
Pio V,per non distogliere il raccoglimen-
to de'fedeli ; che non si permettano ser-
moni o discorsi , per non interrompere
l'orazione de'divoti; che tutti ilumi deb-
bano essere di cera, e che avanti le por-
te delle chiese, dove sta esposto il ss. Sa-
gramento, si metta una tenda o tappeto
o antiporta, che ne impedisca la vista dal-
la strada, per maggiore riverenza e rispet-
to. Inoltre Innocenzo XI permise che i
ciechi d' ambo i sessi con bussolette po-
tessero questuare sulle porte delle chiese
ove si fa l'esposizione, che in seguito fu-
rono stabiliti in numero di 4o, fra'quali
molti non sono ciechi, ma storpi o impediti
nelle membra, insieme a diverse povere
donne, a ciò autorizzati dal cardinal vi-
cario con patente introdotta da Leone
XII, la quale pure si concede a'di versi po-
Teri accattoni che stanno sulle porte del-
le chiese, venendo sorvegliati da un ca-
porale de' veterani assegnato pel buon or-
dine alle 4o ore : questa patente si rin-
nova ogni anno, mediante attestato del
parroco de'buoni costumi e di avere rice-
vuto i sagramenti. Dell'antica confrater-
nita de* ciechi e storpiati de' due sessi, e
delle vecchie inabili, come de' ciechi che
con permesso della polizia cantano e suo-
nano per Roma, trattai a Povero.
Affinchè in nessun'ora di questa espo-
sizione mancasse il debito culto alla ss.
Eucaristia^ nello stesso pontificato d'In-
nocenzo XI, eda'aS novembre 1678, coi
debiti pei'messi , il sacerdote d. Giulio
Natalino di Foligno, che godè concetto
QUA
di servo di Dio e operaio infaticabile di
carità e pazienza, rinnovò il pio istituto
delle veglie notturne, ad esempio di quelle
dell'antica chiesa sine intermissione^ in cui
da molti monaci e altri religiosi si salmeg-
giava pure la notte, come si apprende da-
gli Annali delBaronio; non potendo tol-
lerare che l'Augustissimo Sagramento
nella notte fosse privo del dovuto osse-
quio, e restasse esposto con poco o niuu
culto. A questa divozione egli eccitò tut-
ti con sermoni pieni di spirito evangeli-
co, col quale seppe convertire molti pec-
catori ostinati , cui invitava loro a por-
tarsi nella chiesa ove si faceva l' esposi-
zione, mentre di giorno non si sarebbe-
ro potuti indurre, allettandoli ancora con
qualche sagro canto di mottetti in musi-
ca di lodi al Signore eh' è voluto restare
tra noi nelle specie sagramentali per trat-
to di grande amòre. Il Natalino prescris-
se pel divoto esercizio notturno alcune o-
razioni vocali , 1' esame delia coscienza ,
per muovere l'animo a ringraziar Dio dei
benefizi ricevuti, ed a detestare la propria
ingratitudine per le colpe commesse ; il
leggere o udire in piedi per evitare il son-
no o il tedio un libro spirituale, poi fare
un'ora d'orazione mentale, aiutata da di-
versi religiosi sentimenti suggeriti dall'as-
sistente e con vari affettuosi colloqui ; il
canto alternato di qualche lode spiritua-
le tra idi voti della pia istituzione, imitan-
do gli spiriti celesti che lodano incessante-
mente il Signore; la recita del rosario in
onore di que' misteri che si operarono
per la nostra salute; quindi nel decorso
della notte si udivano da appositi sacer-
doti le loro confessioni, verso l'aurora si
dava loro la comunione della ss. Euca«
ristia, trattenendosi l'adunanza che tal-
volta arrivava a 200 persone, col canto
delle lodi spirituali, d'inni e salmi ana-
loghi al gran mistero, ed a rendere gra-
zie a Dio pel ricevuto pane degli Angeli,
licenziandosi colla benedizione. Il Piazza
che tutto ci narra nelle Opere pie di Ro-
ma ivi stampale nel 1 679, a p. 7G i : Del-
QUA
V orazione continua delle ^o ore;vie\XEu'
sevologio romano che pubblicò nel 1 6g8,
nel trai, i o, cap. 1 1 : DeW orazione con-
tinua avanti il ss. Sacramento nel giro
delle guarani' ore, aggiunge che da poco
tempo e dopo la morte del Natalino, per
giuste cagioni fu levato il trattenimento
spirituale notturno per venerazione del ss.
Sagramento, ma si compensò da Innocen-
zo XII col fervore promosso nel portar-
lo per Viatico {V.) agl'infermi delle par-
rocchie processionalmente, con santa e-
" muiazione e religiosa gara, continuando-
si la splendida e maestosa esposizione quo-
tidiana in tutte le chiese con gran con-
corso, dal buon mattino sino a due ore di
notte, sopra di che stampò un volume
Giuseppe Solimeno prete napoletano. Il
Bovio che pose in luce nel 1 729, La pie-
tà trionfante nella fondazione di s. Lo-
renzo in Daniaso, riporta a p. 1 4^ il nar-
rato dal Piazza, ed aggiunge che il Nata-
lino apparteneva al collegio de'penilen-
zieri di detta chiesa, e che il gran concor-
so a venerare Gesù Sagramentato arri-
vava siuo alle 4 ore di notte. Ambedue
questi scrittori paragonarono questa ve-
glia notturna ni fedele Uria, che stando
al campo, fu stimolato da Davide ai ri-
posi nella sua propria casa, rispondendo
con generoso rifiuto : Che ciò non era do-
vere , stando 1' Arca del Signore sotto i
padiglioni nel campo, edivi il suo gene-
rale Gioab giaceva scoperto sopra il nu-
do terreno. Dipoi, e perchè in nessun'ora
di questa esposizione mancasse il conve-
niente cullo al ss. Sagramento, venne sta-
bilito, che ogni ora si dia la mula a una
o due diverse persone, le quali subentri-
iK) ad orare l'una all'altra, se chierici in
colla, e stola se sacerdoti, col sacco se con -
irati di qualche sodalizio, od in cappa se
canonici o beneficiati se ne hanno l'uso.
Questo rito vuoisi che corrisponda a quel-
lo degli ebrei, presso de' quali io uomini
ingenui, chiamali i dieci oziosi dt Ila Si-
nagoga, aveano l'inoombeoza di orare a
vicenda coutinuameule.
QUA
117
Clemente XI con editto de'20 gennaio
1705, Bull. Roni. t. 8, prescrisse in 32
capitoli quanto si deve osservare nella
esposizione del ss. Sagramento. A tenore
delle istruzioni e ordini di Clemente XII,
emanate dal cardinal vicario Marefoschi,
il i." settembre 1730, innanzi al ss. Sa-
gramento esposto debbono sempre arde-
re 20 lumi, e almeno IO e di cera nella
notte quando è chiusa la chiesa; ed inol-
tre, che si dia il segno colla campana mag-
giore d'ogni ora, sì di giorno che di not-
te , ancorché siavi l' orologio pubblico ,
per eccitare i fedeli con divote giacula-
torie a venerare l'esposto Signore de'Si-
gnori, ed a ricordare loro che nella vi-
cina chiesa è esposto solennemente, onde
visitarlo. Che sopra la porta della chiesa
dove sarà l^ esposizione, si metta un se-
gno del ss. Sagramento ornalo di festoni,
come pure a capo della strada vicina, per-
chè sia noto a chi passa esservi l'esposi-
zione del ss. Sagramento. Che questo do-
vrà esporsi sull altare maggiore ( eccet-
tuale le basiliche patriarcali, nelle quali
si suole esporre sopra altro altare ), e si
cuoprirà l'immagine o statua che vi sia ;
cos\ pure le pareli della tribuna e le vi-
cine all'altare, se non vi sono ornamenti
fissi si cuopriranuo con drappi , avver-
tendosi che i parati non contengano sto-
rie profane. Che sopra l'altare non si pon-
gano reliquie de'sanli o statue de'mede-
simi, non escludendosi però quelle degli
angeli, che facciano figura di candellieri,
e mollo meno si pongano figure dell'a-
nime del purgatorio , il che si proibisce
anche nelle esposizioni particolari. Che si
chiudino o coprino le finestre vicino al-
l'altare dell'esposizione, ad effetto di rac-
cogliere la mente de'fedeli all' orazione.
Che nell'altare dove sta esposto il San-
tissimo non si celebri altra messa, chela
solenne per 1' esposizione e reposizione :
quelle che si debbono cantare in altri alta-
ri,i ministri sienoparali,escludendo quelle
de'morti. Che il celebrante, dovendo por-
tare il Santissimo in processione, sarà ve-
ji8 QIJA
siilo con piviiile bianco, ijiiaudo uoii ab-
bia celebralo con alili coloii, poiché in
tal caso conlinuei à il colore della messa;
il velo umerale però >arà di color bian-
co, e<l i parainenli de' sagri- ministri sa-
rantiodcl colore del celebrante: parimen-
ti il padiglione o canopeo dell'altare sarà
sempre bianco, benché la inessa solenne
del giorno sia d'altro colore, come bian-
co dev'essere il baldacchino e l'ombrel-
lino. Prescrive il modo come si deve fare
la processione dell'esposizioue e della re-
posizione, e tulli i riti e le rubriche che
ficcompagrlano l'augusta futrzione. w La
processione sarà composta di tulio il cle-
ro della chiesa, ed il crocifero in questa
funzione non sarà paralo con abito sud-
diaconale, ma vestito con colta. V'inter-
verranno 8 sacerdoti vestiti di colla, e
colle lovcie accese in mano, i cpiali pre-
cederanno dai lati avanti il baldacchino ;
e dopo di essi seguiranno due accoliti coi
lóro turiboli, i quali per la strada incen-
seranno continuamente il ss. Sagrameu-
to, e durante la processione si suonerau-
|io le campane solennemente. La proces-
sione si farà entro la chiesa, ed al più
per la piazza, se la ristrettezza della chie-
sa lo esige ; e prima che la processione
esca di chiesa, si farà ben pulire la stra-
da della piazza, dove se vi sarà qualche
bottega, dovrà tenersi 'chiusa durante la
processione. Se vi saranno istituite con-
fraternite de'secolari, o sieno vestite di
sacco o no , tanto i guardiani e uljìziali
di esse, quanto i confratelli, tulli ande-
janno unitamente in corpo innanzi al
tlero secolare e regolare che vi .sarà , al
quale dovranno sempre cedere il luogo
più degno. Di più espressamente si co-
uianda, che i guardiani o altri uflìziuli di
esse, non ardiscano sotto qualunque pre-
testo di consuetudine, o altro, di andare
dopo il baldacchino , sotto la pena , ec.
Possono bensì delti ulfiziali portar le a-
sle del baltlacchino,u(lizio ujolto decoro-
so e proprio de'baroni e de'nobili". Vie-
la al celebrante co lutti le sedie camerali,
QUA
ma banchi senza braccia; senzii genufles-
sorii e cuscini , ai superiori de' sodalizi.
Proibisce durante l'esposizione l'uso del-
le sedie, come le questue per la chiesa a
chiunque , ed il predicare senza licen/,a.
Noterò, che di ilelle disposizioni di Cle-
mente XII alcune furono modificate, al-
meno colla consuetudine, altre ne furo-
no aggiunte. Inoltre qui ricordo, come
dissi air articolo Protettore, che si so-
gliono nelle chiese esporre le /jorticrc dei
cardinali prolettori , titolari , diàconi e
altri superiori, coi ritratti laro e quello
del Papa. Benedetto XIV colla bolla /^c-
ccpimim, de'iG aprile 174O, Bull, cit. l.
17, in risposta al vescovo di Vartnia, di-
chiarò che si acquistano le indulgenze da
quelli che visitano le chiese ove sono le
4o ore, benché nel tenq)o dell'adorazio-
ne non sia per qualche cagione esposto
il ss. Sagramcnto, ma rincliiuso per po-
che ore nel Ciborio (f^.)- Di fre([uente
questo Papa si recava a visitare le4o ore,
ed era dispiacente se impedito dagli af-
fari o dalla podagra o dall'intemperie dei
tempi non visi poteva recare. Dissi già che
nelle settimane di setluagesima e conse-
cutive fu da qualche secolo iulrodollodu
pii fedeli, non solo in R.oma nelle ricor-
dale chiese, nelle basiliche patriarcali e
in altre chiese, ma altrove la divozione
di esporre alla pubblica adorazione Gesù
sagramenlalo in forma di /{.o ore , e di
larvi orazione in riparazione in qualche
parte delle olfese che si flinnoa Dio nel
tempo del carnevale, e per impetrare i
suoi divini aiuti e misericordie. Ad aui-
mare i fedeli medesin)i ad un esercizio sì
santo e .sì gradito a Dio, Clemente XI II
con decreto della congregazione delle in-
dulgenze de'aS luglio lyGS, concesse iu
perpetuo l'indulgenza plenaria a chi con-
fessalo e comuni-calo visiterà divotamen-
te iu qualunque chiesa del mondo catto-
lico il ss. Sagramenlo esposto per 3 gior-
ni in una o ciascheduna delle setlintanc
di seltuagesima, di sessagesima e di quin-
quagesima fìuo al giorno delle Ceneri e-
QUA
sclusive , ovvero esposto nella sola feria
5/ di sessagesima volgarmeiile della il
giovedì grasso. Detta indulgenza pel so-
lo stalo pontifìcio l'avea conceduta Be-
nedetto XIV il 1 ."gennaio 1748 colla co-
stituzione Inter caetera. Clemente XIII
era solilo ogni giorno di recarsi alla visi-
ta delle 4o ove; gli altri Papi fanno al-
trettanto nella propria cappella segreta,
ove y\ è sempre la ss. Eucaristia nel ci-
borio.
Ad Adorazione DEL ss. Sagramesto par-
lai delle congregazioni di monaehe per-
petue adoralrici del medesimo, e di quel-
la approvata da Pio VI. Questi ad islan-
7a de'teatini di Roma, a' 17 ottobre 1796
concesse indulgenza plenaria perpetua a
chiunque de' fedeli cristiani, che confes-
salo e comunicato, neh." giovedì di cia-
scun mese visiterà il ss. Sagramento o e-
sposto o anche chiuso nel tabernacolo o
ciborio, ed ivi reciterà l'orazione : Respi-
Ci, Domine, de Sancluario tuo. A quelli
poi che in qualunque giovedì confessati
e comunicati reciteranno tale orazione
genuflessi innanzi il Santissimo, concesse
7 anni e 7 quarantene d'indulgenze, e
100 giorni in qualunque giorno, quali
indulgenze si possono applicare a' fedeli
defunti. Ne' primordi del pontificato di
Pio VII s'introdusse in Roma le mona-
che A dorntrici perpetue dtldi\'in Stigm-
rnenlo (^ .), che nella loro chiesa di s. M.^
Maddalena [^\ìì de' Predicatori, ledi), in
ogni giorno lo tengono decorosamente
esposto alla pubblica venerazionecon can-
tarne dolcemente le ludi, e adorarlo co-
>lanleniente anche la uotle chiuso nel ci-
borio. Vedasi, Z?e//t; sagre funzioni soli-
le a farsi nella chiesa delle religiose per-
petue adoratrici del divin Sagramento
delV altare avanti l' esposizione e reposi-
zione del medesimo nelle mattine e sere
deir anno, Roma 1827. Nel novembre
1810 fu istituita in Roma la Pia unione
di adoratori del ss. Sagramento, per pre-
starsi tutta la notte alla continua orazio-
ne in quelle chiese ove ha (.uogoTespo^
QUA 119
sizione delle ^o ove, chiamala Adorazio-
ne notturna, la quale è un bel testimo-
nio della sempre viva fede e pietà di Ro-
ma. Ella s'impiega nelle singole notti ia
pregare con orazioni mentali e vocali in-
nanzi al divin Sagramento nel così detto
giro delle quaraul'ore. Parecchi edifican-
ti laici, senza curare la perdita del sonno
e l'intemperie delle stagioni , presieduti
da un sacerdote restano in questo santo
esercizio a più ore. L'origine eie notizie
di questi adoratori notturni del ss. Sa-
cramento si leggono ancora nelle Brevi
notizie di Leopoldo Dourlie , di mg.^Fa-
bi Montani. Ivi dunque si apprende a p.
2 i , che il principio vero della pia unione
fu nel 1 809 quando nella Chiesa dis. 3Ja
riain Fia Lata face vasi l'esposizione del-
le 4o ore. Solendosi nella notte velare il
Santissimo, il can. Giacomo Sinibaldi (poi
canonico Liberiano, presidente dell'acca-
demia ecclesiastica e patriarca di Costan-
tinopoli) ebbe in pensiero di formare una
società di divoti, i quali anco in tale tem-
|)0 a porle chiuse adorassero il Venera-
bile. Manifestato il suo disegno ad alcu-
ni, trovò a compagni il collega canonico
d. Raffaele Bonouii, il cav. Lorenzo dei
principi Giustiniani, il marchese Patrizi
poi senatore, il conte F. Saverio Parisani
e Angelo Raudanini. Nel principio l'ado-
razione era solo in qualche chiesa, finché
cresciuto il numerosi estese regolarmen-
te in ogni notte. La pia unione è gover-
nala da un presidente, alternativamente
ecclesiastico e laico, da un segretario, due
consiglieri, il camerlengo, l'archivista, il
sindaco. Ogni notte vi sono due v^lie;
ognuna di esse dura, nell'inverno 4 ove,
nell'estate 3, nella primavera e autunno
3 1/2. Ogni volta vi assistono un diret-
tore sacerdote e 3 fratelli. Pio VII oltre
l'averla approvata a'6 agostoi8 i4> con-
cesse in perpetuo agli ascritti alla ineile-
sima o esercenti o contribuenti o coulri-
bucnti esercenti , per le spese che vi oc-
corrono della carrozza ue'Ioro traspoitì
dalle case alla chiesa e vii^vcrsa, alcuni
120 QUA
privilegi e indulgenze, onde in breve creb-
be oltre modo il numero dei fratelli; or-
dinando, che tulle le chiese ove si farà
delta esposizione, dovranno ammettere
gli aggregati della benemerita pia unione
per le veglie notturne, non ostante qua-
lunque privilegio o costituzione in contra-
rio. Quindi nel 1 8 I 5 fu sta rapato in Roma
dal Puccinelli : Direitorio delle preci per
le veglie notturne a Gesù sagramentalo.
Lo stesso Pio VII, perchè le visite a Ge-
sù sagramentalo chiuso nel sepolcro nel
giovedì e venerdì santo si facciano con
vero spirilo di fede, con cuore penetrato
di dolore pei peccati, con sentimenti di
gratitudine per quanto ha sofferto per la
nostra salvezza , ed anche per maggior
vantaggio spirituale, a'7 marzo 1 8 1 5 con-
cesse in perpetuo a tutti i divoli cristiani
che visiteranno il s. Sepolcro in delti gior-
ni, ed ivi si tratterranno per un discreto
spazio di tempo a pregare secondo l'in-
tenzione del Papa , le slesse indulgenze
che si conseguiscono visitando il ss. Sa-
gramenlo esposto solennemente per l'o-
razione delle 4o ore, cioè una volta l'in-
dulgenza plenaria confessali e comunicati
o nel giovedì santo o nel giorno di Pa-
squa, e l'indulgenza di IO anni eie qua-
rantene ciascuna volta che visiteranno il
s. Sepolcro con proposito di confessarsi,
le quali indulgenze sono anche applicabili
alle anime del Purgatorio {f^.).^d me-
desimoanno colle stampe del Sai vioni usc\
il libretto: Divota maniera di visitare iss.
Sepolcri nel giovedì e venerdì santo. Nel
voi. Vili, p. 289 e3i I descrissi le funzio-
ni e processioni per la esposizione del Se-
polcro e quando si leva, che fa il Papa. In
questo il pio autore consiglia 5 visite , e
propone per ognuna 3 brevi considerazio-
ni, su chi giace nel Sepolcro e perchè. Inol-
tre Pio VII a' 12 maggio 181 7 dichiarò
che l'indulgenze concesse perla visita del-
le 4o ore, si possono eziandio applicare ai
fedeli defunti, come pure decretò in per-
petuo privilegiati lutti gli altari di quel-
le chiese, ove si fa l'esposizione, durante
QUA
la medesima. A supplica poi di molli ve-
scovi e del collegio de'parrochi. Pio VII
per sempre più destare la divozione ver-
so l'adorabile Gesù sagramentalo e spes-
so adorarlo in ispirilo e verità, ed a rin-
graziarlo dell'immenso beneficio di aver-
ci lascialo tutto se slesso nell'augusti ssi •
moSagramento, con decreto Urbis ti Or-
bis , de'25 agosto 18 18, concesse in per-
petuo per una volta al giorno l'indulgen-
za di giorni 3oo a chi con cuore con-
trito reciterà il divoto e commovente in-
no Pange lingua (^■), col versetto e o-
razione al ss. Sagramento; e giorni 1 00 a
quei che soltanto reciteranno il Tantum
ergo {F.) col detto versetto e orazione. A
quelli poi che frequentemente, o alme-
no per IO volle in ciascun mese recite-
ranno 'i\ Pange lingua o il solo Tantum
ergo, concesse in ogni anno l' indulgen-
za plenaria nel giovedì santo, e nella fe-
sta del Corpus Domini, ovvero in un gior-
no di della 8." e si ancora in altro gior-
no ad arbitrio, purché in tali giorni con-
fessati e comunicati visitino qualunque
chiesa e preghino secondo l' intenzione
del Papa , le quali indulgenze sono ap-
plicabili a sulìragio delle anime del pur-
gatorio. Pio VII concesse altresì indul-
genze per la recita di atti di adorazione
ed ammende a Gesù sagramentalo, non
che per divote giacidatorie, confermate
in perpetuo da Leone XII. Questo Papa
concesse in perpetuo 100 giorni d'indul-
genze applicabili alle anime del purgato-
rio, per la recita con cuore contrito del-
le giaculatorie : » Vi adoro ogni momen-
to, o vivo pan del ciel gran Sagramenlo.
Gesù, cuor di Maria, Vi prego a bene-
dir l'anima mia. A voi dono il mio cuo-
re. Santissimo Gesù mio Salvatore. Sia
da tutti conosciuto, adorato e ringrazia-
to ogni momento il ss. edivinissimo Sa-
gramenlo ". f^. Sagro Cuore di Gesù".
A p. 325 dell' Osservatore romano del
i85ij si legge. » Inghilterra. Siamo lie-
ti di annunziate che a Londra , dietro
l'esempio di Parigi, va a mettersi in u^o
QUA.
la bella e santa pratica tielle 4o ore" de-
scrivendo le chiese in cuieiasi fatta. Nel-
la cliiesa ambrosiana perciò che riguar-
da il rito, non si celebra in tempo delle
4o ore messa alcuna, e l'ostensorio non
è a raggi come nel rito romano , ma a
torricella, come quelli antichi di simili
torme, in alcuni de' quali si vedeva rap-
presentato quel sepolcro ove fu posto il
corpo di Cristo defunto. Entro una pro-
{)orzionala campana cilindrica di vetro
sta riposta la sagra Ostia, ed il colore nei
paramenti è ros^o, come lo è nelle altre
funzioni a questa analoghe. Diclich nel
Diz. sagro-lilurgico, riporta all'articolo
Esposizione di Gesìi Cristo detta delle \o
ore, le Istruzioni ed ordini del cardinal
Marefoschi ; e nell'articolo, Esposizione
di Cesie Cristo, avverte che non si può fa-
re di frequente, secondo il decreto de's.
liti, riporta diverse opinioni prò e cori'
tra , e concliiude che esige 1' espressa li-
cenza dell'ordinario per la pubblica espo-
sizione con r ostensorio. Si possono leg-
gere: Girolamo Mascardi, Racconto del'
le ceremonie da usarsi nella solennitàdel'
le 4o ore, Palermo 1 632. Francesco Cor-
neo, Origine dell'istituzione dell'orazio-
ne delle 4o ore, Milano 1649. Chr. Lu-
pi, Dissertalio de ss. Sagranienti puhli'
cu expositione , et de sacris processioni-
bus, in quibus circumfertiir , cuni sacris
nliqniis, et immaginibus venerabile al-
tnris Sacramentuni, in t, xi Operiun, p.
335. Thiers, De l'exposition da Sacre-
ment , Paris 167 3, 1677. Sarnelli, Leti,
eccl. t. 5, lett. 37 : Degli undici miraco-
li che si considerano nella ss. Eucaristia j
e della esposizione, processione ed ado-
razione delle ^o ore. Dinouart, Joiirnel
eccles. t. 60, p. i65. Zaccaria, Bibl. ri-
tuale, p. 338, 352.
QUARANTOTTI Gio. Battista, Car-
dinale. Nacque in Roma a'27 settembre
I 733 dal marchese Lodovico e dalla mar-
chesa Marianna Leonori d' Ancona , es-
sendo la sua nobile famiglia originaria di
Norcia, che Clemeute XIII ammise fra le
QUA 121
romane, di cui fu stipite Vannuccio di
Petronio fiorito nel secolo XIV, illustre
e benemerito cittadino di Norcia, come
sapiente legislatoredella patria. I suoi di-
scendenti si distinsero nell'esercizio delle
magistrature, ambascerie e nella giuris-
prudenza: Sertorio fu detto lumee orna-
mento della patria per esserne stato ma-
gistrato e riformatore dello statuto , di-
chiarato dal cardinal legato dell'Umbria
conte palatino; Gianfelice neh 54 1 spo-
sò Cencenna Quarantotti; Giulio Cesare
nel i 739 istituì una primogenitura co-
spicua ; il suddetto Lodovico fu fatto da
Benedetto XIV marchese di Casciolino,
marchesato che Clemente XIII ornò di
privilegi; di cui altro figlio fu Carlo M.*
de' chierici regolari minori, de'quali di-
venne generale, e fu professore nell'uni-
versità romana. Gio. Battista fino da'suoi
verdi anni fu decorato dell'oidioe gero-
solimitano, dopo aver compito i suoi stu-
di nel collegio romano, essendosi poi pro-
iundito nella giurisprudenza. Entrato in
prelatura. Clemente XIII lo fece prelato
domestico e ponente del buon governo,
abbreviatore del parco maggiore , am-
mettendolo tra'prelati delle congregazio-
ni dell'immunità e del concilio. Egli sod-
disfece con tal prudenza e perizia a tut-
te le relative incombenze, che ne riportò
applausi ed encomi, onde meritò il ca-
nonicato Lateranen.se, di cui più tardi
gli fu dato a coadiutore lo zio cugino Giu-
lio (morto nel 1 8o3 e tumulato nella cap-
pella gentilizia, come si ha dal n.° 2 5o del
Diario di Roma). Clemente XIV l'ebbe
familiarissimo e lo promosse a volante
di segnatura , nel quale tribunale restò
3o anni, esercitandone l' uffizio con abi-
lità e rettitudine, meritando elogi dalla
curia romana: frequentarono il suo stu-
dio molti personaggi, diversi de'quali fu-
rono in seguito decorati della porpora.
Pio VII finalmente Io tolse dall'eterna
segnatura , nominandolo chierico di ca-
mera e prefetto dell'annona, laqnaleam-
raiaislrò cou avvedutezza e vigilanza, cu-
i?.2 QUA
jando gl'interessi della camera apostoli-
ca; indi nel 1 807, come dissi nel voi. XVI,
j). 7,Go,Io dichiarò segretario della con-
gregazione di propaganda, ed agli 8 mar-
701816 lo creò cardinale prete, pubbli-
candolo a'11 luglio col titolo dis. Maria
il) Araceli, nel quale anno donò due pic-
coli candellieri d'ambra al santuario di
Loreto. Inoltre Pio VII lo elesse prefet-
to di segnatura e della celebre stampe-
ria di propaganda. Morì in Roma a' i5
selletnbre 1820, nell'età d'anni 87 meno
I 0. giorni, e gli fu celebrato il funerale
nella sua titolare , cantando la messa il
suo amico cardinal de Gregorio, indi fu
tumulato nella cappella del s. Bambino
padronato di sua famiglia. A[)partenne a
«liverse congregazioni cardinalizie, e fu
j)rotetlore di Viterbo e di quel monastero
di s. Rosa, della città di Norcia, di Monte
Leone in Sabina, non che protettore e vi-
sitatore della confraternita dis. Lorenzo
in Lucina. Il n.^yG del Diario di Roma
ili detto anno ne riporta le notizie e gli
rende questoclogio. "Alla grande perizia,
massime nella giurisprudenza, accompa-
gnava la piìi specchiata integrità e ret-
liludine; ad una soda pietà la modestia,
ad un animo nobile e generoso una pro-
fonda umiltà; nò lo abbagliò lo splendo-
re della porpora, mentre la stessa affabi-
Jilà e piacevolezza, che dimostrò ne'pri-
mi suoi anni , costantemente mantenne
lino agli estremi del viver suo ".
QUARESIMA, Quadragesima. Hoc
dicjfjunium quadragenariu'H occipit.Je-
jiinia et status conciones incipiunt. Spazio
de'giorni di digiuno che precedono la festa
di Pasqua. Apprendo da Lambertini, poi
Cenedelto XI V, Notificazione 1 4, 1. 1 : La
s. Chiesa e il secolo ci vanno disponen-
do alla quaiesioia con strade differenti e
opposte. La Chiesa ci dispone alla s. qua-
resima nelle tre domeniche antecedenti
di Settuagesima y Sessagesima e Quin-
qaagcsiina ( /■'.), alle quali furono dati ta-
li nomi perchè precedono la domenica di
Quadragesima, (/.)o quaresima , chia-
QU A
mala così pel susseguente digiuno di 4^
giorni. Perciò era conveniente chiamare
la pili rimota delle 3 antecedenti col no-
me di settuagesima, quella di mezzo col
nome di sessagesima, e l'ultima col nome
di quinquagesima. Il secolo poi ci dispo-
ne alla santa quaresima col Carnevale
(/^.), l'etimologia del quale nome, che
riportai a tale articolo , secondo alcuni
scrittori si desume dall'essere questo tem-
po quello nel cui fine si lascia di man-
giar carne. Nella settuagesima, sessagesi-
ma e quinquagesima è la Chiesa ripiena di
mestizie, sottraendo dai divini ufllzi il fe-
stivo Allcluja (F.) e sostituendo il Z^rt«5
libi Domine {f'^.), preghiera ben propor-
zionata all' umiltà, e alla nostra caduta
neli." padre Adamo. Ne'medesimi divini
uffizi si levano i salmi Doniinus regna-
vit,cJuhilale, come salmi di allegrezza ;
sostituendosi i salmi Miscrere {f^.) e Con-
filemini , quali salmi di penitenza : pren-
desi dalla Chiesa il segno del duolo nel co-
lore paonazzo, sopprime i cantici e il suo-
no dell' 0/'g<2«o(/^.). Ella copre i suoi al-
tari e veste i suoi ministri con ornamen-
ti che ispirano sentimenti di tristezza. Al
s. sagrificio il diacono assiste il sacerdo-
te senza la Dalnialica[F.), e il suddiaco-
no senza la ToniceUa (f'.) dissono abi-
ti di allegrezza , usando le Piane te (F.)
piegate. Gli altari non sono più oroat'i
con fiori, ne si espongono fra i candel-
lieri le immagini o reliqtiie de* santi. In
([ueste 3 domeniche inculca la Chiesa ai
suoi fedeli gli atti di maggior pietà, ed è
appunto perchè la divina grazia operi in
noi felici impressioni per le anime nostre,
onde mutar vita e meditare la passione di
Gesù Cristo, che la Chiesa per eccitare iu
noi le convenienti disposizioni, ci esorla
colle sue preghiere , colle sue istruzioni,
colle sue ceremoiiie, e cogli emblemi mi-
steriosi dieci presenta in queste 3 setti-
mane. La Chiesa per far meglio conosce-
re la soppressione che si è per fare delle
dossologie di allegrezza , ai vesperi che
precedono la settuagesima, dice due voi-
QUA
le XAlltliija, ilopo il Bencdicaniiis Do
mino (f ■), ed anco dopo il Dco gralias
(/'.). Da qnesli giorni di domenica inco-
niinciavanouna volta idigiutii nella Chie-
sa, ed i polacclii continuarono 1' wsanza
duo a Itmocenzo IV, il quale permise lo-
ro, come già praticavano gli alili callo-
liei, il mangiar carne fino al giorno del-
le Ceneri (y.), eh' è il l.° di quaresima
ilcllo Caput je/unii. In questo la Chiesa
ci as[Hn-ge di cenere la fronte, e quasi al-
Turecchioe al cuore di ognuno colla no-
ia formola ci dice affeltuosa : Ricordali,
0 uomo, che tratto dalla poU'ere, dovrai
1 itornarc in polvere. Questa formola non
si pionunzia dal cardinal Penitenziere ,
per r|uanto dissi a Ceneri, ed iu sua man -
tiuiza il Papa se le impone da perse. Nei
3 giorni di quinquagesima, che precedo-
no il merculed'i delle Ceneri, per devia-
re i fedeli dalle opere della carne a quel-
le dello spirilo, e [ìev placare l'ira divi-
na irritala dai peccali del (taruevale , s.
Filippo Neri introdusse in Roma la visi-
la delle iSe£/e Chiese (F.) con gran comi-
tiva di persone, indi s'istituirono le espo-
sizioni delle Quarant'ore (f^.)e quegli e-
scrcizi di pietà che riportai a C.abseva-
LE, ed a Carnevale di Roma. A Cai-pel-
le l'oXTiFiciE e ne'relalivi articoli trattai
delle altre Domeniche [f^.) dì (\\iMti\mi\
e particolarmente della 4-* detta Laela-
re, in cui si benedice la Rosa doro (f .),
chiamala ancora OoHi/M/'c-a panis pel van-
gelo che narra la moltiplicazione de'pa-
ni , e viene significala la liberaziune del
popolo cristiano dalla tirannica servitù
degl' idoli, onde in segno d' allegrezza si
usa il colore rosaceo e si suona l'organo,
come nella 3." dell'avvento ; della 5/ di
Passione {f ■) , della cui settimana Me-
diana e sabbato Silientes parlai in più
luoghi, come ne' voi. XX, p. i83, X\l,
[). 137, e ad Ordine; della G.' delle Ai/-
me ^f^.^. Egualmente preziosa è la Noti-
ficazione i 5 <\tz\\ij slcsiu Lanibertini, sul
l'osservanza del digiuno quaresimale, che
dice ridotto a poco e quasi nulla in prò-
QLA ii3
porzione di quello rigoroso praticalo da-
gli antichi cristiani. Ma del Z?/gfH«o qua-
resimale, sua origine, durala e quanti) lo
riguarda,sìdeiranlicochedelmoderno,a
quell'articolo ne trattai. La chiesa ambro-
siana incomincia il digiuno quaresimale
nella i /domenica di quaresima. La chiesa
greca principia l'astinenza delle carni dopo
la sessagesima, e nel lunedi dopo la quin-
quagesima incomincia la quaresima, du-
rante la quale i greci si astengono non sola-
mente dalle uova e dai latticini, ma ezian-
dio da! pesce e daH'olio.Oltre questa qua-
resima di Pasqua i greci ne osservano 4 al -
tre, cioè degli Apostoli, dell'Assunzione, di
Natalee della Trasfigurazione, ma qucsle
di soli 7 giorni per ciascuna: i greci chiama-
nOilA'iO'ieifemo il digiuno; così nella litur-
gia di s. Gio. Crisostomo chiamasi la setti-
mana media del digiuno quaresimale dei
greci, ossia la 4-' la quale corrisponde al-
la 3.' de'lalini, perchè come ho detto, la
loro quaresima incomincia una sellima-
nu prima della nostra. Osserva il p. Ber-
nardo da Venezia, annotatore di Char-
don, che 3 quaresime anticamente osser-
vava la chiesa Ialina, cioè la maggiore a-
vanti Pasqua, altra prima di Natale det-
ta di s. Mai lino (della festevole ricreazio-
ne nel giorno di sua festa e perciò pre-
cedente questa quaresima, ne tenni pro-
posito nel voi. XLIII, p. i85), e la 3/ di
4q giorni innanzi la festa di s. Gio. Batti-
sta. Di queste 3 quaresime ne fanno men-
zione i Capitolari di Carlo Magna, lib
G, e. 184, Broccardo lib. 5c), ciip. 5 , e
inoltissiuii autori , e quasi tulli gli anli-
c\\\ penitenziali. Furono [K)Ì per la umana
debolezza ridottea due, quella di Pasqua,
e quella deW Avvento prima del Natale, la
qualedagli ordini regolari ancorasi osser-
va. Crede inoltre il p. Bernardo, che final-
mente per maggiore indulgenza furono
diminuite e divise in que' digiuni chia-
uiali Quattro Tempora {/'•). Di queste
e altre particolari quaresime, qualche e-
rudizione riportai nel voi. XX, p. ^5 e
56. Gaiauq>i, Memorie, p. 540, parla dei
124 QUA
iliversi digiuni denominali quaresime,
ed opina che questa raoitiplicitù di qua-
resime fosse introdotta ad intuito di sod-
disfiire \e Penùenze [F.) canoniche,e ne
adduce le prove. Del digiuno che prece-
deva la Pentecoste [V.), come una delle 3
principali feste dell'anno, e di altri, par-
lai a Digiuno. Il digiuno quaresimale fu
attaccato dagli eretici antichi e moderni,
con tanta furia, quanto con erudizionee
sodezza fu sostenuto e difeso dai nostri
controversisti, e particolarmente dai car-
dinali Baronie, Annali, anno 5'j ; Bel-
larmino, Controversia r. t. 4; Cozza, De
p'junio; Gotti, Oper. t. i.
Durante il corso della quaresima, dal
1.° all'ultimo giorno le pratiche di reli-
giosa penitenza si celebrano con più o me-
no ardore ed esemplarità a seconda del-
la religione che professano! cattolici. Non
vi è chiesa nelle principali città e luoghi
che a se non attiri affluenza di concorso
di gente bramosa di ascoltare le Prediche
quaresimali [P^.); i Catecldsnii jdeWdiCm
origine parlai nel voi. XX, p. 24^5 g'»
Esercizi spiriliiali{^F.)j in sostanza e se-
gnatamente in Roma si può dire, che non
vi è sagro Pulpito (J^.), da cui non sia
banditala parola evangelica a condanna
del peccato, a stimolo della tiepidezza,»
conforto della pietà , a gloria della fede
Citttoliea, sempre eoa buoni effetti; im-
perocché il fecondo semedella divina pa-
rola, poi germoglia , fiorisce e fruttifica
nel cuore degli uomini. Nella quaresima
Ì4i Roma la visita delle sagre Stazioni è
ilcquente, così quella della Scala santa
(A^.). Siccome la quaresima fu riguardata
dai Padri come tempo il più proprio alla
confessione e penitenza de'peccati, cornee-
sorta va S.Cirillo di Gerusalemme, m Ca-
teck., considerando la quaresima come
tempo di accettazione,di propiziazione e di
salute, così tutticercano il conforto e la sa-
lute che deriva dalla penitenza, quale vie-
ne regolata dagli ammonimenti de' sagri
ministri, dalla riconciliazione con Dio, e
con ricevere Gesù Cristo nella Co/wf^/zio/ie
QUA
(K) pasquale nelle proprie Parrocchie
(>^'.)in adempimento del precetto. Inco-
minciata la quaresima coHe ceneri, termi-
na colla Pasqua di risurrezione, preceduta
dalla Settimana santa ( ^.),che in Roma
si celebra con quella maestà che si addice
alla capitale del cristianesimo , alla sede
del sommo Pontefice che ne celebra le
commoventi funzioni che descrissi a Cap-
pelle PONTIFICIE, avendo parlato a Ore-
mus delle formole : Humiliate capita ve-
strn Deoj Flectamus genua e Levate. Sar-
nelli nelle Lettere eccl. ci diede nel t. 4
la leti. i6: Delle domenicJie di Settuage-
simaySessagesimajQuincfuagesima^Qua-
regima. E nel t. 6, leti, io : Se imitiamo
Cristo Signor Nostro nel digiuno della
Quaresima, perche non V imitiamo anco-
ra nel lempo.^ D'icUch nel Diz. sacro litur-
gico aìV avticolo Quaresima riporta, che
la sua I.' domenica è di i.* classe, onde
qualunque festa che occorra in essa , e-
ziandio del patrono o del titolare, ovvero
della dedicazione della propria chiesa, si
trasferisce al i.° giorno che segue non im-
pedito. Tutte le altre domeniche poi che
seguono , sono di 2.'^ classe , e perciò si
può celebrare in esse soltanto la festa del
patrono, ec, ma senza ottava. Butler nel-
le Feste mobili, tratta come ci dobbiamo
apparecchiare alla quaresima con ispiri-
lo di compunzione , facendo delle solle-
renze patite dal Redentore nella sua pas-
sione un soggetto delle nostre medita-
zioni, sforzandoci per rientrare in grazia
con lui per mezzo de'nostri gemiti, ora-
zioni e digiuni. Il prepararsi alla quare-
sima colla confessione è pratica eccellen-
te e bene spesso anche necessaria, mas-
sime a que'cristiani che vivono abituati
nel peccato mortale; poiché se non si rom-
pono le catene che tengono l'anima nel-
la schiavitù della colpa, il digiuno della
quaresima e tutte le altre opere buone
sono inutili e senza merito innanzi a Dio,
perchè non sono fatte in istalo di grazia,
secondo molti teologi. Ne'primi secoli del-
la Chiesa questa confessione era eziandio
QUA
una proTa o un esame , per mezzo cìel
quale il confessore diceva al penitente se
i suoi peccali fossero tali da obbligarlo
ad andare a ricevere dal vescovo la pe-
nitenza canonica, 11 concilio di Parigi del
1420 proibì ai sagri ministri di ammet-
tere alla comunione pasquale quelli che
; non si fossero confessati al cominciamen-
I te della s. quaresima. Ogni cristiano, di*
I ce Alcuino, deve confessare i suoipecca-
I ti ne' primi giorni della s. quarantena.
Teodolfo vescovo d' Orleans voleva che
ognuno si confessasse avanti il i .° giorno
I di quaresima, affme di prepararsi a questo
sagro corso di penitenza. La vita de'pri-
' mi cristiani, specialmente religiosi, era sì
austera, che lutto l'anno era per essi un
continuo digiuno , il quale poi raddop-
piavano all'avvicinarsi la quaresima, ed
era spinto tant'oltre nella s. quarantena,
ch'è diflìcile comprendere come vi potes-
sero sopravvivere. Tratta ancora Butler
della mortificazione interiore ed esterio-
re, ad esempio della Chiesa che ricuopre
gli altari e veste de' suoi abili di peni-
tenza i sagri ministri; sospende i cantici,
e frammischia a quelle parole d'allegrez-
za e di laudi che non può sopprimere del
tutto, i sospiri e le lagrime della sua tri-
stezza; non che come dobbiamo passare
la quaresima , essendo tutta particolar-
mente consagrata a onorare e a medita-
re i patimenti e la morte del Salvatore.
Mamachi , De cosliimì de primitivi cri-
stiani t. 3, discorre del digiuno quaresi-
male come tradizione apostolica ; con
quanta divozione si celebrava dai primi
cristiani, osservato esattamente in tuttala
Chiesa, ognuno rallegrandosi nel riceve-
re l'ordine di digiunare; che niuno ardi-
va di violarlo. Quali cibi i cristiani in ta-
le tempo usassero e quanto si mortificas-
sero, celebrando più di frequente le sagre
adunanze. Non bevevano fuori del tempo;
que' ch'era no di debole complessione fa-
cevano ciò che le loro forze porta vano.Tra
giorno i fedeli non prendevano veruna
sorta di cibo ; furono ripresi dai vescovi
QUA 125
que* che usavano varietà di vivande. Ri-
serbavano ciò che avrebbero speso in al-
tri tempi, per alimentare i poveri. Erano
esotlali a impiegare il tempo in opere
di pietà. Il digiuno quaresimale era di
preparazione al baitesinio óeratectinìeni,
e per i Penitenti [/^ .) à\ disposizione per
ricevere il Sagramenlo dell'altare. Oltre
le opere che citai a digiuno , nella bio-
grafia di Concina sono quelle da luicom-
poste. Da ultimo neli845 fu pubblicalo
a Messma e dedicalo al cardinal arcive-
scovo : Considerazioni sul digiuno esul-
ta Quaresima nt'loro rapporti colla sa-
nità, del prof . Giovanni Sannicola.
Non solo la Chiesa ha di vinamenle stabi-
lito questo tempo sagro al riconcentramen-
to, al digiuno,al!a penitenza, ma perchè i
suoi figli aprano gli occhi alla luce, ed a-
scollino l'eterne verità, colle memorate
prediche e istruzioni si occupa di richia-
mar tutti ad un salutare riordinamento
di massime e di operazioni. Oltre quan-
to dissi a Predica sullequaresimali e sui
predicatori di Roma, ed olire agli auto-
ri che scrissero su questa specie di sagre
concioni, aggiungeròi seguenti: Bretevil-
le, Saggi di discorsi per ciaschedun gior-
no di (fuaresinìa,Padoyai 749- Granelli,
Prediche quaresimali e panegirici. Giu-
liano Sabbatini , Prediche quaresimali^
Venezia 1708, Modena 1771. S. Vana-
lesti , Prediche quaresimali j Venezia
J772. Badia, Prediche quaresimali e il
Catechista m pulpito,\eiìez\a. B on a v i a,
Diario quaresimale ad uso delle reli-
giose. Malmusi , Analisi del celebratissi-
mo quaresimale del p. Paolo Segneri ge-
suita, Torino 1 844- Quaresimale forma-
to delle prediche pili scelte de" migliori
autori sagli italiani, Parma 1 844- Ign^"
zioVenini, Quaresimale, panegirici e di-
scorsi sagri, Livorno 1849- Neil 85 1 si
dispose in Roma e neh 852 si ripetè, che
in alcune chiese, alle quali concorre la par-
te più colla e civiledellapopolazione,al-
le consuete quaresimali prediche morali,
fossero soslituilì ragionamenti o conferen-
j 'J.G QUA
7e iiUoino « inalerietlorniniilitlie, emns-
simamenle intorno a que'cipi dell.i fede
callolica che dalla miscredeuza o dalla
pervicacia eterodossa più sono chiamali
in contiovcrsia o dinegali apeilamcnle
nelle slesse famigliari conversazioni. Il
fjiiale provvedimento la Ch'Illa Cai Ioli-
ra reputò santissimo, con fiducia che non
andrà disgiunto da salutevoli risultali.
l*ur troppo anche in mezzo alle ortodos-
se popolazioni vi sono degrintellelti illusi
o traviati rispello a ciò che fa d'uopo cre-
dere per arrivare a salvamento, unico e
precipuo noslro fine; il che principalmen-
te si verifica nel tempo noslro , quando
nomini scelleratissimi con artificiosi di-
scorsi , con libri e scritture bellamente
condite di sale samosaleno, dierono ope-
ra di corrompere il senso cristiano e di
falsare le credenze religiose. Il perchè
tanto più si rende necessario che i sacer-
doti di Dio espongano epartilamente di-
mostrino Iq regola non solo de'coslumi,
ma della fedeeziandio per la quale siatno
cattolici, e non cessino dallo impugnare
le cavillazioni e scoprir le fallacie dello
spirito miscredente o eterodosso. E sic-
come a questo è anche inlenta l'applau-
dilissima Cwillà Caltolica , fece opera
santa e meritoria in pubblicare nei t. 5,
T) e 7 le Conferenze delle nella chiesa
(lei Gesù in Roma la fjuarcsinia del
i85i, in cui magistralmente dal profon-
do teologo p. Carlo Passaglia, uno dei
pi imari ornamenti dell' inclita compa-
gnia di Gesù, furono trattati e svolti con
U)olleplice dottrina e con lucida chiarez-
za i seguenti io argomenti, i. La libertà
del pensiero. 2. La legge del credere. 3.
L'intellello umano e il vero soprarazio-
nale. 4-Verisimiglianze del fatto della ri-
velazione. 5. Certezza di fatto della rive-
lazione. 6. Verilàdelcrislianesimo dimo-
strata da' suoi effetti, y. Verità del cri-
stianesimo pi ovato dai mezzi adoprati per
j)ropagarlo. 8. Valore de' miracoli e dei
vaticini a piovare l'origine divina del cri-
stianesimo. IO. 11 crisliancsimo divino e
QUA
celeste, pwchè divino e celeste ne fu l'i-
sti tutore.
QUARTA CANONICA o Funerale.
K di due sorte, quella dovuta al vescovo
0 porzione canonica episcopale, quella do-
vuta al parroco o porzione canonkc.-i p.ir
rocchiale. Sono dette quarta , perdi»*-
quanto al vescovo e al parroco, la porzio-
ne canonica è la quarta parte de' beni
lasciati da ciascun defunto, donde venne
il nome di quarta funerale. La quarta fu-
nerale episcopale, che non si deve confon-
dere colla quarta delle Oblazioni (/^•)e
delle Decinie[f^.),eva ima certa porzio-
ne di tulli i Legali e Beni [F.) lasciali
alla chiesa. La quarta canonica Funcra'
le {F.)o parrocchiale era la porzione do-
vuta al curato della parrocchia o alla sua
chiesa, sui legali pii falli dai parrocchia-
ni defunti, ovvero sulle spese de'loro fu-
nerali, in considerazione de'sagramenti e
altre cose spirituali che ne ricevono. La
quarta funeraria de'parrochi sembra ri-
dotta alle candele e torcie , con quelle
particolarità secondo i luoghi, f^. Vesco-
vo, Paruoco. Muratori nella Dissert. 36,
Delle decime, tratta delle Quarle, coxne
4.''partede'fruUi de'beni ecclesiastici, co-
me 4.'^ porzione che s'impiegava in fìivo-
redella chiesa, de'suoi ministri, per ospi-
tare e albergare i pellegrini, e per soccor-
rere i poveri.
QUARTODECIMANI, (^Hrt<»orf/ea.
mani. Con questo nome si chiamarono
quelli che pretendono dov.ersi celebrare
la Pasqua [f.) di risurrezione nel gior-
no 14." della luna di marzo, qualunque
fosse il giorno della settimana iucui ca-
deva. F. s. Vittore L
QUATTRO TEMPORA, Qualuor
Tempora, Jejunium quaternarium. I
quattro tempi o stagioni dell'anno, Pri-
mavera, Estate, Autunno, Inverno; di-
giuni che si fanno in tali tempi , come
primizie de' 1 1 mesi dell'anno, e per .sod-
disfare le colpe commesse nelle dette sta-
gioni ; in uno alle sagre ordinazioni die
lumno luogo nelle slesse epoche, per cui
QUA
si Lh\acaaExtraTenipora[f".)ìaòìsp€ììsa
che concede il Papa per ricevere gli ordi-
ni sagri fuori di questo tempo. A Digiuno
dissi che il digiuno fu introdotto da s. Ca-
listo I del 22 1, però essere di tradizione
npostolica, secondo s. Leone 1^ Sena, de
jejunio decimi mcnsis, et collectis in cui
inculca l'osservanza in questi giorni par-
ticolari delle 4 parli che dividono 1* an-
no , in riconoscenza della cura paterna
rolla quale Dio ti somministra regolar-
mente i frulli della terra. Novaes nella
Slon'a di s. Clemente I, dice che decretò
>i osservasse il digiuno delle quattro tem-
pora dell' anno, oidinato dagli apostoli,
che alcuni popoli trascuiavano, come no-
tano diversi scrittori presso Ferrali, Bi-
//. Can., verbo Qiiotuor lenipora, citan-
do ancora Lamberlini, Indit. 4j P- 'o >
l'ellarmino, De bori. c>y:«'r. lib. 2, cap, ig;
Pillale Alessandro , Z?mer/. 4j saec. 2,
art. 4 : aggiungerò, Zaccaria, Storia leti.
t. 7, p. 5i7, che parla della gran dissen-
sione che tì è fra gli eruditi su questo
digiuno, avvertendo, che sebbene nel de-
creto di s. Calisto I riportato dal libro
Pontificale, si usa non la voce instituit ,
ma il verbo constiluit, non facendo men-
zione della tradizione apostolica, conchìu-
de che per asserire questa , basta che a
tale tradizione sia conforme. Il sagro di-
giuno ne'4 tempi dell'anno fu giustamen-
te nella Chiesa introdotto, in primo luo-
go , acciocché non sieno i cristiani nella
virtù \leir astinenza inferiori agli ebrei,
che 4 volteì'anno aveano un solenne di-
giuno, come si vede nel cap. 8 di Zac-
caria. In secondo luogo perchè essendo
stato necessario per la moltiplicità degli
ordinandi, recedere dall'antica disciplina,
a tenore della quale non si facevano le
sagre ordinazioni che nel mese di dicem-
bre, ed essendo slato d' uopo aggiunge-
re per le medesime altri tempi , uno in
prinjavera, l'altro di estate, il 3." d' au-
tunno, eome attesta Aninlario Fortuna-
to, De offìciis eccles. lib. 2, cap. 5, non
era doveroso che le sagre ordinazioni si
QUA 127
celebrajserosenzadigiuno, poiché pai laft-
dosi negli j4lti degli /iposloli cap. 1 3, del-
le ordinazionidi Saulo e di Barnaba, di-
cesi : Ttinc jejimanles^ et orantes impo-
nentesnue eis inannx , dlmiserunl illof.
In terzo luogo, per pregare o per rende-
re grazie a Dio pei frulli della terra, im-
perocché nelle quattro tempora i frut-
ti e le biade o si seminano, o nascono, o
maturano, o si raccolgono. E finalmen-
le, acciocché conosciamo che in tutto il
decorso dell'anno abbiauìo bisogno di re-
dimere i nostri peccali coi digiuni ed o«
pere buone; riflessioni lulteche tratta dif-
fusamente Bellarmino, De contro\er. i.
4, lib. 2, e. 2g. Questo digiuno si osser-
va ogni 3 mesi nel mercoledì, venerdì e
tabbato della settimana prossima alla
nuova stngione , ed oltreché é diretto a
ringraziare Diu debenefizi che ci accorda
io ciascuna stagione e a richiamar sopra
sopra di noi le celesti benedizioni median-
te la penitenzr. altres'i è prescritto ad ot-
tenere dallo .Spiiito santo le grazie ne-
cessarie per ben esercitare i ministeri ec-
clesiastici, ai chierici che nel sabbato di
questi digiuni ricevono i sagri Ordini{P^.\
i quali in quei tempi vengono ad essi con-
feriti^quanto al digiunopremesso alla sa-
gra ordinazione de sacerdoti, é certo che
pratica vasi dagli aposlolij come dal cita-
to passo degli Alti. Ora altribuendosi a
S.Calisto I questo sagro digiuno delle quat-
tro tempora, o che almeno ai 3 digiuni
per avanti introdotti aggiungesse il 4> se-
condo le testimonianze del nominalo li-
bro Pontificale e di Mario Mercatore, si
conferma pure dalla decretale del mede-
simo Papa al vescovo Benedetto, soste-
nendo col comune de' critici moderni ii
Constant, nella Raccolta delle lettere dei
romani Pontefici, non essere tal decreta-
le di S.Calisto I, o almeno esseredubbio-
sa,comediceBaronio all'anno 57, n.''2o6,
senza punto derogare al credito del libro
Pontificale; quindi osserva Novaes,che di-
giunandogli ebrei ne'4 tempi dell'anno, e
non essendo questo loro rito puramente
128 QUA
ceiemoniale e indicativo della venuta del
Messia, ma piuttosto morale e apparte-
nente alla virtù dell'astinenza, fu per a-
poslolica tradizione introdotto nella nuo-
va chiesa de'cristiani, ed a noi traman-
dalo, come dice chiaramente s. Leone I,
anche nel Senno dejejunio septimimensij
in che concorda Tomassini nel suo Trat-
talo del digiuno par. i, e. 21, n.° 7. Es-
sendo poi nata qualche varietà nella di-
sciplina e molle dinicollà, perchè in al-
cune chiese senjpre si celebrava il digiu-
no della primavera nella i ." settimana del
mese di marzo, senza alcun riguardo al
tempo quaresimale , talvolta accadendo
che bisognava digiunare nel tempo del
carnevale; e quello d'estate nella 2." set-
timana del mese di giugno, s. Gregorio
VII nel 1078 fissò il I ." di questi due di-
giuni nella i." settimana di quaresima,
ed il 2.° nella settimana o ottava di Pen-
tecoste; quello di autunno che si celebra-
va nella 3/ settimana di settembre, e quel-
lo dell' inverno nella 3/ settimana del
mese di dicembre, ne' giorni in cui era-
no osservati li conlermò, come attesta lo
scrittore contemporaneo Micrologo , De
ecclcsias . ohservaLionib . cap. 24 e 25, ol-
tre ham\ìtiv\\n\,NolifìcazioiìC 4, 1. 1 . Que-
sto ottimo provvedimento di s. Gregorio
VII venne poi confermato in Italia <]al
concilio di Piacenza, e nella Francia da
quello di Clermont, celebrati da Urbano
li, come si può vedere in Baìllet, V^itc dei
santi, t. 4, P-' 44} 0^6 '^'Scorre sulla varia
disciplina de'4 tempi. Si conosce quando
cadono questi 4 lenipi dal verso: Post
Cai., et post Pen., post Crii., etpost Lii.j
cioè nella i .^ settimana dopo le Ce«er/, do-
po la festa di Pentecoste, dopo la Croce ó'i
seltenibre, edopos. Lucia in dicembre. A
Ordinazioni de' Pontefici notai che le
stabilì per tulli i sabbati delle quattro
tempora s. Gelasio 1, eoa decreto ripor-
talo da Labbé, Concilior. t. 4, P' 19'»
e da Graziano disi. 75, cap. Ordinatio-
nes 7; e che Sisto V ripristinò l'antica
disciplina di fare le promozioni de' car-
QUE
dinali nella feria 4* delle settimane delle
quattro tempora, quale poi non fu osser-
vata.A Deoghatias accennai in quali del-
le quattro tempora si tralascia in alcune
parti dell' uffiziatura. Se nelle loro ferie
cade una festa di rito doppio o semidop-
pio, o un giorno ottavo, si dicela messa
della detta festa o deir8.^ colla comme-
morazione e ultimo vangelo della feria.
Scrissero inoltre sulle quattro tempora
eruditamente: Fr. Giangiacinto Sbara-
glia, De ffjnnii Quatuor Tenipornm a-
rigine, ac institutore dissertatio, eh' è la
4.'' della sua opera : Disputatio de sa-
crìs pravoruni ordinalionibus,Fìorenl\ae
1750; ed è la 12.* nella bella raccolta
fatta da Zaccaria e intitolata : Disciplina
populi Dei, p. 1 73. Muratori, Deiy Teni-
poruni jejuniis dissertatio , eh* è la 11.
nella citata raccolta. Boiler, Vile de san'
tij come dobbiamo passare le quattro tem-
pora, Feste mobili, p. 116.
QVEBF.C (Qitebecen). Città con re-
sidenza arcivescovile^ capitale del Basso
Canada (F.), nell'America settentriona-
le, dominio dell' Inghilterra, capoluogo
di distretto e di contea, sede pure d' un
vescovo anglicano. Giace alla estremità
della lingua di terra prodotta dal con-
fluente del S. Lorenzo che la bagna, e del
S.Carlo, nel sito in cui quello, allargan-
dosi considerevolmente, comincia a for-
mare il suo estuario. Scoscesissima èia ri-
pa, ed all'estremità meridionale della cit-
tà presentasi il capo del Diamante che toc-
ca 340 piedi sopra il fiume ; da questo
capo distcndesi al nord una linea forti-
ficata, che chiude all'ovest il terreno sul
quale sta fabbricato Quebec, e che può
avere una lega di circuito. Si può consi-
derare questa città come una fortezza
della prima importanza, tanto a motivo
delle opere che la circondano, quanto in
riguardo alla sua cittadella o castello di
s. Luigi, il quale tra per la sua posizio-
ne sulla cima del capo del Diamante ,
intorno al quale predomina un precipi-
zio d'olire a 200 piedi di profóndi là , e
QUE
jjei le molteplici opere che coilegansi al-
le roiiificatioui delia piazza, la leude qua-
si inespugnabile. Trovasi divisa in alta e
bassa: l'alia cittàali'ovesl sia elevata cir-
ca I 5 piedi sopra l'altra, e n'è separata
da una linea di roccie scoscese; la città
bassa è costruita sopra un terreno cui un
tempo bagnava 1' acqua del fiume nelle
alle maree : nelle parti più basse si sono
alzate delle riviere per contenere le ac-
que , e fatte delle fondazioni solide per
stabilire le strade. Le strade più alle so-
no laighe e guernite di case spaziose e
comode; quelle che trovansi più vicine al
fiume hanno vasti magazzini in cui le na-
vi, potendo approdare alle riviere, ven-
gono a caricare e scaiicaie con facilità.
La comunicazione della bassa coli' alta
città ha luogo per una via inclinata, alla
sommità della quale è una porta fortifi-
cata, la quale ultima parie riesce inegua-
le. La via s. Luigi , più alta e in situa-
zione più 1 idente, è gueruita d' un gran
numero di case moderne, dove risiedono
i primari ufBzìali del governo e i ricchi.
I piincipali edifizi di Quebec sono: la cit-
tadella donde si gode di estesissima pro-
spettiva ; il palazzo di giustizia di bella
architettura moderna; la cattedrale an-
glicana, edifizio bellissimo, notabile per
la sua guglia alta e leggera coperta di
stagno. La cattedrale cattolica, spazioso e
altissimo fabbricato in pietra, ma senza
! oruamenlo esterno, eretto nel 1674 e de-
' dicalo all' Immacolata Concezione della
B. Vergine : vi fu costituito un capitolo
di 9 canonici eSdignità, ma qualche an-
no addietro cessò di esistere. Il monaste-
ro e la bella chiesa delle orsolioe, la chie-
sa degli scozzesi, quella della città bassa; le
carceri nuove in pietra, lodate per le sue
proporzioni e per le disposizioni interne;
; r ospedale , il seminario di s. ^'icola ; il
[ collegio de'gesuìti convertito in caserma;
' le belle caserme dell'artiglieria, le quali
senza dire degli alloggiamenti de'solda-
ti, sono magazzini di munizioni, oihcine
pei lavori, ed un arsenale ragguardevo»
VOL. LVI.
QUE 129
le di armi per allestire 20,000 uomini.
Lan lieo palazzo vescovile degrada tissimo
è occupato dagli utìlzi del governo. Vi
sono 3 piazze da mercato, piazza d'armi
e altre. 11 porlo di Quebec è vastissimo,
pub contenere 100 vascelli di fila. 11 com-
mercio vi è florido. I suoi abitanti, per
due terzi cattolici, discendono dai france-
si. Freddissimo è il clima, nondimeno il
fiume non gela tulli gli anni. La città è
ben provveduta di vettovaglie d'ogni sor-
ta,non così l'inverno, impeditala naviga-
ziouedel S. Lorenzoda banchi di ghiaccio.
Ad AmericacCa.vada' parlai della sco-
perta e della conquista effettuata da Ve-
razzano per la Francia. Siccome la pri-
ma scoperta 1' avt-a fatta Cabot per la
Spagna, quando ne fu portata la notizia
a Francesco I re di Francia, si vuole che
dicesse : » Perchè il re di Spagua e quel
di Portogallo si sono divisi placidamente
tra loro il nuovo Mondo , senza averne
fatto parte alcuna al re di Francia? Vor-
rei vedere l'articolo del testamento d'A-
damo, che lascia loro i' America in ere-
dità ! "Quindi mandò ancor lui per lecoa-
quistee s'impadronì della vasta regione.
Pretendesi che il nome di Quebec deri-
vi da un vocabolo algonchino che signi-
fica contrazione, il quale indica il ristrin-
gimento che vi si nota nel S. Lorenzo, al-
lorché lo si riascende; taluni suppongo-
no eh' esso nome provenga dall' escla-
mazione francese, Quel beo (Che becco ! ),
la quale indicherebbe la punta sulla qua-
le sta la città fabbricala. I francesi gui-
dati da Samuele di Champlain , che vi
mori nel i635 , scelsero questo sito del
Canada nel 1 6ó8 per formarvi un glan-
de stabilimento, ma contrariati dagl' in-
diani, lenti ne furono i progressi. Quebec
fu preso dagl'inglesi ueliGsg, restituito
3 anni dopo pel trattato di s. Germain,
e da essi assediato indarno nel 1690: fu
allora fortificato e pi ese grande incremen-
to. ÌVuùvamente l'attaccarono gì' inglesi
senza effetlo nel 17 1 1 , ma più tardi Io
presero nel 17 59 dopo vigorosa difesa,
9
i3o QUE
durnnle la quale peri il loro generale
Wolf; l'onno seguente i francesi lenlaro-
no di riprenderlo, ma inutilmente: la pa-
ce di Versailles e di Parigi nel 1763 per
cessione di Luigi XV lo assicurò ai vin-
citori, come anche il resto del Canada.
Gli americani fecero un tentativo infrut-
tuoso contro questa piazza nel 17 76, e vi
perdettero il bravocomandante Montgo-
mery. Indi Quebec succossivamente si ac-
crebbe. Però nel 1845 due furiosi incen-
di arsero e rovinarono Quebec a'28 mag-
gio ed a' 28 giugno. In questo secondo
disastro Sooo case divennero preda del-
le fiamme, che divampate nel sobborgo
di s. Giovanni presso la cinta esteriore
della spianata, ove crasi estinto nella vol-
ta precedente , come allora furono ali-
mentale da un incessante vento, laonde
lutto quel sobborgo andò distrutto, con
una partediquello di s. Luigi. Quantun-
que l'incendio si fosse manifestato la not-
te, pure il più degli abitanti, fatti accor-
ti da una crudele esperienza, fuggirono
trasportando parte de loro averi, Persoc-
correre le vittime furono aperti i pubblici
edifici. Non valgono le parole a descrivere
la desolante scena, la quale fu una fedelis-
sima riproduzione di quella del 28 mag-
gio, se non che i danni di questa secon-
da furono maggiori. Il sobborgo che con-
tava 10,000 abitanti, de' quali in gran
parte appartenenti a quel di s. Rocco e-
ransi là rifugiati dopo il i." incendio, si
ridusse quale era mezzo secolo addietro,
tanto poche furono le case superstiti. Im-
mensi furono i disastri che ne consegui-
tarono, anche alle compagnie d'assicura-
, zioni. Da tutte le parli si presero provve-
dimenti in soccorsode'danneggiati. Il ve-
scovo cattolico, il seminario , l' ospedale
dierono ciascuno 1 2, 5oo franchi. Mont-
real 1 7,5oo , il governo della provincia
5o,ooo , indi si aprirono soscrizioni di
soccorso. A' 1 3 giugno 1 846 altro spaven-
tevole incendio scoppiò durante la rap-
presentazione, al teatro regio di Quebec.
£' indicìbile il tumulto degli spettatori
QUE
per salvarsi ; l'edifizio divenne un muc-
chio di rovine, donde furono tratti 46 ca-
daveri.
La fede cattolica, come notai ne'citati
articoli, vi fu predicata prima nel i6i5
da quei missionari che nominai, poi nel
1637 dai gesuitiche vi stabilirono un col-
legio, e dai recolletti , introduceodovisi
pure le orsoline, con numerose conver-
sioni. La congregazione di propagandasi
propose dopo l'istituzione di GregorioX V
di mandarvi im vicario apostolico, e l'ef-
fettuò sotto Alessandro VII che vi man-
dò Francesco di Lavai Montmorency ve-
scovo in partibus di Petra o Petrea , il
quale vi approdò nel 1659. In seguilo ad
istanza del re di Francia, Clemente X nel
i.° ottobre 1674 l'eresse in sede vesco-
\ile per le colonie del Canada e dichiarò
immediatamente soggetta alla s. Sede, no-
minandovi a i.° vescovo il detto vicario
apostolico, e formando la mensa di 1 2,000
lire coll'abbazia di s. Benedetto di Bour-
ges assegnata dal re,ondela religione cat-
tolica vieppiù si dilatò e si eressero mol
te chiese. Indi furono vescovi di Quebec
o Nuova Francia , come fu anche chia
mata, Gio. Battista de la CroixdeClie-
vriers de s. Valier , Luigi Francesco di
Marnay , Pietro Ermanno Dosquet. Le
Notizie di Romax\^ovl?(rìo i'seguenli. Nel
1741 Enrico M." de Breil dePombriand;
1757 Oliviero du Brand , al quale Cle-
mente XIII diresse Whveve Si quanluHi^
de'9 aprile 1 766, Bull, de propag. fide
t. 4jP- io5, in cui fa un magnifico elogio
di tal vescovo. Dopo notabile sede vacan-
te, nel 1788 Gio. Francesco Hubert suc-
ceduto per coadiutoria. A questi nel i8o6
PioVIIdièpercoadiutoreBernaidoClau-
dioPanet vescovo m^^/'f/it/.? di Salda. Lo
stesso Papa non solo somministrò molli
mezzi per conservare e propagare la fe-
de nel vastissimo vescovato di Quebec,
e nelle adiacenti provincie e isole del-
l' America , ma col breve In suinmo a-
posiolatus, de* 12 gennaio 1819, citato
Bull. p. 375, riportato ancora nel l. «5
QUE
p. I J4 del Bull, cont.y elevò Quebec al
grado di sede arcivescovile. Ma il vesco-
vo protestante di Quebec, riguardando
questa promozione come un'ingiuria fat-
ta a lui, mentre era arcivescovo Giusep-
pe Ottavio Plessis, reclamò al segretario
di stato delle colonie inglesi, per la mag-
eiore dis:nità conferita al vescovo cattoli-
co, e siccome l'arcivescovo ha dal gover-
no l'annua pensione di scudi 4ooo con
diritto di sedere al consiglio legislativo,
egli ed i successori si astennero di esle-
riornienle usare il titolo arcivescovile. Di
questo arcivescovo furono vicari generali,
nel Canada superiore Alessandro Mac Do-
nell vescovo di Resina in partibusj del-
la Nuova Brunswick e nelle Isole del Prin-
cipe Edoardo e della Maddalena , Ber-
nardo Agostino Mac-Eeacben vescovo ili
parlibiis di Rosen. iVeliSao divenne ef-
fettivo arcivescovo Panetj ch'ebbe a coa-
diutore Giuseppe Signay vescovo di Fus-
sula iVi partibusj ed a vicari generali, di
^lontreal, Gio. Lalirgne vescovo di Tel-
messa in parlibus, e del distretto del Ca-
nada settentrionale Giuseppe Provencher
\escovodiGiuliopoliiVj/7a/'ròH5. PioV III
col breve Inter mulùplìces^ de' 4 setlern-
brei 8ac), Bull, de prop. fideX. 5, p. 52,
smembrò dall'ampia diocesi la Nuova Sco-
zia e la cpslituì in vicariato apostolico.
Neil 833 Signay divenne arcivescovo, e
Gregorio XVI gli die in coadiutore nel
1834 mg.' Pietro Flavio Turgeon ve-
scovo di Sidimo in parlibus, e nello stes-
so anno il Papa sanzionò il decreto di pro-
paganda J?rf<rj per rendere regolare Te-
lezione de'coadiutoii di Quebec. A'6 ot-
tobre i85o mg.'^ Turgeon diventò ar-
civescovo. Formandosi l'immensamente
vasta arcidiocesi dell'alto e basso Cana-
da, della Nuova Brunswick, della Nuova
Scozia e dell'isola di Terranuova, a poco
a poco vennero smembrati, oltre Nuova
Brunswick e Oregon, eretti in sedi vesco-
vile la i.^e in arcivescovile la 2.*, essendo i
seguenti IO vescovati tutti sulTraganei di
Quebec. Kingston (eretto da Leone XI 1);
QUE i3i
CharlolteloT\D(erelto da PioVIIl); Mont-
real, Toronto, Arichat, Frederictown ,
Halifax o Nuova Scozia (eretti da Grego-
rio XVI ); Bytown, NordOvest, Terra
Nuova (eretti da Pio IX). Qui il culto
cattolico è libero, il clero è rispettato an-
che didle autorità inglesi. Neli85i i io
vescovi della provincia ecclesiastica di
Quebec, presieduti dall'arcivescovo, ce-
lebrarono il concilio provinciale, ed è il
I. tenuto da essa. Alla processione della
chiusura si trovarono presenti circa 3oo
preti.
Nel n." 254 del Giornale di Roma del
i85i vi è un interessante documento sullo
stato presente dell'arcivescovato di Que-
bec e delle sedi vescovili della provincia,
donde si apprende quanto vi fiorisce lo
spirito di caritàjd'insegnameuloedi pro-
pagazione della fede. Quebec nella giu-
risdizione spirituale ora abbraccia i di-
stretti di Quebec, cioè di Trois-Rivieres,
Caspe, e una porzionedi s. Francesco. La
popolazione cattolica è di circa 3oo,ooo
anime. Il clero dell'arcidiocesi si compo-
ne di 220 preti incaricati a dirigere lao
parrocchie, 20 missioni e gii studi in 3
vasti stabilimenti di educazione. L'istru-
zione .secondaria è insegnata iie'collegi di
Quebec, s. Nicolò e s. Anna. Queste isti-
tuzioni contengono 5o professori eccle-
siastici, 700 allievi e 43 studenti in teo-
logia. I fratelli della dottrine» o scuole cri-
stiane hanno scuole fiorenti, ove i fanciulli
ricevono l'istruzione primaria. Eglino in-
segnano :'a Quebec a 85o, a Trois-Ri-
vieres a ;ì8o, a Kamouraska n 200, e a
s. Tommaso a 180 fanciulli. Le sorelle
della congregazione di Nostra Signora
hanno 7 case di educazioiie perlegiovi-
nelte.Nel bello stabilimento del sobbor-
go di s. Rocco, elleno contano già 7^5
allieve. Tra le altre istituzioni, le orsoli-
ne a Quebec e a Trois-Rivieres , e le so-
relle del grand' ospedale danno alle gio-
vani una vigilante educazione : contano
in tulio 6 1 o donzelle. Tre ospedali sono
affidali alle religiose claustiali : quello di
i32 QUE
TroiS'Rivleres, sotto la direzione delle or-
soline, riceve i malati della città e del di-
stretto. L'ospedale generale di Quebec è
un asilo a 6'j vecchi de' due sessi. Una
succursale di sorelle Grigie di Montreal
venne recentemente fondata in un sob-
borgo di Quebec damgjTurgeon. Que-
ste pietose dame divennero sorelle del-
la carità , e si occupano in tutte sorte di
buone opere : visitano i malati a domi.»
cilio e ammaestrano t25o fanciulli ; mal-
grado la loro povertà e la ristrettezza del-
la loro dimora , esse tengono 36 orfani
che educano alla virtù e al lavoro; e sì gli
sforzi de' fondatori sono incoraggiati da-
gli abitanti di Quebec, che un vasto edi-
fìcio destinato alle sorelle Grigie era in
corso di esecuzione e sarà stato nell'esta-
te di detto anno terminato, e loro permet-
terà ancora di rendersi più utili alle classi
povere della società. Nel i85o Quebec vi-
de pure il cominciamento d' una istitu-
zione di rifugio. Alcune dame cantate-
Toli si stabilirono in società , senza però
obbligarsi con voti, ed esse sono di già riu-
scite a togliere dal vizio 1 8 povere crea-
ture, ch'esse si studiano di tornare all'o-
nore e alla religione. La società per la pro-
pagazione della fede stabilita nel iBSy ,
novera 16,000 sottoscrittori. £' suo ogget-
to fondare nuovi stabilimenti, ed evan-
gelizzare gli aborigeni. A proporzione dei
mezzi che questa procura, missionari vi-
sitano ciascun anno i selvaggi Abbitibi e
Mosse, lontani 900 miglia da Quebec; le
Teste Rotonde alla sorgente del s. Mauri-
zio, a 600 miglia da Quebec ; i Monta-
gnoli e i Naskapis, che abitano al nord
dell' imboccatura di s. Lorenzo. Queste
tribù, benché parlino differenti dialetti,
appartengono alla grande nazione Algon-
quine che occupava, dopo la scoperta del
Canada, la parte nord -ovest dell'Ameri-
ca. In questi ultimi anni tre società dì co-
lonizzazione sono state fondate sotto gli
auspicii del clero cattolico. L'una di que-
ste cominciò le sue operazioni sulle rive
del lago s. Giovanni. Questi lavori veu-
QUE
gono diretti da d. Boucher curato di s.
Ambrogio, e l'altra società da d. Hebert
curalo di s. Pasquale. Un vasto territo»
rio sarà tra poco in istatodi ricevere una
parte della sovrabbondante popolazione
deiriclet, di Kamouraska e di Saguenay.
La 3." società sotto la direzione del can.
Mailloux, ha cominciato il dissodamen-
to al sud del s. Lorenzo. Da un'altra re-
lazione meno recente leggo che in tutto
il basso Canada eranvi 22 monasteri di
donne, un convento di francescani , un
seminario francese per le Missioni stra-
niere (F.) dotato di ricche rendite dal
parlamento britannico, malgrado le op-
posizioni de'protestanti . Uno de'semina-
ri di Quebec parimenti diretto da preti
francesi delle missioni straniere, egual-
mente fu ben dotato da detto parlamen-
to^ ad onta delle contrarietà dell' angli-
canismo: sono questi preti che tengono
il gran studio teologico. Otto scuole sono
tenute dalle sorelle della congregazione,
di cui la casa principaieè a Afonfred!/(^.).
QUEDLIMBURGO , Quedelimbur-
glint, Quintinelburgum. Città degli stati
prussiani, provincia di Sassonia, reggen-
za, adi I leghe da Magdeburgo. Cinta di
mura, è circondata da 3 sobborghi. Sulla
montagna vi è il castello con biblioteca
ragguardevole , e al quale appprtiene la
bella chiesa dell'antica abbazia di dame
luterane , che aveano il titolo di princi-
pesse, l'abbadessa delle quali prendeva
posto nelle diete dell' impero, tra'prelati
del Reno : in questa chièsa si vede il se-
polcro dell'imperatore Enrico I l'Uccel-
latore. Quivi si trovano 7 altre chiese, 4
ospedali, orfanotrofio, ospizio , ginnasio,
scuole urbane ed elementari, diverse fàb-
briche. Fu patria di alcuni illustri, fra i
quali del celebre Klopslock. Presso la cit-
tà è il Druhl,con passeggi e sorgente mi-
nerale. Ne' contorni sonovi minieredi le-
gno fossile, e cave di gesso e pietre. 1 1 detto
imperatore die principio a questa città
e alle sue fortificazioni, quando nel 919
0 920 fu fatto re di Germania. L'impe-
QUE
retore Ottone I regalò alla badia nel 987
la città , coir abitazione imperiale. Nel
I 326 la città vecchia di propria autorità
Sì sottopose alla protezione del vescovo di
Halberstadt , e contra la volontà della
l)adessa si uni alla lega anseatica , cercò
di separarsi dalla badia sotto la prote-
zione forastiera, massime dacché avea ot-
tenuta in pegno la giurisdizione da'conti
di Rheinstein, e dipoi nel 1 896 dalla rae-
desinaa, cominciando allora a sbilanciare
l'autorità de'tribunali della badia. Ma nel
1477 ^^ presadall'elettoreErnesloedal
duca Alberto di Sassonia, e per forza sog-
gettata all' ubbidienza della badessa , la
quale vi ordinò un'altra forma di gover-
no. Nel 15^3 vi fu conchiusa una con-
venzione riguardante il vescovo d'///7/7e-
sheim (^'.). JN'eli 583 fu nella casa del ma-
gistrato tenuto un congresso teologico,
tra'teologi pretesi riformali palatini, sas-
soni, brandeburghesi e di Braunschweig.
Quivi furono tenuti tre concilii. lli.°
nel io85 a'20 aprile prima di Pasqua, di
cui parlili ne' voi. XXn,p. 83, XXIX,
p. 187, XXXVI, p. 67, importantissimo
pe' suoi 7 canoni di disciplina, ne' quali
si condannarono le Im-estiture ecclesia-
stiche, famosa vertenza tra s. Gregorio
ni {^y.) e r imperatore Enrico IV; si
condaunaiono gli enricliiani seguaci del-
l'imperatore,i quali ereticamenteosa vano
affermare, non doversi far contodelle sco-
muniche de^Papi contro i re, e che l'im-
peratore avea somma autorità sull'ele-
zione degli abbati, de' vescovi e del Papa.
Da questa condanna e da quanto operò
l'eroico S.Gregorio VII ebbe termine l'in-
trusione degl'imperatori neW Elezione dei
/Vr/?/, solo restando tolleiata dalia s. Sede
l'avvertenza pacifica àeW Esclusiva. Bella
è la descrizione che di parte di questo
concilio fece Voigt , Storia di Papa s.
Gregoiio f'II,cap.i i : eccola. " Nemici
mortali di Enrico IV, i vescovi di Magde-
buigo, Salisburgo, Halberstadt , Wurz-
burgo, Merseburgo e Zeitz, Misnia.Ver-
den, Minden, e Worms; i principi Egber-
QUE i33
to luringio, Enrico Nordheiro, suo fratello
Corrado di Beichlingen, ed altri nobili
SI svevi che delle provincie renane, con-
gregatisi per Pasqua a Quediimburgo, vi
tennero una numerosa assemblea, presie-
duta da Ottone d'Ostia (cardinale e poi
Urbano II) legato. Nel tempo stesso i
partigiani d'Enrico IV, per conlrabbi-
lanciare l'importanza della dieta di Que-
diimburgo , si radunarono a Magoaza
vei*so la fine d'aprile. In tutta la pienezza
de'poteri apostolici Ottone aprì la dieta,
che riuscì frequente di vescovi e princi-
pi; essendoché lutti i fautori del Papa vi
aveano mandati legati. Ermannodi Lus-
semburgo sedeva alla destra del legalo
apostolico. Il vescovo d' Ostia rizzossi e
con eloquenza attraente parlò non senza
maestà, vigore e dottrina de' canoni in-
torno al Primato [P'.) della chiesa di Ro-
ma, stabilendo questo principio : Nessun
moi taleaverdirilto di revocare un decre-
to pontificio, e di giudicare i giudizi del
Papa. L'intera assecnblea fece plauso alla
proposizione del vescovo e sanzionolla
con autorità di concilio. Questo dardo era
direttamente scoccato contro i partigiani
d'Enrico IV. Allora un chierico bamber-
ghese, Cuniberto, uomo impudente e te-
merario, gridò : >»I vescovi di Roma si so-
no da se stessi arrogata questa suprema-
zia che voi volete canonica : i libri sagri
non parlano di tale sovranità inerente alla
sede romana; ed é falso che nessun uomo
possa rivedere le sentenze del vescovo di
Roma , e che il Papa non sia soggetto a
veruna giurisdizione". Tutto il concilio
bcandalezzato diede su la voce all' ereti-
co audace; ed un laico lo confuse col ci-
tare il testo evangelico: Il discepolonon
sovrasta al maestro. Fu quindi proposta
a trattare la questione del matrimonio di
Ermanno con Adelaide figlia del conte
Ottone d'Orlaraundo. Il legato apostoli-
co, che avea inteso parlare di un'affinità
fra gli sposi, minacciò di scomunica il re,
se non si fosse astenuto da queste nozze
incestuose. Ma lutti i congregati votare-
i34 QUE
no che si dovesse ad alito tempo aggior-
nar la disamina delia scabrosa questione,
non essendo allora comparso un accusa-
tore legale. La stessa pena fu da Ottone
niinacciata a que'principi sassoni, i quali,
avendo nella guerra usurpalo i beni ec-
clesiastici, non li restituissero con un'atu-
iiienda entro l'anno : né fu possibile d'in-
durre il legato a temperare il rigore del-
la sua sentenza. 1 vescovi stati eletti da
Cesare, Wezel di Magonza,Sigofredodi
A ugusta, Norberto di Coirà, vennero pro-
nunciati rei di simonia e falsi pastori, e
ne furono aboliti gii alti. Ma contro We-
zel di Magonza e tutti coloro i quali al
concilio di Berka aveano sostenuto l'ere-
sia del vescovo Corrado d* [Tiretto fu sca-
gliato il fulmine della scomunica. Al chiu-
dere del sinodo. Ottone, messa la stola e
fallo accendere i cerei, lesse la sentenza
di eterna condanna contro l'antipapaGui-
berto{C7ewe/i/e///), Ugod'Albano,Gio-
vanni di Porlo, Pietro arcicancelliere,
LiemarodiBrema,UdonediliiIdeslieim,
Ottone di Costanza, Burcardo di Basilea,
Huzmanuo di Spira, Norberto di Coirà,
Sigofredo d'Augusta e Wezel di Magou-
za; i quali, radunati a IVIagonza, scomu-
nicarono alla loro volta lutti i vescovi fe-
deli a s. Gregorio VII, pronunciarono di
bel nuovo, per un ordine venuto d'Ita-
lia , la deposizione di s, Gregorio VII e
l'esaltazione di Guiberlo, e tulli segna-
rono di propria mano il decreto del con-
ciliabolo ". Regia t. 26;Labl)dl.io; Ar-
duino t. 6. Presso questi collettori dei
concili! sono pure gli atti degli altri di
Quedlimburgo; cioè del 2.° tenuto nel
1 io5 per la riforma de'coslumi; del 3.°
adunato nei 1 1 2 i sullo stato dell'impero
e sulle investiture ecclesiastiche.
QUENTJ ^s.),s.Quinlmo,Augusla Ve-
ronianduorum. Città vescovile di Fran-
cia, dipartimento dell'Aisne , capoluogo
di circondario e di cantone a g leghe da
Laon, sopra un'altura, alla destra della
Stmma, e sul canale del suo nome. Se-
de di tribunali e di autorità. Gli antichi
QUE
suoi bastioni sono convertili m ameni pas-
seggi, con strade larghe e case ben fab-
bricate, essendo la Grande piazza quadra-
ta e assai vasta, in mezzo alla quale è un
pozzo profondissimo e curiosissimo, e di
cui forma un lato il palazzo della città,
bello edifizio gotico. Ivi è l'antica chiesa
cattedrale, ampio e bel monumento go-
tico, del quale ammirasi l'ardire e l'al-
tezza, sormontato da un campanile don-
de si vede Laon. Vi sono in gran venera-
zione le reliquie di s. Q«mZiVio, che viene
riguardato come 1' apostolo d' Amiens e
del Vermandese, onde questa città ne as-
sunse il nome fino da mollo tempo, e fu
delta Quinlinopolis , Quintini Fammi.
Vari pozzi suppliscono alla deficienza del-
le fontane. Vi sono stabilimenti scienti-
fici e commerciali, biblioteca pubblica e
sala per gli speltacoli.E' la città più impor-
tante del di[>artimenlo, per l'industria e
per popolazione; patria di diversi celebri,
come del dolio benedettino Dachery, del
gesuita Charlevoix storico e letterato, di
Omero Talon prof d'eloquenza a Pari-
gi, di Pietro Ilamus grande oratore e fi-
losofo, di Bleville rinomato pittore sul ve-
tro, d'Allard celebre scultore , del pub-
blicista Baboeuf, forse di Condorcet. Que-
sta antica città, /augusta Feronianduo-
rum, chiamata pure Ftvinand , fu sede
vescovile dal IV al VI secolo nel quale fu
trasferita a Noyon (/^.) ; verso la fine
dell' Vili divenne capitale della contea di
Vermandese in Picardia, e godette sot-
to i suoi conti dell' immunità da tutti i
carichi feudali, franchigia che molto con-
tribuì alla sua prosperità e allo svolgi-
mento del suo commercio. Alomero che
n'era vescovo, nel 527 vi fondò un col-
legio che fu lungamente celebre e nel qua-
le fece i suoi studi s. Medardo. Nel 1 2 1 5 fu
riunita alla corona,conservandoisuoì pri-
vilegi ; quindi fu munita di fortilìcazioni
considerabili, e divenne uno de'punti più
importanti della frontiera. Assediata epre-
sa dagli spagnuoli neh 557, dopo la disa-
strosa sconfitta del contestabile di Moni-
QUE '
morencyj che poitaTa soccorsi all'ammi-
raglio Coligny, e vi fu fallo prigioniero
col figlio e co'principali capi dell'eserci-
to, fa resliluila poi alla Fi ancia col Irai-
lalo di Cbateau'Cambresis. Gli alabar-
dieri di s. Quintino goderono riputazio-
ne di bravi e fedeli. Vi si tennero 5 con-
cilii, di alcuni de'quali parlai a /?e///i5 ( ^.).
Il •."nel 1225 sulle reliquie di s. Quin-
tino, e ne tratta Rinaldi a tale anno. Ila."
neh 23 1 in favore di Milooe vescovo di
Beauvais, ch'era in processo cogli abitan-
ti della sua città. Labbé t.i i ; Arduino
t. 7. Il 3.° neli256. GalUachr. t. 3. Il
4.°neli27i,incui si fecero alcuni regola-
menti relativi ai privilegi delle chiese e
degli ecclesiastici. Regia t. 28; Labbé t.
I I ; Arduino t. 8. 11 5." nel 1 349- Gal-
li a dir. l. 3.
QUERCl A , Ordine equestre, istituito
secondo il p.Borìamì'ì, Catalogo degli or-
ditti equestri, p. 92, da d. Garzia Xinie-
nes nobilissimo e gran capitano, il quale
ritiratosi dalle armi a vivere romito, sti-
molato da molli a liberare Xavarra sua
patria dal giogo de'mori, mentre accom-
pagnava un esercito, vide il segno salu-
liferodella crocesopraun alberodi quer-
cia adorata da molti angeli. Ne prese fe-
lice presagio per la vittoria, onde assun-
to coi soldati il segno della croce, debel-
lò i mori, e fu chiamato liberatore della
patria e i.° re diNavarra;quindi nel 722
sotto s. Gregorio II istituì per memoria
della visione 1' ordine de' cavalieri delti
della Quercia, perchè stabili per insegna
di decorazione una croce gigliata di co-
lore rosso sopra una quercia, posta sopra
un abito b'anco corto. In seguito conque-
sto ordine venne ristorato l'ordine di s.
Giorgio Costantiniano, che se ne appro-
priò i privilegi, restando abolito questo
della Quercia. Osservo però, che i critici
non ammettono ordini equestri innanzi le
crociate, come meglio più volte dichiarai
altrove, echei cronisti registrano l'assun-
zione di d. Garzia I Ximenesal trono di
Navarra all'anno 858.
QUE i35
QUESNELLO Pascasio. T. Giasse
MSMO e gli articoli relativi , non che le
Dissertazioni scelte del p. Onoralo da
s. Maria, Foligno 1793.
QUESTIONI. Delle più celebri ne par-
lo ai rispettivi articoli, come Purg\torio,
Coj^cezio.\e,Sakgue di Gesù Ceisto, Stim-
mate. Sulla povertà a Povero , ad Ago-
stiniani per quella coi Canonici regolari
Lateranensi , a Carmelitani sull'indul-
genza del Carmine, sulla grazia e libero
arbitrio di cui parlai a Molina, ec. Dice
s. Paolo, che si sfuggano le vane questio-
ni, e quelle dispute che sono atte a scan-
dalezzare piuttosto ehe a edificare.
QUESTORE, Quaestor. Amministra-
tore del denaro pubblico presso gli anti-
chi romani ; quindi si disse Questura o
Questoria, Quaeslura,\a dignità e l'uf-
fìzio del questore, il quale fu così deno-
minato a quaerenda pecunia, el malefi-
cor uni quaestione. Questo ufliziale che
nell'antica Roma avea cura del tesoro o
erario pribblico, equivale ai moderni te-
sorieri e ministri delle finanze. Le opi-
nioni sono diverse intorno all'origine di
questa carica; alcuni ne fanno risalire l'i-
slituzione fino a Romolo, altri pretendo-
no clie fosse creata da Tullio Ostilio. Non-
dimeno, convenendosi che i questori esi-
sterono sotto i re di Roma , e che colla
proclamazione della repubblica fu data
facoltà ai consoli di crearli, altri opina-
no che può ripetersi la certa e prima o-
rigiue della questura da Publio Valerio
Publicola console, che avendo slimalo
conveniente di riporre il tesoro pubblico
nel tempio di Saturno, scelse per custo-
dirlo due senatori, che chiamò questori,
e ne lasciò in appresso la scelta al popolo
romano 1' anno 2 3 dopo l'espulsioive dei
re. Ma il popolo , avendo poscia voluto
che quelli del suo corpo avessero parte a
questoimpiego, l'anno 33 1 o 333 di Ro-
ma ne creò 4» due per la città , i quali
aveano la custodia del tesoro pubblico
e ricevevano le imposte che riscuolevan-
si dalle proviucie ; e due altri i quali e*
i36 QUE
rano sempre coi consoli quando andava-
no in guerra. Soggiogata Italia tutta, si
aggiunsero altri 4 questori, per le 4 re-
gioni d'Italia. Le rendite della repubbli>
ca essendodivenutepiù considerabili per
l'estensione delle sue grandi conquiste, il
numero de' questori da Siila fu aumen-
tato fino a 20 ; in tempo di Giulio Ce-
sare giunsero a 4o, e sotto gl'imperatori
il numero loro era arbitrario. Questi e-
rano in obbligo di accompagnare i con-
soli, i pretori e gli altri generali dell'ar-
mata quando uscivano in campo. Tene-
vano registro delle spoglie de' nemici ;
vendevano il bottino; ricevevano i tribu-
ti e le gabelle, che le provincie pagavano;
aveano in custodia le insegne e gli sten-
dardi militari^ ch'erano d'oro e d'argen-
to; e quandoiconsoli partivano per qual-
che guerresca impresa, i questori traeva-
no dall'erario pubblico tali insegne e le
consegnavano ai consoli. Davano la paga
e distribuivano i viveri ai soldati; e quan-
do i comandanti delle armate romane a-
vevano guadagnato qualche battaglia ,
presa qualche città considerabile, e con-
quistata qualche provincia , per cui do-
mandavano in compenso 1' onore del
li'ionfo, i questori assicuravano con giu-
ramento al senato la verità del fatto e-
«posto dai medesimi duci. I questori a-
veano seco loro de' segretari, ch'erano
ordinariamente d'una probità conosciu-
ta e d'una sperimentata fedeltà. Ed ecco
perchè quelli stessi ch'erano stati consoli,
credevansi onorati esercitando questo im-
piego. In Boma e nelle provincie erausi
ancora stabiliti altri questori per registra-
re e ricevere le multe ed il prodotto delle
conquiste. A veano altresì l'incarico di ri-
cevere gli ambasciatori ed i principi stra-
nieri, di accompagnarli per onore, di tro-
var loro abitazione, di far loro portare i
donativi della repubblica, di condurli alle
udienze nel senato, e di eseguii'e tuttociò
che in tali occasioni veniva ordinato dal
senato. Eravi altresì un'altra specie di
questori, che il senato di tempo in lem-
QUE
pò mandava nelle provincie per assume-
re informazioni, e per giudicare dagli af-
fari criminali , chiamati pretori provin-
ciali. Tali questori aveano grandi privi-
legi , ed autorità maggiore di quella dei
questori della città; imperciocché pote-
vano fare uso della sedia curule, de' lit-
tori e di altre insegne di onore, che avea-
no i primari magistrati nelle loro provin-
cie, ed essi hanno pure qualche volta co-
mandato le armate. I questori delle pro-
vincie esercitavano l'uffizio di soprinten-
denti degli eserciti, somministra vano il de:
naro e le vettovagliealle milizie. Di tutti
i mentovati questori, i due ch'erano detti
urbani, aveano la cura dell'erario, e gli
altri si dicevano provinciali o militari. I
questori urbani non aveano né littori ,
né viatori ; i pretori militari in as;>enza
de'pretori provinciali aveano i littori. E-
ravi pure il questore del parricidio , il
quale veniva nominato dal popolo, ed a-
vea l'autorità di giudicare del parricidio
e de'delitti che si commettevano in Ro-
ma. Laquestura non durava che un an-
no, sebbene alcuni questori abbiano tal-
volta continuato sino a tre anni; ed era
il 1° passo per arrivare alle altre digni-
tà della repubblica ; ma ninno poteva do-
mandare questa carica, se non era di 27
anni compiti: chiunque veniva eletto pre-
tore poteva entrare in senato.
QUESTORI A o QUESTORI O. Sede
vescovile della Bizacena nell'Africa occi-
dentale, eretta nel V secolo sotto Adrume-
to, detta anche Questoriana. Si conoscono
due vescovi. Arduino, Conci. S^p. 740.
QUESTUA e QUESTUANTI, r.
Cerca e Cercanti, Colletta di questua,
Elemosina, Povero, Predica.
QUEVA, Cardinale. V. Cueva.
QUEVEDO Y QUINZANO Pietro,
Cardinale. Di nobile famiglia spagnuola ,
nacque a' 12 gennaio 1736 in Villanova
del Fresno diocesi di Badajox. Dopo i
suoi regolari studi , abbracciato lo stato
ecclesiastico, per le sue virtù e dottrina
meritò che Pio VI nel concistoro de'i5
QUI
aprile 1776 lo promulgasse vescovo O-
lense nella Spagna, e si distinse come il
cardinal Loienzana {V. ), in accogliere
ospitalmente nella sua diocesi i sacerdo-
ti francesi che nel declinar del passato
secolo ripararono in [spagna dopo la ri-
voluzione di Francia. Vescovo zelante e
pienodi benemerenze, Pio VII volle pre-
miarlo, creandolo cardinale dell'oidine
de' preti nel concistoro degli 8 marzo
1816 e riservandolo in petto, quindi in
quello de'23 settembre lo pubblicò, in-
viandogli la notizia col berrettino cardi-
nalizio pel guardia nobile d. Luigi dei
principi Spada, il quale ebbe lo stesso in-
carico pel cardinal CthrianiJ^ ), e dal re
Ferdinando VII fu decorato dell'ordine
dicavaliere della Concezione. Poco godet-
te delia sublime dignità, poiché colto dal
male morì nella notte del 27 al 28 mar-
zo 1818 in Orensed^anni 82, esposto e
sepolto nella sua cattedrale , compianto
per le sue prerogative.
QUI DA o QUIZA. Sede vescovile
d'Africa, nella Mauritiana Cesariense, e-
ietta nel V secolo sotto la metropoli di
C.iulia Cesarea, che Commanville crede
Orano sulle coste di Barberia nel regno
d' Algeri , e Tolomeo la dice distinta da
municipio. Ebbe per vescovi Prisco del
i r I , e Tiberiano del 4^4- Noi. Afr.
QUIERCY. /^^.Chiersy.
QUIETISMO. V. MoLixosisMO, ed il
voi. Lll, p. 25o.
Q U l G NONES Francesco, Cardinale.
>fibilissimo spagnuolo de' conti di Luna
nel tegno di Leon , erede dell' immense
1 icchezze di sua casa, rinunziato con e-
iDica generosità quanto aveva, e ritira-
tosi dalla corte del cardinal Ximeoes, volle
piofessare nell'ordine di s. Francesco, in
(Ili fece SI rapidi progressi nell'acquisto
(Ielle religiose virtù, che in tempo d'una
orribilepestilenzanell'Estreraadura, non
ebbe difficoltà di esporre la propria vita
inservigiodegli appestati, di amministrar
loro gli ultimi sagramenti e di seppellir-
ne i cadaveri. Una virtù tanto luminosa
QUI 137
non poteva non diffondere da per lutto
i suoi laggi , laonde obbligato dai supe-
riori di condursi al capitolo generale che
tenevasi in Barcellona , o in Burgos co-
me vuole Fleury, rimase eletto nel 1 522
a pieni voti generale de'minori osservan-
ti, di (iesco separati dai conventuali, la
questa dignità comparve un perfetto mo-
dello di mortificazione e di zelo, iniperoc-
chè oltre a fare a piedi scalzi la visita dei
suoi conventi, prendeva il suo riposo, che
non oltrepassava lo spazio d'un'ora, so-
pra la nuda terra, occupandosi nel rima-
nente della noi te nella preghiera e nel-
la contemplazione delle cose celesti. .Alie
vigilie aggiungeva l'astinenza e l'inedia,
trattando il suo corpo quale odiato ne-
mico. Assegnò in ciascuna provìncia un
determinalo numero di conventi, ne'qua-
li fosse con rigore nella sua piena ed esat-
ta osservanza la regola francescana, affin-
chè chiunque volesse appigliarsi a quel te-
nore di vita, avesse agio di trovar la ma-
niera, onde al suo fervore compiutamen-
te soddisfare. La fama costante della san-
tità di sì grand' uomo rendè chiaro e ce-
lebrato il suo nome presso i principi , i
quali lo aveano in alto concetto, e tra gli
altri Carlo V imperatore e re di Spagna
lo scelse a suo confessore e consigliere.
Dopo il capitolo d'Asisi, in cui supplicò
vivamente gli elettori a volerlo esimere
dalla generale prefettura deirordine,por-
tatosi a Roma per baciare i piedi a Cle-
mente VII che era dagl'imperiali asse-
diato in Castel s. Angelo (/^.), ebbe da
lui ordine di trattare con Carlo V di sua
libera7Ìonee riconciliazione. Perubbidi-
re al Papa, per ben due volte si portò nel-
la Spagna a piedi con un bastoncello, in
cui cadde in potere de'corsari; riporlo alfi-
ne la bramata liberazione, ondeClemeiite
VII in Viteibo a'7 dicembre 1 527 o me-
glio nel 1 028 lo creò cardinale prete di s.
Croce in Gerusalemme, protettore del suo
ordine,e vescovo di Coirà; dipoi neli53t>
Paolo III lo fece amministratore di R>-
vello. PiÀi volle da Clemente VII e da
i38 QUI
Paolo IIF, al cui conclave si Irovò pre-
sente, fu impiegalo in gravissime lega-
zioni, come in Germania, specialmente
a Carlo V, quali tutte sostenne con de-
coro e vantaggio della s. Sede, ed in una
di esse fu fatto ai restare da Napoleone
Orsini abbate di Farfa e guardato nella
fortezza di Bracciano, donde fu tratto per
opera del s. collegio. Si dice che Clemen-
te VII per l'opinione che avea dell'ec-
cellente pietà e sua insigne dottrina, gli
<tassela commissione di disporre un nuo-
vo Breviario (J^.) ad uso degli ecclesia-
stici che sono tenuti a recitarlo, com'egli
eseguì disponendolo in maniera, che nel
corso dell'annosi veniva a leggere tutta
quanta la s. Scrittura, ed in quello della
settimana lutto il Salterio senza ripeli-
7.ione d'alcun salmo, e ciò non ostante era
assai più breve di quello che si usa di
presente nella recita delle Ore canoniche.
Sopra di che è degno d'essere letto il giu-
dizio sopra le ore canoniche del p. Sa-
lamanca, nella Biblioteca francescana, t.
i,p. 4'?'9 > dove in poche linee espresse
i pregi di detto breviario , di cui molti
parlarono svantaggiosamente, tacciando-
lo di soverchia brevità e come troppo di-
scordante dagli antichi riti. La facoltà teo-
logica di Parigi nel 1 535 lo censurò gra-
vemente e lo giudicò degno di soppres-
sione, non però come eretico al modo che
scrisse per enorme calunnia lo Sleidano;
ma poi nel i54o risolvè di lasciarlo cor-
rere e di approvarlo. Per la sua brevità
gli ecclesiastici con trasporto l'adottaro-
no, e sebbene dai Papi non fosse mai con
generale approvazione per tutta la Chie-
sa conceduto, né comandato, pure in soli
4o anni fu stampato, oltreché in Roma, 3
volte a Venezia, altrettante a Parigi, e6
a Lione. La sola condiscendenza de'Pa pi
ili permetlerne la stampa, e di dare ogni
volta licenza ad ogni ecclesiastico in par-
ticolare che volesse servirsene, bastò per
renderne T uso assai comune. Nelle bi-
blioteche Casanateuse e Angelica di Ro-
ma ve ne sono esemplari, e molli scritto -
QUI
ri ne fanno lodevole menzione. Nondime-
no s. Pio V colla bolla Quod a nobis pò-
slnlat, nel 1 568 stimò bene che si doves-
se sopprimere e ritenere l'antico brevia-
rio, per non introdurre nella Chiesa no-
vità , singolarmente in ciò che riguarda
il culto divino. Consumato il cardinale
dalle fatiche e dalle austerità, si riposò
nel Signore in Veroli nel settembre 1 54o,
dov'erasi fabbricalo un palazzo. Trasfe-
rito in Roma il suo corpo fu sepolto nel
suo titolo da lui restaurato, presso la tri-
buna e il tabernacolo del ss. Sagraraen-
to, che avea fatto costruire con ecclesia-
stica magnificenza e secondo l'antico ri-
to, nel sepolcro ch'erasi preparato col so-
lo nome e titolo cardinalizio scolpito sul
marmo. Riferisce Ughelli neW Italia sa-
cra , che la di lui anima da Bernardino
Haredo suo compagno e uomo di santa
vita, fu veduta ascendereal cielonel mo-
mento in cui morì. Lasciò alcuni scritti
sul suo generalato e sui privilegi conces-
si ai minori francescani, oltre il Brevia-
riiiin Rontamun ex sacra potissimum
Scriptura et probatissanctoriun historiis
nuper confectiun, Romaei 535, con altre
edizioni.
QUIMPER. F. CORNOVAILLES.
QUINDENNIOoQUINTADECIMA.
Metà de' fruiti d'un anno che si paga sul-
la rendita di que' Benefizi ecclesiastici
(^.) , che per concessione apostolica si
applicano ai seminari, orfanotrofi, capi-
toli, ec, lo che viene contribuito alla ca-
mera apostolica ogni 1 5 anni, non vacan-
do più silFatti benefizi. Dice il Novaes ,
Storia de' Pontefici 1. 1 2, p. Sj, che quau*
do si provvedono i benefizi ecclesiastici
vacanti, le persone'provvistedebbono pa-
gare alla camera apostolica, prima della
spedizione delle bolle, le rispettiveanna-
te di detti benefizi, cioè la metà de'frut-
ti d'un anno. Essendo poi molti di que-
sti benefizi uniti ai monasteri e luoghi pii,
siccome questi non muoiono mai, cosi noa
vagano i benefizi ad essi uniti. Per non
defraudare dunque la delta camera di
QUI
queste annate, fu convenuto che ì luoghi
pii le pagassero ogn'n5 anni, ond'ehbe-
10 il nome iWquindeimioquiiitadeciinaj
cuQipulandosi che per lo più ogni i 5 an-
ni sarebbero i benefizi vacanti, se prov-
\ìsti in ecclesiastici secolari , i quali ne
pagherebbero le annate nel loro posses-
so. Ne parlai nel voi. XIX, p. i i6 et 56,
dicendo pure del succoUettore de'oiede-
siini. Originati i quiudenni da GioTanni
\XII, Paolo li costituì nel 1470 questi
quiiidenni pei soli benefìzi ecclesiastici
uniti dai Papi dopo il i^i'j ; ma Paolo
IV l'ampliò a tutti i benefizi uniti eziao"
dio avanti tale tempo, e Sisto V com-
prese non solo gli uniti alla s. Sede, ma
ancora quelli che fossero uniti dai lega-
li, nunzi, vescovi ed altri. Gregorio XHI
donò all'ospedale della Pietà di Venezia
1 0,000 scudi, che in quel dominio si do-
vca no riscuotere de'passali quindeuni.Nel
pontificato diCSemenleXI vi fu una ver-
tenza col Portogalio {V,) , perchè il re
si credeva esente dal pagare i quindenni
di quei benefizi ch'erano suo padronato,
ina poi si riprese l'uso di soildisfìuli, on-
de la s. Sede vi teneva un collettore per
riscuoterli.
QUINID10(s.), vescovo di Vaison.
JN'ato a Vaison, ed informalo alle virtù da
pii ecclesiastici, s. Teodosio suo vescovo
l'oidinò diacono, e lo mandò in qualità
di deputato al concilio d'Arles del SSa.
In seguito gli affidò l'amministrazione
della diocesi, eleggendolo suo coadiuto-
re. Morto s. Teodosio , governò egli la
chiesa di Vaison con tutta la vigilanza
d'un pastore caritatevole e zelante. Fu
assai indegnamente trattato daMommoI
conte d'Auxerre, generale dell'armata
francese, sotto il pretesto che non gli a-
vea resi tutti gli onori che si credea do-
vuti per la vittoria da sé ottenuta nel
Delflnato sopra i longobardi. Quinidio
soiliì tutto con esemplare pazienza; ma
MommoI appena uscito da S^aison, fu as-
salito da violentissimo male. Le sue gen-
ti lo portarono moribondo a'picdi del san-
QUl .3f)
lo vescovo, il quale pregò per la guarigio-
ne dell' ammalato ed instantaneamenle
l'ottenne. Poco dopo assistette al concilio
di Parigi del Sya; e passò della presente
vita il 1 5 febbraio del SyS o 579. La sua
festa è notata a questo giorno nel mar-
tirologio romano, non che in quello d'A-
done e d'Usuardo. La città di Vaison lo
scelse per suo secondo prolettore.
QUINQUAGESIMA. Settima dome-
nica prima di Pasqua , cosi chiamata
perchè da questo giorno a detta solenni-
tà vi sono 5o giorni o 7 settimane. An-
ticamente si chiamò pure quinquagesi-
ma la domenica di Pentecoste, perchè vie-
iieSogiorni dopo Pasqua, onde per distin-
guere la prima si disse Quinquagesima
pasquale, come nota Macri.DiceSarnel-
li che prima volendosi fare 42 giorni di
vero Digiuno {f''.), si cominciava questo
dalla quinquagesima;eohe quanto al no-
me la quinquagesima per constare di 5o
giorni dalla Pasqua, aggiunta la morti-
ficazione de'5 sensi per l'osservanza del
decalogo , conseguiamo il giubileo della
remissione, perchè il numero quinqua-
genario è di giubileo. Lambertini, Noti-
ficazione i4) 1. 1, osserva che la Chiesa ci
dispone alla Quaresima [F.) anche per
la domenica di quinquagesima, e ne'di-
vini uffizi ci propone la separazione, che
X)io iii degli eletti , da quelli del mondo
corrotto , figurata nella vocazione di A-
brauio, che liberalo dalle tenebre dell'i-
dolatria , abbandonò il proprio paese ed
i parenti per andarlo a servire in un pae-
se forestiero. Nel vangelo di questa do-
menica Gesù Cristo, pochi giorni dopo
di avere risuscitato Lazzaio, predisse ai
suoi discepoli le principali circostanze del-
la sua passione. La domenica di quin-
quagesima nel messale e liturgia moza-
rabica è chiamata Doniinica ad carnes
tollendas, e nelle Storie di Matteo Pari-
sio, Carnis privium, per la ragione che
da essa anticamente incominciava il di-
giuno, come ancor oggi si costuma dalla
chiesa orientale, ed in alcune famiglie di
i4o QUI
religiosi. E poiché questo tempo ci chia-
ma ai conviti, ai divertimenti, alle MU'
schere (^.), ed all'altre allegrezze di Car-
nevale [F.) , s' introdusset'o diverse pie
piatiche, che ricordai nel voi. X, p. 80,
e le QuaranCore (f^.) ne'3 giorni di quin-
quagesima che precedono il mercoledì
delle CenerH^f^.). A Domenica notai che
si chiamò pure Excarnali o rum. Il But-
ler, Feste mobili, p. 148 : De' tre giorni
di Quinquagesima o del Carnevale, dice
che sono un'immediata preparazione al-
la quaresima, ne'quali i fervorosi cristia-
ni raddoppiano il loro zelo, o aggiungo-
no nuove opere di penitenza ai loro e-
sercizi ordinari, e la Chiesa ci fa vedere
nel linguaggio de'suoi santi ufHzi, quan-
to desideri che tutti i suoi fìgli sieno pie-
ni dello spirito di compunzione e di rac-
coglimento.IVe'tempi andati in questa set-
timana della quinquagesima tutti i fedeli
confessavano i loro peccati e praticava-
no particolari mortidcazìoni. Tutti quel-
li i quali per aver violato certe leggi ec-
clesiastiche aveano incorso le pene por-
tate dai s. canoni, venivano nel t .° giorno
di digiuno della quaresima a ricevere u-
milmente la penitenza che si avevano me-
ritata,alla presenza del vescovo o al suo
penitenziere. Le orazioni che meglio si
adattano alle circostanze del tempo so-
no i 7 salmi penitenziali, le litanie, i trat-
tenimenti die sì trovano in molti libri sui
patimenti del Redentore e sul ss. Sagra-
mento dell'altare.
QUINTILI AiNI. Eretici motttóww// che
adottarono le illusioni di Quintilla, fem-
mina di cattivi costumi , sedicente pro-
fetessa ed amica di Montano. Essi com-
parvero nel 1 89, e l'errore che li distinse
dalle altre sette montaniste era quello
d'insegnare, che si dovevano innalzare le
donne al sacerdozio e al vescovato, per-
chè Gesù Cristo, com'essi dicavano, era
comparso a Priscilla sotto l'aspetto di u-
na donna. Il concilio di Laodicea con-
dannò i quintiliani nel 320, e s. Epifa-
nio scrisse contro di essi.
QUI
QUINTINIANI. r. Libertini.
QUINTINO (s.). r. s. QuENTiN.
QUINTINO (s.), martire. Romano di
nascita, e'di famiglia senatoria. Anima-
to d'ardente zelo per la propagazione del-
la fede, si recò nelle Gallie con s. Lucia-
no di Beauvais per predicarvi il vangelo.
Quintino scelse Amiens per esercitare il
suo zelo apostolico. Diversi miracoli ag-
giunsero nuova forza a' suoi discorsi, i
quali erano inoltre sostenuti da una san-
ta vita e mortiticata. Il prefetto Rizio Va-
ro, il cui odio contro il nome cristiano
produsse tanti martìri, lo fece imprigio-
nare, e dopo averlo fatto tormentare in
diversi modi crudelissimi, ordinò che gli
fosse tagliata la testa. Così s. Quintino
consumò il suo glorioso martirio il 3 1 ot-
tobre del 287, nella città dì Augusta, nel
Vermandese , ov' era stato tradotto. Le
sue reliquie riposano nella detta città, che
chiamasi oggidì s. Quintino. V.%. Quen -
TIN.
QUINTINO (s.), martire in Turena.
Originario di Ville-Parisis , borgo della
diocesi di Parigi. Egli era iu alto stato sot-
to Gontrano, che ignorasi se fosse il re di
questo nome, o Gontrano Bosone genera-
le del re Sigeberto I. Una femmina, inna-
moratadi lui, lo istigò ad acconsentire ai
suoi infami desiderii ; ma trovò in esso un
altro Giuseppe. Divenuta furibonda per
esserestata disprezzata, lo fece assassinare
sulle sponde dell' Indro, nella Turena ,
verso la metà del secolo VI. Si custodi-
sce nella cattedrale di Meaux parte del-
le reliquie di questo santo martire della
castità, la cui festa è segnata ai 4 d'ot-
tobre.
QUINTODECIMO. r. Eclana; U-
ghelli, Italia sacra t. io, p. 6; Sarnelli,
Memorie degli arcivescovi di Benevento
p. 2 34; Borgia, Memorie sloriche di Be-
nevento 1. 1 , p. 225. Fu tra'due fiumi Ar-
vio e Calore, i5 miglia distante da Be-
nevento. Ne fu vescovo Giuliano ordina-
to da Innocenzo I nel 4'6jefu antago-
nista di s. Agostino per la causa di Pe-
QUI
lagio e Celestìo. Sainelli riporta le di-
verse opinioni , che Quinto Decio riedi-
ficò Eclana , e da lui ne prese il nome ,
ovvero per la detta sua distanza da Be-
nevento. Distrutta dall'eretico impeiato-
re Costante nel 663, si vuole che gli a-
bitanti colle rovine fabbricassero Acqua-
putrida , cos^i delta per le fetide lagune
e mofete di Ampsanlo, le cui acque sul-
furee e puzzolenti favoleggiarono! poeti
che fossero gli spiraceli dell'inferno. Pe-
lò Acquaputrida già esisteva col nome
di Mirabella e con sede vesqovile, onde
piuttosto sarà stata aumentala, ed il ve-
scovato fu unito prima a Frigenlo, poi
ad A^'eWno. La cattedra Eclanese o di
Qiiintodecimo esisteva ancora nel io54
sufTraganea di Benevento , indi ebbe e-
gual sorte di Mirabella.
QUINZIANO (s.), vescovo. Nato nel-
r Africa, lasciò il proprio paese per sot-
trarsi al furore degli ariani, che perse-
guitavano i cattolici. Passato in Francia
verso la fine del V secolo, fu eletto vesco-
vo di Rhodez, ove si fece ammirare per
l'illibatezza de'suoi costumi, pel suo zelo
e carità. JVel 5o6 fu al concilio d'Agde,
e 5 anni dopo al i .° d'Orleans. La città
di Rhodez essendosi divisa in due fazioni,
dopo la morte del re Clodoveo I, coloro
che parteggiavano pei visigoti insidiaro-
no alla vita del santo vescovo, il quale per
sottrarsi al pericolo che lo minacciava, si
ritirò in Alvergna,ove fu onorevolmen-
te accolto dal vescovo s. Eufrasio. Circa
il 5i5 successe al medesimo nella sede
d'Alvergna. Sofferse con pazienza le tri-
bolazioni suscitategli da un cattivo pre-
te chiamato Procolo, il quale non con-
tento di attraversare le buone intenzio-
ni del suo vescovo, usurpò ancora le ren-
dite del vescovato. Devesi alle sue pre-
ghiere la conservazione della città di Al-
vergna, che il re Teodorico avea giurato
di atterrare. Mon il i 3 novembre delSiy,
ed è onorato a Rhodez il 1 4 giugno, gior-
no in cui trovasi il suo nome in parec-
chi martirologi.
QUI i4i
QUIRICO E GIULITTA (ss.), martiri.
Giulilta, uscita del sangue de^e d'Iconio
nell'Asia ed assai ricca, per la persecuzio-
nech'erasi destata contio il cristianesimo,
fuggì da Iconio con Quirico suo figlio di
circa 3 anni, e con due serve. Giunta a
Seleucia, credette meglio di ripararsi a
Tarso nella Cilicìa ; ma essendo stata ri-
conosciuta venne arrestata in un col fi-
glio, e condotta dinanzi al tribunale del
governatore Alessandro, il quale ordinò
che fosse distesa e battuta con nervi di
bue. Frattanto il governatore, invaghito
del piccolo Quirico, se lo fece portare per
fargli carezze; ma il fanciullo ognor ri-
volto cogli occhi alla madre, sforzavasi
di scappargli dalle mani, graffiandogli il
viso ; ed allorché Giulitta in mezzo ai
tormenti gridava : io sono cristiana, egli
pure ripeteva : io sono cristiano, il giu-
dice fuor di se stesso, lo prese per un pie-
de e lo gittò in terra, sicché cadendo sui
gradini del tribunale si sfracellò la testa
e morì immerso nel proprio sangue. Giu-
litta ringraziò Iddio di aver accordato a
suo figlio la gloriosa palma del martirio,
e perciò il giudice vieppiù furente, le fe-
ce squarciare le coste con unghie di fer-
ro, e versare sui piedi della pece bollen-
te; quindi, persistendo essa nel confessa-
re Gesù Cristo, ordinò che le fosse moz-
zata la testa. Per tal guisa ella consumò
il suo martirio nel 3o4 o 3o5. Le due
donne che la servivano, portarono via se-
gretamenteil suo corpo,insiemecoo quel-
lo del figlio, e li seppellirono in un cam-
po non lungi dalla città. Una di esse pa-
lesò il luogo in cui erano, allorché Co-
stantino ebbe dato la pace alla Chiesa.
S. Quirico e s. Giulitta sono nominati nel
martirologio romano a' 1 6 di giugiio; ma
è più probabile che sieno stati martiriz-
Mti ili 5 luglio, in cui si celebra la loro
festa presso i greci ed altri. In Roma ha
luogo a'i6 giugno; ivi sono le loro reli-
quie, venerandosi un braccio d'ambedue
nella Chiesadess. Quirico e Giuliitaff.).
QUlKliM Pietro, Cardi/iale.Paivhio
i4?- Q u I
\eneIo, dopo onorate cariche palrie ed
ambascerie presso quasi tulli i principi
del suo tempo, nel i5ii si fece eremila
camaldolese, ove fiorì per santilìi di vita,
per dottrina, e per l'erudizione nelle lin-
gue ebraica, greca, latina e volgare. Dal-
la solitudine lo chiamò Leone X a Roma
per crearlo cardinale, ma la morte Io ra-
pì nel palazzo pontificionel r5 i4, lascian-
do il Cantico de Cantici e\[ librodi Giob-
be tradotti dal latino, olire quelle opere
notale dagli Annali camaldolesi . Aven-
dolo riportato tra' cardinali il Ciacconio
e il Cardella, altrellanto ho fallo io, e ne
parlai pure nel voi. VI, p. 2C)5.
QUIRINI Angei,o Maria, Cardinale.
D'illuslreanticafamigliaveoela,nel i 687
fu mandato al colh'giode'gesuiti di Bre-
scia col fratello maggiore, ove passò 9 an-
ni allosludio delle umane lettere e filoso-
fìa, sostenendo con lustro varie tesi pub-
bliche. Per altre cognizioni che andò ac-
quistando, ben presto fece conoscere in
lui un letterato preclaro. Ad onta della
contrarietà de'genitori, di 16 anni andò
a Firenze a vestir l'abito de'cassinesi, e
dopo iSue anni fece professione ilr.° del
1698. Applicato agli sludi di scienze gra-
vi, aggiunseaquelli della teologia e del-
le matematiche, quello delle lingue gre-
ca ed ebraica; il suo amore per la geo-
metria annunziava Io spirito giudizioso
e l'esattezza metodica che avrebbe por-
lato in tutte le altre, onde divenne let-
tore nell'abbazia fiorentina. Strinse rela-
zioni con diversi dotti di sua epoca, ed
i colloqui col suo confratello Montfau-
con gl'ispirarono l'araoredeirerudizione.
Nel 1704 ritornò in seno alla famiglia
in Venezia, quindi per ampliare le sue
cognizioni, insieme col fratello Giovanni
intraprese un viaggio, che durò dal set-
tembre 17 IO all'aprile 1 7 i4, a visitare
ed a studiare la Germania, i Paesi Bassi,
l'Inghilterra e la Francia ove si tratten-
ne più di tutto, contraendo ovunque di-
stinte e letterarie relazioni. A fronte delle
discrepanze di opinioni teologiche d'al-
QUI
cuni, trovava diletto nella loro società,
compiangendo i loro errori, lodando la
loro urbanità, dottrina e virtù. Reduce
al monastero, il suo ordine l'incaricò di
scrivere gli Annali benedettini d'Italia,
ma egli non pubblicò che una specie di
programma, ad onta che impiegò diversi
anni in frugare negli archivi di Venezia,
di Napoli, diRoma,di Monlecassino e al-
tri luoghi, e benché la parte più dilFicile
fosse slata esaurita daMabillon. Nel suo
soggiorno in Roma e nel 1714» Clemen-
te XI infarinato de'suoi talenti lo fece
considlore dell'indice e de'riti, ed abba-
te del suo ordine, stringendo amicizia con
Lambertini poi Benedetto XIV. Tutta-
volta il Papa non credette di potere per-
mettere la pubblicazione di quanto avea
fallo sugli Annali, con memorie estrat-
te da r\»rfa. Allora intraprese un'edizio-
ne di libri liturgici della chiesa greca e
de'crisliani orientali. Dal successore In-
nocenzo XllI, benché ricevesse la dedica
del I ." tomo, pure gli fu proibito di pio-
seguire,come vuole Cardella, onde si con-
dusse in patria e die alla luce la Vita di
s. Benedetto, allribuita a s. Gregorio I,
colla versione greca che vuoisi di Papa
s. Zaccaria. Innocenzo XlII ne accettò
rinlitolazione, e nel 17^3 lo elesse ar-
civescovo di Coifù, ove fu ricevuto con
distinzione e con quegli onori che dai
magistrati erano stati disputali ai pre-
decessori, ed ebbe la ventura di conci-
liarsi la stima de'greci scismatici e del lo-
ro Protopapa (V.). Adempiendogli uf-
fici di sollecito pastore, si pose ancora a
studiare le antichità dell'isola, onde in-
traprese l'opera : Priniordia Corcyrae,
dedicandola a Benedetto XlII. Recalosi
in Roma nel 1726 ad Li mina ^'ìncoiAib
talmente la grazia di lai Papa, che lo fe-
ce consultore del s. ofGzio, accettò la de-
dica deW Enchiridion Graeconini che a-
vea raccolto pei suoi diocesani, lo trasfe-
rì alla chiesa di Brescia, ed a'9 dicembre
lo creò cardinale prete di s. Agostino, e
nel I 7'?.8 lo nominò commendatario del-
QUI
l'abbazia di Vangedizza, nella quale eres-
se poi il seminario, costruì l'altare raag-
giore della chiesa con fìnissimi marmi e
ne rinnovò il pavimento. Per compiace»
re il Papa curò una nuova edizione di
PietroComestore, cioè \'His(oria scìiola-
stica, che intitolò al concilio di Beneven-
to. Si occupò quindi a ultimare la sua ma-
gnifica cattedrale, ed in seguilo contri-
buì ad un gran numero di costruzioni e
di fondazioni utili, tanto nella sua dioce-
si, che in altri luoghi d Italia, trovando
i mezzi col vivere assai parco e ristretto.
In Roma ve ne sono splendide testimo-
nianze, nelle restaurate e nobilmente ab-
bellite Chiese di s. Gregorio, di s. Pras-
sede^ di s. Alessio, e di s. Marco (/^.)
divenuto suo titolo, con immense spese
e ad onore di Dio. In Brescia eresse pu-
re pegli ordinandi un collegio in s. Eu-
stachio; ebbe cura speciale del seminario,
in cui chiamò dotti professori, affinchè i
suoi chierici fossero meglio istruiti nelle
lettere; visitò la diocesi, ed esaurì le parti
tutte di zelante e provvido vescovo. Cle-
nienteXIInel 1780 lo promosse a biblio-
tecario di s. Chiesa, come notai ne' voi. V,
p. 229, VI, p. 109, dicendo pure quan-
to operò nella biblioteca Vaticana, e co-
me arricchì quella da lui fondata in Bje-
scia, col dono della propria, con avver-
tireciòchediversamenteavea scriltoNo-
vaes circa il dono alla Vaticana. Per con-
tentare i suoi diocesani vi passava 9 mesi
dell'anno, e non faceva chedue gite a Ro-
ma di 6 settimane, per disimpegnare le
incombenze a lui aflidate. Benedetto XIV
Tole va conferirgli la chiesa di Padova; ma
il cardinale, ad onta della pingue men-
sa, per amore ai bresciani ricusò, onde fu
fatto prefetto dell'indice. Volendo quin-
di non solo coll'opera, ma eziandio coi
frutti di sua applicazione e dottrina gio-
vare a Brescia, pubblicò le opere de'ss.
Gaudenzio e Filastrio, del b. Ramperlo,
e del ven. Adelmanno suoi predecessori
nel vescovato, e quelle di s. Efrem siro.
Scrisse la vita di Paolo II {F.), vendi-
Q U I .43
candola dalle calunnie di Platina, celebrò
Paolo IJI{P'.),e(\\è alla luce le lettere
del cardinal Polo (F.), e alt re opere piene
di erudizione, come sono principalmen-
te : A niniadversicnes in propositioneni
XXI libri rn Euclidis, cani demonstra-
tione, et demonstralionum algebricanini
specimine. Diatriba prelimìnaris ad Fr.
Barbari, et aliorum adipsuniepistolas.
Specimen litteratiirae Brixianae. Fita
del cardinal Gaspare Contareno. Epi-
stola de Herculaneo. Commentarius de
rebus perlinentibiis ad Ang. lìJ. Quiri-
num, Ùrixiae i 749, ossia la storia di sua
vita fino al i 740 scritta da se medesimo,
di cui abbiamo diverse edizioni. Ficeri'
naliaBrixiensia. Tiara etPurpura Fé-
neta. Venne associato alle primarie ac-
cademie di R.oma, Bologna, Vienna, Ber-
lino, Pietroburgo, Parigi, ec. Favorì o-
gni genere di lavori letterari, e rese gran-
di servigi a quelli che visi dedicavano;
per essi investigava mss., raccoglieva le
note che loro potevano essere più utili,
e facilitava la pubblicazione, non meno
che la composizione delle loro opere. Gli
scrittori di tutte le sette l'hanno colmato
di elogijperchèsapeva far giustizia a tulli
i talenti, ed usare fino nelle controver-
sie la più dolce e la più benevola urba-
nità. Mentre il cardinale più altre cose
meditava a vantaggiodi sua chiesa e del-
le lettere, colpito da mortale accidente,
cessò di vivere in Brescia all' improvvi-
so a' 6 del 1^55, d'anni 75 non compi-
ti. Ebbe onorevole sepoltura avanti l'ai-
tar maggiore della cattedrale, con breve
iscrizione da lui composta, fa Ita vi scoi pi-
re dalla congregazione apostolica di Bre-
scia istituita da lui sua erede. Non man-
cò di sollevare le indigenze de'poveri,e
di esercitarsi in altre belle virtù. La sua
gran dottrina e profonda erudizione fu
celebrata daZaccaria lìcWaStoria lett. d I'
talia,\. I, p. i83, t. 2, p. 297,1. i4» P-
33 I ; da Gradenigo, nella Brescia sagra,
p. 4^4 J ^'^ Mazzucchelli, Hlitseo t. 2, p.
273; da d. Antonio Sambuca, Lettere in-
i44 Q^i
torno la morte del card. A. M. Qiiirìni,
Brescia 1757, che si trovano nella Bi-
blioteca Angelica di Roma, insieme ad
altre meniorierìguardanti questo insigne
porporato, come al Catalogo di tutte le
sue opere stampato in Brescia da Gian-
maria Rizza rdi.
QUIRINO (s.), vescovo di Siscia nel-
la Pannonia, martire. Venne arrestato
per ordine di Massimo primo magistra-
to della città, il quale gl'intimo di sagrifl-
care agli dei o di prepararsi a sollrire la
morte più torenentosa ; e non potendo
vincere la costanza del santo vescovo, lo
fece dapprima battere crudelmente con
l)astoni,e poi condurre in carcere carico
di catene. Quirino pregò tosto Iddio di
farsi conoscere da quelli che si trovavano
seco in prigione, e questa preghiera ven-
ne esaudita. A mezza notte si vide splen-
dere una gran luce nel carcere, il che pro-
dusse la conversione del carceriere chia-
mato Marcello, che fu battezzato tlal san-
to. Dopo tre giorni Massimo, non avendo
il poter di condannare a morte Quirino,
Io fece condurre ad Amanzio governa-
tore della provincia, che chiamavasi la
prima Pannonia, il quale dopo avere in-
vano adoperato lusinghe e minacce, lo
condannò ad essere gittato nel fiume con
Ulta macina di molino al collo, e la sen-
tenza fu sul punto eseguita. Ciò avvenne
a Sabaria, oggidì Sarwar, a'4 giugno del
3o3 o 3o4, nel qual giorno è indicata la
sua fesla dai martirologi latini. Ruinart
colloca il di lui martirio all'anno 809.
Essendosi trovato il corpo del santo mar-
tire, fu interrato in una cappella fabbri-
cala sulla riva de! fiume, e non molto
dopo venne deposto in una magnifica
chiesa che si edificò presso Sabaria. Al-
lorché i barbari invasero la Pannonia le
di lui reliquie furono trasportate a Ro-
ma e collocate nelle catacombe, vicino a
quelle di s. Sebastiano ; poscia nel i i4o
.si poseio nella chiesa dis. Maria in Tras-
tevere. Questo santo è patrono della dio-
cesi di Veglia.
QUI
QUIRINO o CIRINO (s.), martire in
Roma. V. s. Basilide.
QUIROGA Gaspare, Cardinale. Nac-
que nobilmente nel castello di Madri-
gale, diocesi d'Avila nella Castiglia Vec-
chia, e siccome uomo di segnalata virtù
e chiaro nella scienza delle leggi, di ven-
ne vicario generale dell' università d'Al-
calà, ma avendo probabilmente per ina v-
vertenza lacerati alcuni brevi apostolici,
dovette portarsi in Roma a pie di Giulio
III per ottenerne l'assoluzione. Inoltre il
Papa ad istanza di re Filippo II, lo am-
mise tra gli uditori di rota e fece cano-
nico di Toledo. In Roma strinse amici-
zia intrinseca con s. Ignazio, ai cui reli-
giosi fondò poi due collegi in Talavera
e in Toledo. In nome del re di Spagna vi-
sitò i regni di Napoli e di Sicilia, a fine
d'informarsi se i popoli venivano anga-
riati da imposizioni e gabelle contro la
mente regia. Dopo essere stato presiden-
te dell'inquisizione inlspagna, fu promos-
so da s. Pio V nel 1571 al vescovato di
Cuenca, dove celebrò il sinodo, e poi con-
tro sua volontà fu trasferito nel 1 578 da
Gregorio XIII all'arcivescovato di Tole-
do, colle dignità di supremo inquisitore
e presidente regio di tutti i dominii e stati
d'Italia, e di cancelliere di Castiglia. Il
Papa inoltre a'i5 dicembre lo creò car-
dinale prete di s.Balbina. Celebrò in To-
ledo il sinodo, e accrebbe notabilmente
le rendite de'benefìzi detti di s. Clena,
ed altri ne fondò nella cattedrale di Sa-
lamanca. Fece costruire il monasterodel-
le monache della Madonna del Refugio,
assegnando loro scudÌ2O0o d'annua ren-
dita. Amministrò il battesimo e la con-
fermazione a Filippo HI; e con solenne
ecclesiastica pompa, alla presenza dell'im-
peratore, del re, della famiglia reale, del
clero e del popolo, accolse nella metro-
politana il corpo di s. Leocadia vergine
e martire trasportatovi da Fiandra, e col-
locato in prezioso avello. Nel i584 <l'è
«Ila luce gli Uffìzi propri de' santi della
chiesa di ToWo, approvati da Gregorio
QUI
XIII. Compi gloriosamente la sua iuuga
carriera nunagenario inMadrid nel t 594>
Tenendo trasferito il cadavere in Madri-
gale feudo di sua famiglia, nella chiesa
di s. Agostino, da lui insieme al contiguo
mouastero edificata, con annua rendita
di scudi 2000, in sontuoso mausoleo e
con magnifico elogio. Lasciò pressoché
tutte le sue sostanzea'poveri, ai quali nel-
le città di Toledo, Madrid e Alcalà fu-
rono subito da^li esecutori testamentari
distribuiti 60,000 scudi; avendo ancora
ordinalo la fondazione di parecchie san-
te opere e luoghi pii, e tra le altre una
distribuzione di grano a'poveri di sua pa-
tria,nella quale stabili un maestro di scuo-
la con perpetua conveniente mercede, ol-
tre avere in vita erogato in limosina, fab-
briche di chiese e altre opere di pietà più
di 200,000 scudi. Pietramellara dice che
lasciò un milione e 4oo,ooo scudi, da im-
piegarsi in opere pie. Le sue decisioni ro-
tali sono registrate dal Torrigio, De seri'
ptoribus Cardi nalibus p. Dy.
QUITO (Quùen). Città con residenza
arcivescovile del Perù, nell'America me-
ridionale, nella regione della Colombia,
capoluogo del dipartimento dell'Equa-
toree della provincia di Pichincha,a i65
leghe da s. Fede di Bogota,ed a 3oo da
, Lima, sopra un piccolo affluente dell'A-
maguana, appiè del vulcano di Pichin-
[ cha, in aria dolce e salubre, ma soggetta a
ì frequenti intemperie e scosse di terremo-
to che riescono funeste, poiché nella re-
gione per quello deh 797 vi trovarono la
tomba piùdi 4o,ooo persone. E' sede del
, presidente della repubblica dell'Equato-
re e delle principali autorità. La situa-
lione di questa gran città sopra un ter-
reno disuguale ne rend^ irregolarissime
le vie, ad eccezione delle 4 che mettono
capo alla Placa Mayor ch'é un grande
quadrato. Vastissime le case e ben distri-
buite internamente, hanno di rado più
d'un solaio e sostengono un terrazzo cui
guerniscono di fiori e sul quale vanno
gli abitanti a prender aria: sono di mai-
VCL. LVI.
QUI 145
toni seccati, talmente bene cementali, ed
insieme congiunti mediante una specie
particolare di calce usata dagli antichi
indiani, che durano lunghissimo tempo.
Nella Placa Mayor vi sono la cattedra-
le metropolitana, incontro il palazzo ar-
civescovile bel fabbricato, il palazzo del-
la città, quello della ragione o giustizia
che oggi é abitato dal presidente, tutti
belli edilìzi, decorando il centro una fon-
tana di eleganti forme. Sulle altre piaz-
ze trovansi per la più parte situati i con-
venti e monasteri, le cui facciate servono
ad esse di ornamento. Le acque non so-
no buone, discendono dalle montagne e
formano il fìumìcello Machangara, che
bagna la parte meridionale della città,
nella quale lo si valica sopra un ponte
di pietra. La cattedrale, buon edifizio,è
sacra a Dio sotto l'invocazione di s. Fran-
cesco d' Asisi , con molte sagre relìquie
e con due organi, avente in nobile cap-
pella il battisterio, esercitandovi la cura
d'animedueparrochi. Il capitolo si com-
pone della dignità del decano, dei canoni -
ci colle prebende del penitenziere e del
teologo, di 4 beneficiali, e di altri preti
e chierici addetti al divino servigio. Pri-
ma il capitolo era composto di 5 digni-
tà, di altri 6 canonici, di 5 prebendali
o semi-prebendati. Vi sono altre 5 chie-
se parrocchiali munite del s. fonte, 9 con-
venti di religiosi, fra' quali rimarcabi-
li sono quello dì s. Diego, e quello di s.
Francesco per la sua bella chiesa, esten-
sione e architettura; 5 monasteri di reli-
giose, essendo singolare la chiesa di quel-
lo di s. Chiara per la sua cupola elilti-
ca; conservatorii per le donzelle , con-
fraternite, ospedale, seminario, ospizio
pei poveri, e pegli orfani di bella archi-
tettura e bene servito, scuole e altri sta-
bilimenti. Nel I 85 1 la repubblica dell'E-
quatoreabrogandola pi-ammalica diCar-
lo III, ristabilì i benemeriti gesuiti con
decreto del i5 marzo, restituendo loro
la chiesa e il collegio, che tosto aprirono
per dare al popolo gli esercizi spirituali.
i46 QUI
La chiesa, veramente sontuosa, è consi-
derata la più bella della città, con im-
ponente facciata di squisito lavoro, con
pilastri d'ordine corintio e formati con
un sol masso di pietra bianca. L'interno
è costruito sul modello della chiesa del
Gesù di Roma, e sopra una tavola d'a-
labastro con tiene scolpita un'iscrizione la*
tina in onore di Godin, Boguer e Con-
damine matematici francesi e spagnuoli
che misurarono in questa contrada dal
1736 al 1742 un grado di meridiano,
onde sopra una cima delle Cordigliere
occidentali si eleva la croce che servì di
segnale a tale operazione. Vi è pure nel
collegio l'università istituita con autori-
tà apostolica, con le stesse disposizioni e
indulti concessi per quella di s. Fede di
Bagola [V.) da Clemente X e Innocen-
zo Xn. Altra università e assai ftimosa
fu fondata nel i586 da Filippo li re di
Spagna, molto frequentata dagli studen-
ti. La biblioteca pubblica è considerata
come la più ricca di tutta la Colombia. Le
arti liberali e industriali vi si esercitano,
e tra le manifatture quella de'passamani
è perfetta. La massima parte del com-
mercio si fa con Guayaquil e col Perù.
La popolazione, che si fa ascendere a cir-
ca 70,000 abitanti, è composta di bian-
chi o spagnuoli, di meticci, d'indiani, di
negri e di altre caste. Una delle bevande
più comuni è quella del mate o thè dei
Paraguay. Le fiorenti colline di Panecil-
lo circondano la parte orientale, e nel re-
sto vi spaziano due feraci pianure.
Quito o s. Francesco di Quito è capi-
tale della repubblica dell'Equatore, la
quale fu riconosciuta da Gregorio XF I
nel i838, onde incominciò a tenere un
rappresentante diplomatico presso la s.
Sede, e tuttora vi è in Roma un mini-
stro residente, il paese corrisponde agli
antichi territorii indipendenti che venne-
ro invasi nella conquista del Perù e vi ri-
masero compresi sino al 1718. Fece al-
lora parte del vicereame di Nuova Gra-
nata, e ne formò una udienza. Cooperò
QUI
altivamentealla emancipazione delle co-
lonie spagnuole, e comprese i 3 diparti-
menti dell'Equatore, di Guayana e di
Asnay nella repubblica di Colonjbia. Nel-
lo scioglimento della medesima manten-
ne la propria indipendenza, si costituì in
separala repubblica colle stessepreceden-
ti dipartimentali divisioni, e congiunta
insalda alleanza colle repubbliche sorel-
le, fiorisce polente. Quito ebbe i suoi re
nell'antico stato d'indi pendenza. Tupach-
Japanchi dal Perù vi estese il dominio,
e quindi Uama-Capac vi comandò paci-
ficamente. Alla sua morte egli dispose,
anzi richiese ad Uascar-lnticasa-Ualpa
erede del trono peruviano, che fosse con-
tento di cedere il Quito ad Alabalipa fra-
tellosuo, come materno retaggio. Morì il
re nel iSaS, ne l'invasione di Pizzarro
vi era nota ancora, ma nel seguente an-
no v'irrupperogli europei. Delle due pia-
nure prossime a Quito, la meridionale
dicesiTuru-Pampa, eia boreale Ina-Qui-
to, celebre perla battaglia del 1 546, nella
qualeGonzalo Pizzarro vinse e uccise Bla •
sco-Nunez-Vela viceré del Perù, e di-
strusse la regia armata. Conquistato Qui-
to dagli spagnuoli nei i534, compreso
lungo tempo nel Perù, ne venne stacca-
to come dissi nel 1718 per formar parte
della Nuova Granata; nel 1735 fu ro-
vescialo da un orrendo terremoto; a'a
agosto 1 8 I o vi fu tremendo massacro del-
la nobiltà, non risparmiati nemmeno le
donne ed i fanciulli, dicesi d'ordine del
governo della città; finalmente nel 1829
separandosi la repubblica dell'Equalore,
da quelle di Venezuela e Nuova Grana-
ta, Quito ne divenne la metropoli. Vi fio-
rirono diversi illustri personaggi, e nel
i85o la s. Sede. decretò di poter proce-
derealla solenne beatificazione della ven.
serva di Dio Maria Anna di Gesù di Pa-
redes da Quito, per due prodigiose sa-
nazioni operate da Dio a sua interces-
sione.
La sede vescovile l'eresse Paolo III a-
gli 8 gennaio i545 o i546, ad istanza
QUI
di Carlo V, e la dichiarò suffragaoea di
Lima, con i 8,000 pezze di mensa e sotto
la protezione di s. Maria. Il i.° vescovo
fu Garcidia, cui successe Pielro della Pe-
gna domenicano nel io63,che nior"ì nel
i583. Indi lo furono, Antonio di s. Mi
chele francescano, morto nel ogsjLuig
Lopez agostiniano; Salvatore Ribera do
menicano che mori nel 16 12; Ferdinan
do d'Arias; Alfonso di Sautilliana dome
nicano nel 1 6 1 5; Francesco de Solo-Ma
jorfrancescano,ec.ClemenleXInel 17 i i
negò al vescovo di Quito viceré del Pe-
rù di poter celebrare la messa non digiu-
no, quando dovea conferire gli ordini sa-
gri, ad onta di sua debole salute. Le A'o-
tizie di Roma registrano i seguenti ve-
scovi. I y46 Giovanni Nido Polo dell'A-
quila di Popayan, traslato da s. Marta.
1762 Pielro Ponce y Carrasco di Sivi-
glia, traslato d'Adrumeto in partibus.
1 776 Biagio Sobrio y Mynago di Palen-
cia, traslato da Cartagena d'America.
I 789 Giuseppe Perez Calamad'Alberca.
1 795MicheleAlvarezCortesdiMartil dio-
cesi di Granata, traslato da Cartagena.
1801 Giuseppe de Cuero y Caicedo di Mar-
t il, traslato daCuenca di Perù. 18 18 Leo-
nardo Santander y Villavicencio di Si-
viglia. 1 828 Raffaele Laso de la Vega, tra-
slato da Merida. i833 Nicola Gioacchi-
QUI 14-
no de Arteta di Quito, già i.* dignità del
capitolo e vicario generale. Il regnante
Pio IX, ad istanza della repubblica del
l'Equatore, colla bolla Mos semper Ro
manis Pontificibus , a' 1 3 gennaio 1 848 e
levò Quito all'onore di arcivescovato, e la
cattedrale a quello di metropolitana, as
segnando all'arcivescovo per suffragane!
ì vescovi di Cuenca d'America, e di Gua
yaquil. Quindi nel concistoro de'5 set
tembre i85i preconizzò l'attuale i.°ar
ci vescovo mg.*" Francesco Saverio de Ga
raycos di Guayaquil, che Gregorio XV!
nel i838 avea fatto vescovo della prò
pria patria. L'arcidiocesi è amplissima
contenendo diverse Provincie e molti luo
ghijOnde suole avere un vescovo ausiliare
e perla biia grande ampiezza Pio VI per
le domande di Carlo III ne smembrò u
na parte e vi formò il vescovato di Me
rida di Maracaibo, che gli era stato riu
nilo, poiché la sua istituzione è più anli
ca. Lo stesso Papa autorizzò il vescovo
di Popayan Girolamo de Obregon-y
Mena, di segregare da Quito la città d
Cuenca nella stessa America e di formar
ne un vescovato cou corrispondente ter
ritorio. Ogni nuovo arcivescovo è tassa
to ne'libri della camera apostolica in fio
rini 33, essendola mènsa di 10,000 mo
nete.
RA A
RAD
R
R-
-A AB. V. GlAVARINO.
RA BALDO, Cardinale. Diverso dal
vescovo di Modena di lai nome, e proba-
bilmente piacentino, da canonico di Pia-
cenza Innocenzo II nelle tempora del di-
cembre 1 138 lo creò prete cardinale di
s. Anastasia. Fu amorevole e generoso
col monastero di s. Savino, e di. piti colla
cattedrale piacentina, cui lasciò un pode-
re pel mantenimento de'libri della chie-
sa, morendo nel maggio i \/\i.
RABASTENSPeloforte, Cardinale.
Di Rapistaguo diocesi d' Alby, de' conti
di s. Giorgio, vescovo di Pamiers, inter-
venne nel 1 3 1 9 al sinodo di Tolosa. Tras-
ferito alla sede di Rieux, a'20 dicembre
i32o Giovanni XXII lo creò cardinale
prete di s. Anastasia e mori nel suo pon-
tifìcato.
RABBINO. Nome di dignità fra gli
Ebrei (F'.). Vi sono molli gradi per giun-
gere alla qualità di rabbino. Chiamasi Ca-
cham o sapiente il capo della scuola; Ba-
chur o eletto quello che aspira al dotto-
rato; Cabardi rab il compagno del mae-
stro e che è più avanzato; finalmente
Rab o Rabbino e Moreno, nostro mae-
.Siro, quello il quale è piìi versato nelle
scienze della legge e della tradizione. Il
rabbino tra gli ebrei decide qualunque
questione, predica, è il capo delle acca-
demie, occupa il i.° posto nelle ly/rt^go-
ghe (f^.), e può scomunicare i disubbi-
dienti. Secondo gli studi che fanno vi so-
no diverse specie di rabbini.
R ACCA. Sede vescovile di Mesopota-
mia, nella diocesi de'caldei, corrispon-
dente a Callinico de'greci. Ne fu vesco-
vo Elia. Oriens chr. t. 3, p. i328.
RACHILDE (s.). F. Guibobata (s.).
RACHLENA.Sedevescoviledella i.'
Fenicia, sotto la metropoli di Tiro, eret-
ta nel XII secolo, è chiamata pure /ira-
elea o Maraclea, secondo Commanville.
Tu' Oriens chr. t. 3, p. 83i,la dice isti-
tuita nel VI secolo e registra 2 vescovi.
RADAN. Sede vescovile di Babilonia,
nella diocesi de'caldei. Ebbe 3 vescovi»
Oriens chr. t. "z, p. iij5.
RADANTS, Rhadantziuni. Sede ve-
scovile di Moldavia, il cui vescovo Ana-
stasio nel 1642 intervenne al concilio di
Jassi. Oriens chr. t. i, p. \i56.
RADBODO (s.), vescovo di Utrecht.
Francese di nascita dal canto del padre,
ma da quello della madre era originario
della Frisia, e fu chiamato Radbodo dal
nome dell'avolo, ultimo reo principe dei
frisoni. Educato sotto gli occhi di Gon-
tiero vescovo di Colonia, suo zio mater-
no, si recò poscia presso Carlo il Calvo e
il di lui figlio Lodovico il Balbo per per-
fezionarsi nelle scienze, che alla corte di
questi principi venivano insegnate da e-
sperti maestri. Si dedicò specialmente alle
scienze ecclesiastiche , e ci rimane qual-
che sua opera ed alcuni poemi sopra ar-
gomenti di pietà. Fu eletto vescovo di
Utrecht nel 960 , sebbene la sua umiltà
lo rendesse ripugnante ad accettare l'e-
piscopato. A somiglianza della maggior
parte de'suoi predecessori ch'erano stati
monaci, prese l'abito religioso. Non volle
più mangiar carni, si cibava assai parca-
mente, e digiunava sovente due otre gior-
ni di seguito. Si dimostrò pieno di carità
pei poveri. Forzato ad allontanarsi da U-
trecht,persottrarsi alla persecuzione mos-
sagli da alcuni peccatori indurati^ si riti-
rò a Deventer, ed ivi morì a'29 novera-
RAD
bre del 9 1 8, sotto il qual giorno il Butler
riporta la sua festa.
RADEGONDA (s.), regina di Frau-
eia. Era figlia di Berlario re d'una parte
della Turingia nella Germania, principe
pagano. In età di io anni fu condotta via
prigioniera da Clotario re di Soissons,che
la fece istruire nella religione cristiana.
Ricevuto ch'ebbe il battesimo, si consa-
grò intieraraenteal servigiodiDio: la pre-
ghiera, le umiliazioni e le austerità del-
la penitenza formavano le sue piti care
delizie. Ella voleva vivere in perpetua vir-
ginità, e non si condusse che a mala pe-
na a soddisfare il desiderio che aveva il
re di sposarla. La sua esaltazione nulla
cangiò ne' suoi primitivi sentimenti, e
Clotario lasciolla dapprima attendere con
libertà a tutti i suoi esercizi. Ma diverse
passioni essendosi impossessale del di lui
cuore , gii fecero divenire odiosa la sua
santa donna; la quale tuttavia cercando
tutti i mezzi possibili e legittimi per cat-
tivarsi l'animo del re, sopportava i ma-
li trattamenti con eroica pazienza, e non
opponeva alle ingiurie che la dolcezza e
la compiacenza. Egli fu SI barbaro da far-
le trucidare il fratello, con intendimen-
to di rendersi padrone degli stati ch'esso
possedeva nella Turingia. Questo atto
crudele riempì Radegonda di tanta in-
dignazione e di tanto orrore, che doman-
dò la permissione di lasciare la corte.
Clotario vi accondiscese facilmente, e la
mandòa Noyon, aftinché vi ricevesse il ve-
lo dalle mani di s. Medardo. Il santo ve-
scovo fece delle difficoltà perchè Rade-
gonda era maritata; ma poi si arrese alle
reiterate preghiere di essa, e la fece diaco-
nessa. Radegonda si ritirò dapprima nel-
la terra di Sais,che il re le aveva assegna-
to nel Poitou, dove menò austerissima vi-
ta; poscia si recò a Poitiers, ed ivi fondò
un monastero di religiose , di cui diede
il governo ad una vergine virtuosa, no-
mata Agnese, alla quale restò soggetta
ella medesima. Ottenuta la conferma del-
ia sua fondazione dai padri del concilio
RAD 149
radunati a Tours nel 566, Radegonda in-
titolò il monastero alla ss. Croce, per la
preziosa reliquia che ricevette dall' im-
peratore Giustino II, e v'introdusse la re-
gola di s. Cesareo d'Arles. Questa santa
principessa passò della presente vita l'an-
no 587,3'! 3 di agosto, giorno in cui o-
norasi dalla Chiesa. In assenza del vescovo
di Poitiers, fece la cerimonia de' suoi fu-
nerali s. Gregorio vescovo di Tours, du-
rante la quale un cieco riebbe la vista; e
molti altri miracoli furono operati da Dio
alla sua tomba. Le sue reliquie rimasero
nella chiesa di Nostra Donna a Poitiers,
sino al 1 562 in cui furono disperse dagli
ugonotti. Venanzio Fortunato, che fu suo
cappellano, ne scrisse la vita, cui la reli-
giosa Bandonivia , la quale era stata al-
levata sotto la santa, aggiunse un secon-
do libro.
RADICALISMO. F. Panteismo.
RADICOFANI.Castello con Terra già
dominio della s. Sede, nei granducato di
Toscana, fra la Val d'Orcia e la Valle
Paglia, le cui fiumane bagnano le oppo-
ste falde della montagna, capoluogo di
comunità e di giurisdizione, diocesi di
Chiusi, compartimento di Siena ; altra
parte di territorio è sottoposta a quella
di Pieuza.Sede del vicario regio, del do-
ganiere edialtreautorità, trovasi su d'al-
ta montagna erta e scoscesa, ove fu in
tempi remotissimi un vulcano, come vul-
caniche sono le rocce. Per quanto il pae-
se sia alto va soggetto alle nebbie, è u-
n)ido,ed in parte dominato dai venti au*
strali,onde gli abitanti sono esposti a qual-
che incomodo; le sue acque però sono
limpide e leggiere. Ne'suoi piccoli torren-
ti si trovano pietre d'ogni grandezza e
colore, e alcune agatizzate che s'impie-
gano ne'musaici. E questo il i.° paese,
ne'cui confini a Ponlecentino presso la
Novella,termina lo sta to pontificio e prin-
cipia il toscano. Sembra che la natura
abbia voluto ivi dividere i due stati, con
fiapporvi idirupieleasprezzedella mon-
tagna per la loro comune difesa. La chie*
i5o RAD
sa pori-occhiale e arcipretale di s. Pietro
esisteva ne'primi del secolo XI H, ed era
intitolata a s. Gio. Battista come chiesa
battesimale; ne' territorii dipendenti di
Castel vecchio e di Con tignano vi sono le
pievi di s. Eustachio e di s. Mai-ia As*
sunla. In detto secolo si eresse il convento
de'minori conventuali; ora sussiste sol-
tanto quello de'cappuccini fuori di Ra-
dicofani, presso la strada regia, ov'è la
posta delle lettere e de'cavalli, eoa locan-
da. Questo luogo die Guasta sperimenta-
to militare del comune di Firenze, Dino
arcivescovo di Genova e poi di Pisa. Fu
questo luogo uno degli antichi feudi dei
monaci dell'abbazia di i. Salvatore di
Mont'Araiata, ai quali nel ii43 Cele-
stino!! confermandone i possessi, vi coni'
prese il castello di Radicofani, dichiaran-
do il monastero immediatamente sog-
getto alla s. Sede, con retribuire annui
210 denari d'oro. Da un documento del
1 1 53 si apprende che l'abbate Ranieri ed
i monaci, col consenso scritto de'vassalli
di Radicofani, cederuno la metà di que-
sto paese ad Eugenio 1 1 1 e successori, in*
sieme alla sua corte e col sottostante bor-
go di Callemala, compresi i diritti dei
bandi, placiti, ec; ad eccezione però del
padronato delle chiese situate nel castel-
lo e nel borgo, di cui i monaci si riser-
varono le rendite e pensioni dovute a
quelle chiese. In vigore di tale conven-
zione sottoscritta in Roma a'ag maggio
e riportata da Ughelli neWJtalia sacra,
sotto i vescovi di Chiusi, la camera apo-
stolica si obbligò pagare ai monaci amia-
tini l'annuo censo di 6 marche d'argen-
to, a condizione che mancando le paghe
successive, nel 4-° a"no s'intendesse an-
nullato il trattato; quindi, al dire di No-
vaes, Adriano IV nel i iSq cinse di mu-
ra e di torri Radicofani, o come scrive
Tolomeo da Lucca, fece il girone o cas-
sero, che munì di torri. PressoCastel Mor-
rò esisteva un fortilizio, e la chiesa par«
rocchiale di s. Andrea, soggetti alla ba-
diadiMont'Araiata.CIementelllneli 187
RAD
confermando alla badia i privilegi con-
cessi dai predecessori, riconobbe i mona -
ci signori della metà del castello di Ra-
dicofani, e la s. Sede debitrice di detto
censo per l'altra metà. Celestino III nel
1 196 a difesa de'monaci, vietò a quelli
della badia di s. Pietro in Campo di edi-
ficare una chiesa nel distretto di Radi-
cofani. Da una bolla d'Innocenzo III del
1200 si rileva, che già risiedeva in Ra-
dicofani un castellano pontificio, eserci-
tandone l'uHìzio un accolito ; Rinaldi al*
l'annoi ig8,n.° 25, dice che questo Pa-
pa ricuperò Radicofani, Acquapendente
dagli orvietani, Montefiascone e la To-
scana pontificia, e che cinse di nuove mu-
ra Radicofani. Narra Novaes, che Onorio
musando della consueta caritàdella chie-
sa romana, per sostentare Giovanni di
Brenna spogliato del regno di Gerusa-
lemme (^.), gli die in governo la provin-
cia del Patrimonio {f^.), da Radicofani
fino a Roma. Per avere i sanesi danneg-
giato in una scorreria i sudditi pontificii
di Radicofani, Gregorio IX fulminò la
scomunica, poi nel 1 235facollizzò il ve-
scovo di Palestrina ad assolverli, previa
cauzione pel rifacimento de'danni, onde
il sindaco del comune di Siena sborsò a
quello di Radicofani lire 1 257. Nel 124B
signoreggiava il casserodiRadicofaniGhi-
no di Tacco da Torri ta. Nel 12 56 Si-
mone Albo castellano di Radicofani, di
Proceno e Acquapendente, di commis-
sione avuta da Leone Fortebracci retto-
re del Patrimonio di s. Pietro nella To-
scana pontificia, facoltizzò i monaci amia •
tini a ricostruire un mulino sul Paglia,
portato via dall'inondazione. Tornati i
sanesi colle loro masnade a infestare il
Radicofanese, Urbano IV del 1 26 1 li con-
dannò a pagare alla s. Sede 8000 mar-
che d'argento, e 2000 al comune di Ra-
dicofani. Nel distretto di Radicofani era vi
il feudo Bocchette di Radicofani, che in
parte spettava ai monaci. Nel 1276 nei
ponlificalid'InnocenzoVeGiovanniXXI,
insorse lite tra* monaci e lu ». Sede pei
RAD
duìtti sul castello e corte di Radicofani.
Nel laSa si trova un conte in Radicofani,
torse costituito dai monaci per la loro
porzione. ÌNel i 294} come io altri prece-
denti tempi, i monaci riceverono dalla
camera apostolica il censo delle 6 marche
d'argento; allora era castellano e gover-
natore del Patrimonio Foitebraccio, che
abitava il palazzo del vicario di Radicofa-
ni. Avendo i sanesi di nuovo gravemente
diinneggialo il territorio di Radicofani,
delio stato della chiesa romana, Bonifacio
Vili nel laggcomandòai signori di Nove
(liSienadi pagare alla camera apostolica
Id multa imposta da Urbano IV, edi com-
porsi col comunedi Radicofani perquella
delle 2000 marche, essendo il luogo già
costituito in comune e con palazzo civico.
Chei Papi anche dopo la metà del secolo
XIV seguitassero a tenere giurisdizione
in Radicofani, e che i suoi soldati col po-
destà ne custodissero le fortezze a spese
comuni coi monaci, lo dimostrano anche
documenti del i 369, esistenti tra le carie
<li detta badia, come afferma Repetti al-
l'articolo/?ac?/cq/^'j/, nell'importanteZ^t-
zionario della Toscana. Dai medesimi
«i rileva, che il Papa teneva soldati di
guardia pure alla Rocchetta, onde i mo-
naci per non sopportar l'aggravio dello
stipendio loro spettante, cederono alla s.
Sede il diritto di abbattere e diroccare
quel fortilizio. Pochi anni avanti i fuo-
rusciti di Radicofani, senza urtare l'au-
torità papale, tentarono di togliere la lo-
ro patria alla giurisdizione de'monaci a -
miatini e sottometterla alla repubblica
sanese, tranne la rocca e il cassero, e di
ubbidirle, salve le ragioni del Papa e del
capitano del Patrimonio di s. Pietro in
Toscana, obbligandosi i radicofanesi di
mandare a Siena per s. Maria d'agosto
un palio di seta del valore di 1 5 fiorini.
Leggo in Novaes, che nel 1 4 • ' essendosi
accesa guerra tra'saoesi e Ladislao re di
Napoli, appena entrato in campo il fa-
moso generale Tartaglia prese il castello
eli Radicofimi,e messo che l'ebbe a sacco
RAD i5£
lo vendè ai sanesi, ai quali a'24 maggio
prestarono giuramento di sudditanza i
radicofanesi, ottenendo dalla repubbli-
ca larghi privilegi. Trovandosi Giovanni
XXllI in gran bisogno di denaro per so-
stenersi contro Gregorio XII e l'antipa-
pa Benedetto XIII, ed essendo in Siena,
con bolla de'a-T maggio convalidò tal de-
dizione, concedè al comune per 60 anni
in vicariato, da incominciarsi dal \\ii,
il castello e distretto di Radicofani, col-
l'obbligo di pagare alla caraei-a apostoli-
ca l'annuo censo di lire4o e per una vol-
ta 6000 fiorini. Laonde Siena nel i4'7
incominciò l'edificazione di una nuova
fortezza sopraRadicofani, poscia nel i44'^
fece guastare sotto la rocca la strada po-
stale che guidava a Roma, sostituendo
l'attuale che passa sotto la Terra di Ra-
dicofani,affine d'impedire che le compa-
gnie di ventura, dallo stato pontificio in-
festassero il terriloriosanese. Fiaalmenle
PioIIsanese recandosi a'2 5fcbbraioi459
in Siena, le confermò in perpetuo vica-
riato Radicofani col suo distretto, senza
mentovar nella bolla i monaci antichi
padroni, col consueto annuale tributodi
scudi 29 e bai. 4o per Radicofani e Cam-
porsevoli, che il comune di Siena pagò
sino al declinar del secolo passato, come
dichiarò Novaes tanto bene informato
delle cose sanesi. die anche Camporse-
voli fosse dominio della chiesa romana,
lo dissi altrove e nel voi. VI, p. 192, l'i-
cordando l'infeudazione che ne fece Bo-
nifacio IX dell 389. Imperocché fuCam-
porsevoli parte del contado di Chiusi, ret-
to prima a cou)une dagli orvietani, po-
scia dominato dai Papi, finché Pio li as-
segnò come vicariato perpetuo della s.
Sede il diroccato castello di Camporse-
voli ai suoi nipoti Jacopo e Andrea Pie-
lolomini {f''.), da' quali fu ceduto con
r annuenza dello zio alla repubblica di
Siena con l'annuo censo di scudi 29 da
pagarsi alla camera apostolica, mediante
la sua bolla de'2 i maggio 1 464> emanata
dai bagni di Pelriolo D'alloi a in poi Radi
i52 RAD
cofani seguì i destini politici di Siena, sof-
frì molto nel i555 allorché Chiappino
Vitelli generale di Cosimo I tentò con
grossa artiglieria ogni maniera, sebbene
inutilmente, di espugnarlo. Caduta però
con Montolcino l'ultima sede de'repub-
blicani sanesi, anche gli abitanti di Radi-
cofani a* 1 7 agosto 1 559 prestarono giu-
ramento a Cosimo 1, che rese più forte
la fortezza sanese, fatta saltare in aria nel
decorso secolo. Nel i58o Gregorio XIII
col granduca Francesco I rinnovò il trat-
tato sui pagamento del censo alla camera
apostolica. Diversi Papi e altri sovrani,
come luogo di passaggio, onorarono di lo-
ro presenza Radicofani. Nel voi. LUI, p.
io4 ricordai il passaggio nel 1798 del
detronizzato Pio VI, ed a p. 126 dissi
che vi pernottò a'3 novembre i8o4Pio
VII, ricevuto al di là del fiume Paglia,
confine de'due stati, dal senatore Salvetti
e dai dragoni toscani, ed in Radicofani
dal maggiordomo Corsini, dal nunzio di
Firenze, e dai vescovi di Chiusi e Soana:
nella mattina seguente, dopo celebrata la
messa, benedì dalla loggia della locanda
il plaudente popolo e proseguì il viaggio
per /^/rewze. Nel citato voi. p. \^\ ripor-
tai come Pio VII deportato dai francesi
nel 1809 vi ritornò a'6 luglio, pernot-
tando alla locanda, e nella sera del 7 ne
partì; laonde dal trono di Roma, passò
alla frugale stanza di questa locanda, i
cui particolari narra il cardinal Pacca
compagno di viaggio. Memorie t. 2, e. r.
Nel ridetto voi. p, i Sg, dicendo del viag-
gio del Papa a Genova nel 1 8 1 5, indicai
che traversò Radicofani a'22 marzo,eche
nel ritorno a'5 giugno volle rivedere le
stanze in cui abitò prigioniere, regalan-
do la serva che lo avea assistito,coraeno-
tò Pacca, Eelazione del viaggio p. 124.
RADOLOVIC Nicolò, Cardinale. O-
riundo da famiglia di Ragusi trasferita
in Napoli, nacque in Polignano. Fino dal-
l'adolescenza die chiari segni di elevato
ingegno. D' anni 22 recatosi in Roma,
Ui bano Vili gli affidò successivamente il
RAD
governo d'alcune città, indi lo fece com-
missario sanitario pei timori dì pestilen-
za. Alessandro VII nel 1 GSq lo promosse
ad arcivescovo di Chieti, ove si mostrò
zelante dell'immunità ecclesiastica, in di-
fesa della quale più volte lanciò la sco-
munica contro i governatori della pro-
vincia. Adempiendo tutte le parli di sol-
lecito e vigilante pastore, visitò l'arcidio-
cesi, celebrò due sinodi, perfezionò e com •
pi il seminario, restaurò diverse chiese,
arricchì di preziose suppellettili la metro-
politana, fondò un conservatorio alle ver-
gini orfane e sovvenne i poveri con ab-
bondanti limosine. Innocenzo XII lo ri-
chiamò a Roma, lo fece segretario della
visita apostolica, poi della congregazione,
de' vescovi e regolari, dove meritossi l'ap-
plauso non meno della curia, che de're-
ligiosi che ne celebrarono altamente il
sapere; laonde in premio di tante bene-
merenze, il Papa ai 1 4 novembre 1 699 lo'
creò cardinale prete di s. Bartolomeo al-
l'Isola, ed in sua morlecon grave discor-
so determinò i cardinali alla pronta ele-
zione del successore. Morì in Roma nel
1 702, d'anni 76, e fu sepolto nel suo ti-
tolo sotto semplice lapide col solo suo no-
me, lasciando delle opere mss.
RADZIEJOV^SKI oRADZIEWSKI
Michele Stefano , Cardinale. Nacque
nell'omonima contea, feudo di sua nobi-
lissima famiglia in Polonia. Caduloin mi-
seria per essere stato il padre spogliato
de'beni dal reGio. Casimiro, pel sospet-
to di aver favorito gli svizzeri allorché
ostilmente entrarono ne' confini del re-
gno, si portò a Parigi applicato allo stu-
dio nell'università di Sorbona. Tiasferi-
tosi in Roma, dopo esservisi distinto pei
suoi talenti, vi prese la laurea dottora-
le. Istruito nell'erudizione, nella scienza
e nella cognizione delle lingue, ripatriò
quando già era stato reintegrato nelle so-
stanze dai re Michele e Giovanni III, il
primo de'quali conferitogli un canonica-
to nella cattedrale di Cracovia, lo ado-
però in gravissimi affari, come nel conci-
1
RAD
liarei paìallni discordi Ira loro. GioTan-
ni III suo zio materno a compensaiae i
meriti lo nominò ve-scovo di Riovia, poi
di Varmia, e con pontifìcia dispensa lo
promosse a gran cancelliere del regno, ed
a sua istanza Innocenzo XI con gran pia-
cere a'2 settembre 1 686 lo creò cardina-
le prete di s. Maria della Pace. Da Var-
mia il re lo fece trasferire all'arcivesco-
vato primaziale di Gnesna, dove oltre la
sollecita cura che si prese nel restaurar
le chiese , fondò una casa pei sacerdoti
della missione, dotandola con munifìcen-
a , facendo altrettanto coi carmelitani
>calzi. Per soccorrere il re nella guerj'a
coi turchi, più volte portò i suoi argenti
al nunzio perchè fossero ridotti in mo-
neta. Nell'elezione del nuovo re, avendo
il primo luogo nella dieta, mostrò tutto
l'impegno per l'esaltazione del principe
di Conty, Io che fu cagione di tante dis-
tensioni, che poco mancò non iscoppias-
sero in aperta guerra. Ad onta che dif-
ferisse ad altro tempo l'elezione, per se-
dare i tumulti e aumentare il partito al
Conty, a suo dispetto fu elevato al tro-
no l'elettore di Sassonia Augusto 11, con-
Iro il quale si mostrò tanto avverso sino
ad unirsi al suo nemico re di Svezia, a-
zione che irritò altamente Clemente XI,
che gli scrisse risentito breve , ordinan-
dogli di recarsi in Ronia entro tre mesi.
L'effervescente e inconsiderato cardina-
le, nondimeno si riconciliò col nuovo re
a LoAvicz nel 1 699. Influenzato dall'acat-
tolico re di Svezia, trascurò la cura del-
l'arcidiocesi e forse per dannevole tolle-
ranza vi lasciò correre infiniti piegiudi-
zi, contrari alle leggi del regno e della
cattolica religione, per la sua conniven-
za in permettereai luterani di congregar-
si e insolentire a danno de' cattolici. Iddio
lo chiamò a render conio nel 1 7o5, d'an-
ni 60, e fu sepolto nella metropolitana
di Gnesna.
RADZWIL Giorgio, Cardinale. Na-
to nel granducato di Lituania, dalla no-
bile prosapia de'duchi d'Olikae Nieswiz,
RAD j53
ebbe la disgrazia di perdere i genitori di
anni i 2 , ed insieme la gran ventura di
abiurare l'eresia luterana. Datosi allosta-
to ecclesiastico e fatti non ordinari pro-
gressi nella pietà e nelle lettere, fu richie-
sto a coadiutore da Valeriano vescovo di
Vilna ormai decrepito, che col consenso
di re Stefano l'ottenne da Gregorio XIII,
però a condizione che Giorgio senza in-
dugio si trasferisse in Roma a prosegui-
re gli sludi, come eseguì col minor fra-
tello divenuto a suo esempio cattolico.
Affidali ambeduealla direzione del p. .\-
chille Gagliardi religioso di sperimenta-
ta bontà e dottrina, fu loro assegnata per
estiva abitazione la villa di Papa Giulio
III. Dopo alcuni anni, Giorgio per divo-
zione da Roma si recò a piedi vestito da
pellegrino al santuario di Compostella,
con generale edificazione. Consagrato ve-
scovo , si adoperò con tutto 1' impegno
perchè la città di Vilna e la diocesi fos-
sero immuni dal contasiio dell'eresia, da
cui coll'efllcacia di sue esortazioni ritirò
molti eterodossi, con coraggio purgando
una libreria dai libri contenenti dottri-
ne eretiche, che bruciò alla presenza dei
primari settari. Ebbe pure sotto la sua
giurisdizione la Livonia, ricuperata dai
moscoviti, della quale da re Stefano fu
fatto viceré con immenso vantaggio del
cattolicismo, abbracciato da parecchi e-
relici. Provvide alla pudicizia delle po-
vere vergini e vedove insidiate dai nova-
tori, con fondar monasteri e luoghi pii,
dotandoli largamente. Assegnò al colle-
gio de' gesuili una rendita perpetua di
lOjOoofiorini. Ai ruteni scismatici di sua
giurisdizione die facoltà di tornare alla
comunione della chiesa, o di andarsene
e perdere i propri beni; ed agli ebrei di-
strusse le sinanoglie. Dal fratello* ottenne
l'espulsione dal castello d'Olika di quelli
che si mostravano alieni dalla cattolica
credenza. Gregorio XI lì a premio di tan-
ti meriti, a' 12 dicembre i583 lo creò
cardinale prete di s. Sisto. Dipoi Sisto V
lo trasferì al vescovato di Cracovia col
t54 RAF
consenso di re Sigismondo III, al qua-
le e all'imperatore Rodolfo II lo de-
fiulò legato a Intere per pacificarli , ciò
che ottenne colla eflicace e principale
cooperazione dell'altro legato cardinal
Aldobrandini , poi Clemente Vili, con
unire in matrimonio nel i^^i il primo
colla figlia del secondo. Intervenne ai soli
conclavi d'Innocenzo IX e di Clemente
Vili. Tornò in Roma nell'anno santo
1600, e vi fece risplendere nell'acquisto
del giubileo la magnificenza e maestà del
grado, la gravità de'costumi e la cogni-
zione delle lettere. Ma sorpreso da ma-
lattia, attribuita a potente veleno datogli
dagli eretici, visitato da Clemente Vili,
da tutti compianto morì, d'anni 44>^fi*
sepolto nella chiesa del Gesù, avanti la
cappella di S.Francesco d'Asisi, con la-
pide fregiala del suo stemma e col solo
di lui nome.
RAFFAELE (s ). Pia opera istituita
dai celanti e benemeriti sacerdoti e fra-
telli conti Luca e Marco Passi di Bergamo,
fondatori pure della pia opera di s. Doro-
tea(f^.).Fi\ approvala e lodata da Grego-
rio XVI, il quale concesse indulgenze ple-
narie a questa pia opera, con rescritto del
1 Sluglio r833,onde mirabilmente in mol-
le città d'Italia fiorisce, ed in Roma nel
1846 fu introdotta nella Chiesa de' ss.
Carlo e 5//7g/ode*barnabili, dal parroco
p.d. Carlo Capelli con copiosi frutti, come
si legge nel n.°63 del Diario di Roma, nar-
rando come i congregati per la i ."volta ce-
lebrarono nella i .' domenica d'agosto la
festa del glorioso protettore arcangelo s.
Radaele (di cui a Coro degli Angeli, a
Medico e altrove), da i3o fanciulli, che
in vece di vagare per le pubbliche vie, si
esercitavano in divote pratiche. Scopo di
questa pia opera è di prendere una spe-
ciale e amorevolissima cura di que'mi»
«eri garzoncelli della povera plebe, che o
per impotenza, o per incapacità, o per in-
curia de'genitori, crescono del tutto igna-
ri de'doveri di nostra s. religione, non
che di quelli d'un buon cittadino. Abban •
RAG
donati eglino sin dalla tenera età alla pro-
pria inclinazione, ingrandiscono insensi-
bilmente ne'vizi, senza che mai odano u-
na voce che li riprenda, né trovino giam-
mai una mano pietosa che li tragga dalla
via di perdizione,egrindirizzi nel sentiero
delle virtù civili e morali. A questo gravis-
simo male a meraviglia provvede la detta
pia opera, che ripartendo lo stuolo de'gio-
vanetti in più distinti drappelli, assegna
loro zelanti ecclesiastici e secolari col tito-
lo di sorveglianti, perchè appunto sorve-
gliandoli con singolarissimo amore, quasi
fossero loro propri figliuoli, ora gli eccita-
no a portarsi alle pubbliche scuoledi ele-
mentari istituzioni per esservi istruiti, o-
ra gli stimolano a condursi alle botteghe
per apprendervi un qualche mestiere, ora
gli esortano a frequentar la parrocchia
per impararvi il catechismo, ora gli al-
lettano a radunarsi nell'oratorio per eser-
citarvi gli atti delle cristiane virtù. Fac-
cia Iddio che il nuovo istituto accenda
sempre più nel cuore de'fedeli lo spirito
di carità, e che propagato in altre par-
rocchie di Roma e d'Italia, i buoni ne e-
sultino per la certa fiducia di vedere un
giorno, che anche dalla ìnfima classe del
popolo sorgere potranno di voti, onorati e
utili cittadini. Di quanto riguarda questa
pia opera, il regolamento,leistruzioni per
dirigerla e relative agli ascritti, col meto-
do di vita cristiana pei fanciulli che ne
fumo parte, ne tratta l'opuscolo: Pia a-
pera di s. RaJ^,iele es. Dorotea da iritro'
darsi nelle cillàe campagne per riforma-
re il costume, ed educarecrislianamente i
fanciulli j in ispecie poveri e abbandonali,
Genova i835, tipografia Fernando. In
Roma pel 1 84^ la pia opera fece stampa-
re la Novena di s. Rajfiele arcangelo ,
pel Marini.
RAGGI Ottaviano , Cardinale. Pa-
trizio genovese e ricco^ dotato di virtù,
candore di costumi e scienza, si portò in
Roma, ove nel 16 16 Paolo V lo fece prò-
lonotarioapostolico. Nel 1622 dal prelato
bolognese Benli voglio comprò un chien-
RAG
catodi camera ed ebbe la presidenza della
grascia e poi dell'annona, ed in assenza
delcardiual Aldobrandinicameilengogli
fu sosliluito neir ufficio e incaricato di
gravi incurabenze, principalmente l'ag-
giustamento delle strade dello stalo per
l'anno santo 162 5, che mediante autori-
tà illimitata, ad onta dello scabroso uf-
ficio, ne riuscì destramente. Con egual fe-
licità compose inCeprano le vertenze in-
sorte, tra molti sudditi pontificii e il con-
testabile Colonna. Urbano Vili lo elevò
a uditore generale della camera, ove si
distinse per la giustizia, temperata colla
clemenza e carità cui era naturalmente
inclinato, essendo benefico anche cogli
emuli. Prediligeva gli uomini pii edotti,
, per la gran stima che fece de'letterali di
! cui fu impegnalissimo mecenate, onde
molti gli dedicarono le proprie opere.
Nella carestia del 1 63o che afflisse l'Italia,
colla sua previdente industria provvide
Roma di grano, non che le città e pro-
I vincieche ne penuria vano. In ricompensa
di tante benemerenze. Urbano Vili a' io
o 16 dicembre 1641 lo creò cardinale
prete di s. Agostino, conferendogli 4 pin-
gui abbazie, e posto in diverse congrega-
zioni, ove con sincerità e prudenza profe-
riva il suo parere. Nel i643 fatto vescovo
d' Aleria, ne visitò la diocesi diligente-
mente, promovendo nel clero la decaduta
disciplina con le parole e coli' esempio,
togliendo abusi, restaurando e ornando
la cattedrale e le altre chiese, distribuen-
do generose limosine ai poveri, massime
se vergognosi. Richiamato in Roma, lasciò
la Corsica, tra il pianto de'suoi diocesani :
dopo fiera burrasca fu accolto in Genova
coi più grandi onori, ma giunto in Roma
una febbre violenta lo balzò nella tomba
nel 1643, nel giorno e ora in cui 5i anni
prima era nato. Fu sepolto nella chiesa
del Gesù innanzi l'altare di s. Ignazio ,
sotto iscrizione onorevole fregiata delle
insegne cardinalizie, postavi dal seguente
nipote.
RAGGI LoBExzo, Cardinale. Geno-
R A G 1 ??
vese di senatoria famiglia, lo zio cardinal
Raggi gli aprì !a porta agli onori nel fiore
dell' età, mentre le sue belle qualità gli
guadagnarono il comune affetto. Per più
giorni sostenne inRoraa con applauso una
conclusione di filosofia dedicata al car-
dinal Francesco Barberini , assistendovi
quasi tutto il s. collegio. Urbano Vili nel
giorno in cui esaltò alla porpora lo zio,
d'anni 276 senza essere prelato, lo fece
chierico di camera, e passati 1 8 mesi pro-
tesoriere generale in supplenza di Rapnc-
cioli. Neil' esercizio della carica die tal
saggio di maturo senno, prudenza, vivace
talento e attitudine al governo, che il Pa-
pa nel 1643 lo dichiarò tesoriere e pro-
maggiordomo, indi maggiordomo. Per la
guerra di Castro trovandosi esausto l'e-
rario di moneta, a mezzo di Gio. Battista
suo fratello capitano delle milizie ponti-
ficie e di altri parenti , fece da Genova
por'.ure in Roma tanta quantità di de-
naro, che pagati i soldati ne avanzò per
le altre spese guerresche. Mentre Urbano
Vili voleva compensarlo col cardinalato,
restò assai dolente per averglielo impe-
dito la morte, sebbene Lorenzo con di-
sinvoltura sopportò l'avversocaso. In se-
de v.qcante vegliòalla conservazione della
pubblica quiete e mantenne l'ordine tra
le truppe specialmente estere assoldale,
pagando esattamente i frutti de'Iuoghi di
monte a fronte della scarsezza di denaro.
Finalmente Innocenzo Xa'yoltobre 1 647
locreòcardinalediaconodis.IMariainDu-
mnicae nel i65o pro-camerlengo in luo-
go dell'assente cardinal Barberini, co'di-
ritti ed emolumenti annessi. Filippo IV
lo nominò alla chiesa di Salerno, poi a
quella di Taranto, colla protettoriadi Si-
cilia. Passò al titolo di s. Lorenzo in Lu-
cina, e nel 1680 a vescovo di Palestrina,
alla cui chiesa donò ricche suppellettili.
Fu a 4 concia vi, favorendo efficacemente
l'elezione d'Innocenzo XI, che lo destinò
legato di Romagna, provincia che gover-
nò per io anni con giustizia e discrezione,
ad onta del suo temperamento caldo che
.56 RAG
poco durava, con generale soddisfazione.
Morì nel 1687, d'anni 72, in Ravenna,
assai compianto dai romagnoli che lo a-
mavano qual padre, celebrato con Elo-
gio funebre da Levini, slanapato in Ge-
nova nel 1687, che rimarcò i crediti da
Idi condonati , la considerabile somma
d'oro posta a disposizione del Papa per
la guerra d' Ungheria, le beneficenze com -
partite a quasi tutti i luoghi pii di Roma.
Ebbe sepoltura nella basilica di s. Apol-
linare nuovo, sulla quale il nipote ed ere-
de Gio. Antonio pose un monumento con
epitaffio.
UAGIONE, Ordine etjueslre di Spa-
gna, istituito da Giovanni I re di Leone
e di Castiglia, dopo aver nel iSgo fon-
dalo quello della Colomba (^.). In que-
sto ordine della Ragione non erano rice-
vuti per cavalieri se non persone di nota
nobiltà, che avesseroguerreggiatopel re,
o reso ad esso qualche particolare servi-
gio. Allorché erano creati cavalieri si da-
va loro una lancia con piccola banderuo-
la, ondedivenivano cavalieri banderesi^
cioèconseguivano il diritto di alzar ban-
diera per radunare i loro vassalli, poiché
ve n'erano in altri regni fuori de'nomi-
nati. Questa specie di banderesi furono
anche in altri stati, massime in Francia,
ove anticamente davasi tal nome ai soli
gentiluomini possessori di molti feudi, o
che avessero diritto di spiegar bandiera
negli eserciti regi, sotto la quale milita-
vano 5o uomini d'arme, con copioso se-
giiilodi arcieri e balestrieri. L'ordine poi
si estinse, e ne parlano Giustiniani, Hist.
degli ord.i ed il p. Helyot, Storia degli
ordini.
RAGUSI o RAGUSA [Ragusin). Cit-
là con residenza vescovile di Dalmazia,
capoluogo del circolo omonimo, sull'A-
driatico a 65 leglte daZaru, a pie del mon-
te Sergio sopra una piccola penisola che
vi forma due porti ampi e comodi. Non
è grande, ma è circondata da doppia cin-
ta di grosse mura, con bastioni, torri e
due porte; quella di Pille al nord, che
Rag
conduce dal sobborgo di questo nome al
forte s. Lorenzo, situata sopra uno sco-
glio di mare; e quella di Ploce all'ovest,
facente comunicare il sobborgo omoni-
mo col forte Mollo; dirimpetto a questo
ultimo i francesi eressero un 3.° forte,
suH'isoletta Lacroma. Ragusa è inoltre
difesa dal forte che i francesi edificaro-
no sulla sommità della montagna sco-
scesa di Sergio, ed al quale aveano dato
il nome di forte Napoleone. Le strade so-
no anguste, tranne quella che percorre
la città dal nord al sud; le case assai ben
fabbricate sul gusto italiano. Il palazzo
del governo, la cattedrale e alcune altre
chiese, sono i soli edifizi notabili; belli
sono i suoi cantieri da costruzione. La
cattedrale è buon edificio dedicato alla
B. Vergine Assunta, con cura parrocchia-
le esercitala per 4 sacerdoti cooperato-
ri, e battisterio, eh 'è l'unico della città.
Tra le reliquie è in gran venerazione il
corpo di s. Biagio vescovo e martire, pa-
trono della città; l'episcopio è alquanto
distante dalla cattedrale. Il capitolo ha
due dignità e per i.' il preposto, 4 ca-
nonici, altrettanti vicari, con altri preti
e chierici addetti al divino servigio. Vi
sono 3 altre cliiese parrocchiali, la col-
legiata di s. Biagio, 3 conventi di reli-
giosi, una confraternita, l'ospedale, l'o-
spizio de'trovatelli: dall'ultima proposi-
zione concistoriale si apprende che man-
cava di seminario e del monte di pietà.
Vi è pure una chiesa greca ed una si-
nagoga. 1 liguorisli sono incaricati della
pubblica istruzione, per la quale vi è il
ginnasio e la scuola normale; ev vi uno sta- .
bilimento sanitario, il lazzaretto, alquan-
te fabbriche di stoffe di seta e di tessuti
di lana. Fa un commercio considerabile
di trasporto tra il Levante e l'Italia. Fu
patria di moltissimi uomini illustri, fra
i quali del celebre matematico Boscovich
gesuita, di cui il mausoleo si eleva nella
cattedrale, di Zamagna traduttore d'O-
mero, di Stay, di Cunich, di Baglivi, di
Resti e di altri sommi letterati e poeti,
RAG
come della famiglia /?rt^o/ot'/c/t, che die
un cardinale al s. collegio, e diGio. Fran-
cescoGondola autore i.\eì\' Omanide poe-
ma slavo; alili in questa lingua avendo-
ne composti diversi illustri ragusei, ed
anche poemetti satirici, burleschi, di e-
gloghe, idilii, canzoni. Ragusa ebbe pure
pregiati istorici, antiquari, biografi, me-
dici, filosofi, teologi, canonisti autori di
belle opere^ onde con ragione fu delta
Ragusi ['Alene delP Jlliria. Ne celebra i
vanti il p. A ppendini delle scuole pie, nel-
le Notizie ìstorico' cri lidie sulle anlichità,
storia e letteratura dei Ragusei, e dedi-
rate all'eccelso senato della repubblica
di Ragusa, ivi i8o3. Queste si leggono
con piacere, anche dopo i molteplici eru-
diti e dotti lavori di Cervario Tubero-
ne, di Mauri Orbìni, di Luccari, di Ra-
gnina, di Razzi, di Bauduri, di Resti, di
Giorgi, di Cerva e di Dolci. Ih esse si trat-
ta delle anlichità dell'illiricaEpidauro,
i cui avanzi sodo nella prossima peniso-
la, nel villaggio detto T^ecchia Ragusi^
ov'è un altro comodo porlo. Egli vuole
che lutto quello che intorno a Cadmo e
alla moglie Armonia dopo la fuga da Te-
be, gli autori lasciarono scritto, avvenis-
se De'contorni d'Epidauro e nel pianodei
Canali centro dell'antica Enchelia o Il-
lirico propriamente detto; che da una co-
lonia di greci Iaconi fosse Epidauro fonda-
ta, e che in fine divenisse colonia roma-
na.Discorre della lingua, de'costumi, del-
l'antica religione, della conversione al
cristianesimo degli epidauri, de'vari sac-
cheggi e della distruzione di quella no-
bilissima città.
Dopo che Epidauro fu presa dagli sla-
tini, col massacro e la schiavitù di molti
de'suoi abitanti, quelli che poterono sal-
varsi si ritirarono sopra uno scoglio, ove
nel 656 fondarono Ragusa, la quale do-
po la rovina di Salona fu per qualche
tempo la sola metropoli civile della Dal-
mazia (/^.), onde sempre più i ragusei,
pel loro fervido zelo per la religione cat-
tolica, per la legislazione e forma di go-
RAG 1 57
verno aristocratico, per la loro coltura,
divennero celebri pel terrestre e marilli-
mo commercio, facendo incidere nelle lo-
ro monete le figure del Salvatore in pie-
di, e quella di s. Biagio in abito ponti-
ficale e in alto di benedire. liagusa dopo
essersi emancipa la dagl'imperatori greci,
che ne a veano ricevuto il dominio dai ro-
mani, si eresse in repubblica, e benché
piccola divenne celebre per tulli gli ac-
cennati elementi. Il p. Appendini sostie-
ne, chei ragusei ebbero intimi efrequenli
rapporti coi veneziani, ma che di essi
giammai non furono sudditi. Certo è che
ne'priroi del secolo Xll recandosi a Co-
stantinopoli il nuovo patriarca Tommaso
Morosini colla flotta de'suoi veneti, di cui
avea il coniando nel tragitto, viaggio fa-
cendo sottomise Ragusa, la quale preferì
il patrocinio della potente repubblica di
Venezia alle interne zulle da cui allora
era lacerata, perdispularsi dalle famiglie
più autorevoli la signoria della patria,
come attesta Engel nella Storia della re-
pubblica di RagusijWtnna 1807. Que-
sta repubblica formavasi pressoché dal
circolo di Ragusa, isolato dal resto del
regno di Dalmazia, tra la Turchia euro-
pea e l'Adriatico da per tutto altrove. Si
compone d'una lingua di terra rinserrata
tra il mare e una catena dì montagne,
e di parecchie i»ole, tra le quali primeg-
giano Cursola, Meleda, Lagosta,Giupa-
na,MezzoeCalaraata.Ha 9 distretti, cioè
Canali, Breno, Ombla,Malfi,Valdinoce,
Canosa,Prinioria, Stagno PiccolOjC Pun-
ta, con 23 comuni, comprese le isole, a-
bitati a. tempo della repubblica da circa
80,000 persone. Ha molti porti di mare
formati dalla natura, suoloper lo più cal-
care e pietroso, con valli coltivatissime.
Inoltre la repubblica di Ragusa per man-
tenersi indipendente pagò lievi tributi ai
turchi ed ai veneti, non prendendo mai
parte alle guerre tra le due potenze, ciò
che giovò a Ila sua durala. Quando la cri-
stianità era minacciata dagli ottomani,
tuttavia all'appello di Pio li, uelcongret-
m
RAG
so di Mantova e pei che Ragusa era in pe-
ricolo d'essere conquistata, si collegò alle
altre nazioni nel 1^60, promettendo con-
corrervi coi richiesti aiuti. Nel i634 e
nel 1667 soggiacque a rovine pei terre-
moti che la funestarono, più delle altre
volte. Nel 1 697 fu presa dai francesi, che
poi l'abbandonarono. Essendosi obbliga-
ta di pagare 5oo annui ungheri all'im-
peratore di Germania, per essere protet-
ta dalle molestie de'lurchi, nel 1701 a
mezzo di ClementeXI fu dispensata, sen-
za che venisse meno tal patrocìnio. Nel
1797 i francesi portarono la guerra an-
che in questo paese, e soppressero la re-
pubblica di Ragusa nel 1798, e definiti-
vamente se ne impadronì il general Mar-
mont a'i4 agosto 1807, per cui Napo-
leone elevò Ragusa a ducato e ne conferì
il titolodiducaa detto generale, poi ma-
resciallo di Francia, morto nel i852 iu
Venezia. Riunita Ragusa al regno d'Ita-
lia, poco dopo lo fu alle provincie illiri-
chesottoil dominio dell'impero francese,
quindi i russi uniti ai montenegrini as-
sediarono Ragusa e arsero i sobborghi;
ma dopo I 3 giorni di bombardamento,
furono costretti levarne l'assedio per l'a v-
"vicinamento d'una divisione francese co-
mandala dal general Molitor. Nel i8i4
venne tutto il circolo in potere dell'Au-
stria.
La sede vescovile d'Epidauro, fondala
ne'primi secoli della Chiesa, dice Com-
raanville che fu trasferita in Ragusa nel
VII, quindi per esservisi rifugialo nel9go
l'arcivescovo di Dioclea, nel seguente se-
colo il vescovo divenne arcivescovo, con-
fermato dal Papa, malgrado le opposi-
zioni degli arcivescovi di Spalatro e di
Antivari. Farlato, Illyricì sacri, chiama.
antichissima la sede d'Epidauro, facendo
menzione s. Gregorio l nelle sue epistole
del vescovo Fiorenzo; che fu prima suf-
fraganea di Salone, poi di Spalatro, indi
trasferita in Ragusi ottenne la dignità
metropolitica. In seguilo le furono as-
segnate per sufFragaoee le sedi vescovili
R.\G
di Trebigno, Marcana, Stagno, Narenla,
Cursola, Risano. Il p. Appendini avverte,
che anche dopo lo smembramento eccle-
siaslico della provincia della Dalmazia
romana,essendosuccedutaaSalona,cioè
dopo l'istituzione di altri arcivescovati,
il metropolita ragusino non ebbe alcuna
dipendenza dal patriarca di Grado e dal-
l'arcivescovo di Spalatro come primate,
ma dal solo Papa. Di molli illustri arci-
vescovi parlai in più luoghi , poiché la
maggior parte furono eccellenti perso-
naggi,onde i Papi gl'impiegaronoin gra-
vi alFari : di 4 arcivescovi parlai airar-"
liccio Recanati. Il b. cardinal Giovan-
ni Domenici [F.), da Gregorio XII fu
fatto arcivescovo, indi lo nominò a rap-
presentarlo al concilio di Costanza (^•),
e gli ri uscì con altri persuaderlo di ri-
nunziare il papato: nel 1882 Gregorio
XVI ne riconobbe il culto immemora-
bile, ed i Bollandisti ne pubblicarono la
■vita a' IO giugno. Giannangelo Medici,
Paolo III lo creò arcivescovo e cardina-
le, poscia nel 1 559 divenne ^^^ ^^ i^-)'
Questo Papa fece amministrare l'arcive-
scovato di Pisa da Lodovico Beccadelli
bolognese arcivescovo di Ragusi: ^u im-
piegato in gravi affari, e nel i8o4in Bo-
logna si pubblicarono, Monunientidi va-
ria letteralura, tratti dai suoi mss. e de-
dicati all'odierno cardinal Opizzoni arci-
vescovo di quell'illustre città. Clemente
XI benché si fosse adoprato in favoredel-
la repubblica di Ragusi, nel 1710 forte-
mente con essa si lamentò per aver cac-
ciato dalla città d. Michele Manzolinì vi-
cario generale dell'arcivescovo, e per al-
tre offese fatte alla immunità ecclesiasti-
ca. Neil' islesso tempo prevenne il senato
di aver ordinato all'arcivescovo di pro-
cedere a norma de' .sagri canoni contro i
colpevoli, e perciò l'invitava ad evitare
il giudizio ecclesiastico. Nel 171 i altri
rimproveri Clemente XI diresse ai sena-
lori, per avere violata nuovamente l'im-
munità della Chiesa, coll'espulsione di
due benedettini; assegnò ai senatori 3
RAI
mesi per riparare al mal fatto e dare sod-
disfazione alla Chiesa, altrimeoli avreb-
be proceduto secondo le censure prescrit-
te dai canoni : nel seguente anno la re-
pubblica eseguì quanto bramava il Pa-
pa. Le Notizie di Roma riportano i se-
guenti arcivescovi e vescovi. I 72^ Fr. Fi-
lippo Yturbide carmelitano di Tudela,
traslato da Sida in parùbus. lyaS Fr.
A Dgelo Franchi minore osservante d)Ra->
gusi. 1752 Fr. Giacinto M.' Milcovich
, domenicano di Ragusi, trasiato da Sta-
gno, 1757 Fr. Arcangelo Lupi domeni-
cano di Raglisi. 1767 Nicola Pugliesi di
Ragusi, traslato da Nicopoli. 1777 Gre-
gorioLazzari benedetlinodiRagusi. i 7^2
Fr. Luigi Spagnoletli minore osservan-
te di Stagno. 1800 Nicola Bani di Ra-
gusi, ultimo arcivescovo. Divenuta la se-
de vacante, l'imperatore d'Austria Fran-
cesco 1 domandò a Pio VII di poter no-
i minare i vescovati delle repubbliche dì
' Venezia e di Ragusi, ma il Papa solo Io
concesse per privilegio e indulto aposto-
lico della bolla Nihil Romani Ponli/ice.f,
de'3o settembre iHìj, Buil. cont.l. i 4,
p. 389, colla clausola » che la nomina
si facesse nel tempo stabilitodat diritto,
ed i nominati per ottenere l'istituzione ca-
nonica dovessero adempire a tuttequel-
le cose alle quali per legge e consuetu-
dine erano obbligali." Dipoi ad istanza
del medesimo imperatore, la s. Sede di-
chiarò Ragusi sede vescovile e lafecesuf-
fraganea della metropoli di Zara. Dopo
lunga sede vacante, Pio Vili a'5 luglio
i83o preconizzò vescovo Antonio Giu-
riceo di Veglia; e per sua morie Gre-
gorio XVI nel 1843 dichiarò l'attuale
ing.^ Tommaso Jederlinich diVeglia pro-
fessore di teologia. Ampia è la diocesi,
comprendendo 5 isole e altri luoghi. O-
gni nuovo vescovo è lassato in fioriuÌ2oo,
ascendendo le rendile della mensa a scu-
di 2800.
RAIMONDI GiovA!«!ii, Cardinale. Dei
conti di Comminges e perciò chiamalo
pure con tal Dome; alla Dobiità ddiapro-
RAI 1 59
sapie seppe unire candore di costumi e
straordinaria prudenza, che gli merita-
rono il vescovato di Maguelone,e fregia •
to di tal dignità fu al concilio generale di
Vienna. Trasferito a Tolosa, ne divenne
il i.° arcivescovo e vi celebrò il sinodo.
Indi Giovanni XX 11 a' 18 dicembre 1 327
lo creò caidinale prete di s. Vitale, poi
vescovo di Portoedi Sabina; per sua mor-
te fu eletto in successore, a patto che giu-
rasse di non partire da Avignone, e nou
restituisse a Roma la residenza papale,
come toccai ne'vol. Ili, p. 1 78, V, p. 6. Il
magnanimo cardinale, oife^oda tali bia-
simevoli condizioni, rispose essere inde-
gno QOD meno del suo rango che del suo
carattere l'ascendere alla suprema digni-
tà della Chiesa con promessa tanto incou-
venienle e uregolare; protestando che a-
vrehbe anche rinunziato il cardinalato,
anziché ammelteie trattato alcuno o sti-
pular convenzione per e<seie eletto Pa-
pa , essendo la lontananza della s. Sede da
Roma troppo funesta alla Chiesa; laonde
con immortal sua gloria rinunziando il
pontificato contribuì alla creazione di
Benedetto XII, e intervenne poi a quella
di Clemente VI. Portandosi Alfonso IV
re d'Aragona con gran comitiva ad Avi-
gnone, il cardinale con 22 colleglli l'in-
contrò al passo del fiume Drosne, e nel-
r ingresso d' Avignone gli fu a lato col
cardinal Napoleone Orsini. In concistoro,
e alla presenza di Clemente VI acremen-
te rimproverò il cardinal Talleyrand de
Perigord, imputandolo di aver cospirato
alla morte d'Andrea re di Napoli, come
zio di Carlo Durazzo pretendente a quel
regno,e chiamandolo traditore dellaChie-
sa. Morì nel i 348 o i349 '1 §''8n ripu-
tazione, ordinando nel testamento che si
fondasse un monastero di 200 vergini
colla regola di s. Agostino, in onore di s.
Pantaleone martire, il cui braccio donò,
con I 2 canonici regolari pei divini uffici.
R A I MONDO DI Penxafobt (*.). Nac-
que nel proprio castello di questo nome,iu
Catalogna, nel 1 1 7 5. La sua famìglia di-
i6o RAI
scendeva dai couli di Barcellona, ed era
stielta di sangue alla casa reale di Ara-
gona. Raimondo fece sì rapidi progressi
nello studio, che all'età di 20 anni inse-
gnò fllusoHa a Barcellona ; ciocche fece
gratuitamente e con somma riputazione.
In età di 3o anni si recò a Bologna per
perfezionarsi nello studio del diritto ca-
nonico e civile, e ricevuto in quali* uni-
versità il grado di dottore, v'insegnò eoa
pari zelo e disinteresse, couieaveva fatto
in patria. Berengario vescovo di Barcel-
lona, reduce da Roma nel i 2 19, lo tolse
ai bolognesi , lo fece canonico della sua
cattedrale, e gli confeiì successivamente
le dignità di arcidiacono, di gran vicarfo
e d'uifiziale. Raimondo era l'esempio di
tutto il clero di Barcellona colla pratica
di tutte le virtù, distinguendosi special-
mente per fervore, tuodeslia, zelo e cari-
tà verso i poveri. A vendo (atto conoscen-
za co'fra li del l'ordine de'predicatori stabi-
liti a Barcellona, ne prese l'abito nel 1 222,
8 mesi dopo la morte del fondatore s. Do-
menico.Egli volledipendere in tutto dalla
Tolonlà del suo direttore, e lo pregò d'im-
porgli qualche penitenza con cui espiare
le vane soddisfazioni che qualche volta
avea preso nell'insegnare. Gli fu pertanto
ordinato di comporre una raccolta di ca-
si di coscienza per istruzione dei confes-
sori. Questa raccolta è detta la Somma
di s. Raimondo, ed è la prima opera che
sia stata scritta in questo genere. Egli si
dedicò con ardore alla salute delle ani-
me , e si adoperò alla conversione degli
eretici, dei giudei e dei mori, predicando
ne'diversi regni di Spagna. Ebbe l'inca-
rico di predicare la crociata contro i mo-
ri, locchè eseguì con tanto zelo, che si può
dire aver egli data la prima scossa alla
formidabile potenza di quegl'infedeli. Nel
i23o Papa Gregorio IX lo chiamò a Ro-
ma, lo fece suo confessore e penitenziere, e
gli commise il grave incarico di raccogliere
i decreti dei Papi e dei concilii dopo l'an-
no I i5o , ove finiva la compilazione di
Graziano. Raimondo spese 3 anni nel fare
RAI
questa collezione, conosciuta sotto il no-
raedi Decrelnli[F.),G\\ Papa ordinò che
fosse seguita in tutte lescuole ene'tribu-
uali. Lo stesso Gregorio IX nel 1 235 no-
minò Raimondo all'arcivescovato diTar-
ragona;ma l'umile religioso ottenne col-
le sue preghiere di essere esonerato da
tale dignità, e col consenso del Papa ri-
tornò in patria, ove riprese i suoi primi
esercizi, e volle fare un secondo novizia-
to.Nel capitolo tenuto in Bologna nel 1 238
fu eletto 3." generale del suo ordine, né
valsero le sue preghiere per ischermirsi da
questa carica; sicché gli convenne cede-
re e soltomettervisi per obbedienza. E-
gli fece a piedi la visitadelle case del suo
ordine, senza punto scemare le sue auste-
rità, né ommettere alcuno de'suoi ordi-
nari esercizi. Sua primiera cura fu d'in-
spirare a'suoi figli spirituali l'amore del-
la regolarità, della mortificazione, dell'o-
razione , e soprattutto della predicazio-
ne. Diede miglior forma alle costituzioni
del suo ordine, e rischiarò con annota-
zioni alcuni passi che offrivano qualche
oscurità : questa opera fu approvata in
tre capitoli generali. In quello tenuto a
Parigi nel 1 239, fece decretare che si do-
vesse ricevere la dimissione d'un superio-
re che producesse giuste ragioni per ot-
tenerla; quindi Tanno appresso rinunziò
il generalato a motivo della sua età trop-
po avanzata. Sempre acceso di zelo per
la salute delle anime , ripigliò i suoi la-
vori evangelici, e colla mira di agevola-
re la conversione degl' infedeli , mosse s.
Tommaso a scrivere il suo celebre trat-
tato contro igentilij introdusse inoltre lo
studio della lingua araba ed ebraica in
molti conventi del suo ordine, e ne fece
fondare due tra'morijl'unoa Tunisi, l'al-
tro a Murcia. 11 viaggio che Raimondo
fece a Maiorica con Giacomo I re d' A-
ragona, gli porse occasione di consolida-
re la fede cattolica in quell'isola; poi ri-
tornò prodigiosamente a Barcellona, men-
tre il re non voleva lasciarlo partire. Sen-
tendo frattanto il santo uomo avvicinarsi
RAI
il suo fine, vi si preparò con raddoppia-
mento di fervore, consacrando i giorni e
le nolti negli esercizi della penitenza e
dell'orazione. Durante 1' ultima sua ma-
lattia, i re di Casliglia e d'Aragona, Al-
fonso X e Giacomo I, lo visitarono con
tutta la loro corte, e si riputarono felici
di riceverne la benedizione. Finalmente
morì nel centesimo anno di sua vita a'6
gennaio 1270 , dopo d'essere stalo mu-
nito dei ss. Sagramenti. Moltissimi mi-
racoli furono da Dio operali al suo se-
polcro, parecchi de'quali sono riferiti nel-
la bolla della sua canonizzazione, datada
Clemente VI 11 neh 601. Clemente X fis-
sò la festa di s. Raimondo di Penuafort
ai 2 3 di gennaio. Innocenzo XI nel 1687
concesse lo stesso uffizio prescritto da
Clemente X, e col rito doppio di 2.^ clas-
se e 8.* ai frali dell'ordine della Merce'
de (^•), i quali già lo facevano col rito
doppio maggiore, per essere stato questo
santo loro confondatore con s. Pietro No-
lasco e il re Giacomo 1 d' Aragona. E
notabile, come avvertì Lambertini, De
canon, ss. lib. 2, cap. 3, n.° 4? cbe ili.°
processo fatto dall'ordinario per la cano-
nizzazione d'un servo di Dio, fu quello
di s. Raimondo, perchè 4 a'ioi dopo la
sua morte, Pietro HI re d'Aragona e il
concilio di Tarragona, ne domandarono
la canonizzazione a Nicolò III.
RAIMONDO, Cardinale. Denomina-
lo il maestro e scrittore apostolico, nel
marzo i 1 58 Adriano IV lo creò cardina-
le diacono di s. Maria in via Lata, indi
legato nella Spagna. Aderì allo scisma
dell'antipapa Vittore V, quindi sembra
che ravvedutosi ritornasse all'obbedien-
za d'Alessandro III, morendo nel i 164.
RAIMONDO (s.) NosxATo, Cardina-
le. V. NoNNATO.
RAINGARDA (la veo.), vedova. Im-
parentata colle principali case di Alver-
gna e di Borgogna, conobbe fino da fan-
ciulla il nulla delle umanegrandezze, ed
altro non sospirava che la libertà dei san-
ti. I suoi genitori la diedero in isposa a
VOL. LVI.
RAI 161
Maurizio , uomo di nascita illustre e di
esimia pietà, ed ella adempiendo i dove-
ri di una donna maritata, attendeva agli
esercizi della maggiore divozione ed alle
pratiche di pietà, senza perdere il tempo
in frivoli divertimenti. L'educazione dei
suoi figliuoli le parve mai sempre uno
de'suoi principali doveri, e li accostuma-
va alla temperanza , alla mortificazione
ed alla penitenza, aggiungendo forza alle
sue istruzioni co'propri esempi. Avendo
adempiuto i doveri della sua famiglia ,
cercava occasione di non più vivere clie
per Iddio. Una conferenza col b. Roberto
di A rbrissel le inspirò un ardente desiderio
di ritirarsi nel di lui monastero di Fon -
tevrault. Suo marito, avendo avuta una
eguale inspirazione , si pose in cuore di
andare a vivere fra i religiosi del mede-
simo ordine; ma la morte lo impedì di
effettuare il suo pio divisamento. Rain-
garda tostoch'ebbe ordinati gli affari del-
la casa, rinunziò al secolo, ed entrò in re-
ligione poco dopo la morte del b. Roberto
di Arbrissel; ma preferì l'altro monaste-
ro di Marsignya quello di Fontevrault.
Nel rimanente di sua vita rese estenuato il
suo corpo colle austerità della penitenza,
e si adoperò con tutte le sue forze a man-
tenere quello spirito di compunzione che
porgeva ai suoi occhi una continua fonte
di lagrime. Serviva alle sorelle con tanta
affezione, come fossestata l'ultima di tut-
te. Rendè lo spirilo a Dio ai 24 giugno
i i35,dopoaverricevuloroliosantoedil
Viatico, ed essersi falla mettere sulla ce-
nere. Non si vede ch'ella sia stata mai o-
norata di un pubblico culto per alcun
decreto solenne; ma viene riguardata co-
me santa nell'ordine de'cluniacensi, e da-
gli scrittori delle vite dei santi di Alver-
gna. La sua vita è slata scritta con mol-
ta eleganza da suo figlio Pietro Mauri-
zio, prima monaco, poscia abbate di Clu-
ny, soprannominalo il VenerahUe per la
santità di sua vita.
R AlNlERI DEL Borgo s. Sepolcro (b.),
cappuccino. Nacque nella cillà di Borgo
1 1
i62 RAI
s. Sepolcro in Toscana, tli genitori vir-
tuosi e poveri, circa il 1 5io, e ricevette al
sagro fonte il nome di Santo. L' educa-
zione cristiana aiulò s'j bene le sue felici
disposizioni , che fin dai più verdi anni
l'orazione formava le sue più care deli-
zie. Egli avrebbe desiderato di vivere ce-
libe, ma per obbedire al padre si con-
giunse in matrimonio nell'età di 1 8 anni.
Dio però permise che una subitanea mor-
te gli rapisse la sua sposaj laonde sciolto
da questi legami, egli ne cercò di più du-
revoli, e postosi in cuore di abbracciare
l'istituto di s. Francesco , si presentò ai
cappuccini del convento di Monte Cas-
sale, due miglia lungi dalla città, ove era
solito recarsi ad orare, vi fu ammesso e
prese il nome di Rainieri. 11 demonio,
geloso dei progressi del novello religioso
nella vita spirituale, agitò l'anima di lui
con violente tentazioni; ma Rainieri, colla
resistenza che vi fece, ne uscì vittorioso,
e si rassodò sempre più nella virtù. Pie-
no di rispetto per la regola a cui erasi sot-
toposto, r osservava in tutti i punti col-
la più scrupolosa esaltezza. Nulla gli pa-
reva impossibile allorché si trattava di
praticar l'obbedienza; ed era tanto umi-
le , che per sottrarsi ne' suoi viaggi alle
testimonianze della pubblica venerazione,
che la filma della sua santità gli procac-
ciavo, usciva innanzi giorno da'luoghi in
cui avea passato la notte, per timore che
la moltitudine di popolo ond'era segui-
to, e le benedizioni che gli si davano fa-
cessero entrare la vanità nel suo cuore.
Lo spirito d'orazione lo innalzò fino ai
rapimenti, e riempì l'anima sua delle più
ineffabili dolcezze. Avendo per rivelazio-
ne conosciuto il tempo della sua morte,
■vi si apparecchiò con tranquillità, e nul-
la trascurò perchè essa corrispondesse al-
la santità della sua vita. Volle ricevere
in chiesa la comunione in forma di Via-
tico, poi si recò all' infermeria , dove gli
fu amministrata l'estrema unzione, e Io
stesso giorno, sul finire di compieta, re-
se tranquillamentelospirito alsuoCrea-
RAM
tore l'annoi 589. Il popolo, sapula la di
lui morte, fece a gara per impossessarsi
di qualche brano de'suoi abiti; ed il cor-
po medesimo non sarebbe rimasto intie-
ro, se il vescovo del luogo non avesse or-
dinato che venisse rinchiuso. L'odore soa -
ve ch'egli esalò da quel momento , ed i
miracoli operati per sua intercessione fe-
cero pensare di dar opera alia sua beatifi-
cazione. Papa Pio VII approvò il di lui'
culto.
RAlNOoRAlNERlOoRENIO,G//-
dinale. Fu creato cardinale prete de' ss.
Marcellino e Pietro da Pasquale II del
1099, e intervenne ai coiicilii di Guastal-
la e di Laterano. D'ordine del Papa con-
fermò con giuramento l'estorto privile-
gio delle investiture ecclesiastiche, poscia,
approvò co'suoi colleghi residenti in Ro-
ma l'elezione di Calisto li fatta in Clu-
ny, e sottoscrisse la bolla da questi spedi-
ta in Laterano a favore de'vescovi di Cor-
sica.
RAJA o RAY.Sede arcivescovile del-
la diocesi de'caldei, situata a'confini della
Persia nelTabarislan.Credesi chesia l'an •
tica Ilages de'medi, e Tolomeo Seleuco
Nicatore passa per suo fondatore, perchè
la fece ristabilire e ingrandire. Fu una
delle città più considerevoli e più popo-
late d'oriente, dopo Bagdad. Registra 4
arcivescovi VOriens dir. f. 2, p. 1292.
RAM Domenico, Cardinale. Nato iu
Alcanitz, castello d'Aragona, per la sua
somma saviezza e profondità nel diritto
civile e ecclesiastico fu fatto vescovo di
Hoesca, poi di Lerida, indi arcivescovo
di Tarragona. Morto senza figli Martino
re d'Aragona, ebbe il primo luogo tra i
giudici per decidere sulla successione del
regno, a cui fu nominato l'infante di Ca-
stiglia Ferdinando I,che lo mandò am-
basciatore ne'regni di Napoli e di Casli-
glia, quindi viceré di Sicilia. Nominato
legato dall'antipapa Benedetto XIII per
la convocazione d'un concilio ecumeni-
co, ben presto conobbe i sotterfugi del-
l'ambizioso pseudoponlefìce.Mosso Mar*
RAM
lino Vdal suo distinto merito, neh 43o
lo creò cardinale prete de'ss. Gio. e Pao-
lo. Fu ai comizi di Eugenio IV che nel
I 443 lo ti a>fen al vescovato di Porto, do-
po averlo il cardinale valorosamente dife-
so nel conciliodi Ilasilea, opponendosi an<
che nei conci liod' A ries all'erronea opinio-
ne della superiorità del conciliosul Papa,
con trionfale successo. Pieno di beneme-
renze morì in Roma nel 144^) ^' circa
100 anni, e fu sepolto nella basilica La-
leranense, avanti l'altare de'ss. Gio. Bat-
tista e Gio. Evangelista, con breve iscri-
zione.
RAMATA. Sede vescovile di Palesti-
ne, sotto il patriarcato di Gerusalemme,
giace alle falde del monte Efraim. Fu pa-
tria di Elcana e Anna genitori del pro-
feta Samuele che quivi eresse un altare
al Signore, e di GiosefFo e Nicodemo che
deposero Gesù Cristo dalla croce. Il du-
ca di Borgogna Filippo vi eresse un tem-
pio ai ss. Quaranta martiri, che die ai
francescani. Altro sontuoso tempio fu e-
difìcato in onore di s. Gio. Battista. E-
retla la sede vescovile sotto i crociali, nel
secolo XI l ne fu vescovo Roberto delia
regia stirpe de'normanni, ornato di emi-
iienli virili. Terzi, Siria sagra p. 2 32.
Ramata, Ranialen, è ora un titolo vesco-
vile m/7rtr/ii«^ sotto il patriarcato di Ge-
rusalemme, ed a'27 marzo 1846 Gre-
gorio XVI lo confeiì al coadiutore del
vicario apostolico del Siam occidentale,
alunno del seminario delle missioni stra-
niere.
RAMPINO Enrico, Cardinale. Di
Tortona, per la straordinaria sua dottri-
na e prudenza nel i4i3 fu fatto da Gio-
vanni XXIII vescovo della propria pa-
tria,e nel 1437 da Eugenio IV di Pavia,
ove si occupò con istupore universale a-
gli studi della giurisprudenza e della teo-
logia. Trasferito neli443 all'arcivesco-
vato di Milano da detto Papa , a' 6 di-
cembre 1446 'o creò cardinale prete di
s. Clemente e legato di Lombardia. Ve-
ro padre de^poveri, in tempo di fame e
RAN i63
di peste singolarmente distribuì tutti i
suoi denari ai bisognosi, spogliando ge-
nerosamente l'abitazione delle suppellet-
tili di valore e del vasellame d'oro e d'ar-
gento. Contribuì a molle opere pieemorj
in Roma nel i -^oo, d'anni 60, sepolto nel
suo titolo, dove sotto l'arco posto al man-
co lato vedesi 1' avello e nel pavimento
l'effigie scolpita in marmo cogli abiti pon-
tificali, con lungo epitafllo in versi nella
vicina parete.
RAiXALDOoRAlXALDO, Car^mrt-
le. Pasquale II del 1 099 lo creò cardinale
prete di s. Clemente, e sottoscrisse il con-
cilio Laterano deh i 12.
RAiNDOALBOoRANDOALDO(b.).
P^. Gekma\o(s.), martire.
RANGERIO o RAUGERIO, Cardi-
nale. Francese e monaco di s. Benedetto
di Tours, passò per alcun tempo nel mo-
nastero della Cava presso Salerno. Te-
nulo in grande estimazione da Urbano II
deh 088, lo creò cardinale prete e verso
ih 090 arcivescovo di Reggio. Neh 091
si trovò alla solenne dedicazione della
chiesa della ss. Trinità di Cava, fatta dal
Papa, per commissione del quale consa-
grò r altra chiesa di s. Maria. Dipoi fu
al concilio di Clermont, ed a quello di
Guastalla deh 106. Ignorasi l'epoca del-
la sua morte.
Pi ANCONE LAyDoiTo,Cardinale. Mo-
denese, Urbano II deh 088 lo creò car-
dinale prete di s. Lorenzo in Lucina, co-
me fornito di eccellenti talenti, di virtù
e di cristiana pietà. Sottoscrisse le bolle
di Pasquale II, neh 106 pel monastero
di s. Egidio, nel i i 07 per quello di s.
Benedetto di Mantova.
RANGONl Gabriele, Cardinale.Nac-
que da onesti genitori in Chiari, diocesi
di Brescia, e non furtivamente dal conte
Rangoni di Modena, essendo sua madre
di casa Fogliati delle prime famiglie del
luogo. Vestito l'abito francescano, con s.
Giovanni da Capistrano passò in Unghe-
ria, dove avendo fatto progressi sotto tal
direttore nelle virtù e nella scienza, di-
i64 R A N
venuto celebre oraloie, nusci graditissi-
mo a re Mattia, il quale nelle guerre in-
sorte tra gli ungheri, i polacchi e i boe-
mi, come suo indivisibile compagno lo
dichiarò consigliere e spedì ambasciato-
re ai Papi e altri principi. Ne' viaggi e
nelle guerre pei di lui savi e opportuni
consigli ne trasse il re profìtto, e attri-
buì l'esito felice della vittoria riportata
contro i polacchi e i boemi presso Urati-
slavia. Divenuto vicario del suo ordine
nella provincia d'Austria, Pioli neh 460
Io deputò inquisitore della fede in Boe-
mia contro gli ussiti, ove con rischio della
vita potè conquidere 1' eresia e ridurre
molti al seno della vera chiesa. Conchiu-
se la pace Ira l'Ungheria, la Polonia e la
lioemia, ed in premio di tante beneme-
renze il re Mattia lo nominò vescovo di
Alba nella Transilvaiiia e Sisto IV l'insti-
tuì, trasferendolo poi a Agria ; quindi pei
suoi meriti e ad istanza di tal sovrano, ai
10 dicembre 147 7 lo creò cardinale prete
de' ss. Sergio e Bacco, chiesa che restaurò
con magnificenza dai fondamenti. Venne
spedito legato a Napoli con gran somma
di denaro, perchè con re Ferdinando I
si opponesse ai progressi de'turchi e ri-
cuperasse Otranto, segnando di croce i
fedeli contro il comune nemico. Dopo
aver concorso all'elezione d'Innocenzo
Vili, mori in Roma nel i486 e fu sepolto
nella chiesa di s. Maria d' Araceli, nella
cappella dis. Bonaventura da lui fondata.
Tanta perdita fu assai deplorata per l'in-
nocenza de' suoi costumi , per la pielà ,
dolcezza e mansuetudine del carattere
che lo rese a tutti venerando. Ingenua-
mente egli stesso dichiarò, che in 3o an-
ni non rammentava di aver disgustato
alcuno.
RANGONI Ercole, Cardinale. No-
bilissimo conte modenese, istruito nelle
scienze da Lelio Giraldi, uomo di quella
erudizione che si ammira nelle sue opere,
divenuto famigliare del cardinal Medici
volevaseguirlo in Francia quando diven-
ne prigiouiero de'franoesi, ma non gli fu
RAN
accordato pei pericoli cui poteva esporsi,
onde con pena doveva separarsi da lui.
Però essendo il cardinale fuggito segre-
tamente con Ercole a Modena, privo di
tutto, fu accolto decorosamente e con a-
more nel suo palazzo, ove la madre Bian-
ca Bentivoglio lo ristorò de'patiti danni
e sofferenze, subito provvedendolo di ve-
sti, denari, cavalli e di elegante e copio-
so vasellame d'argento. Dopo pochi mesi
il cardinale divenuto Leone ^, grato al-
l'ospitalità edonativi ricevuti incasa Rao-
goni, subito lo dichiarò i." cameriere se-
greto, indi protonotario apostolico, nel
I .° luglio 1 5 1 7 lo creò cardinale diacono
di s. Agata, e nell'ollobreiSig vescovo
d'Adria. Intervenne alle elezioni d'Adria-
no VI e Clemente VII, il quale nel 1 St.^
(non prima, come con Ughelli riportai a
Modena) lo fece vescovo della patria, o«
ve nel 1527 pel suo vicario Giandome-
nico Sigibaldi radunò il sinodo diocesa-
no e fu ili.°di Modena stampato. Fu an-
cora vescovo di Cava e di Nazareth, lo-
dato grandemente dal Bembo e da altri
scrittori come mecenate de' letterati, di
soavissimi costumi, d'indole benigna e ta-
le che fu tenuto la delizia del s. collegio
che ne pianse la morte, che lo colpì d'an-
ni 36,nel 1 52 7, mentre trova vasi prigione
in Castel s. Angelo con Clemente VII,
assediati dall'esercito di Borbone. Venne
sepolto nella sua diaconia da lui magni-
ficamente restaurata, insieme al palazzo
diaconale ed ai giardini , senza alcuna
iscrizione, come afferma Laurenti, Sto-
ria della diaconia di s. Agalaj che ri-
porta i versi dal cardinale posti sotto l'ef-
figie della santa, fatta dipingere sulla
porta maggiore. Vedriani ne' Cardinali
modenesi, fa menzione del cardinal O-
linipio Rangoni creato da Gregorio IV,
ma non gli fanno ecogli scrittori de'car-
dinali.
RANIERI, Cardinale. Abbate del mo-
nastero de' ss. Cosimo e Damiano, fu for-
se creato cardinale da Stefano X del i o57,
e nel i o58 fatto vescovo di Palestrina
RAN
dall'antipapa Benedetto X, come suoa-
deiente, morendo nell'ottobre, secondo
Card ella.
RANIERI oRAlNERIO Teodorico,
Cardinale. Orvietano di grande spirito
e di egregie •virtù adorno, nipote del ve-
scovo di Piacenza , priore secolare di s.
Andrea d'Orvieto, indi uditore di rota e
collettore apostolico in Germania, Boni-
facio Vili nel i2C)5 lo fece arcivescovo
di Pisa e a'4 dicembre o nelle tempora
del 1 298 creò cardinale prete di s. Croce
in Gerusalemme, e nel 1299 vescovo di
Civita Papale o di Paleslrina [V.) e Ca-
merlengo di s. Chiesa (f^.)- Portò in A-
vignone la tiara a Clemente V, alla cui
elezione e a quella di Benedetto XI in-
tervenne. In Bolsena fabbricò la chiesa
di s. Cristina e il contiguo palazzo, ed una
torre in Orvieto. Dopo avere egregiamen-
te quale legato o rettore governato la
provincia del Patrimonio, mori verso il
i3o6.
RANIERI Rodolfo, Cardinale. V. i
voi. Ili, p. . 46;1X, p. . 90, 3 1 3; XLVIII,
p. 270, 3i4, ed i relativi articoli.
RANIERO, Cardinale. Cicalo cardi-
nale prete da s. Leone IX del i 049, assi-
stè nel 1 071 alla dedicazione della chiesa
di Monte Cassino fatta da Alessandro II,
e pel I / ne sottoscrisse la bolla, ed ebbe
lungo cardinalato.
RANIERO, Cardinale. V. Pasquale
II Papa.
RANIERO, Cardinale. Urbano II dei
1 088 lo creò cardinale prete de'ss. Mar-
cellino e Pietro, trasandato da Laderchi.
Sottoscrisse diverse bolle di detto Papa e
di Pasquale II.
RANIERO, Cardinale. Di Borgogna,
nel 1 1 22 o I 1 23 Calisto II lo creò cardi-
nale diacono di s. Maria Nuova e arcipre-
te di s. Chiesa. Impegnato partigiano del-
l'antipapa Anacleto lì, fu fatto arciprete
di s. Maria Maggiore, e fu tra 'cardinali
scismatici che scrissero all'imperatore Lo-
tario II.
RANIERO, Cardinale. Il Cresceuzi,
RAN i65
nella Corona ^//a/joWtó, pretende che
appartenga alla famiglia Crescenzi, onde
ne parlai nel voi. XVIII, p. i84-
RANIERO , Cardinale. Celestino II
nel dì delle Ceneri 1 144 lo creò cardinale
preledi s. Stefano in Monte Celio. Sot-
toscrisse due bolle di Lucio II pel vesco-
vo della chiesa Castellana e pei canonici
di s. Frediano.
RANIERO, Ctìrr^i>za/e.Di Pavia, Ales-
Sandro III neli 171 oneli 173 lo creò car-
dinale diacono di s. Giorgio in Velabro,
quindi col cardinal Allucignoli lo spedi
all'imperatore Federico I in Lombardia,
per prendere il salvacondotto pel Papa
e la corte, onde convenire insieme in de-
terminato luogo, per trattare e conchiu-
dere la pace. In Modena Cesare accolse
con ogni onore i legati, e con solenne giu-
ramento rilasciò quanto chiedevano, do-
po di che tornarono in Roma. Fu all'e-
lezione di Lucio IH, che nel 1 182 lo tra-
sferì al titolo de'ss. Gio. e Paolo, e morì
in tale anno.
RANIERO, Cardinale. D' Orvieto e
di Castelvecchio diocesi di Todi, cheVin-
cioli chiama Vincenzo, canonico regolare
della congregazione renana o di s. Fre-
diano di Lucca, Innocenzo III o Onorio
HI lo creò cardinale prete di s. Lucia ia
Selci, nel 12 16 vice cancelliere di s. Chie-
sa e nel 1220 patriarca d'Antiochia. Morì
neh 221 dopo aver consagrato la chiesa
di s. Frediano. Penuolti non conviene sul
cardinalato, e Trombelli non crede che
Raniero d' Orvieto sia lo stesso che Ra-
niero di Castelvecchio governod'Orvieto.
RANUZZI Angelo Maria, Cardinale,
Patrizio bolognese de'conti della Porret-
ta, compiti con successo gli studi nell'uni-
versità di Padova^ viaggiò in diverse par-
ti d'Europa per istruzione, e fermatosi ia
Roma si dedicò al servigio della s. Sede,
venendo deputatosuccessivameute al go-
verno di Rimiui, Rieti, Camerino e An-
cona, ove acquistò fama di somma giu-
stizia esaviezza. Alessandro VII lo nomi-
nò vice presidente d' Urbino , indi com-
i66 RAN
missaiio generale delle milizie papali a-
duna le pei timori di guerra insorti per
l'avvenuto del duca di Crecquy ambascia-
tore di Francia. Adempite con valore tali
ingerenze, nel 1667 fu fatto inquisitore
di Malta , e da Clemente IX nunzio di
Torino, donde passò alla nunziatura di
Polonia , ove colla sua industria e pru-
denza sedò le civili discordie clie lacera-
vano il regno, con gran piacere di Cle-
mente X. Eccitò i magnati a volgere le
armi contro i turchi, dai quali la Polo-
liia era travagliata, e mancandosi di de-
naro , pel i.° contribuì duemila scudi e
l'argenteria perchè fosse convertita in mo-
neta : questo generoso contegno indusse
il clero a somministrare l'occorrente per
la guerra. Nondimeno,annoiato dalle rin-
novala intestine inimicizie de' nobili, ot-
tenne d'essere richiamato, e nel 1678 da
arcivescovo di Damiata fu dichiarato ve-
scovo di Fano da Innocenzo XI, il qua-
le considerando i tanti servigi resi alla
saula Sede lo spedì nunzio a Parigi, co-
me quello che avea mente, capacità e at-
titudine per ben disimpegnarsi nelle gra-
vi cose commessegli, cioè di comporre la
vertenza delle regalie e franchigie, e di
pacificare il re cogli austriaci, spagnuoli
e alemanni, onde questi potessero difen-
dersi dai turchi minacciosi. Richiamato
a Roma per suppHre il cardinal Paluz-
zi nella presidenza d'Urbino, gli fu dato
pure il governo della Marca. Zelante pa-
store di Fano, ne visitò la diocesi, fondò
il seminario, riparò perfettamente l'epi-
scopio da certa rovina , riducendo a flo-
rido stato i trascurati terreni della men-
sa. Divisando opere piìi gloriose , come
dissi nel voi. XXIII , p. 226, fu inviato
iu Francia colle j^^cfe benedette , termi-
nando le differenze tra le due corti. Per
tanti meriti Innocenzo XI a'2 settembre
1 686 lo creò cardinale prete(non mi è riu-
scito trovarne il titolo, giacché non l'eb-
be essendo morto in sede vacante) e nel
1 688 arci vescovo di Bologna. Morto il Pa-
pa, partì da Parigi pel conclave, nel Delfi-
RAN
nato fu spogliato da'malandrini di lutto il
suo ricco equipaggio, insieme ai preziosi
scritti del suo ministero, con estremo do-
lore del suo animo. Giunto a Roma voi- •
le dare l'addio alia sua diletta Fano , in
cui sorpreso da repentino male ne morì
nel 1689, d'anni y3,con generale ram-
marico, ed ebbe onorala sepoltura nella
cattedrale.
R ANUZZl Vincenzo, Cardinale. Nac-
que nobdmente in Bologna ili." ottobre
I 726.Ricevuta un'educazione convenien-
te alla sua illustre condizione, fece egre-
giamente il corso degli studi, dopo i quali
risolvette di dedicarsi allo stato chierica-
le e al servigio della s. Sede. Ammesso
nella romana prelatura, dopo diverse ca-
riche, fu nominato ponente di consulla
e ne divenne il sotto decano, essendoarli
pure conferito il canonicato dell'arciba-
silica di s. Giovanni in Laterano. Pio VI
prendendo in considerazione la sua lode-
vole condotta, il suo ingegno e le acqui^
stale cognizioni, lo reputò degno di di- •
chiararlo il i.° ottobre i 775 arcivescovo
di Tiro in partibns, enunzio apostolico
presso la repubblica di Venezia. Disira-
peguando egregiamente la nunziatura ,
nel 1782 lo promosse a quella di Lisbo-
na in Portogallo ; quindi nel concistoro
de' i4 febbraio 1785 lo creò cardinale
dell'oidiue de'preti e vescovo d'Ancona
e Umana; gli spedì il corriere pontifìcio
Ambrogio Faini colla notizia di sua esal-
tazione e il berrettino cardinalizio, de-
stinando per ablegato apostolico delia
berretta mg.*^ Luigi Gregori di Foligno.
Nel n.°i 1 02 del Diario di Roma, si leg-
ge che a' 22 giugno il re di Portogallo
Pietro HI eseguì la funzione della ber-
retta cardinalizia, con tutte lesolenni for-
malità di quella splendidacorle, con im-
porla al cardinale. In tale occasione l'ab-
legato, dopo avere effettuato la presen-
tazione della berretta in nome del Papa,
oltre le distinzioni ricevute dalla corte ,
ebbe in regalo dal cardinale un grosso
biillante conloruato da altri, ed una sca-
RAP
loia d'oro smaltata di bellissimo lavoro.
Recatosi in Roma il cardinale, ricevè da
Pio VI il cappello cardinalizio, per titolo
la chiesa di s. Maria sopra Minerva, e le
congregazioni de' vescovi e regolari, del-
l'inimunilà, del concilio, dell'indulgenze
e s. reliquie. Indi si portò al suo vesco-
vato d'Ancona, ove nel declinar del se-
colo passato, dopo proclamala la repub-
blica, fu insultato il suo stemma e sotFii
altri dispiaceri, fino a dover prestare il
giuramento di fedeltà alla repubblica
liancese e alla democrazia, come ripor-
ta il Leoni, Ancona illusCraia , p. 877,
lodandolo ottimo vescovo, il quale però
costantemente si ricusò ad altre esigenze
democratiche, avendo patito tutte le con-
seguenze degli assedi e altro di quella in-
felice epoca, per cui non potè recarsi al
conclave di Venezia per l'elezione di Pio
VII, lo che apprendo da Artaud. Bensì
fu rallegrato dalla venuta del nuovo Pa-
pa in Ancona a'21 giugno 1800, che po-
tè ospitare nel palazzo che abitava, ora
Mei. Afflitto da tante vicende politiche e
guerresche, il buon cardinal vescovo mo-
rì in Ancona di 74. anni passati , nella
notte del 27 ottobre di detto anno 1800,
come si ha dal n.° 8q del Diario dì Ro-
ma, riferendo le successive iVo^zJer// /io -
ma, che fu esposto e sepolto in quella cat-
tedrale.
RAPACCIOLI AxGELo Francesco ,
Cardinale. Nato in Roma e oriundo di
Collescipoli, diocesi di Narni, fece rapidi
progressi nelle lettere , che congiunti a
cuore leale gli acquistarono molti amici e
gli aprirono l'adito alle primarie dignità.
Nel 1634 Urbano Vili lo fece reggente
della cancelleria, nel 1636 chierico dica-
mera e presidente degli archivi, indi te-
soriere e commissario delle milizie papali
arrolate per le discordie insorte colla ca-
sa Farnese pel ducalo di Castro e Ron-
ciglione, nelle quali importanti incum-
benze fu commendabile per probità e giu-
stizia. Laonde Urbano Vili a' 1 3 luglio
1643 lo creò cardinale preledi $. IMaria
RAP 167
in V^ia, ed fnnoceozo X di cui fu irape-
gnatissimo promotore gli conferì la pin-
gue abbazia di s. Anastasio di Carbone
nella diocesi di CIermont,e neh 646 il ve-
scovato di Todi. In questo oltre l'avervi
celebrato il sinodo, fece spiccare noume-
no la sua prudenza e mansuetudine, che
rinnocenza e integrità de'costumi, rifor-
mando il gregge alla sua cura commesso
e singolarmente gli ecclesiastici, più col
proprio esempio e dolcezza, che coU'im-
peroe la forza delle leggi, soprattutto con
essere generosissimo co' poveri massime
nel giubileo i65o, facendo a mezzodì sa-
cerdoti adunare nel proprio palazzo in
quantità i poveri pellegrini, cui. sommi-
nistrava l'alimento colle sue mani. Deco-
rò con elegante fabbrica la chiesa , recò
grandi vantaggi alla diocesi con impie-
garvi eziandio considerabili sommedi de-
naro; ma per le sue abituali infermità da
cui era ammalorato, la rinunziò neh 656
ad Alessandro VII, nel cui conclave, al
modo che narrai nel voi. XII, p. 87, non
pochi cardinali onninamente lo volevano
Papa, perchè fornito di gran senno go-
deva la stima del s. collegio. Morì in Ro-
ma nel 1 657, d'anni 62, e fu sepolto in s.
Maria sopra Minerva presso la cappella
del Rosaiio, sotto semplice lapide, col suo
nome e insegne gentilizie. Il Mandosio ,
Bihl. romana cen. 9, p. 76, fece il catalo-
go di sue opere.
RAPHANEA o RAFANEA. Sede ve-
scovile della 2." Siria, sotto la metropoli
d'Apamea, eretta nel IV secolo, presso il
fiumeEleutero. Persiloeperartefu tan-
to ben munita, che nel regno de'latinì
servì di ritirata ai saraceni, onde per espu-
gnarla re Baldovino eresse contro di essa
un castello, ed avendola presa l'unì alla
contea di Tripoli. L'Oriens chr. l. 2, p.
822 riporta 6 vescovi; ne parla Tei'zi,
Siria sagra a p. 102.
RAPHI.A. Sede vescovile della Pale-
slina I.", sotto la metropoli di Cesarea,
eretta nel VI secolo. Presso questa città
Tolomeo IV Filopalore vinse Antioco il
i68 RAP
Grande. Tre vescovi registra l' Oriens
chr. l. 3, p. 63o.
RAPHOE {Rapoten). Città con resi-
denza vescovile d'Irlanda o grosso borgo
o castello nella provincia d'Ulster, con-
tea diDonegal.La cattedrale vi fu eretta
nel secolo XI, ed il palazzo vescovile sotto
il regno di Carlo I, ma ambedue occu-
pati dal vescovo anglicano. Nella ribel-
lione del 1641 sostenne un assedio lun-
go e rigoroso; dipoi fu restaurato ed ab-
bellito: tiene 4 fiere all'anno. La sede ve-
scovile, secondo Commanville, fu eretta
nel VI secolo, sudraganea della metro-
poli d'Armagh, come lo è tuttora, e che
a cagione del suo territorio si chiama pu-
re Tirconnel e Rafoa. La città di Letter-
Kenny è propriamente la residenza or-
dinaria del vescovo, nella contea di Do-
negai, sulla Swilly: vi si tengono 6 an-
nue fiere. LetterKenuy con le parrocchie
unite conta 1 3,ooo cattolici; tutta la dio-
cesi 1 5o,ooo e comprende quasi tutta la
contea di Donegal. Le parrocchie sono
34, delle quali 8 hanno due chiese, 4 ne
hanno3: le principali sono BalySannon,
Estranorlac e Donegal. Manca il capito-
lo, e vi sono il decano, il vicario generale
e circa 70 preti: quasi tutti i parrochi
hanno coadiutori. 11 seminario di Letter-
Kennyècapacedi 18 alunni, che si man-
tengono colle pensioni che pagano. Vi si
studiano le lettere latine e greche, le ma-
tematiche, la geografia, la storia; di qua
per l'acquisto delle facoltà superiori gli
alunni passano al collegio di Maynooth,
ove sono alcune borse a favore di questa
diocesi, ed una nel Collegio Irlandese di
Roma. Ogni parrocchia ha le sue scuo-
le: i fratelli della dottrina cristiana istrui-
scono il popolo ne'doveri religiosi, nelle
domeniche e altre feste. Niun cattolico
abbandona la fede, invece molti prote-
stanti l'abbracciano: nel i836 vi erano
33,000 acattolici. Il clero è esemplare,
e tiae la sua sussistenza dalle oblazioni
de'fedelie dalle rendite delle parrocchie:
il vescovo per provvista ha la sola par-
RAP
rocchla mensale,chegli rendeannui 3oo
scudi d'oro. Sei volle l'anno si tengono
le conferenze de'casi : vi assistono tutti i
sacerdoti , parte in Donegal e parte in
Letter-Renny,e suole intervenirvi anche
il vescovo. Le chiese mancano di orna-
menti, come sono prive di rendite. Gli
ultimi vescovi furono Antonio Coyle del-
la stessa diocesi, fatto nel 1778 da Pio
VI. Il successore Pio VII fece vescovo
PietroMac-Langlin, della medesima dio-
cesi; e suo coadiutore Giovanni Mac-El-
voy, eletto vescovo in partibiis di Nilo-
polinel 1 80 1. Dipoi nel 182 i agli 1 1 lu-
glio fece vescovo l'attuale mg." Patrizio
Mac-Geltingan, chenel i836 tenne il si-
nodo diocesano.
RAPOLLA {Rapollen). Città con re-
sidenza vescovile nel regno delle due Si-
cilie, nella provincia di Basilicata, distret-
to e cantone a una lega e mezza da Melfi,
tra gli Apennini e propriamente alle ra-
dici del Vulture, alla sinistra dell'Oli ven-
ta influente dell'Ofanto. Un tempo era
tutta cinta di mura,con torri e un castello.
Presentemente i migliori suoi edifizi sono
la bellissima cattedrale, e il convento di
s. Francesco. La cattedrale dedicata alla
B. Vergine Assunta/ sembra edificata al
tempo de'Iongobardi di Benevento, ed è
l'unica parrocchia della città, con batti-
sterio,esercitando l'uffizio di parroco l'ar-
cidiacono; ivi si venera il corpo dì s. A-
lessandro martire patrono della città. Il
capitolo si compone delle dignità dell'ar-
cidiacono, del cantore e del primicerio,
di 6 canonici comprese le prebende del
teologo e del penitenziere, di 3 altri so-
prannumeri, di 4sacerdoli partecipanti,
e di altri ecclesiastici per l'unizialura. Vi
sono due confi-aternite ed i minori os-
servanti. L'agricoltura vi fiorisce, con co-
piose raccolte di ottimo olio e di eccel-
lente vino. Pare di fondazione lon«[obar-
da, e fu già colonia greca. Nel io.\i i nor-
manni la tolsero al greco impero e for-
tificarono. Dopo averlaconqnistala Rug-
giero, nel 1 1 37 Innocenzo 11 la die al te-
RAP
desco Rodolfo fratello di Lolario II, ma
Ruggiero i nel seguente anno la ricu-
pero. Nel I i83 molto sofTiì con Melfi,
a cagione de' noioianni. Ribellatasi nel
1253, fu ripresa a forza e posta a sacco
ed a fuoco ; nel 1 355 molto ancora soffri
per le violenze de'soldati del conte Lan-
dò. In seguito fu dominala dai nobilis-
simi Caracciolo, principi di Torcila. Ai
i4 agosto i85i il terremoto, accompa-
gnato da diversi fenomeni, distrusse Mel-
iti, Rionero colla collegiata, e Barile neU
la diocesi di Ra polla. Grandemente dan-
neggiò Ripacandida, pure di questa dio-
cesi, Lavello, e Rapolla stessa, la qua-
le deplora i danni reparabili della sua
antica cattedrale, ricca di memorie e di
marmi , come pure quelli di molte case
nella linea del santuario. Melfi divenne
un inuccliio di rovine: episcopio, semi-
nario, casa comunale, quartiere della
guardia di sicurezza pubblica, monaste-
ro delle Clarisse, onde le claustrali pas-
sarono ad Avigliano, altri edifizi pubbli-
ci e privati, furono convertiti in rottami.
Le mura di Melfi rovinatissime e caden-
ti. Per IO minuti secondi la terra s'in-
tese come sollevare: quasi tutte le volte
delle chiese e delle case di Melfi sprofon-
(.larono. La sommità del maestoso cam-
panile di Melfi schiacciò cadendo il sotto-
posto duomo. Altra scossa durata 60 mi-
nuti secondi distrusse quanto eravi re-
stalo di fabbricato: le 22 chiese che con-
tava Melfi, divennero mucchi di pietre;
delle case ne restarono 200 crepolate e
crollanti, le altre allatto diroccate. Nel
quartiere di s. Lorenzo non ne rimase
vestigio alcuno. Melfi deplorò inoltre la
terribile sciagura di circa 1000 morti,
per lapiìipartedisotterratidallerovìne,e
(juasi 60 feriti, il vescovo di Melfi e Ra-
polla fece tutto quanto gli fu possibile;
tliè 1 000 ducati, e ne avrebbe sommini-
strati di più, se non avesse dovuto accor-
rere a tantialtri urgenti bisogni, massime
della cattedrale ed episcopio di Melfi, il
terremoto aIìlisse,oltre la Basilicata, an-
R A P I 69
Cora le provÌDcie di Terra di Lavoro e
del Principato Citeriore, principalmen-
te Avellino,Monteverde,Lacedonia, Car-
bonara e Calilri, in cui diversi edilizi pa-
tirono legioni, ed in Monteverde vi eb-
bero due villime. Anche a Foggia, Bo-
vino, Ascoli, Lucerà, s. Severo, ealtri luo-
ghi di Capitanata, si senfi il traballamen-
to della teira. Cosi nella provincia di Ba-
ri si lamentarono non pochi danni: Chic-
li e Terra d' Otranto altrettanto. Ma la
Basilicata fu il centro massimo del ter-
remoto, singolarmente il Vulture colle
adiacenze, quindi molte rovine desolanti
e morti. Sulle falde del Vultureappnnlo
sonol'infeliceMelfi, Rapolla, Barile, Rio-
nero, e Alella nella diocesi di Rapolla:
interessanti notizie naturali fisico-geolo-
giche sul Vulture e suo antico estinto vul-
cano, i cui crateri si mutarono in bacini
d'acque, si leggono nel n.°24odel Giof
naie di Roma i85i. Questa Iliade di
sventure, ricorda quelle de'tremuoli del
1703, e lacera il cuore ai più insensi-
bili : orribili uragani qua e là fecero eco
a tanto crudele flagello. Lo spavento del-
le popolazioni fu immenso, come gran-
di furono' i provvedimenti del governo
del caritatevolee pio monarca Ferdinan-
do li, onde attenuarne i tristi effetti, eoa
molteplici soccorsi e ogni maniera di aiuti
elargiti con effusione d'animo veramente
paterno e munifico. Le autorità civili ed
i ministri del Signore gareggiarono in ze-
lo, abnegazione ed operosità. Le altre
popolazioni fecero collette di soccorsi, e
porsero preci a Dio per implorare mi-
sericordia; la pubblica e privala carità
fece lodevoli sforzi. Il re non curando i
disastri del viaggio, a'i5 settembre coi
reali princìpi di Calabria e di Trapani,
accompagnato da alcuni ministri,si portò
in Melfi a recarvi conforti e consolazio-
ni, le sue beneficenze: sul piano di s. Mar-
co fece erigere 80 baracche, ed altre in
sostituzione delle chiese; ne visilògli spe-
dali, s'interessò di tulto. Fu quindi a Ra-
polla, Barile, Riouero ove pernottò, ed
170 RAP
in alili luoghi. Ogni passo fu contrasse'
guato da grazie e da geneiosissiuii soc-
corsi, cui concorse la regina, laonde l'en-
tusiasino de'suddili fu commovente spet-
tacolo. Ordinò soccorsi pel restfiuro della
chiesade'cappuccinidiMelfijdalcui mon-
te frumeiitario fece dispensare il grano.
Gli orfani e le orfane collocò in diversi
stabilimenti: ordinò strade e altri lavori
per dar pane agl'indigenti, come le stra-
tte da Melfi a Lacedonia, ed a Lavello.
Creò cousigli edilizi per fare risorgere
i fabbricati delle comuni di Melfi, Ka-
polla e altri luoghi ; sgravò i dazi, parti-
colarmente a Melfi, Rapolla, Rionero e
Barile. Fece erigere una temporanea ca-
setta presso il celebre tempio edificato
da s. Francesco d'Asisi in Melfi, per ri-
jìristinarvi il divin culto, tanto bramato
dalla divota popolazione, disponendo la
completa restaurazione del santo luogo.
1 timori si rinnovarono senza aversi a
piangerne le conseguenze, poicliè scosse
di terremoto si ripeterono nel i85i in
Melfi a'27 e 28 settembre, agli i i no-
vembre come a Rapolla e Rionero. An-
che nel i852 nel declinar di febbraio u-
iia veementissima scossa fu preceduta
da orribile rombo, che fu inteso anche
a Rapolla, Barile e Rionero: nell'aprik
in Melfi si ripeterono gagliarde sussulto-
rie e ondulatorie per 4 minuti secondi.
Dipoi l'inesauribile benignità del re per
ollrire onesta e sicura sussistenza, e dar
vita di virtli a 1 3o povere famiglie di co-
loni in Melfi, a ciascuna di loro assegnò
una quota di terreno demaniale ed una
comoda capanna in ubertosa campagna.
A'7 giugno fece il re aprire in Melfi la
traccia della strada di Macera che dirà
sentire alle circostanti terre i vantaggi i-
nestimabìli del commercio con le Puglie,
onde la popolazione con gioia inesprimi-
bile benedi 1' adorato monarca, che ha
per guida la carità e la sapienza. Nuove
e più recenti scosse di terremoto non pro-
dussero danni.
La sede vescovile di Rapolla non fu
RAP
istituita da s. Gregorio VII nel loycj,
ma in tale anno quel Papa a postulazio-
ne del capitolo di Bari trasferì il suo ve-
scovo Orso a quella metropoli, non co-
noscendosi altro vescovo prima di lui.NeJ
1092 era vescovo Giovanni, nel i i43Nij
che intervenne inTrani alla traslazione'
delle reliquie di s. Nicola pellegrino. N.
ebbe lettera nel 1200 da Innocenzo 111.
Nel i23y Gregorio IX riprovò l'elezione
di Giovanni canonico di Rapolla fatta
dal capitolo. Nel 1265 il vescovo Gio-
vanni pose la I." pietra nella chiesa di
s. Maria di Monteverde, diocesi di Bo-
vino.Bartolomeo eletto dal capitolo scris-
se per la conferma a Clemente IV. Nel
1275 ad istanza de' canonici, Gregorio
X trasferì da Lacedonia Ruggiero. A que-
sti per egual postulazione Nicolò III die
insuccessorelluggieroPvuggieri.Nel 1 3o5
divenne vescovo fr. Pietro de'minori, con-
fessore e consigliere di Roberto duca di
Calabria figlio di Carlo 11. Neh 3 16 gli
successe Berardo Palma; nel i 34'^ Gio-
vanni traslato da Lavello; nel 1 346 fr.
Gerardo domenicano, già di Vico ; nel
i349 fi". Nicola de'minori trasferito da
Nicornedia; nel 1370 fr. Benedetto Ca-
valcanti nobilissimo fiorentino, insigne
teologo minorità, consagrato da s. An-
drea Corsini: morì nel 137 i, indi fu ve-
scovo Nicola, e dopo di lui nel 1 376 An-
gelo. L'antipapa Clemente VII nominò
nel 1387 Antonio; indi fu vescovo Luca,
morto nel 1398. In questo anno Boni-
facio IX elesse Luca che morì nel i44^>
cui successero: Francesco Oli veto già di
Val va; nel 1455 Pietro Minutolo nobilis-
simo napoletano, illustre anche per pru-
denza; nel i48r Colanlonio Lentulo di
Sulmona; neli482Malizia Gesualdo no-
bile napoletano, segretario d'Innocenzo
VIII, virtuoso e sapieute; nel i488Troi-
lo Caraffa, poi traslato a Gerace; nel 1 497
Luigi; nel i5o6 da Lipari vi fu traslato
Francesco, che nel 1 5 1 4 passò a Vesti, e
gli fu surrogato Giberto Senili di Monte
Falco ueirUmbria,che intervenne al con-
I
RAS
cilio «li Lalerano V, dolio e di severi co-
stiitiii : nel i5io con legiesso si dimise
dal vescovato in favore del nipote Rai-
mondo Senili, che morì neliSaS, 5 mesi
dopo lo zio. Clemente VII conferì que-
sta chiesa in amministrazioneal cardinal
Antonio Pucci[f^'.), chela cede al nipote
Giannollo,sotto il quale e neli'istesso an-
no Clemente VII unì Rapolla in perpe-
tuo a Melfi, confermandole ambedue ini-
mediatamente soggette alla s. Sede, co-
me lo sono tuttora. Per regresso il car-
dinalAntouioneliSSjfu vescovodi Melfi
e Rapolla, cui successe Acquavi va e gli
akri vescovi che riportai a Melfi, col-
!. rautorità di Ughelli, Italia sacra, che nel
' t. 7, p. 878 tratta del vescovato di Ra-
[ polla. Per morte del vescovo Bovio, ilre-
i gnante Pio IX a'5 novembre 1849 '^'''
chiaro vescovo di Melfie R.apolla l'odier-
I uo mg.' Ignazio Sellitti di Lecce, già ca-
' nonico teologo nella patria cattedrale.
RASPOiNI Cesare, Cardinale. Di di-
stintissima nobile famiglia di Ravenna,
attinente per sangue alla Barberini, por-
tatosi in Roma ottenne un canonicato
<]i s, Lorenzo in Damaso, donde Urba-
no \III lo trasferì ad altro nella basili-
ca Lateranense(della quale come del pa-
triarchio ne scrisse l'istoria, al «nodo det-
to a Chiesa di s. Giovanni, nel voi. Lj
p. 22 3 ed altrove) nominandolo udito-
re del nipote cardinal Francesco, abbre-
viatore di parco maggiore, lefeienda-
rio e ponente di consulta, di cui nel 1654.
Innocenzo X lo fece segretario e consul-
toredels. oflizio. Alessandro VII lo die in
uditore al nipote cardinal Chigi, e nella
Pestilenza (^.)di Roma lo deputò segre-
tario della congregazione di sanità , per
cui sostenne gravi pericoli e immense fa-
tiche. Due volle si recò in Fiancia inser-
vigio di sua chiesa e della s. Sede. Lai.'^
come canonico lateranense con snpreaia
autorità del capitolo per accomodare af-
fari riguardanti l'abbazia di Clairac di
ragione del medesimo; la 2.' qual pleni-
[l'jtenziario pontifìcio per comporre le
RAS 171
controversie insorte colla corte, e con sod-
disfazione delle parti. Per questi e altri
meriti, Alessandro VII lo creò cardinale
prete nel 1664 e pubblicò a' 1 5 febbraio
1 666, col titolo di s. Giovanni a Porta la-
tina : gli conferì subito la legazione d'Ur-
bino, edeputòallafaniosacausadi Gian-
senio e alle primarie congregazioni car-
dinalizie. Restaurò la sua titolare, la or-
nò di pitture e abbellì di sofiilto , oltre
il dono d'una mula di carìdellieri e cro-
ce d'argento bellissimi e di mollo valore.
Godendosplendida riputazione, ancheco-
me erudito, e dopo essere intervenuto a
due conclavi, morì in Roma nel 1675, di
anni 60. Il Cornaro nella Relazione del'
la corte di Roma, p. 878, lodisse di giu-
dizio sincero, di gran destrezza nel ma-
neggio degli affari, regolando le sue opi-
nioni colla ragione, e che Alessandro VII
pel buon concetto che ne avea divers.T
volte lo consultò in affari scabrosi. Ste-
fano Grandi fece l' Orazione funebre, Ro-
ma 1676. Lasciò in parte erede di sue
facoltà r Ospizio de' convertendi {f^-) e
mille scudi alla basilica Lateranense, o-
ve fu sepolto nella tomba della propria
madre, da lui stesso preparata, sulla qua-
le si legge magnifico elogio postovi dai
deputali dell'ospizio, che per gratitudi-
ne gli eressero nobile ed elegante mau-
soleo in ampia nicchia sotto la nave del
destro lato, decorato da un gruppo di sta-
tue, una delle quali esprimendola Fama
tiene nelle mani 1' efiigie in marmo del
cardinale. Nel n,°54 della Civiltà cattoli-
ca del 3." «abbaio di giugno 1 852 si leg-
ge a p. 71 i. L'istituto di pubblica bene-
ficenza de' Convertendi, colla loro casa
(ampliata con quelle abitazioni ch'erano
occupate dagl'inquilini) e rendite, dal re-
gnante Pio IX vengono applicate a'mi-
nistri e prebendali che dallo scisma an-
glicano deli' Inghilterra (/^.) sono con-
vertiti al callolicisino, con tanta edifican-
te frequenza e in gran numero (come ce-
lebrai eziandio a Pkotestaivti), i quali
per elfetto della loro generosa abiura si
172 RAS
trovano in qualche strettezza. Così delle
nominate classi, coloro che vorranno ar-
ruolarsi al clero, saranno accolti in que-
sto istituto, e quivi troveranno direzio-
ne, sussistenza e comodità di attendere
alia scienza delle cose divine. Potranno
ancora esservi ammesse persone di altre
nazioni, che si trovassero nelle medesime
condizioni che gl'inglesi.
RASSEGNAZIONE DE' BENEFIZI.
V. RlNirNZIA.
RATISBONA {Raiisboneu). Città con
residenza vescovile del regno di Baviera,
nel Palatinato superiore, capoluogo del
circolo di Regen, a 28 leghe da Monaco,
sulla destra sponda del Danubio che vi
forma un'isola assai grande, rimpetto al-
la città di Stadtam-Hof, che viene con-
siderala come uno de'sobborghi,ed alla
(|uale comunica mediante un ponte di pie-
tra di considerabile lunghezza, e dove il
fiume riceve la Regen, a cui Ralisbona
deve il suo nome tedesco Regeiishurg. E'
sede del commissariato del circolo, della
corte superioreedelleallre autorità. Cin-
ta da vecchi bastioni poco suscettibili di
difesa, trovasi divisa in 9 quartieri con
parecchi sobborghi; le strade sono strette
e tortuose, e le case fabbricate in pietra
sul gusto antico: vi si notano nondime-
no di belli edifìzi, come il palazzo della
cillà, tetro e d'un'architettura mediocre,
ove un tempo teneasi la dieta; l'arsena-
le, l'antico collegio de'gesuiti, la chiesa
dis. Emmerano adorna di molte pitture
pregievoli, i grandi fabbricati dell'antica
abbazia di s. Emmerano; sopra tutti la
magnifica cattedrale di stile gotico, sagra
ai ss. Pietro e Paolo, con battisterio e
parrocchia, che si amministra dal cano-
nico curato, non mollo distante sorgen-
do il bell'episcopio. Il capitolo si com-
pone delle dignità del preposto e del de-
cano, di 6 vicari, di 8 canonici compresi
il teologo e il penitenziere, e di altri chie-
rici pel di vin servigio. Vi sono altre 4chie-
se parrocchiali munite del s. fonte, due
collegiale,dueconveuli di religiosi, 3 mo-
RAT
nasteri di religiose, ospedale, diverse con-
fraternite, seminario, monte di pietà. Vi
sono pure3 templi luterani, scuola di di-
segno, società di botanica, ragguardevole
biblioteca, altra essendovene in s. Em- j
merano, museo d'istrumenti di fisica e
di matematica, galleria di quadri. Qui i
benedettini scozzesi aveano un antico mo-
nastero dedicato a s. Giacomo. Per ripa-
rare alle perdite fatte dalla religione nel?
la Scozia, il p. Flaminio abbate del mo-
nastero nel 1711 volle erigervi un semi-
nario e chiamò io giovani dalla patria
per istradarli al santuario e rimandarli
nella Scozia abiti operai evangelici. Il ve-
scovo d'Eichstadt promise pel loro man-
tenimento 1000 annui fiorini sua vita
naturale durante. L'elettore di Baviera
applicò a quest'opera uncapitaledi 16,000
fiorini prò venienti dall'eredità del duca
Massimiliano lasciata ad pias causas. Il
suffraganeo di Ralisbona fabbricò il co-
modo seminario a sue proprie spese nelle
adiacenze del monastero, contribuendo
i suoi avanzi al mantenimento degli a-
lunni,chesul principio furono 29, ridotti
a 12 nel 1787 per la morte del vescovo
d'Eichstadt. Ad oggetto di conservare
questa profittevole fondazione, nel 1719
cominciarono i monaci, non escluso l'ab-
bate, nella sua elezione a prestar giura-
mento di conservare e mantenere i beni
del seminario, anzi di accrescerli. Com-
pilarono le regole, la formola del giura-
mento, aggiungendo il 4-° voto di ritor-
nare alle missioni della patria. Furono
approvale nel 1720 dalla congregazione
di propaganda fide, e Clemente XII nel
1787 con apposito breve confermò l'e-
rezione del seminario, e lo sottopose ad
istanza de'monaci alla protezione della s.
Sede e di detta congregazione. Però gli
alunni scozzesi non emettevano il voto
di missione, che nell'entrare nella con-
gregazione de'benedetlini, senza di che
non erano astretti a veruna obbligazio-
ne. Quando poi emesso il giuramento ri-
tornavano nella Scozia, entravano nella
RAT
dipendenza de' vicari apostolìci.E'^isle tut-
tora il monastero e collegio scozzese di
Ratisbona, e nel i838 a richiesta del re
di Baviera vi furono spedili 8 alunni dal-
la Scozia, sotto la condotta di d. Giovan-
ni Maelachlan. Possiede Ratisbona diver-
se fabbriche di manifatture, di birra e
. acquavite importanti; attiva vi è la co-
; struzionede'battelli e degli schiffi. Il suo
ponte è il più sodamente fabbricato di
quanti ve ne hanno sul Danubio e sul
I Reno: cominciato da Enrico X duca di
Baviera e dai cittadini di Ratisbona nei
j 1 135, e terminato neh i46, ha aS piedi
di larghezza, e i, reo di lunghezza, ed è
' sostenuto da i5 archi altissimi con pila-
stri a triangolo per rompere la rapidità
' del fiume ed i ghiacci che convoglia. Go-
i dea questa città esclusivamente della na-
vigazione del Danubio, da Ulma sino a
Vienna;presentemente non vi prende più
che una parte, però assai ragguardevole,
facendovi trasportar legname, grani e sa-
le. Gli abitanti nella maggior parte sono
cattolici.
Ratisbona ricevette primieramente il
nome di Castra Regìna,po'ìque\\o di y^U'
gusta Tiberii, dissentendo gli autori tra
loro intorno alla prima origine: al prin-
cipio del VI secolo assunse quello di Re-
ginemburgo o Regmenbiirg, dal quale de-
riva il suo nome attuale. JNel loSas. Leo-
ne IX da Roma si portò in Germania, ed
in Ratisbona vi canonizzò i ss.Wolfangoo
Wolfgangoed Erardo, già vescovi di que-
sta diocesi. Il successoreVittorellnel i o56
si recò in Germania per visitarvi l'impe-
latore Enrico 1 1 1 che lo avea invitato; ma
si trovò alla sua morte, onde passato poi
in Ratisbona vi celebrò le feste di Natale
col nuovo imperatore Enrico IV, con di-
versi de'principali signori. Divenne città
libera imperiale, capitale dell'elettorato
di Baviera, e fino al 1662 vi si celebra-
vano le diete dell'impero. Nel 1 524 Cle-
mente VII sped'i legato in Germania il
cardinal Lorenzo Campeggi, per opporsi
alla crescente eiesia de Luterani (^.). lì
RAT 173
cardinale in Ratisbona convocò un par-
lamento o dieta, cui intervennero Fer-
dinando I fratello di Carlo V, il cardinal
arcivescovo di Salisburgo, ed alcuni altri
vescovi e principi: vi promulgò un editto
di riforma pel cleio, compreso in 25ar-
ticoli, e sullo stabilimento dellafedecat-
tolica^ ed il piocedere con severità giu-
diziale contro i luterani, la forza del quale
provvedimento valse assai a preservarci
principati di casa d'Austria dalla corru-
zione del luteranismo. A correggerei bia-
simevoli costumi de'chierici che recavano
pubblico scandalo e avvilimento alla re-
ligione cattolica, il cardinal legato fece
una costituzione, in cui tra le altre cose
proibì il predicare senza licenza del vesco-
vo; che l'interpretazione della Scrittura
si pigliassedai santi padri; la conservazio-
ne de'sagri jiti; che nell'esequie e ingres-
so alle confraternite non si facessero con-
viti; che all'ordinazione si dovesse pre-
mettere l'esame; che i matrimoni si cele-
brassero da'sacerdoti ne' tempi permessi
dalla Chiesa esenza il consenso del vesco-
vo; tolse la scomunica dalla denunzia del
digiuno; impose gravi penea'sacerdoti a-
postati; comandò che ogni anno si adunas-
sero sinodi, per ripristinare la disciplina
nel suoantico vigore. Megliosi può vedere
in Rinaldi all'annoi 524, n. 23 6 2.5, ed in
Bzovio, come in Pallavicini, Storia del
concilio di Trento t. 6, par. i,lib. 2. Inol-
tre in Ratisbona Carlo V promulgò r/«-
terini (^.)j o costituzione di tolleranza
da osservarsi fino al concilio generale, ac-
ciò ninno fòsse molestato nell'abbraccia-
ta pretesa riforma luterana, con funeste
conseguenze, perchè gli eretici imbaldan-
zirono e si aumentarono. Nel i54i ebbe
luogo in Ratisbona un colloquio, nel qua-
le Giovanni Groppero di Westfalia ar-
cidiacono di Colonia, peritissimo nelle
controversie e nella difesa della fede, vi
convinse e confuse Bucero coi suoi par-
tigiani protestanti, onde in premio Paolo
IV lo creò poi cardinale. Dopo lai col-
loquio Paolo IH si abboccò in Lucca con
174 RA.T
Carlo V e si convenne alla celebrnzione
del concilio genei-ale,e di coireggere quel-
lecose della dieta di lìalisbona, non con-
formi agli antichi canoni della Cliiesa. Ra-
lishona seguì i destini della Germania^
dellai5tì;t';er<7 e del Pa/^//»flto(/^'.), quin-
di nel 1806 perdette il pregio di capi-
tale della Baviera. Quivi i francesi e gli
austrìaci si sono dati parecchi combatti-
menti, in imo de'quali a'2g aprile 1809
\inlo da Napoleone, che vi restò ferito
in un piede, sforzò gli avversari a ritirar-
si in Boemia.
La sede vescovile fu istituita terso il
54osun"niganea di Salisburgo e ne fu ve-
scovo Paolino. Dipoi circa il ^38 fu ri-
pristinata da s. Bonifacio legato aposto-
lico, enei 7 39 confermala da Papa s. Gre-
gorio III. Alcuni vogliono I. "vescovo do-
po il ristabilimento Wicterpo, altri s,
Gariboldo morto nel 752. Dopo il 972
lo fu s. Wollgango eletto canonicamente
dal clero e dal popolo; gran parte della
Boemia si trovava allora nella sua dio-
cesi, ed egli acconsentì che fosse divisa e
se ne facesse un nuovo vescovato, il cui go-
verno venne commesso a s. Adelberto:
il suo corpo si venera nella chiesa di s.
Emmerano. La serie de'vescovi di Piati-
sbona si legge nella Storia ecclesiastica
di Germania t. 1, p. 27 e seg. II vesco-
vo divenne esente e principe dell'impe-
ro, assai potente pel dominio temporale.
Prima vi erano 3 celebri abbazie, cioè di
s. Emmerano de'benedettini, e di mona-
che dell'alio e basso Munster, che diven-
tarono capitoli di canonichesse, lecuiab-
badesse aveano rango tra'principi sovra-
ni dell'impero. Gregorio XIII coi» dispen-
sa permise che Filippo Guglielmo di Ba-
viera, secondogenito del duca Guglielmo
V, ancor bambino fosse eletto vescovo dì
Ralisbona; poscia Clemente Vili lo creò
cardinale. Clemente XI neh 7 19 fece ve-
scovo Gio.Teodorode'duchidi Baviera di
I Canni, e Benedetto XI li nel 1727 lo no-
minò amministratore di Frisinga: Bene-
dclloXl V ad istanza dell'imperatore Car-
R AT
lo VII suo padre, nel 1 743I0 ere?) cardina-
le e poi vescovo di Liegi colla ritenzione
delle altre chiese. Le Notizie di Romavegi-
strano i seguenti succQSSori. i 756 Antonio
deFuggerd'Innspruck,cuinel i 770 Cle-
mente XIV die in coadiutore Clemen-
te Wenceslao de' duchi di Sassonia, ar-
civescovoe elettore di Treveri. 1788 Mas-
similiano de Toerring di Monaco e am-
ministratore di Frisinga. 1790 Giusep-
pe de Schrosenberg di Costanza vesco-
vo di Frisinga e amministratore di Ra-
lisbona. Nella divisione che ne'primi del
secolo corrente si fecero i principi seco-
lari de' dominii temporali che in Ger-
mania godevano i vescovi, solo vi restò
Ralisbona, elevata da Pio VII nel iHoj
ad arcivescovato, con bolla che citai nel j
voi, LUI, p. 125, che fu conferito a Carlo ;
diDalberg con dignità di primate di Ger-
mania, e coi titoli di elettore del s. im-
pero e di erainentjssimo, con immensa
giurisdizione ecclesiastica, e con sovrani-
tà su Ralisbona e altri luoghi: tutto con
dettaglio narrai ne' voi. XV, p. 2 i4>XLlI,
p. i5eseg.,LIII,p. 1 25, dicendo pureche
morendo in Ralisbona nel 18 17, con lui
terminò l'arcivescovato. Dappoiché pel
Concordalo tra Pio VII e Massimilia'
no Giuseppe re di Baviera {V-), nel det-
to anno il Papa dichiarò Ralisbona ve-
scovato sulfraganeo di Monaco-Frisioga
e ne stabilì la mensa, insieme a quella
del capitolo; indi a'6 aprile 1818 pre-
conizzò Gio. Nepomuceno de Wolf, già
vescovo di Dorila in partibus. Pio VIII
nel 1829 riconobbe vescovo Gio. Miche-
le Sailer d'Aresinga, succeduto per eoa-
diutoria. Gregorio XVI nel 1 833 dichia-
rò successoreFrancescoSaverioSachvvoe-
bel di Reisbach diocesi di Ralisbona; in-
di per sua morte, nel 1 84^ l'attuale mg.'''
Valentino Riedel di Lamertingen dioce-
si d' Augusta, già professore di teologia.
La diocesi è estesa e contiene diversi luo-
ghi. Ogni vescovo è tassato in 600 fiori-
ni, essendo 1 0,000 la mensa, pari a scudi
4750.
RAT
Concila di Ratìshona.
li I .° nel 768 proibì ài coiepiscopi di
fare qualunque funzione episcopale, se
prima non erano slati ordinali a questo
elTetlo da 3 vescovi. Mansi, Suppl. t. r,
p. 625. Il 2." nel 792 condannò Felice
d'Urge! convinto d'errore, e fu spedito
a Roma al Papa Adriano I a confessare
i suoi errori, abiurando in s. Pietro. A-
vea sostenuto che Gesù Cristo uomo non
era figlio di Dio che per adozione. Reg.
t. 20 ; Labbé t. 7 ; Arduino t. 4- H 3."
neir8o3 determinò, che i corepiscopi es-
( sendo semplici sacerdoti, non potevano
fare le funzioni episcopali; e che tutte
' quelle che avessero fatte, sarebbero di-
chiarale nulle. Diz.de concila. Il 4-° "et
I I o4 fissò un onorario agli avvocali, per
; rimediare e moderare la loro eccessiva
avidità. Mansi.
RATTA Uberto, Cardinale. Pisa no, o
bolognese secondo il Sigonio , chiamato
r ancora /i0550 Lanfranchi e Dardi, cano-
I nico di Pisa. Onorio li nelle tempora di
dicembre I i25locreò cardinale pretedi s.
I Clemente e legalo a lalere di Spagna, ove
■ tenne un concilio in Placencia[f^.). In-
nocenzo li lo consagrò arcivescovo di Pi-
sa Dell i32 e dichiarò vicario apostolico
d'Italia, ed egli unito a lui con sincerità
di cuore non cessò d'animarlo nello sci-
sma dell' antipapa, contro il quale con-
vocò in Pisa un concilio coli' intervento
del Pontefice e di s. Bernardo ; ma do-
vette partirne e ramingo con gran slento
e disagiopassarle Alpi. Altro concilioce-
lebrò in Sardegna cogli arcivescovi, ve-
scovi e abbati dell'isola. Neh i3i era in
Francia con Innocenzo II,esempre a lui
fedele, morì encomialo nel 1 138.
R ATZEBURGO,/?flrei«rg»/;i. Prin-
cipalo e già vescovato del granducato di
Mecklenburg-Slreelitz, di cui forma la
parte occidentale, presso il lago omoni-
mo, appartenendogli parte della città di
Ralzeburgo della confinanteDanimarca,
posta sopra uu'isoletta di detto lago, u-
nita al continente per un ponte. Cinta di
RAV 175
mura, fu sede del Tescovalo.eTenne nel
1 693 bombardata e ridotta in cenere dai
danesi. La cattedrale ch'era uflìziata dai
premostratensi, fu secolarizzata nel i5i5;
ha 3 scuole, casa pei poveri, ed il suo com-
mercio è favorito dalla navigazione della
Wakenitz. 11 principato di Ralzeburgo
compone il baliaggiodiSchònberg,il qua-
le ha per capoluogo la città dello stesso
nome. L'imperatore Ottone I nel IX se-
colo fondò il vescovato d' Oldemburgo,
che nel 1 060 venendo smembrato, si for-
mò questo di Ralzeburgo suffiaganeo di
Brema, el'ahra porzionefu nel i i63 riu-
nita aLubecca. 11 vescovo di Ralzeburgo
divenne principe dell'impero, faceva la
sua ordinaria residenza a Staf, borgo poco
distante, e godeva pingui rendite. Aven-
doli ve.-icovodel 1 566 abbracciato la con-
fessione auguslana, i successori furono e-
ziandìo protestanti. Indi il duca di Me-
cklenburgo se ne impadronì, e lo fece se-
colarizzare in Munster nel 1648, confer-
mandosi l'operalo dalla pacediWeslfalia.
RAVARDSClRoRlVARDSClR.Se.
de vescovile della provincia di Persia, nel-
la diocesi de'caldei. Due vescovi registrò
VOrien.i dir. t. 2, p. 1260.
RAVELLO , Ravellunt. Città vesco-
vile del regno delle due Sicilie, nella prò •
vincia del Principato Citeriore, distretto
a 3 leghe di Salerno. Giace edificata so-
pra un'amena collina, dove perla salu-
brità dell'aria, per le fresche e buone ac-
que e per l'esteso orizzonte dalla parte del
mare, si rende un luogo assai dilettevo-
le ; la collina sulla quale si trova, ha alla
radice due lunghe valli per le quali scor-
rono due fiumicelli perenni, e vedesi da
per tutto vastità di odorose erbe e di una
moltitudine di fiori. La cattedrale de-
dicata alla B. Vergine Assunta è com-
posta di 3 navate incrostate di marmi ,
ed ha la porta principale di bronzo, falla
dalla famiglia Muscettola. Ivi si venera-
no diverse insigni reliquie , e principal-
mente il sangue di s. Pantaleone (/^.) in
luogo nobilmente ornato di marmi. Pro-
176
RA V
digiosamenfe questo sangue,clicerUghel-
]i, si liquefa ogni anno nel giorno prece-
dente la festa ed in quello di questa, con
divoto stupore degli ammiratori. Il ca-
nonico tesoriere Pepe della cattedrale ne
feceminuta descrizione. I Bollandisti fan-
no menzione delie varie ampolle del san-
gue di s. Pantaleone, dicendo che in Ra-
■vello si venera in prezioso e grande reli-
quiario, che nel dì della sua festa al co-
minciar de'primi vesperi si liquefaceva,
parlando ancora di altra ampolla dello
stesso sangue, che con parte del cranio
venerasi in Roma nell.i chiesa Ac Filippi-
ni (V)- Il vescovo di Ravello de Curtis,
avendo preso dall'ampolla di sua catte-
drale parte del sangue di s. Pantaleone,
e versatala in altra ampolla, questa donò
al cardinal Cusanì seniore, che morendo
nel r 598 la lasciò a Clemente VI II, il qua-
le la regalò al suo diletto confessore car-
dinal Baronio filippino, che ne'suoi An-
nali descrisse la celebre traslazione del
capo di s. Pantaleone, fatta in Lione nel-
r8o2. II cardinal Baronio con istromen-
to che si conserva nell'archivio di detta
congregazione, con altre assai insigni re-
liquie lasciò l'ampolla col prodigioso san-
gue, essendovi pure fede autentica di de
Cin-tis, all' accennata chiesa di s. Maria
in Vallicella. Nella Vila di s. Pantaleo-
ne, Roma 1694, del p. Ridolfo scolopio,
si legge che un tempo questo sangue che
posseggono i filippini, congelalo fra l'an-
no, scioglievasi comein Ravello nel dì del-
la festa del santo, ma che da lungo tempo
più non avveniva, restando solo il san-
gue più fosco dal resto dell'anno. E però
certo che anco questo sangue di Roma si
mantiene sempre fluido, e chedirebbesi
rassomigliare ad un limpidissimo alcool,
se non vi si scorgesse alcun poco di grasso.
Il prodigio fu venerato in Roma più vol-
te, ed i fogli pubblici ne parlarono con
religioso entusiasmo nel 1848, per quello
che si rinnovò. 11 capitolo delia cattedra-
le di Ravello si componeva di 4 dignità,
i." delle quali è l'arcidiacono, con 1 2 sa-
RA V
cerdoti capitolari. Aveva nella città 12
parrocchie, ora contandosi 7 altre chie-
se, monastero di monache, convento di
frati e diversi pii stabilimenti. Fu patria
di Francesco d'Andrea giureconsulto, so-
prannominato il Pericle e il Tullio del
foro napoletano. Fu già cinta di mura e
guernita di alle torri, delle quali ancora
si vedono le vestigia. Abbonda il territo-
rio di viti, d'ulivi e d'alberi fruttiferi di
ogni specie, riuscendovi poi verso la ma-
rina eccellentissime le carobbe o guai-
nelle. Ravello volgarmente si chiama /?(!•
i'iello, ed anticamente Ribelle e Rabello.
In questa colonia de' celebri amalfitani,
verso il TOGO Roberto Guiscaido nel luo-
go detto Thorus edificò una chiesa, nella
quale Vittore III nel 1086 eresse la sede
vescovile, quando vi dimorò coi cardina-
li, nel cui tempo era cosi florida che di-
cesi contasse circa 36,ooo abitanti.
Il I ." vescovo di Ravello fu Orso Papi-
ciò monaco benedettino di famiglia illu-
stre, che lo stesso Vittore III nelio86con-
sagrò in Capua, e con diploma abilitò lui
ed i successori a fare acquisti , possedere
ed esercitare la giurisdizione : Urbano II
nel 1090 in considerazione della dimora
fattavi da Vittore III, con diploma lo di-
chiarò immediatamente soggetto alla s.
Sede, confermando la sua giurisdizione
e privilegi. Nel 1094 Urbano II consagrò
il 2." vescovo Costantino Rogadeodi Ra-
vello, al quale Pasquale II neh 102 eoa
diploma confermò il vescovato e le pre-
rogative. Costantino per lesue virtù, do-
po 36 anni di vescovato, meritò d'essere
acclamato dal clero epopolod'Amalfl per
loro arcivescovo, ma avendogli Innocen-
zo Il negato il pallio, ritornò a Ravello
e vi morì neh i 5o. Gli successe Giovan-
ni RuffulijChe ottenne diplomi di confer-
ma ai privilegi di sua chiesa da Adriano
IV, Lucio III e Clemente IH. Altrettan-
to ottenne da Innocenzo IH Pantaleone
Pironli di Ravello, fatto vescovo nel 1 2 i o
circa. Il simile conseguì da Onorio III nel
1 222 il successore Leone Rogadei di Ra-
RA V
vello. Tiii'(3Ìù dislinli vescovi ricorderò,
(iiovaiiniAllegri Ottano arcidiacono di
Ravello, postulato dal capitolo e coufer-
tualo da ìNicolò IV nel i 291, ottenendo
diploma di privilegi dal re Carlo II. Nel
1 322 gli successe Francesco Castaldi be-
nedettino, che collocò il corpodel prede-
cessore nella cappella del ss. Crocefisso
che avea ornalo, e fu pastore di somma
estimazione. hslor^\oJgnensi{F.) vesco-
vo, nei 1 4 1 8 Martino V lo trasferì a Mel-
fi, poi cardinale. Giovanni nel 1429 ot-
tenne un privilegio dalla regina Giovan-
na II. Nicola Campanile nobile di liaveh
lo e abbate di s. Trifone, fu vescovo nel
1455. Paolo III nel i536 fece ammini-
stratore il cardinal Quignonei (f'.)j poi
nel 1 549 dichiarò vescovo Lodovico Bec-
cadelli dottissimo bolognese, che servi la
s. Sede in gravi affari e nel 1 555 fu tra-
slatato all' arcivescovato di Bagusi , cui
Paolo IV sostituì Ercole Tarabusi ferra-
rese, benedettino dotto nelle lingue greca
e latina. Fu lodato vescovo Emilio Sca-
taretico di Salerno. Gli successe il cele-
bre Paolo de Curlis nobile napoletano tea-
tino, profondo teologo, pei* nomina di
Gregorio XIV a'26 aprile 1 591, da Cle-
mente Vili eletto vicegerente di Roma
e nel 1 600 trasferito ad Isernia, indi pre-
side di Benevento e di Spoleto , vicario
di s. Maria Maggiore, sepolto nel 1629
sotto Urbano VII I nella chiesa del Gesù
di Roma. Meritamente fu succeduto da
Antonio de Franchis patrizio capuano,
dotto chierico minore. Indi Clemente
VUIneli6o3a'3 1 luglio vi surrogòFran-
oesco Benni di Budrio nel bolognese, in-
signe teologo servita , nel quale anno il
Papa unì le sedi di Ravello e di Scala
{/'.), dichiarando che i prelati continue-
rebbero ad essere soggetti alla s. Sede co-
me vescovi di Ravello, e suffraganei del-
l'arcivescovo di Amalfi come vescovi di
Scala. Paolo V nel 1617 fece vescovo di
Ravello e di Scaia fr. Michele Bonsi ori-
ginario fiorentino ma romano, de'mino-
ri osservanti, e fu lodalo. Nel 1624 Ouo-
VOL. LVI.
RAV J77
frio Verme napoletano; nel 1637 Celesti-
no Puccitelli di Sanseverino, barnabita
versato in ogni letteratura ed erudizie-
ni ; nel 1643 Bernardino Pannicola di
Monticelli diocesi di Tivoli, celebre giu-
reconsulto nella romana curia, autore di
diversi trattati, e fece dichiarare dalla s.
Sede che l'arci vescovo d'Amalfi non po-
teva farsi precedere dalla croce e bene-
dire nella diocesi di Bavello. Furono quin-
di vescovi, nel 1667 Giuseppe Sagezi del-
la diocesi di Salerno, nel 1694 Luigi di
Capua trasiato a Gravina nel 1705, indi
Nicola Rocco napoletano trasferito a Ca-
riati nel 1707, onde Clemente XI elesse
fr. Giusep[>e M.^ Perimezzi della diocesi
di Cosenza, dottissimo minimo che lasciò
opere pregiate , trasferito a Oppido nel
1714- Con questi Ughelli e Lucenzi ter-
minano la serie de' vescovi di Ravello e
Scala, Italia sacra t. i, p. 1 181, ripor-
tandone lacontinuaziooeleiyo//z/e^//io-
ma. Essendo fino dali792 vescovo Sil-
vestro Micco napoletano minore osser-
vante, neli8o4fu traslato da Pio VII al-
l'arci vescovato d' A malfi.Restarono le due
diocesi di Ravello e Scala vacanti, finché
detto Papa neli8i8 colla bolla De lUi-
liori, ambedue le soppresse e riunì ad A-
malfi, al tempodel vescovo Silvestro, on-
de tornò ad essere pastore delle due dio-
cesi, che governò lungamente, Gregorio
XVI dandogli in successore nel 1 83 i Ma-
riano Bianco napoletano, ed al presente
lo è dal 1849 pel Papa Pio IX, mg.'' Do-
menico Ventura di Bisceglia.
RAVENNA (Ravennalen). Città con
residenza arcivescovile nello stato ponti-
ficio, celebre e antichissima , già regina
del mare Adriatico, slata sede dell'impe-
ro d'Occidente, quindi reggia d'impera-
tori, di re e di esarchi, poscia capitale del-
la Romagna (/^.) antica; fu pure capo dei
Piceno (f^.) che anticamente principiava
da Raven{ia , anche al dire di Compa-
gnoni, Reggia Picena, p. 4ei3;come an-
cora divenne metropoli deW Esarcato(P'.)
del suo nome, e della Penta poli (F.) di
12
178 R A V
Romagna. Ora è capoluogo della provin-
cia araonima, nella legazione apostolica
di Romagna, residenza del preside della
provincia e de'4 suoi consultori, del tri-
bunale di i." istanza, e delle altre auto-
rità civili, amministrativee militari. Da-
rò prima un brevecennostoricodella pro-
vincia di Ravenna, come della sua posi-
zione topografica. La provincia di Ra-
■venna, che fino al i85o fu legazione a-
postolica governala dal cardinal legato
the vi risiedeva , al presente lo è da un
prelato delegato apostolico sedente in
Ravenna , il quale corrisponde col car-
dinal legato di Romagna dimorante in
Bologna, e presentemente in sua vece col
prelato prolegato commissario pontifìcio
straoidioario ; imperocché il regnante
pio IX, al modo narrato in quell'arti-
colo, dispose, che la legazione di Ro-
magna si componesse delle provincie di
Bologna, Ferrara, Forlì, Ravenna, Que-
sta provincia di Ravenna, delta volgar-
mente fìomffg'/irtj confina all'est con l'A-
driatico , il granducato di Toscana e la
provincia di Forlì ; al nord con la pro-
vincia di Ferrara, e con un ramo del Po
che dicesi di Primaro e che circonda le
valli di Comacchio ; all' ovest colle pro-
vincie di Bologna e di Ferrara; al sud
con detto granducato, e la parte meri-
dionale della Romagna. Vi mettono foce
il Savio, il Ronco, il Montone; e vi scor-
rono r A mone o Lamone, il Senio ed il
Sanlerno con altri minori torrenti. La
parte marittima, comechè paludosa in
gran parte (/^. Paludi), nondimeno pei
sforzi della coltura va ogni giorno di più
sensìbilmente migliorandosi, e cessano
perciò le nocive esalazioni. La parte meri-
dionale è coperta da ramificazioni degli
Apennini che quivi terminano, e dove
sono SO) genti d' acque salse , deposili di
carbon fossile, miniere di zolfo , cave di
gesso e di pietra da lavoro, ec. : le più al-
le vette sono quelle di Pietra Mora, Mon-
te Rota, Ronlana , Montemaggiore, Ca-
lamello e Fornazzano; quindi scendono
RA V
in amene colline suscettibili di feconda
coltivazione e già coperte di vili, alberi
fruttiferi e copiose messi. Il nord presen-
ta una superficie piana , e bassissima al
nord est, dove hanno principio le lagune
di Comacchio. Vi sono due canali navi-
gabili: l'uno che forma il Porlo Corsini,
costituito dal canale Candiano e alimen-
tato dagli scoli delle campagne, riuscen-
do utilissimo alla città di Ravenna, per-
che dal mare si trasportano per esso le
merci sino alle sue porte, dove talvolta
in tempi procellosi giunge la marea; l'aU
tro staccasi dal Lamone due leghe sopra
Faenza, passa per questa città avendo o-
rigine dalla sua porta Pia^ entra nel ca-
nale naviglio Zanelli , e sotto tal nome
vaa scaricarsi nel Podi Primaro^alimen-
tando per via mulini, nlacine di vallonea,
filatoi, servendo all'irrigazione, non me-
no che alla navigazione importante per
Faenza, Imola, Bagnacavallo e altri luo-
ghi adiacenti. L'aria di questa provincia
è in generale salubre, anche verso la ma-
rina, essendo state da mollo tempo ridot-
te le valile paludosi terreni in campagne
coltivate e ottimamente arborate. Le neb-
bie e l'atmosfera umida e nociva non so-
no punto frequenti, ed in una io.* parte
dell'anno appena si fanno vedere; il cli-
ma è temperalo. Rende cospicuo frutto
e legname, e giova alla salubrità dell' a-
ria la estesissima selva de'pini rinomata
e chiamata Pineta di Ravenna, che lutto
quasi occupa il territorio ravennate. Le
testimonianze più antiche e più chiare
delle Pinete ravennati , non sono quelle
che ricavansi circa la metà del secolo V
iìaW Anonimo Salesiano, e da un Ano-
nimo cronologo Cuspiniano riportalo dal
Muratori, ma quelle di Sidonio Apolli-
nare che mori nel 489 , ed il quale ne
parla già come di cosa più antica. Que-
ste Pinete si formarono a poco a poco pres-
so i lidi che di giorno in giorno il mare
ritirandosi abbandonava : il torrente Re-
vano traversa una di queste Pinete, pres-
so alcuna delle quali probabilmente sor-
RA V
geva un Faro. 11 suolo della provincia è
rerlilissimo, specialmente di grano, maizo
grano d'India, legumi, canape, lino, vino,
olio, seta e frutti squisiti; pingui ne sono
i pascoli, frequenti i boschi cedui. Lun-
go il mare e propriamente nel teirilorio
d i Cervia, sono antiche e vasteiS"a/i>je(/^^.).
L' industria consiste in filatoi , cartitM-e,
fabbriche di vetro, di maioliche e di ter-
raglie, di stoviglie di terra, di paste, di
cordami ; in distillerie, e altre fabbriche
e manifatture. La pesca vi è abbondan-
te tanto nel mare, come nelle valli, dove
pure si fa buona caccia. Giovalo dai cor-
si d'acqua, e da buone strade regie epro-
I vmciali , attivo è in questa provincia il
i commercio. I cenni storici non sono co-
t muni a tutta la provincia , dacché tutte
j le città che vi fioriscono, ne' tempi delle
I italiane scissure furono divise d'interessi,
[ ed a vari signorotti sottomesse e da essi
t dominate. Vedasi Fr. M.' Gaudio, /rtcer-
I tezza e diftUi delle 4 linee ^ che si pro-
I pongono alla s. congregazione dell' ac-
(fue, e danni che minacciano al Rave-
I gnano, Roma 1 7 65. Ragguaglio isiorico
\ della diversione dei due fiumi il Ronco ed
il Montone della città di Ravenna, Bo-
logna 1741, ove si tratta dell'inondazione
della città seguila a' 12 maggio i636,delle
provvidenze che si presero, dell'incarico
dato al cardinal Massei legato della diver-
sione de'due fiumi da Clemente XII, pro-
seguilo dal cardinal Alberoni;della chiu-
sa, del meraviglioso ponte, del nuovo Por-
to e Canale naviglio. Ambasciatore del-
le 4 città Comacchio, Ferrara, Bologna
e Ravenna al cardinal Conti visitatore
per gli affari dell'acque contro quelli che
progettavano la perdita di Comacchio per
liberar le medesime. Cenni sul porto di
Ravenna, ivi i836 pel Roveri. Antonio
Donati, De aere Ravennati opusculum ,
Ravennae typ. Joanelli i64'- Gaspare D.
^Martinetti, Della salubrità dell' aria di
Ravenna, dissertazione , Ferrara 1746-
Massimiano Zavona, De Ravennalis ae-
ris admirandis ausculationibus,opuscu-
RAV 179
lui/i, Ravennae apud Imp, Cam. Bernar-
dino Zendrini, DfW aria di Ravenna, e
ricapito dello scolo della città con altri
provvedimenti per la pubblica salute; nel
t. 5 della Raccolta degli autori sul moto
dell'acque. Luigi Angeli, Ravenna dife-
sa dall'imputazione diaria malsana, Bo-
logna 1817. Domenico Meli, Volo su la
salubrità dell'aria di Ravenna richiesto
dal cav. Luigi Angeli ,Vn)\ogna 1827.
Francesco Ginanni patrizio di Ravenna,
Istoria civile e naturale delle Pinete ra-
vennati, nella quale si trattano della lo-
ro origine, situazione, fabbriche antichi-
e moderne, terre molteplici, acqua, aria,
fossili, vegetabili, animali terrestri, vola-
tili,aquatici, anfibi, insetti, vermi ec, con
annotazioni, carta topografica e varie al-
tre figure in rame, ^otoai 744- Nella pre-
gievole opera del cav. Spreti sui musaici,
vi sono due Brevi ragionamenti su la Ra
ventiate Pigneta e su la repubblica delle
Api. La provincia di Ravenna si compo-
ne di 3 distretti, Ravenna, Imola e Faen
za, con 2 governi distrettuali, 6 governi
di 2.° ordine ed 8 comuni, che secondo
il Riparto territoriale deh 833 contene-
vano 1 56,552 abitanti , i quali sono di
molto accresciuti. Il Calindri, Statistica
dello stato pontificio , enumerò in tutta
la provincia 4 città, i3 terre, 271 ca-
stella e ville. Prima di trattare di Ra-
venna e degli arcivescovi, premetterò le
indicazioni dove parlai de'nominati 3 di-
stretti, con qualche altro cenno su di al-
cuni luoghi, secondo 1' Epilogo di detto
Riparlo.
Distretto di Ravenna.
Alfonsine e territorio Z^eo/j/Vio. Gover-
no nella diocesi di Faenza. Questo ter-
ritorio faceva parte della valle Padusa.
Leone X avocò a se la controversia di
quei possidenti che aveano bonificato le
valli e prosciugalo le paludi, investendo-
ne del paese e territorio i fratelli Calca -
gnini (di cui a Ferrara) nel dicembie
1 5 19, ed allora fu denomiuatoterrilorio
Leonino. Qui nacque il celebic Vincen-
i8o RAV
zo Monti che vi dimorò fino a 19 anni,
per cui nella comune è il busto in mar-
mo. 11 territorio è in piano, ed un ponte
di legno è sopra il Senio che attraversa
il paese. Fa molto commercio di acqua-
vite, ed ha molti casali intorno.
Cervia (^.). Città vescovile e gover-
no, da cui dipendono 8 villaggi. V. Sa-
line.
Distretto di Imola.
Imola (^'■). Città vescovile e governo,
coi due seguenti comuni nel suo circon-
dario.
Bozza. Vedi il voi. XXXIV, p. 55.
Mordano. Vedi il voi. XXXI V,p. 5Q.
Casola Valsenio. Governo colle se-
guenti 3 comuni. Vedi il voi. XXXIV ,
p.48.
Castel del Rio. Vedi il voi. XXXIV,
p. 5o.
Fontana. Vedi il voi. XXXIV, p. 5o.
Tossignano. Vedi il voi. XXXIV, p.52.
Castel Bolognese. Governo colle se-
guenti 3 comuni. Vedi il voi. XXXIV,
p. 45, e Protettore pel possesso che vi
prese il cardinal Zacchia. Il eh. Gaetano
Giordani nel 1 838 pubblicò : Cronichet'
ta di Castel Bolognese.
£agnara.\ed\ il voi. XXXIV, p. 46.
K/0/0. Vedi il voi. XXXIV, p. 46. Ab-
biamo l'interessante opuscolo: Riolo eie
sue acque minerali , lettere descrittive di
Giovanni Orlandi, Bologna i84'5- In es-
so si tratta ancora de'Iuoghi circostanti,
incominciando dalla strada conducente a
Riolo, dovuta alla benignità del cardinal
Agostino Rivarola; della fondazione del
castello di Riolo, ove fu un Castel sagro in
cui gli auguri etruschi facenti partedel col-
legio dei sacerdoti di Giano (della cui esi-
stenza si trovano memorie ov'è Castel Bo-
lognese) venivano per farvi le loro predi-
zioni. Questo castello in progresso di tera-
podivenne nido d'armati, temuto e ben
munito baluardo, onde nel 1212 ebbero
non poco a travagliarsi le truppe imperiali
per espugnarlo, indi spietatamente lo sac-
cheggiarooo.EsseudonedomiuatoreTad-
RAV
deo Manfredi signore d'Imola, ne Io spo-
gliò per tradimento Astorgio suo ziosigno-
redi Faenza. Passato in proprietà dell'ar-
civescovo di Ravenna, questi con bene-
placito pontificio lo vendè nel 1 474 a Car-
lo Manfredi signore di Faenza per 2 5o
scudi. Caterina Sforza l'ebbe col Riolese
e la città d'Imola per dote, quandosposò
Girolamo della Rovere, e non Riario co-
me riportano la maggior parte degli sto-
rici, tanto asserendo il citato autore del-
l'opuscolo; ma io non ci posso conveni-
re, non solo per quanto scrissi a Imola e
FoRLÌi, ma per 1' autorità di Ratti , che
pubblicò la storia Della famiglia Sfor-
za tutta documentata. Caterina fece edi-
ficare la maestosa rocca , i baluardi e le
torri merlate. Cesare Borgia essendosi im-
padronito di Riolo, ne affidò il governo
al sommo Leonardo da Vinci, e fu fre-
quentato da Cesare, come dà iNicolòMac-
chiavelli lega tode'fiorentini. L'acque me-
dicate di Riolo s'incominciarono ad averle
in maggior pregio per la loro efficacia ver-
so il 1579. i^^rla ancora di Monte Mag-
giore o Mavore, uno degli elevati bracci
dell' Apennino, donde si gode romanti-
ca vista, e degli altri seguenti luoghi. Le
sue rovine sono avanzi d' un forte ca-
stello già munito d' alte torri e cinto di
grosse mura, che Innocenzo III neli2i5
concesse ai vescovi d'Imola; incendiato
nel 1236 dai faentini, espugnato nel 1293
da Maghinardo Pagani , nel i4i3 Gio-
vanni XXIII lo die in feudo a Lodovico
e Giacomo Manfredi signori faentini, col-
la Bastia di Monte Albergo, per l'annuo
canone d' un cane bracco e di 5 falchi
per la Caccia (/^.). Occupato pel Borgia
suddetto con istento da'francesi, lo spia-
narono quasi tutto. Venuto il castello
e la fortezza di Monte Maggiore in po-
tere de' veneti, neli5o6 lo venderono al-
l'incanto aMariotto di Quattrino Vespi-
gnani, i cui discendenti ne conservarono
la proprietà con titolo di contea. A poche
miglia da Riolo è la strana Grotta o Ta-
na di re Tiberio^ di prodigiosa altezza ,
RAV
nome derivato dalla dominazione o pro-
tezione che esercitò sulla vallata del Se-
nio la famiglia Tiberia Claudia faentina,
probabilmente appartenente all'impera-
tore Tiberio, lliagocheanticamentetro-
\avasi nella sommità del monte, e forse
dello Tiberiaco, si fece strada scavando
le viscere del monte, ed ebbe sfogo nelle
grolle, dando luogo a un nuovo Rio, da
cui provenne l'odierno vocabolo : in que-
sta tana essendosi rifugiati alcuni insorti
nel 1 200, i bolognesi dominatori d'Imola
li cacciarono fuori con bruciare alla boc-
ca della spelonca paglia e legna verde, in-
di li fecero a pezzi. Non dicendo poi l'au-
tore della descrizione, degli stallatili e ac-
que romoreggianti di cui io feci parola
nel citato luogo, è chiaro che fui in ciò in-
dotto in errore dalla pregievole Statisti'
ca di Calindrip. 385: bensì vie un gran
serbatoio d'acqua in cui vanno le acque
delle sovrapposte pianure, filtrando at-
traverso il solfato di calce di cuicorapo-
nesi il monte stesso, e che conservate in
profondissimebuchea poco a poco facen-
dosi strada per sotterranei condotti, van-
no ad alimentar le fonti della sottoposta
vallata, contribuetidoalla formazione del-
l'idrogene solforato che trovasi in alcune
acque delle medesime. Descrive poi la vil-
la de'marchesi Zacchia detta della Tor-
re, ameno soggiorno con chiesetta io cui
si venerano le reliquie di s. Venusta mar-
tire; Cascia Valsenio; Serra e la villa ma-
gnifica del conte Zauli-Naldi, ove giàsur-
se antico e forte castello; Serra-Valle dei
Liverani, già villeggiatura de' Manfredi
signori di Faenza; Gallisterna, luogo fa-
moso per la grande sconfitta ivi sofferta
dai galli , ed ove Narsete si condusse in
armi a fronte di Telila , alle falde del-
l'Apenniiio nel sito chiamalo Sepoltura
(le Galli, al dire di Procopio, De bello
Golhico lib. 4j cap. 20. Finalmente del-
le aajue medicate di Rido , la cui anti-
chissima sede è al Rio de'Ragni, ove in re-
moli tempi furono bagni saluberrimi, co-
me della fonte solforosa detta del Coppo,
RAV 181
usala con successo in molte malattie del-
la cute; delle benemerenze del legato car-
dinal Massimo, per rendere più salubri
e più copiose le acque medicate di R^ioloj
più piacevole e agiato l'uso delle mede-
sime, giàdottamenleanalizzale e descrit-
te dal prof. Gaetano Sgarzi di Bologna,
terminando col descrivere i pregi delle
acque medicamentose di Riolo, superio-
ri alle altre de' vici ni paesi.
Sola rolo. Vedi i voi. XXXIV, p. 47,
Lll, p. 201.
Dislrello di Faenza.
Faexza ( y.). Città vescovile e governo.
Brisighella. Governo, con l'appodia-
\o Fognano. Vedi il voi. XXII, p. 287.
Russi. Governo, colla parrocchia di s.
Apollinare, e 6 villaggi. Vedi il voi. XXII,
p. 287.
Ravenna sorge maestosa fra le più bel-
le città d'Italia, sulla sinistra sponda del
Montone, che colà appresso vi riceve al-
la destra il Ronco, distante 64 leghe da
Roma o poste 43 circa, 1 5 leghe da Bo-
logna e 26 da Venezia, a circa due leghe
dall'Adriatico, sul quale ha due pìccoli
porli pei battelli pescherecci, ed al tri, uno
all'est il Vecchio, e l'allro al nord il Nuo-
vo, al quale ultimo conduce il canale.
Trovasi sopra terreno un tempo paludo-
si stagni, che perciò si reputava congiun-
ta al mare: un tratto di teri-eno d'allu-
vione incominciò ad unirla dipoi alla ter-
raferma, ed i fiumi Ronco e Montone l'ac-
cerchiarono lungamente , cagionandovi
perniciose inondazioni, finché fu libera-
ta da tal pericolo nel 1737 dal memo-
ralo Clemente XII, onde il terreno pa-
ludoso divenne coltivato e fertile di vino
e frutti. Per sì grandiosa operazione per-
dette l'antico suo porto Candiano già fa-
moso,nel quale e nell'altro di Classel'im-
pero romano vi teneva stazionata una
flotta equipaggiata. Ma la magnanimi-
tà di Clemente XII e l'energiche cure del
cardinal Alberoui, compensarono Raven-
na con donarle un altro porlo. E perchè
questo nuovo benefizio riuscisse di tutta
ìB2 RAV
quelli! utilità the poteva desiderarsi, fu-
rono chiamali 3 de'più celebri idraulici
italiani, 15ernardino Zendrini, Eustachio
Manfredi e (Giuseppe Guisconti. La fo-
ce della Baiona divenne il nuovo porto
di Ravenna e dal casato del l'apa prese
il nome che tuttora conserva di Porto
Corsini. Ivi e sopra il ponte sovrapposto
alla linea sinoall'Adriatico de' riuniti due
liliali , furono poste analoghe iscrizioni
per eternare la memoria di lutto, oltre le
medaglie monumentali che si coniarono.
La bocca del porto è munita a destra e
a sinistra di palificate tra loro paralelle,
che a guisa di moli la guarentiscono: ed
i bastimenti entrati nella medesima, esod-
disfatlaogni prescrizione delle leggi di sa-
nità e di finanza, proseguono il loro viag-
gio sino a Ravenna per l'ampio Canale na-
viglìoin partenaturale, ch'èquelio di Ba-
iona e di Pionibone,ed in parte manufat-
to, che termina in uno spazioso bacino o
darsena, situata alle porte della città, con
rive murate, lungo le quali vi sono due
comodestrade selciate pel carico e scarico
«Ielle merci, e grandi fabbricati ad uso di
niagazzini. Questo canale che in origine
non era senza difetti e presentava alla
navigjizione non poche difficoltà , sotto
Leone XII ottenne, mercè le sollecitudini
dell'encomialo cardinal legato Ri varola,
de'grandi miglioramenti, che vennero e-
segiiiti con progetto dell'ingegnere in ca-
po Gregorio Vecchi, e riuscirono di mira-
bile utilità. Dopo la battaglia d'Azio, da
Cesare Augusto cangiato in monarchico
il reggimento repubblicano di Roma, per
sicurezza e difesa dell'impero, fece esegui-
re presso Ravenna, nel luogo detto Can-
diano, una sontuosa opera marittima o
Porto militaredell'irapero capace di con-
tenere 25o navi, l'altro essendo i^Ìwe«o
(A'^.), ed a Marina parlai dello scopo di
ambedue: qualche scrittore chiamòilRa-
vennate , Ariinlnuni. L'armata e flotta
navale che vi stanziava diede il nome al
luogo, ohe Classe si chiamò dal nome la-
tipo di flotta, Classis, divenuto in breve
RAV
città popolosa, piena di caserme, di ma-
gazzini, di operai, di marinai, di mercan-
ti e soldati. A questi Augusto accordò pel
loro gran numero l'alloggiamento pres-
so Roma sotto il Monte. Gianicolo [f^.) nel
Rione di Trastevere {V.), che perciò fu
chiamato Cillà di Bavenna, Lfrbs Ha-
vennanliuni, mentre i soldati della flotta
di Miseno ebbero i quartieri sul Monte
Celio (/^.), prestandosi tutti a vicenda al-
la guardia di Roma, cioè quando non do-
veano navigare. Queste truppe maritti-
me si formavano non solo della provin-
cia dell'Emilia o sia di Ravenna, ma di
etruschi , umbri, veneti, liguri, insubri,
lombardi , ec. Essendo Ravenna metro-
poli delle città Cispadane d' Italia (/^.),
comechè assai popolate, somministrava-
no gran quantità di militi e di cavalli ,
da cui si formavano le legioni romane,
ed a ciò doveano contribuire eziandio i
paesi situati di là del Po. Queste trup-
pe e legioni si alloggiavano pure in Tras-
tevere ne* quartieri ravennati, laonde a
poco a poco molte famiglie de' militari
si stabilirono nella regione Transtiberi-
na. Questi quartieri ed accampamenti
si dissero anche Castra Ravennanliuni :
ivi furono eretti due stabilimenti, cioè il
palazzo pel comandante o ammiraglio
della flotta e pei magistrati, denomina-
to Aedes Caslrorwn Ravennanliuni ; e
la Taherna meritoria per alloggiarvi le
famiglie de'militari ivi stazionati, per cui
quando nel luogo fu edificata l' insigne
Chiesa di s. Maria in Trastevere (^•),
questa si chiamò ancora Templunt Ra-
vennatuni, quando già i quartieri raven-
nati erano stati sciolti, ed i soldati ma-
rittimi riuniti ai legionari versoli tempo
di Macrino e Eliogabalo circa il 220. Ma
essendo la denominazione restata alla re-
gione, anche per le famiglie che vi si erano
stabilite, quando nel secolo seguente Co-
stantino fabbricò la basilica Vaticana, una
delle 5 sue porle ossia quella corrispon-
dente al Gianicoloe al Trastevere-fu del-
ta Porta Ravennana o Ravenniana, per
RA V
j quanto dissi nel voi. XII, p. 257. Da Ce-
sare Augusto parimenti ebbe origine il
magnifico quartiere che da Ravenna a
Classe si congiungeva, consideratoda ta-
luno quale altra città e tutta formata di
palazzi, che dal nome del suo fondatore
ricevè quello di Cesarea. Per questo rea-
le sobborgo, al cui confronto, nella esten-
sione e magnificenra non potrebbero reg-
gere i più rinomatisobborgbi dellegran-
di capitali de'nostri .giorni, e pel milita-
re porto dell'impero romano , degne o-
pere della celebre epoca di Augusto , si
può agevolmente concepire a quale alto
grade d'importanza e di splendore fosse
già pervenuta Ravenna , che più tardi
dovea farsi emulatrice di Roma, onde fu
chiamata la Roma del Basso-Impero.
La basilica di s. Apollinare è uno de'più
ragguardevoli templi del cristianesimo,
alle fondamenta del quale-mareggiarono
le onde dell'Adriatico fino alI'VlII seco-
lo, denominata volgarmente Classe dal
luogo ove trovasi. Quando l'antica e ce-
leberrima basilica e Chiesa di s. Paolo
(f^.) di Roma esisteva in tutta l'austera
e venerabile sua vetustà, questa di Classe
le era inferiore per ampiezza e perchè
edificata dopo alcuni lustri ; ma poiché
il fuoco quasi tutta la distrusse, acquistò
il primato questa di S.Apollinare fra quan-
te antiche e magnifiche ne vanta la cristia-
nità, cioè che conservi il sommo pregio
di sua primiera integrità. Ed è perciò che
Leone XIl apprezzando il raro pregio
della basilica di s. Paolo , ne ordinò la
riedificazione tal quale all' antica, ed e-
guale intento si propose Gregorio XVI
che nella maggior parte proseguì la nuo-
va basilica e ne consagrò la navata prin-
cipale; laonde e per la santità e magni-
ficenza, perla quale fu celebrato da rino-
matissimi scrittori il superstite nobilissi-
mo tempio di s. Apollinare, ne darò breve
descrizione, potendosi ammirarla meglio
ne'deltagli degli scrittori che la illustra-
rono, come da ultimo fece il mio amore-
vole p. ab. d. AlberliQoBellenghicamal-
RAV i83
dolese, poi arcivescovo di Nicosia, che di
cuore celebrai aFoRLiMPOPOLi,colla Dis-
sertazione sul pregio della basilica Clas-
sense e del suo monastero annesso iti Ra-
venna^ Roma 1 827. La basilica Classense
fu fatta erigere in Classe circa 3 miglia
da Ravenna, dall'arcivescovo s. Ecclesio,
che occupò lacattedraraveunatedal52 t
al 534, e di nuovo riedificata dal succes-
sore s. Orsicino per opera di Giuliano
Argentario tesoriere aicivescovile (altri
pressoZaccaria,iS/or.7eW., locredonouna
speciedibanchiere,altri questore degl'im-
peratori d'Oriente detti Argentarii), ed
in più magnifica forma ridotta, indi nel
549 da s. Massimiano consagrata. Giusta
l'antico costume fu situala all'est, ripar-
tila in 3 navate, sostenirte da 24 colon-
ne di finissimo marmo greco graziosa-
mente venato. Le basi ed i capitelli so-
nod'ordine corintioedi squisitissimo la-
voro; il tetto e travatura è a somiglian-
za dell'antica basilica di s. Paolo. Auli-
camente aveasi l'ingresso per 9 porte; 5o
e più finestre la illuminavano, ora in gran
parte chiuse. Le mura delle navate era-
no incrostate, di finissimi marmi, che nel
1430 furono tolti e trasportali a Rimini
da Sigismondo Malatesta. Ampio quadri-
portico cingeva la basilica, di cui ora ri-
mane la sola parte anteriore, lu mezzo
alla navata principale vi è l'altare della
B. Vergine con baldacchino sostenuto da
4 colonne di porfido: ivi nel 672 l'arci-
vescovo Mauro vi collocò le spoglie di
s. Apollinare, levate dall' arca ov' era-
no sepolte. E qui fu da dove s. Apolli-
nare per ben due volte apertosi il sarco-
fago apparve all'illustre ravennate s. Ro-
mualdo, e in tal guisa fu egli chiamalo
all'ordine monastico. Ivi rimasero le sa-
gre reliquie, donde neh 173 il cardinal
Grassi le trasferì sotto la tribuna maggio-
re nella confessione, finalmente neh 725
si tolsero dall'urna, la quale ora rimane
nella stessa confessiene, e si collocarono
in altra magnifica urna di lapislazzuli nel
mezzo del presbiterio, sotto l'altare mag-
i84 RA.V
gioi-e isolalo e di antichi marmi egregia-
mente adorno con bronzi dorati. A que-
sto altare l'arcivescovo Giovanni 8.° fece
il baldacchino d^ argento sovrastato da
croce d' oro tempestata di preziosissime
gemme, e sostenuto da 4 l'^i'issime colon-
ne d'alabastro orientale. Avendo tutto ra-
pilo i saraceni nel saccheggio della basi-
lica, nelI'Bgy l'arcivescovo Domenico vi
sostituì un rozzo baldacchino sostenuto
da 4 colonne pregievoli di marmo bian-
co e nero orientale d'un inestimabile va-
lore : nel 1768 si rinnovò il baldacchino
con bronzi dorati, si rifece 1' altare e si
adornò di marmi preziosi , venendo ri-
dotta a una le due scale per cui ascende-
vasi. D' intorno alle 3 navate si vede la
cronologia di tirtti gli arcivescovi raven-
nati, incominciando da s. Apollinare si-
no all'arcivescovo Codronchi, come nella
basilica di s. Paolo. Esiste ancora la cat-
tedra di marmo greco che serviva all'ar-
ci vescovo s. Damiano, morto nel 705, che
ne'tempi barbari divisa per metà, ora le
due parti trovansi collocate all'estremità
de' sedili del coro, le cui muraglie sono
coperte da iscrizioni esprimenti la vita e
il martirio di s. Apollinare, e le trasla-
zioni del suo corpo. Sotto il coro coiri-
sponde un sotterraneo , ove è 1' urna di
nìarmo greco in cui un tempo stettero le
«.reliquie del santo, ed ai fianchi sono in-
castrate nel muro due grandi tavole di
africano d'Egitto. La principal tribuna
è adorna d'un antichissimo e ben conser-
vato musaico, descritto da Ciampini, Vet.
monum. par. 2,cap. i i e seg. Questo mu-
saico è a 5 ordini; rappresenta il Reden-
tore in mezzo agli Evangelisti simboleg-
giati dagli animali; 1 r pecorelle che esco-
no da Gerusalemme e Betlemme; la ma-
no di Dio padre con epigrafi greche, Mo-
sè ed Elia; s. Apollinare, coi ss. Michele e
Gabriele arcangeli; ed i ss. Ecclesio, Se-
veroj Orso e Orsicino arcivescovi, con s.
Matteo e altre figure. Si attribuisce que-
sto tanto celebre musaico a s. Agnello ar-
civescovo. Fuori della tribuna e per la
RAV
nave di mezzo si vedono molti altri ce-
lebri emblemi e figure eseguiti in musai-
co. Nella navata laterale al nord vi è la
cappella della ss. Croce, ove oltre una no-
tabile parte di questo s. legno si conser-
vano molti corpi santi e reliquie insigni.
A destra è l'altare dis. Felicola, sul qua-
le sono 4 colonne scandiate di marmo
greco sorreggenti il baldacchino dello
stesso marmo, eretto al principio del IX
secolo in onore dell'arcivescovo s. Eleu-
cadio. Nell'opposta nave al sud due altri
nobili altari vi sono, uno dedicato a s.
Romualdo, l'altro a s. Gregorio I. In am-
bedue le navate laterali sono disposti io
sarcofagi di marmo greco fregiati di scul-
ture con simboli ed emblemi. Eran vi altri
sarcofagi che nelle vicende de' tempi anda-
rono distrutti o trasportati altrove, ed in
cui erano stigli sepolti da 1 4 arcivescovi.
Alle tante glorie della basilica di Classe de-
vesi aggiungere, che fu visitata da s. Gre-
gorio I , almeno prima del pontificato,
dall'imperatore Ottone 111, da molti al-
tri sovrani e principi, ed al cui ornamen-
to e splendore, con ricchi doni e amplis-
simi privilegi concorsero Papi, imperato-
ri, ed i ravennati arcivescovi. A maggior
decoro della tanto decantata basilica , e
affinchè in essa perenni fossero le divine
lodi, quasi contemporaneamente alla co-
struzione della medesima si eresse un
nobile monastero nel 575 dall'arcivesco-
vo Giovanni 4-°j il quale o il successore
Mariniano lo consegnò a' canonici seco-
lari pel culto della basilica , indi l' arci-
vescovo Sergio del 748 probabilmente vi
sostituì i monaci, certamente il successo-
re Giovanni 8.° del 769 lo donò ai mona-
ci. Decaduto dalla regolare osservanza
verso il secoloX,s. Maioloabbale di Clu-
uy lo riformò e vi ordinò un abbate, se-
condo alcuni; peiò è indubitato che l'im-
peratore Ottone III nelr)C)5lo consegnò
a S.Romualdo fondatore de'camaldolesi,
scelto dai monaci in loro abbate, il qua-
le solo accettò per la minaccia di scomu-
nica da lanciarsi da uu concilio. Anche il
RAV
monastero fu arricchito di privilegi, pos-
sessioni, giurisdizioni ed esenzioni da mol-
ti Papi, e particolarmente dagl' impera-
tori elle eziandio e ripetutamente lo ri-
ceverono sotto la loro protezione, Inno-
cenzo III privando gli arcivescovi di Ra-
venna del diritto di eleggere l'abbate, che
ili vece die ai monaci. Nel i5i 5 per l'in-
salubre clima cagionato dal diseccamen-
lo delle paludi e dal ritiro del mare , i
monaci camaldolesi furono costretti ri-
parare in Ravenna, in un luogo che pu-
) e prese il nome di Classe e di s. Romual-
do; ma la basilica non fu lasciata mai sen-
za culto, venendo successivamente da lo-
j o rislaurala, abbellita e sontuosamente
arricchita. 11 detto luogo ove si trasferi-
rono i camaldolesi era 1' antico ospizio
della Misericordia o di s. Lazzaro , loro
donalo da Ostasio III ultimo signore di
Ravenna neh 432 : dipoi i monaci vi e-
difìcarono il bel monastero e chiesa di s.
Romualdo. Avendo la basilica assai sof-
ferto ne'luttuosi tempi del finir del pas-
sato secolo e nel cominciar del corrente,
il conte Carlo Arigoni, capo della raven-
nate magistratura , vero conoscitore dei
pregi delle antichità patrie, chiese ed ot-
tenne dal governo un vistoso sussidio, che
aumentato dalle spontanee offerte de'ra-
vennati, rifece quasi tutto ilsoflilfo e re-
.slitul alla basilica quell'elegante splendo-
re con cui conservata l'aveano i suoi an-
tichi custodi e benemeriti monaci camal-
dolesi. Si possono leggere su Classe e su
questa basilica : T etera monumenta ad
Classem Ravennaleni nuper ernia in fi'
ne, Faventiae irSG. Gabriele M.^ Gua-
f,\uzz\, Storia della basìlica di Classe ^ con
la vita e traslazione di s. /Apollinare i ."
vescovo di Ravenna, ivi 1775 pel Rove-
ri. Notizie i storielle della vita e martirio
di s. /Apollinare i." vescovo e principal
protettore di Ravenna, dell'invenzione e
traslazione del di lui sagro corpo, e del-
l'antichissima basilica di Classe , Forlì
1781. I musaici li descrisse Spreti : Del-
Parie di comporre i musaici, con la de-
RAV i85
scrizione de musaici antichi che trovanti
nelle basiliche di Ravenna. Inoltre negli
Annali camaldolesi vi è la Descriptio
basilicae, el nionasterii Classensis, t. r.
Tiberio Claudio Germanico circondò
di mura Ravenna, la cui ampiezza supe-
rava una lega comune, proseguì poi l'im-
peratore Valentiniano III l'opera, e solo
per cura di Odoacre pervenne ad essere
compiuto l'odierno recinto, le cui mura,
che hanno un giro di 3 miglia, però sono
oggi basse e diroccate, restandovene mol-
ti tratti. L'antico forte edificato nel i4'37
dai veneti, nel secolo XVI II fu distrutto.
Indetto recinto non si comprendono Ce-
sarea e Classe, che quantunque separate
formavano con Ravenna una città sola.
Le strade sono diritte e ampie, ben fab-
bricate e fiancheggiate da superbi palaz-
zi antichi e moderni. Non ha piùii4 rio-
ni, in cui a similitudine di Roma si divide-
vo; più non esistono il suo Campidoglio,
il Circo, il Teatro, la Porta aurea, il Mi-
liario aureo, i Ragni, i Templi e altri su-
perbi edifizi. Ebbe i Ludii gladiatorii o
stabilimenti ove si esercitavano le fami-
glie gladiatorie, de'quali uno fecesi ese-
guire da GiuIioCesare, avendolo proget-
tato quando si fermò in Ravenna avanti
di passare il memorabile. Rubicone. Vi
fu pure un Linificio o gran fabbrica in
cui lavoravasi il lino, per fare vesti e al-
tro per servigio dell'impero. A Druso Ne-
rone padre di Claudio imperatore, vi fu
eretto un Cenotafio. Altra opera quanto
grande altrettanto utile venne costruita
d'ordine di Traiano , e fu 1' Acquedotto
che dai lontani colli conduceva un'acqua
purissima; avendo molto sofferto, Teo-
dorico lo fece compiutamente restaurare.
A questo re si attribuisce la fondazione
della basilica detta d'Ercole, edifizio de-
stinato a profano uso. Decorarono Ra-
venna antica imperiali palazzi e principe-
sche fabbriche, ma solo del Teodoricia-
no ne restano vestigia. Ad onta dell' in-
giuriedel tempoedell'incuria degli uomi-
ni, nondimeno esistono ancora iu Raven-
i86 RAV
na tali e tanti monumenti, da bastare per
se soli a ffir piena fede dello splendore
e della passala gloria della celebratissi-
ma città, e da essere potente motivo agli
ilranieri di recarsi a contemplarne le bel*
lezze, ed a considerarne l'istorica impor-
tanza. Primo fra essisi presenta il mauso*
leodi Galla Placidia figlia delgranTeo-
dosio I, e madre di Valentiniano III che
partorì in Ravenna. Fra le molte chiese
che nella sua pietà fece innalzare dentro
e Cuori della città, come le ricchissimede-
dicate alla ss. Croce, a s. Giovanni Evan-
gelista, ed a s. Giovanni Battista, costruì
pure quella dedicata ai ss. Nazario e Cel-
so in forma di croce, che destinò per de-
posito delle sue mortali spoglie ede'suoi
discendenti, che vi riposano già da i4
secoli. Oltre la sua grande urna dietro
l'altare, a mano destra vi è quella del
fratello Onorio I, ed a sinistra quella del
marito Costanzo console e patrizio, asso-
cialo dali.° all'impero: nella porta d'in-
gresso sono i piccoli monumenti de'mae-
stri de'suoi figli Valentiniano III e Ono-
ria: tutte queste urne sepolcrali sono di
marmo bianco , tranne quella di Galla
Placidia cli'è di alabastro. Sui personag-
gi sepolti nellealfre urne non vanno d'ac-
cordo alcuni scrittori, poiché in vece di
Costanzo vi pongono Valentiniano III.
L'erezione risale all'anno 44^» essendo
Ja volta, le mezzelune e la piccola cupo-
la quadrangolare che sorge nel mezzo,
tutte decorate di pregievoli musaici. Nel
mezzo si vede la Croce in un cielo stel-
lato e attorno i simboli degli Evangeli-
sti. Ne' 4 muri della cupola sono figure
che sembrano Profeti: in mezzo a questi
sta un vaso con acqua e alcune colom-
be. Nella mezzaluna sopra la porta è Ge-
sù Cristo in forma di buon pastore, ed in
quella che sovrasta l'urna di Placidia il
Salvatore colla croce, per non dire di al-
tro. Altromonumentoanticoè la magni-
fica sepolcrale chiesa o cappella di re Teo-
dorico, che dicesi eretta dalla figlia Ama-
Icisunta, sorprendente per l'ardita costru-
R.VV
tiene della mole, come per l'enorme mas-
sa di marmo istriano, come notai nel voi.
LIV, p. 17, d'un sol pezzo di che è for-
mata la cupola, e chiamato s. Maria della
Rotonda. Dei musaici con cui ornò lai.*
feci parola a Musaico, citando l'opera di
Spreti nella quale descrisse i musaici an-
tichi che trovansi nelle basiliche di Ra-
venna. Quanto a s. Maria della Rotonda,
che ha il pavimento di marmi colorati,
e siccome alcuni ritengono il monumen-
to sepolcrale edifìzio romano , e non se-
polcro di Teodorico, vi fu gara fra gli e-
rudili per dichiarare i loro opinamenti ,
come ne trattarono i seguenti. D. Vandel-
li, Descriz. della /?o/OAifl^rt, Bologna i 754.
Paolo Gamba Ghiselli, Lettera sopra la
Rotonda, Roma 1 765. Pietro Paolo Gin-
nanni, Disserl. sopra il mausoleo di Teo -
dorico, ora s. Maria della Rotonda, Ce-
sena 1 765. Rinaldo Rasponi, Ravenna li-
herata da' goti, ossia sulla Rotonda diRa-
i'enna provato edificio romano , ne mai
sepolcro di Teodorico re de' goti, Ravenna
1766 pel Landi. Ippolito Gamba Ghi-
selli , Confutazione della Ravenna libe-
rala da' goti 0 sia memoria sulV antica
Rotonda ravennate provataopera e mau-
soleo di Teodorico re de' goti , Faenza
1767. Gio. Bianchì, Lettera al conte Ri-
naldo Rasponi , che potrà servire di ri-'
sposta al libro intitolato , Confutazione
della Ravenna liberala ec, Venezia 1 768.
Ravenna liberata da' romani in propo-
sito della questione, se laRotonda di Ra-
venna sia fabbrica romana oppure goti-
ca, ragionamento di mastro Daniele scul-
tore sarcofnccaio, nel t. i5 della Nuova
raccolta degli Opuscoli scientifici, Ippo-
lito (jaoìha(j\\\%v\\'\, Diatriba su vari pun-
ti di storia Ravennate, posti in dubbio da
Lovillet, Faenza 1768. Lettera di Bodia
Zefiria guardiana della Rotonda di Ra-
venna alsig. Lovillet. Nicandro Planoma-
co, Lettera al co. Rinaldo Rasponi: è una
confutazione contro Bianchi. Da ultimo
questo magnifico mausoleo fu liberalo
dalle acque, onde ora maestoso torreggia.
RA V
La metropolitana fu edificala o meglio
ampliata da s. Orso arcivescovo nel 384
circa nella regione Ercolana, così detta
da un tempio d'Ercole e in quella parte
che da Vincilio nobile si chiamava Po-
stenda Fìncilionis, e da lui consagrata
a'i3 aprile di detto anno in cui cadeva
la festa della domenica di Pasqua, per cui
la dedicò alla Domenica di Risurrezionej
(inde in concorrenza di Gerusalemme, e
Eoma o basilica Lateranense, le derivò
il famoso \\\o\oAgios Anastasios in gre-
co, che in latino suona Sanala Resurre'
dio, col quale si denominarono tali sole
3 chiese; si disse pure Orsiana dall'ar-
civescovo consagratore. Era di 5 navate
con 4 ordini di colonne di marmo greco
ili numero di 56, con nobili capitelli va-
riauienteintagliati, in alcuni de'quali ve-
ileasi bene scolpili l'aquila e il capo d'a-
riete, congetturandosi avanzi del Campi-
doglio o tempio di Giove Capitolino in
Ravenna. Vi si ammirava maestosa tri-
buna, il cui arco posava sopra due grosse
colonne greche , eretta dall' arcivescovo
Geremia nel i i i 2, che la nobilitò ancora
di musaico rappresentante la Resurrezio-
ne del Signore, colle figure de'ss. Pietro
e Giovanni che si recavano al sepolcro.
In mezzo alla tribuna vi fu effigiato il mar-
tirio di s. Apollinare, colle immagini del-
la B. Vergine, e dè'ss. Gio. Battista, Bar-
baziano e Ursicino, e nell'ultima parte i
ritratti di 1 8 arci vescovi di Piavenna, cioè
pei primi s. Apollinare, e gli undici suoi
successori eletti dallo Spirito santo in for-
ma visibile di colomba, colla quale erano
dipinti ; in ultimo eravi s. Vitale martire
protettore della città. In fine poi del fron-
tespizio e pure in musaico, era l'Ascen-
sione del Signore. Riferiscono Fabri e Pa-
solini, ch'è fama comune, che antica men-
te lutte le mura fossero gioiellate. Ridot-
to l'edifìzio in cattivo stato, nel 1^34 l'ar-
civescovo Maffeo Nicolò Farsetti dai fon-
damenti ne incominciò la riedificazione,
che morto nel i 74 ' proseguì e compì la
grande impresa il laveunale Ferduiandu
R.;V 187
Guiccioli che gli successe, avendo lerniio
ne nel 1745. In questa occasione andò
disperso il musaico della tribuna, tranne
qualche parte trasportala nella cappella
dell'arciepiscopiodel ravennate s. Pietro
Grìsologo (^.), cioè l'immagine della B.
Vergine che si pose per tavola all'altare,
e le altre leste furono incastrate nei muri
del museo arcivescovile. I disegni de'mu-
saici della tribuna, come dell'antica chie-
sa furono incisi inramee inseriti nell'y^r-
chileltura della metropolitana di Raven-
na,deì cav. Gio. Francesco Bonamici ri-
minese, che fu l'architetto dell'attuale
metropolitana. In seguito vi si operaro-
no notabili miglioramenti, e vi s'innaizò
la maestosa cupola per cura dell'arcive-
scovo Antonio Cantoni. Si divide in 3 na-
vate mediante pilastri e marmoree colon-
ne,duedelle quali di granito rosso orien-
tale sostengono l'esterno portico. Di mar-
mi vagamente disposti è pur fjrmato il
pavimento; pietre preziose e bronzi do-
rati abbelliscono l'altare principale, ove
in leggiadra urna riposano le sagre ossa dei
primitivi ss. arcivescovi ravennati. L'arci-
vescovo Codronchi aggiimse al coro l'or-
namentodi 4quadri storici dipinti daSe-
rangeli,CoIignon, Ben venuti eCamuccini.
Le pitturediGuidoedel Barbiani sonoin^
teramente conservate nelle sontuose cap-
pelle del Sagramento, e della prodigiosa!
immagine della B. Vergine del Sudore, di
cui sono divotissimi i ravennati: nella i ."*
sono di Guido il quadro principale, e gli
Evangelisti; nella 2.^ Barbiani colorì a fre-
sco la cupola. La cappella del ss. Sagra-
mento è munificenza del cardinal Aldo-
brandini; quella incontro della B. Vergi-
ne del Sudore l'eresse la città per voto
fatto nella trenjenda pestilenza del 1 63o,
la cui traslazione eseguì l'arci vescovoTor-
rigiani. Si chiama del Sudore, perchè nel
1 3 12 prima del memorabile sacchegi^io
de'francesi, sudò miracolosamente stille
di sangue. E' dipinta su tela e mostra tut-
tora i segni dell'avvenuto prodigio, co-
mechè tinta di sangue in diversi luoghi.
.88 RAV
Inoltre nel coro si vedono fissi al muro
j pes'.zi convessi e decorali di bei rilievi
dell'antico Ambone, opera del VI secolo
e del tempo dell'arcivescovo s. Agnello,
di cui è pure la pregievole croce stazio-
nale d'argento.In altre cappelle fannoslu-
penda mostra colonne di rosso e di nero
finlico, tratte da varie chiese soppresse
ne'primordi di questo secolo. In questa
catledrale,oltre altre insigni reliquie, vi
sqno in venerazione i corpi de' ss. Esu-
peranzio,Massimiano,Rinaldo .Concoreg-
gi, e Barbaziano confessore di Galla Pia-
cidia, i quali due ultimi riposano nella
cappella della B. Vergine. Sono appesi ad
una parete i singolari avanzi dell'antica
porta, formata con legno di vite di sor-
prendente grandezza. Presso al coro era
l'antico Cartilogio, ossia le camere desti-
nate alla conservazione de'codici e mss.
Nella sagrestia è la cattedra di s. Massi-
miano in avorio con bassi rilievi, opera
del VI secolo, ed un antico Ciclo Pasqua-
le. L'altissimo e vetusto campanile di for-
ma rotonda s'innalzava ancor più, ma il
terremoto lo danneggiò sul finire del se-
colo XVI. A lato della metropolitana s.
Pier Grisologo vi eresse la grandiosa ca-
nonica, e vicino sta il palazzo arcivesco-
vile, ottimo edifizio, ov'è la celebre me-
morata cappella edificata dadettos. ar-
ci vescovo. La volta è tutta fregiata di an-
tico musaico ben conservato, nel cui mez-
zo sono effigiati i simboli degli Evange-
listi, e sotto gli ardii in 28 circoli le im-
magini del Salvatore, degli Apostoli e di
altri santi. In questo palazzo arcivesco-
vile vi è un museo lapidario illustrato nel
1792 dal cav. Spreti, non che l'archivio,
il quale malgrado le dispersioni, tuttora
contiene 2 {,000 importantissime perga-
mene, ed un antico papiro di Papa Pa-
squale 1 1. Il capitolo si compone delle di-
gnità dell' arcidiacono e del preposto, di
2 1 canonici comprese le prebende del teo-
logo e del penitenziere, di 18 mansiona-
ri, di 4 soprannumeri, e di altri preti e
cbierici addetti al'a divina uHìziatura.
RAV
L'arciprete ha la cura d'ani me e dal i8o5
in poi assume il titolo di parroco cardi-
nale in duomo. Alle dignità e canonici s.
Pio V concesse l'uso del rocchetto e della
cappa paonazza, ai mansionari quellodel-
l'alinuzia. Pio VII col breve In summo
Aposlolatus j de' 1 7 marzo 1 8 1 5, Bull,
coni. t. i3, p. 357, concesse alle dignità
del capitolo l'uso della manlelletta e sot-
tana concoda paonazza, da potersi usare
anche fuori della metropolitana nelle fun»
zioni e atti pubblici: ai canonici la sot-
tana e fascia con fiocchi di detto colore,
da usarsi nella metropolitana; e tanto
alle dignità quanto ai canonici accordò
pure r uso, nelle sagre e capitolari fun-
zioni, della croce d'oro nella forma dif-
ferente dalla vescovile, etsi absque sa-
crarura reliquiarum custodia vulgo se-
pulchrino nuncupata a recta ejus parte
imaginem s.Apollinaris archiepiscopi Ra-
vennatensis in numismatae orbiculatae
fìgurae ipsi cruci inhaerentecum epigra-
phe circumposita : Ecce vivll , ecce bo-
nus Paslor suo medius assìslU in grege
s. Apollinaris marlyr Aeniilìae aposto-
lus j a parte vero inversa praedicti nu-
mismalis alicujus romani Pontificis re-
speclive imaginem praeseferentem, de
collo ante pectus pendentem cum cor-
dula nigri coloris tam intra, quam extra
ecclesiam, et supra vestes chorales, non
tamen supra paramenta sacra deferre,ec.
Col breve poi Exponi nobis, de' 1 4 mag -
gio 1816, Bull. coni. t. 14, p. 26, Pio
VII ampliò le concessioni fatte alle digni -
tà e canonici della metropolitana, conau-
torizzarli ad incedere per la città colle sud-
dette insegne, nell'andare e nel ritorna-
re dalla metropolitana; indi permise il
cordone paonazzo in vece del nero, alla
croceaccorduta. Lo stesso Papa col breve
Romanorum ìndulgentia Ponti ficuni, dei
1 3 aprile 1 82 i , Bull. coni. t. 1 5, p. 378,
ampliò gli ornamenti già concessi ai par-
roclii di Ravenna, della cotta e mozzetla
rubri.<!globulisdecoralur,i/iCfx(aoique au-
ro slolani habet inipositam, accordando
RAV
loro l'uso eziandio del rocchello nelle sa-
gre funzioni,anche fuori delle pioprie par-
rocchie. Gregorio XVI con lettera apo-
stolica de'i6 marzo 1842 stabilì, che co-
me prima del 1806, lai/ dignità del ca-
pitolo avesse il titolo à' Arcidiacono a non
. d'arciprete, e la 2/ dignità quello di Pre-
; posto e non d'arcidiacono. Lo stesso Pa-
! pa accordò ai canonici l'uso delle calze
paonazze e il fiocco simile al cappello ,
ai mansionari l'uso della cappa. La me-
' tropolitana di Ravenna ebbe i suoi Car-
dinali (/'.). Leggo in Muratori, Dissert.
(>i, che dopo il 1000 nelle più cospicue
città d'Italia i canonici delle cattedrali e*
' rano insigniti col titolo onorifico di car-
dinali, come r avea la metropolitana di
Ravenna, e come si conosce per vari
documenti riportati da Rossi neW Hist.
Ravennatuni. In una sentenza dell'arci-
vescovo Gualtieri del 1 i4'> sono sotto-
scritti oltre a 4 vescovi , Fanlolinus pre-
sbjler Cardinalis s. Ravennalis Eccle-
siaej tBiinioUis siihdiaconus Cardinalis.
Per testimonianza del Rossi, solamente
nel i568 i canonici di Ravenna deposero
il titolo di cardinali. Nardi, De^ pa/ rechi
t. 2, p. 378641 ijdice che i canonici del-
la tanto illustre chiesa di Ravenna avea-
no delle distinzioni assai grandi fuori dì
chiesa prima de' tempi di s. Gregorio I;
che ne'monumenli del 1000 circa si par-
la de'canonici ravennati cardinali, ed a-
vevano le mitre. Questo uso loro confer-
mò nel 1064 con diploma Alessandro li,
come fece nel 1 1 84 Lucio HI. Nel i 209
si trova come uso immemorabile de'ca-
nonici di Ravenna, chiamati cardinali, la
dalmatica, tonicella, sandali, pianeta, mi-
tra, anello, uso di benedire, predicare, ec:
di questi pontificali ne ri|)orta testimo-
nianze di detta epoca e del i4oq, con-
fermati poi da Benedetto XIII, Pio VII
eLeoneX II. Dagli atti capitolari del 1666
si rileva che ab itìimemorabill usavano
la palmarola o bugia, tanto nelle messe
basse, che nelle altre funzioni. Assenti o
presenti i loro arcivescovi, o anche de'car-
RAV 189
dinali di s. chiesa, possono i canonici ra-
vennati nelle messe, vesperi. uflìziature,
processioni, benedizioni, funzioni usare
mitra di damasco bianco e bugia, come
possono mettere la mitra anche sopra gli
slemmi; usare la dalmatica, tonicella, pia-
neta, croce, sandali, guanti, anello gem-
malo, faldistorio con suppedaneo opre-
delia, ministro con bugia, prete assisten-
te, oltre il diacono e suddiacono, con nu-
mero competente di chierici e ministri,
e ciò i n tutte le feste. Cantando poi mes-
&a, o vesperi o altra funzione, semplice-
mente,cioè non pontificalmente,usar pos-
sono sempre la bugia eia mitra, non solo
nella metropolitana, ma eziandio in qua-
lunque altra chiesa entro Ravenna o fuo-
ri ; per cui i canonici di Ravenna mai in-
dossano piviale e berretta, ma sempre e
ovunque il celebrante canonico che ufll-
zia adopra la mitra e bugia, che tutti u-
sano anche nelle messe basse insieme col
canone. Portano la croce d'oro pettorale
non solo sopra gli abiti corali che sono
cotta e rocchetto in estate,rocchetto e cap-
pa con seta a mezza stagione, e rocchetto
e cappa con pelli d'armellino in inverno;
ma portano detta croce anche fuori di
chiesa, in qualunque parte del mondo e-
ziandio sugli abiti usuali, come pure il col-
lare paonazzo e il fiocco paonazzo prela-
tizio al cappello. Le dignità hanno anche
abitoe calze paonazze. Nel pontificale ar-
civescovile i canonici tutti, oltre le sagre
vesti, hanno la mitra, che nella proces-
sione del Co/y)«5 Z)o/yj/megualmente por-
tano in capo. Ma il più bello de' privile-
gi è la tiina benedizionech'essi danno col
ss. Sagramenlo, anche presente l'arcive-
scovo o qualche cardinale, e la trina be-
nedizione quando cantano messa ponti-
ficalmente , purché non vi sia presente
l'arcivescovo o qualche cardinale. I quali
privilegi oltre l'essere in uso, sono fon-
dati sopra documenti autentici, esistenti
nel loro piezioso archivio capitolare. Ag-
giunge Nardi, che anticamente fu tenuto
tanto importante l'essere canonico di Ra-
igo RAV
venna, che tale onore si concedeva a' ve-
sce vi. Abbiamo di Dodone vescovo di Mo-
dena e sulfraganeo dilla vei)na,cli'era con-
temporaneaiDcnte prete cardinale di Ra-
venna, anzi tutti i vescovi di iModena in
seguito furono cardinali ravennati, dan-
dosi loro la chiesa e titolo di s. Agnese
coi suoi beni, per concessione di Guallie-
10 arcivescovo del i i 22 che s'intitola Sor-
vus scn'oruin Dei (/^.) divina gratin ar-
chiepiscopus: concessione che fu fatta, ex
constnsu cardi naliuni di Ravenna, nella
quale sono sottoscritti l'arciprete s, Ra-
vennatis ecclesiae, el cardinnlis s. Pelri
niajoris tiluli, Joannes prtshyler et car'
dinoUs s. Salvaloris, un altro prete car-
dinnlis, 3 diaconi ognuno cardinnlis, un
suddiacono cardinnlis, ed altri canonici
che non prendono questo titolo. Inoltre
Gualtiero assegnò ai vescovi di Modena
l'abitazione contigua, facendo lo stesso
cogli altri vescovi sulFraganei,come delle
chiese e abitazioni de'ss. Gio. e Paolo e di
s. Cipriano concesse ai vescovi di Faenza e
Comacchio, acciò recandosi in Ravenna
ai concilii provinciali o per assistere alle
processioni solenni di S.Apollinare e di s.
Vitale, potessero dimorarvi. Per (juella
di s. Vitale, Lamberto vescovo di Faen-
za nel concedere ai camaldolesi il mo-
nasterode^ss.Ippolito eLorenzo neli 14^^,
obbligò l'abbate a somministrargli an-
nualmente un cavallo bianco per andare a
Ravenna indetta solennità. Osserva Nar-
di, che questa di R.avenna pei Titoli car-
dinalizi{^P\)è un' anomalia, che non tro-
vasi in altre chiese, e che anzi era con-
traria agli usi universali: tutti gli oratori!
e chiese di città erano soggette al capi-
tolo, ma non si fissava un individuo ca-
nonico per un titolo; si vede che Raven-
na vo!eaimitareR.oma. Appunto poi, per-
chè queste cappelle, oralorii, ec. urbani e
suburbani erano soggetti ai canonici chia-
mati cardinali, furono chiamati essi pure
oralorii, cappelle, titoli cardinali. Antica-
mente i canonici erano 24, de'cjuali y n-
veunoil nome d'arcipreti compreso il de-
RA V
cano; 6 erano i diaconi, ed ili." l'arci-
diacono; più eranvi 7 suddiaconi e 4 ac-
coliti. Nell'anno i 128 i canonici di Ra-
venna ancora vivevano in comune nelli
canonica. Nel ii3o un canonico cardi-
nale di Ra venna era legato apostolico. Di -
chiara pure Nardi che la chiesa di E.a-
venna fu sempre distinta in modo singo-
iare dalla chiesa romana, e che a' tempi
di s. Gregorio I un diacono di Ravenna
nelle finizioni papali avea uno de'primi
posti: egli lo crede un apocrisarioo spe-
cie di nunzio, che stasse sovente in Roma
presso il Papa per gli artari. Certo è che
gli arcivescovi di Ravenna spesso invia-
vano al Papa de'canonici diaconi per le-
gati o apocrisari. Innocenzo ili chiamò
quasi primogenita Sedis apostolicae la
chiesa di Ravenna, perchè fondata da s.
Apollinare inviatovi da s. Pietro.
Nella città vi sono altre 1 2 chiese par-
rocchia li, ma senza il battisterio, il quale u-
nicamenteesiste vicino al la metropolitana
nella chiesa di s. Giovanni in fonte. E que-
sto uno de'più vecchi edifizi di Ravenna,
rimasto intero, conservandola sua primi-
tiva bellezza e magnificenza. Si attribui-
sce probabilmente a s. Orso, che dopo a-
vere ridotto a perfezione la metropolita-
na vi aggiungesse in vicinanza il batti-
sterio, come un'attinenza della medesi-
ma. L'arcivescovo Neonedel 4^1 l'ador-
nò di marmi e di musaico. Gotica n'è l'ar-
chitettura di forma ottangolare. L'ador-
nano 82 colonnette di paonazzetto e di
bigio antico, e parte di greco e vario al-
tro marmo. I muri al basso erano anti-
camente incrostali di preziosi marmi, ma
ora non si vedono che alcune tavole di
porfido, e qualche rabesco di serpentino
e altro marmo. Una gran vasca ottango-
lare di grosse tavole di marmo greco si
eleva in mezzo al pavimento, col suo am-
bone o pulpito parimenti dimarmogreco,
il quale servì anticamente per l'ammini-
strazione del battesimo uerù/ir/ieri/'oMf///.
La cupola poi o catino è tulio ricoperto di
musaico, nel cui mezzo si vede Gesù Cristo
R A V
sul Hume Giordano battezzalo per infu-
sione da s. Gio. Battista : airiiilorno sono
disposti i I 2 Apostoli e alcuni Profeti, o i
seniori dell'antica legge; più sotto sono i
leggili con 4 libri aperti de'ss. evangeli,
conallrettaiile sedie vescovili o sagri tro-
ni, sopra ognuno de'quali è una croce:
vi sono pure gigli e palme, simboli della
• purità e di martirio per la fede La chie-
sa di s. Martino in coelo aureo oad Sa-
reìluni Arii, oggi s. Apollinare nuovo, a-
; vanzo della gotica grandezza di Teodo-
rico e da lui eretta nel principio del VI se-
■ colo, sulla cima del quale pose una splen-
dida statua di metallo dorato, che Carlo
' Magno si portò in Francia per la singo-
lare sua bellezza. Sotto i goti servì di cat-
tt ti rale ai vescovi di loro nazione e di set-
ta ariani, i quali risiedendo anche in al-
tre citlà e comechè soliti di dimorare io
Ravenna, s'intitolavano vescovi di Ra-
' venua, lo che praticò Giornando vescovo
■ goto nella sua Storia Gotica. Dopo la lo-
! ro espulsione da Italia, l'arcivescovo s. A-
gnello consagrò questa chiesa al rito cat-
tolico, e vuoisi cheadornasje le mura del-
la navata di mezzo con musaici. 1 bene-
dettini furono i primi a possederla, e vi
fiorì nobile abbazia, indi commenda e la
godè il cardinal Passerini sotto Leone X,
con autorità del quale l'ebbero i minori
osservanti nel i5i4) che vi si trasferiro-
no da s. Marnante, ed i beni furono as-
segnali ai benedettini di s. Paolo di Ro-
ma. Nell'856 infestando i saraceni il li-
torale e temendosi dall'arcivescovo Gio-
vanni I o.°che rubassero in Classe il veoe-
randocorpodis. Apollinare, fece traspor-
tare da quella in questa chiesa delle reli-
quie, spargendo sagacemente essere il cor-
po del santo, onde fin d'allora il tempio dal
volgo fu chiamalo col suo nome. E' soste-
nulo da •24^'^'onne di marmo greco vena-
to in due ordini eguali, trasportate d'ordi-
ne di Teodorico da Costantinopoli. Altio
principale suo ornamento è l'insigne mu-
saico; quello della tribuna essendo caduto
nel terremoto del nSi. Le mura laterali
RAV 191
della narata dì mezzo, sono decorate di
musaici, i quali dalla parte destra rappre-
sentano la città di Ravenna disegnala co-
me esisteva in que'lempi, la chiesa di s.
Vitale, il sontuoso palazzo di Teodorico
e de'regoli che qui vicino fece fabbricare,
il cui accuralo disegno pubblicò Zirardi-
ni. Seguono 24 figure di ss. Martiri con
corone in mano, fra alberi di palmeedi
fioi i, che in atto di accoglierli si vede il
Salvatore in trono in mezzo a4<ing€li-
Dalla parte sinistra vi è effigiata Classe
colla veduta del mare e alcune navi, per
denotare il vicino porto; indi 22 ss. Ver-
gini con corone gemmate in mano, pre-
cedute dai Magi in alto di presentare i
loro doni al di vin Bambino che èin giem-
bo alla B. Vergine sedente in trono Ira
due angeli. 11 resto de'muri sino al sof-
fitto resta coperto da musaici esprimenti
alcuni ss. Padri del vecchio e del nuovo
Testamento, e nella parte più superiore
vari miracoli operali da Gesù Cristo. Del
musaico sopra la porla interiore non vi
è rimasta che l'effigie dell'i mperatoreGiu-
stiniano, che resta coperta dall'organo.
Questi musaici alcuni gli attribuiscono
a s. Agnello, e altri con più fondamento
a Teodorico insieme al tempio; Biondi
li reputò i più belli d'Italia, avendone
fatta minutissima descrizione il p. Fla-
minio da Parma, nelle Memorie storiche
delle chiese e conventi de riformati della
provincia di Bologna, t. 2 : Convento di
s. Apollinare. Fra'marmorei altari si di-
stingueva il maggiore, costruito con un
grandioso masso quadrilungo di verde
antico, che fatalmente fu diviso in più ta-
vole, che furono framezzate con ornali
di porfido rosso orientale. Tra le sagre
reliquie vi è il capo di s. Eliseo profeta
fatto trasportare da Alessandria dall'ira-
peralore Teodosio, e quello di s. Giovan-
ni l Papa. Vi sono nella chiesa i depo-
siti de' cardinali legati Lorenzo Raggi e
Malvasia. E" poi un madornale errore il
credere sarcofago di Teodorico 1' urna o
vaso grande di porfido che sta uell'au-
19^ R A V
nesso ampio convenlo,ove sono gli avan-
zi del suo piilazzo. Giacque per lungo teoi'
pu, non già sulla cima della Rotonda o
mausoleo di quel re magnauimo, ma sul
terreno, e non era che un vaso per bagni.
Celebre in Italia è il magnificoanlicolem'
pio di s. Vitale, che fa decoro alla sontuo-
sa Ravenna e ammirazione agl'intenden-
ti, riguardalo capo lavoro di gotica ar-
chitettura. Ursicino di Liguria fu il i."
che abbracciasse la fede in Genova, co-
me il I .° ad esser noverato fra'martiri di
Ravenna: medico di professione, si con-
verti al miracolo di s. Apollinare quando
risanò Tecla moglie del Tribuno, ma per-
ciò condaiuiato a morte titubava, quan-
do il soldato cristiano s. Vitale ravennate
ioconforlòa patire per Gesù Cristo eglo-
rio.samente incontrò e sostenne il marti-
• io. Allora fu dannato ai tormenti Vita-
ie,clie intrepido si fece beffedi Marte cui
voleasi far adorare, onde fu precipitato
in profonda fossa che fu coperta di terra
e sassi: a Milano riceverono la corona del
martirio la tnoglie s. Valeria, ed i figli
«s. Gervasio e Protasio nati in Ravenna.
Nel luogodel marliriodi s. Vitale gli an-
tichi fedeli eressero una piccola chiesa,
indi dopo l'espulsione de'goti fu incomin-
ciata l'odierna magnifìca verso il 534 ^^
6. Ecclesio eda Giuliano A rgentario, d'or-
dine di Giustiniano 1 pel voto fatto, poi
consagrata da s. Massimiano, facendone
la descrizione Rossi, Fabri, e Jacopo Bel-
grado, // irono di Nettuno illustrato, Ce-
sena 1766, in cui oltre l'illustrazione di
tal bassorilievo, e oltre diverse conside-
razioni storiche su R.avenna antica, ragio-
na pure dell'originedi questo tempio. La
forma è otlagona, con dueorduii di colon-
ne di marmo greco, 28 delle quali nella
loggia superiore sostengono la gran cu-
pola,eaitre 1 8 al di sotto delia chiesa, con
8 grandissimi pilastri, ricoperte di tavole
di prezioso marmo africano, serpentino
e greco, come lo sono i muri sotto le vol-
te all'intorno. Pregievole è altresì il pa-
vimeulo elegantemente lastricalo di mui'-
RAV
mi bianco e nero orientale e dì verde an-
tico.Nel presbiterio lastricato pure di rag-
guardevoli marmi, si ammirano 4 colon-
ne pregievolissime, 3 delle quali di bel-
lissimo verde antico tutte di un pezzo,
l'altra assai stimata per gran valore, poi-
ché con meraviglia vi si trova ciò che ha
saputoprodurrela natura con pietre pre-
ziose di varie sorti, di porfido, ofite, dia-
spri, carbonchi, calcedoni e agate; l'Al-
berti non ne vide altra simile in Italia:
si vuole che anticamente sostenessero il
ciborio dell' altare maggiore, rimarcan-
done la rarità e bellezze Rossi. In mezzo
a queste colonne sonovi due bassirilievi
d'eccellente scultura, illustrati dal citato
Belgrado, in cui sono rappresentali in
marmo pariodue putti e un serpente sim-
bolo d'Esculapio, formando due somi-
glianti troni di Nettuno, forse già appar-
tenenti al tempio che quel nume ebbe in
Ravenna. Sovrastano i due troni i busti
di marmo di s. Ecclesio e di Giovanni
9.°o IO." Antichissimo e bel musaico a-
dorna il presbiterio, il coro e la gran tri-
buna.Ne' 1 5 circoli del i ." vi sono espresse
le immagini del Salvatore, de' 12 Apo-
stoli e de'ss. Vitale, Gervasio e Prolasio.
Sotto alle cantorie sono rappresentati i
sagrifizi di Melchisedech e di Abramo,
gli Angeli e Sara, Mosè colle ricevute ta-
vole della legge, e avanti il roveto ar-
dente; i profeti Isaia e Geremia, i 4 ^'
vangelisti, essendo tutta la volta del pre-
sbiterio adorna di arabeschi e altro. Nel
concavo della tribuna il Salvatore siede
su globo, avendo lateralmente Angeli, s.
Vitale, s. Ecclesio col modello della chie-
sa in mano. Ne' riquadri di musaico dei
muri laterali sotto detto concavo sono
effigiali Giustiniano I e Teodora sua mo-
glie, con corteggi e in alto di fare ofierte
alla chiesa; vicinoall'imperatore è s. Mas-
simiano coi sagri ministri, per ricordare
la consagrazione da lui fatta. Incontro l'al-
tare di s. Vitale, rappresentato in islatua
grande di marmo bianco, evvi il pozzo
o fòssa ove fu luarlirizzato^ e dove riposa
RA V
il suo sagro corpo, bevendosi l'acqua per
divoiione;c]uivi si venerano ancoraquelli
de'-ss. Ecclesio, Ursicino e Vittore. Sono
ricchissime le 4 cappelIe,soprattutte quel-
la di s. Vitale, il di cui martirio dipinse
Barocci. Il vestibolo della sagrestia è or-
nato da un bassorilievo di marmo pa-
rlo, che rappresenta l'apoteosi d'Augu-
sto, e presso la porta laterale sotto una
cella si osserva una bella urna fregiata
di bassorilievi, che servì di sepolcro al
patrizio Isacco o Isaacio esarca di Raven-
na, e sonovi all'intorno molti frammenti
antichi, in mezzo ai quali una gamba di
Ercole Orario, famoso colosso che servi
per lungo tempo d'orologio solare. Sul
sepolcro d'Isaacio abbiamo: Lettre du P.
A, R. J. à messieiirs les comics Ippolile
Gamba Ghiselli, et Renaud Rasponi sur
le tombeau d' Tsaace exarqiie , Pesaro
1-65. Andrea Rubi, Dissertazione cro-
nnlogico-storico-crilica sopra il sepolcro
d'Isaacio esarca di Ravenna jeslvalta dal
t. XI della Raccolta ferrarese degli Opu-
scoli scientifici e letterari, Venezia 1781.
Nella chiesa di s. Francesco, già di s.
Pietro Maggiore, vi sono i mausolei e-
relti a Ostasio Poletitano, al p. generale
Enrico Alfieri francescano, e al diploma-
tico forlivese LuIToNumai: fu data ai mi-
nori conventuali. Sorge sulle rovine del-
l'antico tempio eretto a Nettuno da L.
Publicio Italico, dove dalle amiate na-
vali romane celebiavansi i giuochi net-
tuuali. La convert'i in chiesa e dedicò al
principe degli apostoli s. Severo o s. Pie-
tro I .°; altri dicono s. Pier Grisologo. Le 3
navi vengono sostenute da colonne, e pre-
giatissimi sono i dipinti co'quali l'ador-
narono Rondinelli e Longhi ravennati,
e Sacchi imolese, avendo Giotto dipinto
s. Apollonia in una fìneslrina vicino alla
porta. Si mostra tra le reliquie il capo
del profeta Giona. Propinquo e presso la
porta del convento de' conventuali nel-
la vicina strada, entro un grand'arco in
forma di cappella, è il sepolcro del sovra-
no e inimitabile cantore de'3 regni, pei
voi. IVI.
R A V 193
quale lo spazio e il tempo furono trop-
po angusti, Dante Alighieri, uno de'pri-
mi e più famigerati poeti d'Italia, eret-
togli dall'affetto di Guido Novello Polen-
tani. Divida Firenze sua patria dalle fa-
zioni de' bianchi e de' neri, ghibellini e
guelfi, Carlo de Valois spedilo da Boni-
facio VIII neli3oi per ristabilire la pa-
ce, scacciò la fazione de'bianchi o ghibel-
lini. Dante eh' era di questo partito si
trovò nel numero de banditi: la sua ca-
sa fu distrutta, le sue terre saccheggia-
te. Esule in vari luoghi, fu ospitato dal-
l'umanità di Guido e Ostasio I Polen-
lani, nella cui casa morì nel i32i a'i4
settembre, di 56 anni, essendosi fatto l^e-
pitalBo con 6 esametri. Bernardo Bem •
bo padre del cardinale , essendo gover-
natore o podestà di Ravenna pei veneti,
avendo trovato il sepolcro di Dante ro-
vinato, nel 1483 lo fece ristabilire dallo
scultore insigne Pietro Lombardi con
nuova iscrizione e l' effigie del poeta in
marmo. Dipoi nel 1692 il cardinal lega-
to Corsi restaurò la volta e vi appose al-
tra lapide. In fine il genio del cardinal
Luigi Valenti Gonzaga legato di Roma-
gna nel 1780, a tutte sue spese, dai fon-
damenti e senza che gli anteriori orna-
menti si distruggessero , fece innalzare
con disegno del ravennate Camillo Mo-
rigia un elegante e nobile tempietto qua-
drato con cupola emisferica, raflìguran-
dovi in 4 rnedaglioni i 4 personaggi dal
divin poeta celebrati, cioè Virgilio, Bru-
netto Latini, Cau Grande della Scala, e
Guido da Polenta. A sinistra del tempio
il cardinale collocò la marmorea iscri-
zione dell'aurea penna di Stefano Mor-
celli, in cui descrisse epigraficamente la
storia del monumento, la quale più dif-
fusa si legge nelle pergamene in un colle
analoghe medaglie racchiuse dentro la
piccola sottoposta arca di marmo, quan-
do si fece la formale ricognizione del-
le ceneri del gran poeta. La chieda dello
Spirito santo , già di s. Teodoro, ove a
tempo di s. Apollinare si railunavano i
i3
194 r.AV
ciisliani, si riconosce per opera ridotta
bizantina o gotica da Teodorico pegli a-
riani,a'qiiali la lolses. Agnello. Non man-
ca di eleganza nella struttura, sostenen-
done le navi Imbelle colonne : ma vene-
randa è soprattutto la memoria che qui
si serba del prodigioso apparire dello Spi-
rilo santo in forma d' una colomba, la
quale posandosi sul capo, designò ciascu-
no degli 1 1 progressivi successori di s.
Apollinare nell'arcivescovato, ultimo dei
quali fu s. Severo umile artigiano e ma-
nifatturiere di lana.E fu appunto perque-
sto singolare prodigio che prese la chiesa
il nome di Spirilo santo, assistendo alla
celeste elezione innumerabilepopolo; stu-
pendo miracolo che attestano un signi-
ficante numero di gravi scrittori, insie-
me a s. Pier Damiano nel sermone in lo-
de di detto s. Severo. Perciò l'impresa o
arme della cattedrale, sino dai tempi de-
gli esarchi, si formò d'una croce bianca
in campo rosso, con una bianca colomba
con in bocca un ramo di verde olivo. A*
gli ariani appartenne pure l'annessa chie-
sa di s. Maria in Cosmedin, cui la con-
segnò Teodorico affinchè 1' ufficiassero,
ponendovi il battisterio per que' settari,
come denota un gran marmo rotondo in
mezzo ni pavimento, che sembra di gra-
nito orientale di semina minuta, credu-
lo avanzo della vasca battesimale; poco
lontano era la casa di Droedone, la quale
serviva di episcopio a' vescovi ariani. Que-
sta chiesa dedicata alla B. Vergine è ri-
nomata per la sua antichità, e perchè in
Ravenna non vi era slata altra più bel-
la, dagli antichi fu chiamala Cosmee/in
cioè Ornamentum. Risale la sua fonda-
zione a s. Agabitoi. "arci vescovo del 206,
Cacciati i goti da Italia, s. Agnello con-
sagrò nuovamente la chiesa con cattoli-
co rito, espurgandola dalle reliquie in-
fami dell'arianesimo. Dichiarata Raven-
na dagli esarchi capo d'Italia e loro sede,
fabbricarono presso questa chiesa un o-
spedale pei poveri greci che porta va nsi
a visitare i luoghi santi di Roma, ed an-
RAV
che un monastero pei monaci dì rito gre-
co, nel ([ual tempo avendola essi abbellita
e restaurala si crede che la chiamassero
Costile (Un, titolo che i greci dierono 200
anni dopo ad altra chiesa che Papa Ste-
fano III nel 755 concesse loro in Roma.
Terminalo l'impero greco in Italia e lu
dominazione degli esarchi, partirono i
monaci e vi subentrarono i benedettini,
i quali la lasciarono dopo il secolo XV.
In questo il greco cardinal Bessarione pel
i.'la godè in commenda, ed il cardinal
Cesare Rasponi commendatario nobil-
mente la restaurò e ornò di pitture. In-
teressante è il musaico che l'abbellisce.
Nella cupola e in mezzo al catino si ve-
de il Salvatore per metà immerso nel fiu-
me Giordano sovrastato dalla colomba
dello Spirito santo, con s. Gio. Battista
in atto di battezzarlo. Al disotto in giro
sono le figure de' 12 Apostoli con ghir-
lande di fiori in mano, tranne s. Pietro
che regge le chiavi e s. Paolo che tiene
due volumi, in mezzo ai quali è un tro-
no o altare colla croce gemmata. La ba-
silica di s. Gio. Evangelista fu eretta nel
425 per voto da Galla Placidia, per a-
verla liberata coi figli Valentiniano Mie
Onoria da naufragio nel recarsi da Co-
stantinopoli a Ravenna, allora sede del-
l'impero d'occidente. La tribuna fu tut-
ta coperta di musaico, con altri preziosis-
simi ornamenti, che andarono perduti:
ora non si vede che un piccolo avanzo di
musaico, checredesi opera dell'Vi II o IX
secolo , rappresentante la tempesta del
mare e il voto fatto, ciò ch'era meglio
espresso nel più antico. Gli scrittori ra-
vennati narranocose meravigliose di que-
sta chiesa e delle ricchezze colle quali
l'ornò la fondatrice, come di sua prodi-
giosa consagrazione eseguita dall' E van-
gelista,che per memoria vi lasciò un san-
dalo quando disparve. Oltre 22 colon-
ne di marmo greco vi è un bellissimo pul-
pito, e le porle sono ricche di preziosi
marmi. Gli altari hanno pitture di eccel-
lenti artefici, comedi Giotto, di Longhi,
R A V
tìi Rondinelli. I benedettini per lungo
tempo l'uffiziaiono, intli divenne com-
menda, e nel 1459 Pio II permise che si
aflldasse ai canonici regolari Laleranensi;
dopo la soppressione fu costi lui la in par-
rocchia. Vi si venerano le reliquie de'ss.
martiri aquileiesiCanziOjCanzia noe Can-
zianilla. La chiesa di s. Agata Maggiore,
per distinguerla da due altre omonime
che furono in Ravenna, si deve a Gemel-
lo a tempo di s. Esuperanzio successore
di s. Orso. Siccome questo fece un' am-
pia donazione de'fondi che teneva in Si-
cilia sua patria alla chiesa ravennale,gli
arcivescovi vi deputarono un ministrocol
titolo di vicario o prefetto. Lo era Gemel-
lo quando fondò il tempio in onore del-
le ss. Agata e Lucia siciliane, e fu ulti-
mato verso il 4 ' 7- "" seguilo vi fu eretlo
un monastero , ed ebbe il suo canonico
cardinale. La chiesa ha 3 navate soste-
nute da 20 colonne di cipollino e marmo
greco: pel terremoto del 1688 colla ca-
duta della volta perì il musaico rappre-
sentante il Salvatore. Qui sono i corpi
de'ss. Sergio martire e Agnello arcive-
scovo. La chiesa di s. Maria Maggiore
nel 541 la costruì s. Ecclesio nel palaz-
zo paterno, in onore della Maternità del-
la B. Vergine, perchè gli ariani negava-
no la divinità di GesLi Cristo, e fu detta
maggiore come la più grande tra le de-
dicate alla Madonna a que'tempi in Ra-
venna. Di 3 navate, quella ili mezzo è
sostenuta da pilaslroni e da 12 colonne
di marmo greco venato. Il musaico di
singoiar bellezza rappresentava nella tri-
buna la B. Vergine, con l'efEgie del fon-
datore in alto di offrirle il tempio. L'au-
mentò nel Sy I l'arcivescovo Pietro 3.°
ma nel i 55o rovinò il musaico. Fu dei
conti di Bagnacavallo, poi de'PoIenlaoi,
indi parrocchia. La chiesa di s. Michele
in AphriciscOjUna delle più antiche dal
cristianesimo erette al principe degli an-
geli, perchè fondala nel 54^ da Bacau-
da e dal suo generoGiuliano Argentario,
indi consagrala da s. Massimiano, come
R AV
lOl
prova Spreti contro Fabri. Vi fu un mo-
nastero di monaci, con insigne e rinoma-
ta biblioteca, ovvero fu de'canonici car-
dinali di R^avenna e una delle 62 di loro
giurisdizione. E divisa da 3 navate, con
l'antica tribuna tutta ornata di musaici,
col Salvatore tenendo lunga croce, in
mezzo agli arcangeli Michele e Gabriele:
nel di sotto i ss. Cosma e Damiano, im-
portanti per le loro vesti. Sopra dell'ar-
co Gesù Cristo in alto di benedire il libro
degli evangeli, è circondato dai y angeli
dell'Apocalisse. La chiesa de' ss. Gio. e
Paolo ch'era a 3 navi e vantava antichi-
tà remotissima, avendo servito il conti-
guo fabbricato di abitazione ai vescovi
radunali in concilio, nel 17 58 fu con di-
segno del Barbiani ricostruita con una so-
la navata. Celebre è altresì l'antica chie-
sa di s. Maria in Porto fuori, distante
quasi una lega da R^avenna, sul lido A-
chialico, siccome quella ove tanto fiori-
rono i canonici regolari Porluensi colla
riforma del b. Pietro Onesti ravennate
dello il Peccatore, il cui corpo ivi riposa:
vuoisi che il campanile fosse l'antico fa-
ro. Pasquale II ne approvò le costituzio-
ni, e la congregazione si propagò e fra le
canoniche più rinomate po>seJelle quel-
le di s. Maria in Vado di Ferrara, di s.
Croce in Cesena, di s. Bartolomeo i 0 Man-
tova, di s. Maria fuori di Faenza , di s.
Agostino nella diocesi di Forlì, e di s. Mar-
gherita presso Porlo Maggiore di Raven •
na. La congregazione poi si unì a quel-
la de'canonici regolari Lateraneusi. La
nuova omonima chiesa i canonici regola-
ri l'edificarono in Ravenna nel i553, in-
di nel 1784 rimodernarono con disegno
di Morigia ; ma 1' erezione del nobile e
vasto monastero incominciala nel 1496,
già avea avuto compimento nel i5o3,
quindi 1' abitarono alcuni giorni Giulio
1 1 nel 1 5 1 1 , Paolo 1 1 1 nel 1 54 1 • Colla del-
la restaurazione fu altresì eretta la bel-
lissima, imponente e magnifica facciata
decorala di varieslaluedi marmo, il lut-
to a spese dell'ordine, per cura e solleci-
196 RAV
tudine del p. ab. M. Castelli generale del
medesimo, al quale il cai'dinal Valenti
legato fece coniare una grande medaglia
monumentale col prospetto di tal tem-
pio e la di lui effìgie, medaglia divenuta
assai rara. La basilica a 3 navi assai gran-
di è un santuario rinomatissimo per la
prodigiosa immagine greca della B. Ver-
gine scolpita in marmo,trasportatavi dal-
l'antica chiesa situata nel Porto Candia-
no, e miracolosamente venuta da Grecia
e presa nelle acque dell' Adriatico nel
I 1 00 dal memoralo b. Pietro, sulla qua-
le scrissero: Serafino Pasolini, Rdazione
della Madonna Greca de'canonìci Por-
inensi dì Ravenna, ì\\ pei stampatori ca-
merali 1676. Poi accresciuta e ampliata
in Ravenna la ristampò nel 1 7 1 3 il tipo-
grafo Landi. Giovanni Arteta, Super
Deiparae if^irginis, vulgo PorluensìsjSeu
Graecae nuncupatae adventu, cultu, ac
Bavennatensis ejusdeni templi exornato
modo prospectu Carmen adjeclis oppor-
tunis notationibiis dilucidatum, Raven-
nae typis Roveri 1782. Le Glorie del
greco simulacro di Maria che si venera
in Ravenna nella basilica di Porlo, ri-
prodotte dal can. Gio. B. Guerra (ora ve-
scovo ài^eviinovo) penitenziere nella me-
tropolitana di della città , Lugo 1826.
Questo bellissimo e nobile tempio che
tra'moderni primeggia in Romagna, de-
corato di tribuna e cupola, ha in ciascu-
no de'due lati 7 cappelle, alcune messe
a oro,altre ornate di preziosi marmi, fra
le quali risplende quella della B. Vergi-
ne, il cui altare di magnifica architettu-
ra ha 4 nobili colonne di marmo greco
e quantità d' altri marmi di gran valo-
re. Il simulacro fu qui trasportato dal-
la suaccennata chiesa di Porto fuori del-
la città. Rimpelto a questa cappella è l'al-
tare d'eguale architettura sagro a s, Lo-
renzo, in memoria della basilica famosa
in Cesarea demolita sotto Giulio III, con
monastero abitato dai canonici Lalera-
nensi, per essere d'impedimento alle for-
tifìcazioDi delia ciltà^ i cui materiali ser-
RAV
virono al proseguimento di questa chie-
sa. Uno de'due organi è mirabile per es-
sere le canne di carta, che danno suono
perfetto e armonioso. In questa canoni-
ca, celebre peglì uomini grandi che illu-
strarono l'ordine antichissimo de'canonici
regolari Lateranensi, nel maggio 1841
si celebrò dal medesimo il capitolo gene-
rale, e riuscì importante per la promul-
gazione delle costituzioni estratte da quel-
le delle congregazioni Renana e Latera-
nense, e confermate da Gregorio XVI, co-
me riporta il n.°38 del Diario di Roma.
Di tanti monasteri e conventi religio-
si che avea Ravenna, ora ha quelli dei
canonici regolari portuensi, agostiniani,
minori osservanti, cappuccini, e de' reli-
giosi delle scuole cristiane; non che del-
le religiose carmelitane calzate, cappucci-
ne e suore della carità. Vi sono pure l'or-
fanotrofio di fanciulli, 3 conservatorii di
donzelle, compreso quello delle orfane, e
il ritiro delle donne denominate Tavelle
con educandato; gli asili infantilijun gran-
de ospedale, il monte di pietà, molte con-
fraternite, la caritatevole società de'mi-
sericordiosi pel soccorso delle famiglie in-
digenti e vergognose; un fiorente semi-
nario in grande riputazione, ed altro pei
chierici poveri. Uno stabilimento magni-
fico di pubblica istruzione o collegio mu-
nicipale, è situato nell'antico monastero
di s. Romualdo o dell'Assunta de'caraal-
dolesi, che neli5i5 vi si erano trasferiti
da Classe. Quivi nel i8o4 fu trasporta-
to il collegio Barberino e fornito di ot-
timi professori. Vi è una cospicua biblio-
teca pubblica comunale istituita nel i 7 1 4
e nel 1804 notabilmente aumentata, o-
ve si contano più di 4o,ooo volumi, 700
codici mss., altrettante primitive edizio-
ni dal 1 465 al i5oo, e 4jOOO pergame-
ne. Nel 1847 si pubblicò in Rimini, La
Biblioteca Classense illustrata ne' prin-
cipali suoi codici e nelle più pregevoli
sue edizioni del secolo XP\ del conte A-
lessandro Cappi vice-bibliotecario, inter-
posta la descrizione delle miniature nel
KAV
testo e nelle «ote. Ricco è il museo di sto-
ria naturale, di antiquaria, di numisaia-
tica, oltre molti pregevoli dipinti. Vi si
sono altresì riunite 3 accademie, 1' una
provinciale di bellearti detta dal suo fon-
datole Malvasiana, che possiede impor-
tatili capolavori di pennello e di bulino;
la frlarmonica per istruire nella musica
i giovani poveri; la. filodrammatica per
la declamazione, che ha il comodo d'un
particolare teatro. L'accademia provin-
ciale di bellearti fiorisce specialmente pel
diseguo, per l'ornato e per le arti mecca-
niche che hanno prodotto distinti artisti,
massime in genere di macchine e di mo-
bilio, onde fecero cose egregie e d'inge-
gnose invenzioni, essendone benemerito
direttore il prof. Ignazio Sarti di Bologna
chiarissimo architetto e pittore. E' arric-
chita di tutti i capi d'opera in gesso del-
le più magnifiche statue di Roma e di
Firenze, il regnante granduca le donò
(iuelio della Venere de' Medici , per di-
stinzione; ed il cardinal Antonelli segre-
tario di stato il gesso del Sofocle, che ce-
lebrai nel voi. XLVH, p.i3o. I primari
signori di Ravenna vi lasciano esposti i
pili stupendi quadri delle loro gallerie ,
ond'è uno jstabiliniento degno d'una ca-
pitale, ed è con ammirazione visitato dai
forastieri. L'accademia suoleogni tre an-
ni fare una solenne distribuzione di pre-
mi , ed esposizione delle opere degli ar-
tefici e degli alunni della provincia di Ra-
venna che vi concorrono, cioè delle loro
produzioni delle arti belle e meccaniche.
La premiazione l'eseguisce il preside del-
la provincia, visi costuma recitare delle
prose dal segretario dell'accademia e da
qualche accademico, le quali con gli atti e
il programma pe'premi annuali e trienna-
li SI pubb!icanocollestampe,notifi(;andosi
dal giornale ufficiale di Roma, come si leg-
ge nel n.° 58 del Diario di Roma 1 843, e
nell'opuscolo : Solenne distribuzione dei
premi ed esposizione dell'anno 1 833, nel-
l'accademia provinciale di belle arti in
Ravenna, ivi 1 833 pel Roveri. Nelle Noli-
RAV 197
zie storiche delle accademie ^Europa del
conte Paolino Mastai-Ferretti, a p. 55 si
legge.55 Ravenna ebbe l'accademia degl'/zi-
fornii, da cui poscia furono pubblicate di-
verse raccolte poetiche; quella degli Om-
brosi fu fondata nel 1 5g i da Pasolino Pa-
solini, e quella de'Selvaggì nel 1572. In
questa città medesima trovasi stabilita
nel dicembre I 752 da 12 eruditi, un'ac-
cademia ad effetto d'illustrare le antichi-
tà ravennati ". Ne' privali palazzi si tro-
vano rare e superbe collezioni. Un museo
di conchiglie, littofiti , medaglie, con li-
breria ricca di preziosi manoscritti si am-
mira nel palazzo Spreti. Altro di storia
naturale nel palazzo Ginanni, ot' è una
rara e compilasene de'nidi e uova degli uc-
celli della Pinetaedellecampagne raven-
nati, sul quale argomento il conte Fran-
cesco compilò un catalogo ricco di note
eruditissime, il quale nel 1762 pubblicò
in Lucca il celebre poeta imolese Camil-
lo Zampieri con questo titolò: Produzio-
ni naturali, che si ritrovano nel museo Gi
nanni in Ravenna metodicamente dispo-
ste e con annotazioni illustrate. Del Sol-
do abbiamo : Descrizione del museo me-
dico-chirurgico dis. Filale di Ravenna,
Faenza 1766. Sono pure degne di men-
zione le gallerie private de'Cappi, de'Ca-
valli,de'Lovatelliede'Rasponi.Non man-
cano di raccolte di medaglie e monete per
la zecca ch'ebbe Ravenna, pei suoi domi-
natori e arcivescovi, onde pubblicò Giu-
seppe Antonio Pinzi, De nunimis Raven-
ualibus dissertatio singularis , Venetiis
1 750. La ristampò corretta Argelati nel t.
3 della Raccolta de Num.ltal.j il Lami ne
die un estratto, ma più diffusamente ne
tratta Zaccai ia nella Slor. letter. d'Italia,
il quale nel descrivere l'arme di Raven-
na, ch'è un verde pino con due leoni ram-
panti ed affrontantisi, dice che il Cartari
nella Storia di Romagna mss. è d'avviso,
che tale stemma sia tratto dall'antico cul-
lo di Cibele presso i ravennati, poiché a
Cibeleerano sagri il pino ed il leone; inol-
tre riporta la diversa opinione del conte
1 98 II A V
Marcaiilonio Ginanni in un suo Lessico
sul Blasone, che l'arme prendessero i ra-
vennati 0 dai goti, o perchè gliene dierono
il privilegio, o l'adoltassero da se mede-
simi peresserestala Ravenna la sede prin-
cipale de'goli, ai quali molti attribuisco-
no due leoni, aggiuntovi il pino per ac-
cennare la gran selva , che non solo di
Ravenna, ma di tutta Italia è slata sem-
pre ornamento. Muratori, Dissertazioni
sopra le antichità italiane , dissert, 27,
tratta della zecca e delle monete di Ra-
venna, e crede che nel 402 col divenire
sede dell'impero occidentale, col portar-
visi ad abitare l'imperatoreOnorio I, al-
meno da quel tempo la nobile città inco-
minciasse a godere il privilegio della zec-
ca. Non dubita che sotto i re Odoacre,
Teodorico e successori, dal 476 al 54o,
li tenesse Ravenna la prerogativa della
zecca, e che Strada e Du Gange pubbli-
cnrono monete degli altri re goti , pro-
babilmente battute in Ravenna loro re-
sidenza, ed ancora con l'effigie degl'im-
peratori d'oriente, perchè tuttavia rico-
noscevano in loro r alto dominio sopra
r Italia. Aggiunge che sebbene allora si
continuasse a battere moneta in Roma,
pur anche ne godeva in que'tempi il dirit-
to Ravenna, ed in un documentodel54o
scritto in Ravenna si trova : J^ilalis vir
clarissimiis Monitarius, cioè ministro o
presiden te della zecca; descri ve alcu ne mo •
nete e il Denarins Ravennatis , dicendo
certo che in Ravenna batterono moneta
Eraclio, ed Eraclio Gostanlino augusti,
colla parola Ravenna, Ra^'.j altro aven-
do l'epigrafe, Felix Ravenna. Dopo poi
che Ravenna fu presa dai longobardi, in-
di donata alia chiesa romana , per lun-
go tempo restò priva della prerogativa
della zecca, in quale in seguito conferì
l'imperatore Enrico IV nel io63 agli
arcivescovi di Ravenna (già nel 996 Pa-
pa Gregorio V gliene avea data facol-
tà, come notai nel voi. XLVI, p. 1 1 2),
ne'ninsei di Verona e Cortona essendo-
vi denari d'argento, che nel diritto han-
RA V
no ÀrciepiscopuSy e nel rovescio De Ra-
vena (intorno a una croce). Delle mone-
te di Ravenna tratta pure Reposali, Z?eZ-
la zecca di Gubbio 1. 1 .Conviene con Mu-
ratori che Onorio I fece battere moneta
in Ravenna, quando diviso l' impero ro-
mano, gli toccò l'occidente, dicendo che
gli arcivescovi n'ebbero il gius nel lOoo,
e forse prima, e che queste monete era-
no di due sorti, l'una chiamati Zìflv'Pg"f/rt-
ni piccoli, cioè di lega, e l'altra Rave-
nnani d'argento. I ravegnani piccoli più
antichi di quei d'argento corrispondeva-
no al denaro e perciò i 2 di essi forma-
vano un io\ào,c\i èva \\ ravennano d'ar'
gente o grossi ravennati. Per concordato
fallo colla zecca d'Ancona nel 1249 eri-
portato da Carli , Zecche cV Italia t. 2,
p.i 79, ciascuna lira di denaii ravennati
o anconitani , teneva d' intrinseco grani
676 bolognesi d'argento (ino, e valutato
tanto questo, quanto il rame che vi en-
trava, oggi corrisponderebbero ai 35 ba-
iocchi romani. I ravegnani d' argento o
ravegnani grossi più moderni de'suddelti,
perchè battuti neliSoo circa, erano del
valore di 12 ravegnani piccoli, e 20 for-
mavano la lira, la quale conteneva grani
56d d'argento finoapesodi Bologna, con
un valore di bai. io5. Coli' andar degli
anni diminuì nell'intrinseco la lira, onde
nel I 3 1 6 due lire ravennati corrisponde-
vano al fiorino di Firenze o posteriore gi-
gliato, contenendo circa bai. 74 di mo-
neta corrente. Neh 389 il fiorino dai 5o
soldi ravennati, a cui fu fissato il valore
nel i338 , si alzò a 74 soldi di piccioli,
cioè a 37 bolognini, ciascuno de'quali va-
leva 24 piccioli, 12 di questi formando
un soldo e 240 una lira della di piccioli.
Scilla, Delle monete pontificie, p. 370, ri-
ferisce che in Ravenna il cardinal Fie-
schi legato di Leone X, vi battè ilgiulio
e grosso con sua arme , ma deve rite-
nersi arcivescovo. Della zecca di Raven-
na , de* suoi denari e altre monete par-
lai in più luoghi, ed a Denari, e Monete
roNTiFiciEOvedissi dell'antichità della zec-
RAV
ca i'aveiinate,e che Papa Giovanni Vili
nel concilio di Ravenna deirSyy fece proi-
bire l' occupazione delle regalie e della
zecca.
La fa mosa Porta Aurea o Speciosa che
dava ingresso alla cillìi di Ravenna, più
non esiste, e molti suoi ornamenli s'im-
piegarono ad abbellire la porta Anasta-
t sia. Quante porteavesseanticamente Ra-
, venna non è certo. Ne' suoi Monumenti
^ storici del medio evo, con tanta dottrina
I raccolti dal conte Marco Fanluzzi, se ne
I enumerano 27, ma pare che non fosse-
I ro tante, altrimenti non corrispondereb-
bero al recinto di sue mura che di poco
I era differente dall' attuale.. Sembra più
probabile, come ne'lodati Monumenti se
I ne ha prova, che si chiamassero col no-
I me di porte, come altrove, quegli archi
o fornici ovvero quelle aperture pratica-
te nelle mura della città, per le quali en-
travano anticamente in essa e ne usci-
vano la Padenna ramo del Po e alcuni
canali, e che taluna di siffatte porte cam-
biasse nome , altre mutassero sito. Seb-
bene però va osservato, che trovandosi
anticamente Ravenna in mezzo alle ac-
que, ed accerchiata a più o meno distanza
da molti fiumi, di cui in gran parte è og-
gi per alluvioni perduta ogni traccia, era
indispensabile aver più porte che il suo
recinto lo comportasse, acciocché fosse più
agevole la comunicazione con que'luoghi
esterni, a'quali non si sarebbe potuto an-
dare come si può adesso per ogni altra por-
ta, non solo a motivo delle circostanti ac-
que, ma ancora de' fiumi che vi si frap-
ponevano. Forse molte di queste portesi
aprirono, come dirò, per comodità di al-
cuni cittadini. Al presente le porte sono
ridotte a 7, e sono: Porta Anastasia, seb-
bene per magni licenza di orna li e per bel-
lezza di architettura, che in questo dal-
l'Adriana è soverchiata, superi le altreche
pure sono ornate di colonne, cornicioni
e fregi di marmi con diversi ordini ar-
chitettonici di buon gusto, ad essa sono
congiunti avvenimenti politici che la ren-
RAV 199
dono famosa , sia perchè scilo di questa
fu ucciso Guido Traversari l'ultimo di s\
potente famiglia dai Polentani quando
tentava di ricuperare la signoria di Ra-
venna, sia perchè da essa uscirono i Po-
lentani quando spento il loro potere fu-
rono cacciati dalla città riparando a Ve-
nezia. In questo avvenimento essendosi
verificato un popolare vaticinio o la co-
mune volontà di vedere espulsi que'pre-
potenti , i ravennati serrarono subito la
porta e vi posero guardie perimpedirne
l'entrata e l'uscita, ed allora cominciò a
chiamarsi Por^a ^yerr^/^, nome che tut-
toraconserva, quantunque nel i5i i Giu-
lio II ne ordinasse la riapertura col no-
me di Porta Giulia, e non ostante che
poi le imponesse il proprio nome il car-
dinal Cibo legato di Romagna che intie-
ramente la restaurò. La porta che si aprì
nel 1739 sotto Clemente XII rivoltasi
mare, prese il nome dal cardinal legato
che ne curò la costruzione e dicesi Porta
Alberoni, Ov'era la porta di s. Lorenzo
in Cesarea fu chiamata Porta Nuova quel-
la che vi fu sostituita, sebbene fosse slata
denominata Gregoriana e Pamphilia pel-
le successive restaurazioni, dell'ultima
vedendosi Io stemma d'Innocenzo X scol-
pito da Bernini. Quivi incomincia lastra-
da per Roma, edi pubblici passeggi, ul-
timati nel 1820, accrescono decoro alla
città. La porta Sisi fu detta per lo innan-
zi Ursiciua o di Sarsi na, e vi si vede un
sobborgo popoloso, che termina coll'arco
trionfale architettato da Morigia, quan-
do il legato cardinale Valenti compì la
grande strada per a Forlì, che apre le co-
municazioni col resto di Romagna e col-
la Toscana. Lungi circa 8 miglia è la Co-
lonna monumentale con iscrizione dei
francesi, che ricorda il luogo della mici-
diale battaglia fra 1' esercito Ispano -pon-
tificio di Giulio II, e quello di Luigi XII
re di Francia con alcune milizie d'Alfon-
so I duca di Ferrara : ivi precisamente
incontrò la morteli generale comandan-
te francese Gastone de Foix, detto ìIFh^-
200 RAV
mine dllnlia. Prossima è la Porla s. Ma-
mante, per dove in ci Uà s' inlrodussero
contro la dala fede i vincitori francesi ,
ponendola a sacco. La Porta Adriana fu
così detta forse perchè da essa pel Po si
navigava alla ci Ita d'Adria : fu restaura-
ta nel declinar del secolo XVI dal car-
dinal Ferrieri legato, ed in tal circostan-
za fu del tutto distrutta la già propin-
qua Porla Aurea, inulilmenle tentan-
do il cardinale di trasfondere il proprio
nome alla nuova porta in gran parte dei
demoliti marmi rivestila. La Porta Ga-
za, di proprietà degli arcivescovi di Ra-
venna, ora rimane chiusa ; fu così detta
per avervi abitato i Gazzi antica e nobi-
le famiglia ravennate. Altro principal sob-
borgo vi si vede, come v'incomincia la
bella strada pera Faenza, comodamen-
te selciata per cura del cardinal Malva-
sia legato. Meritevole è di menzione la
nuova via praticata lungo il Canal Na-
viglio , per agevolare il trasporto delle
merci nell'inverno e fare rimontare co-
uiodamente le barche nelle altre stagio-
ni : questa dal cardinal Rivarola che vi
presiedette, ebbe il nome di Strada Ri-
varola. La piazza maggiore è ornata da
due colonne di granito bigio innalzate
tl.ii veneti, sopra vi sono le statue di s.
Apollinare e di s. Vitale. In mezzo ad
esse è l'altra statua del benemerito Cle-
mente XII, eretta dai ravennati neliySS
con iscrizioni , e lateralmente vedesi un
portico antico, per ove aprivasi l'accesso
alla grandiosa basilicad'Ercole. Altra co-
lonna si eleva sulla contigua piazzetta,
cui sovrasta un' aquila, stemma del car-
dinal Gaetani legato, innalzalo in prin-
cipio del secolo XVI. Nella spaziosa piaz-
zii della metropolitana , sorge in mezzo
sopra una colonna la statua della B. Ver-
gine postavi nel 1649, e vi danno accesso
3 porte ornale. Il palazzo governativo o
apostolico è bastevolraente ampio per ri u-
nire tutti gli uffici amministrativi e giù-
di?/iari, senza che meno splendida riesca
la residenza del preside. Nel grandioso
RAV
palazzo comunale si conservano i brani
delle porle di bronzo dell'emula Pavia,
rapile in occasione di guerra, come no-
tai a quell'articolo , insieme alla famosa
statua Regisole colà portala da Ravenna.
La dogana eretta sulle soppresse chiese
de'serviti forma il principal prospetto del-
la piazza, ed ivi è la torre dell'orologio
pubblico. Il teatro fu eretto nel 17243
cura del cardinal Bentivoglio legalo, il
quale venne negli ultimi tempi migliora-
to e abbellito. Altro teatro fu edificato
di recente sotto gli auspicii del cardinal
Amat legato. Essendo desiderata un'are-
na per gli spettacoli diurni e drammatiche
rappresentazioni, i fratelli conti Zinanni
nello scorso decennio ebbero e posero ad
elfetto il pensiero di soddisfare alle bra-
me de'loro concittadini, mediante adat-
tamento d'un locale loro opportunamen-
te situato in via del Monte presso la piaz-
za maggiore nel centrodella città, ad uso
di ginnastici equestri esercizi, fornendolo
di scuderie, vestinrie, gran circo olimpi-
co di maneggio a comodo degli artisti, e
all'intorno di piani inclinati e di gradi-
naggi e di loggie a comodo degli spettato-
ri. 1 proprietari benemeriti non rispar-
miando cure e dispendi, vi eressero ezian-
dio decoroso palco scenico con gallerie,
platea, orchestra, con altre analoghe co-
modità e decorazioni, onde la grande a-
perlura del nuovo anfiteatro di Ravenna
per le drammatiche rappresentazioni, con
plauso generale , ebbe luogo nel luglio
i85i. Si legge nel u° io.?) àtW Osserva-
tore Romano del 1 852, che a' 1 5 maggio
si aprì il nuovo teatro Alighieri , nome
che gli fu dato per ricordare il di viti poe-
ta che in Ravenna ricevè rifugio e monu-
mento sepolcrale. Nel n.° 146 del Gior-
nale di Roma, dicendosi del festeggiato
anniversario della coronazione del Papa
che regna, si narra che a'2 i giugno e per
lai.^volta, dalla magistratura fu illumi-
nato u giorno il teatro Alighieri, il quale
viemmeglio comparve un sorprendente
speltaculo di magnificeaza.
RAV
Consiste principalmeule il traffico di
Ravenna in quantità considerabile di le-
gname da costruzione della Pineta, in pi-
gnoli, cereali, vino, canape, sete, saponi,
cuoiec; visi fabbricano pianoforti e istro-
menti d'ottone a uso di Vienna, ed altro.
Oltre i settimanali mercati, ne'prioii gior-
ni di maggio vi è la rinomata annua fiera,
di cui parla Monti, Notizie ddle fiere ddlo
stato pontificio, p. 55. Dice che prima del
iGaSavea luogo fiera di commestibili e
merci nazionali, senza introduzione dell'e-
stere: si celebrava ne' primi 8 giorni di
maggio, con altri 3 consecutivi pel ritiro
delle mercanzie, e in tutto il detto mese si
faceva di pellami, cuoi e corami nel bor-
go di Porla Sisi.Neh6c)8 il cardinal A-
stalli legato di Romagna ne accordò al-
tra di bestiame, che avea principio a'29
settembre e durava sino a' i5 ottobre,
cioè di bestiame vaccino a Porta Adria-
na, di cavalli nella nuova strada di Por-
la Serrala, con vistoso commercio inter-
no. Nel 171 I mg.*" Daraboltini o Mara-
bottini visitatore apostolico e presidente
di tutta Romagna, soppresse tutte le fran-
chigie e altieesenzioni che godevanodet-
le fiere, ma si diminuì il concorso de' ven-
ditori e compratori ; laonde Innocenzo
XIII nel 1723 a preghiera della città ri-
pristino leaboliteesenzioni,quindisi rav-
vivò la fiera di maggio, non così quella
d' ottobre che cessò del tutto, per cui si
suslituirono i mercati settimanali ogni
subbato, ed a tal effetto nel 1 808 la magi-
stratura civica stabilì un campo bo vario e
pe'cavalli nella piazza dell'Aquila. Quan-
to alla fiera di maggio, nel i 796 bisognò
imiformarsi ai nuovi regolamenti finan-
ziari circa le franchigie. Nel i8i4dalgo-
Teriio austro-britanno ottenne l'assegna
delle merci estere, ciò che nel 1819 ac-
cordò stabilmentePioYII, e la detta ma-
gistratura fece costruire botteghe di le-
gno che si dispongono con ordine lungo
i portici della piazza pel tempo di fiera,
con gran concorso e attivocommercio in
diversi generi anche esteri. 11 territorio
RAV aoi
di Ravenna ha una circonferenza di cir-
ca i i o miglia, si estende da levante a po-
nente per 19 miglia, 2 3 da ostro a tra-
montana. E' bagnato dall' Adriatico per
18 miglia, non meno che da 7 fiumi, la
più parte de'quali va a scaricarsi nel me-
desimo.
Di moltissimi uomini illustri fu patria
Ravenna che fiorirono in santità di vi-
ta, in dignità ecclesiastiche e civili, nelle
armi, nelle arti , nelle scienze, di molti
de'quali vado facendo onorata memoria
in questo articolo. Ravennati furono. Pa-
pa Giovanni X, come vuole l'Amadesi,
Cronotaxiì.i, p. 80, altri facendolo ro-
mano; ed i cardinali Aratore secondo gli
storici ravennati (di cui anche nel voi. LV,
p. 1 1 2), Cencio Cenci, s. Pier Damiani ^
Cesare Rasponi ,GaetanoFantitzzi , i quali
hanno biografie in questo mio/)/zjo«rtr/o,
come le scrissi pei cardinali arcivescovi e
legati di Ravenna tGiornande segretario
di Teodorico, Agnello autore del libro
Pontificale, Rossi, Spreti, Tommasi, Gi-
rardini, Fabri, Pasolini, Ginanni,ed al-
tri celebri di cui trattano le seguenti o-
pere. Serafino Pasolini, Uomini illustri
di Ravenna antica, ed altri degni profes-
sori di lettere ed armi, erudito tratteni-
mento ^Bologna l 'j c'è. Monumenta genea-
logica nohiV.s familiae Ravennalis de
Guicciolis j (jui et Catani de Dutia , et
Guirondini, et Calvi, nec non Guizoli seu
Visoli appellati fuere , Ravennae apud
Laudi 1713. Si crede opera del dotto p.
ab. Canetti camaldolese. F. Sansovino,
Origine e fatti delle famiglie illustri: Ri-
stretto delle pili notabili città d' Italia ,
ove parla delle principalifamiglie raven-
nati , come de' Polentani. G. Marchesi ,
Della città di Ravenna, in cui tratta spe-
cialmentedi diverse famiglie,massime dei
Cavalli, Del Corno, Monaldini, Rasponi,
Rota, Spreti, cioè nella Galleria dell'o-
nore. Per la famiglia Onesti, vedi Pio VI.
P. ab. Pietro Paolo Ginanni in fine del-
le Rime scelte de' poeti ravennati, pub-
blicò iWewion'e sloriche de poeti ravenna^
202 RAV
ti. Dissertazione epistolare sulla lettera-
tura ravennate, Ravenna 1749 P^' San-
cii. Lettera in difesa di alcuni letterali
ravennati, ij5o. Memorie sloricocrili-
chc degli scrittori ravennati,¥atnia 1 7 69.
Giuseppe Luigi Arnadesi, Lettera a Lo'
renzo Mehus in difesa de' letterali ra-
vennall, Ravenna 1762 pel Laudi. Me-
moria de^ benefìzi che alla patria arrecò
il conte Ippolito Lovatclll ravennate, Ra-
venna i835 pel Roveri. Prof. Filippo
Moidani, file de' ravennani illustri, R.a-
venna pel Roveri 1837. Ravenna ricca e
doviziosa d'istorici monumenti in cui ri-
fulgono i pregi dell'archileltura bizanti-
na, di marmi orientali i più preziosi e di
ogni specie, di eccellenti musaici che for-
mano la storia dell'arte, di pregiate scul-
tiu'e e dipinti di valenti artisti, fornita
di nobili monumenti moderni e di rag-
guardevoli pubblici stabilimenti, non es-
sendo dato alla mia penna e alla condi-
zione di questa mia opera di descriverla
degnamente , e di dire meglio del com-
plesso de'suoi rari pregi, suppliranno i ci-
tati ed i seguenti autori che di proposi-
to meritamente la illustrarono. France-
sco Beltrami , Il forastiere istruito delle
cose notabili della ciltà di Ravenna , e
suburbane della medesima , Ravenna
1791 pel Roveri. Girolamo Fabri,7?rt-
vcnna ricercala, ovvero compendio isto-
lieo delle cose piìi notabili dell' aulica
città di Ravenna, Bologna (678. Le sa-
gre memorie di Ravenna anlicaj par. i.'*,
delle chiese della città e principali del
territorioj pav. 2.*, Catalogo cronologico
di tulli gli arcivescovi ravennati, Vene-
zia I 664. Lorenzo Selcradero, Descriplio
ci inscriptiones Urbis Ravennae. Exst.
int. Thes. anliq. t. 7. Spicilegiuni Raven-
nalishistoriae, sive monumenla hislorica
adEcclesiam,el Urbent Ravennateni spe-
ctanlia, Exst. int. Rerum Ilal. script, l.
I, par. 2. Desiderio Spreti, Librilres : i.°
de Amplitudine; 2." de T^aslalionc; 3."
de Inslauralione Urbis Ravennae, Vc-
ncliisi588. Fu ì1j.° Ira'ravennali a rac-
RAV
cogliere le antiche iscrizioni latine e gre-
che da lui stesso tradotte e poste in fine
di sua opera con una lettera a Vilal Lan-
dò, De foedere Ravennalum ciun Vene-
tis, Venctiisi489 e Pesaro 1574. Dome-
nico Yiì\enan\, Dell' anlichilà di Raven-
na dello stalo ecclesiastico , panegirico,
Ravenna pel Giovannelli i638 e 1640.
Dell'antichità di Ravenna dello stalo se-
colare,panegirico, pel Sasso. Antonio Zi-
rardini. Degli antichi edijizi profani di
Ravenna, Faenza 1762. Marco Fantuzzi,
Monunieuli ravennati de' secoli di mez-
zo, per la maggior parte inediti, Vene-
zia i8o4- F. Nanni, Il forestiere in Ra-
venna, ivi 1822.
Ravenna per la sua grande antichità e
per le tante varie congetture che rie die-
rono gl'isterici, rimane incerta la sua o-
rigine. Secondo le opinioni di Cluverio,
di Strabene e di Dionisio d'Alicarnasso,
si ha tutta la ragione per ritenere, che
l'esistenza di Ravenna per Io meno pre-
cede 5 o 6 secoli la fondazione di E.oma,
o circa i4oo anni avanti la nascita di Ge-
sù Cristo. Al riferire d'alcuni scrittori sa-
rebbesi appellata primitivamente Na-
venna da Naves , 0 Ravenna da Rates ,
derivando il nome dalle navi cori cui qua
approdarono 1 suoi fondatori; oppureW/ie-
venna dei\ Qieco Rein, a motivo della gran-
de affluenza di acque in mezzo alle qua-
li sorse la città. Ascosi nelle tenebre del-
l'antichità i primi fondatori, Strabene ne
assegna i principii ad una colonia di tes-
sali, ma non potendo sostenere e soffrire
le ingiurie de'popoli vicini, invocarono a
difesa l'aiuto de'sabini, ondedivenne co-
lonia degli umbri. 11 eh. Tonini, Rimini
avanti Vera volgare, ritiene che come tal
città, Ravenna sia anteriore alla venuta
degli antichissimi umbri , che fiorirono
prima degli etruschi. Taluno ritiene che
la conquistassero i galli senoni o boi 5 se-
coli avanti la nostra era , onde il paese
fu detto dai galli Gallia Cisalpina, divisa
cioè in Gallia Cispadana o Togata il trat-
to di qua dal Po , Traspadana di là da
RAV
quel fiiiine , e Gallia Cisalpina la parte
ov'è Ravenna. Nondimetio vi è chi opi-
na che non soggiacque alla dominazione
tle'galli, che restò umbra, anzi die tran-
quillo rifugio alle genti che abbandona-
rono il proprio paese ai conquistatori.
ISell'anno 52odi Roma i consoli M. Mar-
cello e M.Scipione, avendo vinto i galli
])oi, s'impadronirono della regione e di
Ravenna, ma le lasciarono libero muni-
cipale reggimento, l'esenzione da ogni
tiibulo, il godimento delle romane pre-
jogative col gius del sulTragio, e l'osser-
vanza delle romane leggi. Oltre la liber-
tà, godeva Ravenna il dominio su Budrio
e su multi altri castelli. Nobilissima città
della provincia della Gallia Cisalpina e
capo della Marca Anconitana, il cui po-
polo era confederato coi romani , Cice-
rone la chiamò fiore d'Italia e firma-
mento della repubblica romana, come-
chè metropoli e'capo delle dueprovincie
Flaminia ed Emilia, e nobilissimo muni-
cipio. Ogni anno Giulio Cesare veniva
d.ille Gallie a Ravenna a fare le assem-
blecj nelle quali o il console o il piocon-
sule o il pretore dava leggi alle provin-»
eie. Essendo potentissima , quando Giu-
lio Cesare si decise elFettuare l'occupa-
zione della repubblica romana, partì oc-
cultamente di notte dalla città colle sue
9 legioni, senza manifestare ai ravenna-
ti l'ardito suo divisamento, temendone
opposizione; la città era cresciuta tanto,
die non essendovi più luogo a fabbricar
case di pietra , incominciò a farle di le-
gno, al dire diTonduzzi, Historit di Faen-
za. Riporta Rossi, Histor. Ravennaluin,
che a vendo Giulio Cesare posto sulla Por-
ta Assiaua una porta e cassetta d'oro ,
colla sua preziosastatua sedente in sedia
di tal metallo, prese il nome di Aurea.
Divenuto imperatore il nipote Cesare A ui
gusto, a difesa del mare Adriatico e io-
nio nel Porto Candiano collocò formida-
bile fiotta, ed edificò comegiànotai ClaSf
se e Cesarea, in queste e in Ravenna so-
lendo talvolta abitare, dichiarando Ra-
RAV 2o3
venna metropoli della Gallia Cisalpina:
veramente e come dissi nel voi. XXV ,
p. iQ'a, la provincia dopo tal nome avea
preso quello di Flaminia, poi l'altro di
Emilia che prevalse, come meglio notai
altrove, così ad Esarcato. Di più si vuole
che per la costruzione delle navi facesse
seminar la Pineta 3o4 miglia lunge dal-
la città vicino al mare , e tra le foci del
Savio e dell'Amene; altri la dicono nata
naturalmente come terreno adatto a pro-
durre i pini. Mancando Ravenna di por-
te o essendo diroccate, Tiberio l'edificò,
e presso Porta Aurea fabbricò un palaz-
zo che abitò nel recarsi a Pvavenna, da lui
amata e beneficata in più modi. Eresse
pure il tempio d'Ercole e innanzi collo-
cò una colonna colla statua del Sole con
emisfero che coll'ombra indicava le ore,
perciò fu detto Ercole Orario e quella
parte Ercolana. Egualmente presso det-
ta porta fu eretto un tempio a Mercurio,
meraviglioso per molte statue e altari d'a-
labastro. Celebre fu il Campidoglio, e
nel tempio di Giove sagrificavano i pon-
tefici gentili. Riporta Pasolino ne'Ltislri
ra%'ennalì, che Ravenna ebbe due ordi-
ni di nobiltà^ senatori e patrizi col gius
del voto nel consiglio de' romani. La mi-
lizia ravennate era la più florida che a-
vesse l'impero, con collegio de' fabri, su-
perbo arsenale, bellissima armeria e l'e-
rario per pagar le milizie. L' anfiteatro
era di forma ovale, altissimo, con porti-
co e decorazioni di statue; vi si faceva-
no combattimenti con gladiatori e fiere.
Come città fortissima e sicura, nell'anno
i6 di nostra era, fu dai romani rilegata
in Ravenna la moglie del famoso Armi-
nio germano, e poi Marobdovo re degli
svevi. Nell'anno 44 •''• Apollinare inco-
minciò a predicar 1' evangelo e la fede
cristiana, il cav. Camillo Spreti coi tipi
di Faenza nel 1823 ci die: Memorie in-
torno i dominii e governi della cillà di
Ravenna, che seguirò come quello che
giunge a detta epoca e perciò in questo
argojuenlo il più compilo. Pertanto di»
2o4 R A V
ce che il i ."governo fu municipale, reg-
gendosi i ravennati colle proprie leggi, e
godendo la cittadinanza romana : inco-
mincia dall'anno 58 colla serie de' pre-
fetti degl'imperatori. Verso il 288 i ger-
mani fecero incursioni nella Gallia Tras-
padana sino a Ravenna, e rubarono mol-
to. A questo tempo la città era divisa in
7 regioni; altri dissero i4come Roma, al-
meno dopo che vi fu stabilita la sede del-
I impero occidentale.Nel 3o4 Massimiano
imperatore fu in Ravenna e fece martiriz-
zaieil diacono s. Severo. Avendo Costan-
tino diviso Italia in ly regioni, ordinò che
in Ravenna si facessero le adunanze e si
piomulgassero le leggi, trasportando la
sede dell'impero da Roma a Costantino-
poli (^•). Morto nel SgS Teodosio I im-
peratore, Arcadio e Onorio si divisero
l'impero, il i.°si prese l'Oriente che ven-
ne chiamato impero greco, il 2.° V Occi-
dente {f^.). Tratto Onorio dalla bellezza
di Ravenna, nel 896 stabilì di volervi ri-
siedere, e comandò a Lauricio suo ca-
meriere di fabbricarvi un palazzo, ma in
vece edificò in Cesarea la chiesa di s. Lo-
renzo, con 24 colonne di marmo greco,
alcune delle quali mandò poi in Roma il
cardinal Capodiferro legato. Avendo Lau-
ricio terminato il tempio neavvisò l'im-
peratore, onde venisse al suo palazzo. Re-
catosi Onorio nel 4oo a Ravenna, e por-
tatosi a Cesarea, fu invece introdotto nel-
la chiesa. Montato in collera voleva uc-
cidere Lauricio, quando apparso s. Lo-
renzo a difenderlo, l'imperatore perdo-
nò il ministro. Promulgò Onorio due leg-
gi in Ravenna, che trovò ottimamente
munita ; sentendo che i goti scorrevano
la Dalmazia e la Pannonia , si portò in
alcune città d'Italia per porle in istato
di difesa, e facendo ritorno a Ravenna
richiamò tutti gli esuli.
NeI4o2 per comune consenso deglisto-
rici, l'imperatore Onorio stabilì definiti-
vamente in Ravenna la sede dell'impero
accidentale, dichiarandola capo del me-
desimo, cioè dopo di avere pel faatoso Sti-
RA V
licone vinto a*6 aprile Alarico re de'golì,
che avea messo a ferro e fuoco la Vene-
zia e la Liguria, fugandolo fino nell'll-
lirio. I romani bramosi di rivedere Ono-
rio, lo pregarono a trasferirsi in Roma e
li compiacque; ma avendo inteso che Ra-
dagasio, altro re o capo de'germani e dei
goti, era venuto in Italia con20o,oooar-
mati, tornò in Ravenna ove fece grandi
preparativi per la guerra. Nel 4o5 o4o6
il prode Slilicone con 3o legioni e gli au-
siliari unni,strinsefralemoHtagnedi Fie-
sole Radagasio e ne fece perire l'esercito '\
di fame e di malattie; Radagasio tentò
fuggire, ma fatto prigioniero gli fu moz-
zata la lesta. In questo tempo Onorio tor-
nò in Roma, ed essendo venuto in cogni-
zione che certo Costantino era stato ac-
clamato imperatore dai britanni , tosto
si restituì in Ravenna. Intanto Stilicone,
abusando della debolezza d'Onorio, ten-
ne pratiche d'ogni specie per procurarsi
con l'aiuto d'Alarico tornato in Italia, il
trono d'occidente dopo la sua morte, per-
chè non avea prole. Onorio istruito di
lutto da Olimpio, fece trucidare in Pa-
via gli amici di Stilicone, il quale non sti-
mando ancora opportuno di alzar lo sten-
dardo della ribellione,da Bologna fuggì
in Ravenna. L'imperatore ordinò che si
arrestasse, e Stilicone si rifugiò in chiesa;
accorso s. Esuperanzio arcivescovo per-
chè non si violasse, gli uHìciali dichiara-
rono non aver comando di ucciderlo; e-
gli dunque lasciandosi persuadere si die
nelle loro mani, ma appena uscito di chie-
sa gli fu troncato il capo a* IO settembre
4o8 : fu pure reo verso la storia e la cri-
tica d'una perdita deplorabile, per aver
fatto nel 899 bruciare i famigerati Libri
sibillini, che avrebbero sparso tanta luco»
sull'essenza del paganesimode'primi tem-
pi di Roma e sulle superstizioni degli an-
tichi, sebbene avesse egli sempre ondeg-
giato tra il cristianesimo e il paganesimo.
Frattanto Alarico progredendo co' suoi
barbari in nuove conquiste, nel 409 s'ac-
campò tra Ravenna e il castello di Classe
R A V
▼icino al ponte Candidio, ed inviò am-
basciatori ad Onorio per la pace. L'im-
peratore conoscendo Ravenna fortissima
e ben munita la ricusò. Alarico assediò
Roma, onde i romani furono costretti a
patteggiare, ed i senatori sagrificarono
in Campidoglio agli dei per invocarne il
patrocinio. Papa s. Innocenzo I fu prega-
to dai romani di recarsi a Ravenna, per
ottenere la conferma della capitolazione.
Onorio lo ricevè cortesemente, ma non
voile riconoscere il trattato, anzi sdegna-
to piotestò di voler severamente castiga-
re i romani. Narra Pigna, Hist. dt'prìn-
e pi d'Este, che Onorio privò allora Ro-
ma della sede imperiale e la trasportò a
Ravenna, creò nuovi prefetti emagislrati
romani, e perchè tra questi eranvi an-
cora molti idolatri, decretò che niuno del-
la corte portasse il cingolo militarese non
era cri^tiano. In questo tempo i soldati
di Ravenna fecero grave sedizione e oc-
cuparono il Porto; coll'esiliode'loro pre-
fetti, Onorio li contentò. Alarico si avan-
zò a Riraini a domandar pace all'impe-
ratore, che rifiutala, inaspritosi il barba-
ro e vedendo impossibile di prendere Ra-
venna, piombò su Roma, la quale per tra-
dimento fu presa a' 24 agosto 4o9> ^^'
cendo prigioniera Galla Placidia sorella
d'Onorio. Atlalo prefetto della città ven-
ne acclamato imperatore dai romani, e
congiunto il «uo esercito a quello d'Ala-
rico, insieme si recarono ad assediare O-
norio in Ravenna. L'imperatore si portò
a Rimini, offrendo ad Alarico di associar-
lo all'impero; questi insuperbitosi ricusò,
esigendo che abdicasse e si ritirasse ove
piìi gli piacesse. Opportunamente giunte
le 6 legioni d'oriente, da tanto tempo a-
speltate, Alarico levò l'assedio a Raven-
na, e passato il Po portò la guerra in Li-
guria. Nel4io Alarico per conciliarsi l'a-
nimo d'Onorio, spogliò Attalo delle ve-
sti augustali e gliele mandò, onde l' im-
peratoie convenne con lui ad un abboc-
camento 60 stadi lungi da Ravenna e pre-
se Alarico per compagno nell'impero, in-
RÀV 2o5
di S.Innocenzo 1 tornò in Roma nel 4 1 <•
Per morte di Alarico, il successore .Ataul-
fo in Imola sposò Galla Placidia; che re-
stata poscia vedova, Onorio nel 4' 5 la
maritò a Costanzo da lui creato poi col-
lega e cesare. Dimorando l'imperatore
in Ravenna promulgò molte leggi contro
Pelagio e i donatisti, e concesse a Papa
s. Zosimo che cacciasse da Roma gli ere-
tici pelagìanì, avendo questo Papa scritto
una comminatoria al clero di Ravenna,
che riporta Rossi all'anno 4' 7- Nel 419
nacque in Ravenna da Galla Placidia Va-
lentiniano 111, e nel seguente avendo At-
talo in Lipari, ov'era rilegato, macchinalo
contro l'impero nuova menle,vinto dai ro-
mani fu condotto in Ravenna ad Onorio
che gli fece mozzare la sola mano ch'era -
gli restata, indi lo mandò prigione a Co-
stantinopoli. Nel 4^1 Onorio e Costan-
zo fecero molte leggi in Ravenna, ed il
2.°vi morj.Vedendosi Galla Placidia mal-
trattata dal fratello, coi figli andò in Co-
stantinopoli dal nipoleTeodosio II nel423,
poco dopo morendo Onorio in Raven-
na. Quivi fu acclamato imperatore cer-
to Giovanni segretario di Galla Placi-
dia, che tirannicamente assunse le vesti
augustali e violò l'immunità ecclesiasti-
ca ne' 1 8 mesi di sua usurpazione: Spre-
ti la protrae al ^i5. Nel 4^4 Valenli-
niano III figlio di Galla Placidia dichia-
rato cesare, gli fu stabilita per spo*a Eu*
dossia figlia di Teodosio 11, il quale for-
nì la zia d' una formidabile flotta per
cacciare il tiranno, che fu prima truci-
dato da Aspro. Giunta Galla Placidia in
Ravenna la die in preda e saccheggio
de'soldati, per punire i cittadini che a-
veano sostenuto Giovanni; però visitò con
venerazione l'arcivescovo per quanto a-
vea operato pel figlio, donando alla chie-
-sa di Ravenna una lampada d'oro di 7
libbre colla propria immagine. Nell'otto-
bre, d'ordine di Teodosio 11, in Ravenna
assunse le vesti augustali e il titolo d'au-
gusto Valentiniano III di 7 anni, eia ma-
dre lo porlòa visitare Roma, ove altri di-
2o6 RAV
cono che assunse la porpora imperiale in
presenza de'senalori. ValenliniaiioIH nel
42G per espugnare i barbari cbe deva-
stavano Inghilterra, mandò in Francia il
ravennate Gallione di gran valore, che es-
sendosi portato egregiamente, Io spedi
controBonifacio conte d'Afi ica per richia-
marlo a soggezione ; restando disfatto, ri-
paiò i danni cogli aiuti del valoroso Si-
lulfo con compiuta vittoria. Valenlinia-
no HI dichiarò Ravenna, dopo Roma, ca-
po d'Italia; nel ^"ìS pubblicò in Ravenna
molti editti e ricevè in grazia Bonifacio;
e nel 437 effettuò il suo matrimonio con
Eudossia con gran pompa. Attila re degli
unni nel 444 minacciò Valenliniano 111,
the per pacificarlo gì' inviò Carpigliene
e Cassiodoro avo di Cassiodoro senatore
ravennate. iSel 449 ''''"P^*'^lore colla
madre e la moglie si condusse in Roma,
morendovi Galla Placidia nel 4^o cir-
ca, e secondo la sua disposizione il cor-
po fu trasportato a Ravenna. Devastan-
do Italia Attila e Odoacre cogli unni,
eruli ed altri barbari, diversi popoli ri-
fugiandosi nell'isole e lagune dell'Adria-
tico dierono origine a Venezia: nel 4^3
Attila allettato dall' importanza e bel-
lezza di Bavenna l'assediò e voleva met-
terla a ferro e fuoco, quando l'arcivesco-
vo Giovanni 2.° pontificalmente vestito
con tutto il clero si portò ad implorare
grazia pei cittadini; la maestà del prelato
impose al re, che si contentò di passar per
la città senza offesa d'alcuno, purché i ra-
vennati in segno di soggezione gettassero
a terra le porle e un tratto di mura, il
che fu eseguito. La storia rimprovera al-
la piissima Galla Placidia che per conser-
varsi nel potere o perchè ne conoscesse
non adatto il figlio, poco curò l'istruzione
di Valenliniano HI e lo lasciò in preda
ai piaceri. Dopo la sua morte rimasto sot-
to la dipendenza del celebre Ezio, il cui
valore avea salvato l'impero dai barba-
ri, l'imperatore in Roma passava vita ver-
gognosa, ed il reo amore concepito per
l'avvenente moglie del patrizio romano
RAV
Petronio Massimo cagionò la sua perdila,
avendola violata per forza. Valenliniano
III uccise poi Ezio, ed allora il dispregio
de'romani si converti in abborrimento;
profittando l'orteso Petronio Massimo di
tale disposizione, a'27 marzo ^55 lo fece
trucidare nel Campo Marzio, sfogando la
sua vendetta. Con esso terminò la stirpe
di Teodosio I,egli successe Petronio Mas-
simo che sposò la vedova Eudossia: que-
sta si vendicò con chiamare dall'Afrida in
Roma Genserico re de' vandali, per cui
fuggendo Petronio Massimo, fu fatto in
pezzi dagli ufiiziali di Eudossia agli i i
giugno e gettato nel Tevere, i vandali sac-
cheggiando Roma. Divenne imperatore
Avito, che dopo i8 mesi abdicò l'impero
nel iSy per la fazione di Ricimero gene-
rale romano e nipote di Valila re dei go-
ti, il quale sdegnando uno scettro di cui
poteva impadronirsi, dal senato e milizia
ravennate il i." aprile fece proclamare
in Ravenna Majorano suo commilitone.
Ricimero nella Campania fugò i vandali
conislrage, e Majorano nel 4^19 sconfisse
Teodorico re de'goli e lo costrinse 'alla
pace. Essendosi posto in cuore la rovina
de'vandali, e per altre azioni gloriose di-
mostrandosi degno di rialzare il trono dei
Cesari, con emanare leggi savissime, e
affidando il governo delle provincie a uo-
mini commendevoli per talento e probi-
tà, ingelosì Ricimero, il qnale non cer-
cava che schiavi per dominarli, e profit-
tando del credilo che godeva lo fece ar-
restare e morire a'y settembre 461 in
Ravenna. Dopo un interregno di alcuni
mesi, Ricimero consenti che a' ig novem-
bre si proclamasse imperatore in Raven-
na Severo III o Severiano di Lucania,
inetto, dalle legioni d'Illiria, per cui sotto
di lui Pvicimero fu realmente il capo del-
l'impero, ed esercitò specialmente in I-
talia un'autorità indipendente. Rilegalo
Severo nel palazzo di Roma, mentie i
barbari per lutto facevano devastazioni,
preludio dello smembramento dell'im-
pero, mori a'i5 agosto 4640 4^^- ^^^^'
RAV
qnando Ricimero di dargli un sticcesso-
I e, vi fu interregno fino al marzo 4^7,
nel quale anno pel teiremoto cadde una
parte di Ravenna, con gran mortalità de-
gli abitanti. Leone I imperatore d'orien-
te, pose sul trono d'occidente Antemio
nobilissimo di Costantinopoli, colla con-
dizione di prendere Ricimero per genero,
il quale poi gli suscitò contro i barbari.
Antemio si mostrò disgustato, onde ab-
bandonò Roma e si stabifi in ì\Iilano. la
seguito Ricimero riconciliatosi col suoce-
ro, e temendo che lo facesse assassinare,
si recò ad assediarlo in Roma nel 4 "2,
facendo acclamare imperatore Olibrio
della famiglia Anicia,gran capitano e ma-
rito di Placidia figlia di Valentiniano HI,
die d'ordine di Leone I dovea liberare
Roma dall'assedio; indi gli fu ficile di
battere le truppe d'Antemio, cbefu tru-
cidato agli I I luglio; Ricimero abban-
donò Roma al saccheggio, morendo 4o
.orni dopo Antemio. Breve fu l'impero
(l'Olibrio, poiché la morte lo colse dopo
3 mesi e 12 giorni. Gundobaldo princi-
]*e borgognone e nipote di Ricimero nel
.^73 a'5 marzo insignì della porpora im-
periale Glicerio guerriero a'suoi stipen-
di, o senatore ravennate, come vogliono
gli storici patri, dicendo che fu proclama-
lo in Ravenna e vi fece la sua residenza.
Irritato Leone I di questa elezionesenza il
suo assenso, nel 474<^Of^f^'''* 1 in^perod'oc-
cidente a Giulio Mpote, governatore di
Dalmazia, marito d'una nipote della pro-
pria moglie, facendolo dichiarare angu-
sto in Ravenna a 1^ ghigno, donde n'era
partito Glicerio ritirandosi a Poi lo [f.),
e costretto ad abdicare ivi fu ordinato
vescovo di Salona. Dimorò Giulio al-
quanto in Ravenna, per quietar gli animi
de'ravennati che tumultuavano per Gli-
cerio, poscia attese a riformare molti a-
busi jn Roma, ma fu principe deboleiim-
plorò la pace dai visigoti nelle Gallie, né
seppe opporsi al patrizio Oreste suo luo-
gotenente ribellatosi, che assediatolo in
Ravenna, Giulio nel 47^' fuggì i" Dal-
RAV 207
mazla e pare che ne riprendesse il gover-
no, facendo poi nel 4^0 perire Glicerio
che avea trovato in Salona, venendo egli
pure assassinato. J^. Italia.
AEruli narrai che Giulio Nepote per
vendicarsi di Oreste, che nel 475 a'3i
ottobre avea fatto proclamare dai raven-
nati suo figlio Romolo AugusloloMomil-
Jo imperatore, chiamò que'popolia impa-
dronirsi dell' impero d'occidente. Odoa-
cre loro re vi si portò con un esercito for-
midabile nel 476 ; in Pavia prese Oreste
che legnava in nome del figlio e lo fece
decapitare a'28 agosto, indi a'4 settem-
bre entrò vincitore in R.aveoua, subilo
deponendo Romolo la porpora, lascian-
dogli la vita percompassionealla sua gio-
vinezza, e confinandolo con grossa pen-
sione nel casteIloLucullanodii\'<7^o//(/'.),
e visse in esso con qualche libertà. In lui
finirono gì' imperatori residenti in Ra-
venna e l'impero d'occidente. Odoacre
fissò la sua sede in Ravenna, quindi si re-
cò in Roma, l'occupò e fu dichiarato re
d'Italia, onde Roma fu considerata una
città secondaria,sottoposta al governo dei
luogotenentidi quel conquistatoreelesue
Provincie limitrofe formarono il ducalo
romano. A Eruli dissi ancora come Teo-
dorico re de'goli nel 489 venne in Italia
con poderoso esercito controOdoacre, me-
glio a Italia ove racconto il dominio dei
goti, incominciato dopo che Teodorico
avendo per 3 anni assediato in Ravenna
Odoacre, a causa delle paludi e del ma-
re, e dopo diverse memorabili battaglie
successe nella Pineta e al Ponte! Candia-
no, per l'interposizione dell'arcivescovo
Giovanni 3.° si convenne alla dedizione
delia città e alla pace nel 49^, onde l'ar-
civescovo andò incontro a Teodorico col
clero e le reliquie. Nondimeno Odoacre
fu ucciso agli 8 marzo, dopo che a'5 Teo-
dorico era stato acclamato re d'Italia in
Ravenna, ove fissò la sua reggia, facendo
abbellire la città con nuovi sontuosi edi-
fizi, e con molte statue, colonne, marmi
e altri ornamenti preziosi falli togliere
2o8 RAV
da Roma : fra le statue vi fu quella detta
Regisole, rirordala di sopra, perchè gira-
va coinè il cammino del sole; si disse o-
peradi Severino Boezio, e rappresentante
Antonino Pio o Odoacre. Delle gesta di
Teodorico e successori, non solo parlai a
Italia, ma in tutti gli articoli che li riguar-
dano, come a Pavia ove Teodorico pur
tenne residenza, onde qui mi limilo a po-
chi cenni. Nel 498 per l'elezione di Papa
s. Simmaco, insorse l'antipapa Lorenzo,
onde in Roma accaddero gravissime dis-
sensioni eomicidi-.fatalmentel'eletloPon-
tefìce e il pretendente con doversi por*
tare a Ravenna perchè Teodorico esami-
nale le ragioni decidesse,i innovarono l'in-
trusione che nell'elezione pontificia avea
esercitata l'imperatore Onorio nel con-
cilio di Ravenna in egual contesa, tra s.
Bonifacio I e l'antipapa Eniaiio, i quali
esempi servirono poi di pretesto agli al-
tri re d'Italia, agli esarchi ed agi' impe-
ratori di frammischiarsi neW Elezione elei
Papi (f^-). Nondimeno s'interpose l'ar-
civescovo Pietro a pacificare gli animi, e
Teodorico pel concilio che fece convocare
decise in favore di S.Simmaco. Il succes-
sore s. Ormisda si portò a Ravenna per
ciò che dissi alla sua biografia. Nel 5i5
in Ravenna si celebrarono le nozze tra
Eulharico e A malasunta figlia del re, ed
ivi poi partorì Alalarico. Verso questo
leinpoZirardini riporta l'insurrezionedei
cristiani contro gli ebrei da tempo im-
memorabile dimoranti in Ravenna:cor-
sero a bruciare le loro molle sinagoghe
sparse per la città, gettando nel fiume le
oblate. R.icorsi gli ebrei a Teodorico, che
allora trova vasi a Verona, ordinò che ca-
dauno del popolo romano, così chiamò
il ravennate, contribuisse una somma di
denaro per rifabbricare le sinagoghe, e
chi non avesse potuto pagare tal som-
ma fosse pubblicamente frustato. All'ar-
ticolo s. GiovanmI Papa riportai perchè
Teodorico lo chiamò in Ravenna e fece
perire di stenti in oscurissima prigione:
il giorno dopo la sua morte il re come
RAV
ariano, in odio ai cattolicìsmo, diconoal-
cuni, fece uccidere in Ravenna Simmaco
patrizio, senaforeeconsole romano di ra-
ri talenti; questi enormi eccessi, e l'es-
sersi anche bagnato del sangue dell'illu-
stre Severino Boezio genero di Simma-
co, oscurarono la gloria del suo regno,
illustrato eziandio dal genio e dai talenti
di Cassiodoro che costantemente fu suo
segretario e i ° ministro. Benché ariano
volle intromettersi nuovamente nell'ele-
zione pontificia, ed usurpando un potere
che non avea, nominò successore di s. Gio-
vanni I, s. Felice III detto IV, ed il clero
romano per evitare lo scisma lo riconob-
be non senza ripugnanza. Non lardò la
divina giustizia a punir Teodorico, ter-
minando infelicementedi viverea'2 mag-
gio 526, spaventato d'essergli sembrato
di vedere Simmaco che lo minacciava.
Concesse molle prerogali ve alla chiesa di
Ravenna, e nella città istituì un bellissi-
mo studio. Amalasunla pel figlio Atala-
rico prese le redini del regno. Nel 527
venendo ucciso l'imperatore d'oriente
Giustino I, il figlio o nipote Giustiniano
I incognito fu portalo a Ravenna nella
casa di Giuliano Argentario che lo fece
istruire nelle lettere e ne'buoni costumi,
senza saper chi fosse per 5 anni. Infan-
to il principe, a persuasione della nutrice
che l'avea ivi condotto, fece voto di edi-
ficare in Ravenna un tempio al glorioso
s. Vitale se fosse stato reintegrato del tro-
no, e l'effettuò magnificamente colla spe-
sa di 100,000 scudi, quandi) Dio esaudì
il potente intercessore. Dipoi all'arcive-
scovo s. Vittore donò le rendite imperiali
che ritraevansidairitalia,ed ascendenti in
annue libbre 2000 d'argento; onde nella
metropolitana potès. Vittore fare un ricco
tabernacolo d'argento, valutato 36,ooo
scudi. Nel 534 per morte d' Alalarico, suc-
cesse il cugino Teodalo che sposò Amala-
sunla, quale poi fece morire nel 534 «l
modo detto a Itali a e a Bolsen a. Nel 536
i goti proclamarono re Vitige che fece mo-
rire Teodato, a punire il quale e ricupe-
RA V
inrerocoidenle, il valoroso Belisario d'or-
dine di Giustiniano I con un esercito era
peiietiato in Italia, dando principio alla
famosa guerra gotica: a' io dicembre Ro-
ma gli aprì le porle. Vitige invano corse
ad assediarla, quindi si ri volse a saccheg-
giare varie città italiane, che parteggia-
vano per l'impero d'oriente, mentre Be-
lisario con i5o,ooo uomini strinse d'as-
sedio Ravenna e procurò affamarla ; Vi-
tige vi penetrò per difenderla, invocan-
do soccorso dai goti di Pavia. Vedendo
Belisario ardua l'espugnazione di Raven-
na, incominciò a intavolare trattative sen-
za eCFetto; tutlavolta la penuria de' viveri
aumentando la confusionedella città, Vi-
tige ed i gotiofiì'irono a Belisario di pro-
clamarlo loro re.Quel gran capitano fin-
se di accettare, ma a condizione di aver
prima Ravenna, che gli consegnarono nel
53g; allora pieso Vitige colla moglie e
coi principali capitani, li mandò a Co-
stantinopoli, [n Vitige ebbero termine
i re goti in Ravenna. Le mogli de'goti ve-
dendo i soldati dell'esercito romano mi-
nori in sta tura de'Ioro mari ti, questi ram-
pognando sputarono loro in faccia. Indi
gl'imperiali con l'aiuto de'ravennati pre-
sero Verona. Per gelosia e per gl'intri-
ghi di corte Belisario fu richiamato, ed
in sua vece fu inviato in Italia il logoteta
o conte del palazzo Alessandro, che colle
sue avanie si alienò gli animi di tutti. La
fortuna de'goti risorse sotto re Totila, e
sola Ravenna colla vicina spiaggia adria-
tica e pochi altri luoghi rimasero in potere
degl'imperiali che vi restarono inozione-
ghittoso, né valse una seconda spedizio-
nediBelisarioa scuoterli dal letargo. Nel
5441^c''sa'"'0 ritornò in Ravenna per for-
tilicarla, ed avendo inteso che Totila re
de'goti voleva assediare Roma, convocò
ì romani e i goti ch'erano nella città e
gli esortò a perseverare nella promessa
fede, ed a guerreggiare virilmente. Nel
549 in Ravenna fioriva lo studio, non so-
lo per la quantità ed eccellenza de'letto-
ri, ma ancora pel numero e profìtto de-
VOL. IVI.
R A V 209
gli scolari. Non potendo i goti tollerare
di vedersi privi di Ravenna, nel 55 r l'as-
sediarono per mare e per terra, ma usci-
tone il prefetto Valeriano prese loro le
navi e li disfece in terra. Tentando i ma-
nichei di seminarvi i loro errori, furono
trucidati. I progressi di Totila decisero fi-
nalment la espedizione di Narsele, celebre
capitano di Giustiniano I, che da Salona
costeggiando la mai ina nel 552 si recò a
Ravenna, e dopo aver spento in due gior-
nate campali Totila e il successore Teja,
die fine nel 553 al dominio de'goti, ed
esercitò egli stesso per l'impero d'oriente
o greco il potere supremo col titolo di
patrizio e duca, da detto anno sino alla
sua morte, e nel 553 si portò a svernare
in Ravenna. A Esarcato d'Italia o di
Ravenn.4 raccontai come nel 568, dopo
la morte di Narsete, l'imperatore Giusti-
no Il spedì in Italia Flavio Longinocon
autorità assoluta, il quale stabilì un nuo-
vo modo di governarla, facendo Raven-
na,non più Roma, capo e sede della pre-
fettura e sua residenza, prese il nome ili
Esarca (f"'-), e la chia mò Esarcato o prin -
cipato o capo della signoria del paese a
lui soggetto, della cui estensione e con-
fini ivi parlai coli' autorità di Muratori
e Borgia : il cav. Spreti dice che il gover-
no dell'Esarcato fu quel tratto di pae<e
che gl'imperatori d'oriente possedevano
in Italia, i cui confini si estendevano da
Rimini a Piacenza, e dall' Apennino alle
paludi di Verona e Vicenza, della quale
ampia giurisdizione fu sempre Ravenna
la metropoli e residenza degli esarchi.
Seguendo la maggior parte de'cronisti ri-
portai a detto articolo la serie degli e-
sarchi incominciati nel 568, colle loro
principali notizie. Però gl'istorici raven-
nati danno princìpio agli esarchi nel 562
o 5&Q come il cav. Spreti.
Longino portatosi in Ravenna e di-
chiaratala capo o metropoli dell'Esarca-
to, governò Roma per capitani o duchi,
così le altre provincie, sopprimendo le
antiche cariche e istituendone delle nuo-
i4
2 10 K A V
\e per ramrainislrazione civile e milita-
re, e degli uflìziali per rendere giustizia.
Siccome Narsete acremente disgustato
dalla corte imperiale, per vendicarsi avea
chiamato in Italia Alboino re de'Lo«go-
bdrdi {F''.),e sentendo Longino diesi av-
vicinava con numeroso esercito, cinse Ce-
sarea di mura e vi pose grossa armata.
Rapidi ed eslesi furono i conquisti, come
descrissi nel citato articolo, facendo Al-
boino sua capitale Pavia (^.): Roma e
il suo ducato, varie città marittime e l'E-
sarcato di Ravenna si sostennero; cos'i eb-
be principio il regno longobardico o di
Lombardia [i^^.), e venne proclamato re
d'Italia il conquistatore Alboino. Nel 573
fu fatto uccidere dalla moglie Rosmuuda
che si sposò aEIraigiso. Portatasi in Ra-
venna con questi e la figlia Àlbìsinda,Lon-
gino se ne invaghì e voleva sposarla, on-
de Rosmunda die il veleno a Elmigiso,
il quale essendosi accorto di averlo be-
vuto forzò la moglie a bevere il restante
e morirono ambedue. Il possente longo-
bardo Feroaldo 1 duca di Spoleto non
osando assalire Ravenna, tanto pel silo
forte che pel grosso presidio che la difen-
deva, nel 577 tentò di espugnare Classe
e la prese nell'anno seguente, donde di
continuo travagliò Ravenna, devastando
tutto il paese circostante. Onorato raven-
nate vedendo in pericolo la patria, si a-
doprò coll'imperatore Maurizio che le-
vasse Longino e gli sostituisse Smaragdo
patrizio peritissimo della guerra, che ve-
nuto nel 583 in Ravenna frenò 1' ardi-
re de* longobardi con sanguinose bat-
taglie , e aiutato dai veneziani ricuperò
Classe. A questo esarca si rivolse Papa
Pelagio li perchè costringesse i vesco-
vi del patriarcato d'Aquileia a desistere
dal sostenere i condannali Tre Capitoli
(V.), essendo allora patriarca Elia o il
ravennate Severo, istigati da Giovanni
3.° arcivescovo di Ravemia, che inorgo-
glito delle molte prerogative di sua chie-
sa, peli. "si era distaccalo dalla s. Sede:
Smaragdo, con uu unno di carcere iuRa-
RAV
vcnna, costrinse Severo e 3 altri vescovi
ad abbandonar loscisma, i quali in appa-
renza abiurarono l'errore, e Papa s. Gre-
gorio 1 ottenne altrettanto dall'arcive-
scovo. Dall''epistole di questo Papa si ri-
leva che tra' 23 Patrimoni della chiesa
romana [F^.)evavi pure quello di Raven-
na, cioè una massa di beni o possessioni
poste nel suo territorio, amministrate da
un difensore o rettore. Nel 588 o 590 iu
Ravenna si recò il nuovo esarca Roma-
no patrizio, col quale s. Gregorio I paci-
ficò Agilulfo re de'Iongobardi, cessando
la guerra accesa tra loro con danno dei
popoli dell'Esarcato. Morto Romano nel
597, gli successe nel 598 l'esarca Calli -
nico patrizio. Nel 60 i la peste travagliò
grandemente Ravenna; non pertanto l'e-
sarca si portò coU'esercilo in Roma e fece
prigioni la figlia di Agilulfo col marito
Godescalco; ad istanza de'popoli fu le-
vato, e nel 602 ritornò in Ravenna l'e-
sarca Smaragdo e fu coronato; ma pri-
ma del suo arrivo il territorio era stato
saccheggiato da Ariulfo duca di Spoleto,
perciò Smaragdo per liberarsi da ogni
vessazione rinnovò la pace con Agilulfo,
e restituì la figlia col marito e la città di
Parma. Applicato l'esarcaal buon gover-
no dell'Esarcato, cinse di mura Ferrara
e Argenta. Nel 611 fu fatto esarca Le-
migio patrizio, che governò con orgoglio
e volle esigere con vessazioni nuovi tri-
buti, per cui nel 61 5 0616 in un moto
sedizioso fu ucciso dai ravennati insieme
alla moglie ed ai suoi giudici. L'impe-
ratore Eraclio mandò per esarca l'eunu-
co Eleutero patrizio, il quale si ribellò
dichiarandosi re d'Italia, ma fu trucida-
to dalla milizia ravennate nel 619, che
dopo averlo proclamato detestò la fello-
nia. Gli fu sostituito Isacio o Isacco pa-
trizio, che nel 625 trovandosi in Roma
per l'imperatore ratificò l'elezione di Pa-
pa Onorio I per l'invalso abuso. Nel 63o
fu ucciso in Ravenna Tato duca di To-
scana, che l'esarca avea chiamato per u-
nirsì a combattere Ariovaldo re de'lon-
RAV
gobaidi. Eletto nel 64o Papa Severino,
l'impeiatore ricusò di approvarlo prima
che confermasse VEctesi {^.), che in ve-
ce condannò; onde portatosi in Roma l'e-
sarca con Maurizio cartulario governato-
re di Roma, spogliò il Palazzo Latera-
nense e la chiesa di tutti i tesori, e ne fe-
ce 3 parti; una die ai soldati, le altre man-
dò all'imperatore e a Ravenna. Maurizio
istigatore dell'espilazione attaccò briga
con l'esarca, ed operò una rivolta, dal ge-
neral Dono sedata: rimasto Maurizio pri-
gione presso la basilica Liberiana, di là fu
condotto a Cervia, egli fu mozzato ilcapo,
che sur una picca fu portato per le vie di
Ravenna. Dio punì il sacrilego esarca col
fallo morire all'improvviso nel 6^1. Era-
clio surrogò Teodoro I Calliopa patrizio;
questi con s. Martino I Papa sentendo che
Rolari re de'longobardi era divenuto a-
riano, procurarono estinguere l'eresia che
serpeggiava per l'Italia, gli mossero guer-
ra, ma riuscìinfelice per la morte di 7,000
ravennati. Intanto il Papa adunò il ce-
lebre concilio contro il monotelismo, ed
uniformi furono le vedute di Mauro ar-
civescovo di Ravenna; non avendo volu-
to perciò Teodoro I Calliopa opporsi, nel
648 o 649 gli successe Olimpio cubicu-
lario di Costante II, che giunse in Ro-
ma mentre si celebrava il concilio, ma
tentò invano d'imporre al numeroso ve-
nerando consesso, onde osò temeraria-
mente di fare altrettanto sul Papa, e non
riuscendogli, ordinò ad una sua guardia
d'ucciderlo nel momento di ricevere l'Eu-
caristia ; però il rimorso gli fece confes-
sare lutto a s. Martino I, e poco dopo a-
vendo perduto contro i saraceni il fiore
di sue truppe, cessò di vivere. Laonde nel
652 di nuovo fu esarca Teodoro I Cal-
liopa, che per aver s. Martino I (A^.)
condannato il Tipo {f^.) di Costante II,
si recò in Roma con ordine di ucciderlo, e
donando alla chiesa romana 3 calici d'o-
ro; indi imprigionato, il Papa lo mandò
in esilio, facendolo ini barcane alla foce del
Tevere, come dissi nel voi. LIV, p. 2 io,
RAV 2 ri
non a Ravenna, come riferisce Pasolini.
Dipoi con minacele, benché vivesse s. Mar-
tino I, l'esarca obbligò il clero romano a
eleggere il successore. Nel 658 i ravenna-
ti combatterono con vantaggio contro
Grimoaldo I duca di Benevento presso
Forlimpopoli.Divennero esarchi, nel 663
o 666 Gregorio patrizio; nel 669 o 678
Teodoro li patrizio che donò 3 calici d'o-
ro alla chiesa ravennate. Nel 680 s. A-
gatone Papa ottenne dall'imperatore Co-
stantinolll che fosse toltoagli esarchi l'a-
buso di confermare il nuovo Pontefice.
Per morte di Teodoro II nel 685 o 687
gli successe l'esarca Giovanni Platino o
Platone, che imprudentemente venne al-
le mani co'longobardi sulle rive del Pa-
naro, e dovette ritirarsi precipitosamente
a Ravenna, lasciando 8,000 uomini sul
campo. L'imperatore Giustiniano II, non
rispettando il decretato dal genitore, nel
686 per l'elezione di Papa Conone rin-
novò il riprovevole uso che l'esarca di Ra-
venna la ratificasse perchè fosse consa-
grato. Nel 687 per l'elezione del succes-
sores. Sergio I insorsero gli antipapi Teo-
doro, e Pasquale il quale chiamò a Ro-
ma l'esarca per sostenerlo colla promessa
di I 00 libbre d'oro; ma Giovanni veden-
do canonica l'elezione di s. Sergio I, ab-
bandonò Pasquale, però volle dall'eletto
la detta somma ; per cui il Papa per li-
berare la città dalla tempesta che le so-
vrastava, impegnò tutto l'oro della con-
fessione di s. Pietro e saziò l'ingordigia
dell'indegno esarca. Ricusando s. Sergio I
di approvare il concilio Trullo (/^.), Giu-
stiniano li spedì a Roma Zaccaria pro-
tospatario, acciocché conducesse il Papa
in Costantinopoli; ma fu cacciato a forza
da Roma, e questa fu lai.' volta che la
gente italiana si oppose alla potenza de-
gl'imperatori greci in favore de'Papi, co-
me si legge in Muiatori, Script, rer. /-
tal. 1. 1, p. 4i4> ^<^ '" Ciacconio. In vece
narra Pasolini che i soldati di Raveima
avendo cominciato ad essere buoni cri-
sliaui , appena venuti iu cognizione che
9. li RAV
Znccaria con un esercito dovea ioiprigio-
iiar Sergio I,que'clie dimoravano in Ra-
venna e fuori marciarono verso 11 orna, e
avendo trovalo il Papa in mano di Zac-
caria volevano questi ammazzare; ma
Zaccaria raccomandatosi al buon Ponte-
fice, fu da lui difeso e nascosto. I soldati
non si quietarono, e più volte domanda-
rono il protospatario per castigarlo di sua
temerità, ma sempre da s. Sergio I con
amorevoli parole furono tenuti in freno.
Dio punì l'imperatore: Leonzio patrizio
gli tolse impero e vita nel 6c)8. L'esar-
cato di Platino fu anche funestato da un
terribile avvenimento nel 6g6. Era costu-
me in Ravenna che ne'giorni di festa u-
scisse fuori della porta la moltitudine a
diporto, e fra vari drappelli capitanati da
un nobile del rione impegnavasi per gin-
nastico esercizio un combattimento. In u-
na domenica s'ingaggiò silfattamente fra
due parti il conflitto, chel'una fu messa
in fuga a colpi di pietra e taluni rimasero
morti. Nella domenica seguente si riac-
cese più viva la zuffa, e si sguainarono le
spade con numerosa strage dal lato dei
\inli. Finsero questi di volersi riconcilia-
i"e, ma poi a tradimento gli uccisero; non
meno atroce fu la punizione, poiché i tra-
ditori furono passati a fìl di spada e ab-
battute le loro case. Per morte di Plati-
no nel 702 fu fatto esarca Teofilace pa-
trizio e cubiculario dell'unperalore Ab-
simareTiberio, il quale lo incaricò di por-
tarsi dal nuovo Papa Giovanni VI per
ottenere da esso anche con la forza l'ap-
provazione di certo suo aliare. Ma l'eser-
cito italiano che poco prima avea difeso
s. Sergio I, cacciando ignominiosamente
da Roma Zaccaria protospatario e capi-
tano delle guardie imperiali, colla stessa
energia si oppose all'esarca e in modo ta-
le, che se il Papa a favor di lui non si fos-
se caldamente interposto, 1' avrebbero i
soldati certamente ucciso, come raccon-
ta Paolo Diacono, De gest. Longobard.
lib. 6, e. 26. Quindi osserva l'annalista
Baronie, anno 7or,n.°io,che la provvi-
R AV
denza divina, propizia a'Ponleficl roma-
ni, si manilestava in favor loro in tal gui-
sa, che quando contro di essi insorgeva-
no gl'imperatori, allora i soldati italiani
ai medesimi si ribellavano, volendo piut-
tosto soffrire i maggiori pericoli per la
salvezza de'Papi, che lasciar questi senza
difesa nelle mani de'greci. Da questo tem-
po pertanto cominciò a mancarla forza
negli esarchi di Ravenna, ed accrescersi
quella de'Papi, pe'quali la truppa si di-
chiarava, ammirandoli veri padri de'po-
poli e difensori contro i longobardi, sen-
za che perciò gli stessi Papi si abusassero
di questo favore militare, che anzi sem-
pre si opposero alla vendetta contro gli
esarchi. L'arcivescovo Felice consagrato
in Roma da Papa Costantino , sebbene
scismatico occulto, per timore fece la Pro-
missione di fede (f^.), e giurò ubbidien-
za al Papa; però tornato in Ravenna in-
dusse il popolo a negare ubbidienza alla
chiesa romana. Allora Costantino am-
moni i ravennati, ma essi lo disprczza-
rono perchè l'arcivescovo era amico del
re de'Iongobardi. Di tutto il Papa diede
parte a Giustiniano II, che esasperato pei
voti poco favorevoli de' ravennati duran-
te la sua deposizione, comandò a Teodo-
ro patrizio capitano generale dell'arma-
ta (altri dicono Giovanni governatore di
Sicilia, ovvero questi si unì ai capitano)
che si recasse a Ravenna: giunto che vi
fu pose in fuga i partigiani di Felice ve-
nuti dalle circonvicine città per difender-
lo, cioè da Cervia, Comacchio, Cesena,
Imola, Forlimpopoli e principalmente
da Faenza, avendo inoltre col Po riem-
pito maggiormente la Padusa d'acque
per accrescere fortezza alla città: Rossi e
altri dicono che i ravennati furono ca-
gione della rovina di loro patria. Impe-
rocché Teodoro nel 709 radunò dal ve-
neto tutte le navi e con esse strinse Ra-
venna, ben presto se ne impadronì e la
mise a sacco ed a fuoco : trovati i fautori
dell'arcivescovo, alcuni ne uccise, altri
conGioannicio riputato il cittadino più
RAV
illustre di Ravenna rilegò, e molti a Co-
stantinopoli condusse con Felice, il qua-
le rilegalo a Ponto fu fatto pure accecare.
Tanti e tali furono i gravi danni patiti
dalla città e dai cittadini, che il Papa ne
restò inconsolabile. Morto l'esarca nel
709, nel 7 IO gli successe Giovanni Rizo-
cupo patrizio, che traversando Roma die
iniquo saggio di se, decapitando 3 uffi-
ziali palatini del Papa, onde trovò furenti
i ravennati e stretti in alleanza colle al-
tre città dell'Esarcato per tenerlo in fre-
no ; a cui avendo voluto resistere e pel
suo tirannico governo fu ucciso fra'tor-
uienli dai ravennati, restando Italia per
quasi 3 anni senza esarca; finché circa il
712 venne eletto l'eunuco Eutichio pa-
trizio, che per farsi la potenza de'longo-
bardi sempre maggiore, potè a stento fa-
re rispettare in Roma 1' elezione d' un
nuovo duca. Fu rivocato dall'imperato-
re Anastasio II, che gli sostituì nel 713
Scolastico patrizio. Feroaldo o Faroal-
do 11 duca di Spoleto, fingendo di an-
dare a Pavia da Liutprando re de' lon-
gobardi, per sorpresa occupò il castello
e porlo di Classe, ciò che saputosi dal re,
gli ordinò di abbandonarlo ; ma dopo
pochi anni, a motivo delle fazioni che la-
ceravano Ravenna, essendo stata esiliata
la maggior parte della nobiltà, Liutpran-
do s'impadronì di Classe, indi a mezzo
del nipote Ildebrando e di Perandeo du-
ca di Vicenza, nel 718 stretta d'assedio
Ravenna l'occupò, favorito dalle discor-
die de'nobili malcontenti dell'imperato-
re greco. L'esarca si salvò colla fuga, in-
vocando l'aiuto di Orso doge di Vene-
zia, il quale aderì per le vive preghiere
di Papa s. Gregorio II: qui gl'istorici so-
no in conflitto, chiamando alcuni Paolo
patrizio esarca, mentre altri protraggono
il suo esarcato al 723 o 727, riportando
l'espugnazionedi Ravenna al 725. Adun-
que l'esarca assalì Piavenua per terra e
il doge per acqua, di noltee sull'aibeg-
giare. 1 longobardi accortisi delle venete
navi vicine alle mura e che i veneziani a-
RAV 2i3
veanoscalato,si opposero gagliardamen-
te, quando accorso Paolo coll'esercito e
rolla la porta dalla parte del mare, en-
trò nella città ad onta degli sforzi de'lon-
gobardi, che furono disfatti dai venezia-
ni e dai ravennati. Perandeo fuggì nella
Pineta, Ildebrando fu fatto prigione. Pla-
tina attribuisce a Liutprando stesso l'oc-
cupazione di Ravenna dopo lungo asse-
dio, che la saccheggiasse, trasportando a
Pavia molti ornamenti e la statua Regi-
sole. Frattanto Leone III l'Isaurico im-
pelatole greco dichiarò guerra alle sagre
Iininagini (/^.), sostenne l'eresia degl'/-
conoclasti {f^.) , perseguitò la leligione
cattolica e comandò a Maurizio o Marino
duca di Roma di far perire il Papa : que-
st'ordine Marino partecipò al duca fìasi-
lio, al cartulario Giordano ed a Giovan-
ni Lurione. Morto inopinatamente Ma-
rino, l'iniquo imperatore commise all'e-
sarca Paolo di uccidere s. Gregorio II
{^•)- Saputosi ciò dai soldati ravennati,
dell'Esarcato e della PtntapoU (/^.) mar-
chiana, tutti protestarono di morire per
la fede cattolica, ed esortarono il Papa a
eleggere un nuovo imperatore in Italia.
Non acconsentendovi il Papa , nella lu-
singa che l'imperatore per le sue esorta-
zioni rientrasse nel buon sentiero, in Ra-
venna seguirono gravi tumulti, alcuni po-
chi aderendo all'imperatore, altri al Pon-
tefice ; venuti alle armi , Paolo volendo
resistere restò morto nel 7 2 7, e gli fu sur-
rogato nuovamente 1' esarca Eutichio.
Questi, secondo alcuni storici, fu quello
che dai longobardi colla flotta veneta ri-
cuperò Ravenna, Classe e Cesarea, con
grande strage de' nemici. Il gravissimo
argomento che ho indicato e che vado a
tratteggiare, siccome con diffusione l'ho
descritto in tutti i moltissimi articoli a-
naloghi alla Sovranità Pontifìcia {F.) su
tulli i luoghi àeW Esarcato, a questo, a
c|utlio di s. Gregorio II, a Costantino-
poli, a Longobardi eò a\lr\ s'ìtmh mi ri-
inetto. Avendo s. Gregorio II esaurito
luUc le vie di paterne esortazioni all'era-
2i4 RAV
pio Leone HI imperatore, che avendo più
Tolle e scopertamente insidiato alla sua
vita, persisteva nel perseguitare crudel-
mente il culto delle sacre immagini eia
chiesa cattolica con un complesso d'ini-
quità,eopprimeva in tanti modi gl'italia-
ni, e vedendo l'esarca Eulichio collegarsi
coi longobardi, le armi de'quali unite al-
le greche vessavano i popoli àeW Esar-
cato e della Pentapoli (di cui parlai an-
cora nel voi. II, p. ^5, e perchè delta De-
capoli),dì cui prese paterna e zelante di-
fesa, come molti di essi presero le armi
per sostenerlo, volle prendervi energico
rimedio. Quindi s. Gregorio II, invocato
il patrocinio di jFrtì!«cia(/^.),dopo il 726
e verso il 780 scomunicò solennemente
l'eretico Leone III,eassolvette i sudditi i-
taliani dal Giuramento (F.); laonde ri-
bellatasi l'Italia al giogo greco, molte cit-
tà si eressero in signorie priva te, al tre non
avendo forze per sostenere allora la pro-
pria libertà, si assoggettarono ai longo-
bardi, e Roma col suoducatochedagran
tempo avea sperimentato l'efficace prote-
zione de'Papi, spontaneamente acclama-
rono sovrano s. Gregorio li e la chiesa
lomana con giuramento di fedeltà: cos\
in quel gran Pontefice ebbe più stabile
origine il dominio temporale. Marciaro-
no su Roma con poderose squadre Liut-
prando ed Eutichio; ma s. Gregorio II
seppe placare il re e riceverne ossequio,
riconciliandosi col debole esarca, cui al-
l' ombra de' longobardi restò un potere
sprezzato. Nel 74» nell'elezione di Papa
s. Zaccaria terminò la soggezione impo-
sta dalla prepotenza degl'imperatori gre-
ci,di doversi aspettare la loro conferma,
o degli esarchi di Ravenna, onde consa-
grarsi il nuovo Pontefice, come fu l'ul-
timo Papa greco, se Alessandro V non si
considera per tale, della qual nazione il
favore e l'influenza degli esarchi avea fat-
to salire al trono pontificale non pochi
soggetti, poicliij dal 685 al 741 fra io Pa-
pi solo s. Gregorio li non fu greco 00-
rientale. /^. Grecia, ove toccai delle a-
RAV
stuzie de'greci, colie quali procuravano
che fossero i cardinali di loro nazione per
dominar la chiesa romana. Ne' voi. XXII,
p. 77, LII, p. 2 I e altrove narrai, come
Liutprando vagheggiando il dominio di
Ravenna, nel 74^ vi pose l'assedio, anga-
riando l'Esarcato eia Pentapoli sua pro-
vincia, per cui Eutichio e Giovanni 5."
arcivescovo di Ravenna su[)i)licarono s.
Zaccaria a interporre col re la sua auto-
revole mediazione. 11 Papa per amore
verso que'popoli non curati dagl'impe-
ratori orientali, li prese sotto la protezio-
ne e difesa della s. Sede, egli esaudì re-
candosi a Pavia: dissi pure come passan-
do per Ravenna vi fu festeggiato, cele-
brando in s. Apollinare di Classe, e che
tutto ottenne da Liutprando, insieme alla
restituzione degl'invasi territorii raven-
nati; onde Costantino IV Copronimo im-
peratore, per gratitudine di quanto avea
operato per la conservazione dell'Esar-
cato,gli concesse le richieste masse di Nin -
fa e Norma (^.). Notai inoltre che dopo
essersi l'Esarcato posto sotto la protezio-
ne de'Papi, successivamente ne sperimen-
tò que'beneflci effetti che dichiarai. Nel
748 Ravenna fu travagliata dal terremo-
to che fece cadere la chiesa di s. Pietro
iu Classe e il musaico in s. Martino, ed
ancora da un certo greco che con arma-
ta navale venne ad espugnarla; ma vinto
da' ravennati, questi per memoria cele-
brarono anniversari per la vittoria. Non
potendo i longobardi di(nenticare la loro
costante ansietà di occupare R.avenna ,
divenuto il nome greco vieppiù odioso e
la forza longobarda più che mai prepon-
derante, il le Astolfo nel 752 l'assediò, e
dopo lunghi e sanguinosi combattimenti
gli riuscì occuparla, fuggendo vergogno-
samente in Napoli e poi in Grecia l'esar-
ca Eulichio, terminando con lui la di-
gnità degli esarchi greci e il principato e
la dominazione dell'Esarcato negl'impe-
ratori greci. Poiché la caduta di Raven-
na trasse seco quella di tutte le altre cit-
tà dell'Esarcato, dichiarando Astolfo Ra-
RAV
venna capo e metropoli del regno dei
longobardi, al riferire di Rossi.
L' insaziabile Astolfo di ciò non con-
tento, devastò il territorio di Roma, la
minacciò dell'estremo eccidio ed intimò
al popolo un annuo personale tributo ,
infrangendo i patti e la pace convenuta
con Papa Stefano II detto III, ne' quali
era compresa la restituzione delle terre
e patrinooni della chiesa romana posti
nell'Esarcato. Allora il Papa credette mi-
glior partito, come narrai a Francu, E-
SARCATO e relativi articoli, di fare usodel-
la forza. Si rivolse prima a Costantino
Copronimo per la repressione dell'orgo-
glioso Astolfo ; ma quel principe impe-
gnatonelle querele religiose e nel distrug-
gere il culto delle s. immagini fece il sor-
do; quindi sì portò in Francia nel ySS a
domandare aiuto dal re Pipino, per sot-
trarre dal dominio longobardo l'Esarca-
to, ch'era sotto la protezione della s. Se-
de e gli altri suoi diretti dominii. Accol-
to il Papa magnificamente da Pipinoe da
tutta la reale famiglia con pubblici segni
di edificante venerazione, si convenne,
che ricuperato colle armi de'frauchi l'E-
sarcato, in ampliazione del principato del-
la chiesa romana a questa si donasse, co-
me quella che da tanti anni ne avea as-
sunto la tutela e la difesa, e tanto si e-
ra ripetutamente affaticata per salvarlo
dalla straniera ingordigia, onde per de-
dizione i popoli riconoscevano ne' Papi
anche i loro duci e protettori. Calato Pi-
pino due volte in Italia nel ySSenel 'j55
con formidabile esercito, in Pavia obbli-
gò Astolfo a sgombrare l' Esarcato , la
Pentapoli e gli altri dominii della s. Se-
de ; quindi con amplissimo diploma ed
eroica munificenza confermò e donò il
dominio assoluto di tali provincie e luo-
ghi alia medesima chiesa romana, cui ce-
de il diritto di conquista, facendone por-
re il diploma e le chiavi, insieme aquel-
le di Ravenna, come rimarca Rinaldi, sul-
la tomba di s. Pietro (f^.), in signuni ve'
Il et perpetui dominii, dall' abbate Fui-
RAV 3i5
drado che l'avea prese nelle città, e dai
primari cittadini deirEsarcato,Pentapo-
li e altri luoghi, massiraedi Ravenna, in-
chinando i popoli unanimi la fronte in
conferma delle loro dedizioni. Il raven-
nate Sergio arcivescovo di Ravenna, a-
vendo parteggialo per Astolfo, fu tratto
a Roma prigione e dovè subire un rigo-
roso processo di deposizione, ma poi tor-
nò alla sua sede. In vece riporta Rossi che
nel seguente pontificato di s. Paolo I fu
accusato Sergio da' suoi emuli che fosse
coniugato prima d'essere arcivescovo, per
cui il Papa lo chiamò in Roma e tratten-
ne in tulio il tempo del suo regno : pa-
re meglio ritenere che soltanto lo ripri-
stinasse nel 7^9 circa, onde fabbricò la
magnifica chiesa di s. Nicola di Mirata
Fincis, in ringraziamento del patrocinio
che avea implorato nella sua disgrazia.
Fino dunque da Stefano II detto III i
Papi esercitarono la piena amministra-
zione e il dominio assoluto delle cose ci-
vili sì in Roma, che nell'Esarcato di Ra-
venna, soltanto impeditogli per qualche
tempo per le ribellioni de'popoli, perle
divisioni delle fazioni e tirannia de' loro
capi, e per le prepoteuli usurpazioni del-
le occupazioni straniere, come dicono Pa-
gi, in Crilic. Baron. all'anno 755; To-
inassìni , Develer. et nov, Eccl. disc. t.
3, lib. I, cap. ig-fJnastas. Bill. t. 4> "•
2 1 e 2 2; Borgia, Memorie di Benevento
t. I, p. i6 e seg. ; Cenni, Orsi, Gretsero,
De Marca ed altri gravi scrittori. Stefa-
no II detto III dopo avere ricevuto la re-
stituzione de' suddetti dominii, spedì to-
sto al reggimento de'medesimi i suoi mi-
nistri con titolo di giudici e di conti, co-
me si legge nelle Epist. 02 e 54 del Cod.
Carolin.y senza che Pipinoe Carlo Magno
suo figlio e altri loro successori preten-
dessero d'avervi più diritto alcuno; cosic-
ché avendo poi desiderato Carlo Magno
di avere alcuni musaici, pitture e marmi
del palazzo regio di Ravenna, ne fece ri-
chiesta al padrone legittimo Adriano f,
dal quale generosamente ottenne quanto
I
2i6 RAV
bramava, lo che si apprende daW'Epist.
67 del citalo codice Carolino. Indi Ste-
fano II detto III concesse r amministra-
zione e commise il governo di Ravenna
all'arcivescovo ed al senato composto dei
3 tribuni della città , che si eleggevano
dal general consiglio di Ravenna , onde
gli arcivescovi poco dopo assunsero il ti-
tolo di esarcbi e con questo si sottoscris-
serOj per conservare colla speciosità del
titolo la memoria dell' antico splendo) e,
come afferma Sigonio, De regno Ital. al-
l'anno 755. Allo strepito delle vittorie di
•Pipino e del possesso sovrano de'Papi del-
l'Esarcato, si risvegliarono i greci, i qua-
li dopo aver perduto queste provincie e
lasciatele alla discrezione de' longobardi
senza prendersene più pensiero, sotten*
Irando nelle paterne cure di patroni! Pa-
pi, credevano ora di raccogliere colle ma-
ni alla cintola il frullo de'lrionfì di rePi-
[)ino e di tornarne in possesso. Spedi per-
tiinto Costantino Copronimo suoi messi
li Pipino ripetendo queste provincie , ed
offrendo per esse oro e argento ; ma ne
ebbe in risposta dal magnanimo e reli-
gioso principe che per nessuna ragione
avrebbe permesso che quelle città fosse-
ro alienale dal diritto della chiesa roma-
na, giacche non per altro fine avea egli
intraprese le spedizioni d'Italia. Secondo
il diritto delle genti esposto da Grozio, De
J. D. et P. lib. 3, cap. 6, n.° 8, le cose
tolte ai nemici non possono ripetersi da
coloro che n'erano per innanzi padroni e
possessori , e l'aveano poi perdute. Per
attestalo di Dionigi d'Alicarnasso, //«ft^.
vom. lib. 8 , questo diritto era compro-
vato e confermato con l'uso di tutte le
genti greche e barbare. Il re Astolfo per-
secutore della Chiesa mori a caccia per-
cosso dal fulmine, e Stefano II detto III
contribuì che nel 7 56 gli succedesse Desi-
derio, il quale nondimeno ritenne alcuni
dominii della s. Sede non ancora resliluili
dai longobardi; per lo che Papa s. Pao-
lo 1 ne fece gravi doglianze a re Pipino. A-
vcndo l'ingrato Dcaidcrio assalito i'Esar-
RA V
cato,e preso a forza Faenza e Comacchio,
l'arcivescovo di Ravenna Leone ed i tre
tribuni ne diedero parte a Papa Stefano
III detto 1 V, il quale, e poco dopo il suc-
cessore Adriano I, ricorrendo alle armi di
Carlo Magno, questo assediò nel 7 7 3 De -
siderio in Pavia e lo fece prigione, dando
termine al regno dei longobardi, liberan-
do dalla loro tirannide Roma e l'Italia.
Carlo Magno avendo così liberato l'Esar-
cato, neconfermòalla s. Sede il dominio e
maggiormente l'accrebbe con donazioni
di altri stali. Allora fu che la provincia di
Ravenna, lascialo l'antico nome di Esar-
calo, per essere divenuta provincia roma-
na prese il nome di Provincia Romana
che poi cor\-o[lairìen\.e Romagna fu detta;
dicendo Tonduzzi essere errore chiamar-
la RomancUola, perchè Carlo Magno la
chiamò col nome composto da Roma e
dal suo titolo Magno, Romagna. L'arci-
vescovo Leone fu ili." che governò Ra-
venna dal 770 al 777 col titolo di esarca.
Quanto tempo poi ritenessero gli arci-
vescovi l'investitura del dominio ovvero
ramminislrazione di Ravenna e suo Esar-
cato o provincia Romana pei Papi, è af-
fatto incerto. Sembra che l'andassero per-
dendo a misura che le città della provin-
cia andarono ponendosi in libertà con mu-
nicipale reggimento, come fece Ravenna;
cioè quando travagliate le spiuggie adria-
tiche dalle incursioni de'saraceni, si crea-
l'ono consoli, pretori e senatori a vita. A-
vendo Adriano I nel 781 unto re d'Ita-
lia Pipino figlio di Carlo Magno, si vuo-
le che col consenso del Papa stabilisse la
sua corte in Ravenna, dichiarandola sua
reggia e capo del regno italico. Nel 798
Ravenna fu onorala dalla presenza di Lo-
dovico I e Pipino re d'I lalia figli di Car-
lo Magno, che vi celebrarono il s. Nata-
le. Neir8oo recandosi a Roma Carlo Ma-
gno passò per Ravenna, indis. Leone III
Papa lo proclamò e coronò imperatore,
rinnovando in lui l'impero d' occidente.
Ripassando per Ravenna , col conseuM)
del Papa la privò di altre cose preziose :
RAV
nondimeno confermò agliosliari o sagri-
si! della cattedrale il possesso della basi-
lica di s. Pietro in Armentario, ordinan-
do alle chiese suffraganee di riceverli o-
norevoimente quando vi si recassero , e
compresa Rimini; ma a questo articolo ho
avverti lo, che se gli arcivescovi di Raven-
na la considerarono loro suffraganea, non
Io divenne che solto Papa Clemente V III.
ÌN'eirSoDs. Leone III rilornandoaRoma
dal secondo suo viaggio di Francia, fu di
passaggio per Ravenna: donòalla chiesa di
s. Apollinare di Classe ricchissime suppel-
lettili, e poi da Roma inviò artefici per ri-
farne il letto. Poco dopo nella provincia
essendo già corrotta nel linguaggio dome-
stico la lingua latina, s'introdusse la volga-
re.Morto Carlo Magno nell'S 1 4, tra'lega-
li lasciò alla chiesa ravennate una tavola
d'argentoov'era efiigiata la citlà di Roma.
Stefano IV detto V nel portarsi in Francia
passò per Ravenna nell'S 16, celebrò so-
lennemente nella cattedrale e vi si tratten-
ne 3 giorni, ben ricevuto dall'arcivesco-
vo Marino : Fedone dice che il Pajia nel
ritorno in Roma fu a Ravenna e coll'ar-
ci vescovo si baciarono. Lo splendore e fa-
sto di Ravenna incominciò a diminuire,
non più sede di principi,e perla crescen-
te potenza de' Papi e di Venezia divenu-
ta emporio del commercio. Bernardo re
d' Italia spesse volte si trattenne in Ra-
venna. I saraceni ueir846,saccheggiaro-
no il litorale sino a Ravenna, e spoglia-
rono la basilica di Classe de' suoi orna-
menti. Sì vuole che Papa s. Leone IV
neir853 si fermasse alcuni giorni in Ra-
venna, con l'imperatore Lodovico II. ÌN'el-
1866 nel monastero di Classe fu allog-
giato r imperatore Lodovico II , che di
passaggio era tornato in Ravenna, quin-
di tolse ai ravennati Comacchio e lo do-
nò a Ottone Estense. Portandosi in Ro-
ma per farsi coronare imperatore Carlo
III il Grosso, neir88o fu ad incontrarlo
in Ravenna Papa Giovanni Vili, ed am-
bedue vi tornarono nell'SSi per tratta-
re alcuni interessi. Qualche anno dopo
RAV 217
occupò Ravenna Guido III duca di Spo-
leto. NeirSgS, a motivo della fazione di
Sergio, Papa Giovanni IX si ritirò in Ra-
venna. Martino degli Onesti governò la
città col titolo di duca dal 920 al 924:
sua figlia Englatara ottenne dal Papa il
ducalo di Romagna , e soleva risiedere
nel castello di Mutiliana. Berengario I
re d'Italia regnò in Ravenna nel 924,6
ne fu poi caccialo dall'imperatore Otto-
ne I, perchè la travagliava e proteggeva
gli usurpatori de'beni ecclesiastici, come
nota il Tonduzzi, Hist. di Faenza. Yev-
so il 92S i ravennati portarono le armi
contro gl'imolesi e ne devastarono le cam-
pagne, ma furono disfatti con gravi per-
dite, e lo leggo in Alberghetti , Storia
d'Imola, t. I, p. 69. Adalberto re d'Ita-
lia vi stabili la principal sede del regno
nel 955. Vi fu di passaggio nel 961 Ot-
tone 1 che andava a ricevere la corona
dal Papa; indi nel 966 per Pasqua (al-
tri dicono nel 97 1 ) vi si trovò con Papa
Giovanni XIII, al quale reslitn"i la città
e molte altre terre cheavea usurpato Be-
rengario Il re d' Italia, da dove 1' avea
cacciato colle armi ; nondimeno Ottone
I sembra che continuasse ad esercitare
qualche giurisdizione su Ravenna, poi»
che vi eresse un magniGco palazzo. Pri-
ma di questo tempo e nel 968 circa pas-
sò per Ravenna s. Stefano I re d' Un-
gheria, il quale ad insinuazione di s. Ge-
rardo vescovo di Chonad o Csauad che
lo accompagnava, splendidamente edifì-.
co la chiesa e monastero di s. Pietro ia
Vincoli, distante dalla città 8 miglia, ac-
ciocché in essa i monaci benedettini, cut
ne fece dono, ospitassero que' pellegrini
ungheresi che per avventura vi passasr
sero. SlabiFi inoltre 1' annuo assegno di
25 marche d' argento dalla real sua ca-
mera, tutto decretando con diploma che
poi confermò Bela IV. ÌVegli ultimi tem-
pi la chiesa fa demolila , ed il monaste-
ro e beni gli acquistarono de'particolari.
Osserva Pasolini che l'imperatore Ottone
I riformò il governo delle citlà, costituen^
2i8 RAV
dovi magistrali col titolo di conti, dipen-
denti dall'impero: il lerritorio governa-
to da loro si chiamò contado e gli abi-
tanti conladini. Papa Benedetto VII si
recò qui nel 980; nell'anno seguente vi
fu Ottone il imperatore; nel ggS vi si
recò r altro imperatore Ottone III, che
visitò s. Komualdo e per la riforma del
monastero di Classe questo a lui alTidò;
tornò in Ravenna nel 998 ed abitò nel
monastero per tutta la quaresima. L'im-
peratore Enrico II nel io 17 affidò il go-
verno e dominio della provincia di Ro-
magna all'arcivescovo Arnoldo suo fra-
tello e successori, col titolodi legato im-
periale, sebbene l'imperatore fosse in pa-
ce colla s. Sede, essendo slato coronato
da Benedetto Vili. Solevano gl'impera-
tori donare e concedere anche ciò che lo-
ro non apparteneva, e spesso colla legge
del più forte s'impadronivano degli altrui
dominii, ponendo ad atto le loro preten-
sioni sopra dominii per lo più considerati
come feudi dell'impero. Altrettanto fece
1 imperatore Enrico III nel io63 con Tar-
ci vescovo Enrico. Tranne queste domina-
zioni, Ravenna si governò a modo di re-
pubblica. Narra Alberghetti che nel i 1 3o
cessò un'invecchiata inimicizia fra' bolo-
gnesi e i ravennati, che a danno d'Imola si
giurarono vicendevole assistenza, e l'at-
tnccarononeli i3iecon più vigore nel se-
guente anno pel rinforzo avuto dai ferra -
resi;ma gl'imolesi uniti a'faenlini respin-
sero i nemici, che provarono notabile dan-
no. Federico I imperatore reduce neh 177
da Venezia fu alloggiato splendidamente
da Pietro Traversari. Margardo governò
in Ravenna col titolo di duca neh 195, e
\i fu confermato dall'imperatore Enrico
VI occupatoredi non pochidominii del-
la chiesa romana. V^euuto l'imperatore a
morte neh 197, con quel testamento che
riporta Rinaldi a detto anno n." 9, or-
dinò che si reintegrasse il Papa dell'oc-
cupato, tranne Medicina e Argelata , le
quali col ducato di Ravenna, Bertinoro
e la Marca d'Ancona lasciò a Marcualdo
RAV
suo siniscalco (di cui parlai a Macerata,
Ancona e relativi articoli), espressamen-
te col patto di ricevere detti dominii ia
investitura dal Papa, giurandogli fedeltà
e riconoscendolo per suo signore; che mo-
rendo poi senza eredi ritornino tutti idei-
ti luoghi alla s. Sede. Ma assunto al pon-
tificato Innocenzo IH {f^-) , di alti spi-
riti, e Marcualdo divenuto tiranno, fu dal
Papa scomunicato e cacciato, morendo
poi in Sicilia. L'imperatore Ottone IV,
come aveano praticato tanti suoi prede-
cessori, con diploma del 1209 confermò
alla chiesa romana tutti i suoi dominii e
giurisdizioni sovrane^ inclusivamente al-
la Terra comitissae Mathildis , camita'
tus Berlinorii , Exarcatas Ravennae ,
Pentapolis , cum aliis adjacentìbus ec.
Nota Compagnoni, Reggia Picena, p.86,
che Ottone IV, comeavea praticato nel
io63 Enrico IV, donò alla metropoli di
Ravenna molli beni nella Marca di Ca-
merino.
Nel 12 18 Pietro III Traversari citta-
dino primario di Ravenna ne usurpò il
dominio coi titoli di signore e di duca.
Corre opinione fra gl'istorici che da Ro-
ma si portassero a stabilirsi in Ravenna
i Traversari. Nel 495 Teodoro I, stipite
de'seguenti, fu uno de'generali d'Odoa-
cre, stimato tra'primi guerrieri : fu inol-
tre senatore, patrizio, prefètto di Raven-
na e segretario di Teodorico. Edificò il
castello di Traversara nel territorio ra-
vennate, ora di Bagnaca vallo, chiamato
contado Traversara e sua frazione nella
provincia di Ferrara. Suo figlio Impor-
lunio gli successe nella prefettura. Fiori-
rono iu questa nobilissima famiglia Isnar-
do, amatoda Belisario per la sua prodez-
za. Paolo I meritò pel suo valore la stima
di Carlo Magno; fu nemico acerrimo del-
la celebre famiglia Anastasi e quasi del
tutto la distrusse; fabbricò il castellodet-
to Caslellazzo, ed i 4 suo' f^g'* governa-
rono tutta la provincia pel sovrano Pon-
leflce.. Giovanni 1 i.° arci vescovo di som-
ma pietà e virtù. Piclro 11 del loi i eb-
RA V
be in moglie la guerriera insigne Melil •
de, la quale colle milizie lavennali e vene-
te ricuperò Ferrara. Diversi Traversari
sì distinsero scilo Ottone III imperatore
nelle armi, crescendo nel secolo XI in ric-
chezze e nobiltà, benemeriti di chiese e
monasteii. Guglielmo e Stefano furono
tra'piìi celebri capitani di Enrico V im-
peratore. Guido fu capitano di Lotario
11 imperatore e de' veneti, saccheggiando
coi ravennati Imola. Nel i 1 5o Guglielmo
si rese famoso nella sanguinosa zuffa coi
faentini. Nel iiyi Pietro HI contribuì
alla pace de'ravennati, bolognesi e forli-
vesi ed altri collegati, coi faentini. Per con-
trasti di eredità nel 11791 beni de' Tra-
versari patirono gravi danni: nel i i(.)4
per le loro ragguardevoli aderenze per tut-
ta Romagna con Pietro III disponevano
quasi asiiolutameute della città di Ra>
venna. Pietro 111 nelii88 fu pretore e
nel I 197 fu creato podestà ; nel 1202 i
ravennati coi forlivesi corabalterono coi
cesenati che fecero prigioniero Pietro, ri»
lasciandolo per la pace onde Cervia fu re-
stituita a Ravenna. Nel 1 2 1 5 si aumenta-
rono nelle città romagnole le guerre ci vili
e particolarmente in Ravenna, perchè go-
vernandosi le città d'Italia come repub-
bliche, ardevano i cittadini d'invidia e
d'ambizione. Agitati da queste passioni
Pietro III e Ubertino Carrai io combat-
tendo fra loro divisero la città in due fa-
zioni; indarno l'arcivescovo Ubaldo ten-
tò pacificarli. Guerreggiando Pietro 111
per alcune possessioni col conte Ruggie-
ro Guerra, fu fatto da Ubertino prigio-
ne e perde Carpinetto e alcuni castelli ,
indi sposò la sorella dell'emulo Ruggiero.
Finalmente Pietro III a'2 ottobre 1318
memorato co'suoi aderenti occupò il do-
minio della patria , sottraendolo alla s.
Sede e intitolandosi duca. Cacciò da Ra-
venna le fazioni de' Mainardi, di Uber-
tino e di Guido Deusdeo. Ubertino col-
r aiuto del conte Ruggiero prese il ca-
stello di Bertinoro, die il guasto al terri-
torio ravennate e atterrò le case dei Rlai-
RAV 219
nardi. Nel 1 120 si fece Pietro III di nuo-
vo podestà di Ravenna, indi fu ucciso U-
golino conte di Romagna, cui Federico
Il imperatore surrogò Goffredo Blande-
rau, il quale non trovando l'uccisore del
predecessore, multò la città di 1700 lire.
Pietro HI fu anche generale dell'impe-
ratore, e bramoso di acquistar gloria nel-
le crociate di Palestina , vi si portò coi
primi capitani ravennati , che diportan-
dosi valorosamente vennero acclamati
prodi difensori della fede. Nel 1220 mo-
rì Pietro IH e fu sepolto con pompa du-
cale in s. Gìo. Battista , denominato il
magnanimo, l'intraprendente e di gran
virtù; le sue figlie sposarono i re di Bre-
tagna, d'Ungheria e d'Aragona. Il figlio
Paolo IV fu investito dall' arcivescovo
Simeone in nome di sua chiesa del do-
minio di Ravenna con titolo di duca ; eoa
altri ravennati si portòa Verona alla die-
ta imperiale. Pacificò i concittadini eoa
x\ncona e fece tregua coi fientini che de-
vastavano il territorio. Nel 1229 la re-
pubblica di Ravenna lo creò suo procu-
ratore e lo destinò fra'principali al con-
siglio di Rimini per le questioni co' pe-
saresi. Neil 23 I fu discussa la causa tra
la metropolitana e la repubblica d' Osi-
nio per la demolizione di Ubaldo e Mon-
te Cerno, castelli del territorio osimano,
pretesi dalla chiesa raveiuiate. Paolo IV
ebbe in moglie Andronica figlia dell'im-
peratore greco, e nel 1287 segnò la pace
co'bologuesi; si dichiarò pel Papa Gre-
gorio IX contro Federico 11 che combat-
tè valorosamente. Ad istanza degli Ac-
carisi nel 1288 cacciò da Faenza i poten-
ti Manfredi; volle dominarla, ma gli fu
tolta dai bolognesi con strage dei suoi.
Con questi pacificatosi, nel 1289 espulse
da Ravenna il magistrato imperiale , e
con ciò la città divenne G«e//à(^.), os-
sia del partito pontificio , avendola for-
nita di buona guarnigione i veneziani ,
come leggo in liijjaldi. Unitosi il Tra-
versari col legalo pontificio, coi veneti e
con Aizod'Este contro l'imperatore, as-
220 R A V
salita Ferrara, il governo fu consegnato
ad Azzo nel 19.40. Ripatrialo Paolo IV
morì e con regia magnificenza fu sepol-
to nella chiesa della Rotonda : con lui
terminò il dominio su R.aveinia de'Tra-
versali. Federico il ne proilltò, assediò
Ravenna e pei molti suoi partigiani Ghi-
bellini (f'^-) che vi avea, l'ebbe in 3 gior-
ni a' 1 5 agosto 1240 : esiliò l'arcivescovo
Federico, rovinò molte castella dell'arci-
vescovato, atterrò i palazzi del defunto
qual capode'guelfl e col materiale vi fab-
bricò la torre del palazzo, non la pub-
blica come pretesero altri; lasciando nel-
la città per suo vicario Righetto Fandol-
fiiioda Vicenza, che governò sino al 1248,
in cui il cardinal Ubaldini legato di Pa-
pa Innocenzo IV con l'aiuto de' raven-
nati e altri la ricuperò alla s. Sede in
uno al resto di Romagna, liicuperata
Ravenna dai Papi, la possederono diret-
tamente per qualche tempo, governando-
la in loro nome un ministro pontifìcio col
titolo di conte odi rettore, rilenendo pe-
rò la città una certa qual forma di liber-
tà fino e circa al 1 3oo. Innocenzo I V no-
minò i.° conte di Romagna per la s. Se-
de Ugolino Rossi di Parma. Essendo ri-
patriati i Polentani, già proscritti dai
Traversari loro nemici, e per togliere o-
gni pericolodi ribellione, il cardinale oil
conte mandò in Puglia Paolo e Ayca fi-
gli del morto duca. Di poi Traversana
superstite di sua famiglia del ramo di Pie-
tro 111 sposò Stefano figlio d'Andrea II
re d'Ungheria, ed ebbe per dote l'ampia
e ricchissima eredità. Avanti di progre-
dire iu questi principali cenni storici su
Ravenna, essendo collegati coi Polenta-
ni, che poi lungamente e per 1 40 anni la
dominarono, con l'autorità dell'encomia-
to cav. Spreti, come ho fatto de'Traver-
sari, premetterò alcune notizie.
Ravenna alimentava nel proprio seno
due delle principali e potenti famiglie tra
Iure emule e nemiche, cioè i Traversari
vd i Polentaui, de'quali scrissero Pietro
Fciretli storico ravennate, ed i sullodali
RAV
p. ab. Ginanni negfi Scrittori ravennati,
e conte Fantuzzi ne' Monumenti ravcn-
nati. \\i° de'Polentani che si conosca fu .
Geremia fiorito nel ii 65, Guido del
1192, Pietro podestà di Ravenna nel
1202; Guido lo prese Innocenzo III sot»
lo la sua prolezione , come pure alcuni
feudi concessi ai di lui progenitori daGre-
gorio Papa. Si distinse Chiara figlia di
Geremia per singoiar pietà e per aver nel
i23o fondato il monastero di s. Chiara
di Fiavenna. Un Guido fu pretore a Faen-
za ed a Cesena, ma ghibellino. La fami-
glia principesca de'signori daPoIenta pre-
se il suo nomedal castellodi Polenta non
lungi da Bertinoro ed ora suoappodia-
to nella provincia di Forlì, già molto rag-
guardevole; castello che prima fu della
chiesa ravennate, poi degli abbati di s.
Gio. Evangelista, uno de'quali nel 1290
lo die in feudo ai Polentani originari dal
medesimo. Era antichissimo, fortissimo,
cinto di mura e torri e provveduto di
munizioni, quando nel 1278 lo rovina-
rono i Traversari, dopo averlo preso per
assalto. Dopo qualche tempoi Polentani
rifecero il castello e le fortificazioni, ren-
dendolo piìi nobile e più bello ; ma per
la loro distruzione appena vi è restato
un mucchio di casecon circa 5oo abitan-
ti, in memoria di sua passata grandezza.
I Polentani si fecero strada al supremo
potere colla forza e prepotenza, rovinan-
do e deprimendo le famiglie piìi polenti
e doviziose. 11 primo che tentò questa im-
presa e che appianò la strada alla signo-
ria de' suoi discendenti fu Lamberto o
Guido. Richiamato egli in Ravenna con
tutta la famiglia dal suddetto conte Ugo-
lino, poco dopo il figlio Guido colla ca-
valleria de' Ma la testa daRimini e co'suoi
aderenti cacciò da Ravenna gli antago-
nisti Traversari e loro partitauli ; indi
con eccesso d ingratitudine si rivolse nel
1275 contro il suo benefattore, gli levò
ogni autorità in Ravenna facendosi asso-
luto signore della patria, mentre in Lo-
sanna Rofoldo 1 re de'romaui giurava a
RA V
Papa Gregorio X [f^.) d\ difendere alla
s. Sede r antico Esarcalo di Ravenna e
le altre lene della medesima , come si
ha da due suoi diplomi presso Rinaldi e
altri scrittoli. IlgoveinodiLambertoche
fu tirannico e illegittimo durò circa San-
ili, poiché Papa Nicolò III avendo spe-
llilo in Romagna perchè reggesse tutta
la provincia con titolo di conte il nipote
lUitoldo Orsini , colle sue truppe ricu-
l'eiò la città nel 1279 in compagnia del
rmdinal Latino Frangipane Orsini che
ne prese possesso. Pacificò i Polenlani
cri Traversari, cogli Onesti ed i Sassi,
I rò esiliando Lamberto coi figli : egual-
mente in altre città di Romagna il con-
'-<• pacificò le diverse fazioni, richiaman-
uli esuli. A frenare le ambizioni di go-
1 1 nare, più che le discordie de'guelfi e
ghibellini, per ogni città fu posto un pre-
tcreche trattasse e governasse egualmen-
te tutti i cittadini. Nel 1280 Martino IV
nominò conte di Romagna Giovanni di
Appia francese, di cui parlai a ForÙ.
Guido di Polenta podestà di Ravenna,
guerriero di gran valore e virtù, già pre-
tore di Faenza, ove aiutò i Lamberlazzi
a ricuperarla, dopo aver espulso i Tra-
versari erasi fatto nominare dall' arcive-
scovo viceconte della chiesa ravennate, e
nel 1 28 I per ragione di statosposò Fran-
cesca sua figlia, ch'era la più avvenente
donna de'suoi tempi e perciò di contro-
genio, a Giovanni il Zoppo o lo Scian-
calo detto dogli storici ravennati Lancel-
lotto Malatesta de'signori di Rimini; ma
siccome Lancellottoera defurmee ribut-
tante, e bellissimo il fratello Paolo, i co-
gnati subito perdutamente s'innamoraro-
no con reciproca corrispondenza. Lancel-
Jotlo li sorprese e barbaramente gli uccise
nel settembre del 1283, altri e con diver-
si opinamenti dicono nel 1287 o 1288.
Dante to'suoi divini e commoventi ver-
si rese immortali que' sciagurati, magica-
mente dipingendone l'infelice tìnecon su-
blime pietoso canto; sventure che da ul-
tioiocon tanta maestria furono poste sui-
R A V ri-ii
le scene da Silvio Pellico. Adirali i Po-
lenlani del t ragico avvenimento, mossero
crudelissima guerra a Lancellottoperfar-
ne aspra vendetta : inlerposli i veneziani
riuscì loro di concordare le due possenti
famiglie. Ma di questo tragico fatto, me-
glio è vedere Rimim. Nell'anno 1287 Papa
Onorio IV inviò il conte di Romagna Gu-
glielmo Durante francese, cui poco dopo
Onorio IV sostituì Pietro Colonna roma-
no, e nel 1288 Ermanno Monaldeschi di
Orvieto. A questi nel laSq Nicolò IV die
in successore il rumano StefanoColonna,
il quale si mise incapo di voler la rocca
di Ravenna ch'era in potere de'Polenta-
ni; perciò i ravennati si sollevarono, ira-
prigionandolocon tutta lafamiglia. Quin-
di si moltiplicarono io città le discordie,
fecero alcuni nelle mura della città certe
piccole porte dette Posterie, per ricevere
gli amici e fuggire quando occorresse.
L'irrequieto Guido Polenlani podestà di
Ravenna, dopo avere ribellato la provin-
cia s'impossessò di Forlì e ne fu crealo
pretore. Il Papa saputo l'arresto di Stefa-
no che altri chiamano Pietro (tra' croni-
sti vi è discrepanza sull'epoche di questi
rettori, chiamando il rettore Pietro col-
l 'aggiunto di Stefano e ne aulici pano il go-
verno) scomunicò i Polenlani, e poscia nel
I 2qi nominò contedi Romagna Ildebran-
do Conti Guidi di Bagno vescovo aretino,
il quale indarno si atVaticò perchè fosse-
ro libeiati i prigionieri. Tultavolta i Po-
lenlani pensando meglio ai casi loro, ac-
cettarono i progetti di pace del rettore
Ildebrando, cioè di scarcerare Pielio coi
famigliari edi pagar 3ooo fiorini, venen-
do essi assolti da qualsivoglia pena e cen-
sura, e tutto si eseguì venendo anche pa-
cificati i Traversari coi Polentani. Indi
Ildebrando convocò un congresso pro-
vinciale in Forf), ove tassò la provincia
a contribuir 20,000 fiorini annui pel
mantenimento della necessaria soldate-
sca; inoltre proibì l'eiezioni de' prelori ,
volendo che le città li ricevessero dalla
$. Sede; gli levò la facoltà d'imporre col-
222 RAV
Ielle senza licenza del I*apa: le quali co-
se essendo di pregiudizio alla libertà del-
le citlà, si sciolse il parlainenlo senza ve-
runa conclusione. Spedirono lecillàarn-
bascialori a Nicolò iV , ma non furono
ricevuti, si sollevarono per opera princi-
palmente de'Polentani, non slimando le
censure fulminate dal rettore che riparò
in Cesena. Perciò poco durò la pacifica-
zione Ira'Traversari ed i Polentani, per-
cliè questi distrussero tutto ciò ch'era di
ragione de' loro emuli. Il dello conte o
rettore tornò a pacifi«..rlineli2g4 dopo
la generale assoluzione delle lanciate cen-
sure. Ildebrando nel 1294 per s. Celesti-
no V fu succeduto da Roberto Gernaio,
cui nell'istesso anno Bonifacio Vili sur-
rogò Pietro Gerra arcivescovo di Mon-
reale, che richiamò gli esuli e pose in a-
tnislà i cittadini ch'erano divisi in due fa-
zioni, massime i Traversari coi Polenta-
ni ; si cantò il Te Deiwi nella metropo-
litana e si visitò s. Maria di Porto , in
gran venerazione, per ringraziamento a
Dio. Si convenne che il magistrato di Ra-
venna per due ambasciatori fosse obbli-
gato lai.=> volta incontrare il legato dei-
la provincia in segno di vassallaggio fuo-
ri della città : questa per onorarlo gli
concedè di poter edificare convenevole
palazzo, ed il rettore fece diroccar le torri
di quelli dei conti di Cunio a Porta s. Ma-
mante, e quelle di Guido Polentani pres-
so Porla Ursicina, vietando le erezioni di
altre. Secondo un'altra versione, Pietro
vietando di costruir case ad uso di for-
tezza , concesse facoltà di edificare il pa-
lazzo pubblico, ed un altro per il legato
della provincia, che quando trovavasi in
Ravenna era costretto abitare il palazzo
arcivescovile. Queste paci poco duraro-
no, perchè i Traversari e loro aderenti,
credendosi angariali a confronto de'Po-
lentani , radunate truppe di fuoruscili e
di contadini, assediarono Ravenna e po-
sero presidii in altri luoghi, con intendi-
mento di estirpare i loro avversari e dar
la città in mano de'uemìci di s. Chiesa ;
RAV
laonde Ronifacio Vili nel 129) rimandai
rettore di Uomagnn Guglielmo Durante
divenuto vescovo di Mende, che trovala
la parte guelfa assai indebolita e la ghi-
bellina baldanzosa, mostrandosi a questa
contrario parTi da Ravenna. Gli successe
nel 1296 Massimo da Piperno. Favoren-
do Guglielmo di Polenta assai valoroso i
ghibellini, fu perseguitalo dal vescovo di
Pavia legato della s. Sede, che d'ordine
del Papa rivocò la liberazione del conte
Guido di IMonlefitlco ; per cui Gugliel-
mo co' suoi ravennati si collegò con Fer
rara e Forlì, prese Imola e Castelnuovo
di Calboli : il legato ricuperò Forlì, ma
Guglielmo arditamente glielo tolse coni
diversi castelli. Allora i Polentani cresce-
vano di forze ogni giorno e reggevano pei
primi la repubblica; nondimeno il senato
di Ravenna creava i magistrati che go-
vernavano la città, unitamenleai conso-
li e rettori : però Lamberloe Ostasio Po-
lentani , mutati gli anticlii vocaboli di
rettori, anziani e consoli, que'sei che co-
stituivano il magistrato chiamarono sa-
vi, e lo furono sino a'noslri giorni, in cui
si variarono le magistrature municipali
con uniformi magistrati , che descrissi a
Gonfaloniere , a Pbiorb e relativi arti-
coli. Bonifacio Vili neli3oo fece rettore
di Romagna Carlo d'Angiò, fratello del
re di Francia, acciò imponesse colla sua
autorità ; indi nominò rettore Giovanni
Pagani vescovo di Rieti , che a cagione
del suo mal governo fu rimosso da dello
Papa nel 1 3o2, col nominare conte e ret-
tore Rmaldo Concorreggi vescovo di Vi-
cenza, poi arcivescovo di Ravenna. Es-
sendo stato accordalo ai Polentani ed ai
conti di Cuuio il trasporlo del raccolto
ai loro castelli, ciò che era stato negato a
Pietro Traversari , questi a dispetto del
senato ravennate trasportò i suoi nel ca-
stello di Traversara; del che piccatosi il
senato e ad istigazione de'Polentani, con
mano armala glielo tolse e si crede che
allora fosse diroccato. Bandito Pietro coi
suoi nipoti , vennero iu lai miseria che
RA V
fiii-ono necessilali a procurarsi il villo coU
l'avle del fabbro in Portico di Forlì, per
cui assunsero il cognome Fabri. In questo
teni|K) la casa Pulenlani divennequasi pa-
drona di Ravenna, la quale oltre l'aver
latto podestà a vita Lamberto, il senato
gli concesse con annuo stipendio anche
la pretura, solita accordarsi per sei mesi
ai forastierì. La repubblica i-avennate in-
caricò Lamberto e due savi alla visita dei
piopri castelli, con ordine di presidiarli
e foitifìcarli. Avendo i cesenati eretto un
castello sul lido del mare, Bernal dìuo Po-
lantani pretore di Cervia coi ravennati e
quei del Cesenatico, dicuiBernardiuoeia
conte, lo misero in Gamme. Lamberto cu-
ròil diseccamenlo delle acque del terrilo*
1 io di Ravenna. Cotuacchio si sol trasse da-
gli Estendi e si die al senato di Ravenna,
il cui presidente Lamberto mandò a por-
vi il presidio da Guido figlio d'Oslasio,
che cogli ambasciatori coinaccbiesi giu-
rò fedeltà al senato : ma lEslense subilo
riprese Comacchio, onde il senato accol-
se tutti i nobili fuggili e fece sommini-
strare il villo a quelli che si fermarono
nella città. Successivamente furono ret-
toli o conti di Romagna, nel i3o4 Te-
baldo Busali bresciano per Benedetto XI,
nel I 3o6 il cardinalNapoleone Orsini per
Clemente V , che avea trasferito la re-
sidenza pontificia in Provenza: questo Pa-
pa spedi un interuunzio e un legalo per
ricuperare Ferrara dai veneti , ed i l*o-
lenlaui vi contribuirono : i veneziani nel
i3oc) tenlaronodi riprendere Ferrara ,
che soccorsa dai ravennati, i nemici pa-
tirono grave peidila. Per nuovi rettori
econtiClemeule V nominò nel iSoq Rai-
mondo d'Atlone da Spello, nel 1 3 i o Ro-
berto re di Napoli capoparte de'gueltì, il
quale governò pei seguenti suoi ministri
e vicari : nel i 3 io Niculò Caracciolo na-
poletano, nel.iSi I Gilberto Senlillo ca-
talano, neli3i6 Diego della Ralla spa-
gnuolo coi titoli di conte e rettore , nel
i3i6 Anfnso. Sotto il vicario Senlillo
gravi tumulli insorsero tra'guelfi e ghi-
RAV 223
bellini, coirendo voce die V imperatore
Enrico VII nel i3i2 voleva transitare
per Romagna e pollarsi a Roma per far-
si coronare, avendo in animo di riacqui-
stare 1' aulica giurisdizione in Italia. La
provincia e il pubblico di Ravenna per
mostrarsi ben affetta a re Roberto, offrì
buon numero di fanti e cavalli. Neli3i4
Oslasio e Bandino Polenlaui, essendo il
i.° capitano , 1' altro podestà di Cesena,
dierono principio al porto del Cesenati-
co. Lamberto e Bernardino Polenlani
s' impadronirono di Faenza , sorpresero
Forlì e Cesena. Papa Giovanni XX 11 da
Avignone deputò conte erettore di Ro-
magnaRaniero di Zaccaria orvielano,che
fu per alloia l'ultimo, essendo termina-
to ancora il governo del redi Napoli, per
cui il Papa mandò per legato di Roma-
gna il cardinal Castroluce.
Lamberto Polentani figlio diGuidodet-
to il /1/j«orp_, essendo slato nel i3oo di-
chiarato podestà perpetuo della patria per
la sua potenza, talento e virtù, cominciò
a scemarsi l'autorità che i rettori della
provincia avevano in Ravenna. Morì nel
i3i6, e il nipote Oslasio I si fece pro-
clamar principe e signore di Ravenna,
non che vicario della s. Sede, nel i3i8
dopo aver caccialo l'ultimo conte Ranie-
ro : creò subilo podestà di Ravenna Gui-
do Novello suo cugino, d'ottima indole,
amante della giustizia, fautore e mece-
nate de'Ielterati e delle belle arti, onde
fece ricerca del celeberrimo Giotto pitto-
re e lo chiamò in Ravenna, ove lasciò di-
versi monumenti del suo ingegno. Poco
dopo Guido accolse come un inestimabi-
le tesoro Dante Alighieri bandito dalia
patria, cui trattò magnificamente; lo pro-
lesse, diverse volte lo mandò ambascia-
tore alla repubblica di Venezia; ne'piìi
gravi affari pulitici profìltò di questo mi-
racolo della natura, cui tanto Nomine nnl-
lum par elogium, ed in morte per ono-
rarne la memoria gli fece celebrare con
molla pompa l'esequie egli eresse un bel-
lissimo sarcofago, ciie altri poi restaura-
224 R A V
rono ed abbellirono. Ostasio I sul prin-
cipio tlel suo governo ebbe gravi contra-
sti coi forlivesi pei confini, mai veneti ap-
pianarono le differenze. Nel iSao fu Ra-
venna afflitta da desolatrice pestilenza.
Indi insorse fiero contrasto pei confini dei
propri beni tra'Polentani e Traversari,
nel quale s'interposero i veneziani. Osta-
sio I nel 1 32 I sorprese e fece prigione nel
castello di Polenta il marchese Alberico
di Guido Riccio e lo condusse in Raven-
na. Nel i322 scannò barbaramente nel
proprioletlo il cugino R.inaldo, geloso pel*
essere slimato da tutti, e qual capo della
famigliade'PoIentani, eletto arcivescovo
dal clero di Ravenna, e non riconosciuto
dal Pa[)a nemico de'Polentani, con som-
mo dolore de'cittadini, siccome di gian
merito e di santi costumi. Poco dopo cuc-
ciò dalla città il fratello carnale dell'uc-
ciso Guido, il quale unitosi ai bolognesi,
forlivesi ed a tutti gli esuli lavennati, si
presentò con gran truppa nel iS^S sotto
le mura di Ravenna, sperando che i con-
cittadini disgustati per lecrudeltàdel cu-
gino lo secondassero; ma invano perchè
Ostasio I erasi posto in vigorosa difesa,
onde se ne tornò a Bologna e vi mori di
dolore. Nel iSaS Ostasio l sagrifìcando
il cugino Bernardino e suo figlio, s'im-
padronì di Cervia. La viril donna Polen-
lesia, figlia di Guido Novello, vedendo
imprigionato Malatestino suo marito, che
bramava signoreggiare in Rimini, prese
le armi, recossi in piazza seguita da mol-
te nobili femmine, e dopo aver combat-
tuto i nemici coraggiosamente, trovan-
dosi superala se ne partì. Resosi formi-
dabile a'suoi nemici, Ostasio I confermò
le leggi municipali di Ravenna, le ridus-
se in un volume, facendosi giudice delle
medesimee principe della città. Nel 18281
Polentani e gliOrdelaffi di Forh persua-
sero Lodovico il Bavero, capoparte ghi-
bellino, a mandare nella provincia, co-
me prima costumavano gl'imperatori, un
ministrochesostenesse la fazione dell'im-
pero; e da esso fu spedito Chiuratuonle
RA V
Sicigliano, che i ravennati riceverono con
regia magnificenza. Nel 1829 vedendo
crescere la potenza del Papa pel tributo
impostoaFerrara, pregò Giovanni XXII
a mandare il legato in Ravenna che la
reggesse a nome della Chiesa, alche con-
discese il Pontefice, stipulandosi l'istro-
mento in Bologna dal cardinal Bertran-
do legato e da Americo rettore della pro-
vincia. Nel I 888 il legalo volendo ripren-
dere Ferrara con vocò in Ravenna un con-
gresso de'maggioraschi della provincia, e
si concluse l'attacco della città; però l'e-
sercito pontificio restò disfatto e Ostasio I
con altri capi fatto prigioniero. L'Estense
li trattòbeneepersuasea scuotere il giogo
ecclesiastico, come fecero.Nel 1884 Osta-
sio I occupò Lugo e perciò fu scomunica-
to dal pontificio legalo, che fulminò l'in-
terdetto a quella città. Nondimeno fu da
lui in detto anno assoluto dalle censure,
gli fu affidata la difesa di tutta la provincia,
quando le città di Romagna dopo il fatto
di Ferrara eransi quasi tutte ribellate, di-
chiarandolo in nomedelPapa vero signo-
re e principe di Ravenna. Nel 1887 sor-
prese Faenza e la tolse alla s. Sede, ma il
legato pontificio che governava la pro-
vincia la ricuperò nel seguente anno e de-
vastò tulio il territorio fino alle portedi
Ravenna: usciti i ravennati lo fugarono si-
no a Faenza. Nel i33g perde Lugo e si col-
legò contro Lodovico ilBavaro, coi guelfi
Malatesta e Manfredi: tuttavolta Lodo-
vico diede a Ostasio I il dominio di Ra-
venna e Cervia con titolo di vicario, che
gli venne confermato da Benedetto XII,
acciocché dipendesse dalla s. Sede. Nel
1843 esiliò molli nobili e potenti citta-
dini, come i Traversari, tranne i quali
gli altri poterono ritoinare: i Traversari
si sparsero in vari luoghi, a Costantino-
poli, in Toscana, a Ferrara, in Venezia;
e Guido si stabilì a Brisighella, ove com-
prò la villa, cui die il nome di Traver-
sare. Desiderando egli di ri patriare, spes-
se volte con truppe si portò sotto le mia-
ra della città, e quando ardilauieute ere-
RAV
deva d'insignorirsene, essendo penetralo
a Porla Anastasia, sotto questa fu truci-
data, lerminaDdo cos'i le speranze de'Tra-
versali. Al coute e rettore di Romagna
Rinaldo vescovo d'inioia successe Filip-
po d'Amvilla, e poi Alinerigo, col quale
si collegarono i Polenlani, i Malatesta e
altri contro i ghibellini de'Visconti di Mi-
lano. Oslasio 1 prese il titolo di reggente
cìi Ravenna e di Cervia; ottenne dal le-
gato pontificio che il pretore della città
(osse da esso crealo e soltanto dal legato
ricevesse la conferma. Stimato e temuto
dai principi conviciui, amarono collegar-
si con lui; per tante svariate vicende di
sua condotta morì nel i344o i 34fi> la-
sciando di se cattiva memoria. Gli suc-
cesse Bernardino suo figlio, che sul prin-
cipio del suo governo fece carcerare Lam-
berto e Pandotfo suoi fratelli e morire
d'inedia per aver tentato di usurpargli
il dominio. Dappoiché avendo questi e-
redilato dal padre un animo barbaro e
crudele, chiamarono in Cervia con in-
ganno Bernardino e lo imprigionarono,
mentre Pandolfo corse a Ravenna a farsi
l'ioclamare principe nella gran sala, di-
cendo essere morto Bernardino. S'inter-
pose Malatesta riminese, liberò Bernar-
dino con patto che reggessero i tre fra-
telli il dominio unitamente; ma non an-
I dò guari che il primo si vendicò, sotto
ì pretesto che Lamberto e Pandolfo lo vo-
j lessero uccidere. Indi Bernardino cacciò
f dalla città Guido Novello col fratello Ri-
' naidosuoi zii cugini, ed il primo mori di
[ passione in Bologna, ov'era podestà. Ber-
nardino comprò dal parente Francesco
la sua parte de'castelli di Polenta e Cul-
lianello e molli beni dagliOrdelafll di For-
lì nella villa Canuzza. Non credendo op-
portuno di andare dal Pontefice che lo
avea chiamato, mandò in Avignone un
ambasciatore a Papa Innocenzo VI, che
gli confermò il dominio di Ravenna e di
i Cervia, che ricevè in feudo collo sborso
di 3ooo ducati al celebre cardinal AI-
boruoz legato di Romagna. Assicurato il
VOL. LVI.
RAV 225
principato, non pensò che ad angariare
i cittadini ed a commettere enormi cru-
deltà: molti ne fece morire, altri esiliò,
altri confinò in perpetuo carcere; in Ra-
venna non rimasero che gli artefici e il
basso popolo. Finalmente esecrato da tut-
ti morì nel i 35g. Guido Lucio suo figlio,
fatto dal padre pretore di Ravenna, oc-
cupò i principati, ai quali fu proclamato
dal popolo e confermato dal legato pon-
tificio: richiamò subito i nobili esiliali e
si mostrò d'animo assai umano e gentile.
Con belle maniere si procacciò la prote-
zione di detto cardinal Albornoz, il qua-
le con molti privilegi lo cosliluì e dichia-
rò vicario della s. Sede in Ravenna, e
perciò vero legittimo signore di Raven-
na, per averlo aiutato contro i Visconti
che assediavano Bologna: d'allora in poi
si cominciò a chiamare vicario della chie-
sa romana. Nel i365 l'arcivescovo di Ra-
venna creato da Urbano V rettore di R.o-
noagna, convocò un parlamento a Forlì
per farsi giurare fedeltà dalle città sog-
gette, come fece il vicario Guido Lucio.
Ma nel 1 369, siccome debitore alla s. Se-
de di molte migliaia di fiorini pei tributi
non pagati, fu scomunicato : invocando
perdono, gli fu condonata la metà del de-
bito e assolto dalle censure. Avendo Gui-
do comprato dal conte diCunio il castel-
lo d\Fusignano, per politici riflessi di poi
lo donò colla contea di Donigaglia ad An-
drea de'conti di Conio, col patto annuo
d'un uccello da caccia e di due cani. Aiu-
tando Faenza a ribellarsi, mentre avea
fatto lega col rettore contro i banditi, nel
I S^GGregorioXI spedì in Romagna con
esercito il famoso cardinal di Ginevra, poi
antipapa ClemeoleVII, che si unì con A-
cuto generale pontificio in Romagna; on-
de Guido si coilegò con tutti i ribelli. Nel
1377 Gregorio XI restituì la residenza
papale a Roma, ed in sua morte insorse il
grande scisma sostenuto da detto antipa-
pa, al cui partilo aderì Guido contro il
legittimo Urbano VI che lo scomunicò e
privò del dominio. L'arcivescovo feceo-
i5
2a6 R A V
gni sforzo per tenere i ravennati in fede,
acciò non imitassero lo scismatico prin-
cipe. Nel 1 386 il figlio Ostasio difese Ve-
rona, pel cognato,conlroi Visconti di Mi-
lano. Nel i388 incominciò la peste a far
strage e continuò nel i38g. Guido Lu-
cio ebbe in moglie la figlia di Opizo d'E-
ste signore di Ferrara, e maritò Sama-
ritana sua figlia ad Antonio Scaligero si-
gnore di Verona con real magnificenza.
l>eatrìce, altra sua figlia, donna di gran
coraggio, sposò il Gonzaga, indi il conte
di Cunio, e di poi nell'assenza del fratel-
lo Opizo restò alla testa del governo ra-
\ennate, ed in persona combattè le mi-
lizie papali che nel territorio facevano
dannose scorrerie. Sisina, altra figlia, si
maritò con Gentile Varani, signorediCa-
flierino. In questo tempo fiorirono due
altri illustri Polentani, Chiara di sor-
prendente bellezza e abbadessa di s. Chia-
ra, monastero fondato da un'altra Chiara
Polentani nel i23o, chiamata col titolo
di beata; e Giovanna abbadessa delle be-
nedettine di 9; Andrea, d'animo grande.
Sotto Guido Lucio i ravennati goderono
per la sua clemenza costante felicità, ma
questa fu troncata dalla cupidigia di re-
gnare ch'ebbero i suoi figli Bernardino,
Ostasio II, Opizo, Pietro, Aldobrandino,
Azzone e Anglico, i quali tutti abusando
di sua inerzia iniquissimamente nel 1 390
gli usurparono ildominio di Ravenna, e
10 confinarono in perpetuo carcere, ove
poi mori di dolore. Bernardi no, il più cru-
dele di tulli, temendo che la nobiltà si
potesse opporre ai pravi loro disegni, por-
zione ne fece uccidere, altra esiliare, e di
quelli che fuggirono confiscò i beni e sac-
cheggiò le case. Nel iSgS morì Ostasio
11 dotato di celebrate qualità, indi a poco
a poco gli altri fratelli. Bonifacio IX nel
i3g4 spedì legato in Romagna il cardi-
nal Marramauri arcivescovo dì Bari, ed
i Polentani se ne prevalsero per fare una
permuta di Lugo e Colignola, da essi ac-
quistali, colla riva del Po chiamata Fi-
lo. Nel i3c)5 i Polentani per soccorrere
R A V
Azze contro gli altri Estensi di Ferrara
ebbero la peggio, venne danneggiala la
Pineta e brucialo il castello situato alla
bocca della Fossa navigabile fino a Ra-
venna. Nel iSgg Anglico emendò i suoi
costumi, perdiè seguitando la peste ad
affliggere l'ilalia si fecero molle orazioni
e processioni. Bernardino per un tempo e
fino al i4o4 l'egnò solo; nel qual anno
essendo egli mòrto, Opizo, fatto uccidere
Aldobrandino, restò solo e padrone as'itì|
soluto di Ravenna. Opizo maritalo a E4H
lisabelta figlia diMalatesta signore di Ri-
mini, benché fosse d'animo feroce, pure
si portò da buon principe e si fece amare
dai ravennati, governando con saviezza e
curando l'economia della città. Pel suo va-
lore a prò della repubblica di Venezia fu
creato senatore con tulli i suoi posteri. A--
iulò OrdelalTi a impadronirsi di Forlì, e fu
amato da Innocenzo VII ch'era stato arci-
vescovo. Vedendo lecose politiche sempre
più intorbidarsi per la continuazione del
deplorabile scisma, si pose sotto la pro-
lezionede'veneti,Ia cui capitale frequen- ,
lo, lasciando il governo alla sorella Bea-
trice, come dissi di sopra, che lo difese
dalie milizie di Gregorio XII: egli pos-
sedeva Bagnacavallo, Fusignano, Russi
e altri castelli. Nel i4'9 ricevè in Raven-
na Papa Martino V a'sG febbraio, che re-
cò seco Lodovico Pasolini ravennate suo
cameriere segreto: il Pontefice fu rice-
vuto con grandiosa pompa in Ravenna,
incontralo da tutta la nobiltà e popolo;
Opizo lo trattò splendidamente. Maritò
suo figlio Ostasio a Costanza Migliorali
pronipote d'Innocenzo VII e figlia di Lo-
dovico signore di Fermo, al quale lasciò
il principato morendo nel i432. Restato
vedovo Ostasio III, sposò Ginevra figlia
di Manfredi principe di Faenza, bellis-
sima e di sommo valore. Libidinosoecru-
dele disgustò i ravennati, angariò i citta-
dini e pose la città tutta in disordine. Nel
1432 si recò inRavenna l'iroperatoreSi-
gismondo e fu ricevuto dai cittadini con
solenne sfarzo: Opizo si fece gloria d' al-
RA V
loggiailo eia suo pari e fu crealo cava-
liere. Ostasi© III era salito in tanto cre-
dito che gli stessi veneti l'officiarono per
comporre alcune vertenze coi francesi, e
vi riuscì felicenf.ente. Ostasio III si uni
coll'arcive'^covo Perondoli per pacificare
il clero e il popolo ravennate sui beni en-
fiteulici, perchè la maggior parte del ler-
1 ritorio di Ravenna era formata dulia Val -
, lePadusa già donala agli arcivescovi. Il
I i438 fu calamitoso a Ravenna, stante la
; gran peste che vi faceva strage : il Po-
lentani perciò si ritirò in Argenta, e allo-
, ra fu che i ravennati congiurarono con-
tro di essOj malcontenti del suo governo;
I vennero i contadini armata mano in piaz-
zo con alle grida, ma furono dissipati. I
1 avennati si concordarono coi veneziani
per darsi a loro; ma Ostasio III tornalo
• in Ravenna parlò in senato, si lagnò dei
veneti e calmò per allora la turbolenza.
Filippo M.' Visconti duca di Milano spe-
dì iNicolò Piccinini a danno di Romagna,
assalì Ravenna, die il guasto al territo-
rio, indi seguì fiera battaglia coi veneti
ch'erano in aiuto de'ravennali e furono
', disfalli. Ne profittò Manfredi di Faenza,
occupando Bagnacavallo e altri castelli
de'ravennali. Da tante calamità stretto
, Ostasio III si pacificò con Piccinini, a con-
dizione che restasse sotto la prolezione
del duca di Milano, che fossero espulsi i
veneti, che pagasse 3,ooo scudi ; onde gli
, furono restituiti i castelli. Piccinini pose
' presidio in Ravenna, ed Ostasio III con-
tro il ricordo del genitore di non slaccar-
si mai dai veneti, da per lutto fece cassar-
ne le insegne e porvi quelle de' Viscon-
ti. Nel 1439 mancò uno degli uomini più
grandi che in quel tempo vantar potesse
Ravenna, ornamento della Chiesa e della
repubblica letteraria : questi fu Bartolo-
meo Ambrogio Traversari, nato a Porti-
co, sunnominato col nome di Fabri, che
meritò d'essere abbate generale de'camal-
dolesi, nunzio d'Plugenio IV (dal quale
ricusò la porpora) al concilio di Basilea ;
' che ne'concihi di Ferrara e Firenze, co-
RAV 227
me notai in quegli articoli, contribuì al-
l'unione fra la chiesa greca e la Ialina, la ^
sciando molte opere tradotte dal greco
ed altre proprie opere, anche ascetiche,
e lettere importanti. Essendosi recalo a
Ravenna nel i433 a visitare i suoi mo-
naci, fu ben accolto da Ostasio III che gli
fece restituire pei camaldolesi l'ospedale
della Misericordia ch'eragli stalo tolto,
e donò ai medesimi religiosi la chiesa di
s. Bartolomeo. In tal guisa ebbe termi-
ne la famiglia Traversari. Lo slemma di
questa celebre famiglia fu un pinoincam-
pò ceruleo, con 3 fascié bianche che dal-
le radici ai rami lo attraversano, e sul ci-
miero la figura della Fortuna.
Peggiorando la condizione di Ravenna,
i furti, gli ammazzamenti, la depressione
de'buoni, insolentirono la plebe contro la
nobiltà, onde la repubblica fu quasi anni-
chilila. I conladini colle armi ricusarono
l'imposizione che Ostasio III esigeva per
rimborsarsi del denaro dato a Piccinini.
I cittadini e alcuni nobili vedendo peri-
colar la patria si radunarono in congres-
so e risolvettero darsi ai veneziani, certi
di migliorar condizione^con pattoche fos-
sero mantenuti i privilegi e leesenzioni.
Avvisatone Ostasio III, ch'era in Argen-
ta per la peste, si recò in città, e raduna-
lo il consiglio de'nobili, li pregò a dire se
volevano più il suo governo, pronto a ri-
nunziarlo: fu risposto che altro principe
non volevano che luiepregavanoDioche
Io volesse conservare. Avendo i veneti in-
tesa la congiura de'ravennali contro i Po-
lentani, e il loro desiderio di sottomet-
tersi alla loro repubblica, mandarono con
5oo fanti Francesco Monaldiui nel Porlo
Pirololo, mentre Ostasio III era lontano
da Piavetma cogli amici; ma suonala la
campana alle armi, i ravennati accorsero
alla difesa delle mura e si riuscì a sven-
tare la trama de'partigiani veneti. Osta-
sio III per vendicarsi fece uccidere molli
complici e maltrattare nobili e cittadini.
Esacerbali gli animi tulli risolvettero sol-
tometlersi alla repubblica di Venezia, cui
228 RAV
fecero sapere il loro desiderio. Quindi ap-
prodato nel Porlo raveonate con una
squadra Donato Donati generale delle ga-
lere venete, entrarono le milizie per Por-
ta Anastasia acclamate dui popolo. IIPo-
lentani non avendo mezzi di difesa ricevè
cortesemente Donati, dichiarando che a
quanto avea operato contro la repubbli-
ca, era stato costretto dal Piccinini e dal
"Visconti. Donati l'assicurò che stesse di
buon animo, volendola repubblica man-
tenerlo in possesso della signoria. Ciò in-
teso dai congiurati, spedirono al senato
veneto reclamando, onde la repubblica
inviò a Ravenna per legato Giacomo An-
tonio Marcello con autorità di dittatore,
e l'istruzione di mantenere Ostasio HI e
pacificarlo co'cittadini. Questi però scon-
giurarono Marcello a deporre il Polen-
tani, e per l'integrità che ammirarono
in Marcello costante nella difesa di Osta-
sio III, lo acclamarono principe e padre
della patria. Marcello con editto impose
silenzio, e respinse il Piccinini ch'era ac-
corso per impadronirsi della città; quindi
dati saggi avvertimenti a Ostasio IH onde
atfezionarsi il popolo, altrimenti la sua
caduta sarebbe irreparabile, se ne parli
fra le lagrime di Ostasio III e de'raven-
nati. Nel i44o5"oo ostante il sentimento
contrario degli amici, il Polenlani seguì
la moglie a Venezia, o chiamatovi, co-
me vuole Muratori : con uscire per Por-
ta Anastasia si verificò poi un presagio
che della caduta de'Polenlani era nella
bocca di tutti, e dove un secolo prima
per singoiar coincidenza aveano annien-
ttitoil potere de'Traversari e ucciso Gui-
do; e quel che è più perderono il domi-
nio nel declinar di febbraio, per cui so-
levano tenerla serrata in quel tempo per
egual vaticinio. Mentre Ostasio 111 dimo-
rava in Venezia, i principali e nobili di
Ravenna, stimando opportuna l'occasio-
ne, presero le armi a'2 4 febbraio 1 44'»
dichiarando di volere l'impero veneto
sotlo il vessillo di s. Marco, percorrendo
la città colle acclamazioni di f^ivas.Mar-
RAV
co, Viva Venezia, a terra iPolentnni:
il che. saputo per ambasceria dalla re-
pubblica, promise di ricevere la città che
le mostrava tanta affezione, essendo do-
ge Francesco Foscari. Seguì un tripudio
universale e per ogni dove si abbattero-
no le polentane insegne, tra la gioia d'un
lieto avvenire, per la potenza e saggez-
za de' veneziani, le cui città erano flo-
ride, rispettate e temute. Si spedirono
dai ravennati nuove ambascerie al se-
nato veneto, per sempie più assicurarlo
essere uno il voto e il desiderio di tutti,
pregandolo a rilegare in Candia il Po-
lenlani, Ginevra sua moglie e il piccolo
figlio Girolamo, nel timore che avessero
potuto brigare per riacquistar il perdu-
to dominio e soffiar nel fuoco della di-
scordia. Il doge accolse amorevolmente
i nuovi ambasciatori, ed a'20 marzo 1 44 1
si segnò una specie di trattato, pel quale,
convenuta la memorata rilegazione, si
stabilì che i beni de'Polenlani sarebbe-
ro venduti per cancellarne la memoria;
che avrebbe usato ogni buon ufficio per
fare ritornare alla sede l'arcivescovo, e
colie sue rendite si ristorassero la me-
tropolitana e il palazzo arcivescovile; e-
senzione ai ravennati ed a quei del con-
tado da gabelle per 10 anni; accordati
i privilegi de'padovani, veronesi e altre
città della repubblica; che ogni forastie-
re che si stabilisse in Ravenna e suo con-
tado godrebbe franchigia per io anni;
che sarebbe permesso ciò anche agli e-
brei, per far prestanze di denaro a de-
terminate usure. Accordate queste e al-
tre concessioni, il doge mandò tosto a
Ravenna per legato Vittore Delfino, e poi
per provveditore Nicolò Memrao, i quali
coU'aiuto di profondi giureconsulti fece-
ro nuove leggi, piantando quel regime
che valse a salvare Ravenna da quelle
sciagure, da cui era minacciata, per l'im-
provvido, debole e tirannico governo de-
gli ultimi Polenlani. Per ordine del con-
siglio de'Dieci, Ostasio e la sua famiglia
furono rilegati in Candia coll'appannag-
RAV
gio di 800 ducali d'oro. Da lì a non mol-
to Ostasio perde la consorte e il figlio, e
ritiratosi dai frati di s. Francesco, in u-
na rissa fu in cambio ucciso a colpi di
bastone e sepolto senza pompa in quella
chiesa; liberando così la repubblica da
ogni impaccio, e i ravennati dal timore
ì di tentativi per ricuperare il perduto seg-
gio. Questo fu il fine miserabile d'una
famiglia, la quale per nobiltà, per pò-
; lenza, per ricchezza ed estesissima pos-
' sìdenza, e per eccelse parentele avea splen-
, didumente figurato tra le prime prin-
cipesche d' Italia ; e fu illustre nella to-
, ga, nell'esercizio delle podesterie e delle
preture, massime di Romagna, nelle ar-
mi, nelle scienze ed in cospicue cariche
ecclesiastiche, avendone celebrati i per-
sonaggi i biografi ravennati. Non rimase
allora del tutto estinta la stirpe de'Po-
lentani, mentre i conti Bellecitani di Car-
f pi discendono da Giovanni figlio di Lam-
berto. 1 Polentani paghi di signoreggia-
re Ravenna, Cervia e altri luoghi, affa-
scinati da idee cavalleresche e di falsa
. gloria, poco badando alla pubblica pro-
sperità, non lasciarono memorie in Ra-
venna, benché avesse in se tutti gli ele-
menti a divenire, come era slata, il cen-
tro d'uno slato florido e possente. Le ca-
gioni che determinarono la caduta de'Po-
lentani, in bell'articolo di Luigi Cecca -
; relli furono pubblicate nel t. io, p. 169
: dtìì' Album di Roma, col disegno della
memorabile Porta Anastasia o Serrata.
Lo stemma de' Polentani era un'aquila,
parte bianca in campo ceruleo e parte ros-
sa in campodorato. AlcuniPolentani vin-
citori de'Traversari inserirono nel bla-
sone memoria di questo vanto.
Divenuta la repubblica di Venezia si-
gnora di Ravenna, per 68 anni con otti-
me leggi la governò per provveditori, po-
destà e capitani , la cui serie riporta il
cav. Spreti, econfabbriche sontuose l'ab-
bellì : il Delfino nel 1 44^ restaurò il bor-
go di Porta Adriana; neh 444 '' podestà
Benedetto Mula decorò la piazza erigen-
RAV 239
dovi due colonne con sopra le statue di
s. Apollinare, scolpita dal celebre Pietro
Lombardo, e 1' altra di s. Marco , alla
quale poi, come notai, fu sostituita quel-
la di s. Vitale, scultura dell'insigne Cle-
mente Molli. Nel 14^7 sotto il podestà
Pietro Giorgi s'incominciò la fabbrica del-
la fortezza di Brancaleone , in cui pose
solennemente la i.* pietra l'arcivescovo
Roverella ; fu edifizio in ogni sua parte
sontuoso, attorniato di mura, fosse, ba-
luardi e merli. U podestà Nicolò Giusti-
niani fece fare una magnifica porta alla
chiesa di s. Sebastiano. Neh 491 sotto il
podestàMarcoBragadino, essendo la chie-
sa di s. Sebastiano d'una sola navata, vi
fu aggiunta la seconda e dedicata a s.
Marco Evangelista , la cui immagine fu
scolpita sopra l'altare maggiore. Andrea
Zancano podestà del 1496 fabbricò dei
baluardi alle antiche mura della città ,
che ancora esistono. Luigi Marcello del
i5o9 fu l'ultimo podestà per la repub-
blica veneta, la qualeanche in tempo dei
Polentani vi avea tenuto i suoi podestà,
incominciando dal i3oq e facendone il
catalogo il cav. Spreti. Elevato al pon-
tificatoli gran Giulio II, avendo in cima
de'suoi pensieri di ricuperare ad ogni co-
sto i dominii della santa Sede, nel i5o4
ammonì amichevolmente il doge veneto
Leonardo Loredano a restituire Raven-
na, oltre le città e luoghi occupati dopo
la morte d'Alessandro VI, de'quali trat-
tai ai loro articoli; domanda che rinno-
vò neh 507 inutilmente; laonde si aggre-
gò alla famosa lega di Cambray[f^.)^pei'
abbassare la potenza veneta, entrando-
vi anche il duca di Ferrara Alfonso I,
per cui in questo articolo, ed a Francia
e Milizia narrai le conseguenze , a Pisa
il conciliabolo. Nell'aprilei5o9 Giulio I(
tornò a intimare ai veneziani di dimet-
tere le città di Romagna sotto pena di
scomunica, lanciando loro poi un inter-
detto , ed inviando il nipote Francesco
M.° della Rovere duca d' Urbino coll'e-
sercilo iu Romagna; questi assalì e asse-
23o RAV
dio Ravenna, difesa valorosamente dal
Marcello e da Mosè Zeno. Ria dopo la
jliepilosa rolla di Ghiaiadadda o Agna-
del, eseguita dai francesi a' i4 maggio
contro la repubblica di Venezia, questa
ordinò ai nominali che la consegnassero
al Rovere e partissero, come venne ese-
guito. Così la s. Sede neliSog per Giu-
lio li ricuperò Ravenna e gli altri suoi
domini! di Romagna già occupati dai ve-
neziani, e coiiiinciò tosto ad essere go-
vernala dai legali, presidenti e vicelegali
della provincia di Romagna ed Esarcato
di R.avenna, de'quali lutti e fino al 1820
si legge la serie nel cav. Spreti^ insieme
alla variazione temporanea di alcuni go-
verni. Il 1." legato di questa serie fu il
cardinal Alidosio, di cui e di lutti i car-
dinali successori feci biografìe e riparlai
in liuti i luoghi a loro relativi. I vene-
ziani domandarono perdono e furono as-
solti; indi Giulio II si ritirò dalla lega con
sommo rammarico de'franresi, che si u-
nirono al duca di Ferrara perfargli guer-
)-a, ed egli si collegò colla Spagna e sco-
municò i suoi nemici. Per meglio atten-
dere alla guerra Giulio II si portò in Bo-
logna e comandò l'assedio della Miran-
dola (/^.) in persona, entrandovi vinci-
tore nel gennaio 1 5 1 i . Ritornato a Bolo-
gna e riavutosi da un'infermità, coi car-
dinali e la famiglia pontificia parti per I-
mola nel febbraio, e lasciando le sue trup-
pe quarlierate a Bondeno, a' 18 entrò in
Ravenna preceduto dalla ss. Eucaristia
( F.). Nella cattedrale bened\ il popolo, in-
di andò ad alloggiare nel monastero di s,
Maria in Porto,dilettandosi assai di quel
soggiorno. Nel giorno delle Ceneri lesom-
ministrò a chi intervenne alla funzione,
e concesse le indulgenze delle stazioni a
diverse chiese come in Roma, visitando
quella di s. Domenico de'predicatori. Nel
medesimo monastero e nel capitolo si ce-
lebrarono le cappelle della I.", 2." e 3.^ do-
menica di quaresima. A' io marzo con 1 1
cardinali tenne concistoro, e vi creò 8 car-
dinali, 2 de'quali erano assenti : Novacs
RA V
dice che fu pubblicazione di quelli creati e
riservati in petto nel concistoro del 1 5o8.
Nel concistoro de' 1 4 ''"pose loro il cap-
pello cardinalizio, ed in(iuellode'i 7 diede
l'anello e il titolo; nel concistoro poi dei
ig aprì loro la bocca ; a'25 il Papa parli
per Cervia con 6 cardinali, indi ritornò
a Ravenna, e nella 4-° domenica di qua-
resima benedì la rosa d'oro. Partì da Ra-
venna a'3 aprile, e per Russi eCotigno-
la si diresse a Bologna per conferire col
cardinal Gurk ambasciatore imperiale.
Avvicinandosi l'esercito francese, Giulio
li partì di Bologna a' if\. maggio , per-
nottò nel convento suburbano de' fran-
cescani d'Imola, indi per Faenza e Forlì
giunse a Ravenna, prendendo alloggio nel
monastero di s. Vitale per 3 giorni, po-
scia passò ad abitare nella fortezza. Men-
tre il Papa slava agitaloper Bologna pre-
sa di mira dai francesi, a'22 maggio eb-
be l'infausta notizia dal conte Pepoli bo-
lognese che vi erano entrali coi Benlivo-
glio ben accolti dal popolo, il quale atter-
rò e ruppe la statua del Papa, lavoro di
Michclangelo.il cardinal Alidosio discen-
deva da una famiglia che signoreggiò I-
tnola; vano e borioso, com'egli era, am-
biva ricuperarla. Benché amato da Giu-
lio II, che lo avea fallo amministratore
e legato di Bologna, non che comandan-
te generale dell'esercilo pontificio, pure
non potè conseguire l'intento. Allora ri-
volse le sue ambiziosecurea favorire se-
gretamente i francesi, sperando di conse-
guirne r intento a mezzo del re. Laonde
avvicinatisi i francesi a Bologna, frappo-
se indugi per respingerli, anzi per essere
venduto alla flizione de'Benti voglio, con
sua intelligenza sorpresero la città. Per
non divenir vittima del popolo irritato
contro di lui, travestito fuggì a Raven-
na dal Papa per imputar la perdita del-
la città al suo nipote duca d'Urbino, ge-
nerale delle milizie pontificie. Trovò Giu-
lio li nel monastero di s. Vitale, nella
camera in cui si teneva l'archivio, che
fu poi delta la Papalina, e nel dargli par-
RAV
te del triste a vvenimenlo ne incolpò l'im-
perizia del nipote che si era fatto baite-
le e respingere dai francesi nel soccorre-
re Bologna. Nell'atto che avea compita
la narrazione o poco dopo sopraggiunse
il Rovere duca d'Urbroo, ma lo zio Giu-
lio Il adirato non volle udirlo. 11 duca se
ne offese tanto, che volle dai famigliari
pontifìcii conoscerne il motivo, ed ap-
prese la calunnia ond' era stato accusa-
to. Montato in furore, andò per vendi-
carsi del cardinale, e incontratolo appun-
to mentre a cavallo portavasi al monaste-
ro di s. Vitale, ove il Papa avealo invita-
to a pranzo , presa la briglia della mula,
lo feri di stoccata ne'fianchi, sicché cadde
a terra, in cui giacendo fu percosso di pu-
gnalate da due famigliari del duca , il
quale io ultimo gli passò colla spada il
petto, e montato a cavallo partì subito per
Urbino. Morì il misero cardinale con grau
segni di contrizione poche ore dopo nella
vicina casa di Antonio Cavalli, e fu sepol-
to nella cattedrale verso il pulpito senza
iscrizione. 11 cranio di questo cardinale
e legato di Ravenna si trovava nella li-
breria di s. Vitale. Vedesi ancora sul can-
tone della strada conducente a s. Vitale
ioipressa una piccola croce in marmo, de-
plorabile memoria del funesto caso. Car-
della che Io narra nelle Memorie s (or. dei
cardinali, t. 3, p. 3 i8, osserva che il più
strano di questa tragica scena si fu che il
cardinale avea buona compagnia di guar-
die armate, di cui era capitano Guidone
Vaini, le quali restarono attonite e stu-
pide. 11 Papa, udito il crudele caso, si vuo-
le che esclamasse : Già me lo aspettavo,
né mi sono ingannato nel prognostico
che formato aveva d'entrambi. 11 duca
fu cacciato dal Papa e spogliato degli o-
nori e caricheche godeva. Leggo inoltre
nel p. Galtico, Ada caeremonialiaf che
descrive le andate di Giulio II a Raven-
na, che ne restò inconsolabile e penetrato
di dolore, piangendo dirottamente e per-
cuotendosi il petto. Indi congregò i car-
dinali liei monasteio di s. Vitale e creò
RAV 23£
il nuovo legato di Bologna el RomanJio-
lae de Medici, il quale fu condotto alla
propria residenza dagli altri cardinali.
Giulio II per mestizia non volle prende-
re cibo in Ravenna e partì per Rimini,
uon potendo soggiornare nel luogo ov'e-
rasi commesso tanto delitto; indi ritornò
a Roma. Intanto il cardinal de Medici le-
gato di Ravenna e delle milizie ecclesia-
stiche, unito a quelle di Ferdinando V re
diSpaguajripresel'oOrensi va control fran-
cesi e il duca di Ferrara, i quali si dires-
sero a Ravenna , ove seguì la gran bat-
taglia che descrissi in diversi luoghi e net
voi. XXIV, p. 12 1, XXXVIII, p. 35. Ivi
narrai che ad onta del valore degli spa-
gnuoli e delle artiglierie pontifìcie , che
dierono prove di crescente perfezione,
sulla destra sponda del fiume Ronco si
resero famosi i campi ravennati per la san-
guinosa vittoria riportata dai francesi a-
gli I I aprile, per le fulminanti artiglie-
rie ferraresi e per la superiorità numeri-
ca della cavalleria , ove alcuno dice che
perirono 20, eoo combattenti, ma non pa-
re vero, essendo questo il numero delle mi-
lizie papaline e spagnuole, che certamen-
te avranno fatto gravi perdite: bensì ti
perirono 1 5oo nemici nell'espugnazione
di Ravenna ; nel campo e col loro gene-
ralissimo, il prode Gastone di Foix , re-
starono uccisi, erigendosi la suddetta co-
lonna sepolcrale, ove perì il duce fran-
cese. Altre illustri vittime furono i du-
chi d'Alba, Montebasso e Valmontone;
tra ambe le parti sembra che 1 8, eoo fos-
sero i morti. Il cardinal legato dicesi tra
i prigionieri, altri vogliono che gli riu-
scisse fuggire al modo riportato ne' citati
luoghi : certo è che Jo furono il valoro-
so Fabrizio Colonna , supremo coman-
dante dell'esercito della Chiesa, il princi-
pe di Bisignano, i marchesi di Bilontoe
Pescara, CarvajaI e Pietro Navarro al ser-
vizio di Spagna. Ravenna fu difesa vigo-
rosamente da Marc' Antonio Colonna con
loolancie, 200 cavalleggleri eiooo fan-
li, e dai ravennati che seppero coraggio-
23a RA.V
saraenle resistere all'impeluoso e i.° as-
salto dato alla città. Dopo la battaglia ii
duca di Ferrara le intimò la resa, che fu
accordata a condizione che non patisse
saccheggio ; ma in vece miseramente vi
soggiacque nel giornoappressodi Pasqua,
nel modo il più iniquo e barbaro , non
essendosi risparmiate neppiir le chiese e
i monasteri; tutto fu desolazione. In un
monastero di sagre vergini s'introdusse-
ro 34 soldati e vi commisero ogni eccesso:
corse in esso il capitano della Palissa, li
fece prendere e impiccare alle finestre ;
questo spettacolo e un bando rigoroso
pose fine alle uccisioni e al sacco. Un sa-
crilego guascone entrato nella metropo-
litana e trovatala già spogliata di tutto
il prezioso, insieme alla ricchissima cu-
pola d'argento di s. Vittore, apri il ci-
borio, prese la pisside e gettò a terra la
s. Ostia , la quale miracolosamente ele-
vandosi dalia terra volò sopra una delle
vicine colonne. Tonduzzi che racconta le
particolarità di questa guerra, rileva le
lorze inferiori degli ecclesiastici a para-
gonedi quelle de' francesi, onde saviamen-
te evitavano un campale combattimen-
to , sapendo che Gastone doveva accor-
rere a difender Francia invasa dagl' in-
glesi; ma volendo prima di partire venire
a battaglia, la provocò con assalire Ra-
venna, dopo aver nella marcia preso So-
larolo, Granarolo, e Russi che fu saccheg-
giato. Gastone vi trovò la morte e com-
pio la vittoria a caro prezzo per la gran
strage de'suoi, facendo ascendere i morti
a più di 10,000, un 3.°de'qualierano col-
legati con Giulio li. Molte città di Ro-
magna si dierono ai vincitori, che non po-
terono profittare che di poche, a moti-
vo del loro numero grandemente dimi-
nuito, e per la mancanza del generale in
capo. Giulio II non è a dire quanto ne
restò profondamente addolorato; non per
questo il suo animo grande restò abbat-
tuto, poiché si unì a formidabile lega, in
cui entrarono anche i veneti a danno dei
ferraresi e di Francia. Ricomposto l'eser-
RAV
1
cito di Romagna , i francesi furono co-
stretti accorrere alla difesa del Milanese,
ed il duca a munir Ferrara; onde i! du-
ca d'Urbino in maggio potè liberare l'al-
ta Romagna, entrò nel Ferrarese e in Bo-
logna perduta per sempre dai Bentivo-
glio. Per ventura del duca di Ferrara Al-
fonso I, morì Giulio II nel febbraio i5i 3,
e gli successe il già legato di Ravenna
cardinal de Medici, che col nome di Leo-
ne X prese il solenne possesso aglii i a-
prile, sul medesimo cavallo, in cui nello
slesso giorno, nell'anno precedente, era
stato fatto prigioniero, e nella pon)pa fu
addestrato didlo stesso duca di Ferrara!
Che realmente venisseiniprigionato, sem-
bra provarlo la nomina che Giulio II fe-
ce subito nello stesso annoi 5i 2 del car-
dinal Sigismondo Gonzaga in legato di
Bologna e Uà ventia, che s'intitolò vicario
del Papa in Romagna. Leggo in Giorda-
ni, Della venuta di Clemente VII e Car-
lo V in Bologna, nota 270, che la gran
battaglia di Ravenna fu celebrata dal ra-
rissimo poemetto: El fatto (C arme a Ra-
venna nel MDIIa dì XI de aprile, com-
posto pel Peregrino delia Ritonda; come
dagli altri poemetti : La rotta di Raven-
na, La rotta di Ravenna cantata in s.
Martino di Fiorenza all'improvviso dal-
l'altissimo poeta (Cristofano) Fiorentino,
ec. stampata ad petitione di Alessandro
di Francesco Rossegli.
Leone X neli5i3 fece il cugino car-
dinal de Medici legato di Romagna e di
Bologna , nelle quali legazioni continuò
fino al iSaS, in cui divenne Clemente
VII: nel tempo die fu legato risiedette in
Roma, e la provincia di Romagna fu go-
vernata dai presidenti Pandolfini poi car-
dinale; Tornabono ; Guascone ucciso in
Forlì; Bernardo Rossi da Parma, vesco-
vo di Treviso, che pel i.° istituì le guar-
die de' soldati svizzeri, e governò pure
contemporaneamente Bologna; Valone,
e poi nuovamente Rossi. Perla morte vio-
lenta del cardinal Aiidosio prese motivo
Leone X di spogliare de'suoi stati il duca
RAV
d'Urbino, benché gli avesse perdonato lo
zio, come dissi nel voi. Li I,p. 200. Mor-
to Leone X, i cardinali a'9 gennaio i Sia
elessero Adriano VI assente in Ispagna ,
ed intanto si fecero per sorte una divi-
sione delle città per governarle da se stes-
si o per deputati; la città di Ravenna toc-
cò al cardinal Soderini , ma non col ti-
tolo e dignità di legato, che conferisce il
solo Papa. A' 29 agosto entrò in Roma
Adriano VI , che nominò governatore e
vicelegato Zaccaria Coniugo di Volterra
vescovo d'Asisi, Cleoienle VII neh 524
lece legato di Bologna e Romagna il car-
dinal Cibo, il quale deputò presidenti a
governare la Romagna Guicciardini ce-
k^bre storico, e nel 1 526 suo fratello Gia-
como. IngelosiloClemente VII dellagran-
dezza di Carlo V imperatore , in detto
anno entrò nella lega di Cognac {f .), in-
sieme ai veneziani;ratalissìmignai nede-
I ivarono:Roraa fu presa a'6 maggio 1 527
e saccheggiata lungamente, il Papa ven-
ne assediato in Castel s. Angelo. Alfonso
I duca di Ferrara sene giovò per pren-
dere Modena e Finale ; la repubblica di
\ enezia prese Ravenna e Cervia, dicen-
do conservarle pel Papa. Vedendo i ra-
vennati tutto lo stato in turbolenze e sot-
tosopra, e in pericolo la città di essere oc-
cupata dai nemici, ricordandosi de'buo-
ni trattamenti ricevuti dai veneti, nel do-
giido di Andrea Gritti si raccomandaro-
no alla loro difesa e si sottoposero alla
loro protezione, in virtù della lega che
aveano col Papa, dappoiché una partede-
gli spagnuoli venuti in Italia sotto la con-
dotta di Borbone erasi fermata in Coli-
gnola, da dove ponevano in apprensione
le vicine città e specialmente Ravenna. I
veneziani ne ripresero ii governo, Giaco-
mo Guicciardini si ritirò, e subentraro-
no successivamente a governare Raven-
na i provveditori Tiepolo, Contarini, Fo-
scari, MostOj eneli52g Alidosio Fosca-
ro governò anche Cervia pei veneti con
titolodi legato. Apprendo dall'erucìila o-
pera dell'eucomialo Giordani, che a' 24
• RAV 233
dicembre 1^29 in Bologna e personal-
mente ClementeVIle Carlo V conchiu-
sero il trattato di pace, comprendendovi
anche i veneziani, l'oratore de' quali , il
celebre Gaspare Contarini, con grave al-
locuzione espose le circostanze, per cui
la sua repubblica fece occupar le città di
Romagna e della Puglia, onde si sotto-
scrisse il trattalo pure di confederazione.
I veneziani pertanto restituirono a Cle-
mente VII Ravenna e Cervia, senza pre-
giudizio delle pubbliche ragioni , ed al-
l'imperatore i porti sull'Adriatico enella
Puglia. A'2 3 gennaio i53o il Papa ricevè
5 oratori ravennati, uomini distintissimi
per nobiltà e dottrina, che la città avea
spedito a Bologna per rendergli ubbidien-
za e omaggio, che furono Ottaviano Bel-
lini (cavaliere e celebre giureconsulto u-
ditore di rota), Girolamo Ruggini (che
d'ordine pubblico riformò gli statuti), A-
goslino Zobuli, Andrea Pellegrini, Ana-
stasioCellini. d'introdusse al Papa Giu-
lio Ferretti, che ne godeva la grazia, co-
mechè virtuoso e rispettabile, insigne co-
me il padre in giurisprudenza ed eloquen-
za : i ravennati concittadini avendolo in-
viato oratore a Clemente VII, questi lo
dichiarò cameriere segreto e cavaliere ,
lo presentò a Carlo V che ricolmando-
lo di onori gli diede facoltà di porre nel
suo stemma 1' aquila imperiale colla co-
rona. Clemente VII disse agli oratori ra-
vennati che avea destinato presidente di
Romagna Lionello Pio de'conti di Carpi
(signore di Meldola e Sarsina, governa-
tore di Bertinoro), il quale fra breve sa-
rebbe andato in suo nomea rimetterei
fuorusciti ravennati : cosi avvenne subito
di Lionello, che fu ben veduto e amato
dai romagnoli. Il eh. Giordani riportan-
do le notizie d'opere di belle arti che (1-
gurano i gloriosi fasti delle gesta di Car-
lo V, parla d'un bassorilievo d'argento,
che rappresenta i trionfi di Carlo V, di-
segnato da Michelangelo Buonarroti, ed
eseguilo daBenvenutoCellini, ch'era nel
luuseo di Classe, dicendo non trovarsi
234 R^v
più in esso tale lodato lavoro- Mi gode
l'animo di notificare ove si ammira. Di-
Tenuto proprietà di Gregorio XVI , mi
die in custodia il capolavoro,ecomequel-
lo che sempre si espropriò degli oggetti
rari per donarli a stabilimenti, in cui si
conservassero a onore delle arti, Io donò
poi alla biblioteca Vaticana, come dissi
a Medaglie con imcennodi quantorap-
presenta. Nel i533 Clemente VII fece
presidentediRomagna Valori, enei 1 534
Magalotti romano vescovo di Chiusi, che
(issò le tassede'tribunali della provincia.
]*aolo III destinò presidenti, nel i535
Sanfelice vescovo di Cava, nel i536 il
Magalotti, e per legato il nipote cardinal
Guid'Ascanio Sforza, insieme di Bologna,
ma residente in Roma; per questi furo-
no presidenti i lucchesi de Nobili già se-
natore di Roma , e Guidiccioni vescovo
di Fossombrone. A Paolo ili si deve l'i-
stituzione dell'ordine equestredi s. Gior-
gio di Ravenna (^.), per difendere il li-
torale. Neh 54o Paolo III dichiarò lega-
to di Romagna il cardinal del Monte poi
Giulio III; neli54j onorò di sua presen-
za Ravenna, e nel 1 545 fece legato il car-
dinal Capodiferro , il quale dimorò del
tempo in Ravenna, e quando stette in
Roma governò pei vicelegati Benedetti e
Ferratini vescovo di Lipari, che nel 1 555
islilu"i il magistrato de'90 Pacifici, per la
huona concordia tra'cittadini. Leggo nel-
la Storia di Paolo IF'di Bromato a det-
to anno, che fece istituire i pacieri, per-
sone di genio pacifico e alieni dalle risse
e misfatti che allora desolavano Roma-
gna, e che per reprimerle avessero a lo-
ro disposizione un corpo armato di 270
persone, come a presidio e guardia della
pace, oltre l'adoperarsi i pacieri con le
persuasioni a riconciliare gli animi. Essi
giurarono nel duomo di eseguire le re-
gole loro assegnate, e piantarono la det-
ta guardiae l'armentario vicino alla piaz-
za , indi recarono grandissimo vantag-
gio alla pubblica quiete. Abbiamo di
Clemente Bellucci, Discorso sopra i XC
RA V
Pacifici di Ravenna 3 o sia capitoli e
leggi de^ XC Pacifici di Ravenna, ivi pel
Tibaldini i58o. Paolo IV nominò pre-
sidenti, nel 1557 Cesi vescovo di Narni,
poi cardinale e protettore di Ravenna, e
nel i558 Doria chierico di camera. Pio
IV neli56o elesse legato di Romagna e
Bologna il nipote cardinal s. Carlo Bor-
romeo , il quale trattenendosi in Roma
fece governare la città e la provincia dal
vicelegato Ranucci di Sabina , e poi da
Pacini vescovo di Chiusi. Nel 1 564 ^^ P^'*^'
sidente Federici vescovo di Martorano ,
nel 1 565 di nuovo s. Carlo legato di am-
bedue le Provincie, con Sassi per presi-
dente e poi cardinale ; ma per la morte
dello zio accaduta nel dicembre, termi-
nò la sua legazione. CoheHio,7Vo/zV. Car'
dinalalus, riportando diverse notizie sul-
la sovranità della s. Sede sopra Raven-
na, a p. 148 dice che Pio W propugna-
culus niunivit. Papa s. PioV destinò per
presidenti, nel 1 566 Guarini vescovo d'I-
mola, nel 1567 Monte Valenti di Trevi
protonotario, neli570 per legato ezian-
diodi Bologna il cardinal Alessandro Sfor-
za, che si portò a Ravenna, indi passò a
Bologna, amministrandola Romagna pel
vicelegato vSorbolonghi, cui successe Me-
nichelli o Manichini sabinese. Nel ponti-
ficato di Gregorio XllI furono presiden-
ti, nel 1573 Sega poi cardinale, neh 575
Lattanzi orvietano, nel 1576 Blandrata
poi cardinale e legalo, nel 1 578 Ghisilie-
ri romano referendario; legati, nel i58o
di nuovo il cardinal Sforza, nel i58i il
cardinal Ferreri ; nel ì583 presidente
Boncompagno arcivescovo di Ravenna e
nipote del Papa, ch'ebbe a vice-presiden-
te il detto Menichelli morto in Ravenna.
Gregorio XIII comprò con ragguarde-
vole somma Severolo o Solarolo, ricupe-
rò il Passetto di Ravenna, Bassanoo La-
go frazione di Bertinoro, Castel di Bur-
ghi. Serra frazione di Castel Bolognese ,
Tornano , Coriano e altri luoghi impor-
tanti di Romagna, a vantaggio della ca-
mera apostolica. Esliose inoltre due cen-
RA V
sì annui, che si pagavano all'arcivescovo
di Ravenna ed al vescovo di Cervia. Nel
1 579 con gravi dispendi intraprese il di-
seccanienlo e bonificamento delle valli
di Ravenna per circa 3o mila riibbia di
paese, al riferire di Novaes , nelle quali
con fare argini e diverlirellumi,ne'6 an-
ni che sopravvisse tanto progresso si ot-
tenne, the quando si fosse continualo il
lavoro per altri 4 a^P'j '' terreno avreb-
be potuto produrre ogni anno più di 5o
mila rubbia di grano: oltre altri vantag-
gi che ne derivarono a Ravenna, si mi-
gliorò l'aria che Je paludi rendevano no-
civa. Jìisto V fece legali di llomanna, nel
1 585 il cardinal Canaiii, nel 1 5S6 il car-
dinal PineJli; presidenti, nel 1587 l'elli-
cani protonolario, nel i588 Schiaflìnati
o Scladnati protonolaiio, nel 1089 Mon-
temarte orvietano; nel 1 590 legalo il car-
dinal Gallo. Gregorio XIV nominò il car-
dinal Francesco Sforza legalo, per libe-
rare la provincia dai malandrini , quali
funmo sterminali, avendone in un mese
fatti uccidereSoo. Clemente Vili gover-
nò la Romagna pei seguenti personaggi :
presidenti, neh 093 di nuovo Rlandiala
divenuto vescovo d'Acqui, nel 1594 Fan-
tino Patrignani d' Amelia arcivescovo di
Cosenza : legati, neli5q5 cardinal Ban-
dirli, sotto il quale e ne'primi di maggio
1598 il Papa passò per Ravenna e al-
loggiò nell'arcivescovato, recandosi a
jirender possesso di Ferrara ; cardinal
Rlandrala nel i5q8 resiliente in Ferra-
ra qual collega di quel legato, onde in
Ravenna dimorava il presidente Marsi-
glio Landriani milanese, vescovo di Vi-
gevano : presidenti nel 1602 Volta refe-
rendario, nel i6o4 Centurione arcive-
scovo di Genova niorlo in Ravenna, nel
i6o5 Bonifacio Gaetani vescovo di Cas-
sano. Questi Paolo V lo fece cardinale e
legato nel i G06, con Belmosto per vicele-
gato,poi cardinale; indi per successore nel
1 6 1 2 il cardinal Domenico Rivaroia. Gre-
gorio XV fece hgato nel 1621 il eai di-
na! Orsini, e nel 1623 presidente Giro-
RA.V a35
larao Vidoni, poi cardinale. Nelponlifi-
catod'Urbano Vili : presidenti, neliGi T
Del Benino arci vescovo d'Adrianopoli, poi
masf^lordomo ; nel 1623 Corsini arcive-
co '
scovo di Tarso, poi nunzio in Francia : nel
1G29 legato cardinal Antonio Barberini
nipote del Papa, anche delle provinciedi
Bologna e Ferrara, reggendo la Roma-
gna il nominato Corsini nel r63o, epoca
d'infelice memoria per la desolante pe-
ste : presidenti, nel i636 Altieri, poi Cle-
mente X, nel quale anno per lo straripa-
mento de'fiumi, funestissima inondazio-
ne allagò la città, l'acqua in molti luoghi
salì al 2.° piano, fece crollare molle ca-
se, immensi furono i danni e per la gran
copia delle barche che salvarono gli abi-
tanti si piansero solei o vittime; nel 1637
Visconti arcivescovo di Larissa, poi nun-
zipin Polonia: legati, nel 1640 cardinal
Franciotli , con Pietro Vidoni per vice-
legato, poi cardinale; nel 1642 cardinal
Barberini nuovamente delle 3 provincie,
essendogli stato aggiunto percollegatoia
Romagna il cardinal Capponi arcivesco-
vo di Ravenna, e per vicelegalo Rober-
ti. Osserva Placucci forlivese, lìlemorie
storiche, p. 234) parlando di Forlì nella
qualitàdi capoluogo, che il cardinal Anto-
uioBarberini neliG4o vi risiedeva, dun-
que pare che a quell'epoca già fosse ripri-
stinato nelle 3 legazioiii;aggiunge ch'ebbe
Forlì nel suo seno i legali di Romagna,
quasi due secoli prima che si vedessero
in Ravenna. Innocenzo X nominò: nel
1G44 Spada patriarca di Costantinopoli,
poi cardinale, qual presidente, e fu l'ul-
timo; perlegati, nel 1 648 il cardinal Cibo,
nel 1 65 1 il cardinalDonghi,neI 1 654il car-
dinal Acquaviva. Il cardinal Donghi d'or-
dine d'Innocenzo X PamphLlj intraprese
l'escavazione grandiosa del Canale Pam-
phiho, che ricondusse le navi fin sotto
le mura, riparando così i UTularaenti nel
lasso del tempo operati dalla natura. Per-
ciò sulla Porta Gregoriana o Porta Nuo-
va fu collocata la statua marmorea di quel
Papa con iscrizioni. Di Alessandro V Usi
236 RAV
iinnno i cardinali legati: nel iG^y Bor-
romeo, nel 1 660 Bandinelli, nel 1 667 Sa-
velli che dopo pochi mesi rinunziò senza
essere partito da Roma. Clemente IX nel
1667 fece legato il cardinal Roberti; Cle-
mente X nel 1670 il cardinal Gabrielli;
Innocenzo XI nel 167 7 il cardinal Raggi
the morì dopo io anni e fu sepolto o-
norevolmenle in s. Apollinare, onde nel
1687 gli sostituì il cardinal Corsi. Inno-
cenzo XII nominò legali, neli6q2 il car-
dinal Caraffa, che non recandosi in Ro-
magna la fece governare dal vice-legato
Tommaso Rullo; e nel 1693 il cardinal
Carlo Barberini , da cui con gran spesa
venne restaurato il palazzo del legato, ed
oltre ad altri benefìzi, fu istituito il colle-
giode'nobili; nel 1697 il cardinal Astalli,
il quale, al diredi Placucci, nel 1698 risie-
deva in Forlì. Nel pontifìcatodi Clemen-
te XI furono legati i cardinali Durazzo
vescovo di Faenza nel 170Ì , Gualtieri
nel I 707, Rullo nominato nel 1 709 : con
(àcoltàdi presidenteClementeXI nel 1 7 1 o
inviò visitatore apostolico Fisimbo Ma-
i'alx)ltini di Macerata ; altri 3 cardinali
legati fece Clemente XI , Gozzadini ve-
scovo d'Imola nel 1714» Da via vescovo
di Rimini nel 17 i7,Benlivoglio nel 1720.
Nel 1726 Benedetto XIII dichiarò legato
il cardinal Maj-ini; ed a' 1 8 settembre col-
la bolla Divina Proi'identia,pre&io\[ Bull.
Rotn. 1. 12, p. i4oj confermò i privilegi
del .collegio de' dottori giureconsulti di
Ravenna, ad uno de'quali assegnò la cà-
rica di luogotenente generale della città,
con l'onorario di scudi 5o mensili, oltre
le sportule ed i privilegi che gli concesse.
Clemente XII fece legati, nel 1730 il car-
di imi IMassei ves(:ovod'Ancona,e neh 735
lì cardinal Alberoni. Dice Novaes nella
vita di quel Papa, che per la suddescritta
diversionede'fiumi Montone e Ronco, col
Ponte Nuovo sopra di essi ridotti in con-
fluenza,spedìaRavenna ilcelebre e intra-
prendente cardinal Alberoni con 5o,ooo
(•cudi, coi quali mediante una cataratta
trasportò i due lluoii ad altro letto, sup-
RAV
plendo con detto bel ponte alla divisio-
ne che la nuova corrente fece nella stra-
da romana, aprendo da Ravenna al ma-
re per 7628 passi un fosso, nel quale sic-
come un porto unitele acque, restò gran-
demente agiato il trasporto delle mercan-
zie della città. Quanto fece il cardinale
a Piacenza sua patria, ed alla repubbli-
ca di s. Marino, a questi articoli lo rac-
contai. Benedetto XIV successivamente
dichiarò legati i cardinali, Marini di nuo-
vo neli74o, Aldovrandi nel 1743, Oddi
nel 1746, Bolognetti nel 1751, Enriquez
nel 1 755 (che con dispiacere de'ravenna-
li e di tutta la provincia a*25 aprile 17 56
morìe fu tumulato nella chiesa dello Spi-
rito santo), Stoppani nel 1 756. Sotto Cle-
mente Xlli furono legati i cardinali, nel
1 76 r Lodovico Gualtieri (la sua biogra-
fia non al cognome , ma in riportai nel
voi. XLIX, p. 207 ) che morì prima di
partire, nel i 76 i Crivelli, nel 1 767 Oddi,
che dopo 24 giorni di legazione morì in
Arezzo nel collegio de'gesuiti , onde per
9 mesi governò il pro legato Cambiaso;
Piccolomini nel 1768, che giunto in Ri-
mini vi morì a' 18 novembre e fu sepol-
to nella cattedrale,.laonde il prelato Cam-
biaso ripigliò il governo pel rimanente
dell'anno, finché nel 1 769 fu eletto il car-
dinal Borromeo. Pio VI promosse alla
legazione di Romagna il cardinal Valen-
ti nel I 778, che giunse a Ravenna il 7 à-
prileJ783, al quale si deve pure la nuo-
va strada sul fiume Ronco, che da Ra-
venna conduce a Forlì; nel 1786 il car-
dinal Colonna di Stigliano, nel 179? il
cardinal Dugnani che dovette fuggire nel
declinar di gennaio 1797 per l'invasione
fatta dai francesi repubblicani dell'Emi-
lia a'2 febbraio : di questi due ultimi fu
vicelegato Giacomo Giustiniani poi car-
dinaie. Le vicende politiche, cui soggiac-
que la R.omagna nel declinar del passato
secolo e nel corrente, avendole descritte
in tanti luoghi, e particolarmente a Fer-
rara e Forlì, sino e inclusive a Grego-
rio XFJ (f^.) , si possono vedere quegli
RA V
artìcoli ; qtii solo noterò le cose partico-
lari di Ravenna, avendonolaloa Legato
quanto riguarda questa dignità.
Per la pace di Tolentino {P^.) fra Pio
VI e la repubblica francese, a questa si
dovettero cedere per la forza maggiore
delle circostanze le provincie di Roma-
gna, Ferrara e Bologna; il generale in
capo Bonaparte le aggregò alla repub-
blica Cisalpina, ed istituì in Ravenna ai
3 febbraio una centrale composta di 6
individui, 2 di Ravenna, compreso il cav.
Alessandro Guiccioli presidente, gli altri
essendodi Forlì, Cesena, Rimini e Faen-
za. Nel i.°di aprile la cenlrale fu traslo-
cata in ForFi, onde Ravenna perdette la
sua preminenza sopra tutta la Romagna.
Entrati i francesi in Ravenna comandati
dal general Augerau, nel 1797 gli ordini
regolari furono obbligati a pagare forti
contribuzioni, indi furono espulsi tutti i
religiosi forestieri, come gli scolopi; po-
scia si soppressero i conventi de'dome-
nicani, agostiniani e teatini, poco dopo i
carmelitani, gli altri e le monache, ven-
dendosi i beni di tutti. Si spogliarono le
confraternite de' loro possedimenti, si
proibirono le processioni e tutte le solen-
nità del culto esteriore in pubblico. Molte
chiese si ridussero ad usi profani; le altre
si spogliarono degli effetti preziosi. Pio
FI {F.)nè\ febbraio i 798 fu deportato
in Francia, ove morì nel i 799. Il gover-
no cisalpino durò sino al ^Gmaggio i 799;
nel dì seguente incominciò l'austriaco, le
cui truppe entrarono in Ravenna coman-
date dal colonnello de Grill, lasciando si-
no al 21 giugno inattività il municipio
di Ravenna, passando poi alla nomina
d'una provinciale reggenza, che per or-
dine del general Klenau fu composta di
5 individui, compreso il presidente mar-
chese Camillo cav. Spreti ed un notaro,
tutti ravennati. L'ordine fu ripristinalo,
così il capitolo, i cappuccini, le monache,
il seminario ch'era sfatochiuso. A' 3o di-
cenibre 1799 il conte Pellegrini spedito
dalla corte di Vienna si occupò d'uu pia-
fi A V 287
no d'organirzazlone della provincia diRo-
magna,nominando prissidente delia nuo-
va reggenza il marchese Francesco Pao-
lucci di Forlì : fu fissata in Ravenna co-
me capoluogo, indi tornò presidente il
cav. Spreti edurò sino a' 1 5 luglio 1 800.
Nel dì seguente rientiaroiro i francesi in
Ravenna, soppressero la reggenza e go-
vernarono sino a'7 dicembre. Nel giorno
8 ricomparvero nella città gli austriaci,
assunsero il governo e vi rimasero sino
a'20 gennaio 1801 : il general Gorupp
ripristinò la reggenza e fece restituire a
Ravenna tutte le carte ch'eranostate por-
tate a Forlì. A'2 I gennaio 1801 i fran-
cesi s'impadronirono di nuovo di Raven-
na e ricostituirono il governodella repub-
blica Cisalpina, che terminò a'3 i dicem-
bre 1801. Col i.° gennaio 1802 Raven-
na fu sottomessa al governodella repub-
blica italiana del dipartimento del Rubi-
cone, rimanendo capo di circondario con
vice-prefettura e sede d'un viceprefetto.
Nel i8o5 colla slessa condizione fece par-
te dfel regno à'Jlalia (f.), sino al 1 8 1 3,
epoca in cui esso terminò. Agli 8 dicem-
bre di detto anno subentrò il governo
austro- britanno, con avere in detto gior-
no conquistalo Ravenna il general Nu-
gent comandante le truppe austro-bri-
tanne: installò una reggenza, che sciolta
dopo 2 mesi, un governatore e 3 consi-
glieri governarono Ravenna. Intanto la
porzione superiore della provincia di Ro-
magna era occupala dalle truppe napo-
letane comandate dal reGicacchinoMu-
rat, allora alleato d'Austria e delle altre
potenze d'Europa, il che continuò sino
e circa all'aprile i8i4: un anno dopo
mosse le armi contro gli austriaci, occu-
pando Ravenna per 1 5 giorni. Sollenlrò
il governo auslriaco,un generale del qua-
le presiedeva in Bologna la commissio-
ne governativa, intitolandosi governatore
delle 3 legazioni, ed in Ra-venna era vi il
delegato di governo cav. Federico Raspo-
ni. Pio ni {P'.), eletto nel i8oo, de-
portato nel 1809, era ritornato Irion-
238 RAV
falmente in Roma nel i 8 i4, dopo In ca«
diifa del colosso di Napoleone. Legf^o nel
Giornale politico del clipartiniento di Ro-
ma del 1 8 1.4, «•" 5 ' j5t5 e 5iS, che Pio VII
partito da Forlì a'i6 aprile passò in Ra«-
\enna, e che ricevette grandi acclamazio-
ni in Romagna. Nel soggiorno di 3 gior-
ni in casa dei nobili Spreti , celebrò la
messa eamministrò la cresima ad un prò-
nipotedelcan.°GiammariaRossi, e la co-
munionea tutta quella famiglia, ed ivi pie-
no d' all'abilità dava a baciare la mano
piuttosto che il piede. Da altre memorie
apprendo che i ravennati accolsero ilPapa
con riverentegiubilo,echegli tributarono
dimostrazioni tli venerazione filiale. Pi-
stoiesi nella f^ita di Pio FJJ, t. 3, p. 1 87,
dice che il vescovo Giuseppe IMazzolli fe-
steggiò il ritorno del Pa[)a nel suo stato e
l'ingresso in Pvavenna, pronunziando nella
solenne accademia ivi celebrata analoga o-
razione.Pìo VI Ia'20 giunse a Ila sua patria
Cesena. A' 1 9 luglio 1 8 1 5 in Ravenna la
commissione governativa cessò, perchè
nel congresso di Vienna furono restituite
alla s. Sede le legazioni di Romagna, Bo-
logna e Ferrara, e sotto la delegazione
pontificia provvisoria residente in ForPi
il detto cav. Rasponi fu nominatocom-
missario pontificio, che continuò sino a
tutto settembre 1816, in cui Pio VII so-
stituendo un governo stabile spedì in Ra-
venna per legato apostolico il cardinal
Malvasia che prese possesso il i.° ottobre
e morì a' 12 settembre i8rg, tumulato
in s. Apollinare de'minori osservanti in
magnifico eben scolpito mausoleo di scel-
li marmi: sotto di lui furono vice-legati
i prelati Zacchia e Serafini, poi cardina-
li. Nel voi. XXV, p. 289 narrai che Pio
VII col moto-proprio del 6 luglio 18 16,
delle 3 legazioni ne formò 4, cioè divise
quella di Romagna in due, Ravenna e
Forlì, ciascuna col proprio cardinal le-
gato resident«, siccome capoluoghi delle
Provincie del loro nome. Il citato Pla-
cucci a p. 2 54iiporta il breve di Pio VII,
Romani Ponli/ìces, de'28 giugno 1816,
RAV
col quale concesse in perpetuo un Udi-
tore nel s. tribunale della rota romana
alla provincia di Romagna, da scegliersi
dai Papi da un nobile originario ytjroi'J/i-
ciae Roinandiolae, la quale gli dovesse
somministrare l'annua pensione di scudi
2,000 per mantenersi decentemente in
Roma, da somministrarsi metà dalla pro-
vincia di Ravenna, metà da quella di
Forlì. In vigore del quale privilegio pel
1. "nominò uditore mg.^ Luigi Zinanni di
Ravenna, morto il quale in Cesena ai 7
gennaio 1 822, a'22 febbraio con biglietto
di segreteria di stato elesse mg.' Giusep-
pe Rofondi di Forlì, ora carduiale. Inol-
tre Pio VII, come nelle altre legazioni,
stabilì in Ravenna il prelato vice legato,
due assessori presso il cardinal legato, la
congiegazione governativa, il tribunale
di i." istanza, la direzione di polizia, l'as-
sessorato camerale, l'ingegnere in capo
de'lavori di acque e strade. Agli ì i feb-
braio 1820 Pio VII fece legalo il cardinal
Rusconi vescovo d'Imola. Nelle annuali
Notizie di Roma trovo i seguenti legati e
presidi. LeoneXlI nel 1 824 fece legato il
cardinaleAgoslinoRivarola. ArtaudjvV/o-
r/'rt di Leone XII, t. i , p. 1 88, parla delle
turbolenze che a quell'epoca agitavano
Ravenna; che il cardinale vi fu accolto
colla più profonda venerazione, e ne'suoi
proclami e discorsi erasi espresso in un
modo alfettuoso e insieme fermo. » Tutti
speravano, se i cardinali legati suoi vici-
ni, i quali potevano vedere mal .volen-
tieri il suo arrivo, perchè era rivestito
del diritto di prevalere alla loro autorità
nello stesso disimpegno delle proprie at-
tribuzioni, non facevansi a contrariare
le sue operazioni, che sarebbesi ottenuto
da questa missione tutto quel buon suc-
cesso ch'era da Sua Santità aspettato; suc-
cesso a vero dire non molto splendido ap-
parentemente, ma che poteva essere uti-
lissimo. " Nel t. 3, p. 69 e 72, riferisce
l'orribile attentato commesso in Raven-
na a'25 luglio 1826 da unoscono-iciulo
contro il cardinal Rivarola neh' allo di
RA V
montare in carrozza, mentre un colpo di
tiombone gravemente ferì il can." Muli
che lo accompagnava, e l'orecchio d'un
domestico. Il cardinale che in principio
erasi mostrato severissimo, allora avea
cominciato ad essere più indulgente. Leo-
ne XII comunicò al s. collegio la fune-
sta notizia, fece di nuovo pubblicare in
Ravenna la bolla contro i Carbonarì[P' .);
mandò il cardinal Arezzo legato di Fer-
rara perdirigere il processo criminale, che
opinò di mettere più alle strette i dele*
nuli per affari politici; ma il cardinal Ri-
varola ch'erasi portalo in ForPi, quindi
fatto ritorno fra le acclamazioni e le te-
stimonia nze di pubblica gioia. pregò il car-
dinal Arezzo a non incrudelire sul sospet-
to di complicità, ed il Papa fece liberare
parecchi detenuti d'antica data e al tri con-
dannati per delitti politici. Altri afferma'
no che il cardinale non si mosse da Ra-
venna, il cui magistrato per dimo.slrare
che il pubblico era lietissimo per esserne
uscito illeso, fece eseguire bellissimi fuo-
chi artifiziali alla presenza del porpora-
to. Di poi il cardinal Rivarola partì, la-
sciando belle memorie del suo governo, e
\i restò vicelegalo mg.'" Lavinio Spada
de' Medici, col quale era stalo beneme-
rito dell' accademia provinciale. A De-
LEGAZIOME tEGAZIONl APOSTOLICHE DELLO
STATO PONTIFICIO riportai le provviden-
ze di Leone XII del 1827 sul governa-
mento delle medesime, ripristinando i
pretori, i quali poi furono tolti e date al-
tre forme da GregorioXVI,al modo ivi
riportalo, in uno al nuovo ripa^lo ter-
ritoriale. Leone XII in detto anno fece
legato il cardinal Bernetti , ma avendo-
lo promosso a segretario di stato quan-
do stava per partire, nel 1828 nominò
legalo il cardinal Macchi, Della rivolu-
zione scoppiala nell'incominciar del feb-
braio i83i al punto ch'era stato eletto
Gregorio XFl , anzi ignorandosene l'e-
saltazione, parlai a quell'articolo, a P^oR-
LÌ e altri luoghi analoghi, come dell'e-
nergica e clemente repressione. Nel n."
RAV 239
1 7 delle Notizie del giorno del 1 83 1 , si
legge che ai 2 3 aprile i conti Eugenio e
Bonaventura Rasponi,e Giuseppe Albor-
ghetti patrizi di Ravenna, particolarmen-
te deputali, accompagnati dall'agenteco-
munale conte Alberto Alborghelli, ebbe-
ro l'onore di umiliare a'piedi di Grego-
rio XVI gli alti di divozione e di suddi-
tanza in nome di Ravenna stessa, non
che le sue più vive e rispettose congra-
tulazioni pel suo innalzamento al trono
pontificale. Il Papa li accolse con bontà
e clemenza, ed esternò loro il suo par-
ticolare desiderio di conoscere i bisogni
e le suppliche di quella provincia, per far-
le sentire i benefici effetti delie paterne
sue provvidenze. A seconda di quanto leg-
go nelle citate Notizie di Roma, Gre^O'
rio XVI successivamente nominò prò- le-
gali, nel i 83 I Pietro Desiderio Pasolini,
nel 1832 il cav. Gio. Battista Codronchi
Ceccoli, nel i835 mg."^ Domenico Luc-
ciardiora cardinale, nel 1 836 Luigi Van-
nicelli Casoni ora cardinale, nel 1837 il
cardinal Luigi Amai di s. Filippo e Sor-
so, attuale protettore di Ravenna e vice-
cancelliere di s. Chiesa, che riuscì applau-
ditissimo, onde ilPapa lo confermò in un
altro triennio; nel 1842 il cardinall\las-
simo, di cui parlai a ^Maggiordomo. Tra
le beneficenze effettuate daGregorio XV I
per Ravenna , ricorderò che migliorò
grandemente il Porto Corsini e fece in-
traprendere la grande bonificazione d'u-
na vasta parte del territorio ravennate,
colle acque disalveale dalfiumeLamone,
rendendo così all'agricoltura terreni pa-
ludosi, infruttiferi, a miglioramento som-
mo dell'aria. Pio IX {V.) nel 1847 fece
pro-legatostraordinario mg.'" Bofondi de-
cano della rota, indi cardinal legato per
poco tempo, deputando nel gennaio 1 848
in legato straordinario il cardinal Gabrie-
le Ferretti, ora peni tenziere maggiore; ma
a queir articolo narrai gli avvenimenti
dello slato pontificio dalia morie di Gre-
gorio XVI a tutto il 1 801. In questo an-
no Pio IXj in conseguenza delle disposi-
24o Pv A V
zioni accennate in pnncipio,fece delegato
apostolico l'odierno oUimo prelato mg.*"
Stefano Rossi. Inoltre lo .stesso Papa a ven-
do elevato alla porpora il cardinal Bofon-
di, nominò nel 1848 uditore di rota per
Ravenna rag.i'Teodolfo Mertel delle Al-
lumiere diocesi di Civitavecchia. Trat-
tano della storia di Ravenna: Teseo dal
Cwno, Rm-enna dominante, sede d' ini-
peratoriy re et esarchi, ove si descrivo-
no Ravenna antica e moderna, di lei do-
minio e goi'ena', Ravenna 17.15 pel Lau-
di. Girolamo Fabri, Compendio istorico
del dominio e governo della città di Ra-
%'enna, catalogo degC imperatori^ re, e-
sarchi e principi che vi hanno dominato
e risieduto. Effemeride sacra e istorica di
Ravenna antica, ivi 1675 presso li stam-
patori camerali e arcivescovili, Pietro P.
Ginannì, Dissertazione sopra V origine
dell^ Esarcato, e della dìgnitàdegli esar-
chi, 1758, estratta dal t. 4 della iV«oi^rt
raccolta di Calogerà. Marcello Palonio,
De Clade Ravennalensi, sine loco etan-
no. Serafino Pasolini, Lustri Ravennati
dall'anno 600 dopo l'universale diluvio
sino all'anno i 713, Bologna 1678, Ra-
venna pei fratelli Pezzi 1-689, Ravenna
pei stiimpatori camerali 1713. Girola-
mo Rossi, Historiarum Ravennatum, Ve-
neliis 1572 e 1589: la 2." edizione è in-
titolata a Sisto V dal S, P. Q. Raven., e
dall'autore al cardinal arcivescovo Fel-
trio-Rovere. Il Rossi, discendente dall''il-
lustre famiglia di Parma, fu dalla patria
speditone! i6o4ambasciatorea Clemen-
te Vili che lo fece suo archiatro, e ne
feci menzione a Medico: l'opera fu assai
lodala, ed è autorevole. Saggio intorno
al politico, economico governo d'uno sta-
to o di ima città scaduta dalla sua flo-
ridezza, diretto ad un personaggio di pre-
sidenza in occasione di certo memoriale
presentato in nome del pubblico di Ra-
vemia a Clemente XI F nel settembre
1770, Cosmopoli 1772. Autore di que-
.slo saggio di storia ravennate fu il can.°
1 eg, Fallelli. Tommaso Tomai, Hisioria
R A V
di Ravenna rivista in Roma e di nuovo
ristampata, Ravenna i58o pel Tebaldi-
ni da Osimo; la i.^edizione è del i574.
La fede cristiana fu predicata in Ra-
venna, al dire di Fabri, Le sagre memo-
rie di Ravenna, òaWaposloìo s. Giacomo
maggiore. Nondimeno tutti gl'istorici so-
no concordi in attribuirne il vanto e l'a-
postolato a s. /^^o///«flrre (^.) antioche-
no, secondo Ughelli, Italia sacra t.2,p.
323, uno de*72 discepoli di Gesù Cristo;
che sebbene non si legga il suo nome nel
catalogo di essi, Maurolico nel Martiro-
logio afferma esservene stati molli oltre
detto numero. Il principe degli apostoli
s. Pietro Io condusse dalla sua cattedra
apostolica d'Antiochia in Roma, quando
in questa metropoli dell'universo stabili
la s. Sede. Indi l'ordinò primo vescovo di
Ravenna e Io spedi a promulgare il van-
gelo per tutta la provincia Flaminia ed
Emilia, neiranno44o46 a parere di Ba-
ronio, Annal. ecc/ei'.j* peròsi tenga pre-
sente quanto dissi sulla venuta di s. Pie-
tro in Roma, nel voi. LUI, p. 18. Fabri
e Pasolini affermano che s. Pietro visitò
Ravenna. Viene comunemente chiamato
s. Apollinare arci vescovo,così i primi suc-
cessori, sebbene per consenso degli scrit-
tori questa illustre chiesa ed i venera-
bili suoi pastori soltanto nel principio del
secolo V ricevettero la giurisdizione me-
tropolitica sopra molte altre chiese, qua-
le protrae dopo la metà di tal secolo il p.
B\ancììi, Dell' esterior polizia della Chie-
sa t. 4, lih- 2. Queste chiese suffraganee
variarono secondo le circostanze de'tem-
pi, laonde ne restano al presente quelle
di Bertinoro imita a Sarsi na. Cervia, Ce-
sena, Comacchio, Faenza, Forlì, Imola,
Rimini {F.y Personalmente predicò la
fede in Imola, Faenza, Forlì, Rimini e
Forlimpopolì (F.), onde sono riguardate
figlie di s. Apollinare queste chiese. Dice
il Rossi che la chiesa di Ravenna sin dai
primi secoli si chiamò trono apostolico,
e dopo Roma e Antiochia primogenita
di s. Chiesa, ed in Italia solo dopo Roma
R A V
pnumernla tra le apostoliche, essendo a
(nli epoche la città una delle più celebri
e più popolate della nobilissima regione,
come si ricava dalle parole di s. Pietro.
Giinito s. Apollinare in Ravenna, colla
predicazione, colla santità di sua vita e
coi miracoli che Dio operò a sua inter-
cessione, convertì un gran numero d'ido-
latri egl'indùssead abbattere inollialtarì
degl'idoli, per cui patì fiere battiture dai
sjicerdoti pagani, e poi lo fecero torturare
acciò sagrifìcasse ai falsi deidei gentile-
sÌDio. Ne presero la difesa i novelli con-
vertiti ravennati, finché fu esiliato, pel-
legrinando per la Misia, Sarmazia, Tra-
cia e altre parti. Ardendo del desiderio
di propagare il cristianesimo ne' luoghi
ove l'avea introdotto, tornò dopo 3 anni
in Ravenna, la cui chiesa trovò accresciu-
ta dai sacerdoti che avea ordinati, por-
tando seco il corpo di s Eufemia vergine
e martire donatogli da s. Ermagora d'A-
(|uileia, e lo collocò nel tempio poco lungi
dal fiume Montone, di cui erasi servito
per battezzare, ed alla santa lo intitolò:
questo luogo era la casa del tribuno , la
ciìi moglie Tecla sanò da mortale infer-
mità, ondeambedueabbracciarono la fe-
de. Questa chiesa fu la cattedrale e la se-
de di s. Apollinare, ed ove egli esercitò
tutte le funzioni del suo ministero, ve-
nendo poi ridotta a 3 navi. Delle primi-
zie de'marliri di Ravenna parlai di sopra,
descrivendo le principali tra le circa 4o
chiese superstiti. Verso l'anno 74 gl'ido-
latri vollero costringere il santo a sagri-
ficare all'idolo d'Apollo, che s'infianse
per virtù divina, onde gli dierono tante
percosse che da lì a poco ne moiì a'23
luglio. Adunati i fedeli nella casa del pio
Teodoro raveunate,ove solevano fa re ora-
zione, per dargli un successore, apparve
per la 1.* volta candida colomba che po-
.satasi sul capo di s. Aderito prete, fu ri-
conosciuto per pastore. Egli diffuse me-
ravigliosamente il cristianesimo e morì
nell'anno 100. Chiaro indizio della divi-
na predilezione per la chiesa ravennate
VOI,. IVI.
RAV 24i
fu il prodigio della colomba, che al modo
già narrato si posò pure sopra s. Eleocadio
grecoe polsi rinnovò ne'seguenti 9 succes-
sori, laonde si ò\ssevo per Spiiituni san'
cileni electl. Governò con molto zelo, ed
a lui tra le altre cose si attribuisce avere
pel primo ridotto in Italia i salmi e le le-
zioni ne'divini uffizi. Nel i ic? gli successe
s. Marziano, indi s. Calocero nel 127, di-
.scepolo di s. Giacomo apostolo, già vi-
cario di s. Apollinare quando predicava
per le città vicine, che perciò s. Apolli-
nare fu detto apostolo della Flaminia e
dell'Emilia. Indi nel 1 32 divenne vesco-
vo s. Procolo, fervido nello zelo dell'ani-
me; gli successero s. Probo i .° operatore
di molti miracoli; poi s. Dato dottissimo;
nel i85 s. Liberio i." molto sapiente;
nel 206 s. Agapito che ampliò l'oratorio
detto di s. Teodoro e lo dedicò allo Spi-
rito santo pel continuato prodigio, che
ivi in forma di colomba scendeva sul nuo-
vo pastore. Nel 232 s. Marcellino, al cui
tempo infuriarono le persecuzioni con
non pochi martiri;nel 283 circa s. Severo,
che da povero idiota pei comunicati doni
dello Spirito santo fece subito un eloquen-
te e dotto sermone con istupore di tutti
e de' vescovi presenti che l'aveano consa-
grato, dichiarando che la colomba non
sarebbe più comparsa a designare il pa-
store, siccome avvenne: fra'suoi miracoli
si narra che mentre celebrava in R.aven-
naj visibilmente assistette in Modena al-
l'esequie del vescovo s. Geminiano; altro
più strepitoso fu quelloche, avendogli Dio
rivelato la sua morte, dopo aver celebra-
to, vestito pontificalmente esortò il po-
polo all'osservanza de'divini precetti, in-
di recatosi al sepolcro della moglie e fi-
glia, vi entrò, si stese e spirò il i." feb-
braio 348 o poco dopo. Pare che gli suc-
cedessero s. Severo 2.°, s. Agapito 2.°;
ma l'Amadesi, In Anlisdtum Ravenna-
timi, vi ripugna e in vece dichiara s. Li-
berio 2.° eletto dai suft'ragi del clero e del
popolo, e morto nel 36 i . Quindi s. Pro-
bo 2.°, e poi Fiorenzo o Fiorenzio dotto,
16
3.42 R A V
misericordioso e predicatore insigne; iu
che fiori pure il successore s. Liberio 3.'
del 377. Nel 378 s. Orso edificatore o
magnifico ristauratore della cattedrale.
Alcuni nel 398 gli danno in successore
s. Esuperanzio spagnuolo, altri 5. Pietro
1 ° e dopo questi il precedente: s. Pietro
I. "celebrò pel i.^il sinodo nel 4 '9> Nel
j^iSs. Giovanni i .°, prelato di santa vita,
che godendo frequenti visite angeliche,
con voce greca fu denominato Angelo-
ptes. Sotto di lui l'imperatore Valenti-
niano 111 concesse agli arcivescovi di Ra-
venna amplissimi privilegi, che Baronio
pone in dubbio: cioè la veste pallio iu
forma di manto imperiale; il farsi prece-
dere nelle pubbliche sortite da uno scet-
tro, da una croce e da un campanello;
l'uso del camauro ornato di due corone;
il cavalcare con gualdrappa bianca; as-
.soggettando loro nella giurisdizione me-
tropolitica le sedi vescovili di Emilia, os-
sia i vescovi di Sartina , Cesena, Forlini-
popoli, Fori), Faenza, Imola, Bologna,
Modena, Parma, Piacenza, Brescello,
poi riunita a Reggio, flgovenza, Adria,
insieme a tutti i monasteri di detta pro-
vincia. Rossi, e Bonoli, Istorie di Forlì,
vi aggiungono Rimini; poiché Vecchiaz-
Zani neir/y/or/e di Forlimpopoli osser-
va, che s. Apollinare predicò la fede in
Riraiui: Rossi poi rimarca cheì vescovi
riminesi intervenivano ai concilii provin-
ciali di Ravenna. Dice Pasolini che l'ar-
civescovo Guinigi, passando per la diocesi
di Rimini, vi esercitò le prerogative me-
tropolitiche. Qui però rammento quan-
to già notai, cioè che Rimini soio perCle-
mente Vili divenne propriamente suf-
fraganea. Di queste sedi gli arcivescovi di
Ravenna cousagravano i vescovi. Tali e
altri privilegi furono loro confermati da
diversi Papi e imperatori. Pasolini, La-
stri ravennati, ritiene che i vescovi di
Ravenna prima assai di detta epoca fosse-
ro insigniti della diguilà arcivescovile, sii*
alandosi cosa certa che l'apostolo s. Pietro
uelle città più cospicue isliluisse ai ci ve*
HA V
scovi, e che con tal grado abbia mandalo
nell'Emilia s. A pollinare, il quale coi sue- 1
cessorì si vedono ornati di pallio nell'an- I
tichissimo musaico della metropolitana.
Nel 433 Papa s. Sisto IH ebbe una
visione, in cui s. Pietro e s. Apollinare
gli mostrarono un giovine che doveacou-
sagrare in arcivescovo di Ravenna. Ora
avvenne che essendo stato Cornelio ve- ^
scovo d'Imola incaricatodi accompagna- ■
re in Roma con molti nobili ravennati il
nuovo arcivescovo eletto dal clero e dal
popolo in successore a s. Giovanni i .", ed
avendo portato seco s. Pietro Grisologo,
appena vide questi il Papa lo riconobbe
pel designato nella visione, onde dichiarò
agl'inviati non potere accettare l' eletto,
ma doversi in vece ordinare Pietro, nar-
rando loro l'apparizione a vuta, per cui ben
contenti si rassegnarono al destinato dai
padri della loro chiesa, ed in R.avenua lo
consagrò Cornelio: altri attribuiscono al
successore s. Leone 1 quanto ho detto di
di s. Sistoli!, il quale l'ordinò, al riferire
di Novaes. Col nome di Pietro 2.° il Gri-
sologo fu gran pastore, di aurea eloquen-
za e benemerito. Acciocché i canonici fos-
sero pronti con lui all'ulTiziatura diurna
e notturna della metropolitana, contigua
a questa fabbricò per propria e loro abi-
tazione la canonica, che dalla sua strut-
tura rappresentante 3 monti si chiamò
TricoUi ; mori nella sua patria Imola e
ivi fu sepolto. Gli successero, nel 449 *•
Neone , che prosegui e aumentò la fab-
brica di Tricolii, e quanto alla chiesa o-
però ciò che dissi in principio, ove notai
quanto fecero gli allri arcivescovi} nel ^52
s. Giovanni 2.°, il quale, come narrai ,
s'interpose con Attila a vantaggio della
città : dice Pasolini che nel 555 Papa s.
Leone I fece sulFraganei dell'arcivescovo
di Bavcnna que'vescovi che non canoni-
camente gli avea assoggettati Yalentinia-
no HI. Nel 477 ^^ eletto S.Giovanni 3.'
diesi trovò all'estinzione dell'impero oc-
cidentale e invasione dell'eruloOdoacre;
gli rimproverò Papa s. Simplicio di aver
RA V
ordinato Gregorio vescovo di Modena ,
senza il consenso del clero e del popolo
che gli era contrario; lo minacciò che a-
vrebbe tolti alla chiesa di Ravenna quei
privilegi concessi dalla s. Sede, cioè l'es-
sere sopra i vescovi dell'Emilia, s'egli ne
avesse più abusato. Di sopra dissi la par-
te ch'ebbe per la capitolazione d' Odoa-
cre con Teodorico re de'goli per la resa
di Ravenna, il quale incontrò col clero,
colle croci, cogl'incensieri e coi s. Evan-
geli, processionalmeote cantando inni e
salmi; però restò afflitto quando vide in-
trodurre da Teodorico nella città l'ere-
sia dell'empio Ario, e le chiese stabilite
all'eretico culto. Gli successe nel 494^'^'
tro 3.° che prosegm la casa arcivescovile
e canonica di Tricolli; visse e mori san-
tamente nel 5ig. Dopo di lui Aureliano
lodato pastore; nel 52 i s. Ecclesio cele-
bre per quanto di lui scrissi, e che molto
pati per la protezione che Teodorico ac-
É cordai a a' suoi ariani, onde in favor di
questi dovette accompagnare a Costanti-
nopoli Papa s. Giovanni I per commis-
sione del re, aflìne di rimuovere l'impera-
tore Giustino I dal lasciar nell'oriente le
chiese agli ariani. Insorta discordia tra s.
Ecclesio e il clero ravennate, appellaro-
no al Papa che compose le vertenze. Nel
534 fiori il benemerito s.Orsicino, altro
magnifico edificatore di sagri templi; nel
539 s. Vittore, alla morte del quale ter-
minò nel popolo e nel clero il diritto d'e-
leggere il proprio pastore : nel 546 vi fu
mandato da Giustiniano I s. Massimiano
di Pola , che compì la canonica di Tri-
colli e fece altre opere. 11 successore s. A-
gnello del 556 ottenne dal benefico di Ra-
venna imperatore Giustiniano I che tut-
to il territorio di Argenta (di cui a Fer-
rara), fosse restituito allachiesa ravenna<-
te ; ebbe pure in dono la selva dì Lugo ,
ove poi surse la città omonima e sulla
quale gli arcivescovi esercitarono il do-
minio per lungo tempo; inoltre consegui
tutti i beni spettanti agli espulsi goti , le
chiese de' quali proftinate dai riti ariani
R A V 243
ridusse alenilo cattolico. Gli successe nei
569 Pietro 4-° di edificanti costumi , sì
portò in Roma per farsi consagrare da
Papa Giovanni 11!, e si trovò alla recen-
te erezione dell'Esarcato. ìndi Giovanni
4." del 575, ch'ebbe gravi questioni con
Papa s. Gregorio I sull'uso del Pallio, al
quale articolo notai che Io accordò a lui
e al successore. A Mappula e MA?fiPoto
riportai la concessione di dello Papa ai
primi diaconi della chiesa; le mappule e-
rano gualdrappe bianche che usavano i
canonici ravennati nellesolenni cavalcate,
quando accompagnavano l'arcivescovo;
onde s. Gregorio I ne confermò l'uso, mal-
gì adole opposizioni de'cardinali e prima-
ti del clero di Roma, che volevano ado-
perarle esclusivamente quale particolare
privilegio. Vedendo Giovanni 4-" quan-
to il Papa era propenso per la sua chie-
sa, che nell'epistole l'appella sacrosancta
Ravennatis Ecclesia, gli scrisse che i suoi
canonici preti e diaconi da tempo imme-
morabile erano soliti usare le mappule o
gualdrappe anche in Roma nelle caval-
cate pontificie, allorché vi si recavano in
legazione per affari ecclesiastici, o in oc-
casione d'accompagnare alia consagra-
zione il proprio arcivescovo, essendo con-
sueto che lo seguivano i principali del
suo presbiterio. Eruditamente tratta di
queste mappule Nardi, De' parrochi t. a,
p. 370, dicendo che molti scrittori mala-
mente l'interpretarono per ma nipoli,e che
S.Gregorio I confermò il privilegio ai ca-
nonici preti ed ai 7 primi canonici diaconi
tantum. Per benevolenza verso l'arcive-
scovo il Papa gl'intitolò il libro. De cura
^fl5/or/z//,e donò per la basilica 4 corpi san-
ti con altre reliquie. Morto Giovanni 4°
nel 5c)5, s. Gregorio 1 deputò visitatore
della chiesa ravennate Severo vescovo di
Cervia, e scrisse a Casteriosuonotaro resi-
dente in Ravenna che vegliasse all'ottima
elezione del successore, che cadde su Do-
nato arcidiacono, ma il Papa io rifiutò;
quindi fu scelto Mariniano o Marignano
benedettino, già familiare di s. Greguriu
9.44 R A V
1 die lo consagrò. Tornato in Roma per
un concilio appose la sua firma prima
d'ogni altro dopo quella del PapH; simil-
mente in un documento e prima dell'ar-
civescovo di Milano. Il Papa l'ornò del
pallio, colla condizione che se ne servisse
in chiesa, e fuori di questa 4 volte l'an-
no, come il predecessore, cioè nelle pro-
cessioni e nelle feste di s. Gio. Battista ,
ile' ss. Pietro e Paolo, di s. Apollinare.
Colla celebre bolla Cuoi omnis Ecclesia,
che si legge in Rossi ein Ughelli, s. Gre-
gorio I confermò alla chiesa di Ravenna
tutti i privilegi e diritti che godeva, con-
cessi dai Papi e dagl' imperatori , colla
consagra/ione de' vescovi dell'Emilia, ag-
giungendovi quelli di Reggio, Comacchio
e Cervia, conche li dichiarò suffraganei,
onorando la stessa chiesa del titolo di /?-
glia primogenita della s. Chiesa roma-
na. 11 Muratori pose in dubbio la verità
di questa bolla : lo confutò il dotto A ma-
desi, anche colla Difesa del diploma di
s. Gregorio Magno a Mariniano arci-
vescovo di Ravenna , presso Calogerà ,
Raccolta d' opuscoli, t. 46. Nel 6o6 fu
elevato all'arcivescovato Giovanni S.^jnel
6i2 Giovanni 6.°, nel 63o Buono, nel
648 Mauro, pel quale incominciarono le
funeste vertenze tra la chiesa di Ravenna
e la s. Sede. Acciecato dall'orgoglio, ben-
ché come già ricordai era convenuto al
concilio di s. Martino 1 , facendosi forte
delle ricchezze e vaste possidenze della
mensa in gran parte della Sicilia e del-
l'Istria, con città, terree luoghi, non che
della residenza degli esarclii e della pro-
lezione dell'eretico imperatore Costante
II, si sottrasse dall'ubbidienza al Papa :
s. Vitaliano l'invitòcon monitorio in Ro-
ma a difendersi, ed egli si ricusò; venne
scomunicato, ed altrettanto osò fare con-
tro detto Pontefice , il quale ricorse al-
l'imperatore ch'era in Siracusa, acciò pu-
nisse il temerario. Mauro pure invocò il
suo patrocinio e l'ottenne a preferenza di
s. Vitaliano , rilasciandogli nel 666 un
diploma , in cui lo dichiarò indipendcute
RA V
da qualunque giurisdizione ecclesiastica,
la sua chiesa autocefola, gli die il pallio,e
autorizzò i successori a farsi consagrare da
3 vescovi suffraganei ad imitazione de' Pa-
pi. Vedasi il Rossi, lib. 4; Zaccaria, An-
li-Fehhronio. Mori ostinato nello scisma
nel 67 i,e fece di tuttoché lo imitasse il
successore, che fu R.eparato, il quale solo
nel fine di sua vita, costretto dall'impe-
ratore Costantino 111, cui erasi rivolto
Papa Dono I, e nel 676 si sottomise co-
nosciuto l^ errore : avea determinato re-
carsi in Roma, quando lo colse la morte
nel 67 7. Teodoro si fece consagrare in Ro-
ma da detto Papa, secondo l'antico uso:
Rossi però dice che ciò fece in s. Pietro
di Ravenna da'3 sufìraganei, e che spo-
gliava i poveri chierici ed i religiosi, e li
ridusse ad aperta ribellione. Certo è che
restituì l'ubbidienza della sua chiesa al-
la romana, e nel 679 fu al concilio di Pa-
pa s. Agatone. Il successore s. Leone IF,
per testimonianza d' Anastasio Bibliote-
cario, p. i4'2 , ottenne dall'imperatore
Costantino 111, che morto l'arcivescovo
di Ravenna, l'eletto dovesse, secondo la
consuetudine per antico osservata, recar-
si in Roma per esservi ordinato, conque-
sto pierò che l'arci vescovo fosse esente dal-
le tasse pel pallio e altri uffici ecclesiasti-
ci. Questo Papa vietò i suffragi per lo sci-
smatico Mauro. Scarseggiando Ravenna
di viveri , Teodoro sovvenne abbondan-
temente i poveri, e nel 688 gli successe
s. Damiano che portossi in Roma per la
consagrazione da s. Sergio 1 : nel 680 si
bruciò la celebre biblioteca della chiesa
ravennate^ che stava vicina al coro. Nel
705 s. Felice gli successe, il quale fu pu-
nito per la falsa professione di fede emes-
sa, come raccontai superiormente; gli ser-
vì per santificarsi, e per dare esempio agli
altri della fedele unione alla romana chie-
sa. Nel 7 I t Papa Costantino ottenne dal-
l'imperatore Giustiniano li la conferma
del decretato da Costantino 111. Divenuto
nel 723 arcivescovo Giovanni 7.°, per le
vicende politiche che agitavano l' Italia,
RAV
il popolo Io cacciò sagrilegamente, indi
si sottomise.
Nel 74B Sergio nobilissimo ravenna-
te, benché ammogliato, il clero e il popo-
lo lo volleroinarcivescovo; ne parlai nel-
le notiziecivili e delle sue infelici avven-
ture : a suo tempo la s. Sede divenne as-
soluta signora dell'Esarcato, cessando gli
esarchi. Per sua morte nel 769 s'intruse
Michele scrinarlo, per influenza di re De-
siderio e di Mauricioduca diRiuiini, ma
condotto a Roma prigione dai messi di
Carlo Magno, questo pretese poi d'inter-
venire nell'elezione degli arci vescovi, men-
tre il solo popolo e clero di Ravenna io
eleggevano, indi l'eletto con tal decreto
recavasi a Roma per essere consagrato.
Nel 770 venne canonicamente eletto Leo-
ne i.°e come già notai fu ili. "ad essere
investilo dal Papa del dominio tempo-
rale e dignità d'esarca, intitolandosi : Leo
Servus servorum Dei, divina grada s. ca-
diolicae ecclesiae Ravennalis archiepi-
scopiis et privias, Ilaliae Exarchus. A-
busando del suo potere e volendo pro-
cedere indipendente , ebbe a lottare col
gran Papa Adriano I perchè impediva
nell'Esarcato che i popoli gli giurassero
fedeltà , e che gli abitanti dell' Emilia
prendessero cariche dalla s. Sede; ma la
fermezza del Papa lo fece stare a dove-
re. Nel 777 occupò il seggio arcivesco-
vile, Giovanni 8.° che rallegrandosi per
la morte d'un ravennate onde pervenire
al possesso d'un suodomiuio, dopo 7 gior-
ni lo seguì nella tomba, e fu eletto nel
784 Grazioso; indi Giovanni g.° nel 793;
s. Valerio neir8o6 o 807, che abbellì le
chiese ed eresse una grande fabbrica dal
suo nome detta Valeriana; Marino nel-
§1*8 I o, il quale ebbe qualche vertenza con
Papa s. Leone III; neir8 1 7 Petronace, al
cui tempo già fioriva il celebre Agnello
biografo degli arcivescovi, e Papa s. Pa-
squale I confermò i privilegi di sua chie-
sa colla bolla Ciim picij scritta su papi-
ro : nel concilio romano di Eugenio II ,
dopo questi si sottoscrisse. Neil' 835 Pa-
R A V 245
pa Gregorio IV consagrò l'arcivescovo
Giorgio, il quale brigò per essere invia-
to in Francia legato a comporre ledissen-
sioni tra'figli di Carlo Magno, onde per
via di regali potersi sottrarre dalla pon-
tificia giurisdizione; ed a tale efFelto spo-
gliò le più nobili chiese; ma i suoi tesori
furono preda de' soldati quando fu fallo
prigioniero, insieme ai diplomi che seco
avea portalo, concessi dagl'imperatori e-
relici; disgustato il clero e popolo di sua
condotta, non voleva più riconoscerlo, e in
morte non gli fece pompa funebre. Deus-
dedit gli successe nell'847;indi nell^85o
Giovanni 1 0.°, ambizioso, avaro e violen-
to persino coi sulfraganei; avendolo inu-
tilmente ammonito Papa s. Nicolò 1, nel
concilio lo scomunicò, e ad istanza de'ra-
veunali portatosi in Ravenna restituì il
tolto dall'arcivescovo a ognuno: Giovan-
ni I o. "chiese perdono e fu reintegralo, con
quei capitoli, che slabilìil concilio roma-
no deir8Gi composto di 65 vescovi, me-
diante i quali gli fu ordinato portarsi in
Ron)a almeno ogni due anni, di non im-
porre tributi ai sulfraganei, di restituir
l'occupato di ragione della s. Sede, e che
non consagrasse alcun vescovo dellEtni-
lia, se non dopo l'elezione fatta dal cle-
ro e dal popolo. Queslo arcivescovo (on-
dò il monastero pe'benedettini di s. Vi-
tale nell'Isola Palazziola che loro donò
con l'obbligo di diversi sulfragi ; moren-
do nell'878 ne occupò il luogo Romano
di Calcinarla, scomunicato da Papa Gio-
vanni Vili, ed assolto poi, ebbe buona
corrispondenza con Papa Stefano V det-
to Vi. Neir889 fu arcivescovo Domeni-
co, che riparò i danni recati da'saraceni
alla basilica di Classe; neir898 Giovan-
ni ii.° Traversari, nel 904 Pietro 5.°,
nel 905 o pili tardi Giovanni 12.° Que-
sti diacono ravennate, come vuole r Ama -
desi, il predecessore lo mandò in Roma,
ove conobbe l' impudicissima e potente
dama senatoria Teodora , che lo fece e-
leggere pastore di Bologna , e con raro
eseujpio lo fece passare da Papa Laudo
a4G RAV
alla chiesa di Ravenna, e nel 914^' pon-
tificalo col nome di Giovanni X[F .), che
Luitprando, Hist.Vìh. a, cap.i 3, con Mu-
ratori afFermano,contro quelli che lo dico-
no Papa nel 912. Mentre era arcivescovo,
Papa Anastasio inconcesse ai vescovi di
Ptì!i'/<2(^.)di poter chiamarea'sinodi l'ar-
civescovo di Ravenna coi suffragane!. In-
tanto occuparono la cattedra ravennate
Teobaldo, e Costantino, a cui nel 920 fu
associato Onesto I.", ed ambedue furono
arcivescovi sino al 924 che per morte del
i ." restò solo il 2.°, ma nel 927 ebbe in
collega Pietro 6.° di gran virtù , acerri-
mo difensore de'diritti di sua chiesa, on-
de fu imprigionato dall' usurpatore del
castello di Modigliana. Pietro 6.° traspor-
tò nella cattedrale i corpi di 8 santi pre-
decessori, celebrò due concilii provincia-
li, nel 9.54 in Ravenna pei beni di chie-
sa usurpati a Ferrara, nel 970 in Ferrara
per domandare a Ottone 1 la restituzione
di Consandolo appodiato d'Argenta, e al-
tri beni spettanti alla mensa ravennate ;
nel 971 pieno di benemerenze rinunziò ,
e fu eletto Onesto 2.° abbate benedetti-
no di Classe, il quale ottenne privilegi e
f^onferme da Ottone I e dal Papa Gio-
vanni XI II sui domiuii di sua chiesa, mas-
sime su Massa Campilia e su Massa Fi-
scaglia di Ferrara : celebrò 3 concilii, in
Parma,inMarzagliadi Modena, ed inRa-
venna che fu provinciale. Giovanni i3.°
del 983 fu mandato da Papa Benedetto
VII in Aquisgrana a imporre la corona
realea Ottone III, il quale quando si por-
tò in Ravenna confermò alla sua chiesa
i privilegi, e ne implorò dal parente Pa-
pa Gregorio V. Questi confermò a detta
ehiesa le possessioni di monasteri, abba-
zie, ed inoltre quelle di Massa Fiscagiia,
Pieve Cortmcervina e Ficarolo ; più le
concessela palude d'Argenta colle pesche
«ino al mare, il Porto di Volano col pae-
se sino a Cervia, l'esenzione de'coloni nei
distretti di Ferrara, Comacchio e Adria;
dichiarando suffraganea Montefeltro e
liiiovamente Piacenza che il vescovo Fi-
R A V
lagato avea fallo ìiiiialzar ad arcivescova-
to da Giovanni XV. Per rinunzia di Gio-
vanni I 3.°, che alcuni dicono passato a
vita eremitica, Gregorio V sostituì o con-
fermò il celebre Gerberto eletto ad istan-
za di Ottone lU, a cui il Papa nel con-
ferirgli il pallio, riconfermando i privile-
gi della chiesa di Ravenna, concesse in-
sieme al dominio temporale sulla città a-
gli arcivescovi con facoltà di battere mo-
neta, il dominio sul distretto ravennate,
sulla contea di Comacchio , Cesena, Li-
gabicci, Galliola , Granarolo e altri luo-
ghi, come riportano pureLabbc, ConciV.
t. 9, p. 753 ; e Carli, Osserv. delle zeC'
che d'Italia, p. 209 e 2 i f , contro Mu-
ratori poco fa vorevolealla sovranità pon-
tificia, dicendo che questo diritto è uno
dei più rimoti, e che Ravenna dopo Ro-
ma non ha in Italia l'eguale, ì cui arci-
vescovi avendo deposta da gran tempo
Talterigia, non avendo di loro più ninna
gelosia i Papi, largheggiavano in aumen-
tare i privilegi e le prerogative; avver-
tendo che l'avvocazia esercitala dagl'im-
peratori per delegazione de'Papi sui do-
minii della romana chiesa, non pregiu-
dicava la sovranità e le loro regalie, co-
me io dimostrai in tanti articoli e a Pla-
cito. Anzi dice Novaes, colla condizione
però che l'arcivescovo non potesse entra-
re in possessodell'investitura di dette cit-
tà e terre, se non dopo la morte dell'in-
felice imperatrice Adelaide, al cui sollie-
vo il Papa avea assegnato le rendite di
Ravenna e Comacchio. Di questa prin-
cipessa parlai nel voi. XXXVI, p. 277
e seg. e morì nel 999 , in cui Gerberto
fu Papa Silvestro II {J^ ■). Fu poi arci-
vescovo nel detto anno Leone 2.° Nemo-
ne o Ermuto benedettino che rinunziò nel
IODI, succedendogli il cardinal Federi'
co di Sassonia, di cui come degli altri ar-
civescovi cardinali riporto le notizie alle
biografie. Nelioo4 s'intruse Adalberto;
nel IDI 4 fu eletto Arnoldo fratello del-
l'imperatore Enrico II, che lo avea inve-
stito del dominio al modo giù narrato,
RA V
Tenendo in un sinodo convocato nella me-
tiopoiitana da Enrico II abrogate le co-
stituzioni dell'usurpatore. Gli successe nel
lorq Eriberto, nel 1027 Gel>eardo, sot-
to del quale Corrado II imperatore fece
donazioni a questa chiesa, in uno al con-
tado di Faenza; questo benemerito e lo-
datissinio pastore tenne due sinodi , nel
io3i in Ravenna, nel 1 042 in Ferrara.
Widgero invase la sede nel i o44> ^ f" ^C"
posto dall'imperatore Enrico III; Unfre-
do legìttimo nelio46, era cancelliere di
quel principe, e da Clemente II fu con
pompa consagrato alla sua presenza. Nel
concilio che il Papa tenne in Roma nel
1047 contro i simoniaci che tanto afflig-
gevano le chiese italiane e di altre regio-
ni, insorse nuovamente la controveisia
tra gli arcivescovi di Milano e di Raven-
na, riguardo alia dignità e preminenza
di loro chiese, i quali , come pure il pa-
triarca d' Aquileia, pretendevano ne' si-
nodi il luogo piti onorevole; e però il Pa-
pa per eliminare altre gravi contestazio-
ni, con decreto che riporta Rossi nel lib.
5, p. 283, e rUghelIi a p. 36i , ordinò
che l'arcivescovo di Ravenna ne'concilii
abbia il lato diritto dei sommo Pontefice,
quando ì' imperatore non sia presente ,
che essendolo occuperà il lato sinistro. Po-
icia Unfredo avendo occupati alcuni be-
ni della s. Sede e per altri motivi, s. Leo-
ne IX nel concilio di Vercelli del 1 o5o
lo scomunicò e sospese; quindi ad istan-
za dell'imperatore Enrico III fu chiama-
to in Augusta nel io5i , ed obbligato a
restituire il preso e a domandare genu-
ilesso r assoluzione che gli fu data , ma
con simulazione; poco visseenelio5i mo-
ri. Nel seguente anno successe Eurico, al-
tro cancelliere imperiale, a riguardo del
quale Enrico III con diploma fece dona-
zioni ampie e accordò privilegi alla sua
chiesa, che si leggono inUghelliap. 362.
iSeguì miseramente le parti dell'antipapa
Onorio II (^.), contro Alessandro II, che
Hopo averlo ammonito lo scomunicò nel
concilio delio63, per cui incorsero nelle
R A V 247
censure anche i ravennati. L'imperatore
Enrico IV, allora occulto seguace dello
scisma, per sua morte neli07agli sosti-
tuì il famoso Guiberto, che Alessandro 1 1
consagrò di malavoglia,conoscendone l'a-
nimo turbolento e ambizioso. Frattanto
incominciate le strepitose dispute tra s.
Gregorio VII{V^ ed Enrico IV, le par-
ti di questi seguì, per cui il Papa nel 1 076
lo scomunicò cogli altri vescovi simonia-
ci e incontinenti nel concilio Laterano ,
censure che in altri rinnovò, ed altret-
tanto fece l'iniquo arcivescovo nel conci-
liabolo di Pavia sul santo Pontefice, aiz-
zandogli vieppiù Enrico IV per la que-
stione à&W Investiture ecclesiastiche (P").,
e finì coldìvenireantipapa Clemente II f
(^.) nel 1080, S.Gregorio VII surrogan-
dogli l'arcivescovo Riccardo. Ma l'anti-
papa, convocato nella metropolitana di
Ravenna un conciliabolo di cardinali e
vescovi scismatici,avendo conservato l'ar-
civescovato, confermò la bolla di Grego-
rio V e tutte le prerogative che godeva
la sua chiesa. Dopo aver sostenuto il la-
grimevole scisma anche ne'pontificali di
VittorellIjUrbanoII ePasquale II, morì
nel 1 100 impenitentein Aquileia, e ne fu
trasportato il corpo nella metropolitana
di Ravenna : siccome con impostura crasi
sparsa voce che nel sepolcro erano ap-
parse alcune fiaccole, quasi segno di san-
tità, Pasquale II neh 106 fece bruciarne
le ossa e gettare le ceneri nel fiume. Nel
quale anno Pasquale li nel concilio di
Guastalla decretò che tutta l'Emilia col-
le sue città Piacenza, Parma, Reggio, Mo-
dena e Bologna, non fossero più soggette
all'arcivescovo di Ravenna , in pena di
essersi levata contro la s. Sede e usurpa-
ti i dominii,come riporta Baronio all'an-
noi 106, n.°32. Dopo la morte di Gui-
berto, Enrico IV intruse nella chiesa ra-
vennate Ottone, indi Geremia e Filippo,
tutti scismatici e scomunicati. Nel r i 18
o I I rg eletto canonicamente dai raven-
nati Gualtiero canonico regolare , colla
sua ubbidienza a Gelasio li meritò che
248 R A V
qiiesli riunisse la chiesa eli Ravenna alla
comiiiiione della romana, e restituisse a
lui esuccessori 1 vescovati sulTraganei del-
l'Emilia, a condizione die fossero ubbi-
dienti alla sede apostolica, confermando
loro il ducato della città di Ravenna, e
gli mandò il pallio, come si legge in Ba-
lenio all'aniio i i i 8, u.°i5. Papa Ono-
rio II colla bolla Soci osancla, pressoi]'
ghelli, nel 1 1 25 confermò il decretato del
predecessore, dicendo : Honorem famo-
sae Havennatis tcclcsiae sine diminutio-
ne aliqua volumus conservare. L'arcive-
scovo donò ai camaldolesi di Classe le
chiese di s. Apollinarino,s. Maria in Or-
lo e s. Vincenzo in Ravenna. Insorto con-
tro Innocenzo II l'antipapa Anacleto li,
alle sue suggestioni seppe resistere Gual-
tiero. Nel ì 1 44 §'' successe Mosè di Ver-
celli benemerito; nel i 1 54 Anselmo slato
ambasciatore di Federico 1 imperatore e
vescovo Hamelburgense; neh i58 Guido
I .°de'conti Blandrate per elezione di Fe-
derico 1, e perciò ricusato da Adriano IV;
il che servì di pretesto all'imperatore per
aumentare il suo malumore colla s. Sede, e
poi proleggere lo scisma insorto contro A-
lessandro HI, sostenuto dagl'antipapi Vit-
tore IV detto V, Pasquale 1 1 1 , Calisto 1 1 1,
Innocenzo III. Intrusoli i.° nella sede ro-
mana. Guido i." per aderire all'impera-
tore gli giurò ubbidienza e gliela man-
tenne sempre, ed ebbe da lui diploma di
conferma ai privilegi della chiesa raven-
nate, la quale però pel suo contegno nel
1 169, io cui morì Guido 1.°, ricevè due
importanti bolle da Alessandro IH in fa-
vore de'canonìci cardinali e cantori del-
la stessa. Nel i lyo fuarcivescovo Gerar-
do al Papa ubbidiente, in tempo del qua-
le Papa Lucio III concesse il privilegio
agli arcivescovi di farsi precedere dalla
croce e benedire ovunque, meno che in
Roma e ne'luoghi ove fosse il Papa; al-
l'arcidiacono e canonici cardinali confer-
mò l'uso della mitra, e l'esteseal prepo-
sto, al primicero e a due canonici canto-
ri, ai quali ultiuii confermò i beni. Mor-
ii A V
lo Gerardo a s. Gio. d'Acri coi crociati,
ov'erasi portato, gli successe neh 190 Gu-
glielmo che ottenne dall'imperatore Eu-
rico VI un privilegio riportaloda Ughel-
li, onorandolo come altri predecessori del
titolo di \n\xìc\\ìe,tnemhruni sacri inìpc'
rii speciali Neh 201 Alberto approvato
da Innocenzo IH, il quale coufermòecon-
cesse privilegi; neh 207 Egidio traslato
da Modena, cui detto Papa mandò il pal-
lio, che secondo gli accennati privilegi lo
ricevè da un suddiacono della s. Sede ,
coir obbligo di poi tarsi in Roma dentro
l'anno. Nel 1208 Ubaldo trasferito da In-
nocenzolllda Faenza, che ricevè privi-
legi dall'imperatore Ottone IV, leggen-
dosi il diplouja in Ughelli , nobilitando
e confermando l'arcivescovo al capitolo
le sue prerogative. Per sua rinunzia nel
i 2 1 5 Piccinino; nel 1217 Simeone già di
Cervia, pel quale Federico li imperatore
confermò i privilegi, così Papa Onorio
IH, che ne avea approvata la scelta, on-
de nel vol.XVlH, p. 261 parlai dellacro-
ce e campanello che li precede, come del-
la estensione poi accordata da Clemente
V. Neh 228 Federico già canonico pre-
posto, die nelle vicende politiche de'Tra-
versari si mostrò difensore de'beni della
chiesa, in que'tempi spesso manomessi e
usurpati; Gregorio IX ne approvò l'ele-
zione e confermò i privilegi col diploma
Elsi unii'ersis , presso Ughelli , p. 377.
Neh25o FilippoFontana ferrarese, tra-
slato da Firenze da Innocenzo IV, come
il predecessore molli privilegi concesse
ai canonici metropolitani; sotto di lui gli
agostiniani fondarono il convento, i fran-
cescani ebbero s. Pietro Maggiore, e ce-
lebrò diversi sinodi : nel 1259 fu legato
della crociata contro Ezzelino IH signo-
ra di Padova (/^.) e crudelissimo tiran-
no. Restata vacante la sedecirca 4 anni
per le discordie del clero , che a poco a
poco andava perdendo il diritto dell' e-
lezione per le nomine o traslazioni dei
Papi, Gregorio X elessefr. Bonifacio Fia-
schi domenicano geuo vese,che zelante del-
RA V
la disciplma ecclesiastica lenne sinodi a
Jinoln, ed a Forlì che sottopose all'inter-
delto pei' aver molestale le giurisdizioni
della cliiesa ravennate.
Bonilùcio Vili non piacendogli l'ele-
zione latta dai clero, nominò Guglielmo
Durando vescovo di Mende rettore di
Romagna, che non accettando, nel 129 5
gli sostituì Obizo San vitali dotto e pru-
dente, vescovo della patria Parma. Per
concorde scelta del clero e di Benedetto
XI gli successe nel i3o3 s. Rinaldo i.°
Concorreggi nubilissimo milanese, d'una
famiglia originaria di Ve» ona,confermau-
dolo il Papa per la piena cognizione delle
virtù, dottrina e santa vita che ne avea,
come vescovo di Vicenza e rettore di Uo-
inagna; altrimenti avrebbe fatto valere
il decreto del predecessore Bonifacio\ III,
sebbene non pubblicato, il (piale colla
nuova disciplina introdotta nella Chiesa,
anche a motivo delle fazioni civiii,erasi
riservata la nomina dell'arcivescovo, ed
avea tolto al capitolo e clero ravennate
il diritto d'eleggere il proprio pastore. Il
santo studiò le leggi in Bologna, ove nel
I 286 il comune di Lodi gli spedì oratori
per averlo a professore nella giurispru-
denza, ed accettò l'invito. Fatto ecclesia-
stico fu eletto cappellano pontifìcio e man-
dato nunzio inFrancia con rilevante com-
missione per pacificare il re Filippo IV
con Edoardo 1 re d'Inghilterra, già or-
nato della dignità di vescovo di Vicenza.
Essendo rettore di Romagna fra l'ardore
delle fazioni guelfe e ghibelline, si trovò
nella guerra tra Ravenna e Cesena, ed in
un tumulto popolare suscitato in Forlì,
cose tulle che non senza pericolo gli riu-
scì sedare e comporre. Immenso fu il be-
ne che il santo fece all'arcidiocesi che vi-
sitò ed edificò coll'esempio delle più belle
virtù e di sua paterna sollecitudine, au-
tenticando Iddio il suo operato col dono
de'miracoli. Celebrò 6 sinodi provinciali,
4 in Ravenna, gli altri nella collegiata di
s. Nicolò d'Argenta e in Bologna, con ot-
time leggi ecclesiastiche coulro la rilas-
RAV 249
sala vita de'chierici.Promossealacremen-
le il cidlo divino, difese l'immunità ec-
clesiastica, curò la claustrale osservanza,
ed a lui si attribuiscono le costituzioni e
regole del Convento de panochi nrbaniy
ancora esistente. Disimpegnò gravi io-
combenze affidategli dai Papi residenti
in Avignone, come nella causa de'tem-
plari, nella guerra fra'venezianiela s. Se-
de pel dominio di Ferrara, e di consiglia-
re l'imperatore Enrico V 11 calato in Ita-
lia. Pieno di meriti e d'anni circa 80 spi-
rò nel bacio delSignore a' 18 agosto I 3^ I,
lasciando diversi mss. fra'quali un Tra-
ctalus de dedicanone ecclesine s. Johati'
nis Evangelistae. Ben presto ne princi-
piò il culto pel buon odore che lasciò di
sue sublimi virtù, e pei prodigi che Id-
dio operòa sua intercessioue,ondela chie-
sa raveimate con messa annuaimente ne
celebra la festa, e prima nell'anniversa-
rio della beata sua morte il uKigistrato
si recava a venerarne il sepolcro coU'oF-
feria d'un cereo nella metropolitana, o-
ve gli fu eretto un altare in suo onore,
dotato di cappellania. Ora si venera il suo
sagro corpo nella insigne cappella della
B. Vergine del Sudore, in magnifico mo-
numento con onorevole epitaffio. Il p. An-
tonio Gallonio filippino di R.oma com-
pilò le lezioni pel suo uffizio. Il Compen-
dio della vita lo pubblicò fr. Nicolò da
Rimini de'miuori nel i4i 3,esileggenel-
rUghelii a p. 382. Un illustre veronese
discendente dalla famiglia del santo gli
eresse un altare colia sua immagine nella
chiesa parrocchiale di s. Maria dellaFrata
di Veiona, e incaricò l'arciprete Dome-
nico Goliardi di compilare le Memorie
storiche dis. Rainaldo Concorreggio ar-
cii'escovo di Ravenna, con un'appendice
di documenti, Verona i 790. La s. con-
gregazione de'riti col decreto. Ecclesia
Sponsa Christi, de' 1 5 gennaio 1 852, ap-
provato dal regnante Pio IX e pubblicato
nel n. "28 del G iornale di Roma, (.\\ch\aio
constare del cullo immemorabile Beato
Rainaldo archiepiscopo Raveunalensì.
25o RAV
Dopo s. Rinaldo il clero avea dello luc-
cessore il suo arcidiacono Rinaldo i." da
Polenta, il quale fu subito ucciso dal cu-
gina Ostasio I, che si era impadronito
del dominio di Ravenna, per quanto già
narrai. Papa Giovanni XXII nel i323
fece successore di s. Rinaldo i .° Americo
di Castroluce rettore di Romagna poi
cardinale, il quale ricuperò diversi diritti
di sua chiesa, insieme ad Argenta, che u-
surpata dall'Estense gli lanciò la scomu-
nica, e ricevè il giuramento di vassallag-
gio da diversi feudatari: a lui si attribuì-
«cono l'erezioni delle rocche di Cesena e
Rertinoro. Passato alla chiesa di Char-
tres, il clero conGuglielraoPolenfani prio-
re della canonica Porluense elessero Gui-
do 1° Baisi di Reggio vescovo di Tripoli
nel I 332, che difese le ragionidella chie-
sa contro Malalesta feudatario di Gag-
giolo e di parte di Valdipondo, e contro
quelli di Cesena. Nel i333 Francesco Mi-
cheli patrizio veneto fu confermato da
Benedetto XII, il quale rivendicò da O-
stasio I Lugo, da Ordelaffi Monte Aba-
te, Bagnolo, Oriolo e Taibo: ridusse in
commenda gerosolimitana sotto il prio-
rato di Venezia s, Giorgio de Porlicibus ,
e passò alla sede di Candia nel i34'2. Cle-
mente VI nominò a succederlo Nicolò i .°
Canali veneto, designato vescovo di Ber-
gamo, poi traslalo a Patrasso, dopo aver
investito l'Estense di Argenta col censo
annuo di 6000 fiorini. Indi nel i 347 fr.
Fortanerio /^ifl^f/// generale de'minori e
patriarca di Grado, promulgatore della
crociata pontificia contro Ordelaffi e Man-
fredi tiranni di Forlì e Faenza, poi car-
dinale. Nel 1362 Petrocino Casalesco fer-
rarese abbate di s. Cipriano di Murano,
traslato a Torcello. Nel 1 370 il famoso Pi-
leo Pietro di Praia poi cardinale, scisma-
tico seguace dell'antipapa Clemente VII
nel grande scisma, deposto e scomunicalo
da Urbano VI ; onde sostituì nel i 387 Co-
.simo Migliorati poi cardinale e Papa /«-
«Ofe«zo/^77{i^.). Rinunziando nel i4oo,
Bonifacio IX gli surrogò il nipote Gio-
R AV
vanni 14-° Migliorati poi cardinale, in
tempo del quale fu affidata ai carmeli-
tani la basilica di s. Gio. Battista, già dei
canonici regolari, ad istanza d'Obizo si-
gnore di Ravenna. Nel i4i i Tommaso
Perendoli ferrarese profondo giurecon-
sulto; sotto di lui Martino V introdusse
i canonici regolari laleranensi nella chie-
sa e monastero di s. Maria in Porto, che
era di venula commenda nel i 368,aiqua-
li fu poi anche data la basilica e mona-
fitero di s. Lorenzo in Cesarea. Nel t44'>
Bartolomeo Rov creila firsihhxìo da Adria
da Eugenio IV, poi cardinale e peiciò det-
to il cardinal di Ravenna: Nicolò V nel
1452 determinò le pontificie censure ec-
clesiastiche contro Astorgio Manfredi u-
surpatore d'Oriolo, ed aggiunse a Cese-
na l'agro dì Cervia già della chiesa ra-
vennate; indi Carlo Manfredi comprò O-
riolo per 25oo fiorini, coi quali si acqui-
starono possessioni nel territorio di Ber-
tinoro. Nel 1476 il nipote Filiasio Rove-
rella prudente e dotto, al cui tempo mori
in Ravenna la serva di Dio Margherita
Molli di Russi, che restala cieca di 3 an-
ni, di 5 incominciò ad andarea piedi scal-
zi fioche visse; fiorì per vita penitente e
virtuosa, ed istituì una pia adunanza di
fiinciulle oblate, e dello le regole per la
congregazione de'sacerdoli del Buon Ge-
sù, che si doveano istituire in Ravenna
secondo sua predizione, come di fallo se-
guì più lardi. Imperocché Girolamo Ma-
luselli di Mensa nel distretto e diocesi di
Ravenna, convertitosi a Dio dalla vitadis*
soluta, si fece discepolo della nominata
Molli, e fattosi sacerdote fu chiamato il
contemplati vo. A persuasionedelIab.Gen-
tile vedova discepola della Molli tramu-
tò in chiesa la sua casa e vi aggiunse un'a-
bitazione pe'sacerdoti che si unirono aGi-
rolamocon le regole suddette. Questa con-
gregazione regolare prese il titolo di Sa-
cerdoti del Buon. Gesù e di s. Marghe-
rita di Ravenna, e fu approvata da Pao-
lo III e confermata da Paolo IV. Ridot-
ti a 26 sacerdoti regolari, Innocenzo X
RA V
con bolla de' 11 giugno 16 ji l'eslinse,
ponendo in comnoenda i beni che posse-
deva. 11 p. Bonannì, Catalogo degli or-
dini relig., t, 3, p. 5 e 3o, parla di que-
sta congregazione e dell'altra delle Ver-
girli consagrale a Dio di Ravenna, isti-
tuite da Margherita Molli, e di ambedue
riporta le figure come vestivano. Ritor-
nando all'arci vescovo Filiasio,ricevèGiu-
Ilo li in Ravenna, il quale col cardinal
Sederini protettore de'camaldolesi volle
vedere il rinvenuto corpo di s. Apollina-
re, ordinò che se ne celebrasse la memo-
ria a'2 aprile, e concesse 100 giorni d'in-
dulgenza. Questo egregio pastore contri-
buì del proprio all'erezione del monte di
pietà, ed eresse nella metropolitana due
altari. Ritiratosi nel castello diSoriuoli,
rinunziò nel i5i6, e Leone X neaflìdò
l'amministrazione al cardinal Nicolò 2.
Fieschi, che da lui ottenne ampia eoa-
ferma di tutti i privilegi, beni e prero»
gative della chiesa ravennate, colla bolla
fJcet (jiiae per Sedem, presso Ughelli p.
3g2j inclusivamentealla coniazione del-
la moneta, chepertestimonianza delRos-
si si sa che il cardinale la battè col pro-
prio stemma, con quello di Leone X e di
sua chiesa, d'argento e di rame, coll'epi-
grafe s. ^pollinaris. Al capitolo aggiim-
se i canonici Vallensi, così delti dalle pre-
bende delle valli spettanti a s. Pietro in
Armentario. Clemente VII nominò nel
i524 il cardinal Pietro 'j." A ecciti, che
dopo due mesi rassegnò l'arcivescovato
al nipote Benedetto Accolli vescovo di
Cremona, poi cardinale, ma lo ritenne iti
amministrazione, onde pre>e possesso a Ila
sua morte nel i532. Paolo 111 nel 1 5.4.9 ''
nominò il nipotecardinal Ranuccio i^(7r-
«e^e e fece amministrare la chiesa pei suf-
fraganeì: insorte disgustose vertenze col-
la città rinunziò Del i563, e Pio IV vi
deputò vicario apostolico il vescovo di
Bertinoro Egidio Falzetta di Cingoli, fin-
che s. Pio V nel i566 elesse arcivesco-
vo il cardinal Giulio della Rovere. Intra-
prese la visita, restaurò il palazzo arcive-
RAV aii
scovile quasi in parte diroccato, unì in
un solo corpo i due cnpitoli della metro-
politana, cioè i canonici cardinali ed i ca-
nonici cantori, radunò 3 volte il sinodo,
trasferì le agostiniane da s. V itale a s. Gio.
E vangelista j introdusse i cappuccini cui
edificò chiesa e convento, istituì il semi-
nario elo dotò. Gregorio XIII Io fece suc-
cedere dal nipote Cristoforo Doncompa-
gnì, che zelante della disciplina celebrò
4 sinodi, ebbe questioni co'concittadint
per l'erezione di Bologna in arcivescova-
to, e disputa clamorosa co'monacì di $.
Vitale per impedire all'arcivescovo e ca-
pitolo di celebrarvi nel giorno della festa,
e la vinse. Clemente Vili nel 1604 fece
arcivescovo il nipote cardinal Pietro 8."
Aldohrandini, del quale parlai, oltre alla
biografia, nel voi. XX VII, pi 37, e colla
bolla Rotnanus Pont'fex, presso l' Ughel-
li p. 46, restituì alla metropolitana di Ra-
venna le chiese d'Imola, Cervia, Rimini
e Ferrara, che Gregorio XIII avea di-
chiaratosufifraganee dell'arci vescovato di
Bologna da lui eretto. Il cardinale fu splen-
dido porporato e benefico pastore; abi-
tuato a signoreggiare sovranamente sotto
Io zio. Paolo V volle abbatterne l'alteri-
gia con fare legato di Romagna il cardi-
nal Gaetani ardito e frizzante. Compì «
arricchì il seminario, celebrò 4 sinodi, isti-
tuì la casa delle convertite, v'introdusse
i chierici regolari, ampliò i monasteri di
s. Gio. Evangelista e di s. Andrea delle
benedettine, edificò il magnifico altare
del ss. Sagramento in cattedrale e fece al-
tre opere benefiche, onde fu assai com-
pianta la sua perdita da tutta l'arcidio-
cesi che più volte visitò, e dai suoi 4oo
famigliari nel 162 i. Gregorio XV nomi-
nò arcivescovo il cardinal Luigi Capponi
che ingrandì il palazzo arcivescovile, fa-
cendo dipingere la sala dal Curti, e or-
nòdi pitture la metropolitana con i 2 qua-
dri nella nave di mezzo rappresentanti
i fasti della chiesa ravennate e de'suoi pa-
stori; adunò due sinodi, ricuperò col suo
peculio il castello di Tudorano, e nella de-
252 RAV
plorabile inondazione in una barca por-
tò generosi soccorsi agli assediali dalle
acque, massime a'iuoghi pii. Il pronipo-
te Luca Torrigiani (iorenlino gli successe
nel 1645, di somma pietà e prudenza,
già chierico di camera, il quale soltanto
nel i65i si portò a risiedervi, celebran-
do due sinodi, le traslazioni dell'imma-
gine di Maria ss. del Sudore e del corpo
di s. Rinaldo I. Sotto di lui fu ventila-
ta la gravissima questione sul corpo di
s. Apollinare, che i camaldolesi aveano
occultamente trasportato nella chiesa di
s. Romualdo, per cui la s. congregazio-
ne de' riti con approvazione di Alessan-
dro VH ordinò che si riportasse nella ba-
silica di Classe, che l'arca fosse chiusa da
3 chiavi, custodi delle quali fossero l'ar-
civescovo, i canonici, i monaci. Nell'ar-
ci vesC(*vato di Torrigiani Alessandro VII
trasferì in Roma il collegio poutillcio dei
maroniti, istituito in Ravenna per dispo-
sizione del maronita Sciadah,al modo che
riportai nel voi. X.LIII,p. 1 20. Clemente
X nel 1670 fece arcivescovo il nipote Pa-
Juzzo Prt/»zzi Altieri, che riservandosi u-
«a pensione di scudi 1800 rinunziò nel
iGySjOndegli successe Fabio Guinigi luc-
cheseche tenneun sinodo. Indi nel 1692
Innocenzo XII sostituì Raimondo Ferret-
ti nobile anconitano, già arcidiacono in
patria e governatore di Loreto, traslato da
Recanati e Loreto, e celebrò il sinodo. Nel
I720 Girolamo Crispi ferrarese tenne il
siuodoe rinunziò. BenedettoXl li per ven-
tura di questa chiesa nominò e consagrò
nella cattedrale di Benevento il veneto
Maffeo Nicolò Farsetti, il quale ebbe la
gloria di riedificare la metropolitana, non
laconsolaziouedi vederla compita. Morto
nel 174', perchè i frutti della mensa si
erogassero all'uopo, Benedetto XIV de-
putò amministratore il ravennate Ferdi-
nando Guiccioli camaldolese, e lo consa-
grò in vescovo di Licopoli in parlibus,
che potè avere il vanto di terminare il sa-
gro edilìzio, e di aggiungervi il maestoso
atrio, onde meritò che nel 174^ lo sles-
RAV
so Papa lo dichiarasse arcivescovo della
patria, ed ornato del pallio consagrò la
nuova basilica nel giorno di Pasqua co-
me lo era stata l' antica, e vi celebrò il
sinodo. Nel i 763 Clemente Xlll gli sur-
rogò Nicolò 3.° Oddi nobilissimo peru-
gino, poi cardinale e legato di Romagna,
di cui era stato vice-legato per lo zio e
perciò molto lodato dall' Amadesi nella
Difesa del diploma dis. Gregorio /, per
averla letta nel palazzo apostolico lega-
tizio, nell'accademia ecclesiastica-filoso-
fica-poetica istituita nel medesimo dal
prelato. Nel 1 767 Antonio i. "Cantoni tras-
lato da Faenza sua patria, che adunò il
sinodo e morì neh 781. Pio VI nel 1783
nominò Antonio 2.° Codronchi imolese,
che si trovò in calamitosi tempi di la-
grimevole ricordanza per l'invasione dei
repubblicani francesi. Ne furono conse-
guenza quanto toccai di sopra, riprove-
voli profanazioni, aberrazioni politiche.
L'arcivescovo che sino dal principio a-
vea mostrato zelo e celebrato il sinodo,
procurò colla sua prudenza di attenuare
la piena delle tribolazioni cui era espo-
sto il suo gregge, e si meritò la stima del
i.° console della repubblica francese Na-
poleone ; procurò diversi vantaggi alla
sua chiesa, ed intervenendo al sedicente
concilio nazionale di Parigi C^.), lesse il
messaggio imperiale, fu fatto grande e-
lemosiniere del regno italico, e gran di-
gnitario della corona di ferro; laonde
procurò di evitare l'incontro con Pio VII,
quando consolò di sua presenza Raven-
na. Benefico colla sua chiesa, a sue spe-
se eresse il nuovo ospedale di s. Gio. E-
vangelista e morì compianto nel 1826.
Leone XII nel 1826 come notai nel voi.
XXXVIII, p. 69, fece arcivescovo l'at-
tuale cardinale Chiarissimo Falconierii
Mellini romano (della cui nobilissima fa-
miglia parlai in tanti luoghi e nel voi. L,
p. 3o6), e nella chiesa di s. Maria degli
Angeli nella festa dell'Assunta lo consa-
grò insieme al cardinal Pianetti odierno
vescovo di Viterbo, assistito dai prelati
RAV
Filonardi amvescovo di Ferrara e Pe-
rugini vescovo di Poifirio. Dopo la con-
sagrazione l'arcivescovo di Piavenna fe-
ce istanza al Papa pel pallio, il quale da
mg/ Isoard decano della rota in abito
suddiaconale presentalo a Leone XII, da
questi fu imposto al postulante. In no-
me del Papa il prelato aiaggiordorao
convitò nel palazzoQuirinale i consagra-
ti, gli assistenti e la famiglia nobile pon-
tificia, come si legge nel n." 66 del Dia-
no di Roma. Amatissimo e venerato pa-
store, cura la salute eterna del gregge,
ed a tal fine introdusse in Ravenna le
«iuore della carità per l'assistenza dell'o-
spedale , e per la educazione delle fan-
ciulle ; pei poveri chierici fondò un altro
seminario, eresse dalle fondamenta due
altre parrocchie nel suburbio della cit-
tà, cioè s. Rocco, e s. Biagio ov'era s. Pie-
tro in Armentario ; restaurò la cappella
del ss. Sagramento nella cattedrale, ab-
bellì il palazzo arcivescovile , e per non
direaltro,come riporta il n.°io2delD/tì-
rio di Roma iS36, invitò 7 religiosi ge-
suiti a dare ai ravennati le sante missio-
ni con grande profitto spirituale e mo-
rale. A edificazione di tutti l'arcivescovo
processionalmente portò sulla principale
piazza l'immagine miracolosa della B.
Vergine delSudore,ove presso la statua
di Clemente XII fu innalzato un altare
sott' ampia tribuna. La commozione fu
generale, la sagra pompa decorosa , un
gesuita predicò al popolo, e riportato al-
la metropolitana il prezioso tesoro, l'ot-
timo pastore tenne un fervoroso discor-
so per confermare ne' ravennati la di-
vozione al loro palladio. Gregorio XVI
(/'.) ne premiò i meriti con elevarlo al
cardinalato neh 838, Kel n.°7 del Dia-
rio di Roma l'è ^r si legge che il cardinal
Falconieri con gran pompa e decoro nella
metropolitana, per delegazione del re-
gnante Pio IX impose la berretta al cardi-
nal Gaetano BaluBì arcivescovo vescovo
d'Imola, dal medesimoPapa peli. "esalta-
to alla porpora dopo avergli conferita la
RAV 2"3
detta propria chiesa, dopo aver prestato il
consueto giuramento nella cappella di s.
Pier Grisologo nel palazzo arcivescovile.
Il modo come fu ricevuto e trattato il no-
vello porporato, e l'esecuzione della fun-
zione, furono veramente degni di Ra-
venna e de'due principi della chiesa ro-
mana. Luminosa testimonianza del filia-
le affetto de'ravennali verso un tanto ec-
cellente pastore, si legge nel n.° 65 del
Giornale di Roma 1 852. Dappoiché, es-
sendosi il cardinale portato in Roma nel
febbraio, ivi si ammalògravemente, laon-
de il capitolo fece pubbliche preghiere
alla B. Veigine del Sudore, con l'inter-
vento della magistratura e d'ogni ordi-
ne di cittadini, aftinché presso Iddio pro-
teggesse la chiesa di Ravenna dalla minac-
ciata calamità. Eguali preci s'innalzaro-
no in molte altre chiese della città e del-
l'arcidiocesi. Giunta poi la fausta notizia
della guarigione, nni\ersale ne fu la gio-
ia, si fecero solenni ringraziamenti a Dio
e alla B, Vergine, e nella metropolita-
na con pompa ecclesiastica, assistendovi
oltre il capitolo e il vicario generale, l'il-
lustre prelato delegato apostolico, il ma-
gistrato, tutte le autorità civili e milita-
ri, i professori del collegio municipale, i
parrocchi, i rappresentanti degli ordini
religiosi e immenso popolo. Questa ce-
lebre arcidiocesi un tempo tanto vasta,
ora si estende per circa go miglia, con-
tenente Sp parrocchie comprese quelle
di Ravenna, divisa in 3 vicariati, cioè di
Ravenna, di Ferrara, di Argenta, ognu-
no coi vicari. Ciascun arcivescovo tìe'lì-
bri della camera apostolica è tassato per
4ooo fiorini, ascendendo le rendite del-
la mensa a quasi 20,000 scudi. Oltre i
sinodi provinciali suaccennati, ve ne fu-
rono tenuti altri che poi riporterò, se-
condo i collettori de'concilii, notando pri-
ma gli scrittori di questa celebralissima
chiesa. Agnellus, Liber Poniìf.calis , sive
vitae ponlifìcum Ravennaiiim, qnas d.
Benedictus Bacchinus ex Bibt. Est. eruit
disscrì. et observot., nec non appendix
I
5.54 R A V
inoniiinenlorum illus travi ty e.l auxil o
tnnia in praesenti edilione cum mxs. cori.
Est. rursuscollala,emendataet aucla, o-
pere et studio L. A. Muratori. Ex sta t in-
ter Rer. Ital. script, l. i. par. i. Il p. Bac-
cliiiii lo pubblicò la prima volta neh 708.
Giuseppe Luigi Amadesi, /n Anlistilum
Jlaveiinalum Cìironolaxini ab antiquis-
siinae e/us Ecclesiae exordiis ad liaec
v.sque tempora perductam disquisiliones
pcrpetuae dissertationlbus ad liisloriain
et nonnuUus veteris ecclesiae ri tus perii-
neiUibus iUustratae,elc.,Faven\.\aei jHS.
Fu lodata molto, anche ónW Efflmieridi
letterarie dlRomadel 1784- Inoltre l'A-
rnadesi è autore, De Coniitala Argenta-
no nuniqnani diviso, quo respondetur ar-
gumentis Fcrrarensiuin propositis can-
tra Ravennalis Ecclesiae fura in s. r. Ro-
tae auditorio, disserlalio, Uomae 1763.
De jure fundiario universali Ecclesiae
Ravennatisin Coniitalu Argentano nnin-
quani diviso dissertalio , Koitìde 1774-
Contro Francesco Martello e altri ferra-
resi lo difese il camaldolese p. Giovanet-
ti poi caidinale : Appendix ad Dissc.rt.
Ainadesii, ex schedis ejusdem. Dissert.
de Melropolitana Ecclesia Ravennaten-
si, cum operibus s. Pelri Chrysologi, Ve-
uetiisi75o: comprende queste tre. i.°?7-
trum Mediolanensi Ecclesiae subjecta
fuerit Ecclesia Ravennas quatuor prio-
ribus aerae christianae saeculis,e si pi'o-
■vòdi no. 2.° Delitteris ClementisII Rom.
Pont.praeeminentiam in conciliis Raven ■
nati episcopo super 31ediolanensem as-
sercntis, e dimostra essere sincere e non
apocrife. 3." De orìgine MetropoUtanae
dignitatis in Ecclesia Ravennatae. Dis'
seri, intorno la vantata maggioranza
della chiesa Pavese sopra la Ravennate.
Exst. nel 1. 1 óe Saggi della società lett.
di Ravenna. De jure Ravenn. Archiep.
dcputandi notarios , officiales, aliosque
ministros in alienis civilatibus, et dioece-
sibus, necnon jus dicendi in controversa»
qnibuscumque eorumdem niinistrorurn ,
ti uhicunique, eie. Z?mer/., Romaei 752.
RA V
De jurisdiclione Ravenn. Archiep. in ci-
vitate et dìoecesi Ferrariensi , Paventine ,
typ. Landi, Francesco Bertoldi, Osser-
vazioni sopra due antichi marmi esisten-
ti in Argenta, ed ora nel museo arcive-
scovile di Ravcnna,Comacc\ì\o i 783.GÌ0.
Fr.Bonamici, Metropolitana di Raven-
na e disegni dell'antica basilica, del mu-
seo arcivescovile e della Rotonda fuori
della città, Bologna 1754. L'illustrazio-
ne è di Amadesi.
Concila di Ravenna.
Il I ." fu tenuto dall'arcivescovo s. Pie-
tro I .° nel 4 '9 d'ordine d'Onorio, per la
contesa di Papa s. Bonifacio I e dell'anti-
])apa Eulalio, decisa a favore del primo.
Baluzio. Il 2.° nel 498 d'ordine di Teo-
dorico, per la causa di Papa s. Simma-
co contro l'antipapa Lorenzo, ed in cui
l'arcivescovo Pietro 3.° riunì gli animi e
si riconobbe il Papa. Clementini. Il 3.°
neir875 da Papa Giovanni Vili in per-
sona con 70 vescovi , in cui si paciììca-
rono le discordie tra Orso doge veneto e
Pietro patriarca di Grado. Regia t. 24;
Labbé t. 6; Arduino t. 6. Il 4-'' neir877
presiedutodallostessoGiovanni Vili eoa
i3o vescovi, sulla disciplina e immuni-
tà ecclesiastica. Si decretò pure , che il
metropolitano manderà dentro i 3 mesi
dopo la sua consagrazione a Roma per
la professione di sua fede e domandar il
pallio, e intanto non eserciterà alcun uf-
fìzio. Il vescovo eletto sarà consagrato
dentro 3 mesi, sotto pena di scomunica.
Labbé l. 9; Arduino t. 6. Il 5.° ueir882
tenuto da Papa Giovanni Vili alla pre-
senza dell' imperatore Carlo il Grosso ,
sulle immunità delie chiese, massime di
Arezzo o Verona. Mansi, Sappi, t. i. 11
6.° neirSgS, in cui Domenico con molti
vescovi d'Italia riconobbero la legittimi-
tà di Papa Formoso, contro i decreti del
successore Stefano VII. Il 7.° neil' 898
presieduloda Papa Giovanni IX alla pre-
senza dell'imperatore Lamberto e 74 ve-
scovi, tutti ricevuti con grandissima ma-
gniOcenza: come nei coucilio roinauo, vi
R A V
fu I ivocalo il decretalo da Stefano VII
contro il predecessore Formoso, oltre al-
tri decreti. Pfigi. L'8.° da Papa Giovan-
ni IX nel 904, in cui si trattò di nuovo
la causa di Formoso. Lamberto vi fu pre-
sente con 64 vescovi, che approvarono!
IO canoni stabilitivi, sull'osservanza dei
capitoli di Carlo Magno e di Lodovico I;
sui privilegi accordati o confermati da-
gl'imperatori alla chiesa romana; sul ca-
stigo delle violenze fatte nel territorio
della stessa chiesa; sul nuovo trattato tra
la s. Sede e l'imperatore Guido, e sulla
protezione che V imperatore Lamberto
promise alla chiesa romana. Regia t. 1^;
Labbé t. 9; Arduino t. 6. li 9.° convo-
calo dall'arcivescovo Pietro 6.° nel 954
per ovviare alle usurpazioni che si faceva
de beni ecclesiastici, da Berengario li re
d' Italia o da altri sotto la sua ombra.
Labbe l. 9; Arduino l. 6. Il 10. "061967
o 968 o 97 I , convocato da Papa Gio-
vanni XUl coll'intervento dell'impera-
tore Ottone I, con molti vescovi d' Ita-
lia. Ottone I restituì al Papa la città col
territorio di Ravenna ; fu deposto l'arci-
vescovo di Salisburgo Ercole o Jerocle,
perchè essendo cieco avea avuto l'ardire
di celebrare e di adoperare il pallio; in-
oltre venne eretta in metropoli Magda-
borgo. Labbé t. 9; Arduino t. 6; Mansi,
Sappi. 1. 1. L'i i." nel 976 contro la si-
monia. Ivi. Il 12.° nel 998 celebrato dal-
l'arcivescovo Gerberto, con 9 vescovi suf-
fragane!, i procuratori di quello di Par-
ma, e l'imperatore Ottone HI : si fecero
3 canoni, ili.° de'quali proibisce di ven-
dere l'Eucaristia e il Crisma. Marlene.
Il I 3.** nel I oi4contro i molti abusi per-
messi dall'arcivescovo intruso. Labbé t.
9. Il i4° nel I 128 celebrato dal cardi-
nal Pietro in nome di Papa Onorio II,
in cui furono deposti i patriarchi di A-
quileia e di Grado peraver favoriti gli sci-
smatici, e Corrado III contro Lotario II.
Pagi. Il i5.° nel 1253 per le immunità
delle chiese della provincia. Labbé t.i r.
11x6.° nel 1258 sugli ordini di s. Dome-
R A V a55
nico e di S.Francesco. Ivi. Ili 7.**nel 1261
tenuto d'ordine di Papa Alessandro IV
per prestare aiuto contro i tartari che au-
mentavano le loro terribili invasioni, ma
il Papa morì prima della celebrazione
del concilio, ch'ebbe luogo in luglio. Mar-
lene. Il 18. ° nel 1286 agli 8 luglio, in
cui l'arcivescovo Bonifacio con 8 sufTra-
ganei vi pubblicò una costituzione divi-
sa in 9 articoli : il i.° condannò l'abuso
introdotto dai laici quando erano falli
cavalieri o si maritavano, di far venire
ballerini, mimi e buffoni, per fare alle-
grezze. Regia t. 28; Labbé t. 1 i ; Ar-
duino t. 7. 1119.° nel 1 307. Labbé e Ar-
duino. Il 20.°neli3io relativo ai tem-
plari. Ivi. Il 26.° presieduto dall'arcive-
scovo s. Rinaldo i.'^ neli3i i per l'affare
de* templari, con 8 vescovi suffraganei,
3 inquisitori, due frati predicatori e un
frate minore. Vi si fecero comparire 7
templari, che senza punto impallidire ,
negarono costantemente tulli i delitti on-
d'erano imputati; soli 5 fecero le purga-
zioni canoniche. Il giorno dopo si giudicò
chesi dovessero tenere per innocenti quel-
li che avessero confessato per timoredei
tormenti, ma vi furono i suddetti 5 so-
li. Inoltre si pubblicò una costituzione iu
32 articoli, per rinnovare gli antichi ca-
noni male osservati sui costumi e sulla
disciplina ecclesiastica. Il più importan-
te riguarda le violenze usate contro i ve-
scovi in que' tempi di fazione, eh' erano
carcerati, uccisi, o cacciali dalle loro se-
di e spogliati de'beni. Si pronunziarono
contro gli autori di questi delitti tutte le
censure e le pene spirituali, rimedio che
non bastò. Regia t. 28; Labbé 1. 11; Ar-
duino t. 7. 11 22.° nel I 3 i4 ìd s> Nicola
collegiata d' Argenta dall' arcivescovo s.
Rinaldo i.° assistito da 6 vescovi e da 4
deputati, che fecero un regolamento in
20 articoli. V Vi si proibì tra le altre co-
se, di ordinar vescovo nessuno straniero
o incognito , il quale non abbia popolo
soggetto di quadal marej di far funzioni
poutilicali,nèordinazioni nelle loro chic-
^56 ì\ A V
se ". Gl'incogniti erano cerlaraente tc-
scovi ìiiparùhit!;, il cui numero cresceva
di giorno in giorno. »> Quando i vescovi
passeranno nelle loro cillà o diocesi , i
curati faran suonare le campane, affin-
chè i popoli possano venire a ricevere la
benedizione ginocchioni, sotto pena di 5
soldi d'ammenda applicabileai poveri ".
]VIeglio ne parlai nc'vol. V, p. 69, X Vili,
p. 26t. » I canonici ovvero religiosi an-
«lianiio incontro al vescovo in cappa, col-
}'acqua benedetta, l'incenso e la croce,
cantando sino alla porta della chiesa , e
riceveranno la sua benedizione solenne
prostrali avanti l'aliare". Questa è lai."
volta, dice Fleury, che si vede un decreto
espresso per far rendere a' vescovi que-
sti onori esteriori, che il rispetto e Taf-
lezione de'popoli si conciliavano moltis-
simo ne' primi secoli. Veramente notai
Tie'luoghi citati, che Clemente V nel con-
cilio generale di Vienna del 1 3 1 t , estese
questo pia consuetudine, già esistente. Lo
stesso concilio disposeancora : » Che nes-
sim religioso o altri potranno esentarsi
dalla visita degli ordinari, sotto pretesto
di prescrizione. I sacerdoti saranno tenu-
ti a celebrar la i.' messa dentro 3 mesi
tiopo la loro ordinazione; e in appresso a
♦Urla almeno una volta 1' anno ". Regia
t. 28;Labbé 1. 1 i ; Arduino t. 8. Il 23.°
fu nel iSiy tenuto a Bologna da s. Ri-
naldo I .°: vennero in esso fatti 11 statuti
diversi sulle chiese, sui benelìzi, sugli ec-
clesiastici. Regia t. 2f); Labbé t. i i; Ar-
duino t. 8. Nell'ottobre 1849 l'attuale
cardinal arci vescovo di Ravenna coi 7 ve-
scovi suliraganei della provincia ecclesia-
stica, tenne un concilio provinciale dell'E-
milia, per rinnovarvi e decretarvi santis-
simi canoni. A bene delia sua melropo-
lilana vi si volle associare anche il caidi-
ral Ignazio Cadolini arcivescovo di Fer-
lara, aderendo agli atti lodevolissimi del
sì illustre e benemerito episcopato della
nobilissima provincia. Da Imola a' 5 ot-
tobre emanarono una mirabile, dottissi-
ma leltera pastorale ai loro diocesani, ve-
R A Z
l'amenle ispirala dalloSpìrito»santo, con-
tro le macchinazioni de'neuiici della re-
ligione cattolica, che si legge nel Siipple-
vtento del n.° 129 del Giornale di Ro-
ma 1849.
RAZIONALE, Rationale. Ornamen-
to il più sagrosanto del sommo sacerdo-
te degli /t^/ri(^.), chiamato de! g'/«^//z'o,
o perchè il medesimo sommo sacerdote
l'avea sempre al petto quando consulta-
va il Signore, a (ine d'intendere i suoi
giudizi e le sue volontà, ovvero perchè
non pronunziava giudizio in cosa di mo-
mento senza avere sopra di sé il raziona-
le, ch'era il distintivo della sua qualità
di giudice principalmente nelle cose spet-
tanti alla religione. Di che si componeva
e del suo uso parlai a Gemma, Efod, O-
BAGOLO e articoli relativi. Razionale si
chiamò da alcuni il Formale {^F.) del
Papa, col quale si aflibbia il Manto poii'
tificìo {F.). Abbiamo di B. Pozzolo, Ra-
tionale romani Pontiflcis,Koina(i 17 io.
Innocenzo III rassomigliò il jPr7no/ie(/^.),
usato dal Papa, all'Efod. Il Pallio (F.)
fu detto ancora Rationale. Vedasi Zac-
caria, Onomasticon rituale, verbo Ratio-
naie.
RAZIONALISMO. Sistema che ha
per iscopo di fondare tutte le credenze
religiose sui principii somministrati dalla
ragione, senza aver bisogno di ricorrere
ad una rivela/ione soprannaturale. A'no-
stri giorni in Germania nac<|ue una setta
cristiana, che dillèrisce essenzialmente
dalle formefluora conosciute. Questa set-
ta crede empiamente aver scoperto, che
la religione cristiana non sia stala nella
sua origine altro che una religione di ra-
gione, e che Gesù Cristo stesso sia stato
uno di que'sapienli, che la provvidenza
di quando in quando fa nascere tra gli
uomini. Questa nuova setta si denomina
Razionalismo , e Iva i Protestanti (F .)
di Germania conta un numero sì gran-
de di seguaci, che soltanto l'arianesimo
può starne al confronto, del quale un con-
temporaneo disse che il mondo intero
RE
stupiva al vedei"si Ariano (f^.)- Il dott.
M. Hagel nel 1 835 pubblicò inSuIzbach:
// razionalismo in opposizione al cri-
stianesimo. Compilò quest'opera dopo a-
ver maturamente studialo renoneo si-
slenia del razionalismo, come veniva e-
sposto ne'libri e predicato dai pulpiti, on-
de manifestamela debolezza. Quest'ope-
ra è adunque una confutazione di questa
setta, ossia una difesa della religione cri-
stiana positiva. L'autore ebbe per lode-
vole fine, di fare ravvedere dagli essen-
ziali errori di questa pretesa religionecri-
stiana coloro, che gabbati dal nome di cri-
stiano stoltamente sì avvisano che i ra-
zionalisti non abbiano abiurata l'antica
positiva religione predicala da Gesù Cri-
sto. In adempimento del legato istituito
dal rev. Gio. Hulse, il rev. Riccardo Par-
kinson predicò 8 sermoni agli studenti del-
l'università di Cambridge e li pubblicò in
Londra nel 1 838 con questo titolo: // ra-
zionalismo e la rivelazione, oi'vero la te-
stimonianza della filosofia morale , del
sistema della natura, e della costituzio-
ne delVuomo in favore della verità della
dottrina contenuta nella s. Scrittura. D.
Filippo Gerbet vicario generale di Meaux
nel 1842 e nel 1843 lesse nell'accademia
di religione cattolica in Roma due dis-
sertazioni : Osservazioni sul razionali-
smo filosofico in Francia. Sono riporta-
te dagli Annali delle scienze religiose, t.
i5, p. 220, t.17, p. 175. Già ne'mede-
simi Annali nel t. 7, p. 46, del cardinal
Wiseman fu pubblicata la conferenza sui
Comentatori razionalisti della s. Bibbia
(/^'.), noverali e confutati. Nel t. i della
Civiltà Cattolica si legge a p. 53, 159,
275: Razionalismo politico della rivolu-
zione italiana, f alare del razionalismo
in ordine alla civiltà. Una replica pel
razionalismo. V. Panteismo e gli altri
articoli relativi.
RE, Regnator, Rex, Rexs. Legittimo
signore d'un Regno{f^.). Gl'Israeliti (/^.)
incominciaronuconSaulle ad averci pro-
pri re nazionali : prima di lui furono go-
vot. tvi.
RE 257
vernati dagli anziani, come nell'Egitto ;
poscia daicapi suscitati da Dio, comeMo-
sè e Giosuè ; quindi dai giudici. Ma già
da lungo tempo si chiamarono rei primi
monarchi del mondo, massime gli egizi,
assiri, medi, persiani, ec. Tutti i piccoli
stati della Grecia riconobbero i re per lo-
ro fondatori : Sparla sino dalla sua ori-
gine ebbe due re che comandavano uni-
tamente, con egual parte e autorità. Ro-
molo fondatore di Roma fu eletto i.° re
per consentimento universale del popolo:
segui la repubblica, indi l'impero, sciol-
to il quale si formarono vari stati per la
maggior parte monarchici, e i re torna-
rono presso varie nazioni, non tanto per i-
mitazionedel precedente sistema degl'im-
peratori, quanto perchè tutte le barbare
nazioni che invasero leprovincie dei mez-
zogiorno, portarono seco loro il nome e
gli attributi della dignità reale. Ebbero
quindi re gli eruli, i goti, visigoti, ostro-
goti, vandali, longobardi, e re ebbero an-
cora le orde saracene e maomettane ve-
nule dall'Africa. In Francia, sotto le due
prime dinastie, i francesi eleggevano per
loro re il principe di sangue reale, che
reputavano più degno d'assumere il co-
mando: sotto la 3. dinastia i principi del
sangue reale furono sempre chiamati ai-
la dignità reale, secondo 1' ordine della
loro nascita. Rodotà, Del rito greco in I-
talia 1. 1, p. 3i2, osserva, che dopo aver
s. Leone IH ripristinato in Carlo Magno
r impero d'occidente, se ne chiamarono
offesi gl'imperatori greci d'oriente, i qua-
li tenendo il titolo di re per ignobile lo
lasciavano ai principi latini, ed eglino an-
davano fregiati dell'altro di Basilèvs,cioè
Imperatori, che ritenevano assai più no-
bile e illustre. Laonde Carlo Magno as-
sunto Wùtolo d' [mperatore{F.), col qua-
le era stalo proclamato dal Papa, ricevè
replicate doglianze prima dall'imperato-
re Kiceforo, poi da Michele I Curopala-
ta, i quali con acerbi rimproveri condan-
navano l'ingi-usto fasto, per cui osava e-
gU arrogarsi un titolo, che gì' imperato-
17
258 RE
ri tì'Oricnle giudicavano loro solamente
compelenle, Carlo Magno con dolcezza
tollerò la greca ambizione e nelle lettere
li chiamò fratelli. I greci angusti luttavol-
ta si ostinarono nell'impegno di sostenere
la controversia, e fu cos^isensibilea Basilio,
sollevato al trono nell'SGy, il titolo d'im-
peratore usato dai re franchi, che di pro-
posito volle combatterlo virilmente, e con
maggior fermezza si studiò di difendere
le antiche ragioni. Avendo a lui scritto
Papa Adriano li una lettera, in cui in-
cidentemente onorava Lodovico 11 col ti-
tolo ò! Augusto [F,), prese Basilio per af-
fronto tale espressione e montato in furo-
re fece cancellare dalla lettera quel titolo;
uè pago di questo eccesso spedì legati a
Lodovico li per lagnarsi nell'usurpato ti-
tolo d'imperatore, e lo pregò ad astener-
sene per l'avvenire, perchè a lui solo con-
veniva sì nobile denominazione. Rispose
Lodovico 11 con lettera intitolata così: Lu-
dovìcus , Divina ordinante, providentia
Iniperalor Augustus Bomanoruni, dile-
clissinio spiritualtquefratrì nostro Basi'
Ho gloriosissimo ci piissiniOy aeque Ini'
peralorinovae Romae. Primamente pro-
testò, non saper conoscere da qual ragio-
ne potesse essere assistita la pretesa pri-
vali va denominazione d'imperatore. Spie-
gò i molivi, per cui tanto egli, quanto i
suoi maggiori da Carlo Magno si chia-
mavano legittimamente imperatori ; at-
tribuendo la giusta origine e la continua-
zione di questo onore alla s. Sede che lo
avea loro conceduto, perchè innalzati al-
l'imperiai dignità dal romano Pontefice.
Finalmente mellendo in derisione il ti-
tolo di Rex, con cui pretendevano gli o-
rientali onorare i principi d' occidente ,
conchiuse, che Iq voce greca Basilcvs, e
la grecizzata i?<'a: denotando la stessa co-
sa, cioè Rcj non doveano eglino incon-
trar difficoltà nel riconoscere la prero-
gativa ù'ì Basilèus ne prìncipi occidenta-
li, cui non negavano quella di jRfX.Costan-
tinoPorfirogenilodelgi I ebbe la vanità
di UGO solamente chiamare nelle lettere
RE
gl'iroperalori romani col titolo di re, ma
per contumelia chiamò l'impero d'occi-
dente Regnicidum. Mentre poi gl'impera-
tori greci negavano agli occidentali il tito-
lo di Basilcvs lo davano ai re de'Bulgari.
Nel concilio fiorentino il patriarca di Co-
stantinopoli rispettò colla prerogativa di
Basilh's i due imperatori greco e latino.
11 titolo di re è stato assunto dai medesi-
mi principi, ovvero a loro venne conferi-
to dai popoli, dagl'imperatori, e princi-
palmente dai Papi, i quali ad alcuni per
particolari benemerenze aggiunsero i ti-
toli di ydposlollco, Crislianìssirno , Cai'
tolico, Fedelissimo (^'.), ed altri, come
Difensore della fede { F.)j chiamandoli
inoltre ordinariamente Carissimi, Figli
(F.). Altri titoli sono quelli di Maestà,
Don ai re di Spagna e Portogallo, Serenis-
Simo, Sire (f^.), e quegli altri che riportai
agli articoli araldici di titoli onorifici, ed
in quellide^ispettivi regni perle denomi-
nazioni parziali. 1 Papi a molti principi
conferirono le insegne reali, della Corona
reale, Scettro , Porpora,Manlo{ F.), ed al-
tre insegne e prerogative anche ecclesia-
stiche, che notai ai loro articoli, ed a Co-
ronazione de're parlai di quelle fatte dai
medesimi Papi, i quali riceverono i loro
Stati tributari della s. Sede (F.), per ri-
conoscenza e divozione a s. Pietro. Im-
perocché il titolo di re anticamente era
il maggior guiderdone che preniiar po-
tesse il valore cristiano de'beuemeriti del-
la religione , ed al solo Papa spettava il
concederlo o almeno confermarlo perchè
fosse valido, come osserva Hurter, nella
Storia d'Innocenzo UT, 1. 1, p. 2 34, che
ne riporta vari esempi, ed io tutti ai lo-
ro articoli, non solo per ornamento del-
la persona che fregiavano di questo ele-
vato e sovrano distintivo, ma per onore
eziandio de'loro stati eretti in reame. Al-
trettanto i Papi fecero nel creare i Du-
chi [p\) e altri Principi [F.). A Milite
dissi, che i Papi davano il grado di Mi'
les s. Pelri, a quelli che innalzavano al-
la dignità regia. AdlMrERATOREnotai,co'
RE
me doTea essere prima proclamato re dei
romani, riconoscendolo e confermandolo
il Papa, ìndi coronandolo, dopoi consue-
ti giuramenti, massime di fedeltà e divo-
zione alla s. Sede, come narrai a Impera-
tore , ed a Professione di fede. Nardi ,
Deliloli del re, p. i8, traila dei principi
che assunsero il titolo di re, e dierono ai
propri stali quello di regno, ed a p. 1 1
della furmola usata dai re intitolandosi:
Per la grazia di Dio. Con questa forrao-
la si volle denotare sovranità di domi-
nio, dimostrandosi i principi a ninno u-
mano arbitrio sottoposti, e riconoscendo
la loro dignità e potestà unicamente da
Dio. Si vuole da taluno che l'uso di ta-
le formola provenga dagli antichi titoli
de'greci imperatori; ma essi piuttosto u-
sarono formole benaugurose, colle quali
cominciavano i loro rescritti e costituzio-
ni. In Dei nomine, In Christo, etDeofi-
delis imperator. In nomine ejiis, qui u-
niverso htimano generi salulares leges tU'
iu, Christi veri Dei nostri Imperator Cae-
sarj in Christo Rege aeterno piiis Impe-
/■«fo/'.Meglio l'origine della formola Gra-
tia Dei trovasi derivata da Carlo Magno,
che usò queste formole: Caro/«jgrflf/aZ)ei
Rex.francorum, et longobar dorimi, vir
inlustris. Carolus grafia Dei, ejnsque mi-
sericordia donante Rex. Carolus divina
fiivente grada romanoruni etfrancoruni
Rex. Carolus nutuDeiRex. Carolus se^
renissimus Augustus a Deo coronatus
inagnus, et pacificus Imperator , roma-
norum gubernans Imperiutn, qui et per
misericordiani Dei Rex francorum y et
longohardorum.'Lefovaìole Gratia Dei,
Misericordia Dei donante. Divina fa-
vente gratia, Nutum Dei, Per misericor-
diani Dei, usate da Carlo, e dagl' impe-
ratori e re di Francia suoi successori, si
leggono ancora adoprale da altri princi-
pi. Boerredus largiente Dei gratia Rex
Merciorum. Dei patienlia. Patienlia di-
vina.Rex divina miseratione. Divina pie-
tatis gratia largiente. Divina illustrante
cltiHcntia. Divina ordinante provideiUia,
RE 259
Dei omnipotentis misericordia. Clemen-
tia Dei. Misericordia Dei. Omnipotentit
Dei disponente gratia. Divina annuente
clemen tia. Regis Regnili nutum. Divina
propìtiante providentia. In Cliristi no-
mine superni Regis praeordinante mise-
ricordia. Mediatoris Dei, et hominwii
propìtiante misericordia , divina auxi-
liante clementia, suh imperiali polentia
Regis saeculoruni , aeternique principia.
Queste e altre antiche formole usate dai
re con espressioni di umiltà, e denotanti
autorità e potestà derivanti dal solo Dio,
furono adoprale ad imitazione di Costan-
tino Magno, il quale s' intitolò Stivo di
Dio. Osservò uno scrittore, che di tali for-
mole gli antichi principi: Utebantur ad
humililatis ostentationem ,etquod sui ipso-
nim conscii, nihil liaberent quod sibi Iri-
buerent, praeter unica humilitatem Dei
gratiam nilenlem. Ma ormai dice il me-
desimo, ea locutiQ ad fastuni , et subii-
mitateni,adeoque apicein ipsorum hono-
rum omnetn humilitatem aùiicientem ad-
hibetur. Per la qual cosa, a farle valere
ciò che eSettivaraente oggi importa, è
che dal solo Dio sono i re sui popoli costi-
tuiti, e però a ninno tra gli altri uomi-
ni, ma al medesimo solo Dio soggetti, on-
dedell'impero romano-germanico si tro-
va iu Goldasto, Constit. t. 3, p. 4o9- '^'^'
crosanctuni Imperiuin summa in lerrìs
polestas cadeste donum est (pure è incon-
trastabile averlo eretto s. Leone 111 nel-
r 800 e conferito a Carlo Magno in ri-
compensa de'segnalali benefizi da lui, dal
padre e dall'avo resi alla s. Sede; avendo
i Papi deposti molti indegni imperatori e
re, e sciolto i sudditi dal Giuramento, f^e-
di), Imperator enim primus ante omnes^
secundum post Deum est, et tani grande
noinen a solo Deo traditur, ma per mez-
zo del Papa, dopoché dai principi Elet-
tori del S. R. I. ( ^.), da Papa Gregorio V
probabilmente istituiti, a quella sublimis*
sima dignità era stato egli legittimamen-
te promosso. Dei loro le scrivono gl'in-
glesi : Omnes sub ilio, illc sub nullo, ni-
26o RE
si tantum Deo, a quo secundus, sub quo
primus, ante onincs , et super omnes in
suis ditionibus. La fui'iuola Dei gratta fu
poi l'iserbata ai soli principi non ricono-
scenti superiore alcuno,lanto che inFran-
eia soUo Carlo VII, fu accusato reo di le-
sa maestà Giovanni IV conte d' Artna-
gnac figlio di Bona di Francia e marito
della figlia di Carlo III re di Navarra,
per aver voluto prendere il titolo di Co-
mes Dei gratia. Luigi XI vietò a Fran-
cesco II duca di Bretagna di servirsi di
lai qualifica, benché in seguito i principi
d'Italia e di Germania indifferentemen-
te incominciarono ad usarla, ad onta che
riconoscessero a loro superiori la s. Sede
e l'impero, e ciò per dimostrare la piena,
libera autorità e superiorità ne'territorii
de'propri dominii colTesercizio delle più
alte regalie. I Papi s' intitolano, Servus
servonwi Dei{^V.), ed anche: N.N. Divi'
na providentia Papa . . . Delle formole u-
satedai Fescovi,àa\ Primicero e Secondi-
cero della s. Sede, dal Prefetto dì Roma,
ec. vedasi tali articoli. Ne'regni ove le fera •
mine godono la successione al trono, co-
me nella Spagna, Portogallo, Inghilter-
ra, il marito della Regina [F.) ha il ti-
tolo di Re Consorte, il quale non attribuì-
scealcuna politica autorità, bensì influen-
za. Molti duchi e altri principi sovrani ,
godenti il titolo di Altezza {F-), vi ag-
giungono Reale, qualificandosi coi titoli
di Altezza Reale i figli e parenti del re
d' ambo i sessi. /^. Eminenza, e Principe
ove parlo del titolo d' Infante. Ai re si
dà il l\{o\od\ Sagra Reale Maestà. Sem-
bra che il vocabolo di Sagra in princi-
pio si usasse con quelli unti col sagro Olio
(/^.), al quale articolo parlo dell'unzio-
ne de're d'Israele con olio che si custo-
diva in un corno, il quale nel tempio sta-
va dentro altro vaso perchè stasse in pie-
di, chiamato urna o custodia del corno.
Pare che l'olio si versasse sopra la testa
non dalla bocca lai'ga del corno, ma ben -
sì uscisse o piuttosto stillasse a goccia a
goccia dalla parte stretta e più sottile da
RE
qualche buco facile ad aprirsi e serrarsi.
A Olio dissi ancora perchè si ungono i
re, della cui consagrazione oltre a Coro-
nazione de're, ne parlo a Impero e negli ar-
ticoli degli stati da lorodominati. Del Z><a-
devia (/'.) reale usato da Davide, erudi-
tamente pijrla Marangoni, Delle cose gen-
tilesche. Il diadema reale era tenuto per
sagro e a Dio consagrato, come insegna
di dignità che lui medesimo rappresenta-
va : il profeta Isaia lo fece vedere in mano
dello stesso Dio. Aggiunge che Costanti-
no ornò il diadema di gemme, perchè co-
noscendo egli l'eccellenza della religione
cristiana, infinitamente superiore a quel-
la de'gentili, che Dio a vealo scelto per e-
saltare e propagare per tutto il mondo,
volle che il diadema imperiale, in cui era
simboleggiata l'autorità divina, risplen-
desse maggiormente agli occhi del genti-
lesimo ad onore delia figura della croce,
che collocò sul diadema. F, Corte e tut-
ti gli articoli relativi ai re e altri Sovra-
I re sono principi sovrani o monarchi
che hanno diritto di comandare ai loro
sudditi con un potere supremo, impe-
rocché consiste in ciò la differenza della
podestà regia o della monarchia, con tut-
te le altre specie di governo. In queste
diverse specie di governo sono i grandi
o alcuni particolari distinti, od anche il
popolo, che dominano. Nella monarchia
il supremo potere risiede nella persona
d' un solo ; e questo potere è limitato e
guidato soltanto dalla legge divina, dal-
le leggi naturali e dalle leggi fondamen-
tali dello stalo. Ecco la differènza tra il
monarca e il despota (vocabolo che tra
i greci lo portava una dignità principe-
sca e reale, come dissi a Despota), il qua-
le non conosce altra legge fuori della sua
volontà assoluta e arbitraria. I re occu-
pano il posto di Dio sulla terra, sono dun-
que i padroni, i legislatori, i difensori,
i pastori, i padri, ed i tutori dei popoli:
a Regina dichiarai, come Iddio è chia-
malo Re. Se Dio gli ha stabiliti per rap-
RE
presentarlo e occupare il suo luogo diso-
pra degli uomini , egli vuole altresì che
Io facciano regnare coirimpero della giu-
stizia che mise loro nelle mani. E' per
far fiorire la religione, per procurare l'ab-
bondanza e la tranquillità , per mante-
nere la pace e il buon ordine nel mondo,
che Iddio comunica loro tanto potere ,
tanta autorità e gloria. La dignità reale,
dice s. Gio. Crisostomo, è un'unione di
cure e d'inquietudini pel riposo e felici-
tà dei popoli. La vedova, il pupillo, l'or-
fano, il povero , l'oppresso, tutti quelli
che abbisognano di difesa e di appoggio,
hanno un diritto acquisito sulla loro au-
torità: spetta quindi ai re di difenderli, di
vendicarli, di metterli sotto la protezione
delle leggi, assicurando loro la giustizia ;
siccome spetta ai re di reprimere la licen-
za degli oppressori, di soffocare le dissen-
sioni, di prevenire od estinguere il fuoco
della discordia, animare i talenti utili al-
la patria e consagrati al bene pubblico,
coronare il inerito colla saggia distribu-
zione delle grazie e delle ricompense, re-
spingere gl'intriganti indegni, famelici di
onorificenze e distinzioni, che perciò re-
stano avvilite e degradate, massime nei
titoli e decorazioni equestri , di cui si
fa tanto improvvido sciupo. Sono i re
i prolettori de'popoli, i vicari ed i luo-
gotenenti dell'Altissimo a riguardo di es-
si, i ministri della sua provvidenza e del-
la sua bontà verso i medesimi. I re cri-
stiani sono altresì i protettori della chie-
sa, della sua fede, della sua dottrina, del-
le sue leggi, della sua disciplina; ne sono
essi i tutori, i Difensori (V.) : preroga-
tive auguste, titoli gloriosi, confermati lo-
ro dai Fapi, daiconcilii,e dai più sapien-
ti e savi dottori. E' Dio che fece i re, per
occupare il suo posto in tetra disopra
degli uomini. Comunica dunque loro im-
mediatamente il suo potere; quindi sono
indipendenti da qualunque altra potenza
umana,nè hanno alcun altro superiore ad
essi nelle cose temporali. Appena vi fu-
rono uomiui sulla terra, il mondo fu go-
RE 261
vernato; ed il i ."governo stabilito da Dio
medesimo, fu una monarchia ; il i." so-
vrano, un padre di famiglia, alai.' leg-
ge fondamentale della società , fu il se-
guente precetto, antico come l'universo:
«Onorerai il padre e la madre". Col nome
di padre non s'intendono soltanto quel-
li che ci dierono la vita, ma anche i prin-
cipi, ed in generale tutti quelli, cui i prin-
cipi stessi confidano una porzione della
loro autorità nell'ordine politico e civile.
Nell'origine del mondo, i capi di famiglia
erano altrettanti re stabiliti da Dio me-
desimo. lli.° uomo fu il i.° monarca, ed
i suoi figli, dopo di lui , trovaronsi capi
di altrettante nazioni. 1 figli di Halh rico-
nobbero l'indipendenza d'Abramo, ben-
ché straniero fra essi, e Io considerarono
come un gran principe. Isacco come so-
vrano di sua famiglia, proibì alla sua po-
sterità di sposare le figlie degli stranie-
ri. Giuda condannò a morte la sua nuo-
ra Thamar; ma poi le accordò grazia. Il
governo d'un solo è dunque l'opera del
creatore; ed è in virtù dell'istituzione di-
vina, che i primi re comandarono ai lo-
ro sudditi: tengono adunque i re imme-
diatamente da Dio il potere che eserci-
tano. L'altra podestà che deriva da Dio
è la spirituale, per tuttociò che riguarda
l'anima, lo spirito, la coscienza, la salvez-
za, la vita futura ed eterna , e le azioni
degli uomini come cristiani, come citta-
dini del cielo, come figli di Gesù Cristo
e della Chiesa sua sposa, e come membri
della religione. Se i re sono i padroni,!
padri de' sudditi , e se in forza di questi
augusti titoli, la bontà, la sollecitudine,
le attenzioni e le cure devono caratteriz-
zare i sovrani; l'amore, il rispetto, l'ob-
bedienza, la prontezza nel somministra-
re i sussidii temporali, e spirituali delle
preghiere , devono incessantemente ani-
mare i sudditi , e formare i loro princi-
pali doveri verso i Sovrani [f^.). L'apo-
stolo s. Paolo disse apertamente nell' E-
pist. I, cap. i3, V. 2, ai romani : Chi re-
siste alle sovrane podestà, resiste alia or-
262 RE
dinazione di Dio e si compra la danna-
zione; e die è necessario sottomellervisi,
non solo per timore del gastigo, ma an-
che per principio di coscienza. I sudditi
adunque debbono, i." Rispettare i sovra-
ni come le immagini di Dio e partecipan-
ti della podestà di lui: dice s. Pietro, nel-
VF.pist. I, cap. 2, V. i3 : temete Iddio e
rcndele onore al re. 2.° Obbedire allelo-
j-o leggi, come di quelli che hanno avuto
da Dio il potere di firle : si legge nel li-
bro de'Prot'crii cap. 8, v. i5: per me re-
gnano i regi, i legislatori ordinano quello
cb'c giusto. 3.° Pagar loro i tributi e le
gabelle : scrisse s. Paolo ai romani, Epist.
I, cap. 8, V. 7 : rendete a tutti quel che
è dovuto, a chi il tributo, il tributo, a chi
le gabelle, le gabelle. 4-"P«*Pg'ii'e per loro :
s. Paolo a Timoteo Epist.i, cap. 2, v. i
esortò: raccomando adunque prima di
lutto che si facciano suppliche, orazioni ...
per i regi e per tutti i costituiti in posto
sublime, afTuichè menino vita tranquilla.
A Pbeghiera dissi di quelle ordinate dal-
la Chiesa pei sovrani. E" cosa degna del-
la più attenta osservazione, cosa Inastante
a togliere ogni preteslo d'indipendenza e
di ribellione, a manifestare come la vera
religione è il migliore e il più saldo so-
stegno de' 7ro«i(^.) e della pubblica tran-
quillità, che il principe regnante nel tem-
po in cui s. Paolo scriveva a Timoteo, e
ordinava a tutti che gli prestassero ubbi-
dienza e rispetto, che gli rendessero i tri-
buti e le gabelle, che pregassero Iddio a
dargli vita lunga, impero tranquillo, si-
curezza nella famiglia, senato fedele , e-
serciti valorosi , popolo ben costumato ,
questo principe era Nerone, ficrissimo e
crudelissimo nemico dellaChiesa e del cri-
stianesimo. Con quanto maggior impegno
per conseguenza si dovranno adempire i
doveri accennatia riguardo dique'sovra-
ri che sono figli della Chiesa, che la ono-
rano, che la proteggono? I primi cristia-
ni si mantennero riverenti agl'imperatori
cai magistrati, benché idolatri, serviro-
no con fedeltà negli eserciti; e divenuti
RE
forti e polenti pel numero e per lo stretto
vincolo di carità, che li legava fortemen-
te fra loro, lungi dal ribellarsi a que'prin-
cipi che erano per loro barbari tiranni ,
non opposero alle fiere sevizie calle san-
guinose crudeltà, che una pazienza e una
mansuetudine invitta , che li rese am-
mirabili anche nel co-^petto de' persecu-
tori e de'carnefici. La chiesa di Smirne,
nella sua lettera a quella di Ponto , sul
martirio di s. Policarpo, e' insegna che
quel gran santo dichiarò altamente, che
i cristiani erano obbligati di ubbidire ai
principi: s. Giustino dichiara la medesima
cosa nella sua 2.* apologia indirizzata ad
Antonino; Tertulliano e gli altri Padri
riconoscono il medesimo dovere, e questo
la Chiesa ha sempre insegnato, ed i Pon-
tefici costantemente inculcato. Il conci-
lio di Toledo del 643 decretò : Anatema
tremendo contro chiunque oserà violare
il giuramento fatto ai re; e contro quelli
che attentano contro l'autorità e la vita
loro. Quello del 656 dispose: I vescovi e
i chieiicì, che avranno violati i giuramen-
ti falli per la sicurezza del principe e del-
lo stato, saranno deposti; sarà permesso
tuttavia al principe di far loro grazia. Il
concilio di Tours del i583 decretò: Se
alcuno per uno spirito d'orgoglio e d'in-
dipendenza si solleva contro la podestà
reale, di cui Dio medesimo è l' istitutore,
e ricusa d' ubbidire senza volersi lasciar
convincere dalla ragioneedalla religione,
che gli prescrivono un'ubbidienza intie-
ra, sia anatema. Nel 1 796 in Como fu
pubblicalo : Cosa e un re, opera dell'ab.
d. Antonio de Foppoli contro V eresia po-
litica de' filosofi del secolo 18.° Egli ri-
sponde alla domanda col linguaggio del
cattolico. » Il re è il ministro di Dio; e
da Dio ha tutto il suo potere, il quale è
il distributore de'regni. Al contrario l'e-
retico, lo scismatico, l' incredulo, il gia-
cobino, e tutti i filosofi del modernoem-
pio, fatale e falso sistema, gridano ad una
voce che il re non è altro che un uffizia-
le delle Provincie, un delegato delle na-
RE
aloni, un rappresentante del popolo , e
clie dal popolo e dalle nazioni riceve egli
rantolila ". VediHieronyrai Oseiii, De
rcgi's uìsliliUione et disciplina. Coloniae
Agrippinae.
Il vocabolo di re fu usalo per signifi-
care molli capi di diverse uni^'ersità ar-
tisliche e altre corporazioni, che tra'loro
compagni primeggiavano, esercitando su
di essi qualche specie d'autorità e di co-
mando. I romani ebbero il re de'sagrifl-
zi. Discacciati i re da Roma, fuelello un
individuo di famiglia patrizia, d'un me-
rito distinto e d'una conosciuta probità,
per presiedere ai sagrifizi, e per esercita-
re nelle ceremonie del culto le funzioni
che solevano esercilare i re , per timore
che la religione non venisse meno, e che
il culto degli Dei non fosse trascurato ,
mediante il cambiamento del governo.
Questo ministro si chiamò Rexsacroruni
o Rex sacrificulus y il gran sacerdote, e
non eragli permesso d'immischiarsi in af-
fari secolari, né di esercitare alcuna ma-
gistratura , affinchè potesse interamente
ypplicarsi alle cose riguardanti la religio-
ne. A Riccu narro, che il sacerdote di
Diana Taurica avea il titolo di re, e che
resrnava sul famoso bosco Aricino. Il ti-
lolo di re in Francia anticamente fu stra-
namente prodigato: vi furono i re dei
curiali, detto la basoche; il re de' bor-
dellieri, roi des ribauds^eva capo di co-
raggiosi che si ponevano alla testa degli
assalti in tutte le azioni pericolose, e sic-
come in quella truppa eravi mescolato il
libertinaggiOjfurono detti bordellieri; il re
de'merciaiuoli, carica considerabile chee-
sercitava autorità su tutte le cose relative
al traffico; il re della (eslade Pazzi {f^-)j il
redella via degli orsi; il re de'balestrieri;il
re degli archibugieri; il re de'geometri o
misuratori di terre; il re de'suonatori di
Tiolino, ce; e molti capi di corporazioni
portarono in quel regno queste denomi-
nazioni, finché Enrico II del 1 547 P'oibì
a qualunque francese di assumere o por-
lare il titolo di re, e non lasciò sussistere
RE 263
che il re della fava. Antichissimo fu l'uso
di dichiarare re della fava quello a cui
toccava la fava nella distribuzione che si
faceva d'una focaccia nella Tigilia o festa
deW Epifania {F.), o re Magi {V.\ detta
ancora Befana (F.)- Era cosa ben natu-
rale, che ne'bassi tempi e ne'secoli mas-
sime della barbarie e dell'ignoranza, non
conoscendo il popolo se non che il potere
e l'autorità concentrata d'ordinario nei
re, questo titolo attribuisse a qualunque
capo che primeggiava o che si distingue-
va in qualunque corporazione, arte, me-
stiere, esercizio , e anche talora ne'vizi e
ne'disordinì. In Italia pure re si disse an-
ticamente chiunque sorpassava gli altri
in qualunque cosa , facendo gli antichi
scrittori sovente menzione de're della di-
scortesia, del re degli usurai , ec. Mollo
contribuirono a spargere questa deno-
minazione anche le giostre e i tornei, e
i Giuochi [P'.) che da quelli trassero o-
rigine, come i giuochi degli scacchi, del-
le carte, ec. Nell'antico romanzo della Ta-
vola rilonda si fa spesso menzione del re
di scacchi, e del giuoco del re, del cava-
liere, ec. Re d'arme o araldo di guerra
si disse anticamente in Italia una sorta
di araldo o messaggierOjCosì in altri pae-
si. Antichissima fu l'isliluzione de're d'ar-
mi in Francia. Quei ministri d'un princi-
pe o d'un popolo, nelle guerre avevano
sotto il loro comando gli araldi d'armi,
i cavalcatori d'armi, e così pure i compa-
gni o seguaci d'armi; questi costituivano
diversi gradi d'onore, ai quali non si per-
veniva se non dopo di aver servito per
un certo numero d'anni negli eserciti o
nelle corti. I re d'armi godevano di mol-
tissimi privilegi e di moltissime esenzio-
ni; venivano essi adoperati durante la
guerra e anche in tempo di pace, e le per-
sone loro erano sagre,cosicché amici e ne-
mici avevano per essi il medesimo rispet-
to. Ad essi coufldavasi la maggior parte
delle missioni importanti, nelle quali do-
vevano rappresentare la nazione o il so-
vrano; essi obbligavansi con giuramento
a64 REA
a procurare etl a conservare in qualun*
que occasione l'onore delle signore e del-
le datnigelle; essi erano parimenti tenuti
verso tutto il mondo ad un segreto in-
violabile, e non era neppure permesso ad
essi il rivelare le imprese segrete degli
avversari de' loro committenti, allorché
queste erano state semplicemente confi-
date alla loro discrezione; in forza di tut-
te queste cautele alcuno de'partiti anche
opposti non diflìdava di quegli officiali.
Le funzioni de' re e degli araldi d'armi,
concernevano principalmente la nobiltà
del regno. Gli araldi d'armi stendevano
uno stato o una lista nominativa de'si-
gnori e de'gentiluomini delle provincie,
ciascuno nel loro dipartimento. Quelle
liste contenevano i nomi, cognomi, le in-
segne araldiche, gli slemmi, ed anche la
qualità relativa de'féiidi, e in capo a cia-
sctm triennio i re d^armi delle provincie
.si riunivano e rimettevano i loro stati o
cataloghi particolari al i."re d'armi, no-
minato Montjoie,checon quel mezzo com-
poneva un libro intitolato, iVbZ»/7irt/70 g'c-
lìcrale del regno. Coll'aiuto di questo il
re poteva in qualunque tempo essere in-
formato del numero o delle qualità di-
verse de'gentiluomini, ed anche delle lo-
ro rendite rispettive. Pretendono alcuni
che questa sorte di officiali fosse istituita
sotto Clodoveo,e che quel re dasse loro
la parola d'ordine o il grido : S. Dionigi
Montjoie. Altri l'attribuiscono a Dngo-
berto. Carlo Magno nominò quegli uffi-
ciali compagni del ve,coniiles regimi. An-
che in Inghilterra, nella Germania e in
altri stati d'Europa, mollo figurarono i
re d'armi, eziandio incaricati di cose a-
raldiche.
READING o REDING. Città d" In-
ghilterra, capoluogo della contea diBerks
a i4 leghe da Londra, sulla sponda de-
stra del Tamigi e sopra due piccole emi-
nenze. Tra le chiese estimata la più an-
tica s. Maria, ed ammirata pel suo cani-
piiiiile;diverseseltevi hanno templi. Ilav-
^i una gran scuoia latina, e diverse case
REB
di carità. Il mercato coperto è un bellis-
simo fabbricato. Era prima rinomata per
le sue manifatture di lana; altre oggi ne
possiede, come di veli e nastri. La sua po-
sizione le procaccia ragguardevole traf-
fico. Fu patria di alcuni illustri, fra i
quali di G. Land arcivescovo di Canlor-
bery. Reading è di remota antichità; era
abitata da sassoni, molto prima dell'in-
vasione danese, e parecheavesse dueca-
stelli muniti; unodiessi fu sostituitodal
la famosa e superba abbazia fondata da
Enrico I pei benedettini e per servire d'o-
spizio ai viaggiatori. Nel 1263 Enrico III
vi adunò un parlamento, ed altro vi fu
aggiornato nel 1453. Le truppe del par-
lamento l'occuparono nel 1 643. Vi fu te-
nuto un concilio a'3o luglio 1279, dal-
l'arcivescovo di Cantorbery legalo di Pa-
pa Nicolò III, e dai suoi suff'raganei. Vi
si rinnovarono le costituzioni del concilio
Lateranense IV deli2i5, e di quello di
Londra del 1268 contro la pluralità dei
benefizi in cura d'anime. Vi si fece an-
che un regolamento perle religiose: ven-
ne ad esse ordinato di cantare 1' officio
senza levar nulla dal medesimo, esi pre-
scrisse il modo di fare e ricevere le visi-
te, giacché quelle religiose non osserva-
vano un'esatta clausura. Labbé t. 1 i.
li\.EÌiìBAScivìOTiE,Cardinale. Dei bor-
go di s. Marco nelle montagne di Mes-
sina, dopo aver studiato in Palermo, la-
sciò un beneficio ecclesiastico, ed alla ven-
tura si recòin Roma. Ammesso nellacor-
te del cardinal Caraffa, questi lo feceno-
minar vescovo d'Amida in parlibns e nel
1549 supplir per lui nell'arcivescovato
di Napoli, in cui seppe mostrare pasto-
rale sollecitudine, ed opporsi con petto
sacerdotale alle nascenti eresie, per lo che
il cardinale nel i55i gli ottenne la sede
di Motula. Divenuto nel i555 il cardi-
nale Paolo IV^, lo scelsea governatore di
Roma, ed essendo dottissimo nelle mala-
rie ecclesiastiche poco dopo a'20 dicembre
lo creò cardinale prete di s. Pudenziana,
ed arcivescovo di Pisa a' i o aprile 1 55(ì.
REC
Destinafo legalo a Intere nelle Fiandre a
Filippo II, non vi andò per le differenze
insci le tra il re e il Papa, per la guerra che
gl'imperiali aveano portato in Italia. Suc-
ceduta la pace, fu spedito con ottimo elfet-
lo legalo a Carlo Ve ai re di Polonia. Do-
po la morte di Paolo //', d'ordine di
Pio If tu posto in Castel s. Angelo qual
complice dei Caraila, ma trovalo inno-
cente fu liberato. Piinunziata nelioGo la
chiesa di Pisa a favore del figlio del duca
Cosimo i de Medici, fu trasferito a quel-
la di Troia, che dopo due mesi rassegnò
id nipote, essendo stato decorato del ti-
tolo di patriarca di Costantinopoli. Tro-
vandosi in Pisa fu colto da gravissima
malattia che fece disperare di sua salute,
quale protligiosamenle ricuperò appena
bevuta dell'acqua santificata dal contat-
to d'una spina della corona di G. C, onda
dopo due giorni per riconoscenza si recò
a celebrare la messa nella chiesa della Ma-
donna delia Spina, fra le lagrime del po-
polo commosso da tenera divozione. Of-
feso dalla nominata detenzione, ricusò co-
stantemente qualunque incarico nel pon-
tificato di Pio IV, il cui successores. Pio
\ conoscendone il zelo lo dichiarò in-
(juisitore della fede e si prevalse de'suoi
consigli negli affari più ardui della s. Se-
lle; indi Gregorio XI 11 neh 57 4 lo fece
vescovodi Sabina. Consumato dagli studi
e dalle fcitiche, morì in Roma nel iSyy
d'anni 78, dopo essere stato in tre con-
clavi , e fu sepolto in mezzo alla chiesa
di s. Silvestro al Quirinale, con elegante
iscrizione collocala dal nipote Prospero
Uebiba patriarca di Costantinopoli, e l'al-
do nipote Gio. Domenico fu vescovo di
Orlona.
R.ECANATI (Recineten). Città con re-
sidenza vescovile dello slato pontificio ,
nel mezzo del Piceno (f-) e nella dele-
.; izione apostolica di Macerata, dallaqua-
i<; è distante circa 5 leghe, capoluogo del
distretto del suo nome, sopra elevato e
lungo dorso d'un ameno colleche bagtia-
uo il Potenza e il Musone, i quali corro*
REC 265
no all' Adriatico, in buonissima aria e cli-
ma , donde si godono deliziose vedute.
Fino da tempi antichissimi, la città si tro-
va divisa in 4 quartieri : s. Flaviano, s.
Maria di Castelnuovo, s. Angelo,s. Vito.
Ha in alcune parti belle muraglie e ter-
rapieni, con molte porle: le mura già mer-
late, i cittadini le andarono atterrando
dacché risolvettero di voler pace con tutti,
considerando Recanati la città della Ma-
donna. Il grosso borgo di Castelnuovo si
trova nella fenditura ove il colle è diviso,
colla chiesa omonima di s. Maria, di di-
segno gotico con 3 navi, torse la più an-
tica di Recanati, o almeno è quella di cui
si hanno le più vetuste memorie. Appren-
do dal conte Leopardi, Serie de\'escovi
di Recaiiati, p. 46, che vi dimoravano i
camaldolesi, come grangia del rinomato
monastero dell'Avellana, ora nella dioce-
si di Pergola [F.).ln\\ocemo II neh 189
nel confermare a quel monastero le pos-
sessioni vi comprende questa chiesa, che
chiama s. Maria di Recanati. ì\el 1 193
il vescovo d' Umana donò al medesimo
monastero la chiesa di s. Maria di Lore-
to, un secolo avanti la venuta della s. Ca-
sa. Colla stessa denomina?. ione la ricordò
Onorio IH nel 12 18 , in confermare le
proprietà di Avellana,! cui monaci vi e-
rano ancora neh 456, enei 1 463 circa fu
secolarizzata. Già nel i 193 era preposi*
tura con cura d'anime, la cui elezione Bo-
nifacio 1 X nel j 4 o4 attribuì ai parrocchia-
ni, diritto che rispettato dal cardinal Bes-
sarione, com menda tarlo A vellanense,noa
lo fu dai successori, finché dopo l'ultimo
preposto del 1 074, d. Gio. Francesco An-
tici, onorato, nubile e ricco cittadino, ven-
ne riunita alla mensa vescovile. Attual-
mente la chiesa di s. Maria di Castelnuo-
vo è tuttora cullei'iata con canonici , es-
sendo capo il parroco priore, il quale coi
canonici vestono mozzetta paonazza. Il
marchese Ricci , Meritorie storiche delle
arti e degli artisti della Marca d'Anco-
na^ dice a p. 4^ che aglix 1 aprile i 7.53,
per opera di maestro JNicola d'Ancona, si
266 REC
apri niiovamenle questa chiesa, o lifab-
brictila di pianta, o poco meno : loda la
Madonna e quegl' intagli che sono sulla
porta maggiore, avuto riguardo ai tempi
in cui fuiono scolpiti, lo che gli fa dubi-
tare di posteriore collocazione. In Reca-
nati vi sono molte famiglie nobili di co-
spicua fama e opulenza, che sostengono
con decoro il pati'iziato, meritando men-
zione quelle de'Carradori,ColIoredo,Leo-
pardi, Antici,Mazzagalli,ec.La più gran-
de tra le vie, dilatandosi, produce a ca-
po una piazza, ov'è il decoroso palazzo
municipale, con magnifica torre propin-
qua, antica e merlata, ed un tempo più
alta. Narra il p. Calcagni, fliemorie ìsCo-
ridiedi Recanaù, p. i i4i che i recana-
tesi sempre ossequiosi alla B. Vergine,non
contenti che i loro maggiori avessero e-
dificatola piccola chiesa dis. Angelo (che
die nome al quartiere) in Mercato ( ora
s. Anna e della confraternita sotto tale
invocazione), alla misura precisa della s.
Casa (cioè la cappella in essa esistente ),
nel 1 640 vollero sulla fronte del pubblico
palazzo collocare un'eterna memoria del
favore singolare ricevuto dalla ss. Ver-
gine, per aver scelto il loro territorio per
sede della sua casa di Nazaret [F.). Or-
dinarono pertanto quella beli' opera di
bronzo che ivi si ammira, rappresentan-
te la medesima s. Casa sostenuta da An-
geli, e sopra di essa sedente Maria Ver-
gine col divin Figlio in seno, ornata di
cornice di marmo con analoga epigrafe.
Però il Ricci vuolechela bell'opera decre-
tata nel 1 627, la sera del g dicembre 1 633
si dasse già perfetta a vedere, essendone
scultore Fietro Paolo Jacometti; mentre
Leopardi la dice scoperta nel i638. Nel
ricorrere poi l'avventuroso anniversario
del gran prodigio, a' IO dicembre di det-
to anno, i recanatesi nella piazzalo ce-
lebrarono con spettacolosa scenica rap-
presentazione. Leopardi dice, che attual-
mente in Recanati non si eseguiscono più
sentenze capitali, in ossequio alla s. Casa
di Maria Vergine venuta nel territorio le-
REC
canalese. Calcagni riporta le varie lapidi
(Compagnoni chiama questo palazzo dei
più insigni della provincia, e riporta la ce-
lebre lapide di /4pronianoj quella di Fe-
derico li la riprodusse il p. Civalli) ebu-
sti che sono nel palazzo , come pure le
iscrizioni diesi leggono ne'diversi palaz-
zi della città. L'antica cattedralestava nel
quartiere di s. Maria di Castelnuovo, vi-
cino alla Porta d'Osimo : un luogo poco
distante da quella porta si chiama ancora
E. Flaviano vecchio, e la porta islessa an-
che in tempi meno remoti si chiamava
Porta di s. Flaviano. La porta che di pre-
sente chiamasi Porta del Duomo o Porta
Romana, si appellava Porla di s. Mar-
gherita, prendendo il nome da una chie-
sa vicina esistente nel i528. Quando si
fabbricò li appresso la nuova cattedrale,
quella porla s'incominciòa chiamare an-
cora Porta del Vescovato, per essere l'ol-
limo palazzo vescovile adiacente alla cat-
tedrale, ma il nome di Porta s. Flavia-
no restò sempre a quella di Castelnuovo.
L'odierna e bella cattedrale fu edificata
dal vescovo cardinal Cino, spirando il se-
colo XIV, ovvero circa il i385, però il
campanile si compi nel 1 491; mentre l'e-
piscopio fu rifabbricato nel i36c), quan-
do il vescovo Oliviero venne a occupar
la sede; ma verso il i43o il nuovo epi-
scopio patì un incendio, in cui peri l'ar-
chivio della chiesa recanatese e fu deplo-
rabile perdita j bisogna credere che sog-
giacesse ad altro infortunio,ovvero la sua
solidità venisse meno, poiché neh 5i6 il
comune donò 1000 ducati d'oro per la
fabbrica dell'episcopio, come contribuì
per fare la scala della chiesa e la piazza
neh 591, e pel nuovo baltislerio neh 62 r.
Dice Ricci, che il vescovo cardinal Ga-
lamini Io fece erigere dal suddetto Jaco-
metti in bronzo, e che sebbene sia più pic-
colo, ed abbia minori travagli, non è in-
feriore nel suo insieme né a quello A' Osi-
ino (^.), né all'altro che eseguì per Pen-
ne d'ordine del concittadino Massucci ve-
scovo. Questo tempio è sotto l' invoca-
REC
7.ione dì s. Fliiviano patriarca di Costan-
tinopoli e martire, protettore del clero
di liecannli. E' grande e magnifico, ma
non ha facciata esterna, impedita dalla
comoda fabbrica dell'episcopio. Si divi-
de in 3 navi, di stile gotico ; la tribuna
è dipinta colle storie di s. Flaviano. Ol-
tre il maggiore, vi sono 8 altari con buo-
ni quadri. Il ricchissimo sofìlilto inta-
glialo e messo a oro e con belle figure, si
deve al cardinal Galamini ; nondimeno
Ricci lo dice pesantissimo, carico di car-
tocciaini, e che tutto l'insieme del tem-
pio sarebbe più maestoso e più svelto, se
(osse sialo lascialo nella sua originaria
semplicità. Tra le molte e insigni reli-
quie che quivi si venerano, in uno ad un
pezzo del braccio di s. Flaviano, ed i mol-
ti corpi de'sanli(i2 dice Pio VII nel bre-
ve Ad yipostolicae), vi sono due pezzi
della vera Ci oce donali da Gregorio XII,
i maggiori che siano al mondo fuori di
Roma, secondo Leopardi; vi si conserva
pure altra porzione del ss. Legno donala
da s. Pietro martire di Verona, uno dei
comprotettori della città, ov'egli predicò
e operò miracoli, reliquia che da lui get-
tata nel fuoco per confondere gli eretici,
rimase illesa; altro pezzo avendone do-
nato alla chiesa di s. Domenico, che si
custodisce con molta gelosia. Calcagni nel
novero delle reliquie, vi comprende una
s. Spina , che nel memorato breve si di-
ce donata da Gregorio XI l: egli parla dei
sepolcri gentilizi esistenti nella cattedrale;
fra'quali io rimarco quelli di un ex Pa-
pa e d'un ex cardinale, che rinunziarono
la dignità, cioè Gregorio XII (/^.) per
magnanimità onde restituire la pace alla
Chiesa,ey^/j^iCi per debolezza, di cui me-
glio nel voi. LIV, p. i47- Nel 1827 la
porta principale che stava in un lato, fu
aperta al fondo della chiesa. Pio VII col
breve In siimnio aposlolalns^òc' l'j ago-
sto 1804, Bull. coni. t. \i, p. 22 1, con-
cesse a questa cattedrale il titolo e Tono-
redi basilica, quindi col hvevcNiipcr No'
bis cxponi, de' 1 8 marzo 1 80 5, loco cita-
REC a67
lo p. 273, alla medesima basilica accor-
dò le insegne del Padiglione e del Cam-
panello (/^.) da usarsi nelle processioni,
inclusivamente a quelle della visita del
santuario di Loreto. Il capitolo si com-
pone delle dignità del preposto, arcidia-
cono, arciprete e decano; di 1 6 canonici,
comprese le prebende del teologo e peni-
tenziere, di 1 4 beneficiati altaristi o man-
sionari, e di altri preti e chierici addetti
al divino servigio: la cura d'anime è af-
fidata al beneficialo curato, secondo l'ul-
tima proposizione concistoriale. Con l'e-
rezione della sede vescovile ebbe princi-
pio il capitolo, ed il suo capo o dignità si
chiamò priore, poi divenuto arcidiacono,
indi si eresse lai.^ dignità del preposto e
le altre. Di questo illustre capitolo trat-
tano Calcagni, e Leopardi il quale rife-
risce, che i canonici usano la cappa ma-
gna con armellino e portano al petto una
croce poco dissimile dalla vescovile; gli
altaristi usatio la cappa col pelo cenerino,
e portano al petto una croce poco dissi-
mile da quella de'canonici. Leggo in Cal-
cagni, che prima l'abito corale de'cano-
nici era la colla e 1' almuzia nel braccio
sinistro. Però Pio VII considerando i sin-
golari pregi del capitolo e della catte-
drale, che già godeva 1' uso della cappa
magna nell'inverno, e negli altri tempi la
naozzelta paonazza , col breve Ad Apo-
tolicae, de' 1 5 luglio 1801, Bull. cont. t.
1 1, p. 172 , concesse alle dignità ed ai
canonici l'uso del canone e della palma-
toria o bugia, anche nelle messe solenni,
ed eziandio fuori di Recanati e in Roma
stessa e alla presenza del Papa; più, in
memoria della vera Croce donata da s.
Pietro martire, l'uso della croce d'oro pet-
torale con l'immagine della B. Vergine
sedente sopra l'alma Casa di Nazaret, con
l'epigrafe; Nonfecit taliter onini nalio-
nije nell'altra parte con l'efilgie di s. Fla-
viano e l'iscrizione: Protectornoster aspi-
ce et respice : la quale croce fosse pen-
dente da cordone nero, intarsiato d'oro,
da portarsi sulle vesti corali. Inoltre alle
268 REC
4 dignità accordò l'uso della sottana pao-
nazza, di seta o di panno secondo le sta-
gioni, con asole, bottoni e moslre di se-
la color ci'enoisiiio, da potersi usare sem-
pre. Lo stesso Pio VII, col breve £^irpo-
iii NobiSy de'aS marzo i 8o5, Bull. coni.
1. 12, p. 275, concesse agli altaristi, che
Leopardi dice formanti collegio, l'uso del-
la croce alquanto diversa da quella de'ca-
iionici, perchè corta e quadrata e di forma
greca, bensì colle stesse immagini, pen-
dente da serico fiiniculo nigraflnvo curii
JJocculo : col breve poi Expoiii Nobis, dei
18 marzo 1806, Bull. cent. 1. 13, p. r, e-
stese la concessione, da potersi godere dai
beneficiati altaristi, tanto dii." che di a.*
erezione.
Nella città vi sono altre 4 chiese par-
rocchiali, secondo la nominata proposi-
zione, munite del s. fonte, una dellequa-
li è collegiata, s. Maria di Castelnuovo :
comprese quelle del territorio sono 12, al
dire di Leopardi. La chiesa concattedra-
le di s. Vito martire, altro principale pro-
lettore (la cui festa con quella di s. Fla-
■viano sono di precetto; è prolettore an-
che di Polignann, Fedi), è una delle prin-
cipali e più antiche della città, ed era la
pieve del Castello di s. Vito, uno di quel-
li che si riunirono nella formazione di
llecanali : aveva il suo capitolo e il suo
preposto, diverso da quello di s. Flavia-
iio, insieme al titolo e gli onori di catte-
drale. Il suo vescovo interveniva e dava
j suoi voti in ambedue i capitoli : ve ne
sono tnemorie fino al t465 e di Nicolò
vescovo. Nondimeno nelle bolle di Gre-
gorio IX, Rectae considerationis, e Cuni
o//>«, presso Ughelli, Italia sacra 1. 1, p.
«217, in Eecaiialenses episcopi, per l'e-
iezione del vescovato di Recaiiati, non si
(a menzione di quello di s. Vito. Proba-
bilmente si volle avere un rispetto alle
antiche pievi o chiese matrici de'Castelli
riuniti, e si combinarono le convenienze
<li ciascuna, Lachiesa di s.Flaviano ch'era
l'orse la pieve di Monte Volpino fu eret-
ta in caltedralcjla quale contrada fusem-
REC
pre come adesso nel quartiere di s. Fla-
viano. Quella di s. Vito avrà avuto il
titolo e gli onori di cattedrale , e alle
altre si provvede, facendo che il prepo-
sto dis. Maria di Castelnuovo avesse luo-
go nel capitolo di s. Flaviano, ed il ret-
tore di s. Maria di Monte Morello avesse
luogo nel capitolo di s. Vito. La chiesa
di s. Vito l'ebbero un tempo i carmelita-
ni; poi nel 1578 col collegio fu data ai
gesuiti, partiti i quali, il Papa la resti-
tuì al comune. Fu la chiesa fabbricata
con gusto gotico, ridotta al moderno da
Pietro Paolo Jacomettij o Tarquinio co-
me vuole Ricci cheloda la nuova forma,
rimanendo con 3 navi. Ha l'altare mag-
giore nella tribuna, e due altri altari nei
laterali cappelloni. Vi si venerano mol-
te reliquie, e vi è sepolto il celebre p. Ni-
colò Alfonso Bobadiglia gesuita con lun-
go epitafiio, già degno compagno di s. I-
gnazio. Tale è 1' affetto rispettoso che i
recanatesiconservano pei benemeriti ge-
suiti, che sempre sospirandone il ritorno
sogliono dire, qui il Bobadiglia li aspet-
ta. Ed in falli conservarono i loro istitu-
ti stabiliti pei contadini, pegli artisti, pei
nobili. Quanto alla mentovata chiesa di
Monte Morello restano poche memorie,
certo è che la pieve del Castello omoni-
mo con questo fu una di quelle che si
riunirono nella formazione di Recanati:
quando la chiesa di s. Vito fu data ai ge-
suiti, il capitolo si trasferì nella chiesa di
s. Maria di Monte Morello , la quale es-
sendo piccola venne demolita e rifabbri-
cata dai fondamenti, ed èsagraalla Pre-
sentazione della B, Vergine, La collegia-
ta fu soppressa nel 17 12. Dopo diverse
vicende, chiusa e riaperta questa chiesa
di s. Mariaj nel 1823 venne ripristinala
colla parrocchia, grandemente abbellita
e restaurata. Altra principale chiesa è
quella dell'abbazia di s. Maria in Poten-
za, non molto lungi dalla foce del fiume
Potenza , la quale col monastero appar-
tenne ai religiosi crociferi, che espilava-
no i pellegrini e segnatamente gl'infer-
REC
mi: già esistevano neh 182 e ne fece elo-
gio Onorio IH, onde meritò di avere al-
tre chiese e ospedali altrove. Divenne il
monastero commenda e priorato, e lo era
nel i3g3 ; dopo il i458 non si ricorda-
no più i crociferi. 1 cisterciensi presero
in enfiteusi i beni, ma nel 1 8 1 o furono ri-
mossi e applicate le possessioni all'appan-
naggio del principe Eugenio, che Gre-
gorio XVI redense, al modo detto nel
\ol. XXXII, p. 326. Delle chiese urba-
ne e suburbane , come delle chiese ter-
ritoriali e di quelle distrutte, importanti
notizie si leggono in Calcagni e Leopar-
di : darò alcun cenno di qualcuna delle
j^rime. La chiesa di s. Agostino, con con-
vento degli agostiniani e fiorente studio,
è dedicata a s. Lorenzo : questi religiosi
erano in Recanati nel i252, ma il con-
vento attuale fu edificato nel 1298; vi si
tennero 2 capitoli generali e 6 provin-
ciali, venendo dichiarato convento gene-
ralizio; vi si venera il corpo del b. Giro-
lamo Gherarducci recanatese agostinia-
no, che fu apostolo di pace a' suoi tempi
di civili guerre. La chiesa dis. Benedetto
con monastero di monache Clarisse; un
tempo vi furono le benedettine. La chiesa
di s. Chiara, già delle monache cappuc-
cine, poi degli esposti, ora conservatorio
delle proiette. La chiesa e convento di s.
Domenico, coi frati predicatori introdot-
ti neli 2 72,con parrocchia, ma senza bat-
tisterio, che riconosce quello del duomo
o cattedrale. La chiesa di s. Filippo con
casa pei filippini, la cui congregazione qui
si fondò nel i656 dal p. Carlo Antici, e
la chiesa venne eretta nel i665 con di-
segno del Broglio ; Ricci bramava com-
pila la maggiore cappella : ne fu beneme-
rito il recanatese p. Roberto Carradori,
perchè neli8io fu compresa tra le sop-
presse dal governo francese, ma egli la
mantenne a sue spese, fece poi ripristi-
nare la congregazione e provvedere di
beni, indi ampliò la fabbrica e venne con-
siderato nuovo fondatore. La chiesa e
convento di s. Francesco è de'minori con-
REC 269
venluali, unode'piìi anticliì dell'ordine,
perchè in esso prima del 1 2 1 6 vi fu rice-
vuto il b. Gio. della Penna, ed Innocen-
zo IV nel I 245 concesse indulgenze a chi
contribuisse all'ampliazione della fabbri-
ca. Il p. Civalli, presso Colucci, Amichi-
tà picene t. 25, p. 97, celebra Recana-
ti ed i suoi principali pregi, descrivendo
questo convento situalo vicino allemura
della città. Dice tenersi per indubitato
che la chiesa fosse eretta in tempo di s.
Francesco e da lui visitata ; che vi sono
molte cappelle stuccate e dipinte, essen-
do il più bel quadro dell'altare maggio-
re del Palma (più non esiste, bensì la
Cena del Signore in refettorio di mano
celebie e vaiolato scudi 2000, al riferire
di Colucci); che ivi si venera una s. Spi-
na tinta del prezioso Sangue, ed il corpo
del b. Benvenuto recanatese; ed enumera
i molti capitoli generali in esso celebrali.
Rileva Ricci, che nel i 384 vistose somme
s'impiegarono per la riedificazione di que-
sta chiesa, la qualecambiò forma nel se-
colo passato. Vi è lo studio, con famiglia
di religiosi edificanti. La chiesa di s. Gio-
vanni fuori le mura detta in Pertica o dal
Borgo, o del b. Placido recanatese, dal cor-
po che in essa giace, esisteva nel i i84e
passò ai frali Apostoli de' ss. Barnaba e
A mbrogio ad Nemus, ^nchè di venne com-
menda, ed i religiosi soppressi da Inno-
cenzo X : ora è un'abbadiadi padronale
de'nobili Ferri dimoranti in Monte Cas-
siano. La chiesa di s. Lucia ha annesso l'o-
spedale, già appartenente all'antichissi-
ma confraternita di s. Lucia , soppressa
nel 1694. In altra chiesa di s. Lucia già
dell'esposte, il vescovo fa daregli esercizi
a quelli che devono far la i.^ comunione.
La chiesa di s. Maria dell' Assunta, con
monastero delle nobili oblate , di cui fu
lodato architetto Tarquinio Jacomelti ,
che Macerala pretenderebbe suo, come
osserva Ricci : fu fondata per disposizio-
ne di Barbara Massilla con lestamenlodel
I 595 , cooperandovi il vescovo cardinal
Roma. Anche di queste monache dà bel-
270 R E e
le notizie Calcagni. 11 p. Bonanni, Cata-
logo degli ordini religiosi par. 3 , p. 2 i,
riporta le figure di queste oblale e come
vestite con tonaca turchina cinta consta*
me bianco, con iscapoiaiedi scolto bian*
co, del qual colore è il velo e il soggolo;
nelle funzioni del coro assumono un man-
to turchino. La chiesa di s. Maria della
Concezione , con conservatorio delle or-
fane, di recente istituzione, aOidate alle
figlie del Sagro cuore. La chiesa di s. Ma-
ria di Loreto con convento de'cappucci-
nijiqunlienlraronoin Recanati neliSSy;
demolito il convento detto de'cappuccini
vecchi, nel 1 6 1 6 incominciarono l'odier-
no. La chiesa di s. Maria della Pietà, con
ritiro de' passionisti, fabbricato a' nostri
giorni: questa bella chiesa e bel ritiro,
con ampi orti cinti di mura, si devono a
Giorgi mercante romano, per cura del
ven. Strambi vescovo di Macerata eTo-
lentino; i religiosi vi hanno lo studio. La
chiesa di s. Maria di Varano, con conven-
to de'minori osservanti : l'antica esisteva
nel 1 340; il comune la cede ai religiosi, ed
ii vescovo d'Asti loro edificò a sue spese
il convento nel i4''0, come nota Ricci;
pareche anco la chiesa allora o dopo fosse
dai religiosi rifabbricata : ivi si tennero
1 2 capitoli generali e una congregazione
generale. Un altro gran numero di chie-
se appartengono alle confraternite, delle
quali pregiate notizie si rilevano da Cal-
cagni e da Leopardi; questo ultimo enu-
niera e descrive 2 i confraternite e con-
gregazioni, che vestono il sacco, compre-
sa t'urciconfraternita di s. Maria degli Or-
li; e 7 che non lo vestono o statutarie o
università artistiche ; più 2 i confrater-
nite soppresse: come pure ci diede le no-
tizie degli altri religiosi e monache, che
prima esistevano in Recanati e sua dioce-
si. Tanti sagri edifizi, in cui le arti fiori-
rono, e pei capolavori falli in Recanati
dai sommi artisti Lombardi e Jacometli
per allri luoghi, ben a ragione fecero in
quel tempo qualificare Recauati un em-
porio d'opere d'arte dal celebre Cicogna-
REG
ra, Storia della scultura , t. 5, p. 348.
Inoltre in Recanati vi è il monte di pie-
tà , ed il seminario presso la cattedrale
con collegio, dotato di ricche rendite, ed
in cui si educanopiù di 5o giovani, mol-
ti de'quali mantenuti gratuilamente. Per
un concordato fallo nel 1826 il comune
somministra annui scudi 3oo, ed il se-
minario mantiene aperte nel collegio a
tutti i giovani della città ed esteri, le scuo-
le d'eloquenza, filosofia , teologia dom-
matica e morale, e diritto canonico e ci-
vile. Pegli studi inferiori il seminario e
ilcomunehannoscuolcseparale. La chie-
sa o cappella di s. Maria della Concezio-
ne, la fabbricò nel 1826 a sue spese l'ot-
timo vescovo Bellini, pel seminario.
Calcagni parla di due accademie che a
suo tempo fiorivano in Recanali, quella
de'Z?Ì5Hg»«//, avente per impresa la zam-
pogna d'oro del dio Pane, in campo tur-
chino, e il molto Disparibusj quella più
moderna degli /^mwioi/", che prese per in-
segna una nave in mare con vele gonfie
partendo dal lido, col motto Jui'at ire. Il
conte Maslai, Notizie dell'accademie, p.
5'j, dice la i.' istituita dopo il i54o, la
2.* neh 661. Ad ambedue furono stabi-
liti il principe, e duecensori, il 2.° de'qua-
li anche segretario. Quella de'Disuguali
si adunava nel palazzo priorale ; quella
degli Animosi in casa Gonfalonieri vicino
al duomo; aveano luogo più volle l'an-
no, e talvolta con musica. Di queste due
accademie recanatesi, tratta ancora Ga-
rudi, L' Italia accademica j dell'Accade-
mia di Recanali. Questa città può van-
tare un grandissimo numero di uomini
illustri, di cui die distinte notizie il pa-
trio islorico Calcagni. A far menzione dei
principali, dirò che in santità di vita fiori-
rono i bb. Benvenuto francescano, Com-
pagno, Gio. della Penna, Filippo Com-
pagno silveslrino, Girolamo Geranduzio
agostiniano, e b. Placido de'religiosi ad
Nenius. In pietà si distinsero: Giacomo
Venieri , Lodovico Vinciguerra , Paolo
Leopardi, M. Ballista INlassari cappucci-
REC
no, Camillo Massucci , Tommaso Mel-
thiorri, Gaspare Gioacchini parroco dis.
Apollioare di Roma, Anna IMagnapoco,
e le sorelleMargherila eFrancesca. Nel-
le dignità ecclesiastiche, i cardinali Ja-
copo Antonio Venerio, Girolamo Ariticì
Capodiferro nalo in Roma, Tommaso
/Vìllici, i quali come i vescovi e i presidi
cardinali hanno biografìe in questa mia
opera. Nella dignità vescorile i seguenti,
riportati da Leopardi piti completamen-
te, come più recente. Federico di Nicolò
di Giovanni forse de'Sanguigni, vescovo
di Recanati, poi di I\Iacerata,di Siniga-
glia e di Rimini. Pietro Andrea d'Oppi-
do. Antonio Colombella di Sinignglia in-
signe predicatore. Giacomo e Giovanni
Venieri arcivescovi di Ragusi,come lo fu-
rono Gio. Andrea Lunari Venieri e Go-
vernalore di Roma [F'.) , e Francesco
Buongiovanni. Pier Matteo di Paganata
di s. Agata de'Goli. Pietro Antici dì Gio-
venazzo. BerardoCuongiovanni di Veno-
sa, i17e^/co (T'.) d'Alessandro VI. Anto-
nio Giacomo Buongiovanni di Camerino,
poi maestro di camera di Clemente \ 111
e Paolo 111. Gio. Battista Buongiovanni
di Vence. Berardo Buongiovanni di Ca-
merino. Filippo Riccabella di Recanati,
così Girolamo Melchiorri. Muzio Buon*
giovanni arcivescovo di Sorrento. Baglio-
iie Carradori di Veroli, poi di Marsico.
Francesco Massucci di Penne e Atri. Lo-
dovico Centofiorini di Nicotera. Gio. Bat-
tista Antici d'Amelia. FilippoConduIma-
ri arcivescovo di Nazaret. Anton France-
sco Roberti arcivescovo d' Urbino. Pier
Nicola Leopardi vescovo d'Acona in par-
tìbus. Roberto Carradori filippino sullo-
dato, rinunziò la sede di Montalto. Fran-
cesco Leonini vescovo d'Urbania e s. An-
gelo in Vado. Domenico Condulmnri di
Belluno. Nelle altre prelature fiorirono:
AlfonsoRecanati o Antici, padre del car-
dinal Capodiferro che volle ritenere il
cognome materno, avvocato concistoria-
le e abbreviatore. Bartolomeo Alberici
abbreviatore, reggente della cancelleria
REC 271
e uditore della camera. Francesco Bra-
mante iuternunzio in Francia. Pier Gi-
rolamo Leopardi preposto della catte-
drale, e rettore del contado Venaissino.
Lodovico Angelita Maestro di camera
(V.) di Clemente Vili. Benedetto Mel-
chiorri marchese di Turrita, chierico di
camera che rinunziò. Francesco x\ Iberici
uditore della camera. Marcello Melchior-
ri uditore della camera. Costanzo Cento-
fiorini oriundo diCivitanova Maestro di
camera (V.) d'Innocenzo X. Furono re-
ligiosi illustri: Fr. Giacomo. Antonio ca-
maldolese. Filippo , Cornelio Lunari e
Giuseppe M.^Leprelli cappuccini. Miche-
le Lauretauo e Vespasiano Bonamici ge-
suiti. Antonio Colombella, Gio. Paolo,e
Francesco agostiniani. Gio. Costantini ri-
formato. Lodovico Antonio Antici teati-
no. Gabriele Beltiui barnabita. Antonio
Conti generale de' crociferi. Pier Nicolò
Leopai di fondatore del collegio de'gesui-
ti, come notai a s. Girolamo della Cari-
tà. Bernardo Carradori maggiore degli
eremiti camaldolesi. Nelle magistrature:
PielroMarena senatorediRoma nel i SyS.
IVIarcello Lunari. Cesare Massucci. Mat-
teo Buongiovanni. Corrado Foggerò. Bal-
daccio Antici. Giovanni Monaldi. Mari-
no. Francesco Vulpiani. Battista Lunari.
Antonio Mancioneo A Iberici. Condulnia-
rio. Antonio Calcagni. Fabio Centofiori-
ni. Alfonso Gonfalonieri. Stefano Antici.
Martio Politi. Nelle armi primeggiarono:
Urbano Giorgi. Gio. Domenico Rosa. An-
tonio Politi. Giacomo di Mello. Lupidia-
no e Francesco Antici. Gigliotto Pelruc-
ci. Il Guercio da Recanali. Il Frate da
Recauati. Leone Urbani. Pier Antonio
Lunari.MalteoCalcione. Bernardino l'Al-
banese. Tommaso Sofìa. Girolamo Co-
stantini. Lodovico Gonfalonieri. Camillo
Antici. Metello Calcagni. Curio Percival-
li. Giacomo Gonfalonieri. Maurizio Vul-
piani. Gio. Girolamo Vulpiani. Nelle ar-
ti: Politodi Polito peritissimo nell'archi-
tettura civile e militare. Antonio Antici
per diletto esercitò le arti meccaniche.
272 R E G
come la pillura Gio. Baltisla Antici. I-
gnazioGioigi maestro di musica. Girola-
mo Lombardo o veneto celebre scultore
in marmo e in bronzo. Antonio Calcagni
insigne scultore in bronzo. Pietro Paolo
eTarquinioJacometli, valenti sctdtori in
bronzo , che come il precedente lavora-
rono anche per Loreto. Sebastiano Seba-
.stiaiii altro scultore in bronzo. Pier An-
drea Briolti pittore. Giuseppe Verzellipit-
toree architetto. Nelle scienzee nella giu-
risprudenza: Bartolomeo. Francesco Mas-
succi. Benedetto AngeU'Ili legista. Andrea
medico che in favore d'0*/>«o {F'.) istituì
pensioni per4osimani per lo studio di Pa-
dova. Antonio Bonfini. Cristoforo Rappi
medico. Antonio Vinciguerra poeta. Ni-
colò Antici. Tommaso Melchiorri lettera-
to. Francesco Melchioi 1 i poeta. Girolamo
Melcbiorri. Marino Condulinari. Antonio
Condulmari legista. Pompeo Antici arci-
diacono della cattedrale. Raffaele Alitici
giureconsulto insigne. Gabriele Hercival-
li poeta. Bernardino Percivalli. Francesco
e Antonio Antici. Alessandro ePielro Au-
lici. Maiino Gieneuri uditore di rota in
Firenze. Mercurio Vulpiani. Matteo Zam-
pini. M. Santi medico. Riccardo Politi. Ni-
colò Masucci poeta. Ignazio Bracci. Pietro
liuongiovanni erudito egregio. Girolamo
A ngelita storico della s. Casa. G.Francesco
Angelila erudito insigne. Giulio Palini. G.
Francesco Aulici poeta. Giuseppe Antici
poeta che pei poveri eresse un monte fi u-
mentario con 1 00 some di grano. G. Cal-
cagni arcidiacono della cattedrale. Bandi -
no Zanobi giurisperito. Marchese Carlo
Antici letterato e autore di opere. Leggo
nel n.^Sy del Diario di Roma i 847 la de-
plorata morte del celebre conte Monaldo
Leopardi, come benemerito pei molli suoi
scritti, ed alcuni di grandissimo pregio,
impavido e costante difensore dell'altare
e del trono per la legittima sovranità, a-
mante della patria cui fece decoro. Lo
avea preceduto immaturo nella tomba il
fìglioGiacomo, insigne grecista, nome ben
caro alle lellere, di cui pubblicò un eru-
REC
dito articolo necrologìco il prof. Ignazio
Montanari nel t. 4 àcW AUniiit di Roma
n.° 5o e 5^. Onorano al presente Reca-
nati e sono viventi: mg.*" Ruggero Antici
Mattei segretario della congregazione con-
cistoriale e del sagro collegio, e canonico
valicano; il bali fr. Filippo Colloredoluo- j
gotenente dell'ordine gerosolimitano, e il |
suo fratello p. Nicolò Colloredo superiore
de'filippini di Roma; Gratiliano Bonacci
professore di estetica nel collegio della Sa- jj
pienza in Perugia; il marchese Giuseppe;
Melcbiorri archeologo e presidente del
museo capitolino, per non dire di altri. Il
popolo recanalese,non che quello del con-
tado, è veramente esemplare per la sua
morale, pietà, divozione alla B. Vergine
e rispetto al clero. Inoltre si possono ve-
deresugl'illustri recanatesi. Modesto Ben-
venuti,/7/5(ror/crtr('/<7z/o«e dialcuni san-
ti proiettori, e de beati naiii'i della città
di Recanali, Perugia 1 636. Romana ad-
missionis inter LX nobiles conscriptos
per il marchese Melchiorri patrizio ro-
mano e di Recanati, Roma 1776. Mar-
c'Antonio Talleoni, Saggio di poesia li-
rica con un discorso genealogico sopra
la nobiltà ddla famiglia Antici, Osimo
1 779. Marchesi, Galleria dell'onore, àe\-
la città di Recanati, e parla degli Antici,
Centofìorini e Condulmari. Molli reca
natesi furono insigniti di ordini equestri;
molti cavalieri gerosolimitani vantano i
Melchiorri, i Mussucci, i Leopardi, An«
tici, Calcagni ed allri; cosi delle decorazio-
ni degli ordini di s. Stefano, de'ss. Mau-
rizio e Lazzaro, di s. Gregorio I, ec. Nel
i835 il comm.*^ Gio. Battista Podaliri
istituì una commenda di pndronato, nel-
l'ordine Gerosolimitano. Pio VI col bre-
ve Paterna , de' g gennaio 1790, BulL
coni. t. 8, p. 38 1 , concesse al magistra-
to municipale, nelle pubbliche funzioni,
l'uso della mazza d'argento e dell'ombrel-
lino, e la stola d'oro o mostre di tal drap-
po sul rubbone. Pio VII col breve Pa-
terna nostra sollicitudo , degli 8 luglio
1816, Bull, citalo t. i3, p. 38, accordò
REC
ni magistrato niedesimo di vestire la toga
d'oro, come i magistrati di Macerata e
Viterbo. Lo stemma di Recanali si forma
da un leone coronato d' argento e ram-
pante, tenendo colla branca destra la spa-
da nuda in campo porporino, già impre-
sa di Pompeo, le cui parti avendo segui-
to Recina contro Cesare, vogliono gli e-
rudili che perciò l'adottassero i recana-
tesi per insegna, aggiungendo la spada per
simbolo d'incorrotta giustizia, per aver
occupala la pretura in Osimo.
Del dislrello di Recanati ne feci la de-
scrizione nel voi. XL, p. 278eseg., cioè di
Monte Fano, Filollrano, Montesanto ove
parlai ancora dell'antica Potenza e Monte
Lupone, ne' quali articoli riportai molte
notizie di Recanati. 11 Porto di Recanati è
sullo sbocco del fiume Potenza nel mare
Adriatico; assicura a'iegni Iragiltoe rico-
vero , ed è una frazione e fa parte inte-
grante del territorio comunale, ed oltre
la pescagione copiosa, esercita ancora qual-
che Iraflìco e vi dimorano più di 3ooo
abitanti. E" stato soventesoggetto alle in-
cursioni de^ barbareschi, allettali anche
ne'passati tempi dal tesoro della s. Casa
di Loreto. Vi sono le chiese , di s. Gio.
Battista parrocchiale, fabbricata a'nostri
giorni, l'antica era dentro il castello; ivi
è quella di s. Maria Addolorata nel luo-
go della parrocchia antica; di s. Maria del
Sullragio. Y)\c&Ca\\v\ò\:\f Saggio dello sta-
to pontificio , che questa terra fu eretta
nel 1229 per conce>sione di Federico li
imperatore, alla quale nel 1240 Gregorio
IX concesse privilegi : che il territorio è
in piano , con molli fabbricati graziosi
verso la riva del mare, con ispaziose stra-
de simmetriche. Compagnoni nella Reg-
gia Picena parla del fiume Potenza, che
scorreva in mezzo a Recina , della sua
foce ov'è il Porto di Recanati, il quale lo
dice fabbricato con facoltà di Gregorio
IX in riva all'Adriatico, alle foci dell'A-
spi o Musone, perchè è un piccolo fiume
che in quello si scarica , e del Potenza ,
essendo rettore della Marca (f.) ilcar-
voi. LVI.
REC 273
dinal Fieschi poi Innocenzo IV. Narra
Calcagni, che neh 474s'in(^oniinciòarie-
dificare il porto nella foce di Potenza ,
avendosi prima rimosso il fiume dal suo
letto per quasi due miglia e deviatolo si-
no al castello, acciocché i navigli che por-
tavano alla fiera (quella rinomata di gen-
naio di Recanati, vi attirava moltissimi
commercianti) le mercanzie vi approdas-
sero sicuramente. Nel 1 5o5 per la guerra
tra Giulio lì ed i veneti, il porto fu for-
tificato e presidiato, nel qual tempo divi-
sandosi di fare di pietra le palizzate fat-
te alla foce del Potenza, per averlo per-
messo il Papa, si soleva cliiamare il por-
to col suo nome ; questa idea si rinnovò
sotto Clemente VII, anche pel timore che
una flotta turca venisse per V Adriatico,
ma non ebbe ed'etto. Altra frazione di Re-
canati è il Castello di Monte Fiore, con
circa I ODO abitanti. Lo fabbricarono i re-
canatesi per difesa del territorio dalla par-
te della montagna. Ha la chiesa parroc-
chiale di s. Biagio , la quale esisteva nel
I i84) ed apparteneva al monastero del-
la valle di Focina : la parrocchia si fon-
dò nel 1462 e la dotò il comune di Re-
canati che ne conserva il padronato. Nel
1 49 1 vi stavano certi frali; questa chiesa
si trova ancora intitolata de'ss. Biagio e
Luca. Calcagni parla delle monete anti-
che trovate ne'campi vicino al castello di
Monte Fiore , ciascuna delle quali poco
meno del peso d'una libbra, col Gianobi-
froute da un lato, e colla prora e poppa
di nave dall' altro, chiamato aes grave.
Si trovarono pure monete minorij credu-
te de' tempi dei re, di Roma. Il castello
fu edificalo dai recanatesi per la sicurez-
ta de' confini. Il territorio di Recauati è
in colle e in piano, ed in aria buona; è
fertilissimo, abbondante di grani, viti e
olivi che danno olio eccellente, non che di
squisiti fruiti, particolarmente i fichi, ce-
lebrati in un breve da Innocenzo Ville
riportalo da Calcagni. L'Angelita nell'o-
puscolo: / Ponii d'oro, eruditamente e-
salla i fichi ed i meloni recanatesi. L' c-
18
jt74 REC
sterno della città è veiainenle incantevo-
le pei complesso delle naturali e delizio-
se vedute, segnatamentedachi vuol con-
templarne le bellezze dal monte Tabor. Il
vescovatodi Recanati mai ebbe altra dio-
cesi fuorché il suo territorio, nel quale
però anticamente erano molti villaggi e
castelli. Tra questi era la Villa di s. Ma-
ria, detta poi Castello di Loreto, oggi cit-
tà dì Loreto [P^.), ilcui territorio, circon-
dato dal recanatese in ogni lato, era una
parte del medesimo e si chiama tuttora
Territorio smembrato, poiché venne tol-
to dal recanatese : questo territorio Lau-
retano costituiva circa l'S." parte del ter-
ritorio recanatese. Nulladimeno il terri-
torio presente di Recanati è fra'più va-
sti della provincia, essendo la sua super-
fìcie di quasi 56 miglia quadrale. Leopar-
di enumera le ville e i castelli che prima
conteneva in n. "28. Si ha di Jacopo Lau-
ro, Fja descrizione di Recanati, Roma
1642. Ma del Lauro è la sola figura, di
Pietro Buongiovanni la descrizione.
Recanati comeMnicera<d!(/''.)ripete l'o-
riginedaRecina,percui ne trattai a quel-
l'articolo, colTautorità degli storici dell'il-
lustre Piceno, nel quale decorosamente
fiori. Compagnoni afferma, che Recanati
vanta come Macerata di essere colonia
degli antichi recinesi, eche poi fu conter-
mine della Pentapoli (A^.). Calcagni è di
parere che Recina sorgesse circa i o miglia
lontana dalla città moderna di Recanati, e
descrive l'origine e i pregi di Recina, in
uno alle sue memorie di municipio, per
esseisi governata a uso di repubblica, con
proprie e libere leggi. Riporta le iscrizio-
ni rinvenute e ad essa appartenenti, co-
me le testi monianzedegl'istorici. Distrut-
ta Recina nel 4o6 circa dai goti, parte
degli abitanti dierono origine a Recanati
o Ricanati, il qual nome, al dire di Cal-
cagni, significando piccola Ricina o Re-
cina n'è prova, non tacendo l'altra opi-
nione che Recanati fosse fabbricata col-
le rovine di Traiana o di Potenza, no-
bili, grandi e potenti viciue ciUà: luoUre
REC
crede che all'anno 4'0 circa possa sta-
bilirsi l'origine di Recanali. Aggiunge che
i recinesi si stabilirono nel Colle allettati
dall'amenità del sito, dall'ampiezza della
sottoposta pianura, dalla comodità di due
fiumi, dalla vicinanza del mare, dalla fa-
cilità che presentava il suolo a fabbricare,
sia per la terra alta a fare mattoni, sia
pel legname abbondante rielle vicine sel-
ve. Tanto più che Calcagni segue il pa-
rere d'Angelita, che quivi fosse un ca-
stello chiamato Helia Servilia, mentre al-
tri anche in questo luogo posero la tan-
to contrastata Cupra Montana, della qua-
le parlai a Massaccio , nell' articolo Je-
si, ed a RiPATRANSONE , dicendo pure di
Cupra Marittima. Leopardi saviamen-
te dichiara, mancarsi di positivi docu-
menti per stabilire cheRecanati sia il Ca-
stello de' Ricinati costruito dai ricine-
si, bensì conviene che distrutta Ricina, i
superstiti abitanti si saranno ricoverati
ne'colli, nelle ville e nelle campagne vi-
cine. « Ora dunque trovando noi che po-
co più d'un secolo dopo la distruzione di
Ricina esisteva nelle sue vicinanze il Ca-
stello de'Ricinali, mi pare che sarebbe non
già rigore di critica, ma eccesso di stra-
vaganza il sostenere che non fu fabbri-
cato dagli sfuggiti di Ricina. Che poi que-
sto castello sia la città esistente di Reca-
nati, sembra piuttosto un'evidenza, che
un soggetto di discussione. " Giusto opi-
namento.OsservaCompagnoni,che quan-
do Belisario fu mandato in Italia dall'im-
peratore greco per cacciare i goti, già esi-
steva Recanati, poiché servi d'alloggio ai
soldati di quel prodecapitano. Calcagni
eruditamente, nella scarsità di memorie
di qiie'primi tempi, supplisce con qual-
che tratto storico del Piceno di cui faceva
parte la nuova Recanati. Succeduto a Be-
lisario il valoroso Narsele con lo stesso
fine, proseguì la famosa guerra gotica,
onde re Teia entrò nel Piceno che si te-
neva per l'imperatore, ed espugnò varie
città, indi passò all'assedio di Ricinati, ca-
stello campestre già divenuto assjii forte,
REC
essendo trascorsi quasi laoanDidallasna
edificazione, e molto più perchè con buon
presidio lo difendeva Cumade valoroso
capitano persiano. Dopo molto tempo,
Recanali si rese a patti, ma per poco ri-
mase nelle mani di Teia, giacché JVarsete
seguitando il corso delle sue vittorie, ri-
pigliò tutta la Marca e cacciò da tutta I-
taliaigoti nel 553; laonde la regione pas-
sò nel dominio dell'impero greco, sotto
il quale Recanati andò aumentandosi. Ma
entrato in Italia Alboino re de'iongobar-
di nel568, questi signoreggiarono la Mar-
ca aspramente, finché s. Gregorio I pro-
curò pace all'Italia per quella conchiusa
tra' dominatori ed i greci. In questo tem-
po crede Calcagni, che Recanali passasse
sottoil governo spirituale de' vescovi d' L •
Piana {^.). Frattanto i greci domina-
rono, oltre l'Esarcato, diverse parti dei
Piceno; ma avendo l'imperatore Leone
mossa crudel guerra alle sagre Immagi-
ni^ ed a s. Gregorio 77 (Z^.), dopo aver
questi esaurito tutte le paterne ammo-
nizioni lo scomunicò e sciolse i sudditi ita-
liani dal giuramento verso il 726. Allora
anche il Piceno scosso il giogo imperiale,
si pose sotto la difesa e protezione del Pa-
pa con aumentarne il dominio tempora-
le. Minacciando i longobardi di continuo
Roma, ed usurpando diversi dominii del-
la s. Sede, mossero Papa Stefano II detto
III ad implorare il soccorso di Pipino re
de' franchi, il quale costrinse nel 754 i
longobardi a restituir l'occupato e am-
pliò il principato del Papa. Tuttavia Desi-
derio re de'longobardi ritenendosi diver-
se città, fra le quali Ancona, Osimo e U-
mana, occupò poscia il resto del Piceno; in-
oltre travagliando Papa Adriano!, que-
sto ricorse a Carlo Magno, che venuto in
Italia imprigionò nel773De5Ìderio,estin-
se il regno de'longobardi, e restituì al Pa-
pa il Piceno, ampliando il dominio del-
la romana chiesa con parte del tolto ai
longobardi; così la Marca, i suoi castelli
e citlìi, non che Recanati tornarono al-
l'ubbidienza pontifìcia, alia quale eransi
REC 275
dati per ispontanea dedizione. Siccome
l'Amiani nella Storia di Fano asserì, che
Desiderio erasi impadronito anche di Re-
canati, osserva Leopardi,che questo fatto
dimostra che nel secolo Vili Recanati era
di già luogo forte. Prescindendo da quel-
la guerra e conquista, diceìndubitato che
Recanati esisteva da molti secoli, e che il
suo nome attuale Recanati, come l'antico
e latino Ricinelurn, sono somigliantissimi
a Ricina e a Ricinati. Crede quindi che
Recanali fosse e sia effettivamente il Ca-
stello de'Ricinati; arroge il consenso degli
scrittori, che in bel numero riporta, in
affermare che Recanati venne da Piicina,
convenendo che i ricinati riparassero an-
cora in altri luoghi de'dintorni; soggiun-
ge ancora, che in ogni modo pare che a Re-
canati non si possano contrastare i diritti
primogeniali, rispondendo con sode ra-
gioni a chi sofisticò sulla derivazione ve-
ra dell'etimologia di Recanati. Conside-
rando poi che in Recanati le vestigie di
maggiore antichità si vedono nella con-
trada urbana chiamata Castelnuovo, in-
clina a credere che quella fosse propria-
mente il Castello de'Ricinati, trovandosi
ivi doppi avanzi di mura indicanti molto
maggiore antichità del rimanente della
muraglia. Inoltre sembra che sul dorso
del colle stassero certi luoghetti o castel-
lucci, i quali soltanto in tempi posteriori
si unissero alCastello de'Ricinati, forman-
do tutti assieme il corpo attuale della cit-
tà. Si trovano memorie del castello oggi
contrada di Monte Volpino della fami-
glia Volpini poi Wulpiani o Vuipìanì,del
Castello di s.Vito detto ancora Borgo di
Muzio e poi Borgo Mozzo, e del Castel-
lo di Monte Morello appartenente ad un'
altra famiglia; di tutti esistendone docu*
menti e prove nell'archi vioLeopardi. Con-
chiude Leopardi, che una buona mano
di ricinesi costruisse il Castello de'Rici-
nati dove ora sta Castel Nuovo, e che al-
cuni altri stabilitisi isolatamente sulla ci-
ma del colle in cui forse aveano qualche
\illa o podere, vi andassero fabbricando
276 REC
castelli e borgate, e costituendo le loro
signorie, col prosegui mento del tempo gli
intervalli fra l'uno e l'altro luoghetto si
andarono fabbricando, e a poco a poco
venuto a noia degli abitanti, come altro-
ve, il vivere da tirannetti , i padroni di
qua' luoghi abdicarono la signoria, e si
riunirono cogli altri borghesi in un cor-
po e reggimento municipale. Intanto gli
abitatori del più antico castello, tratti
dalla maggiore amenità o da altre cause,
salirono sulla vetta del coile,lasciando ab-
bandonato e quasi deserto il primitivo
soggiorno, finché poi l'accrescimento del
popolo costrinse a fabbricarlo nuovamen-
te, vicissitudineche gli die nomedi Castel
Nuovo,succedutoairanticoe veroCastel-
lo de'Ricinatij della cui chiesa parlai di
sopra. Innanzi di progredire ne'cenni sto-
rici di Recanati, per unità di argomento,
parlerò dell'introduzione del cristianesi-
mo in Recina, quindi ad evitare ripeti-
zioni unirò le notizie civili alle ecclesia-
stiche, essendo per la storia recanatese
le une particolarmente collegate colleal-
tre, ed ancora per quanto vi ha di rela-
zione perciò che riguarda Macerata e Lo-
reto. Nel voi. XLI, p. 35 e 77, ossia nel-
l'articolo Macerata, come in quello del
Piceno, dichiarai gli apostoli della reli-
gione incominciando da s. Pietro, che vi
predicarono e diffusero il cristianesimo,
attribuendosi a s. Giuliano l'introduzione
del medesimo in Recina ; dissi pure le o-
pinioni diCompagnoni eLeoparcli,se real-
mente s. Claudio fu l'ultimo vescovo di
Recina, ove eresse nuove chiese. Leopar-
di ritenendo incerto, dopo la distruzione
di Recina, in quali diocesi fossero com-
presi il Castello de'Ricinati e il suolo ove
oggi sta Macerata, conviene che alle epo-
che più antiche delle quali si trovano me-
morie, Recanati era nella diocesid'Uma-
na, e Macerata soggetto nello spirituale
e temporale alla chiesa di Fermo; e che
probabilmente le rovine di Recina che so-
no nel territorio maceratese seguirono
sempre la sorte dì quel comuue.In una
REC
bolla d'Innocenzo 11 de' 1 4 '"aggio 1 i3g
si dice che la chiesa di s. Maria in Ca-
stel Nuovo stava nella diocesi d' Uma-
na, e da quell'epoca Recauati indubita-
tamente continuò a restare nella diocesi
di Umana fino all'erezione del vescova-
to recanatese. Ora riprendo il filo della
storia.
Recanati dopo essere passato nella si-
gnoria della chiesa romana, ne seguì le
vicende e i destini, che in tanti luoghi de-
scrissi, nelle biografie de'Papi, a Mahca,
a Piceno e negli articoli delle principali
città di questa bella e illustre contrada.
Gl'imperatori successivamente con di-
plorai ne riconobbero il dominio, massi-
me in occasione di giurare fedeltà e di-
fesa alla chiesa romana. Sul fine del se-
colo X fiorì s. Fermano abbate, che da
molti si crede recanatese e della famìglia
Percivalli, il quale si vuole canonizzato
dalla .s. Sede: il suo corpo fu collocato
in una chiesa a lui dedicata, tra Recanati
e Monte Lupone di cui è protettore. Le
politiche vicende e gl'incendi cui soggiac-
que la Marca dal secolo IX al XII, im-
pediscono di dar conto di Recanali come
procedesse iu que'turbolenti tempi, tran-
ne l'erezione delle chiese di cui parlai di
sopra. Principalmente sotto 1' impera-
tore Federico 1 la Marca fu soggetta a
molte invasioni e guerre, poiché alcune
parti piegarono il collo al suo giogo, al-
tre sostennero le ragioni del Papa, contro
il quale insorsero scismi, che l'imperato-
re protesse. In quest' epoca Recanati era
cresciuta in popolo, in ricchezze e in for-
za d'armi, eguale a qualunque altro luo-
go della Marca; ma fatalmente trovavasi
in gravi e fi-equenti contestazioni col vi-
cino Osiino (Z^.), laonde seguivano usur-
pazioni di territorio, incendi de' luoghi
soggetti e uccisioni, mantenendosi nella
ubbidienza al Papa. Però divenuto Pon-
tefice Innocenzo III nel 1 198, commise
al suo legato della Marca cardinal Gio-
vanni di s. Paolo del titolo di s. Prisca,
di pacificare i due popoli, come poi fece
REC
di lulla la Marca nella gran pace cele-
brala da Compagnoni nel 1103. Pertan-
to il cardinale avendo ben ponderato le
pretensioni delle parti, e uditi i pareri
de' vescovi, podestà e consoli della provin-
cia, nel I 1 99 ordinò a Gentile e per lui
a Recanati, che in avvenire avessero pace
cogli osimani, rilasciassero tutti i prigioni
fatti nella guerra, e tutti gli uomini che
tenevano del Monte s. Maria, del Monte
Zaroedi Monte Fano con tutte le loro ro-
be, così gli uomini del Poggio, restituen-
do altresì i beni di detti castelli e delle
loro chiese, e quanto agli osimani appar-
teneva in Recanati : altrettanto ordinò al
podestà d'Osi mo e agli osi mani, assolven-
do ambo le parti pei danni fattisi reci-
procamente. Avendo la Marca riacqui-
stalo la tranquillità con l'espulsione del
tiranno Marcualdo, giàsiniscalcodell'im-
peratore Enrico VI, per opera del gran
Innocenzo ///(/'.), non andò guari che
patì nuovi guai nel seguire divisa le par-
ti de* pretendenti all'impero, Filippo di
Svevia, e Ottone IV preferito da detto
Papa. Nella famosa concordia stipulata
jielcastellodi Polverigi nel distretto d'O-
simoa'i 7 gennaio i 7o3, chiamata la Pa-
ce delle Marche, si trovano registrate le
città e terre delle due diverse fazioni: Re-
canati seguiva quelledeglianconitani, cui
erano uniti i sinigagliesi ed i pesaresi.
In questa concordia si fa speciale men-
zione d'una parlicolar condizione da os-
servarsi fra Recanati e Monte Fano, gli
uomini del qualechedopo la morte d'En-
rico VI eransi portati ad abitare in Re-
canati ripatriassero ad eccezione di Gisle-
rio. A questo atto per Recanali interven-
nero Piainaldo giudice, e UgizzonediRay-
naido consoli di Recanati, con Filippo
Racanatocomraissario.Alcuni dicono che
dopo questo tempo la giurisdizione di Re-
canati si estese per Sirolo e Massignano,
fino quasi alle porte di Ancona. E ìiidu-
))ilalo che a quest'epoca Recanati era sa-
lita in tanta stima, che nata discordia fra
Rìmini e Pesaro, comparvero io Rioiini,
REC 277
collegala con Osimo, Recanati e Umana,
i sindaci di queste ultime per offrir soc-
corso, rappresentando Recanali Paolo A-
chflli. Reduce di Palestina l'imperatore
Federico li, invase gran parte d'Italia, e
nel 1229 ricevè sptto la sua protezione
e dell'impero Recanati, la quale sottrat-
tasi come al tre per timore dalla ubbidien-
za del Papa, seguì le parti del suo ingra-
to nemico l'imperatore, che le promise
conservarla in libertà , farle restituire
quanto erale slato tolto, senza pagamen-
to di tributo, meno un piccolo annuo ri-
conoscimento di 33 libbre di ra^'ennad
da darsi alla camera imperiale. Inoltre per
la fedeltà e servigi resi dai recanatesi al-
l'impero, Federico lì concesse loro il por-
to ovunque ad essi piacesse costruirlo dal
fiume di Potenza al fiume d'Aspi, come
pure tutta la riva del porto e tutto il lido
del mare compreso fra'due fiumi: il di-
ploma si legge in Calcagni, facendosi men-
zione del diploma spedito a Osimo, per le
ragioni sopra Sirolo e Massignano, a mo-
tivo delle differenze tra' recanatesi e o-
simani. Pacificali Gregorio IXconl'int-
peratore, questi ordinò alle città e for-
tezze ghibelline della Marca di ritornare
soggette alla romana chiesa. Il Papa spedì
nella Marca per rettore Milo vescovo di
rSeauvais, come lo chiama Leopardi, nella
Series rectoruni Anconitanae MarchiaCy
Recaneti 1824, typis Morici. Allora Gre-
gorio IX confermò a Recanati tutlociò
chegliavea accordato Federico ll,equan-
do questi ruppe nuova guerra al Papa,
Recanati restò fedele alla s. Sede, per cui
soffrì non pochi danni dai nemici. Aven-
do Osimocedutoallearmi imperiali,Gre-
gorio IX per punirlo e insieme premiare
e compensare i recanatesi, a'22 maggio
I 240, ad istanza del cardinal Fieschi poi
InnocenzoIV,elevò il caslellodi Recanali
al grado di città, vi eresse la sede vesco-
vile, la tolse e dismembrò dalla giurisdi-
zione ecclesiastica di Umana, e dichiarò
Ciilledrale la chiesa di s. Flaviano. In pari
tempo Gregorio IX soppresse il vescova-
278 RE e
lo d'Osirno, che poi Innocenzo IV die in
compenso pel perduto Recanati allachie'
sa di Uoinua , ed alla sede di Recanati
trasferì il vescovo Raniero o Rinaldo coi
canonici, onde tu questi il i." vescovo di
Recanati: le bolle corrispondenti che ci-
tai di sopra, sono riportate ancora nel
Bull. Rom. t. 3, p. 292. Gradirono son»-
mamente i recanatesi questo beneficio e
grande onore, offrendo spontaneamente
alla cattedrale 5ooolibbre comuni o scu-
di di rendile, e promisero fabbricare l'a-
bitazione pel vescovo e pel canonici. Da
ciò si può facilmente argomentare quan-
to fosse ricco ilcomune di Recanali^ eia
pietà de'suoi cittadini nel concorrere alla
fondazione e stabilimento del loro vesco-
vo con tanta generòsità,come riporta Cal-
cagni : ma Leopardi avverte che le det-
te libbre di moneta di rame o lire non
ascendono nel valore a scudi, poiché o-
gni lira equivaleva a due paoli d'argen-
to; di pih che tal somma fu in capitale,
non in rendita, nulladimeno fu somma
rispettabile perchè allora un rubbio di
grano appena costava una lira. Di questa
erezione di Recanati in vescovato, trat-
tano pure Compagnoni a p. 104, e Gi-
rolamo Baldassini , Memorie di Jesi p.
4B, il quale dice che la dedizione d'Osi'
mo all'imperatore era seguita 1 2 annipri-
nia, onde Gregorio IX non la obbliò e
poi punì, chiamandoRecanatiTerra prin-
cipale della Marca prima che fosse città.
Poco visse Raniero, imperocché quando
nel 1244 Innocenzo IV provvide la sede
del vescovo Pietro di Giorgio canonico
vaticano, si dice che la chiesa recanatese
era rimasta vedova lungamenle,nella bol-
la Dehitum officiiy presso Ughelli: anche
(esso la governò per poco. Innocenzo IV
perchè sempre avesse vigore il privile-
gio di Federico II, lo ratificò. Infestan-
do quest'imperatore più the mai lo sta-
to della Chiesa, narra Compagnoni che
X\e\ 1 247 seguì un gran fatto d' arme
nella Marca contro gl'imperiali, figu-
rando tra i guelfi seguaci del Papa Re-
REC
canali. Nel 1249 era vescovo Matteo,
che esentò dalla giurisdizione episcopa-
le le monache benedettine di s. Maria
Maddalena, cui donò la chiesa omoni-
ma col cimiterio e i beni: questo mo-
nastero jstava presso Porta Marina, e re-
stò poi soppresso. Nel 1253 Innocenzo IV
commise al vescovo di Recanati la con-
sagrazione di quello di Fermo, ma s'i-
gnora chi fosse, imperocché leggo in Ca-
talani, Deecclesia Firniniia, che Girardo
governò quella chiesa dali25oal 1272.
Giàeravescovodi Recanati nel i256Buo-
nagiunta agostiniano, il quale di consen-
so del capitolo esentò dalla giurisdizione
vescovile le monache francescane di s.
Nicolò osservanti la regola dis. Benedet-
to, fuori della Porla Marina, non più esi-
stenti. Nel 1257 Recanali era sotto il giu-
dice generale della Marca, secondo Com-
pagnoni : nel 1 258 Osimo riacquistò il suo
vescovo, col titolo d'amministratore. Nel
1 263 avendo Recanati aderito a Manfre-
di naturale di Federico II, e re di Sicilia,
e abbandonate le parti della Chiesa, Ur-
bano IV con bolla del 27 luglio le tolse
il titolo di città, la privò della sede ve-
scovile, e la sottopose di nuovo ad Uma-
na, allora governata dal domenicano Ar-
nolfo, che poi introdusse i suoi fiati in
Recanati: il vescovo Buonagiunta fu tra-
sferito a Jesi. Nel maggio i 265 Recanati
e altre 34 città e terre della Marca, se-
guendo tuttora le parti di Manfredi per-
secutore della Chiesa e della fede, furono
citate dal cardinal Briè legato e poi Mar-
tino IVacomparireinFabriano ove risie-
deva, altrimenti sarebbero dichiarate ri-
belli: pare che Recanali ubbidisse, perchè
Clemente IV in un'epistola del 20 giugno
si chiamava conlento di Recauali, e si
trattava una tregua recanatese. Compa-
gnoni riferisce clic nel 1266 vi risiedeva
il cardinal Paltinieri legato della Marca,
ed essendo morto Manfredi» re Carlo 1
fece ritornare nellaMarca i fuorusciti guel-
fi. Nel 1277 un vescovo di Recauati do-
menicano fu legalo apostolico, probabil-
REC
mente il dottissimo Arnolfo, che veniva
conosciuto sotto tal nome, essendo Reca -
nati più importante d'Umana. Nel 12^0
gli successe Bernardo, e nel 1289 Gerar-
dino consagrato da Nicolò i V. Questo Pa-
pa marchegiano nello stesso anno a' 12
dicembre colla bolla Quonìani huinana
conditio, presso Uglielli, restituì a Reca-
nati il titolo di città e la sede vescovile^
nominando vescovo fr. Salvo domenica'
no. Contemporaneamente con altra bol-
la il Papa ordinò al comune di Recanati
che pagasse 6000 fiorini d'oro alla chie-
sa d'Umana, in compenso di alcuni ter-
ritorii della sua diocesi attribuiti alla re-
canatese, e di certi beni ceduti dalla men-
sa vescovife d'U»naiia a questa di Reca-
nati, fìuo dalla prima erezione di sua cat-
tedra: non si conoscono né i territorii,
né i beni. JNel 1290 anche in Recanati
si pubblicarono i bandi dello studio di
Macerata a invitarvi studenti, ^alvo di-
venne vicario di Roma nel 1291, e sot-
to di lui accadde la traslazione prodigio-
sa della s. Casa di Nazaret nell'agro re-
canatese: le voci di giubilo de'recanalesi
risuonarono per tutta Italia, e Recanali
perciò divenne celebratissima per tutto
il mondo, avendola Dio e la B. Vergine
fatta degna di sì glorioso e incompara-
bile tesoro, onde corsero e continuano le
nazioni a venerarne il meraviglioso san-
tuario, di cui trattai con religiosa divo-
zione, e due volte fortunatamente potei
venerarlo. Quanto fecero i recanatesi ed
i loro vescovi pel santuario, diffusamen-
te lo narrai a Loreto. Nel i3oo il capì-
tolo elesse per vescovo e Bonifacio VJII
confermò Federico forse Sanguigni re-
canatese e canonico della cattedrale.
Duravano ancora le discordie de're-
canatesi cogli osimani, quando superate
alcune difficoltà per mezzo di trattati si
composero, e se ne fece compromesso nel -
le mani del cardinal Napoleone Orsini le-
gato della Marca, nel 1299 ^''^^ Com-
pagnoni. Le condizioni dell'accordo fu-
rono. Che dimenticale le reciproche in-
REC 279
giurie, convivessero da buoni vicini. Che
i recanatesi non ricevessero per cittadini
que'd'Osimo e di Monte Fano, e così gli
osimani pei recanatesi. Che si rimettes-
sero i fuoruscili. Esenzione reciproca di
dazi. Che gli osimani non edificassero
ed impedissero ad altri di fabbricare in
Monte Fano verso il castello di Monta-
gli,altrettanto in questo i recanatesi. Che
de'beni posseduti ne'due territorii si pa-
gassero le gabelle. Rinunzia delle ragioni
di Recanati su Monte Fano, di Osimo su
Montagli. Si stabilirono i confini. Così ri-
masero lungamente in pace i due popo-
li. Nel cominciare del secolo XIII, perle
dilferenze che i recanatesi a vea no s()esso
cogli anconitani, a cagione de' confini, e
perchè una città dava ricetto ai banditi
dell'altra, fu fabbricata la torre d'Aspi
vicino al mare, quasi per difesa di Reca-
nati dalla parte marittima. Frattanto per
disgrazia d'Italia, Clemente V nel i3o5
stabilì la residenza papale in Francia e
poi si fermò in Avignone [P^.). Dalle pe-
stifere fazioni de' G«f//?e Òhi b e Ili ni [f^.),
introdotte o aumentate nella Marca da
Federico II, non essendone andata esen-
te Recanali, furono cagione di deplora-
bili odii cittadini e guerre intestine con
suo gravissimo danno, ed in questo tem-
po arsero tanto come altrove dopo la ca-
lala in Italia di Enrico VII imperato-
re; sicché la città si trovò divisa in parte
guelfa e ghibellina, la i.* seguace del Pa-
paj la 2.* dell'imperatore: combatterono
lungamente e con accanimento fra di lo-
ro, con iscambievoli perdite e vantaggi;
finalmente prevalse la fazione ghibellina
the cacciò dalla patria tutte le famiglie
guelfe, e perché il vescovo Federico coi
suoi era di tal parte, nel i3i2 e sull'in-
cominciare del i3i 3 infuriarono gli av-
versari contro di lui e altri, al modo nar-
rato a Loreto o voi. XXXIX, p. 232, in
uno a tulle le fatalissime e orribili conse-
guenze cui soggiacque la città. Dappoi-
ché costrinsero Giovanni XXII da Avi-
gnone (f^.) a scomunicare i ribelli nel
!i8o RE e
I 320, a fulminare l'interdetto a Recana-
ti, a privarla della sede vescovile, che col
vescovo e il capitolo trasferì a Macerata
{P^.}, clie eresse in vescovato e le sotto-
pose nello spirituale Recanali; finalmen-
te a bendile in Europa la crociata con-
tro i ribelli recanatesi, che si trovarono
obbligati a sottomettersi : tremendo ne
fu il castigo, la città arsa dal rettore A-
nielio, per vendicare il trucidato nipote
e cugino Ponzio maresciallo della Marca
nel i3 ig. Ciòavvenne a'3 maggio 1822,
dopo aver esso ricevuto il fortesull'Aspio
e ilCastello di Monte Fiore, avendo dovu-
to i recanatesi demolire alcune portedella
città, perchè nell'entrarvi il rettore non
dovesse inchinarsi il vessillo di s. Chiesa.
II tirannico governo de'ghibellini, contu-
maci della s. Sede, era durato 7 anni, ed a-
veano costretto a fuggire i principali guel-
fi in numero di 5oo, molte famiglie sta-
bilendosi in Loreto. Capoparte ghibellini
furono due Percivalli^ unCruciani,ZeroIo
tli Corrado ed i suoi fratelli : molti fu-
rono pure rei di eresie e di idolatria, al
modo che distintamente narra Calcagni,
nel lagrimevole quadro che fa delle loro
orribili scelleiaggini. Tutti gli scrittori,
oltre i recanatesi, molto deplorano gli av-
venimenti, fra' quali Colucci, Treja p.
\ 1 9; Compagnoni, Reggia Picena p. 171,
180, 182, 188; Rinaldi negli annali, an.
j 820, n. 18, ig, an. 1822, n. 3, 4 J Re*
posati. Della zecca di Gubbio t. i,p.g6.
Ili Macerata nel i 828 successe il vesco-
vo Pietro, del quale e successori a quel-
l'articolo parlai. Cacciati i ghibellini da
Recanali, questa di buona fede essendo
ritornata alla pontificia ubbidienza, nel
j 824 Giovanni XXI I scrisse al comune
e ne encomiò la fedeltà. Tuttavia i tempi
erano ancora torbidi e il furore delleparti
bolliva, per cui nel 1826 furono impic-
cati Massolo e Ciscolo di Atto, ed altri
furono condannati in contumacia pera-
derenza cogli osimani ancora ribelli: i giu-
stiziati aveano suonata la campana a stor-
mo, forzate le prigioni, e assalito il pa-
REC
lazzo del podestà, aveano messo la città
a rumore e tentato darla ai nemici di s.
Chiesa. Partito il rettore Amelio, tanto
infausto ai recanatesi, ne assunse le veci
Falcone da Pavia, e il Papa mandò Fran-
cesco vescovo di Firenze per comporre
le cose della Marca. Con questi Recanati
vennea qualche composizione definitiva,
l'estata sospesa nel 1 822, e ne fu media-
tore il vescovo Federico ch'era passato
a Sinigaglìa, ch'ebbe libertà di dettarne
i patti, onde il i.° dicembre 1828, coi
priori e consiglio di Recanati si fece l'at-
to pubblico e solenne nella strada pub-
blica. S'inalberò il vessillo di s. Chiesa, e
il sindaco del comune confessandone le
colpe domandò assoluzione e perdono, e
la restituzione degli antichi diritti e pri-
vilegi. I commissari del Papa senlenzia-
ronoche il comune pagherebbe 3ooo fio-
rini d'oro, in termine di 20 mesi, dando
ostaggi; riavrebbe i suoi privilegi e dirit-
ti, meno i forti dull'Aspio e Monle Fiore
da restare in potere della Chiesa; procu-
rerebbe il ritorno degli esuli, e promet-
terebbe d'essere obbediente e fedele, fa-
cendone sicurtà r 2nobili per 20,000 mar-
che d'argento. Il sindaco accettò tali patti
e genuflesso ricevè l'assoluzione, venen-
do imposta al comune una penitenza spi-
rituale. Indi il sindaco fece venire i fuo-
rusciti principali, i quali abiurate le ere-
sie professate, e domandato assoluzione e
perdono, proporziona tamen te s'imposero
loro pene canoniche, cioè orazioni, digiu-
ni e visita de's. Liinini, e di abitare per
tempo determinato nel borgo di Castel-
nuovo: tutti furono assolti e promisero
fedeltà sotto pena di 20,000 marche d'ar-
gento, facendosene mallevadori i detti 12
nobili. A questi dolci pattisi perdonaro-
no tante colpe enormissiine, del pubblico
e de'privati. In dettò anno 1828 avendo
Lodovico il Bavaro creato antipapa Nico-
lo f^^F'.), questo fece psqiido vescovo di
Recanali Andrea recant^tese agostiniano,
ma sembra che i concittadini l'abbiano
disprezzato. Nel 1 338 Lippo, uno dc'pcr-
REC
donali, alzò rumore e aibato il gonfalone
(lei colmine lento di sovvertire la città ; il
podestà lo fece decapitare: neli342len-
l. irono idUettanto Baldassare e l^agnot'
ta seguaci di Crociani, però uno fo im-
piccalo, l'altro tenaglialo. I\el iZ^S Ajo-
letto Crociani, altro perdonato, fatta le-
ga col famoso Gozzoliuo tiranno d'Osi-
ino, sollevò i ghibellini, uccise molli e
bruciò diverse case: riavutisi iguelfi po-
silo in ftigu i nemici, uno de' quali fu
decapitato nel palazzo priorale, ed i beni
di Crociani e di Matteo Spedaiiieri con-
li^cati. Intanto il comune avea pagato le
multe, si era mantenuto in fedeltà, fa-
vorite potentemente le parti della Chie-
sa, onde Benedetto Xil scrivendo al co-
mune, chiamò i recanatesi figli di bene-
dizione e di grazia. Dopo questo tempo
fu lauto grande la divozione ile' recana-
tesi verso il santuario di Loreto, che es-
sendosi pubblicata. la relazione della uie-
lavigliosa venuta, coippilata d'ordine di
Pietro vescovo di Macerata, il magistrato
ordinò che nelle scuolese ne facesse lettu-
ra in vece delle storie profane, per accre-
s.ere ne'fanciulli la divozione verso la B.
A eigine, parziale protettrice della città.
Di più, le madri e le nutrici tiel pren-
dere i bambini dalla culla, gli avvezza-
vano a chinare il capo verso il santuario,
come nota Calcagni. Nel 1348 i ghibel-
lini insorsero contro i guelfi, ne ammaz*
zarono molti, bruciarono diverse case e
fc' impadronirono della città, che perciò
incontrò la disgrazia del rettore. Questi
poi avendo conosciuto l'innocenza del
pubblico, cacciati gli autori del tumulto,
nel i349 3^^o's^ 1^ città, continuando i
recanatesi a mostrarsi ubbidienti alla s.
Chiesa. IVelle scorrerie di Fr. Morreale
e suoi depredatori venturieri, fu preso
daloroMonteFioiee vi commisero leso-
lite iniquità. In seguito restituiti i forti
dell'Aspio e di Monte Fiore, i recanatesi
erano scontenti per la privazione della se-
de vescovile, e dopo molte istanze pro-
posero, che almeno resta odo la sede di
REC 38f
Macerata, si lipristinasse quella di Reca-
nali, e in ambedue fosse un sol vescovo.
Ad evitare guerra tra'recanatesi e mace-
ratesi, si fecefjrmale processo sullo stalo
delle cose e si convenne di esaudire Re-
canati. Finalmente a'ia aprile i35't il
gran cardinal Albornozlegatodella Mar-
ca (che nel i355 in Recanati avea col-
locala la sua cavalleria per far guerra ai
Malatesta), dopo aver ricuperalo Reca-
nati ch'era dominata dai collegati nemici
della Chiesa, per speciale autorità d'In-
nocenzo 1 V^ ristabilì la sede recanatese con
precedenza , e la uni perpetuamente a
quella di Macerata: le condizioni e altro,
le riportai a quell'articolo, decorose per
Recanati, insieme alla serie de'vescovi di
Recanali e Macerala, i° de' quali fu il
domenicano JNicolò sepolto in Recanati.
Godeva la città il privilegio d'essere esen-
te nelle cause civili e criminali di prima
istanza, di andare alla curia generale, ed
il cardinale Albornoz lo confermò. Il ret-
tore Oleggio dichiarò non esser tenuta
Recanati a mandare il sindaco a detta
curia; ed il cardinal Grimoardi legato del
fratello Urbano Yconfermò il privilegio,
che tulle le prime cause criminali e civi-
li si giudicassero privalive quoad alioa;
più tardi ciò confermarono Calisto III
e Pio II. Altrettanto aveva fatto Urba-
no V, che vi aggiunse, di non potere es-
sere i recanatesi per l'esame chiamati dal-
la curia generale, e concesse loro la me-
tà Fecligaliuni in Castro Porlus. Il suc-
cessore del vescovo Nicolò, il veronese O-
liviero fu causa di gravi disordini per Re-
canati. In que'lempi le lettere del comu-
ne non si sottoscrivevano dai magistrati,
ma si autenticavano col sigillo della cit-
tà.Questo rubalo o falsificato, alcuni male
intenzionali in nome del pubblico scris-
sero al Papa ed ai cardinali, pregandoli
concedere al vescovo il principato tem-
porale di Recanali: la notizia di questa
frode mise in furore i recanatesi nel i Syt»
e si giustificarono con Gregorio XI, e sic-
come so.spettarono che il vescovo fosse in -
282 R E C
teso dell'accaduto, piantarono il pennone
D vessillo del comune alici porta dell'epi-
scopio, percui Oliviero impaurito ne fug-
gì.Al diiedi Baldassini, nel 1876 Recanali
era slimata ghibellina, forse perchè questi
f.jziosi vi aveano di tanto in tanto ripreso
preponderanza, chesarà terminala nel se-
guente anno, in che Gregorio XI restituì
la residenza papale a Roma. Gregorio XI,
come il predecessore Urbano V, che avea
imposto al rettore della Marca di confe-
rire ne'negozi più gravi coi recanatesi, li
tenne in gran conto e confermò loro il me-
l'o e misto impero citni potestale gladii,
già loro accordalo da Onorio IV e Nicolò
J V; laonde non sembra vero l'asserto da
Xìaldassini, che anzi Gregorio XI conces-
se pure la facoltà di eleggere il giudice
delle appellazioni. Dipoi fece punire al-
cuni insorti e donò al comune i beni con-
fiscati, oltre alle regalie e gabelle del Por-
to, in ristoramento de'danni sofferti, lo-
dandolo altamente per la fedeltà ed aiuti
dati per combattere i nemici della Chie-
sa. Morendo Gregorio XI nel 1 878, col-
l'elezione di Urbano VI insorse l'antipa-
pa Clemente VII, il quale die principio
ili lunghissimo e lagrimevole scisma; ma
Recanati restò sempre fedele a Urbano
VI e successori, né volle ubbidire ai ve-
scovi intrusi residenti in Macerata. Per-
iciò il cardinal Contempi legato della Mar-
ca fece la sua residenza in Recanati, ed
pnche come città di posto la più predo-
minante della Marca, e lo scrive Compa-
gnoni. Nel i383 Urbano VI fece vescovo
Angelo Cini, poi cardinale di Gregorio
^MjOndefudiìUo \\cardinaldiRecanati\
prendendo il nome dalla chiesa principa-
le: nel principio governò solamente Re-
panati e solo nel i 385 passò a Macerata
ili notte con buona comitiva d'armati;
i maceratesi gridarono ^iVa la Chiesa,
e cacciato il presidio de'Varani seguaci
dell'antipapa che li opprimeva, tornaro-
no all'ubbidienza d'Urbano V^I. Il succes-
sore Bonifazio IX btimò mollo Recanali
e per maggiormente onorarla le conces-
REC
se facoltà di battere moneta, per cui la
città non solo battè ogni sorta di mone-
te, ma nel i^5o formò i capitoli per la
zecca, e si determinò di fare imprimere
nelle monete T immagine della B, Ver-
gine, e dall'altra parte il Leone insegna
della città. Se ne batterono di rame, d'ar-
gento e d' oro. Nel 1303 essendola Mar-
ca in arme per le guerre, Recanati come
città franca dalle signorie e vicariati di
que'tem|)i,si collegò con Macerata e O-
simo, anch'esse libere, indi seguì una tre-
gua generale e. poi la pace. Nel medesi-
mo anno fu imprigionalo Andrea Toma-
celli marchese della Marca e fratello di
Bonifacio IX , onde Andrea deputò vi-
cereltori della medesima il vescovo An-
gelo, ed i comuni di Recanati, Macerata
e Osimo. Nel i4o8a'i2 gennaio l'am-
basciatore di Recanati assistè alla pace
conchiusa in Roma con re Ladislao, e al»
tre città e luoghi della Marca. Frattanto
all'antipapa Clemente VII era succedu»
lo il falso Benedetto XIII, che ostinando-
si nello scisma si venne allacelebrazione
del concilio di Pisa [F.) nel i4o9- I"
questo furono deposti l'antipapa e il Pon-
tefice Gregorio XII, ed in veceelello A-
lessandro V; ma siccome tutti e tre furo-
no ubbiditi e riconosciuti da stati e prin-
cipi, così in luogo di rimuovere il disor-
dine, produsse confusione maggiore, noti
sapendo i fedeli a chi ubbidire legittima-
mente. Morto poco dopo Alessandro V,
gli fu dato in successore Giovanni XXlll,
restando così due Papi e un antipapa:
siccome la città godeva credito ed era po-
tente, i due Papi procuraronoguadagiiar-
la. Recanati avendo sempre ubbidito ai
veri Papi, così fece a Gregorio XII; ma
agli II agosto i4i2 costretta probabil-
mente dallearmi dovette riconoscereGio-
\anni XXIII, ed il suo rettore della Mar-
ca Antonio assolse il comune per aver a-
deritoa Gregorio XII e gli confermò tutti
i privilegi. Recanati poco restò sotto Gio-
vanni XXIII, poiché mossosi Carlo Ma-
Intesta signore di Riinini, afTettnosissiuio
REC
di Gregorio XII, per ricondurla alla sua
soggezione colle armi, e presi già due for-
ti nel lerritorio, i recanatesi per timore e
per inclinazione cordiale a quel disgrazia-
to e ottimo Papa, spedirono alMalatesta
ambasciatori, e fallo un accordo onesto
ritornò alla primiera ubbidienza a' i^feb-
braio i4i3.Il comune propose che il ve-
scovoNicoIò Saraceni verrebbe conserva-
to nella sede a condizione che ricono-
scesse Gregorio XII. Nicolò non volendo
soltomellersi per essere intervenuto al
concilio di Pisa , partì da Recanali, la-
sciando però la di lui memoria in benedi-
zione; ma Gregorio XII gli fece confisca-
re quanto avea lasciato e lo chiamò fi-
glio d'iniquità. Il Papa gli sostituì Ma-
rino già uditore di rota e vescovo di Te-
lamo, che facilmente per un riguardo ai
recanatesi amanti di Nicolò, solodichia-
lò amministratore. Appena i recanatesi
conchiusero la sommissione col Malate-
sta, Paolo Orsini entrato nella Marca a
sostenere Giovanni XXIII, diede loro u-
na rotta, ammazzandone 107 e facendo-
ne 110 prigionieii.
A Gregorio Xll narrai le memorabi-
li sue vicende e lebenemerenzecolia Chie-
sa universale, imperocché per l'estinzio-
ne del pertinacissimo scisma , non solo
jicr terminarlo approvò ilconciliodi Co-
stanza (^ .), ma io esso eroicamente ri-
nunziò al pontificato a'4 luglio 1 4 ' ^5 • '"
prendendo il nome d' Angelo Correr o
Conaro; laonde il concilio in premio di
tanta virtuosa generosità, lo dichiaròi."
cardinale, vicario e legato perpetuo del-
la Marca, vescovo suburbicario , e ani-
miuislratore perpetuo delle sedi di Re-
canali e Macerata. Che partito dall' o-
spitalissima Rirnini [P.),(isib\a sua di-
mora in Recanali, per la propensioneche
avea alla città; che ivi morì nell'ollobre
1 4« 7 (di affanno o afflizione, dice Calca-
gni), e fu sepullo in s. Flaviano,che co-
me lui era stato patriarca di Costantino-
poli. Racconta Compagnoni che.in detto
anno Rccanali trattò con Macerala per
REC 283
la pace generale della Marca, colla con-
dizione, che Malatesla restituisse i due
castelli del comune, s. Pietro e Loreto,
nella quale i recanatesi furono lodati co-
me intenti al pubblico bene della pro-
vincia e zelantissimi dello stato comune
pacifico. Il concilio di Costanza dopo la
rinunzia di Gregorio XII, avendo proce-
duto alla deposizione dt Giovanni XXIIl
e di Benedetto XIII, nel 1417 venne all'e-
lezione di Martino V, il quale a'22 no-
vembre con bolla che si conserva nel pre-
gievolissimo archivio di Recanati, parte-
cipò al comune la seguila elezione e tut-
te le sue circostanze , monumento assai
interessante, vedendosi in essa che la e-
lezione del Papa dovea separatamente
fìirsi prima da'cardinali, e poi confermar-
si dagli elettori deputati per questa sola
volta dal concilio. Recanati avendo po-
stulato al concilio per suo vescovo l'am-
ministratore Marino, prima che si sapes-
se essersi date le duechiese in commea-
da al cardinal Corraro, Martino V per
quanto dissi a Macerata, traslalò Mari-
no da Teramo alle due chiese di Reca-
nati e Macerala, che già avea destinato
tesoriere della Marca, ed in pari tempo
lo fece pro-legato della medesima. Al-
la città concesse la fiera, ed accordò in-
dulgenze a chi visitava il santuario Lau-
retano : per questa fiera Leone X conces-
se franchigie, dal i.°di settembre a' 3i
ottobre, come aveano fallo altri prede-
cessori, e pralicarono eziandio di versi suc-
cessori. Nel 142 i Recanati si concordò pei
confini con Castel Fidardo, indi come ad
altre città marchegiane, le fu vietato di
assoldar genti nel regno di Napoli. Nel
1422 insorsero scrii dissapori fra il co-
mune e il vescovo che non si voleva in
città, e si spedirono al Papa oratori per-
chè lo rimovesse; nondimeno nel 14^3
Marino vi si porlo e venne concordata
ogni vertenza. Ma nel 14^4 *' rinnovaro-
no le questioni per la porzione canonica
de'legati pii voluta dal vescovo, poi ve-
nendo lutto conciliato e restandogli i|
284 REC
comune affeziona tissimo. Verso questo
tempo i recanatesi in ossequio al santua-
rio di Loreto, lastricarono di mattoni
tutto quel tratto di strada che corre dal-
la città al santuai io; vi fabbricarono an-
cora diverse cappeilette per eccitar divo-
zionee per ricoverodc'pellegrini. A questo
esempio le altre città marchiane accomo-
darono le strade e gittarouo buoni ponti
sopra i fiumi, a comodo de'peilegriuaggi
alla s. Casa. Nel 1424 si diedero i primi
passi per mettere sotto la giurisdizione
iinmediata del Papa la chiesa di s. Ma-
ria di Loreto, che dipendeva direttamen-
te dal vescovo di Reoana ti. Il vescovo Gui-
dalotti (di cui parlai ne' voi. VII, p. 78;
XXXIl, p. 6; Lll, p. iSa) vice-camer-
J«ngo, nel collegio della Sapienza nuova
die fondò in Perugia sua patria, ordinò
che vi si mantenessero gratis in perpe-
tuo due giovani recanatesi, a scelta del
consiglio e da cambiarsi ogni 7 anni; il
consiglio nominò neh44r» ^^^^^ "'*" P'^
esercitò il diritto. A Macerata nella se-
rie de' vescovi, qui non riportando se non
quanto riguarda Recanati , notai le po-
stulazioni pel successore, e che Martino V
non volendo esaudire il comune né dis-
gustarlo nominò un amministratore, con-
servando in certo modo le due chiese per
se stesso. Indi successe il celebre f^ilelle-
scili }^oì cardinale, che Recanati feceono-
lare a Nocera dai suoi ambasciatori e rice-
vè con applauso e distinzioni straordina-
iie;quale governatore della Marca perla
ribellione de' pesaresi e la rottura di pace
dei Malatosta, tenne un parlamento pro-
vinciale nella città. Sotto di lui nella torre
e4ano strettamente carcerati, ileo. Fran-
cesco Ferretti d'Ancona, e Pier Gentile
Varani che fu decapitato per aver falsi-
ficato le monete d'Eugenio IV: si era in-
terposto il comune per ambedue e solo
ottenne meno terribile pi igione pel pri-
mo. Il conciliabolo di Basilea (/^.) mosse
a danno di Eugenio IV il valoroso Fran-
cesco Sforza, onde i popoli della Marca
the grandemente desideravano la mula-
REC
zione di governo, mal soffrendo il fiero
Vilelleschi, si ribellarono, e caddero in
potere di Sforza Recanati e gli altri pria- 5
cipali luoghi, come leggo in Baldassini,
fuggendoli Vilelleschi nel i433, dopo es-
sere passato in Macerata con buon ner
bo di recanatesi. Leopardi narra che per
la disparità di forze evase il vescovo col
clero, essendosi la città ricusata darlo nel-
le mani dell'invasore ; partì dopo essere:
stato nascosto nell'episcopio e dicendo di
andare a s. Maria di Loreto. Vitelleschi
col suo equipaggios'imbarcòjOnde il vin-
citore agli I I gennaio 1 434 ne sequestrò L
beni, e dipoi capitolò coi recanatesi che
cedeiouo alla sua potenza, salvi i diritti
e le libertà del comune. Avendo rinun-
ziato la sede Vitelleschi, nel 1 435 succes-
se Toraassini con piacere della città, a*
vendolo conosciuto allorché fu governa-
tore della Marca : gli spedì oratori e pre-
stò buona somma di denaro : nella sua"
totaleassenza,governòqual vicario o am-
ministratore Giustiniani vescovo di Pe-
dena, anch'egli non residente in sua chie-
sa ; amorevole con Recanati donò alla
cattedrale o al santuario di Loreto 5 ca-
lici e altre argenterie. Eugenio IV nel
1 434 riconobbe per marchese della Mar-
ca Io Sforza, che ordinò il pagamento dei
censijadlttie taglie a Recanati, ed a molti
altri luoghi neh 435, indi impose al co-
mune una tassa straordinaria di 45o du-
cati nel 1437. Sforza celebrando in Fer-
mo le nozze d'Isolea sua figlia col duca
d'Atri, invitò il comune di Recanati ad
assistervi, al dire di Compagnoni, men-
tre Calcagni asserisce che non si effettua-
rono, bensì a quelle fatte da lui con la
figlia del duca di Milano. Nel i44o Aste fu
vescovo ben accetto ai recanatesi, al qua-
le nel suor." pontificale di Pasqua 1 44'
i priori offrirono un cereo, il comune
2 vitelli eio some di vino, e ogni consi-
gliere 4 bolognini d'argento; terminò le
questioni della mitra e pastorale d'argen-
to del cardinal Bontcmpi , dal cardinal
Cini ritenuto per un suo credito e donati
REC
alla cattedrale, cou dare a Macerata che
li pretendeva una mitra coslata i 3o du-
cati. Frattanto Sforza si era fatto quasi
sovrano della Marca, ed Eugenio IV a-
vea dovuto soffrirlo fremendo per la con-
dizione de' tempi, finché fortificalo con
1' aiuto d' Alfonso V re d'Aragona e di
Kapoli, e di Nicolò Piccinini famoso con-
dottiero di armati , lo scomunicò e fece
procedere al ricupero della provincia col-
le armi. In que' frangenti Recanati restau-
rò le fortificazioni, fabbricò nuove mura,
e si pose in difesa per evitar un colpo di
mano e per essere rispettata dai bellige-
ranti : in quella occasione si demolirono
i monasteri di s. Nicolò summentovalo,
e quello grandedis. Elia delle francesca-
ne, osservanti come il precedente la re-
gola di s.lienedetto, secondo le istituzio-
ni di s. Damiano e perciò detteDamiane,
onde le monache con quelle di s. Nicolò
ebbero il monastero di s. Benedetto ove
dimorano; si atterrarono ancora tutte le
chiese e edifizi esterni che stavano da s.
Francesco a Porta Mai ina, mediante con-
senso del vescovo, anche per le lasse su-
gli ecclesiastici al pari de'laici, e per l'e-
rogazione de' generici legati pii alla for-
tificazione della città. Nel i443 avendo
quasi tutta la Marca ceduto spaventata
al possente esercito aragonese, a'24 ago-
sto il re e il commissario pontifìcio ve-
scovo di Spoleto, dal campo sotto Monte
Milone invitarono Recanati all'ubbidien-
za, che non curando le sollecitazioni Sfor-
zesche (se deve credersi a Compagnoni,
pel marchese in Recanali vi si era forti-
ficato Antonio Trivulzio), a' 27 gli ora-
lori la prestarono con patti onesti, ma si
dovettero fare regali in denaro, pane, vi-
no, cera e confetture : immediatamente
il vescovo e alcuni cittadini quali oratori
si portarono da Eugenio 1\ perla con-
ferma de'patti e altri privilegi: Compa-
gnoni riporta il diploma del cardinal ca-
merlengo. Avendo ai i3 novembre lo
Sforza dato buona rotta al Piccinino, Re-
canati lo ricevette e confortò, offrì aiuti
REC 28 j
e 600 ducali ; indisi altesea fortificar me-
glio la città, si chiusero i tribunali e le bot-
teghe, ordinandosi anche a'medici e no-
tari di (ipplicarsi ai lavori. Si domandaro-
no alcardinal Capranica legalodella Mar-
ca 400 cava Ili a difesa della piazza, e da!
Papa s'invocarono provvedimenti perla
pace e sicurezza della provincia. Prospe-
rando nel 1 444 '^ ^^^^ 'J' Sforza, che ai
I 8 agosto presso Montolmo disfece Fran-
cesco figlio di Piccinino, il legalo che si
era portato già in Recanati o vi si rifugiò
alloia , domandò al consiglio se poteva
slarvi sicuro e quanti armati si deside-
ravano in aiuto. U consiglio rispose che
poteva esservi sicuro quanto in Roma, ba-
stare pochi fanti e cavalli, ed essere tutti
i cittadini disposti alla morte e allo ster-
minio della città pel buon servizio della
s. Sede. A'q ottobre Alessandro fratello
di Sfoi-za e poi sinnore di Pesaro (^'.),
prese per forza il Porto di Recanali, e vi
fece alquanti prigionieri, indi a' io il Pa-
pa si pacificò e accordò a Sfoi"za le terre
occupate, onde gli restò la Marca tranne
Recanati, Osimo, Ancona e Fabriano,
sebbene queste due ultime in qualche
modo ne riconobbero la signoria: il ve-
scovo fu fallo commissario per l'esecnzio-
ne della pace, col veneto Anastasio Grilli
poi governatore delle poche terre restale
alla Chiesa , onde s' intitolò giibernnlor
Recanati tt Auocimi prò SSino. D. No-
stro. Lo Sfoi za voleva ritenere il Poito,
ma pel giudizio degli arbitri venne resti-
tuito al comune: recandosi lo Sforza colla
moglie a visitare la s. Casa, il comune li
trattò splendidamente. La concordia fra
Eugenio IV e lo Sfoiza fu di breve du-
rata, e ben presto le milizie pontifìcie fu-
rono di nuovo in campo, ed essendo par-
tilo il Grilli, le cose della Chiesa nella
Marca restarono raccomandate al comu-
ne di Recanati, al vescovo eda Benedetto
Piccioni dis. Germano, come commissari
pontificii, dice Compagnoni. A '4 ottobre
1445 s' liunì intorno la città l'esercito
ecclesiastico, ed essa gli prestò glandi a-
286 R E C
iuli di vivei-i ogni giorno, e 33oo ducali,
ina si tenne sempre in buona guardia e
non volle ricevere armali. Macerala tor-
nò all'ubbidienza del Fapa, e nell'episco-
pio recanatese se ne stipulò l'atto il i."
novembre; Compagnoni riporta il testo
della capitolazione, in cui Recanati èchia-
mala Magnifica città. A'3 capitolò Mon-
t'Olmo, con sicurtà di Fermo ritornato
alla Chiesa , cui poi nel i44^ Recanali
pi estòi DOG ducali per fare con altra som-
ma evacuare il Girifalco da Alessandro
Sfurza, avendone sborsati loo pel riscat-
to del cassero o fortilizio di Monle Milo-
ne : così allo Sforza reslò solo Jesi nella
Marca, che cedèalFapa nel i447' Castel
Fidardo tenendosi per lo Sforza dal i444>
il legato domandò al comune di assalir-
lo, aia si die agli anconitani, i quali per-
ciò e per la loro inclinazione agli Sforze-
schi si inimicarono e finì con aperta guer-
ra. Le due parli si fecero molli danni e
rappresaglie ; Ancona unita con Castel
Fidardo, Recanati collegala con Osimo;
occupando gli anconitani il forte d' Aspio,
quando fu elevato al pontificalo Nicolò V,
si fece un compromesso per decidere le
questioni : Recanati riebbe il forte, e le
prede si restituirono reciprocamente. Non
finirono le contese, perchè Ancona che
avea dal Papa in pegno Castel Fidardo
per yooo ducati, voleva tenerlo per sem-
pi"e; Recanati pergelosia noi voleva: Ca-
stel Fidardo si ribellò sostenuto dai re-
canatesi. In fine reintegrata Ancona dei
70ooducati, stipulò pace nel i45iconRe-
canati, ritornando Castel Fidardo in li-
berlà. Essendo la città in molta slima di
Nicolò V, fu una di quelle che invitò nel
i45>2 ad assistere alia coronazione che
faceva in Roma di Federico III impera-
tore, e vi andarono due ambasciatori. Il
vescovo nel 1460 pacificò Jesi con Anco-
na, e per andjedue il comune garantì la
somma di 4ooo ducali. Leggo in Ricci
che in questo anno travagliava un con-
tagioso malore la città, per cui finono a
tale edelto scelti alcuni riformatori delle
REC
leggi municipali, indi fu decretalo si di-
pingesse l'immagine di S.Sebastiano nel-
l'altare coslrultodai sii veslrini nella chie-
sa di s. Maria di Piazza odel Mercato, e
che ogni anno se ne dovesse far memo-
ria con pubbliche feste: aggiungerò, che
rinnovato il flagello a'3o gennaio i474>
il municipio ricevè da'monaci la cessio-
ne del maggior altare, pel quale allocò
a Urbani di Sanseverino la tavola colle
immagini della B. Vergine e di s. Seba-
stiano, ed a questa aggiunse l'altra di s.
Benedetto ; il colorito riuscì pregievole,
ed ora è nella sagrestia del duomo. Note-
rò col Leopardi benemerentissimo della
patria storia, che i silvestrini furono iu-
trodotti in Recanati nel 1298; che il ve-
scovo Federico fabbricò loro la chiesa e
lasciò tutti i suoi beni; che nel 18 io il
governo francese soppresse il monastero,
e la chiesa fu demolita. Avendo la pesti-
lenza falla molta strage nella città, per
ripopolarla il magistrato richiamò i ban-
diti, perdonando loro qualunque colpa.
Tornalo in Italia l'imperatore Federico
III volle visitare il santuario di Loreto,
ed i recanatesi lo trattarono con regia
magnificenza; laonde l' imperatore con-
cesse al magistrato la collana d' oro, di
creare notari, di legittimare bastardi, e
altri privilegi. Neh468 l'ottimo vescovo
Aste donò alla cappella del palazzo prio-
rale alcuni arredi preziosi e l'immagine
della B. Vergine colla s. Casa dipinta in
tavola, ed esistente nel municipio: morì
nel 1469 e fu sepolto nella catledrale, in
monumento eretto dalla confraternita di
s. Lucia soppressa nel 1 694-
Paolo II feceamministratore il vescovo
di Parenzo Morosini,di cui non solo par-
lo a Macerata nella successione de' ve-
scovi, ma anche a Loreto per quanto
concerne il tesoro del santuario; morì in
Recanati e venne tumulato nel duomo.
11 comune propagò la notizia del giubileo
concesso da Paolo II a s. Maria di Lo-
reto, e ne conserva in archivio la bolla,
insiemea copiosi e preziosi documenti ù*
REC
guardanlì il santuario: diede le disposizio.
Jii opportune perchè nulla mancasse a'coii-
correnli, facendoctislodire l'elemosine da
ilepntati, per erogarle nella fabbrica della
chiesa. Recanati si concordò con Osimo
per la reciproca estradizione de'rei, e Si-
sto IV confermò la fiera con tutti i privi-
legi, ed esentò il comunedall'alloggio dei
soldati; esenzioneche successivamente poi
riconobbero Leone X, Paolo IH e Paolo
IV. Il 1476 f'i luttuo-io per Recanati per
una peste che rapì moltissime vittime,
onde gli abitanti offrirono una corona di
argento al santuario di Loreto. N°l 1 4^ i
i recanatesi s'interposeroconSistol V pel
loro protettore cardinal Savelli, rislretlo
in Castel s. Angelo, che poi ne uscì. Es-
sendosi impadronito d' Osimo (f^-) Boc-
colino, Innocenzo Vili ordinò di casti-
garlo: il cardinal Rovere poi Giulio II, es-
sendo legalo della Marca, domandò e ot-
tenne aiuti dai recanatesi, si condusse a
Monte Fiore e poi espugnò Osimo. Al-
lora Recanati, secondo le promesse, do-
mandò che fosse data Monte Fano, ma
non l'ottenne che per poco tempo. 11 ve-
scovo cardinal Basso della /Joi'ere tenne
in Recanati per snffraga:ieo Domenico
Boerio vescovo di Savona : quando nel
1488 il cardinale si lecò nelle diocesi, giu-
sta il costume si recò prima in Recanati,
che lo fece incontrare a Monte Falco, a
Tolentino e con pompa di oratori e4pf'g-
gij indi con altri oratori e 1 00 armati ai
confini, e presso la città da molli giovani
a piedi e a cavallo con palme e bande-
ruole, accompagnati dai butFuni secondo
l'uso di que'tempi (di che feci parola a
Gruoco, a Pranzo e altrove). Alla Porta
di Monte Morello, nella quale si fanno
gl'ingressi solenni, lo ricevè e complimen-
tò il podestà con allocuzione; i priori lo
accolsero sol lo baldacchino, con l'accom-
pagno de'palafrenieri e di 8 mazzieri, ed
ivi si trovarono il clero e le confraternite,
accompagnandolo processionalmente al-
la cattedrale. Il comune gli donò bacile
e boccale d'argento, cui il vescovo rcali-
R E C 287
tuìco'suoi stemmi incisi, donò ai comune
600 ducati per la fabbrica delle mura,
e nel gran pranzo che die a'principali cit-
tadini vi convitò le mogli: grato per tanta
accoglienza, volle chiamarsi il cardinale
dì Recanati. Il pontificato d'Alessandro
VI fu infausto a Recanali per le discor-
die aumentate tra'nobdi e il popolo, per-
chè i primi fino al i453 aveano domi-
nato, nel quale anno un decreto del con-
siglio escluse i dottori, cavalieri e nobili
che fossero prepolenti. Perciò frequenti
furono i conflitti fra'diversi ordini della
città, quando la fazione popolare a mezzo
del concittadino medico d'Alessandro VI
ottenne una bolla in pregiudizio del ceto
nobile con l'esclusione d'alcuno delle prin-
cipali famiglie, onde per nuovi accordi
si formò un governo di 200, misto di po-
pola ri e nobili. Insorte al tre discord ie,Per-
civalli, benché nobile, per signoreggiare
la patria si pose nell'altro parlilo; quindi
seguirono violenze e gravissimo tumulto
che pose in fuga i priori, restando i po-
polari superiori, e conservarono il gover-
no misto. La peste del i 5o3 avendo mie-
tuto molli popolani, si ristabilì del tutto
il governo de'nobili e aristocratico. Del
governo e magistrature municipali di Re-
canati, parlai ancora nel voi. L V,p. i q5 e
247. Alla morte del vescovo Rovere enei
i5o7 Giulioll tolse il sanluarioLauieta-
no alla giurisdizione del vescovo di Reca-
nali, destinandovi un governatore dipen-
dentedirettarnentedallas. Sede: però Lo-
reto restò come prima in proprietà del
comune recanatese, sbagliando Tursel-
lino scrivendo il contrario, come dichia-
ra Leopardi. Prinia di questo tempo e
nel 1496» '3 peste infierì in Recanali e
in tutto il Piceno, lo che notai nel voi.
XXXIX, p. 208, coll'autorità del celebre
Vogel, parlando dell'annua processione
che fanno il clero e magistrato recana-
tese alla basilica Lauretana: gli osimani
dierono cortese ricetto ai recanatesi; al-
trettanto questi fecero quando quelli alla
loro volta ne furono molestati. Nella guer-
a88 . R E G
ra cheGiiiIio II fece ai veneziani,! reca-
natesi d'ordine del legalo fortificarono la
citlà e il porto, non che Loreto con pie-
sidio. Giulio II allorché andò a Bologna
per la guerra contro il duca di Ferrara,
alloggiò in Recanati, la quale sommini-
strò aiuti. Il vescovo de Cupis, come ri-
portai a Macerata, nel 1 5 1 6 conservan-
do quel vescovato, rinunziò l'altro di Re-
canati a Tasso vescovo di Parenzo, zio
del famoso poeta, al cui ingresso in Re-
canati il clero invitò quello di Loreto; fu
benevolo e generoso, restaurando l'epi-
scopio con looo ducati, altiettantosoin-
niinistrando il comune. Avendo Leone X
scomunicato e spogliato degli slati il duca
d'Urbino Francesco M.^ I, ribellatosi que-
sti alias. Sede, (jlopoaverli ricuperali scor-
se armato la Marca, come dissi nel voi.
LII, p. 20o,onde il consigliodiRecanali
ordinò le provvisioni necessarie per met-
tere la città in buono stato di difesa. Ai
3o marzo i5i7 il duca per un commis-
sario domandò che mandasse ogni gior-
no 70 some di vettovaglia e 3o some di
\ino, e per una volta 10 para di bovi e
40 guiislatori. Appena presa Jesi minac-
ciò dì portarsi a danno di Recanati, la
quale aumentò le sue difese ed a'5 giu-
gno spedi oratori a Jesi per trattare col
duca, e si combinò di pagar 6000 ducati
d'oro, 1000 imprestandone il vescovo,!
quali si pagarono 4ooo in denaro e il re-
sto in drappi pel vestiario de'soldati. In-
di il comune spedì oratori a Pesaro al car-
dinal Divizi legato delle milizie papali,
per dimostrargli la necessità per cui si era
indotloaque'palti,ene fu assolto da qua-
lunque pena e censura. Questo cardinale
era ancora [)rotettore del santuario di Lo-
reto nel contado recanatese, il quale ca-
stello dipendeva intieramente dal comu-
ne di Recanati. Nel 1 5 1 8 scorrendo i cor-
sari l'Adriatico, scesero in terranei porto
e lo bruciarono. Fino a questo lem pò R.e-
canali era stata sotto il governo della Mar-
ca; ma all'improvviso Leone X la soltras-
se dal legato e soggettò al protettore di
REO
s. Casa, ignorandose il motivo, dice Cal-
cagni. L'avv. de Minicis, Cenni storici e
nuniisinatici di Fermo, p. 95, parlando
di Lodovico Eufreducci, racconta come
questi essendosi fatto tiranno di Fermo
f^.), si uni con Amadio Alberici, ricco,
potente e ambizioso cittadino da Recana-
li, il quale per forza d'anni s'era fatto pa-
drone della patria; donde cacciati o uc-
cisi i più ragguardevoli cittadini, ribelle
alla Chiesa, veniva allargando la sua po-
tenza; e Zubicco da Fabriano (/'.), mos-
so da tali esempi, avea operato colà al-
trettanto. Erano il fabrianese e quel di
Recanati in alleanza con Eufreducci, ed
ambedue miravano ad uno scopo, cioè a
rivoltare il Piceno e poi l'intero stalo del-
la Chiesa. Oltre poi l'amicizia che li le-
gava a Gio. Paolo Baglioni, gran capita-
no di Perugia, si temeva assai che fossero
confederali con polenti signori di Roma,
e occultamente eccitati da princìpi mag-
giorìj forse anche dall'urbinate, laonde
si paventava che da poca favilla scoppias-
se un vasto incendio. Anche Ricci dice che
pei nominati lirannelti l'infelice provin-
cia in ogni parte si trovava disordinata
dalle fazioni e guasta dalie armi, poiché
i loro malvagi aderenti e seguaci sconvol-
gevano e mettevano a ribellione l'intera
Marca, derubando e uccidendo i cittadini
fedeli a Leone X, favoriti dalle intelli-
genze del Baglioni e di Francesco M " I,
onde le città e i luoghi si fortificarono
con opere di militare architettura, con-
tro nemici sì crudeli e potenti. Appren-
do dal conte Leopardi, rila di Nicolo
Boiuifede vescovo di Chiusi, del quale e-
ininenle personaggio parlai in molti luo-
ghi, come nel voi. LUI, p. 7 i ,che questo
Amadio di Recanali era della famìglia
Mencioni o Minchioni poi Alberici, che
essendosi rovinalo nelle sostanze pensò
a risorgere eccitando turbolenze nella pa-
tria e procurandosi partilo col pretesto
di sostenere il popolo,faceodo mettere uo-
mini del volgo nel consiglio. I primi moli
di costui si trovano fin dal 1 5 1 3, ma nel
REC
1 5 1 7 promovendo gravi disordini e aspi-
rando alla tirannia, fu processalo dalla
curia della provincia e mandato io esi-
lio. Calcagni dà per pretesto alla solle-
vazione del. popolo istigato da Amadio,
la sottrazione di Puecauati dal governo
della Marca, e di averla il Papa sottopo-
sta a quello del cardinal protettore del
santuario Lauretano e suo governatore,
incitando i cittadini a ritornare sotto il
legato ch'era allora il cardinal Armellini
protettore di Recanali. Però a'27 novem-
bre i5i9 alla testa di molti faziosi en-
trò inaspettatamente in Recanati e sene
fece quasi padrone con saccheggi, incen-
di, ratti e uccisioni, massime della fami-
glia Gonfalonieri, e con grande desolazio-
ne. Poco appresso per timore vero o si-
mulato ne usci, e accompagnato da 3oo
fanti e da 4o cavalli anconitani passò a
fortificarsi in Monte Fioredel contado re-
canatese. NeliSiq i recanatesi disperati
pel mal governo della curiagenerale del-
la provincia, ottennero dal Papa che il
cardinal protettore del santuario Laure-
tano sarebbe governatore di Recanali con
qualiGcadi legato pontificio^ ma ben pre-
sto sperimentato che stavano peggio, poi
neh 524 tornarono all'antico governo.ln-
tanto il vice- legato della Marca assediò ia
Monte Fiore Amadio, che Leone X di-
chiarò ribelle colla taglia di 2000 ducati
d'oro a chi lo prendesse vivo: l'assedio
riuscì male, Amadio potè ritornare in Re-
canali e volle dal comune 900 ducati d'o-
ro per pagare i suoi satelliti. Dal com-
plesso di tanti affliggenti avvenimenti e
temerari disegni, perturbato l'animo di
Leone X, nel dicembre i5ig, chiamato
a se il sagace e magnanimo prelato Buo-
nafede di s. Giusto, affidò a lui la repres-
sione di tanti mali, e si attenne agli av-
vedutissimi di lui consìgli; ringraziò ri-
petutamente Dìo per averlo mandato a
illuminare la sua mente, convenendovi in
tutto il cardinal de Medici, poi Clemente
VII. In esecuzione de'quali il Papa lo di-
chiarò commissario generale di tutto lo
VOL. LVI.
REC 289
stalo, e vice-legato e governatore assolu-
to della Marca, per fiaccare l'Eufreducci
come principale e potente fazioso della
provìncia, indi rìfoimare ogni altra città
e luogo de'domiuii della s. Sede, per estin-
guerne tutti i capoparte e tiraunetli. La
virtuosa modestia del Buonafede ripu-
gnante accettò l'incarico, ma di semplice
vice-legato, per non detrarre l'autorità
del suo amico cardinal Armellini legato
della Marca : considerando il Papa, che
senza fasto di titoli il solo suo nome, in-
tegrità e severa giustizia, otteneva ubbi-
dienza e rispello,- se ne contentò. Presi
dal Buonafedelodatissimì provvedimenti,
si recò a Recanali che trovò nella pìLi in-
felice $iluazìone,sebbene avesse fatto chia-
mare in Roma prudentemente Amadio
e Zubicco, per privare Eufreducci di sì
principali complici esostegni. Subito dal-
la sua presenza restò abbattuta la traco-
tanza de'scellerati partigiani del partito
Amadio, quindi a' i o febbraio 1 52o chia-
maloa se il consiglio de'citladini rimpro-
verò loro la pessima condotta tenuta e
l'esorbitanze commesse, esortandoli a ri-
formare la città) onde i buoni che esula-
vano a Loreto e iti altri luoghi, potesse-
ro slarvi sicuri e quieti, e che ai cattivi
si dasse la debita punizione. Immediata-
mente richiamati da Loreto i rifugiati,
che detestando la tirannide violenta di
Amadio e de'suoi fautori, Buonafede rim-
proverolli perchè a veauo colla loro codar-
dia e negligenza lascialo trascorrere tanti
guai e disordini nella patria, dovendo in
principio porvi vigorosamente gli ostaco-
li opportuni. Allora i cittadini altamente
declamando contro i seguaci d'Amadio,
ne domandarono l'eslerminio, pel buono
e tranquillo vivere della patria. Il pre-
side propose r elezione d'un saggio ed e-
uergicopodestà,e l'ammissione di qualche
popolareche godesse la fiducia del volgo,
i quali servissero di sostegno agli ordini
buoni e alle u^ili provvisioni, ripristinan-
do il reggimento municipale con 200 in-
dividui, es&eudo stato ridotto a i54- la
'9
290 REG
tulio il prelato fu ubbidito, onde ascol-
talo qualunque ricorso, resa giustizia a
tulli, annullale le arbitiarie léggi di A-
madio e prescritto uliiissimi regolamen-
ti, partì alla volta di Fermo a' 1 4 febbra-
io, ove alla testa delle milizie, nel piano
di Servigliano disfece Eufreducci che vi
perì, ricevendo dal prelato l'estrema be-
nedizione; il corpo fu portato nella cit-
tà, ove restò 8 giorni insepolto. Amadio
pocodopoarrivatoaRoma vi fu fatto mo-
rire, contro i consigli del Buonafede) che
con Zubicco voleva andasse a guarnire
Bologna, per potersi onoratamente so-
stentare: i due figli Bernardino e Seba-
stiano, seguendo le cattive orme del pa-
dre, inquietarono grandemente il gover-
no e la patria, subendo ambedue l'ulti-
mo supplizio. Quanto a Zubicco fallosi
in Roma reo di nuove cospirazioni, fu de-
capitato. Però Calcagni racconta quanto
ai tumulti e discordie cagionale da Ber-
nardino e Sebastiano, che Adriano VI
mandò governatore in Recanati il vesco-
To di Caslellamare {Pietro Flores ch'era
slato vice-legato della Marca), iJ quale
appena arrivato in città li fece imprigio-
nare ambedue, ma con violenza dai loro
fautori furono liberati^ Intanto il gover-
natore reintegrò la città del governo di
Loreto, quindi il comune ottenne daCle-
menleVIIdi tornare sotto il governo del
legato della Marca. Nel i528 Sebastiano
ch'era stato mandato in Roma per am-
basciatore, dopo essere slato detenuto in
Castel s. Angelo gli fu mozzato il capo e
mandato ai priori di Recanati con ordine
di collocarlo sopra la torre e non si mo-
vesse sotto pena di 10,000 ducali d'oro.
11 comune l'atììdò ai lorrieri sotto pena
della vita, e per certo tempo la custodia
di questa testa servì di mollo travaglio,
finché per nuovo ordine venuto da Ro-
ma fu levata. Di Bernardino s'i^not'a il
fine; in un ms. del Buongiovanni, si di-
ce anch'esso decapitato. La città pel sacco
di Roma, pegli aiuti mandali a Clemen-
te VII, per quei eh' erano esuli, per la
REC
carestìa e per la peste, reslò quasi spopo-
lata. Calcagni corregge Angelila che di-
ce esseic venuto Clemente VII in Reca-
nali quandoandòaMarsiglia, mentre so-
lo vi fu nel i53o reduce da Bologna, e
vi fu accolto con grande splendore ed os-
sequio. Nel i533 Recanali fu lieta in ve-
dere esaltalo al pontificato il suo cardi
nal protettore col nome di Paolo IH, il j
quale alle energiche rappresentanze fat
tegli, restituì a Recanali il dominiodi Lo- <
reto, salva la giurisdizione del governa-
tore sul santuario, chiesa, ministri e pel-,
legrini. Due volle la città fu in festa nel
suo pontificato per averlo tra le sue mu-
ra, cioè quando andò a Nizza neh 538, e
quando tornò da Lucca nel i54'. Aven-
do istituito l'ordine de'cavalieri Laureici-
ni (V.), molti recanatesi vi furono am-
messi. Ora riprenderò il filo delle indi-
cazioni de'vescovi, per unità di notizie.
Neli52o per l'infelice fine de! vescovo
Tasso, con regresso de Cupis riassunse
il governo della sede diR.ecanali, indi lo
cede in ammini»trazione al nipote cardi-
nal Gio. Domenico de Cupis nel iSai,
che poco dopo ebbe pure quello di Ma-
cerata; si chiamò il cardinal di Recanad
equalche volta Wcardinal Tranensecome
arcivescovo di Trani j e fu legato della
Marca; nel i535rinun2iò la chiesa di Ma-
cerata a Clerico, e neh 548 quella di Re-
canati con regresso al nipote Paolo de
Cupis, che si verificò verso il i552 per
di lui morie, ma ben presto neh 553 la
rinunziò a Ricabella patrizio recanatese
e vescovo di Macerata. Questi allora pre-
ferì la patria, lasciando l'altra sede, che
il cardinal de Cupis cedette all' altro pa-
trizio recanatese Melchiorri, con palio che
quello ilqualesopravvivesse avrebbe am-
bedue le chiese; Riccabella fu al concilio
di Trento e per sua morte nel 1571 iu
Melchiorri si effettuò la riunione. Prima
di questo tempo e nel i55o Giulio HI
confermò il privilegio delle priraee secon-
de cause, colla facoltà di eleggere il po-
destà esuoi ufllzialijCiòchecoufcraiòPao-
REG
lo IV nel 1 556. Per la guerra che tal Pa-
pa intraprese contro il re di Spagna e di
Napoli, i recanatesi dovettero sommini-
strare grani e farine all' esercito pontifi-
cio che per Ascoli marciò nel regno, non
che vettovagliare i francesi collegati , ed
armare molti uomini. Indi potè Recana-
ti compiere la fabbrica del porto, e fare
schiavi 5o corsari turchi, i quali manda-
li in Roma furono impiegati ne'remi del-
la marina pontifìcia. INei i565 Pio IV
tolse a Recanati il dominio del castello di
Loreto, onde il capitano Tolomeo Mo-
naldi della nobile famiglia de' Vulpiani
ne fu espulso colla forza, per que'motivi
che descrive Calcagni. Colla formidabile
legaconlroSelim,nel 1 57 I s. Pio F (f^.)
ottenne la vittoria navale di Lepanto sui
turchi, avendo il comunesomministrato
108 remiganti, che tranne 6 tutti periro-
no : il Papa in premio confermò la fie-
ra, colla facoltà de'consoli, che Giulio III
avea dichiaraligiiidici nelle causede'mer-
canti. Del vescovo Melchiorri parla an-
cora Garampi, Osservazioni delle mone-
te, p. 290 : per sua rinunzia nel i SyS gli
successe Moroni, e Reca nati sostenne il suo
primato e impedì la divisione delle chie-
se; lo accolsero sotto baldacchino il po-
destà ed i prioii, e il comune gli die con-
vito nel palazzo priorale. Sotto Gregorio
XIII si rinnovarono le vertenze più vol-
te insorte Ira'minislri di s. Casa e il co-
mune di Recanati sui pascoli e sulle ga-
belle che ancora percepiva. Si venne ad
una capitolazione col cardinal protettore
del santuario, che si può leggere in Cal-
cagni. A Loreto riportai quanto riguar-
da la sua sottrazione da Recanati, le con-
troversie e vicende successive, e tutte le
sofferenze e dispendi patiti dal comune
recanatese, non avendone colpa il popolo
loretano , composto in gran parte di fa-
miglie recanatesi. E" tradizione che fr.
Felice Perctti conventuale ebbe gravi di-
sgusti nel convento di Recanati, e perciò
rimase poco benevolo della città : dive-
nuto cardinale il suo male umore si au-
REC 291
mento per un incidente, in cui si accorse
che il comune non eragli ben affetto; e-
saltato al pontificato col nome di Sisto
V, definitivamente compì la separazione
di Loreto da Recanati, il quale perduti
i diritti politici, avea conservato gli eco-
nomici, esigendo Je gabelle, oltre il do-
minare pienamente sul resto del Castel-
lo,specialmente sulborgodi ìMonteRea-
le. Il comune procurò placare il nuovo
Papa, pose il suo stemma marmoreo sul
palazzo municipale , festeggiò la nipote
Tudina, ma inutilmente. Sisto V senza
badare alle riverenti rimostranze de're-
canatesi, nel i586 soppresse la cattedra
vescovile, ridusse la chiesa in collegiata,
eresse Loieto in. città e vescovato sotto-
ponendogli Recanati e suo contado; fa-
cendo vescovo Cantucci , il quale ebbe
tutti i riguardi per Recanati , vi fissò la
sua residenza e poco dopo morì assai de-
plorato. Benzoni che gli successe si mo-
strò in principio condiscendente, ed il co-
mune lasciò le pratiche di reintegrazio-
ne. Quanto a Macerata, Sisto V vi riunì
il vescovato di Tolentino da lui eretto.
Tra'motivi di disgusto che si altribuisco-
scoiio a Sisto V, Calcagni rileva quello
di non avere il comune continuato ledi-
ficazione delle case per congiungere Re-
canati a Lorelo, un numero per anno,
con ingrandimento e vantaggio de' due
luoghi. Egualmente a Loreto riportai
come venne costituito il reggimento mu-
nicipale e il nuovo stemma: quell'artico-
lo è inseparabile da questo, comuni es-
sendone le notizie. I vi pur narrai che mor-
to Sisto V nel i ago, i recanatesi effica-
cemente si adoprarono ne'brevi pontifi-
cati di Urbano VII, Gregorio XIV e In-
nocenzo IX, per la restituzione del ter-
ritorio smembrato e dell'antico vescova-
to : all'ultimo riuscì effettuare le inten-
zioni de'predecessorijdecretando a* 19 di-
cembre log I la restituzione della catte-
dra recanatese, ma a' 29 morìe la bol-
la restò sospesa (in questo tempo la ca-
restia e le morlalilà desolarono Recana-
292 R E e
• i). Clemente Vili ademp"i subito il riso-
luto, ed a'q febbraio iSqì per 1.' bolla
emanò quella con cui la caltedra vesco-
vile di Recanati fu ristabilita ni modo in
detto articolo descritto, unita in perpetuo
a quella di Loreto e immediata mente sog-
gette alla s. Sede, coqje lo sono tuttora,
con alternativa residenza del vescovo :
inoltre Clemente Vili dispose, che lega-
belle nella città e territorio di Loreto si
esigessero come prima dai recanatesi , e
che i delitti commessi dai recanatesi nel
territorio smembiato, si conoscerebbero
dalla curia di Recanati, quelli commessi
dai loretani dalla curia di Loreto. Dipoi
conosciutosi che le ultime disposizioni
presentavano grandi dinicoltà. Clemente
Vili nel 1594 ordinò chele gabelle den-
tro Loreto si esigesseroda'Ioretani, e quel
comune pagasse alla camera pontifìcia an-
nui 5oo scudi , in conto de' dazi dovuti
sulla consumazione del grano, vino e car-
ne, oltre le taglie o tributi che pagavano
i comuni al principato , cui corrisponde
l'odierna prediale : che sui beni del ter-
ritorio smembrato spettanti ai recana-
tesi, si decidesse sempre dalla curia di
Recanati. Adunque Rulilio Benzoni no-
bile romano, già canonico di s. Maria in
Via Lata, degno e dotto, fu il t ° vescovo
di Recanati e Loreto , che prediligendo
la 2.* sede ebbe molte questioni col co-
mune recanatese, e tenne il sinodo nella
cattedrale il giorno di s. Flaviano a' 1/^
novembreiSgs. Clemente Vili nel 1 598
recandosi alla ricuperata Ferrara, passò
per Recanati a'sS aprile, accolto con di-
mostrazioni di tripudiante riconoscenza
e atlettuosa divozione; fu incontrato con
molta gente a piedi ed a cavallo ai con-
lini. Sopra la porta del palazzo pubblico
fu eretta una statua del Papa che sem-
brava di bronzo, in mezzo a quelle della
Giustizia e della Religione, lavorate da
Verzelli. Nella piazza furono disposte al-
cune tavole piene di nobili rinfreschi, per
tutte le condizioni di persone del corteg-
gio pontificio, e tutte assistite da genli-
REC
luomini. In mezzo alla stessa piazza fu fat-
ta una bella fontana, nel cui centro era
la figura d'una giovane che dalle mam-
melle gittava vino rosso e bianco. Di tut-
to mostrò singoiar piacere il Papa , e vi
ripassò a' i 3 dicembre festeggiato dai re-
canatesi. Il vescovo morì nel 1 6 1 3, lasciò
diverse opere , e molti pii stabilimenti :
la sua eredità, ascendente a 3o,ooo scu-
di, Paolo V l'impiegò per istituire in Ro-
ma il Luogo di Monte (T.) Farina, a
beneficio de'poveri. Il cardinal Agostino
Galamini fu subito eletto vescovo, rice-
vuto con molte distinzioni; traslato a O-
simo nel 1620 con gran cordoglio de're-
canatesi, indi venne sostituito il prelato
Cenci che dovea prender possesso nell'ot-
tobre, ed altro non si conosce, come av-
verte Leopardi; Ughelli ed i suoi conti-
nuatori r ignorarono : forse fu Tiberio
Cenci poi cardinalee vescovo di Jesì(F.),
governatore di Loreto a^2o aprilei 622.
Paolo V nel 1621 fece vescovo e cardi-
nale Giulio Roma, che tenne il sinodo
nel 1623 e neh 633, indi trasferito a Ti-
voli con molto dispiacere della città. Gli
ebrei furono ammessi in Recanali fin dal
i3oo, dipoi a cagione della fiera si au-
mentarono assai e ingrandirono le loro a-
bilazioni,onde il comune fece diverse leg-
gi, come la chiusura delle botteghe nel-
le feste, l'uso della berretta gialla, vie-
tata l'usura, permessa l'erezione della si-
nagoga, assegnato separato quartiere. Ma
nel 1629 presso un ebreo essendosi tro-
vati 10,000 libri dell'empio Talmud, ed
i commentari del rabbino MenecheReka»
nati, furono bruciati d' ordine della in-
quisizione. Urbano Vili nel 1 634 surro-
gò al detto cardinale Amico Panici no-
bile di Macerala, traslalo da Sarsina e
lodalo pastore: morì nel 1661 e fu sepolto
in cattedrale. Dopo circa 6 anni di sede
vacante enei 1666 Alessandro VII no-
minò Giacinto Cordella nobile fermano,
già vescovo di Venafro, degnissimo; ter-
minò di vivere nel 1675 e riposa nel duo-
mo. Clemente X nelr676 a'2 gennaio lo
REC
fece succedere dal cardinal Alessandro
Crfscenzi, zelante del divino cullo : nel
i68:ì rinunziò i due vescovati, e Innocen-
zo XI li die a Guarniero Guarnieri pa-
trizio osimano, rilevandolo da Segni; pre-
lato fornito d'ogni virtù, terminò di vi vere
nel I 6Sq in Loreto e fu tumulato nella ba-
silica nel sepolcro de'canonici. Alessandro
Vili nel 1690 elesse Raimondo de' conti
Ferretti arcidiacono della patria Ancona,
e governatore di Loreto: traslaloa Ra-
venna nei 1692 da Innocenzo XII, que-
sti gli sostituì agli 8 giugno secondo Lu-
cenzi, o nel i6q3 come vuole Leopardi
correggendo tal continuatore d'Uglielli,
Lorenzo Glierardi nobile di Monte Al-
boddo , già governatore di varie città e
di Viterbo. A'2 febbraio l'-oS, come in
Roma, spaventevole terremoto danneggiò
la città e il territorio, onde poi i signori
con molto popolo processionalmenle si
recarono a ringraziar la B. Vergine nel
santuario di Loreto. Leggo in Novaes,che
soppressi gli statuti municipali compilati
nel i6o3, e stampati nel 1608 in Recanati,
Slaliitn civitalis Recineli, altri ne forma-
rono i recanatesi pel buon governo del ma-
gistrato^ i quali in 20 capitoli confermò
Clemente XI colla bolla Paterna cura,
de'20 settembrei7i7, Suil. Rom. l.ii,
par. 2, p. 1 19, ove sono riportati, la mag-
gior parte riguardando il bussolo del go-
verno, nel quale non possono entrare se
non i nobili che abbiano l'annua rendita
di scudi 2,000 liberi da'pesi pubblici. 11
■vescovo nel 1725 al concilio romano in-
"viò il fratello mg.'^Giuseppe, che losotto-
scrisse qual procuratore: dopo aver go-
vernato più di tulli gli altri vescovi, nel
1727 terminò di vivere, deposto in cat-
tedrale. Gli successe per disposizione di
Benedetto XIII, Benedetto Bussi nobile
romano , che morto nel 1728 e sepolto
in duomo, tal Papa gli die per successore
Vincenzo Antonio Muscettola de' duchi
di Spezzano di Molinara arcìdiocesi di
Benevento; buon pastore, finì i suoi gior-
ni nel 1746 e fu seppellito in cattedrale,
REC 293
lasciando molte omelie e opere mss. Al
suo tempo e nel 174' a'24 aprile terri-
bile terremoto afflisse la città, che per 5
anni vietò maschere, teatri e festini. Be-
nedetto XIV nel 1746 fece vescovo Gio.
Battista Campagnoli di Cento, morto nel
I "49 6 deposto nella cattedrale : detto
Papa nominò quindi Gio. Antonio Bac-
chettoni di Preci, già vescovo d' A nagni,
che cessando di vivere nel 1767 in Mon-
te Cassiano ivi restò tumulato. Divisi i
canonici nell'elezione del vicario capito-
lare, lo deputò il viciniore vescovo d'O-
simo, e nel 1767 Clemente XIII destinò
in vicario apostolico Bernardino Noia, e
dopo pochi mesi per vescovo Ciriaco Vec-
chioni nobile anconitano: tenne il sinodo
neh 781, onde abbiamo: Synodus Reca-
ualensis anni l 'jS 1 ,B.ec\Deù ì rS-z.RWe^o
dal Diario del viaggio a ì^ienna di Pio
FI, p. 64j che domenica 9 giugno 1782
da Loreto il Papa si portò a Recanati,
sulla cui porta un'iscrizione celebrava il
suo ritorno nellostalo, e che in suo onore
alla Porta Marina era stalo imposto il no-
me di Braschi. Entrato in città passò sot-
to ur> magnifico arco ornato di molte sta-
tue allusive alla religione, fra le quali
quella del Pontefice con due epigrafi. Vi-
sitò la cattedrale riccamente addobbata,
ricevuto da mg.*" Mazzagalli Corraducci
preposto della medesima alla testa del cle-
ro formalmente; e venerato il ss. Sagra-
mento proseguì il viaggio per Tolenti-
no : aggiungerò con Novaes che Pio VI
benedì il numerosissimo popolo dal pa-
lazzo Antici. 11 vescovo Ciriaco fu mu-
nificenlissimo e arricchì la cattedrale con
preziose suppellettili e con argenterie del
valore di molte migliaia di scudi : un al-
tare da lui donato si ammirava per ric-
chezza e meraviglia, ed il solo esposito-
rio costava 6,000 scudi; tutto perì nell'in-
vasione francese del i 797. Morì nel 1 787
e fu sepolto in cattedrale, e Pio VI lo fe-
ce succedere dall'amministratore Dome-
nico Spinucci poi cardinale , vescovo di
Macerata e Tolentino, che governò sino
294 REG
al 1 796, amalissimo pastore. Nella sede
vacante i francesi repubblicani, invasolo
stalo papale, entrarono in Recanati agli
I I febbraio 1 797 e ne partirono a' 3 i
marzo dopo la pace di Tolentino (F.) : ai
29 gennaio 1 798 l' occuparono nuova-
mente, poco dopo imprigionando Pio VI;
a' 16 giugno I 799 ne ripartirono perchè
si avvicinavano gl'insorgenti : fatalmen-
te vi fecero ritorno a 25 di detto mese e
diedero il sacco a Recanati, ed a'3i lu-
glio la lasciarono per andarsi a chiudere
nella fortezza d'Ancona.
Eletto Pio VII in Venezia, ivi a' 13
maggio 1800 provvide alla vedovanza
delle sedi di Recanati e Loreto con tra-
sferirvi da Fossombrone Felice Paoli di
Cingoli, di grande dottrina, onde la s.
Sede gli commise l'esame del famoso si-
nodo di Pistoia, poi condannato. Riporta
Pistoiesi, Fila di Pio FU, 1. 1 , p. 9 1 , che
portandosi quel Papa a Roma dopo aver
\enerato il santuarioLauretanOj a'aSgiu-
gno entrò in Recanati, anniversario del
deplorabile saccheggio e massacro deso-
lante. L'arrivo fu uno spettacolo commo-
vente, poiché un miglio circa fuori la Por-
la Braschi si trovarono pronti 200 ma-
rinari fatti venire dal porto, i quali slac-
cati i cavalli dalla carrozza, l'introdusse-
ro in città fra le dolci acclamazioni di nu-
meroso popolo. Tutte le strade si para-
rono nobilmente con tappezzerie, fiori,
emblemi, pitture, archi, ec. In mezzo al-
la piazza principale fu eretto maestoso
trono, q pie del quale fu ricevuto il Pa-
pa. Asceso sul medesimo e mirando con
compiacenza il pomposo apparecchio ,
compartì al popolo la solenne triplice be-
nedizione. In seguito fu introdotto nel
duomosottoilbaldacchino, ed ivi venerò
il ss. Sagramenlo, ed in una cappella pre-
ventivamente accomodata si riposò, ri-
cevendo e flìcendo sedere alla sua destra
l'arciduchessa Marianna d'Austria. In
(juell'islante giunse l'imperiai commissa-
rio Ca vallar colla lieta notizia che dall'im-
peratore Francesco li veniva restituito a
REC
sua Santità li governo politico di quella
parte delle provincie del suo statoche di-
pendeva dagl'imperiali commissari d'An-
cona e di Perugia, a forma del trattato
di Tolentino. Altri vogliono che ciò ac-
cadesse in Loreto, e gli venisse parteci-
pata tal nuova dal marchese Ghislieri in
nome dell'imperatore. Salito Pio VII in
carrozza, continuò il viaggio per Tolen-
tino. Il vescovo Paoli il i."maggio 180G
consagrò Pier Nicolò Leopardi vescovo
d'Acona in partibns e decano della cat-
tedrale, assistito dai vescovi Castiglioni
di Montallo poi Pio Vili, e Piervisani di
Nocera, e questa fu la 3." consagrazione
che si ricorda fatta nella cattedrale. Nello
stesso anno il vescovo Paolo morì ai ba-
gni di s. Anatolia; portatoli cadavere nel-
la cattedrale di Recanali, vi ricevè sepol-
tura. Pio VII fece amministratore Ste-
fano Bellini nobile osimano, già arcidia-
cono della patria cattedrale, vescovo di
Fossombrone, donde fu trasferito a que-
ste due chiese nel 1 807. Recanati, appe-
na conosciuto il valore del dono fattogli
dalla provvidenza, si vide nel pericolo di
perdere l'amato pastore, perchè il gover-
no imperiale francese, il quale agli 8 mag-
gio 1 808 usurpò la provincia della Marca,
ordinò che i vescovi gli prestassero giura-
mento di fedeltà sotto pena d'esilio, e Pio
VII vietò che lo facessero. Il vescovo co-
stantementesi ricusò al giuramento e do-
vea essere deportalo, ma quantunque il
governo gli togliesse tulli i beni della men-
sa, pure quasi prodigiosamente si conten-
tò che rimanesse nella sua sede^ e fu di
conforto ai recanatesi in que'lempi tan-
to calamitosi. Pio VII nel 1809 fu depor-
tato , finché Dio avendo distrutta la po-
tenza di Napoleone, potè neli8i4 l'ilor-
nare trionfalmente ne'suoi stati : dopo es-
sersi trattenuto a Loreto, a* 17 maggio,
secondo la lettera pubblicata nel n.° 8 del
Diario di Roma, a orei3 giunse in Re-
canati, ov'erano concorse tutte le convi-
eine popolazioni. Tutte le strade erano
coperte di verdura e fiori. Molti giova-
REG
netli vestili di candidi lini, con palme di
olivo lunari dalla città inconlrarono il Pa-
pa, la cui carrozza fu tirata da 4 compa-
gnie di giovani elegati temente vestili, alla
cui testa erano il conte Benedetto Car-
radori e Francesco Giaccherini. Questi
due patrizi già aveano in Imola compli-
mentato Pio VII in nome del comune ,
insieme a 5 ecclesiastici deputali dal cle-
ro. A Porla del Mare l'allesero il clero e
leconfraternite colle antiche loro insegne.
Traversatala lunga via tra incessanti ac-
clamazioni e generale commozione, per
due ore alloggiò il Papa nel magnifico pa-
lazzo Carradori (non Paradisi come ri-
porta Pistoiesi, t. 3, p. 194)5 ove ammise
al bacio del piede quanti furono introdot-
ti, ed a quello della mano i conti Carra-
dori, i quali ebbero 1' onore di offrire un
rinfresco che PioVII degnò gradire; quin-
di da un balcone riccamente addobbato
comparti all' immenso popolo la papale
benedizione. Asceso poi in altra nobilis-
sima carrozza , smontò nella pubblica
piazza per dare sotto splendido trono al-
tra benedizione alla moltitudine, e di là
passò alla cattedrale, nella cui porta si
leggeva l'epigrafe : Felix Ecclesia Reca-
naiensis, tutta ornata di tappezzerie e te-
le d'oro, illuminata da infiniti ceri accesi
su brillantissimi lampadari in vaghissime
forme disposti. Sulla soglia lo ricevè il
vescovo Bellini, accolto sotto prezioso bal-
dacchino sostenuto da 8 canonici anziani.
Fermatosi Pio VII innanzi l'aUareprin-
cipale, ricevè dall'arcivescovo Morozzola
benedizione colla ss. Eucaristia , indi in
una cappella e sotto nobilissimo baldac-
chino ammise al bacio del piede il clero
che glielo bagnava di lagrime pel gaudio
inesprimibile di vederlo tornato ne'suoi
stati dopo tanti memorabili patimenti. Di
poi il Papa si avviò per Tolentino. Però a
motivo dell'occupazione di Murai re di
Napoli (V-)i Recanali e la Marca solo
a'iS luglio 181 5 poterono ritornare nei
soave dominio della s. Sede. Il beneme-
rito vescovo Bellini , ricuperali allora i
REC 295
beni della mensa, li erogò lutli in van-
taggio della chiesa e de'poveri , vivendo
egli frugalmente- e penitente. Migliorò
cousiderabilmenle le campagne e vi edi-
ficò molte case, restaurò splendidaraea-
te il palazzo vescovile, erigendovi di nuo-
vo la scala e la nobile cappella; egualmen-
te fece restaurare e abbellire la cattedra-
le, donandole pregevoli arredi sagri; ara-
pliò e quasi fabbricò di nuovo il semi-
nario e vi fece la bella chiesa; stabili un
fondo per mantenere in perpetuo- 6 or-
fane nel conservatorio di Recanati e a^l-
trettante in quello di Loreto, assegnan-
do convenienti localie proporzionate ren-
dite pegli esercizi preparalorii de' giovi-
netti delle due diocesi al ricevimento del-
la I .* comunione. Leone Xil un mese do •
pò la sua esaltazione gli scrisse un amo-
revole breve per attestargli la sua rico-
noscente affezione per le cure presedi lui
nella prima età, allorché il Bellini fu ret-
tore del celebre collegio Campana in O-
simo; altrettanto e per lo stesso motivo
fece Pio Vili; onde il venerando vescovo
nel declinar della vita ebbe la singoiare
e dolce consolazione di vedere due dei
suoi alunni sublimali al pontificato. Do-
po essere staloper vari anni amministra-
tore del santuario di Loreto, e fatte ivi
quelle beneficenze che riportai nell'arli-
colo, insieme alle insurrezioni che afflis-
sero gli ultimi giorni della nonagenaria
sua vila, mori nel i83i.
Gregorio XVI a' So settembre creò ve-
scovo Alessandro de'conti Bernelti di Fer-
mo earcipreledi quella metropolitana. Si
legge nella Narrazione del viaggio di Gre-
gorio XFI a Loreto , del cav. Saba lucci,
che il Papa sabbato 1 1 settembre i84i
proveniente da Monte Cassiano, da que-
sto luogo sino a Loreto, in cui per via si
presentano da ogni lato ampie e riden-
ti campagne popolatissime da coloni, fu
oggetto di tenerezza al suo animo paterno
e indagatore 1' osservare come in modo
semplice , ma assai significante vollero i
medesimi dimostrare l'esultanza loropec
296 RE e
il passnggio dell' adorato padre e sovra-
no; poiché congegnate delle bandiere per
via di tele o pannilini de'colori pontificii
bianco-gialli, e questi dispiegati su basto-
ni intrecciati di allori e di fiori, si erano
i delti coloni colle loro famiglie difilati
ciascuno sull'entrata de'terreni confinan-
ti colla strada, ed all'ombra delle men-
zionate festive insegne chiedevanoa ma-
ni giunte labenedizione papale, che com-
partita amorosamente, si gloriavano del
gradimento che ne mostrava il gran Pon-
tefice. Essendo già prossimo l'ingresso in
Recanati, Gregorio XVI fu incontrato
da dueschieredi giovani marinai'i del por-
to, i quali vestiti uniformemente e sotto
la guida di due capi recanti ciascuno la
jjandiera pontifìcia , intercederono per
r assenso di trarre colle loro braccia la
carrozza sua, e questo ottennero dopo un
minor tratto di via di quello che deside-
ravano , dovendosi vincere una non fa-
cile salita. Alla Porta Romana la ntiagi-
slratura, il governatore della città ed u-
na folla indicibile di popolo attendevano
con ansietà l'arrivo dell'acclamato Pon-
tefice, il qualegiuntovijfuronosubito dal
gonfaloniere cav. Andrea Podaliri rasse-
gnati gli omaggi di fedele sudditanza, ri-
[)etuti con fragorosi viva di giubilo da
lutti gli astanti. Tutte le vie della città
messe a festa rigurgitavano di plaudente
popolo. Alla cattedrale fu ricevuto con
ogni maniera di ossequio dal vescovo Ber-
netti , dal capitolo e numeroso clero in
uno a quello regolare, che l'accompagna-
lonoprocessionalmenle al l'adorazione del
.ss. Sagramento, col quale ricevè la trina
benedizione per mano dello stesso vesco-
vo. Il Papa passò quindi a visitare la cap.
pella delle sagre leliquie e la touìba del
veneto ex Gregorio XII, che divotamen-
te osservai come quello di cui ho dovu-
to descrivere in tanti luoghi il burrasco-
bo pontificato e l'eroismo di sua abdica-
zione. Salito poi Gregorio XVI sul tro-
no eretto nella spaziosa cappella del Sa-
gramento, ammise beuìgnamenle al ba-
REC
ciò del piede il rispettabile clero, la no-
bile magistratura, il governatore, le obla-
te della B. Vergine Assunta, e dati con-
trassegni di amorevolezza e grato animo
al vescovo, al capitolo, al magistrato , si
diresse a piedi verso la Porta Marina in
mezzo al folto numero di cittadini, che
emulandosi a vicendevole divozione e al-
legrezza a veano addobbato con damaschi,
arazzi, verdure, fiori e quadri le finestre
e le pareti delle case, a cui dovea avve-
nire il passaggio di sua Santità. Sull'in-
gresso della piazza erasi eretto un gran-
de arco trionfale, al cui attico leggevan-
si d'ambo i lati iscrizioni italiane cele-
branti la gioia de' recanatesi pel conse-
guito onore e la loro costante fedeltà alla
s. Sede. Nel mezzo della piazza e preci-
samente dirimpetto alla chiesa di s. An-
na elevandosi maestoso trono, cui ascen-
devasi per due ampie scale laterali, vi sa-
lì Gregorio XVI e invocata feivoi'osa-
iTiente la divina benedizione, questa af-
fettuosamente comparfi alla moltitudine
commossa da religiosa piejlà e filiale at-
taccamento. Indi il Papa onorò il |)alaz-
zo del commendatore Gio. Ballista Poda-
liri, con prendervi breve riposo, ed asce-
so poi in carrozza sì diresse per Loreto.
Riconoscente il commendatore di questo
grazioso tratto di predilezione, con lode-
vole intendimento volle eternarne ai po-
steri la memoria con iscrizioni lapidarie
e semibusto marmoreo di Gregorio XVI
per sì gradita onorificenza, come gli piac-
que notificarmi con gentile lettera. La
buona e divola popolazione recanatese
fatta lieta dell'augusto passaggio, ma non
del tutto soddisfatta del breve tempo che
fu concesso alle non esaurite dimostra-
zioni di sua viva esultanza , interpose il
vescovo, il clero, il magistrato civico, per-
chè venisse espressa al santo Padre, che
fu ben lieto di corrispondere agli alfet-
luosi desiderii della diletta città, contor-
narla a visitare lunedì 1 3 settetnbi e nelle
ore pomeridiane. Partito da Loreto, Gre-
gorio XVI fu ricevuto fra le plaudenti
REC
ncclamazioni del popolo , che in campa-
i^nn e in città si era dato ogni studio di
festeggiarne il ritorno con arazzi, bandie-
re e altri modi. Alla chiesa di s. Maria
de* minori osservanli fu incontralo dal
magistrato municipale, e con esso pro-
cedette alla cattedrale. Ivi si pose ad ora-
re innanzi l'insigne reliquia della ss. Cro-
ce , e passò poi all' episcopio , ove fra il
clero e le autorità del luogo fu dal vesco-
vo umiliata al Papa a nome della città
un'iscrizione ornala del pontificio slem-
ma e di quello di Recanati, allusiva alla
circostanza ealtripudiode'cilladini, com-
posta da un giovane educato nel semi-
nario. Si recò quindi a piedi al palazzo
comunale, sul cui prospetlosorgeva gran-
diosa e parata loggia eretta sopra 5 pi-
lastri d'ordine dorico, congegnala in gui-
sa che vi soprastava con belle misure il
bassorilievo in bronzo , che descrissi su-
periormente , rappresentante la venula
della s. Casa nel territorio. AcceduìoGre-
gorio XVI a questa loggia, con paterna
tenerezza die all' immenso e giubilante
popolo r apostolica benedizione. Quindi
nelle stanze municipali accolse colla usa-
ta bontà i nobili e molle altre persone
riunite per contestargli divozione e osse-
quio. Confortò poscia di visita le nobili
oblate dell'Assunta, e postosi in carrozza
si restituì a Loreto, lasciando i buoni re-
canatesi talmente commossi alla segnala-
ta benignità sovrana, che si scioglievano
in lagrime. Due altre iscrizioni si lesseio
alla circostanza di si fausto avvenimen-
to, magnificando il ripetuto onore conse-
guilo da Recanati, ed i voti di questa per
la prosperità di Gregorio XVI. Tulle le
ricordale iscrizioni sono riprodotte nella
citata Narrazione. Oltre alle quali in o-
puscolo due al tre slam pale furono dispen-
sate dal capitolo della cattedrale per la
I.* visita, e la principale si vide sopra la
porta maggiore di tal tempio, con erudita
nota riguardante la rinunzia di Gregorio
XII, il suo soggiorno in Recanali, la sua
morte e tumulazione, coli' iscrizione che
VCL. IVI.
REC 597
si legge sul monumento sepolcrale reslau-
ratodal cardinal Roma, e i doni lasciati al
medesimo duomo, il tutto estratto dall'o-
pera inedita che possiedeRecanati di Giu-
seppe Antonio Wogel canonico prima del-
lacattedrale,poi di quella diLoreto: Coni'
mentarhishisloricus de ecclesiis Recana-
tensis et Lauretana, eaninigue episcopis.
Per morte del vescovo Bernetli che
beneficò il seminario, il regnante Pio IX
a' 27 luglio 1846 vi traslatò da Dama-
sco, colla ritenzione del titolo arci vescovi-
le e della pensione sull'abbazia dei ss. Se-
vero e Martirio d'Orvieto, l'attuale mg."^
Francesco de'conli Brigante Colonna ti-
volese, già canonico dell'arcibasilica La-
teranense, per la quale fu preside del-
l'abbazia nulUiis di Ferentino, che soa-
vemente governa con apostolico zelo le
due diocesi. Ogni nuovo vescovo è tas-
salo in fioriniSoo, essendo le rendite del-
la mensa più di scudi 2000, secondo la
proposizione concistoriale. Prima cheGiu-
lio II dasse al santuario dì Loreto quasi
tutti i suoi beni era ricca : tuttavolla pel
canone imposto da Leone X al santua-
rio in favore del vescovo e per la prepo-
silura che gode di s. Maria di Castel Nuo-
vo, dice Leopardi che le rendile annuali
del vescovato in tutto ascendono a scudi
4000 e maggiori in proporzione de'pro-
dotti delle terre. Le due diocesi si esten-
dono per 3o miglia di territorio. Reca-
nali, come la Marca e lo stato pontifìcio,
soggiacque quindi a que'polilici lagrime-
voli avvenimenti, che descrissi all'artico-
lo Pio IX. La ciltà ha un cardinale per
protettore, ed ora è il cardinal Giacomo
Filippo Fransoni, la cui protezione riu-
scì a Recanati pia, benefica e generosa.
Nel Porto di Recanati a coltivare la mo-
ralità del popolo fabbricò a sue spese una
casa di missione e vi collocò i sacerdoti
del preziosissimo Sangue, cui ora sta e-
dificando la chiesa. Inoltre, insieme al ve-
scovo, persuase le figlie del sagro Cuore, i-
sti tulle dalla benemerita Verzeri, di pren-
dere la direzione del conservntorio della
'9*
298 RE e
Concezione e di aprire in Eecanali una
casa di noviziato, concorrendovi colle sue
elargizioni di scudi 2000 il cardinale, co>
me fece il municipio con scudi 5oo,aven-
done somministrati pili di 200 il segre-
tario del cardinale can.° Natanaele Fu-
cili recanatese. Le religiose pertanto ac-
quistarono il monastero di s. Stefano, già
delle Clarisse, e lo ridussero bellissimo,
inaugurandolo nel novembre 1 85 1 , qua-
le casa madre di noviziato per lo stato
pontifìcio del loro istituto, e vi apriro-
no scuola per le fanciulle : queste suore
hanno pure la direzione del conserva-
torio di Monte Volpino. Ora le religio-
se sono intente ad aggiungere al mona-
stero un convitto di fanciulle nobili. Nella
chiesa del monastero il cardinale fondò
una cappellanìa con messa quotidiana.
Per altre notizie più copiose si possono
leggere: Gio. Francesco Angelita, Ori-
gine della città di Recanati j e la sua hi-
storia e descrizione, nelle quali si ha no-
tizia non solo delle cosein essa città av-
venute, ma in molti altri luoghi dellaMar-
ca, Venezia 1 60 1 . Del suo boUario feci
parola nel voi. XXXIX, p. 209. P.Diego
Calcagni gesuita, Memorie (storiche del-
la città di Recanati nella Marca d'An-
cona, e presentate all'illustrissimo magi-
strato, Messinaiyi i. Muratori, Disser-
tazioni, diss. 27, tratta del gius della zec-
ca che anticamente godeva Recauati , e
delle sue monete. Conte Monaldo Leo-
pardi, Notizie della zecca e monete reca-
natesi, con rami, Recanati 1 822, Scriedei
vescovi di Recanati con alcune brevi no-
tizie della città e della chiesa di Reca-
nati j raccolte dal conte Monaldo Leopar-
dij Ilecanalii828 pel Murici : a p. 288
riporta un elenco di libri che trattano di
Recauati, come Coronelli, Istoria di Re-
canati.
RECOLLETTE. Monachefrancesca-
ne. V. Fbancescano ordine religioso, o
voi. XXVI, p. 179, 191 e seg.
RECOLLETTl. Frali minori france-
scani della \ùh stretta osservanza, detti
REC
nella Spagna Scalzi, in HaWdi Riformati,
in Francia Recolletti. /^.Francescano or-
dine RELIGIOSO, o voi. XXVI, p. I o8, 1 49
e scs.
RECOLLEZIONE. Religiose agosti-
niane scalze dette della recollezione per
dimorare in monasteri, ne'quali si osser-
va con maggiore esattezza la regola di s.
Agostino (A^-), delle quali diedi qualche
notizia nel voi. I, p. i35. Propriamente
leagostinianescalze della 3." classe, chia-
male della recollezione, sono le monache
che nelle costituzioni e nell' abito più si
uniformano agli Agostiniani scalzi (F'.).
La madre Marianna Muncanedu da s.
Giuseppe, già monaca agostiniana e su-
periora del monastero di Ciudad -Rodri-
go, die principio a questa riforma coll'a-
iuto del p. Agostino Antonilez provincia-
le degli agostiniani di Castiglìa, il quale
avea formato il disegno di fondare un mo-
nastero in Eibar nella provincia di Gui-
puscoa, in cui si osservasse esaltamente
senz'alcuna interpretazione e moderazio-
ne la regola di s. Agostino. Uscì pertan-
to la m. Marianna dal monastero di Ciu-
dad-Rodrigo, accompagnata dalla m. E-
leonora dell^lncarnazioue, e unitasi in A-
vila con due altre religiose venute da To-
ledo, si portò con esse a Eibar, ed a'7 mag-
gio i6o3 prese possesso del nuovo mona-
stero, la di cui chiesa era dedicata all'Im-
macolata Concezione. Il p. Antonilez die-
de loro delle costituzioni particolari, alle
quali la m. Marianna, che fu eletta supc-
riora, aggiunse molle altre cose, condu-
centi ad una maggior perfezione^ e tutto
fu approvalo da due nunzi apostolici e
poi da Paolo V. 1 loro esercizi consisto-
no particolarmente in una pronta ubbi-
dienza, orazioni e mortificazioni quasi
continue. Digiunano dalla festa dell'Esal-
tazione della Croce fìno a Natale , dallu
Settuagesima fino a L^usqua , ed in tulli
i mercoledì, venerdì e sabbuti dell'anno.
Una religiosa succedeall'allra ne'piìi bas-
si e vili ministeri, e vivono in tanta pover-
tà che non è lecito ad alcuna rclinio:«a
REC
ricevere o donare neppure un'immagine
senza licenza. I loro abili sono di panno
grossolano e di bassissimo prezzo, né u-
sano panuilinij se non in caso d'infermi-
tà. Dopo un anno, cioè a' 2 3 maggio iGo4
si obbligarono all'ossei vanza de'voli so-
lenni , e prulestarotio pubblicamente di
vivere e morire uell'abbracciata riforma.
Lasciarono allora i cognomi, e la m. Ma-
rianna prese quello di s. Giuseppe. La
fama dei buon odore della santità di que-
ste religiose presto si sparse per tutta la
Spagna, onde la m. Marianna fu obbli-
gata uscire da Eibar per andare a fondare
diversi monasteri in altre città e luoghi
di quel regno, come a Medina del Cam-
po, a Vagliadolid, a Flaceocia, oltre quel-
li eretti dalle sue religiose pel di lei mez-
zo. Per ordine della regina Margherita
d'Austria si portò neli6i i a Madrid, o-
\e giunta a'6 gennaio, fu alloggiata con
una sua compagna nel monastero reale
di s. Elisabetta del medesimo ordine a-
goslìniano, e vi dimorò finche fu compi-
to il nuovo monastero, che la detta regi-
na fece fabbricare per essa e per la sua
riforma , e vi passò colle sue religiose ad
abitare nel 1616. Molte contraddizioni
solTrì la m. Marianna nello stabilimento
di alcuni suoi monasteri, ma particolar-
mente di questo di Madrid, il quale, es-
sendo morta la regina Margherita, fu ter-
minato da re Filij)po 11 suo sposo, che
alla magnificenza della fabbrica volle che
corrispondesse anco la preziosità de'sagri
cUtedi, e gli altri donativi da lui faltial-
la chiesa del monastero sotto il titolo del-
l'Incarnazione. Lam. Marianna in questa
fabbrica reale tanto ricca visseiu una po-
vertà SI estrema e straordinaria,che quan-
do morì a*i5 aprile 1 638 d'anni 70, non
avea se non una sottana, la quale porta-
va da 35 anni; ed a questa virtùavea u-
ulto la pratica di tutte le altre in grado
coii'ì eccellente , eh' era stata ad oguuno
oggetto di esempio e di ammirazione.
Queste religiose, che poi si dilfusero per
multe parli , vesluuu ordiuariumeulc di
Iv E D 2f)g
bianco con tonaca stretta, oltre l'abito ne-
ro die usano in certi giorni dell'anno, nei
quali portano in coro anche un lungo
manto, e sempre legano la veste con cin-
tura di cuoio. V. il p. Flaminio da Latern,
Compendio degli ordini regolari^ par. 2,
voi. 3, p. 175.
REDEiN'TORE(SS.)o REDENTORI-
STI. Congregazione religiosa detta anco-
ra de'Z/g/ioW«/, fondata da s. Alfonso M.'
della nobile famiglia de Liguori, ascritta
già al seggio di Porta JNuova , uno de' 5
seggi, in cui dividesi tutto l'ordine patri-
zio dell'illustre e amena città di Napoli.
N'acque il sunto da d. Giuseppe e da d.
Anna Cavalieri di Brindisi, ambedue di-
stinti per pietà, non meno che per la no-
biltà del sangue. 1 1 padre,personaggio rag-
guardevole anche pe'suoi talenti, special-
mente militari, per le pubbliche cariche
esercitate con somma integrità e pruden-
za, capitana delle galere austriache ed or»
nato d'un complesso di morali e cristia-
ne virtù : nutrendo tenera divozione ver-
so la Passione di Gesù Cristo, che medi-
tava di continuo, a tale oggetto portava
seco 4 statuette rappresentanti i princi-
pali misteri di essa. La madre, sorella del
celebre servo di Dio Emilio, pio operaio
e poi vescovo di Troia , morto in odore
di santità e con fama di miracoli, non si
mostrò punto a lui inferiore nell' eserci-
zio d'ogni virtù, massime dell'orazione e
mortificazione, recitando ogni giorno le
ore canoniche come una claustrale. Da
alberi cosi buoni non potevano germo-
gliare che eccellenti frutti, quali appun-
to si furono di s. Al.Hjuso e degli altri ve-
nuti dopo di lui, Ercole e Gaetano. A-
vendo il santo sorlilo dalla natura un'a-
nima buona, tutta inclinata alla virtù ed
all' acquisto delle scienze , in breve fece
tanto ptodtlo in quella ed in queste, che
lino dalla sua più tenera fanciullezza die-
de Segni chiarissimi di quell'emiueute gra-
do di santità e dottrina, cui era pergiun-
gere. Dopo un meravigliosoavanzameu'
tu nelle belle lettere e nella filosofìa, di
3uo RED
i6 anni fu adJoUorato con ispecial pri-
vilegio nell'università di Napoli, e con am-
mirazione di tulli fu ve<lnlo sedere con
gloria ne' tribunali di quell' insigne me-
tropoli. Ma siccome l' applicazione agli
studi delle scienze e delle civili e cano-
niche Facoltà non avea potuto impedire
in lui l'esercizio della divozione e della
pietà cristiana, apprese dal mirabile esem-
pio de' degni genitori , onde era andato
crescendo del pari nell'età e nella virtù,
cos'i punto non lo distolsero dalla pratica
di questa né lo strepito del foro, né gli
applausi de'clienti, né il favore che la sua
famiglia godeva dell' imperatore Carlo
VI. Laonde all' uflizio di avvocato e di
causidico univa egli mirabilmente la visi-
la delle chiese e degli spedali, la frequen-
za de'sagramenli e delle divote congre-
gazioni de' filippini, alle quali era ascrit-
to, ed alieno da lutto ciò che allettar suo-
le e distrarre l' incauta gioventù , altro
non ispirava nella sua condotta che un
grave e onesto contegno , edificante mo-
destia, religione soda e sincera. Iddio pe-
rò che voleva da lui grandi cose, comin-
ciò con forza e soavità insieme ad istil-
laigli nel cuoreabborrimenlo e disprezzo
tale del mondo e delle sue vanità, che ri-
tiratosi nella casade'missionari di s. Vin-
cenzo de Paoli per farvi gli spirituali e-
sercizi, quivi si determinò di non voler sa-
per nulla di matrimonio, benché primo-
genito di sua famiglia, per vivere in per-
petua castità. Seguitò a frequentare il fo-
ro, ma il Signore che voleva farlo tutto
suo, permise che perdesse una causa di
più che 5oo,ooo ducati, ch'egli trattava
per un suo cliente e teneva guadagnala
e vinta; quindi mentre quasi ogni giorno
anelava a visitar gl'infermi nell'ospeilale
degl'incurabili di Napoli, vide all'improv-
viso andar sossopra quella fabbrica, co-
me fosse stata agitata da forte terremo-
to, e nel tempo stesso udì una vocechia-
ra che gli disse : Lascia il mondo e dat-
ti a me. Restò sbigottito da questo fallo,
nondimeno senza risolversi continuò eoa
RED
carità a servire gl'infermi, ma nel discen.
der le scale dell'ospedale torno per la 2.'
volta a vedere la medesima commozione
dell'edifizio e a udire la medesima voce.
Allora fu chequantunque ripieno di stu-
pore, rivolto a Dio gli disse : Signore, ho
troppo resistito alla vostra grazìaj ecco-
mi qui, fate di me quello che volete. Ciò
detto, si portò immediatamente alla chie-
sa della Redenzione degli schiavi , posta
fuori della Porta Alba, ed ivi genuflesso
avanti l'altare della ss. Vergine, depose
ai di lei piedi la spada e promise di la-
sciare il mondo e di farsi ecclesiastico ,
come effettuò dopo aver consultato il suo
parente e direttore p. d. Tommaso Pa-
gano filippino, e dopo aver siqjerate le
contraddizioni del padre che lo amava
teneramente, degli amici e de'parenti, ai
quali rispondeva sempre : Voglio salva-
re r anima mia; debbo in ciò ubbidire
a Dio e non al mio padre. Ad onta di
mille contrasti e opposizioni, rinunziando
la pingue primogenitura e ricusando lo
splendido matrimonio combinato dal pa-
dre, nel 177,3 vestì l'abito chiericale, ed
essendosi aggregato alla congregazione
delle missioni, eretta nel duomo di Na-
poli, si dedicò con tanto zelo all'aposto-
lico ministero, che in breve divenne ili."
missionario del clero napoletano. Studiò
la teologia dal can. Giulio Torni, che fu
poi vescovo d'Arcadiopoli inpardbus. Né
conlento di ciò e per allontanarsi da'lu-
mulli della casa paterna, passò a convive-
re nel collegio della sagra Famiglia {V.),
eretto in Napoli da d. Matteo Ripa per
l'istruzione scientifica e religiosa de'gio-
vani cinesi, sotto la dipendenza dell'ordi-
nario e della congregazione di propagan-
da fide. Il santo s'interessò tanto per lo
stabilimento di opera sì pia e vantaggio-
sa per propagare nella Cina il cristianesi-
mo, che presto giunse a sostenerne lutto
il peso. Dal suo zelo e fervore si può ri-
conoscerne il consolidamento, imperoc-
ché di poi Clemente XII ne approvò le
regole, che ancora si osservano dai sacer-
RED
doti missionari, sotto la direzione de' fi-
lippini, I quali istruiscono per l'apostoli-
co ministero la detta gioventù, con im-
menso utile della fede nelle vastissime re-
gioni cinesi : tuttora fiorisce, ed ultima-
mente contava 35 alunni, che dal colle-
gio fomiti di tutto il necessario, gli paga
ancora il viaggio per la venuta iu JNapo-
li e ritorno in patria.
Dimorando s. Alfonso nel collegio del-
la s. Famiglia, s'impiegava con dottrina,
unzione ed eloquenza nei dare le missio-
ni, non solamente in JN'apoli, ma ancora
in altri luoghi del regno, con grandissi-
mo profitto di quelli che lo ascoltavano,
ma con incomodi troppo sensibili alla sa-
lute del suo corpo. Nel maggio i 78 i tor-
nò dalle missioni di Bari, Lecce e altri
luoghi di Puglia talmente affranto e in-
tlebolito di forze, che si pensò dai com-
pagni di ristorarlo in qualche amena col-
lina, e fu scelto a tal fine il romitorio di
s. Maria de'iMontì, situato sopra la città
di Scala nella costa di Araalii. Quivi si
trattenne con altri, finché riacquistalo il
suo primo vigoree vedendosi affollato dai
pastori e da altre persone di campagna,
considerando quanto simili genti avesse-
ro bisogno di essere istruite ne'rudimenti
della fede cattolica, stabili di fondare u-
iia congregazione di operai evangelici, i
qualisi dedicassero a istruire specialmen-
te la gente sparsa per la campagna e pae-
selli rurali più privi e mancanti di spi-
rituali soccorsi, con missioni, catechismi
e spirituali esercizi. Avendolo pregato il
vescovo di Scala di dare gli esercizi alle
religiose del ss. Salvatore, in oggi del ss.
Redentore, suor M." Celeste favorita da
Dio con ispeciali doni e favori predisse
al santo ch'era volere d'Iddio ch'egli ab-
lìandonasse Napoli e fondasse una congre-
gazione di sacerdoti, i quali si applicas-
sero ad apprestare gli aiuti spirituali ai
poveri abitanti delle campagne. Ritorna-
to a Napoli con piena la mente di questa
bella idea, ne conferì col proprio diret-
tore, il quale l'approvò, onde col di lui
RED 3oi
consiglio e con quello di altri degni ri-
solvette d'incominciare la grande opera.
Tuttavolta tranne i nominati, non vi fu
si può dire persona da lui conosciuta ia
Napoli, che non si opponesse al suo santo
disegno, giacché i fratelli stessi della con-
gregazione delle missioni apostoliche del
duomo furono i primi a contrariarlo, te-
nendo essi il pensiero del santo un fana-
tismo, con offesa e affronto che faceva a
tutta la loro società. Giunse a tanto il lo-
ro risentimento, che vedendo s. Alfonso
fisso nel suo proposito, si determinarono
di non riconoscerlo più per fratello, ed
a pieni voti lo cassarono e licenziarono
dalla congregazione. Sarebbe ciò real-
mente avvenuto se l'arcivescovo cardinal
Pignatlellijche grandemente lo slimava,
non si fosse dichiarato a favore di s. Alfon-
so, il quale uniti quindi 1 2 soggetti, tutti
di segnalata pietà e dottrina, cioè i o sacer-
doti e 2 avvocati secolari, diede princi-
j)io alla sua nuova congregazione nella
città di Scala a'g novembre lySi, aven-
do egli allora 36 anni, sotto l'invocazione
del ss. Salvatore e poi del ss. Redentore^
nome che si dà per eccellenza a Gesù Cri-
sto,redentore e salvatore di tutto il mon-
do.venendo anche denominala de'/!,/g»o-
rini dal cognome del benemerito istitu-
tore, per ammaestrare ne'villaggi le per-
sone più rozze e abbandonate. Il fine e lo
scopo della novella congregazione fu su-
bilo lodato e applaudito dai vescovi; ma
il nemico infernale avendo nel nascere
tra essi fatto insorgere dispareri intorno
agli obblighi particolari, ai quali si do-
veano astringere i nuovi congregati, in
capo a 6 mesi restò col solo avv.° Cesare
Sportelli ancora secolare,e con Vito Cur-
zio fratello converso, ricco gentiluomo
d'Acquaviva di Bari, avendolo tutti gli
altri abbandonato. Da questi si volle isti-
tuire con altra regola una congregazione
che denominarono del ss. Sagramento,
la quale non ebbe fino a Gregorio XVI
e nel i83q approvazione dalla s. Sede,
ed anche venne riconosciuta dal re delle
3o2 RED
due Sicilie. Gl'individui di essa più dotti
e più abili, chiamali volgarmente Man-
darini dai nome del loro capo, quasi tulli
s'impiegarono in fare da maestri e rettori
iie'seminari vescovili di varie diocesi e in
altri collegi; finché fondarono una casa
in Lucerà di Puglia, accresciuta poi con
altre, e specialmente con quella di Tea-
no. Per questo abbandono non si perde
di coraggio l'animo forte di s. Alfonso,
il quale appoggiato nel la speranza in Dio,
seguitò collo stesso zelo e fervore a pro-
curar la gloria sua e la salute de'prossi-
mi, facendo le missioni come prima. Né
egli restò deluso nella divina confidenza,
poiché essendosi a lui riuniti altri indi-
vidui, nel 1733 aprì un'altra casa in Villa
diocesi diCaiazzo, e quindi altre succes-
sivamente in Ciorani diocesi di Salerno,
inNocera de' Pagani, in Illiceto diocesi di
Bovino ad istanza del vescovo ven. Luc-
ci, ed in Caposale diocesi di Gonza. Ve-
dendo il servo di Dio che la sua congre-
gazione si andava dilatando, volle farne
approvare le costituzioni e regole chea-
vca scritte, onde ricorse a Benedetto XIV,
il quale avendo conosciuto l'utilità di que-
sto istituto, con grandi encomi dello zelo
e santità del fondatore, l'approvò in uno
alle regole, col bieve^d Pasloralis,àe\
25 febbraio i 749, e per distinguerlo da
quello de'canonici regolari del ss. Salva-
tore, volle che si denominasse del ss. Re-
dcntorej indi col breve Pa^toris aeter-
ni, degli I r agosto 1757, gli concesse i
privilegi e le indulgenze della congrega-
zione della dottrina cristiana de'Piiope-
mi. In seguito la congregazione fece nuo-
vi progressi, entrando in essa molti sog-
getti illustri per bontà di vita e perdot-
Irina, facendo a gara i vescovi per avere
loro case nelle proprie diocesi, onde se
ne aprirono due in quella di Benevento,
altrettante in quella di Veroli, in Gub-
bio, a Spello, a Roma della di s. Giulia-
no, già convento de'carmelitani, in Var-
savia nella Polonia, in Germania, oltre al-
tre ne'regni di Napoli e Sicilia, la i ." delle
RED
quali fu fondata inGirgenti. Giunto il san-
to all'età di 66 anni, quando credeva di
godere in dolce quiete il frutto delle sue
apostoliche fatiche, e di attendere unica-
mentealla santificazione di se stesso colla
pratica, non mai per altro interrotta, di
tutte le virtù, e con promuovere e sta-
bilire maggiormente ne'suoi alunni la di-
sciplina e osservanza regolare, fu obbli-
gato per ubbidienza da Clemente XIII
ad accettare il vescovato di s. Àgata dei
Goti nel regno di Napoli, a cui lo preco-
nizzò il i4 giugno 1762. Avea egli già
ricusati prima altri più insigni vescova-
ti, come l'arcivescovato di Palermo per
nomina di Carlo III; ma non potè esi-
mersi da quest'ultimo, costretto,, come di-
ceva, ad abbassare il capo al precetto for-
male del Papa, il quale lo dispensò dal
•volo fallo nella congregazione di non ac-
cettare dignità fuori della comunità: fu
consagrato in Roma nella chiesa di s. Ma-
ria sopra Minerva. Ottenne però di rite-
nere insieme col vescovato anche la cura
di sua congregazione, che governava col
nome di rettore maggiore, la quale se-
guitò ad accrescere colla fondazione di
nuove case e col suo zelo ed esempio, pre-
cedendo tutti nell'osservanza delle regole
e nell'esercizio di tutte le virtù. Era egli
in somma modello de'pastori per la sol-
lecitudine verso il gregge, ed a questo ed
a'suoi alunni specchio di santità. Viveva
parcamente, con metodo austero e peni-
tente. Indefesso in tutti gli uffizi episco-
pali, vegliava sulla condotta degli eccle-
siastici e su quella de'diocesani, per ri-
parare subito ove ne fosse bisogno. Fon-
dò nuove parrocchie, fece fabbricare del-
le chiese, istituì di vote pratiche e stabilì
delle pie adunanze. Le porte del suo pa-
lazzo erano aperte in tutte le ore ai bi-
sognosi per soccorrerli, e fu largo co'po-
veri sino a vendere le cose a lui neces-
sarie. Per l'eccessivo incurvamento della
testa era obbligato di servirsi d'un can-
nello per sorbire qualche sorso d'acqua,
e di porsi a sedere quando celebrava per
RED
assumere il Sangue di vino. Vedendosi di-
venuto inabile ad adempiere gli obblighi
del ministero pastorale per l'eia avanzata
e per le corporali indisposizioni, rinun-
ziò il vescovato; ma Clemente XIV non
volle accettare la rinunzia. Dimorando
in Arienzo, a'2 i settembre «774 si ad-
dormentò placidamente sopra una sedia
a bracciuoli, quindi nel d'i seguente a ore
I 3 suonò il campanelloai famigliari. Que-
sti accorsi, tutto sbigottito disse loro che
era stato ad assisteie il Papa, che in quel
punto era morto. 1 circostanti e suoi fa-
migliari credettero che tale assertiva del
santo fosse un delirio della sua mente,
giacché perduegiorni gli slavano in guar-
dia quasi fosse vicino a spirare; ma nel
d'i seguente alle ore 1 3 giungendo la posta
da Roma, si confermò che veramente a
quell'ora Clemente Xi Vera morto. Tutto
è provato dai processi fatti poi dalla s.
congregazione de'rili. Nel 1775 defini-
tivamente a'i" luglio rinunziò il vesco-
vato a Pio Vi e fece ritorno al suo isti-
tuto, finché carico di meriti volò al cielo
il i.*' agosto 1787 , secondo la sua pre-
dizione, nella casa di s. Michele della cit-
tà di ÌN'ocera de' Pagani, di circa 91 anni.
Subito nella contigua chiesa corse il po-
polo anche da reoìote città e villaggi a
venerarne il corpo, ove fu esposto e do-
po solennissime esequie sepolto: le sue
virtù furono argomento di varie orazio-
ni funebri. Iddio confermò con vari se-
gni e prodigi l'eminente virtù e santi-
tà profonda del suo servo, e proseguì a
glorificarlo , operando a sua intercessio-
ne miracoli in diversi luoghi d' Italia e
di altri regni e provincie; onde meritò
pochi anni dopo la sua beata morte che
solennemente nella basilica Vaticana Pio
VII lo beatificasse nel 18 16, e Gregorio
XVI lo canonizzasse a'26 maggio 1839;
della qua le canonizzazione e funzione feci
la descrizione ne'vol. VII, p. 295eseg.,
XV, p. 256 e seg.; quindi la sua congre-
gazione fece collocare in detta basilica fra
lesta tue de' fonda tori degli ordini rcligig-
RED 3o3
sì quella marmòrea di s. Alfonso M.' de
Liguori, stupendamente scolpita dall'esi-
mio comm.'' Pietro Tenerani. E rimar-
cabile che Gresrorio XVI canonizzò in-
sieme il gesuita p. Francesco di Girola-
mo, il quale quando i genitori di s. Al-
fonso glielo presentarono bambino, disse
con ispirilo profetico: Questo Jigliiioìa
i'ivrà vecchio, vecchio: non morrà prima
f// 90 aniìij sarà vescovo e farà gran cO'
se per Gesù Cristo. Nel 1 8 1 6 fu pubbli-
cata in Roma: Fila del b. Alfonso Muria
de L'gitori fondatore della congregazio-
ne del ss. Redentore e vescovo di s. Agata
de Goti, dedicata al Pontefice Pio VII
dalp. Vincenzo Antonio Giatlini postiti
latore della causa.\aà\ nel 1 839: Vita di
s. Alfonso 31. de Liguori, ec. Abbiamo di
questo santo dottissimo, oltre la teologia
morale, la storia dell'eresie colle loro con-
futazioni, altri libri contro i moderni in-
creduli, e varie opere ascetiche piene di
unzione e pietà: alla biografia s. Alfow-
so INI. DE Liquori riportai l' elenco delle
principali sue opere, che applaudilissime
sono sparse per tutto il mondo e tradotte
in parecchie lingue, essendo innumera"
bili l'edizioni che ripetutamente ne furo-
no fatte. Nel n.° 18 deW Osservatore Ro-
mano del 1849 si legge che il Papa Pio
IX (F.), agli 8 ottobre si portò in No-
cera de'Pagani a visitate la cattedrale, e
nella chiesa di s. Michele a venerare la
tomba di s. Alfonso, col seguilo di car-
dinali, prelati e altri illustri personaggi.
Alla porta della casa de'liguorini il le
Ferdinando II col real suo fratello conte
di Trapani ricevette il Pontefice, tenen-
dogli poi nel prosieguo compagnia. Pio
IXcelebrata la messa airaltare,dov'è sot-
toposta l'urna che contiene il corpo del
santo, dopo aperta l'urna baciò la mano
di s. Alfonso, nel cui dito passò il proprio
anello. Indi visitate le camere del santo e
tutto il convento, proseguì il viaggio in
compagnia del re verso Salerno.
Pio VI col breve Sr.crosanclitm apo-
slolalus, de' 2 1 agosto 1789, Bull. cent.
3o4 RED
l, 8, p. 345, confermò e ampliò i privi-
legi concessi a questa congregazione. Pio
VII col breve Pro parie, de' 2 gennaio
1807, Bull, citalo t. 1 3, p. 83, accordò
al suddetto p. Giattini procuratore gene-
rale la privativa sulla stampa della f^ila
del vcn. Alfonso; e col breve Qui sicut
boni, de'9 gennaio 1807, loco citato p.
88, confermò i privilegi e grazie concesse
a questa congregazione, la quale rapida-
mente si propagò in molte parti del mon-
do ed eziandio nelle missioni straniere,
avendone in Turchia, in America, cioè
in Cincinnati, Nuova -York, Pittsburg e
l'altimore, ed in Londra. Ha case in Ger-
mania, Austria e nel Belgio. Essendo la
congregazione assai propagata in Germa-
nia, lessi in un prospetto olllciale pubbli-
cato in Baviera, che nel solo \ 846 vi die-
de 26 missioni, di cui i5 per l'arcidio-
cesi di Monaco- Frisinga, 9 per la diocesi
di Ratisbona,e 2 per quella di Passavia.
Di più a veano dato 9 corsi di esercizi spi-
rituali, 3 de'quali agli ecclesiastici per le
diocesi di Monaco eRatisbona. Nel 1847
erano slate fatte domande ai liguorini di
82 missioni per le mentovale diocesi, più
quella d'Eichstadt e i4 per quella di
Wiulzburgo o Erbipoli. Una tra le più
salutari delle missioni fu quella della ca-
.sa di detenzione di Monaco. Olire a tutte
(juesle missioni locali, 3o liguorini risie-
devano ad Alt-Oeltingen, santuario ve-
iieralissimo della B. Vergine, ove eserci-
ta vano una specie di missione permanen-
te in tutti i giorni. Nel 1848Ì rivoluzio-
nari demagoghi della Germania presero
jiarlicolarmente di mira i redentoristi ed
i gesuiti, e li fecero espellere dalle loro
case; nondimeno le due benemerite con-
gregazioni dopo il i85o vanno percor-
rendo la Germania a modo di religioso
trionfo, perle ubertosissime missioni pre-
dicale anche negli stati acattolici i meno
tolleranti: il nome di s. Alfonso de Li-
quori è venerato ovui\que. In Inghilter-
ra ha contribuito ad un gran numero di
conversioni il p. Wladimiro Petcherine
RED
russo, superiore de'redenlorisli in Lon-
dra, e già celebrato professore di lette-
ratura greca all'università di Pietrobur-
go, che convertirono i redentoristi del
Belgio. Tutti i missionari che si trovano
in Inghilterra vivono in una perfetta u-
nione che lammenta quella de'primilivi
cristiani. Un prete redentorista da ultimo
nel trasmettere da colà alcuni particola-
ri sopra i successi delle missioni de'gesui-
ti inglesi, aggiunse: " I figli di s. Alfonso
hannoereditato dal loro padre la sua pro-
fonda stima ed il suo amore perla società
di Gesù; noi altri che siamo nell'ultima
fila dell'esercito, come non ammireremo
quelli che formano l'avanguardia e sem-
pre sostengono il primo impeto dell'ini-
mico? " Queste parole onorano tanto i
liguorini che i gesuiti, e la Chiesa tutta
intera così unita in presenza delle divi-
sioni del clero de Pro(estanli(f^ .) . Il fine
principale di questa esemplare e beneme-
rita congregazione, lo ripeterò, è quello
principalmente di predicare la divina pa-
rola a'poveri privi degli spirituali soccor-
si, facendo le missioni ed i catechismi per
le campagne e per le ville abitate da gen-
te più bisognosa d'istruzioni, a spese della
congregazione, quando le case saranno
provvedute di sufficiente rendita secon-
do la regola. Nelle loro case i liguorini o
redentoristi danno gli esercizi, partico-
larmente agli ordinandi; ogni domenica
predicano al popolo del luogo in cui han-
no domicilio, in lutti i sabbati fanno un
discorso della ss. Vergine, coltivandola
salute delle anime. E" loro vietato l'in-
gerifsi in trattare matrimoni, contratti,
testamenti. Sono sacerdoti secolari, ed ai
3 voli sernplici di povertà, castità e ub-
bidienza, aggiungono quello di perseve-
rare nella congregazione fino alla morte,
da cui non possono essere dispensali che
dal Papa o dal superiore generale ; e
quello di non cercare direttamente o in-
direttamente uffizi, benefizi o dignità fuo-
ri della stessa congregazione, anzi tali co-
se venendo olFerle sono tenuti a rifiutar-
RED
le, purché non sieuo costretti a riceverle
con precetto formale di s. ubbidienza del
Papa o del superiore generale. In tulle
le cose osservano perfetta vita comune,
rigorosa povertà nelle celle, le cui porte
sono senza chiavi e serrature, nel refet-
torio ed in tutti i luoghi delle case tanto
pubblici che privati, essendo loro per-
messi gli ornamenti di seta, oroe argento
nelle sole chiese. Sono promossi agii or-
dini a titolo di patrimonio, del quale per
allro, come ancora di qualunque livello
o fondo che aver possano, è loro proibì»
io l'uso in particolare, dovendo ammi-
nistrare e impiegar tutto i superiori, al-
lorché dai soggetti se ne farà la disposi-
zione a favore dell'istituto, essendo proi-
bita ad essi l'aniministrazione de'propri
beni. In qualunque caso di bisogno non
è loro lecito il mendicare, ma attendere
debbono il soccorso dalla provvidenza,
fuorché nel caso di necessità grave, in cui
soltanto é loro permesso di manifestarsi
a qualche benefattore. La rendita ordi-
naria di ciascuna delle loro case, che con-
tenga 12 sacerdoti e 7 laici, non puòa-
scendere sopra i ducati i5oo;ma quella
delle case di studio, di noviziato e di re-
sidenza del superiore generale, perchè
possono essere più numerose, può giun-
gere anche a 2000 ducati. Senza la li-
cenza del rettore i liguorini non possono
scrivere e ricevere lettere, né avere di-
rezione di monache. I superiori locali del-
le case si chiamano rettori, ed il gene-
rale ch'é perpetuo prima si denominava
rettore maggiore, ed al presente supe-
riore generale: questi è assistito da 6
consultori, i quali hanno il solo voto con-
sultivo, e di essi uno ha l'uftizio di am-
monitore, perché deve ammonire il ge-
nerale se mai mancasse nella sua con-
dotta. I liguorini debbono sempre vivere
soggetti ai vescovi rispettivi, e dal giu-
dizio di questi e del generale dipende lo
stabilire in qual distanza de'paesi abbia-
no ad essere situate le loro case, che per
quanto si puòdebbonsi fondare fuori del-
RED 3o5
le popolazioni. Tutti insieme recitano iu
coro l'uffizio divino; fanno 3 volte il gior-
no l'orazione mentale, olire altre divole
pratiche. Ogni anno fanno io giorni di
esercizi spirituali, ed un giorno per ogni
mese. I superiori ed i sacerdoti eziandio
servono a tavola alternativamente, così
lavano le stoviglie di cucina ed esercita-
no per umiltà i più bassi uffizi. Osserva-
no il silenzio in ore determinate; ai di-
giuni della Chiesa aggiungono le vigilie
delle feste della Madonna : nell'Avvento
e per la novena dello Spirito santo man-
giano solamente i latticini; nel mercole-
dì e venerdì fanno in comune la discipli-
na;dormono sopra sacconi di paglia, però
sono loro permessi i cuscini di lana e le
lenzuola di tela. Una volta per settimana
tengono capitolo delle colpe, accusando
ognuno al rettore i difetti e mancamenti
commessi contro le regole, e fanno altresì
varieconferenze utili e necessarie. In som-
ma praticano nelle loro case tutto ciò che
suol farsi nelle comunità religiose, come
se fossero veri regolari. L'abito loro con-
siste di sottana e mantello neri, ed in col-
larino, il tutto simile a quello dePii o-
perai (/^'.), e tulio deve essere povero e
di lana ordinaria; il cappello nero é con
due grandi falde. jVe riporta la figura Cap-
paroni, Raccolta degli or dini religiosi, con
un cenno storico. 1 fratelli conversi o ser-
venti portano la sottana più corta di quel-
la de'jaterdoti, e fanno due anni di no-
viziato, a diilerenza deprimi che ne fan-
no un solo, dopo il qual tempo, premes-
si 1 5 giorni di esercizi spirituali, fanno
la loro oblazione con proferire i detti vo-
ti semplici. Le Regole e Costituzioni (a-
rono stampale in Roma nel 1782, don-
de trasse quanto ne scrisse il p. Flami-
nio da Lalera, oltre le notizie sommini-
strategli dal p. Tannoja istoriografo del-
la congregazione, nel Compendio della
storia degli ordini regolari, par. 3, p. 3 1 g.
IVel J842 a Parigi si pubblicò: P. An-
tonio M. Tannoja, Alémoires sur la vie
et la Congtégation de s. Alphonse Ma-
3o6 RED
rie de Lìgiiorl. Vi sono ancora le reli-
giose liguorine o rec!enloriste,ed esisto-
no nella città di s. Agaia, nella diocesi
di Policaslro, in Vienna, ed in Bourges
nel Belgio. Esse vestono con tonaca di
colore rosso, scapolare turchino scuro,
soggolo bianco, veli bianco e nero pel ca-
po : al (ìanco tengono appesa la corona,
e sul petto portano l'immagine del Re-
dentore.
Questa congregazione fiorì e fiorisce
per uomini illustri in dottrina e in santi-
tà di vita, diversi de' quali furono come
il fondatore insigniti della dignità vesco-
vile, occupandole sedi di Potenza, Poz-
zuoli, Laccdonia ec.,come al presente lo
sono quelle diPoIic.'istro,s. Se veri na,Cliie-
tij Filadelfia, oltre l'arcivescovo di Pa-
trasso (^'.). Tra i redenlorisli di gran
santità sono a nominarsi il p. Sarnelli dei
baroni di Ciorani, il p. Sportelli^ il p. Ca-
fora, de'quali, perchè celebri per eroiche
virtù, scrisse la vita lo stesso s. Alfonso;
come anche i pp. Villani e Mazzini pri-
mi compagni del santo, ed altri non po-
chi che si segnalarono con vari miracoli
in vita. Altuahnente si tratta la causa di
beatificazione del ven. F. Gerardo Ma-
jella della slessa congregazione. Tra gli
altri insigni per dottrina fu il p. Alessan-
dro de Meo che scrisse in io volumi in
4-° gli Annali del medio evo, opera che
riuscì d'ammirazionea tuttaEuropa. An-
che il suddetto p. Tannoja per la sua e-
rudizionefu in estimazione e venne ascrit-
to a varie accademie in Italia e Francia.
11 nominato p. Sarnelli, pio e dotto, com-
pose molte opere ascetiche. Nel voi. 2 de-
gli Annali delle scienze religiose, 2. ^se-
rie, p. 420,422, 44^» sono le necrologie
di alcune recenti perdite fatte dai liguo-
rini, cioè del p. Pier Luigi Rispoli amal-
fitano, già rettore del collegio di Nocera
de'Pagani, istitutore di quello di Spole-
to, autore di alcune opere, come di quel-
le intitolate: Lux praedicatoriim, Vita
di s. Alfonso de Lignori j e del p. Bia-
gio Panzuti delia Calabria citeriore, sialo
RED
rettore de'coUegi di Ciorani e di Napoli,
procuratore generale in Roma della con-
gregazione, autore d' una Teologia mo-
rale, d' una Teologia speculativa, di E-
sercizi pegli ecclesiastici, di Discorsiper
le novene di Maria Ss, La congregazio-
ne possiede in Roma nel rione s. Eusta-
chio e incontro l' Arco della Ciambella
la Chiesadis.MariainMonteronio Mon-
teronc, con casa religiosa annessa per re-
.«.idenza del procuratore generale,che di
presente è il rmo. p. d. Domenico Centore,
essendo superiore generale il rmo. p. d.
Vincenzo Trapanese. Leggo in Panciro-
li, / tesori nascosti, p. 53G, che fu edifi-
cata dalla Simiglia Monteroni di Siena,
onde prese il nome la propinqua via, ac-
canto al palazzo Pialle, con ospedale in
cui per tre giorni si albergavano i pelle-
grini senesi; avvertendo che presso detta
città vi è la tenuta Monterone, forse ap-
partenuta alla stessa famiglia. Nel i 245
la chiesa fu nell'interno tutta rinnovata
e abbellita di pregevoli pitture, con mar-
mi nelle pareti e nel pavimento; l'altare
maggiore fu rifatto all'antica a modo di
OD
ciborio, venendo la chiesa consagrata nel
I 35i nelladomenica di Passione con mol-
te reliquie poste sotto detto altare. Es-
sendo parrocchia di molti nobili proprie-
tari de'circostanti palazzi, il rettore della
medesima d. Giacomo Grilli nel 1597 la
rimodernò con restauri, aggiungendo al-
le nominate altre reliquie. Martinelli, Ro-
ma sacra, p. 229, conferma che la chiesa
e l'ospizio pei senesi furono edificati dal
concittadino Monteroni. Bovio, La pietà
trionfante nella basilica di s. Lorenzo in
Daniaso, p. i65, la dichiara filiale di tal
basilica , situata incontro 1' Arco della
Ciambella, che secondo Martinelli, Roma
ricercala nel suo sito, p. i 87,^1 demoli-
to sotto Gregorio XV. Prese l'arco tal
denominazione, perchè supponendo ilcar-
dinal Valle che ivi fossero stale le Terme
d' A grippa e che fosse facile trovarvi mo-
numenti preziosi, fece eseguire degli sca-
vi, ne'quali essendosi trovala una corona
RED
civica imperiale di metallo doralo, per
la forma somigliando alle ciambelle d'al-
lora, i cavatori cosi la chiamarono; onde
per questo e perchè un oste vicino adot-
tò per insegua una ciambella, il luogo ne
prese coli' arco il nome. Bovio aggiunge
quanto riporta Panciroli , ma con diver-
sità di date, imperocché la vuole consa-
grata nelioSi eristoralanel 1241 5 quin-
di di nuovo consagrata neh 35 1 a cagio-
ne di altro risarcimento, celebrandosi per
festa principale l'AssunzionedeìlaB. Ver-
gine. Che nella visita apostolica del 1574
fu ordinato e poi eseguito che il pavimen-
to si alzasse per 7 palmi. Nel pontificalo
di Benedetto XllI, essendo morto il cu-
rato, ad onta dell'eseguilo concorso, il Pa-
pa perchè meglio fosse ufììziata die la chie-
sa e la contigua casa ad alcuni religiosi
trinitari scalzi del riscatto siciliani, 0 fra-
li della Mercede secondo altri , col peso
annuodi scudi 80 riservali ad arbitrio del
cardinal vicecancelliere come litolare di
s. Lorenzo in Damaso, ordinario collato-
re della parrocchia, che allora era abitata
da 162 famiglie. Il cardinale assegnò tal
somma per scudi 60 al collegio de'bene-
fìciati e chierici beneficiati della sua ba-
silica, per scudi 20 al cui alo di questa;
indi i trinitari vi fecero risplendereil cul-
to divino. Venuti, Roma moderna 3 p.
632 , dice che la chiesa fu abbellita an-
che io tempo d'Innocenzo XI, chei tri*
nilai i vi esercitavano la cura d'anime, a-
vendo rifabbricato e amplialo l'annesso
convento ; che vicino all'altare principale
sono i depositi del cardinal Stefano Du'
razzOy alla cui biografìa notai che il cor-
po fu trasferito a Genova, e di mg.^' Ri-
uuccini; e che qui eia la compagnia dei
magazzinieri. Finalmente la chiesa fu da-
ta insieme al convento ai liguorini da Pio
VII nel 181 5. Leone XII nella riforma
delle pairocchie di Roma, questa trasfe-
rì e riunì a quella di s. Eustachio. La
chiesa è a 3 navate con colonne e 7 alta-
ri. Il quadro dell'altare maggiore è pit-
tura dell'ab. Ga«pareSetenari oSeiena-
RED 307
ri : la piccola cappella del s. Angelo cu-
stode è molto elegante. Apprendo dal n."
1 4 del Giornale Romano del 1 848, come
per opera e cura del lodato p. Centore
erasi compiuta in occasione della festa di
s. Alfonso, che ivi si celebra a'2 agosto, la
nobilissima cappella eretta da' fondamen-
ti a onore del santo con bellissima archi-
tettura del cav. Pietro Campuresi : l'area
su cui poggia il sagro edifizio la donò l'ar-
ciconfraleraila della ss. Annunziata; i bel-
li marmi che di vari colori 1' adornano
dal pavimento sino all'altezza del corni-
cione in gran parte appartenevano a quel-
li inservibili della basilica di s. Paulo e
concessi da Pio IX; oltre altri leggiadri
ornamenti, stucchi edorature, ed il qua-
dro dell'altare esprimente s. Alfonso, vi
sono affreschi de'4 Evangelisti sopra for-
me esagone, e ne'Ialerali il santo è rap-
presentato in estasi predicando, ed in at-
to di consegnare le costituzioni ai religio-
si e alle religiose. 11 quadro ed i laterali
sono pitture a olio lodale di Donato de
Vivo, figlio del cavaliere celebre dipin-
tore. Inoltre i liguorini restaurarono la
chiesa e il convento o piccolo fabbricalo.
Trovandosi la chiesa in pessimo slato col-
la sofHtta quasi cadente, a loro spese la
rifecero con volta a cannicciata e con or-
namenti di finissime dorature, con tutti
gli altari di marmo. Furono poi i reden-
toristi esonerati da ogni obbligo che a-
veano gli antichi religiosi che li aveano
preceduti verso la basilica di s. Lorenzo
in Damaso, sì perchè fu soppressa la cura
delle anime, come anche per trovarsi a-
lienale tutte le rendile che ai detti reli-
giosi appartenevano.
REDEiSTORE. F. Sawgue pbezioso,
ordine equestre.
REDON. Città di Francia nella Bre-
tagna, dipartimento d'Ile e Vilaine, ca-
poluogo di circondario e di cantone a i4
leghe da IVantes, sulla destra sponda del-
la Vilaine, dove ha un porto e si costrui-
scono grandi navi, sede di diverse auto-
rità. Deve la sua origine alla celebre ab-
286102
3o8 RED
bazia de'benedellini di s. Salvatore nel-
la diocesi di Vannes, da cui è lunge io
leghe circa, fondata da s. Convojone nel-
l'HaS nella foresta di Redon, autorizzato
da Ratullo signore del luogo, e da No-
menoè luogotenente dell'imperatore Lo-
dovico I; dipoi il cardinal Riclielieu v'in-
trodusse i benedettini di s. Mauro. Nel-
r848 in questo monastero Nomenoè o
Noinenai duca di Bretagna vi fece radu-
nare un concilio, e vi obbligò 4 vescovi
RED
brettoni a rinunziar le loro sedi, ed altri
ne furono sostituiti in luogo loro, e ad
erigere 3 nuovi vescovati, Doi, s. Brieux
e Treguier, dando ali." il nome di me-
tropoli, che poi conservò per 3oo anni
ad onta diTours. I 7 vescovi furono con-
sagrati a Dol, e Nomenoè venne dichia-
rato re, ch'era l'oggetto da lui propostosi
in tutti questi cambiamenti. Ma l'ope-
rato da questo preteso re fu riprovato dal
concilio di Parigi deir849. ^'^'de'conc.
FINE DEL VOLUME CINQUANTESIMOSESTO.
LVi
BX 841 .M67 1840
sncR
Moroni , Gaetano,
1802-1883.
Dizionario di erudizione
storie o-ecclesiastica
AFK-9455 (awsk)